Presentazione-Progetto-Gramsci-maggio-2021-manifesto

Sul ‘Progetto Gramsci’ il direttore Raffaele Valentini risponde all’arch. Giuseppe Giannini

L’arch. Pino Giannini ci manda una lettera, una lettera aperta pubblicata sul sito on line de “il paese”, perché tutti possano leggerla. Sono le sue osservazioni sul cosiddetto “Progetto Gramsci” che coinvolge, in parte, la nostra villa. È un parere chiesto al professionista dal Sindaco, come l’architetto stesso chiarisce. Ed è la sua posizione da tecnico, già intervenuto nei primissimi anni 2000 sulla stessa area.

Altrettanto pubblicamente rispondo, come Direttore destinatario della lettera, perché altri leggano il confronto civile e civico. Perché credo che ci sia molto ‘non detto’ nell’affrontare la questione. Non c’è nessuna valenza ideologica nell’essere a favore di quest’opera. Ideologico, se mai, è proprio il suo rifiuto. Infatti: se usassimo questa stessa riduttiva categoria di pensiero dovremmo dire che è anche ideologico aver creato la lapide monumentale ad Aldo Moro a San Giovanni, e relativa piazza? Aver intitolato piazza e Istituto Tecnico a Sandro Pertini? Aver collocato le statue della santa devozione qui e là? Ma, procediamo per passi, per farci capire.

  1. STORIA

2018 Si concretizza il “Progetto Gramsci”, dopo precedenti relazioni tra Regione e Sindaco Coppi uscente

  • 19 luglio (delibera di indirizzo del Commissario Cantadori)
  • 2 ottobre (delibera di conferma del Commissario Cantadori)
  • 15 giugno – progetto ufficiale definitivo dalla Regione Puglia
  • MAGGIO/GIUGNO SI INSEDIA LA GIUNTA RESTA (dopo elezioni)
  • INCONTRI NUOVA GIUNTA CON REGIONE sul tema

2019

  • 1° novembre. Il Sindaco Tina Resta (entusiasta) è a Roma all’Auditorium della Musica alla presentazione del Progetto “Compagni e Angeli” con Alfredo Pirri (artista del progetto), prof. Beppe Vacca (già direttore Istituto Gramsci) – ambasciatore d’Albania Anila Bitri Lana – funzionario Regione Puglia Aldo Patruno (foto pubblicate su “il paese”)
  • LOCKDOWN. “Non abbiamo potuto più organizzare i previsti incontri con i cittadini per renderli consapevoli del progetto già avviato”. [TINA RESTA “il paese” giugno 2021]

2020

ESTATE

  • “La Regione mi chiede di incontrare le autorità del Carcere perché è necessario far entrare i tecnici incaricati nella cella di Gramsci per rilevarne le dimensioni, utili alla realizzazione della struttura esterna. Nello stesso periodo dagli uffici regionali è arrivata altra documentazione. Vertici regionali e Ministero di Grazia e Giustizia si stanno confrontando per trovare una soluzione. Il Sindaco di Turi c’entra molto poco in quanto trattasi di una questione normativa”. [TINA RESTA “il paese” giugno 2021]

2021

  • venerdì 21 maggio. Alle ore 18.30 in Piazza Gonnelli (dopo averlo annunciato con manifesti pubblici) il Comune di Turi presenta alla comunità cittadina il progetto di riqualificazione degli ampi spazi della Piazza Sandro Petrini a Sud e Piazza Aldo Moro a Est del carcere, e l’installazione dell’opera “Compagni e Angeli”. Progetto interamente finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-Albania-Montenegro, di cui il Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia è partner.
  • Il progetto ha rilievo internazionale con due professionisti di altissimo spessore (vedi in seguito). E coinvolge: Turi per l’Italia – Tirana per l’Albania – Podgorica per il Montenegro.
  • L’opera è stata progettata dall’architetto del paesaggio il portoghese Joao Ferreira Nunes (docente all’Instituto Superior de Agronomia Universidade Técnica de Lisboa dal 1991 e all’Università I.U.A.V. di Venezia, al Politecnico di Milano, al Politecnico di Torino, alla Sapienza – Università di Roma, alla Facoltà di Architettura di Alghero e all’Accademia di Architettura di Mendrisio, Svizzera).
  • La creazione artistica è di Alfredo Pirri (ha insegnato alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, alla Sapienza – Università di Roma, ed è stato docente di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, di Palermo e presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Nel 2015/2016 è stato Advisor in Visual Art per l’American Academy in Rome).      
  • Giugno. Per capirci di più, si istituisce una Commissione Consiliare di studio per analizzare più da vicino il Progetto, presieduta dal consigliere di minoranza prof.ssa Lilli Susca.
  • L’arch. Comunale Del Rosso conferma la possibilità di fare richiesta agli autori del progetto per quanto riguarda modifiche, accorgimenti da apportare dopo l’approvazione stessa del Progetto.
  • 15 luglio. Incontro tra quattro componenti della Commissione Consiliare, l’architetto del paesaggio Joao Nunes, Alfredo Pirri, l’architetto Sportelli (tecnico della Regione Puglia), Del Rosso responsabile Ufficio Tecnico Comunale. Il Sindaco è assente per motivi personali. Si cerca di valutare le perplessità turesi al progetto (vialetti in terra battuta/meglio lasciare il basolato preesistente, problemi di irrigazione, timore che vengano tagliati alberi, scala a chiocciola/da vietare accesso e solo simbolica, altezza eccessiva della siepe/a 2 metri ricrea di fatto il muro di cinta del carcere, aumento del numero delle panchine con lo schienale. In più si suggerisce la creazione di un’area dove poter allestire un palco di media grandezza e un’area verde che valorizzi il Monumento ai Caduti più in là). I progettisti si mostrano disposti ad accogliere le possibili modifiche.
  • Ma intanto si continua a tergiversare, si chiama in causa questo o quell’altro ente a esprimersi. Si ha bisogno di capire ancora meglio o forse si sta prendendo tempo?

2022

  • «La sospensione della Commissione di studio sul “Progetto Gramsci” è stato un bel pasticcio. Ho chiesto di ritornare in Consiglio affinché fosse la politica a decidere e non si delegasse la scelta ad una Commissione, presieduta da un consigliere che non è nemmeno della Maggioranza. Non si può andare avanti così – incalza – stiamo facendo il gioco dell’Opposizione che, di volta in volta, tira fuori la carta vincente e fa scuola» [ONOFRIO RESTA – “il paese” – gennaio/febbraio 2022]
  • RIASSUMENDO
  • Un progetto interamente finanziato da fondi europei/Regione Puglia (e non dalla Federazione Comunista di Bari). La Regione committente decide per proprio conto – visto che pagano di tasca propria – quali sono i tecnici da incaricare, da investire per l’opera (Nunes – Pirri). 
  • ideologico = aggettivo dal significato specifico, ristretto, utilizzato per indicare dottrine e movimenti politici precisi (comunismo, nazismo, fascismo ecc.). Vedi TRECCANI 
  • Si cerca di valorizzare Gramsci (e lo spazio intorno) e come si può capire questo non ha un intento ideologico perché prima di tutto non si capisce da dove si possa dedurre che l’opera abbia connotazione ideologica. Il progetto invece vuole rendere omaggio ad Antonio Gramsci, che accidentalmente ha incrociato la vita di Turi (nome della nostra città diffuso a livello internazionale, legato proprio ai “Quaderni dal Carcere”, per esempio) e riqualificare la zona in pieno degrado. L’opera progettuale e artistica, come si è detto più volte, esprime il bisogno di ricordare Gramsci non attraverso un “monumento celebrativo” ma realizzando un luogo pubblico, caratterizzato dalla presenza dell’arte che abbia un valore civico e simbolico, e che contribuisca attivamente al rinnovamento urbanistico della città
  • Gramsci è un intellettuale, pensatore, uomo di cultura italiano studiato e rispettato in tutto il mondo, fino in America, in Giappone ecc.). Meno che a Turi.
  • OSSERVAZIONI

Le condizioni della villa alla vigilia degli interventi degli anni novanta erano decisamente inaccettabili. Il verde lasciato a se stesso e poco curato aveva il sopravvento sull’architettura e un forte squilibrio fra la parte centrale e quella retrostante, verso il carcere ne faceva un polmone verde ma da riorganizzare e riconsegnare alla comunità turese” dice giustamente l’arch. Pino Giannini progettista della bella trasformazione di 20 anni fa.

  • Ma non sono altrettanto inaccettabili le condizioni di degrado attuale (degrado di molti anni), di non curanza, di verde raro, di aiuole verdi sparite, di alberi lasciati a seccare ecc.? Lasciamo tutto così come è malridotto piuttosto che ‘cedere’ al presunto progetto ideologico? Respingiamo il finanziamento per opere di riassetto cittadino?
  • Ma le cose che ci appartengono si fanno ridurre così come sono state malridotte?
  • Anche nel ’90 ci sono state contestazioni di fondo su quel rifacimento. Nonostante tante belle intuizioni di quel rifacimento, non tutto è stato accettato di buon grado (basti ricordare, per esempio, la delusione di molti nel vedere cancellata la vecchia fontana ad archi che campeggia in molte foto di famiglia). Le novità a volte fanno storcere troppo il naso in questo paese, per tanti motivi.
  • Intanto chiedo per capire: Abbiamo motivi per dire che la villa secondo il nuovo progetto non sarà più luogo di aggregazione e cancellerà i sentimenti di appartenenza? Che si svuoterà del suo significato sociale?
  • CONCLUSIONI. TRE COSE

Rispetto al cosiddetto e controverso “Progetto Gramsci” della Regione per riqualificare l’area, si possono dire tre cose essenziali, liberamente e legittimamente, visto che la villa è di proprietà Comunale.

  1. CI PIACE. PUNTO E BASTA. E FINE DELLE TRASMISSIONI.
  2. IL PROGETTO È DA CORREGGERE PERCHÉ CI SONO QUESTE E QUEST’ALTRE COSE DA CONSIDERARE. SEDIAMOCI E PARLIAMONE.

Gli incontri pubblici ci sono comunque stati (pandemia permettendo), le modifiche sono state comunicate alla Regione e ai progettisti. Un referendum tra la popolazione sarebbe inopportuno ma solleverebbe gli Amministratori dalla responsabilità di una decisione.

E un referendum costituirebbe davvero un imbarazzante precedente. Forse anche fuorviante. Ma legittimo pure questo, se è previsto in questi casi e se così hanno pensato di farlo.

  • NON CI PIACE AFFATTO

Se la posizione è il punto 3, come sembra (altra posizione legittimissima!!), caro Sig. Sindaco: perché non dice una volta per tutte (a Turi, alla Regione) che la ‘cosa’ non vi piace, non piace a molti di voi, o non so a chi altri, per qualsiasi motivo? Che questo progetto “non s’ha da fare!!” Perché non mettiamo fine alla questione con mille pretesti e si proferisca chiaramente questo rifiuto? Riuscite una tantum a parlare apertamente, con chiarezza, senza ipocrisia?

Raffaele Valentini

Didascalie foto: 1) rendering del progetto “Compagni e Angeli” con l’installazione artistica di Alfredo Pirri dedicata ad Antonio Gramsci; 2) Il Sindaco Tina Resta a Roma all’Auditorium della Musica alla presentazione del Progetto “Compagni e Angeli” con Alfredo Pirri (artista del progetto), prof. Beppe Vacca (già direttore Istituto Gramsci), ambasciatore d’Albania Anila Bitri Lana e il funzionario della Regione Puglia Aldo Patruno (foto pubblicate su “il paese”).

Villa-comunale-panorama

Riflessioni e proposte per il verde pubblico di Turi dell’architetto Giuseppe Giannini

Gentile direttore, in una breve telefonata ricevuta dal Sindaco di Turi Tina Resta e dall’assessore ai LL.PP. Stefano Dell’Aera, sono stato invitato ad esprimere un mio parere sulla procedura che porterà alla trasformazione della nostra Villa comunale in quanto architetto specialista in restauro e paesaggio, docente di restauro urbano e soprattutto da cittadino di Turi. Con spirito civico e con sentimento profondo verso la nostra comunità, mi sono permesso di riportare alcune riflessioni scritte nel testo allegato che, prima di ogni auspicabile trasformazione delle nostre città, aiuti a prendere coscienza di quello che oggi appartiene a noi tutti in quanto cittadini turesi e a quanti hanno scelto o vorranno scegliere di vivere nella nostra comunità.

Tengo a precisare infine, che il testo allegato, che se ritiene vorrà pubblicare in seno al magazine da lei diretto, è già stato trasmesso ai citati interlocutori ma ritengo utile, tuttavia, che queste riflessioni vengano condivise con i suoi gentili lettori. Ringraziando anticipatamente, Arch. Giuseppe Giannini -turese-

*

E’ noto che l’architettura e gli spazi sociali in genere e per definizione, recano in sé una forte componente sociale, quindi un senso civico. A questo devono coniugarsi più fattori come la bellezza (la venustas per Vitruvio), la stabilità (la firmitas), la funzionalità (l’utilitas).

Se i due fattori oggettivi come la funzionalità e la stabilità richiamano alla tecnica, ma per questo non meno importante, per la ricaduta sui costi, sui tempi, sulla durabilità e la manutenzione programmata, la bellezza ricade in ambito del tutto soggettivo, dettato dalla sensibilità di ognuno di noi e da una sorta di istanza psico-sociale.

Il significato chiaro e condiviso dell’esistenza della Villa comunale di Turi parte dal concetto di pertinenza. Pertinenza, lo è stata fin da quando era il giardino delle monache era annesso al costruendo Monastero della clarisse poi divenuto sede del Carcere. Questo edificio venne investito dalla ventata di soppressione post Unità d’Italia, delle sedi conventuali, insieme al convento intra moenia di S. Chiara, deventata scuola primaria e del Convento dei Minori Conventuali di S. Giovanni, diventato ospedale. Anche il convento dei Padri Scolopi e sede di una delle migliori scuole primarie del territorio sud-est barese, sede dell’attuale municipio di Turi, venne investito dalla precedente ondata di soppressione dei conventi: quella napoleonica del 1807.

Il nascendo monastero, attuale carcere, venne quindi incamerato dallo neonato Stato Italiano, bisognoso di edifici pubblici rappresentativi e in grado dare sede ai nuovi uffici amministrativi e destinarlo, appunto a carcere mandamentale. Della pertinenza verde, incamerata comunque dal Demanio insieme al costruendo monastero, venne conservata la configurazione rettangolare e destinata in seguito a verde pubblico.

Un primo, vano tentativo di cancellazione dell’attuale giardino comunale, venne operato allorquando venne progettata la strada di collegamento Casamassima – Putignano, quella che poi sarebbe diventata la SS 172 dei trulli che avrebbe tagliato in due l’attuale Villa (per un approfondimento dell’argomento si veda: “Contributi alla storia e all’urbanistica”, Giuseppe Giannini, “Sulletracce”, Quaderni del Centro Studio di Turi, Quaderno 7) ma la concomitante esigenza di salvare la villa e l’intercessione dei Marchesi di Turi che vollero che la nuova arteria passasse davanti la loro proprietà, così come è avvenuto, fecero si che la nuova strada rimase un progetto. La nuova strada venne deviata sulla via Massari e Largo Marchesale, come in effetti è avvenuto.

La villa di Turi, dunque, ha sempre avuto nella memoria dei turesi un’importanza “vitale”. Il cuore pulsante del paese è sempre stato il cuore della società che l’ha sempre vissuta e detenuta (ad onor del vero con miglior cura dagli anni sessanta fino agli anni ottanta del secolo scorso) con orgoglio e da sempre celebrazione della società turese, quale elemento urbanistico facente parte della città e appartenente alla intera collettività, e sedimento nella memoria anche in coloro che, da turesi, hanno dovuto trascorrere gran parte della loro vita lontano dal proprio paese natio.

La condizioni della villa alla vigilia degli interventi degli anni novanta che mi hanno visto progettista era decisamente inaccettabile. Il verde lasciato a se stesso e poco curato aveva il sopravvento sull’architettura e un forte squilibrio fra la parte centrale e quella retrostante, verso il carcere ne faceva un polmone verde ma da riorganizzare e riconsegnare alla comunità turese. Una delle priorità del progetto della nuova Villa Comunale mirava a dare dignità e valore all’intera area urbana verde, tanto che a partire dalla fontana centrale, l’equilibrio venne dato dalla costruzione della nuova montagnola dal lato del carcere e dall’area giochi nella parte verso via XX settembre.

La scelta effettuata permise di utilizzare l’intero spazio della villa, con l’intento di riconsegnarla interamente ai cittadini. Il verde riorganizzato, anche grazie al contributo dell’agronomo Pietro Oronzo Pugliese, le targhe di denominazione botanica, l’impiego di materiale locale come il Mazzaro di Gravina di Puglia, la pietra locale, il recupero anche funzionale delle fontane del 1918 dell’Acquedotto pugliese. Queste furono le premesse per il nuovo progetto.

L’intero progetto, dalla fase di progettazione a quella della conclusione dei lavori, venne condivisa con tutta la cittadinanza sia mediante un recinzione “trasparente”, sia con le visite guidate all’interno dell’area del cantiere. Alcuni imprevisti stop dei lavori, dovuti a pretestuosi contenziosi fra ditta appaltatrice e ditta subappaltatrice, risoltisi poi in tempi rapidi, balzò anche sulle pagine della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’ grazie all’interessamento a riconsegnare la Villa ai cittadini turesi dall’amico Peppino De Tomaso, direttore della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’, il quale chiedeva a gran voce e a ragione la riapertura della villa perché unanimamente ritenuta indispensabile per la società turese.

La Villa comunale di Turi è giuridicamente di proprietà comunale. In quando vissuta dalla società turese, però, appartiene di fatto alla intera comunità locale che vorrebbe rivedere la Villa di Turi curata amorevolmente come accaduto nel felice periodo della sua storia, quello rimpianto del Sig. Di Bari, che molto ricorderanno. Ad egli si deve la configurazione della Villa attuale, con le sue essenza botaniche secolari e al successivo riequilibrio degli anni novanta reinserita nel contesto urbano che la vede oggi bene di tutti e per tutti.

Da qui, il concetto di pertinenza, letto sul piano giuridico, si amplia in senso molto più profondo nel concetto di appartenenza, laddove la fedele e consolidata configurazione attuale andrebbe mantenuta e curata amorevolmente, affinché continui ad appartenere alla collettività; non alla celebrazione del singolo, bensì della collettività di tutta la comunità turese.

Fermamente convinto che i cambiamenti fanno parte del mondo e delle naturali evoluzioni del fare umano e che nessuno può e deve impedirli, l’invito rivolto è di riflettere attentamente su quello che si possiede e sulle ragioni di qualsiasi cambiamento, affinché questi rispettino il significato autentico della esistenza, convinti che qualcosa di perduto è irreversibile. Sarebbe auspicabile che le trasformazioni future vengano chiaramente spigate ai cittadini, verificate che queste siano ben comprese e metabolizzate e solo dopo attendere da loro la risposta su quello che essi desiderano. L’organo politico che dà corso alla procedute tecnico-amministrative, devono tener conto delle esigenze della collettività ai cui, come già detto, il bene appartiene.

Da questa riflessione, dal sentire opinioni della comunità turese e impegnandosi -tutti- alla cura del verde, prima ancora delle novità, deriva la migliore risposta e la scelta più opportuna da compiere in occasione di ogni cambiamento. Allargare il quesito dei cittadini potrebbe contribuire a dare una risposta opportuna ai cambiamenti in programma, convinti che è prioritario curare bene quello che si ha e che le nuove proposte siano volute dai cittadini affinché anche queste diventino loro patrimonio sociale e inclusivo.

La Villa Comunale di Turi, quale luogo di aggregazione nel significato di appartenenza, dovrà continuare a perpetrare il suo ruolo di collettività, pluritematico e di perequazione sociale. Sarebbe auspicabile che una eventuale trasformazione della Villa, rimanga nell’alveo del suo significato sociale ed evitare che deragli verso quello ideologico.

Sarebbe sufficiente, per concludere, riconoscerne il valore storico-urbanistico e sociale, in della Villa comunale, spazio verde che appartiene già alla comunità turese e celebrarla all’insegna della sua configurazione attuale, saperla custodire con cura, avviando un programma di potenziamento e manutenzione programmata, affinché questa possa divenire una risorsa, non un carico sociale. Non si dimentichi, infine, che anche altri spazi verdi del nostro territorio meritano di essere curati e rivitalizzati. Gli spazi verdi, soprattutto in questo periodo ci di limitazione delle interazioni sociali, devono essere luoghi eletti per l’avvio di attività all’aperto, anche per tramite accordi d’uso fra Comune e scuole e associazioni di ogni tipo. Quella dell’uso del verde pare, al momento, la soluzione migliore per raggiungere l’obiettivo primario che è la muta intesa fra cura del verde e aggregazione sociale.

GIUSEPPE GIANNINI

Didascalie foto, dall’alto: 1) la villa comunale oggi; 2) l’arch. Giuseppe Giannini; 3) la villa ‘grande’ negli anni ’70 del secolo scorso; 4) rendering della ‘nuova’ villa (progetto Gramsci “Compagni e Angeli”).

consiglio-28-dicembre

Quasi fosse un gioco dell’oca. Mandato all’aria il Consiglio comunale del 28 dicembre. L’Opposizione occupa l’aula

Tra i punti all’Od.G (5 punti complessivi): 4) Modifiche al Programma biennale degli acquisti di beni e servizi 2021/2022 – 5) Presentazione Relazione della Commissione di Studio “Progetto Compagni e Angeli” (‘Progetto Gramsci’) al Consiglio Comunale.

Può pure succedere che un Consiglio Comunale salti per ragioni improrogabili. Siamo tutti sotto il cielo. E che se alle 9.30 (orario stabilito con convocazione scritta) non sia presente né Sindaco e né Maggioranza in Aula (solo i Consiglieri di Opposizione), si può pure pensare a un malessere fisico improvviso (contemporaneo) di tutta la Giunta & Co., che magari sono altrove, forse tutti insieme a darsi conforto per un accidenti condiviso (si spera il più lieve possibile). Che poi, a un certo punto, appaia tra i banchi del Consiglio l’ex ViceSindaco Topputi – messo sacrificale per l’occasione? – a riferire come uno speaker della Stazione Centrale che il Consiglio è rinviato in seconda convocazione (punto e basta!), la cosa comincia a far storcere il naso, ma non solo il naso, almeno per le modalità. Che poi nemmeno si possa attuare la seconda convocazione fissata alle 15.30 (annullata tramite messaggio di posta elettronica 12 minuti prima!) si è finalmente certi che la cosa puzza tantissimo di copertoni bruciati. E puzza tantissimo perché sulle poltrone della Maggioranza siedono mute e dissidenti la signora Teresita De Florio e l’ex-assessore Teresa De Carolis. A rimarcare, cioè, la distanza che le separa da Sindaco e Giunta-Resta; distanza già per altro manifesta da molto tempo. E così sembra evidente dire, purtroppo, che tutta questa manfrina di oggi 28 dicembre 2021 risulti semplicemente deludente e sconfortevole. Una performance che umilia e fa carta straccia delle norme democratiche delle Istituzioni; una arbitrarietà, in sostanza, che non può proprio esistere, o essere accettata, oltre a risultare umanamente scorretta. Gli organi competenti sapranno sicuramente valutare la questione.

Se l’aspirazione della signora Tina Resta in campagna elettorale era quella di essere “Sindaco della strada” (per marcare la sua vicinanza alla gente e la distanza dal Palazzo), a vedere come si è comportata oggi – e come si è comportata in questi due anni – ha dimostrato cinicamente di aver buttato giù la maschera e di aver invertito le coordinate propagandate sui palchi delle piazze: di essere più che mai un Sindaco del Palazzo più che un Sindaco che sta dalla parte dei turesi. Un Sindaco che va dietro ai Giochini delle fazioni della sua stessa scomposta Maggioranza, illudendosi di avere sempre autorevolezza risolutiva tra le mani. In sostanza, invece, l’ennesimo esempio di grave di incapacità politica. Ma chi paga tutte le spese e le conseguenze per la città? Pantalone, ovviamente!

PS. Per la cronaca il Consiglio viene rimandato d’imperio, senza concordare niente con nessuno, a domani 29 dicembre e verrà svolto in videoconferenza (mahhhh???). L’Opposizione ha occupato per protesta la Sala del Consiglio Comunale.

La foto: la sala del Consiglio comunale occupata dalla Minoranza (ore 19.00 del 28 dicembre)

Ferrovie-del-Sud-Est

Quel ‘muro’ di ferro che taglia in due Turi. Il nostro è sempre un Comune ‘cenerentola’

A distanza di sei mesi dall’ultimo intervento pubblico, Lorenzo Volpicella torna a sollevare l’annoso problema dei 4 passaggi a livello delle Ferrovie Sud-Est. E lo fa ancora una volta con una lettera indirizzata a: Ferrovie del Sud Est-Gruppo Ferrovie dello Stato, Comune di Turi e mezzi di informazione locale. Ecco il testo della lettera che facciamo nostro appieno. Lo pubblichiamo affinché le autorità locali si prendano carico del problema e facciano con risolutezza i passi necessari presso la Regione e le FS per vedere finalmente eliminato il ‘muro’ ferrato che taglia in due la nostra città e crea molti disagi a tutta la popolazione turese.

“Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, mi sono compiaciuto nel vedere un ottimo reportage di TeleNorba relativo ai progetti che le Ferrovie Sud Est, in collaborazione con vari Comuni del Sud-Est barese come Conversano, Castellana Grotte, Noicattaro, Capurso, Adelfia, Casamassima e molti altri, stanno realizzando. Si tratta per lo più di sottopassi, strade ferrate interrate, cavalcavia ecc., al fine di abbattere i passaggi a livello che dividono in due il paese e che danno luogo a logoranti e interminabili attese. In data 15.06 c.a., trasmisi una missiva condivisa da moltissimi concittadini (in allegato) in cui si preannunciava il problema; inoltre, di recente, vi è stata anche una petizione online dal nome “Turi non ha tempo da perdere”, anch’essa condivisa da numerosissime persone. Ci si chiede: può essere mai che Turi rimanga in tutti i settori la cenerentola rispetto agli altri paesi? È veramente un paese dormitorio senza progettualità? Nessuno fa niente per migliorare la qualità della vita del nostro paese? Non vogliamo rassegnarci a questa prototipo! Coloro che prenderanno a cuore questo problema sociale e che riusciranno a risolverlo concretizzandolo in un progetto, sicuramente avranno un benemerito. RingraziandoVi anticipatamente per l’attenzione, mi auguro che dopo questa missiva vi sia un’iniziativa a favore di Turi. Nell’attesa di un riscontro, positivo o negativo che sia, saluto cordialmente. Se si vuole si può”.

Lorenzo Volpicella (rvolpicella@alice.it)

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Erasmus 2021-2024, al ‘Pertini-Anelli’ di Turi un meeting con i docenti giunti da Polonia, Spagna e Germania

Appena arrivata alla dirigenza del Pertini-Anelli nell’anno scolastico 2019-2020 – afferma la prof.ssa Giuseppina Caldararo, dirigente scolastica dell’Istituto Pertini-Anelli di Turi – abbiamo subito richiesto l’attivazione dell’Erasmus plus KA, intitolato ‘Migration in der EU – Bereocherung und/oder Bedrohung’ (Migrazione in Europa: arricchimento o/e minaccia?). Mi sono resa conto che la nostra scuola ha una grande necessità di avere contatti e scambi con i Paesi Europei e noi crediamo fermamente che le attività interculturali siano un arricchimento di conoscenze delle lingue, delle culture, delle tradizioni e dei modi di fare di altri docenti e di altri studenti. Partecipare all’Erasmus è anche un modo diverso di gestire l’ambiente scolastico”.

E l’Erasmus 2021-2024, esperienza pedagogica a livello internazionale, dopo il forzato stop dettato dalla pandemia ha ripreso il suo cammino formativo grazie alla proroga ottenuta a recupero dell’anno 2020 quasi tutto trascorso in lockdown. Nella mattinata di oggi 9 novembre, infatti, i docenti Jadwiga Tomczyk e Dominik Michalczewski giunti dalla Polonia, María Teresa Fernández Rodriguez e Deva Saro Gómez dalla Spagna, Maria Dolores Vidal Garcia e Ursula Olschewski (coordinatrice del progetto) dalla Germania sono stati accolti qui a Turi dalla dirigente scolastica prof.ssa Caldararo e dalle docenti referenti del progetto dell’Istituto superiore ‘Pertini-Anelli’ Chiara Longo, Claudia De Tomaso e Ornella Antonia Vasco. Si è quindi subito passati in laboratorio per l’avvio, davanti ai computer, del meeting di organizzazione delle attività dell’Erasmus, che continueranno domani per concludersi giovedì 11, con un primo coinvolgimento diretto degli studenti.

Questo meeting – mi dice la prof.ssa Chiara Longo prima dell’avvio del primo incontro – pone le basi per poter organizzare la mobilità degli studenti che avverrà dalla primavera in poi. Quindi, oggi domani e dopodomani ci saranno questi incontri tra docenti per programmare e preparare il campo alle attività degli studenti”. La tre giorni turese è “un’occasione per stabilire una cooperazione sostenibile con le scuole partner” ed ha l’obiettivo principale, alla fine dei  36 mesi programmati, di preparare i contenuti della piattaforma informatica sulla quale gli studenti e i docenti porteranno avanti le attività di preparazione alla fase clou dell’Erasmus, quella più formativa, cioè il viaggio di studenti e docenti verso i tre Paesi europei partecipanti. Inoltre, i docenti ospiti conosceranno la scuola di Turi e il territorio dal quale provengono gli studenti, con visite pomeridiane nei paesi vicini: Locorotondo, Alberobello, Conversano, Polignano e Monopoli.

In queste tre giornate – dichiara la Dirigente Caldararoi nostri ospiti tedeschi, spagnoli e polacchi avranno la possibilità di avere una formazione sulla nostra gestione scolastica, la stessa che avranno i nostri docenti quando andranno nelle loro scuole. L’ultimo giorno, cioè giovedì 11, nell’auditorium, avverrà l’incontro con gli studenti delle classi quarte e quinte, ragazzi che dallo scorso anno sono impegnati nella formazione Erasmus. Poi, nella prossima primavera, Covid permettendo, i nostri studenti andranno in mobilità presso le scuole di Germania, Spagna e Polonia che con noi aderiscono al progetto. Sarà una ulteriore occasione di scambio culturale, di conoscenza del sistema scolastico europeo del quale sappiamo ancora poco”. La prof.ssa Caldararo si augura vivamente che il Covid “non tarpi nuovamente le ali alla nostra scuola” perché la mobilità degli studenti verso l’Europa è fondamentale per la loro formazione. “Mi piacerebbe – dice – che a fine percorso i nostri docenti tornassero qui a scuola con idee nuove per rivoluzionare il nostro modo di fare scuola; agli studenti auguro che le attività dell’Erasmus siano esperienze altamente costruttive e che portino positività nel nostro paese per trasformarlo alla luce di quanto hanno potuto vedere all’estero. Andare fuori significa poi portare qui quello che si è imparato, per spronare gli altri a fare sempre nuove esperienze. Mi piacerebbe che loro portino a scuola il bello, il nuovo che hanno visto per trasformare in meglio la nostra stessa scuola”.

Le foto dall’alto: 1) il logo del progetto; 2) la dirigente scolastica prof.ssa Giuseppina Caldararo – foto Fabio Zita; 3) una fase del meeting del 9 novembre – foto Giovanni Lerede; 4) foto di gruppo dei docenti di Italia, Spagna, Polonia e Germania partecipanti – foto Giovanni Lerede.

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I Cavalieri del Santo Sepolcro festeggiano la loro Patrona a Fasano

Come ogni anno, si è svolta domenica 24 ottobre scorso la Celebrazione Eucaristica per la Pace in Terrasanta, in occasione della solenne festività dedicata a Maria Vergine della Palestina, Signora e Patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’antichissimo Ordine religioso cavalleresco che opera da secoli in Palestina, sotto la protezione della Santa Sede, a vantaggio della Pace, della custodia dei Cristiani e dei luoghi Santi in quelle terre martoriate dalla guerra. Quest’anno la celebrazione è avvenuta in Fasano – all’interno del territorio dei Comuni comprendenti la Diocesi di Conversano-Monopoli – presso la Chiesa Matrice San Giovanni Battista ed è stata presieduta dal Vicario Generale Diocesano, nonché Prioredell’Ordine, Reverendo Commendatore Monsignor Vito Domenico Fusillo, coadiuvato dal parroco Don Sandro Ramirez e dal Commissario Straordinario in Terrasanta Padre Pio Dandola.

A fare da padrona di casa la D.ssa Michelina Stefanachi (nella foto), Delegata del prestigioso Ordine Equestre, già Sindaco del Comune di Turi, coadiuvata dal Segretario Generale Luogotenente Carica Speciale in congedo dei CC Cav. Sergio Tatoli; alla cerimonia erano altresì presenti in qualità di ospiti: il Luogotenente I.M.A. dell’O.E.S.S.G. Cav.Gr.Cr.Notaio Ferdinando Parente; il Luogotenente D’Onore Cav.Gr.Cr.Dr. Rocco Saltino; il Preside di Sezione Gr.Uff. Ing. Vito Casarano.

Dopo la celebrazione religiosa, i partecipanti, per rinsaldare lo spirito di fratellanza che li accomuna, hanno condiviso un momento conviviale presso una sala ricevimenti sulla Selva di Fasano.

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Auser, gita in Calabria per ritornare a socializzare

L’Auser di Turi, approfittando dell’apertura post-covid, ha organizzato un viaggio di due giorni in Calabria tra i castagneti della Sila e una visita alla fabbrica di liquirizia ‘Amarelli’ di Rossano Calabro, storica azienda che gli anziani ricordano molto più facilmente rispetto ai giovani. “Abbiamo avuto la fortuna – dichiara il presidente dell’Auser Antonio Conte – di visitare il museo della liquirizia e la fabbrica di Giorgio Amarelli accompagnati da una guida esperta, che ci ha fatto scoprire i segreti della lavorazione della liquirizia, i covoni di radice pronta per essere lavorata, gli impianti moderni per l’estrazione, gli antichi cuocitori dove si addensava la pasta nera di liquirizia e le trafile in bronzo che le conferiscono forma e spessore, in una visita al processo produttivo perennemente immersa nel dolce profumo di liquirizia e che, come museo, appassiona tutti, adulti e bambini. Un’avventura inedita che trasporta nella realtà di un passato fiorente e racconta il presente di un prodotto eccellente da gustare, a fine del percorso, nel ‘Liquorice Shop’ e nel museum cafè. Dal bastoncino di legno grezzo alle liquirizie pure o con menta e anice, dalle gommose all’arancia, fino ai confetti delicatamente colorati. Un’esperienza indimenticabile per il gruppo Auser di Turi, ricordando il fondatore Giorgio Amarelli”.

Il centro sociale dell’anziano di Turi, da circa 10 anni ha avviato un proficuo programma di incentivazione della socializzazione, di sollecitazione culturale, di valorizzazione delle risorse e del tempo libero e di assistenza sociale. “A noi dell’Auser – prosegue il Presidente – interessa fare alcune riflessioni sull’associazionismo degli anziani e su come superare la condizione di emarginazione in cui essi sono costretti, dopo aver speso buona parte della loro vita nell’attività produttiva. Perciò il mio motto è: “iscrivetevi alla nostra Associazione perché più siamo, meglio è”.

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Mi iscrivo, perché l’Auser c’è. L’invito del presidente Antonio Conte

Nonostante le tante difficoltà prosegue il cammino dell’Auser, abbiamo iniziato il riavvio delle attività di promozione sociale, ripartono le attività culturali, quelle dì socializzazione  all’aperto, il turismo sociale, rimangono sostenuti gli “interventi in favore delle persone più fragili, riparte il tesseramento, l’obiettivo è recuperare quanto si è perso tra il 2019 e il primo semestre del 2020.

Il decreto legislativo 72 del 31/03/2021 rilancia, attraverso le linee guida, la coprogrammazione e la coprogettazione, una nuova frontiera per il terzo settore che apre scenari inediti e nuove opportunità di crescita. E’ essenziale che la riforma del ‘Terzo settore’ venga completata a partire dalla realizzazione del Registro Unico Nazionale e dal trattamento fiscale.

A volte le risposte a quei bisogni, ad occhi distratti, possono sembrare piccole cose, ma per la vita delle persone, il loro bisogno di socialità, la loro fame di sapere e di approfondimento, il diritto di ognuna e ognuno di stare bene a prescindere dall’età e dalla condizione sociale e soprattutto di esercitare la propria autonomia personale, fisica e mentale. Ecco, quelle risposte, grandi o piccole che siano, hanno a che fare con la disponibilità di volontarie e di volontari che si mettono a disposizione, che sanno ascoltare e che si danno da fare. Volontariato e promozione sociale come antidoti alla solitudine e alla fragilità, inclusione contro l’esclusione, attivazione di diritti verso chi non riesce ad attivarli.

La forza vera dell’Auser è proprio quella di tenere assieme queste generosità e queste varietà dentro una Rete Nazionale che promuove solidarietà, di strutturarle sul versante organizzativo e sull’omogeneità della pratica e della rendicontazione, di essere oggi, uno dei soggetti del terzo settore del nostro Paese più solido, organizzato, autorevole ed affidabile.

Roba da anziani, dirà qualcuno! Democrazia e partecipazione, rispondiamo noi.

La domanda più difficile che possono farci è: cosa fa l’Auser?

Perché non è proprio possibile descrivere in un tempo ragionevole quale patrimonio di esperienze e di pratiche la nostra Associazione mette in campo tutti i giorni.

La nostra Associazione e i nostri docenti sono a disposizione di tutti i Soci e non per i vari corsi di apprendimento e relazioni medico, scientifico, artistico, informatico e letterario.

Siamo aperti tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00 in via Pietro Carenza, 12 Turi

Il Presidente, Antonio Conte

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Targa celebrativa del Comune di Turi al Caporal Maggiore Capo Massimo Pugliese

Il teatro politico e militare dell’Afghanistan è tornato recentemente di preponderante cronaca dopo l’avvenuta cessazione della missione militare internazionale e l’evacuazione del territorio che ha, purtroppo, lasciato nuovamente spazio ad un governo di stampo religioso radicale. Una missione lunga, durata venti anni in seguito ai tragici attentati sul suolo americano del 2001 e che si è sviluppata in due fasi: la prima, che ha coperto l’arco temporale 2001-2014 con il nome di ISAF (Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza)sotto l’egida della NATO e autorizzata dall’ONU e la seconda a guida ONU dal nome “Sostegno Risoluto” che ha portato, successivamente, al ritiro e all’evacuazione dall’Afghanistan dopogli ‘Accordi di Doha’ dello scorso anno.

Il tributo pagato dai militari italiani, in particolare durante la Missione ISAF durante la quale sono stati impiegate 4.200 unità, è stato molto alto: 31 uccisi in azioni ostili a cui si aggiungono altre 14 vittime per altre motivazioni e ben 651 feriti. Tra questi, nel 2011, il nostro concittadino Massimo Pugliese che già in passato aveva affrontato delle missioni all’estero tra cui quella del Kosovo. La cronaca di quel 26 ottobre: nell’ambito di una operazione di normale controllo del territorio, alle ore 18.30 circa (le 16.00 in Italia), un VTLM Lince della Task Force South, su base 152mo Reggimento “Sassari”, è stato oggetto di un’esplosione verificatasi a circa dieci chilometri dalla base operativa di Tobruk, nel distretto di Bala Baluk, provincia di Farah. Cinque i militari coinvolti che hanno riportato leggere ferite da traumi da contusione e shock. A Massimo Pugliese, che era a bordo del secondo Lince investito dall’esplosione, è stata riscontrata anche una lieve perforazione del timpano ed insieme ai suoi commilitoni è stato immediatamente rimpatriato. A distanza di dieci anni resta ancora un’esperienza che lo ha fortemente segnato. È stato lui stesso a raccontarla con grande emozione il pomeriggio di sabato 18 settembre in occasione di una targa consegnatagli dall’Amministrazione Comunale presso il Chiostro dei Francescani con la seguente motivazione: “Al Caporal Maggiore Capo dell’Esercito Italiano Massimo Pugliese, per il coraggio, la dedizione, la professionalità, l’impegno profuso in Afghanistan, Orgoglio per l’intera comunità turese”.

Massimo Pugliese, nato il 17 novembre 1981, attualmente Caporal Maggiore Capo del Reggimento Logistica della Brigata “Pinerolo” di stanza a Bari, per i fatti avvenuti quel giorno in territorio afghano ha ottenuto dei riconoscimenti. Il primo, conferito dal Ministero della Difesa, è il “Distintivo d’onore di ferito in servizio” che consiste in un galloncino in filo di metallo argentato applicato sulla manica destra della giubba. Il secondo è l’onorificenza di “Vittima del terrorismo”, stabilita con Legge n. 222/2007 che ne prevede il conferimento da parte del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’Interno, e la consegna di una medaglia d’oro.  I destinatari di tale onorificenza sono i cittadini italiani appartenenti o non appartenenti alle Forze dell’ordine, alla magistratura e ad altri organi dello Stato, che per le loro idee e per il loro impegno morale siano stati colpiti dalla eversione armata e siano deceduti o feriti a causa di atti terroristici verificatisi nel territorio nazionale o extranazionale. A Massimo Pugliese tale onorificenza è stata riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica del 15 gennaio 2021 e la consegna è avvenuta lo scorso 3 giugno presso la Prefettura di Bari. Anche il Comune di Turi ha voluto rendere onore al nostro concittadino organizzando una cerimonia che è stata scandita dai racconti di quei tragici momenti che, a distanza di tanti anni, riaffiorano ancora prepotentemente nella memoria di Massimo. L’esplosione, il concitato soccorso, la paura di conseguenze gravi, il pensiero ai familiari lontani ancora oggi rendono il racconto carico di inquietudine. Il suo pensiero va anche ai commilitoni che non ce l’hanno fatta, rientrati in Italia avvolti nel tricolore a rendergli omaggio nel dovere di una missione che doveva garantire la restaurazione della tranquillità in zone di forte tensione e il sostegno alla popolazione, in particolare donne e bambini che ne pagano le più importanti conseguenze. Erano presenti alla cerimonia il Sindaco Tina Resta e un folto gruppo di consiglieri di maggioranza e minoranza, i militari della “Pinerolo” tra cui il Tenente Colonnello Giovanni D’Amico ed il Capitano Alessio Isella, commilitoni di altri reparti, l’Arciprete Don Giovanni Amodio, la gentile consorte, familiari, parenti ed amici per un meritato tributo e saluto.

Foto di Fabio Zita

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Addio a Vito Gagliardi, l’attore turese di “Lo chiamavano Trinità” e altre pellicole degli anni ’70

È scomparso a Roma all’età di 80 anni, dopo una breve malattia, Vito Gagliardi famoso soprattutto per aver recitato nel film del 1970 “Lo chiamavano Trinità” accanto a Bud Spencer e Terence Hill, ma anche in diversi ruoli in altri film che vanno dal 1969 al 1981, dal genere spaghetti-western alla commedia all’italiana, dal poliziottesco al fanta-horror. Di Vito ci eravamo occupati in un articolo del nostro magazine lo scorso anno, nel numero di luglio-agosto, proprio per ricordare il cinquantesimo anniversario del famoso film che lo vede in parte protagonista. Partito da bambino da Turi seguendo il lavoro del padre Beniamino, Vito Gagliardi si era trasferito a Velletri rimanendo folgorato dal cinema e dai set di Cinecittà. Iniziò dapprima come “cascatore” fino a ritagliarsi numerose particine in film accanto ai già citati Bud Spencer e Terence Hill ma anche, tra gli altri: Lino Banfi, Pippo Franco, Edwige Fenech, Franco Nero, anche con lo pseudonimo di Thomas Rudy. Il ruolo più emblematico resta comunque quello del bandito messicano Emiliano che, sorpreso a spiare Bambino (Bud Spencer) e Trinità (Terence Hill) intenti a colloquiare con una colonia di agricoltori e allevatori di bestiame su cui un ricco possidente del luogo voleva mettere le mani con la complicità dei banditi messicani, viene costretto a parlare. Il suo silenzio viene messo a repentaglio grazie ad una canna di pistola infilatagli nel naso da Bambino che lo convince così a tradire il suo capo Mezcal e rivelare i piani del cattivo di turno, il Maggiore Harriman. Scena che è diventata un vero e proprio cult del genere tanto da essere utilizzata in numerosi posters e quadri di fan e collezionisti. Il film fu vicecampione d’incassi nella stagione 1970-71 e ancora oggi è seguitissimo nei passaggi delle programmazioni televisive.

A dare la notizia della sua scomparsa è stata la pagina social del Comune di Fontana Liri, comunicazione poi ripresa dalla pagina locale di Frosinone provincia del quotidiano “Il Messaggero” attraverso un articolo del giornalista Gianpiero Pizzuti. Di Fontana Liri è originaria la moglie di Vito Gagliardi, la signora Enrica Paletta. Nel paese del frusinate Vito Gagliardi si recava spesso ed aveva espresso l’intenzione di lasciare Roma e trasferirsi nella tranquillità della loro casa nel piccolo comune di Fontana Liri. Lo scorso anno, in occasione dei 50 anni di un altro film celebre, “Per grazia ricevuta” con protagonista Nino Manfredi, il nostro Vito aveva accolto la moglie dell’attore Erminia ed il figlio Massimo Manfredi in quanto molte scene del film erano state girate proprio di fronte all’abitazione di Vito a Fontana Liri. In quell’occasione l’Amministrazione comunale aveva scoperto due targhe in ricordo di Nino Manfredi ed il sindaco del comune frusinate, Gianpio Sarracco, aveva espresso il desiderio di celebrare anche Vito Gagliardi-Thomas Rudy con la proiezione in piazza di alcuni suoi film negli eventi di quest’estate appena trascorsa. Il Covid prima e la malattia di Vito poi hanno bloccato il progetto in suo tributo. I funerali si sono svolti presso la Chiesa di Santa Maria dell’Addolorata a Roma il giorno 16 settembre. Desideriamo esprimere alla famiglia il nostro più sentito cordoglio e la nostra vicinanza. Ciao Vito.

Didascalie foto: in alto, la famosa scena del film “Lo chiamavano Trinità” con Bud Spencer, Terence Hill e Vito Gagliardi (Thomas Rudy); in basso, Vito Gagliardi nel 2020, con il sindaco di Fontana Liri, Gianpio Sarracco