Grata

Centro permanenza per il rimpatrio di Bari, la violazione della Costituzione repubblicana è PALESE

Riceviamo da Gino Stasi, Associazione Salute pubblica; Andrea Tenore, Mesagne Bene Comune; Vito Totire, Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria “Francesco Lorusso” questa lettera che volentieri pubblichiamo. È indirizzata a: Sindaco di Bari, Presidente della Regione Puglia, Direttore generale Asl Bari, Direttore Dipartimento prevenzione Asl, Giudice di Sorveglianza del Tribunale di Bari e alla Rete nazionale noCpr. Ecco di seguito il testo.

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Non imiteremo quei cittadini tedeschi che dopo il 1945 interrogati sui lager hanno detto “non sapevamo niente”; spesso si abusa nel proporre similitudini insostenibili; è successo per le ennesima volta anche di recente; vogliamo essere chiari dunque: nessuna analogia tra Cpr e genocidio ma la forza del meccanismo della “associazione di idee” aumenta in questo “caso” in cui comunque la esistenza stessa del Cpr si configura come una aperta violazione dei diritti costituzionali e della dignità delle persone; definire i Cpr un luogo in cui vengono praticati “trattamenti disumani e degradanti” pare persino un eufemismo.

Sta di fatto che sintonizzarsi su RADIO CARCERE è possibile per tutti compreso il Sindaco di Bari e il Presidente della Regione Puglia e certamente i due esponenti istituzionali citati hanno avuto possibilità di ascoltare la testimonianza di Osvaldo (giovedì sera 1° dicembre 2022) persona proveniente dall’Ecuador oggi ristretto nel Cpr di Bari perché, giunto in Italia nel 1999, oggi si trova sprovvisto di permesso di soggiorno; un “sans papier” secondo la elegante definizione francese; definizione elegante ma sostanziale perché a queste persone, in effetti, manca solo …un pezzo di carta per non essere espulse! Sta di fatto quello che Osvaldo racconta dall’interno del Cpr: “spedito” a Bari in quanto “non c’era posto a Milano e Torino”; docce rotte; turche inagibili; si vive nella sporcizia; senza lenzuola, al freddo; frequenti azioni autolesioniste (persone per esempio che bevono detersivi o fanno “di peggio”); detenuti privati di lacci e cinture (una politica di prevenzione del suicidio e dell’autolesionismo solo di tipo custodialistico!); privati ovviamente di lamette e di smartphone (meglio non fotografare perché non si conoscano fuori le vere condizioni interne!); pare che le ambulanze non entrino e risulta che una dottoressa, dopo un breve periodo di lavoro, sia andata via perché “non sopportava di vedere…”; ad ogni modo la intera testimonianza di Osvaldo è disponibile negli archivi di Radio Carcere/Radio Radicale.

Gli osservatori esterni (operatori socio-sanitari o giornalisti) e anche ovviamente i reclusi ritengono che “il CPR sia peggio del carcere”; se già per la gestione delle carceri l’Italia è stata “bocciata” più volte dalla UE cosa succederebbe se la UE dovesse pronunciarsi sui Cpr?

Non che le carceri pugliesi siano in condizioni “accettabili”; è che alla condizione di inaccettabilità, che comunque traspare anche all’esterno da informazioni e testimonianze, si associa pure la scarsa o nulla trasparenza; abbiamo reiteratamente chiesto – senza mai ottenere risposta – di accedere ai rapporti semestrali Asl riguardanti le carceri di Turi e di Bari; pare dunque paradossale ma tuttavia è realistico chiedere: che il monitoraggio semestrale delle condizioni carcerarie da parte della Ausl (previsto dall’articolo 7 della legge di riforma penitenziaria  354/1975  e di cui, appunto, non siamo riusciti a sapere nulla per Turi e Bari) venga immediatamente esteso al Cpr di Bari Palese e a tutti i Cpr italiani.

Non si può, infatti, se non in spregio alla Costituzione repubblicana, sostenere che i Cpr NON SONO CARCERI o prendere atto, finalmente, che di carceri si tratta, e con questo “legittimare” una grave discriminazione tra persone, particolarmente insopportabile in quanto basata, sostanzialmente, anche sulla nazionalità di provenienza.

Dunque la nostra proposta e richiesta pressante è: il Sindaco e il Presidente della Regione dispongano immediatamente un sopralluogo della Ausl di Bari nel CPR ai sensi dell’art.11 della legge 354/1975 (il medico provinciale visita ALMENO DUE VOLTE ALL’ANNO…);

LA STORIA DELLA SANITA’ PUBBLICA CI DICE CHE LA NORMA DEL 1975 NON E’ UNA “NOVITA”; GIA’ NELL’OTTOCENTO I PENITENZIARI ERANO VISITATI PERIODICAMENTE DALL’UFFICIALE SANITARIO: VOGLIAMO TORNARE INDIETRO?

Ovviamente chiediamo che le “visite” siano estese e includano dunque tutti i siti nei quali si esercitano pratiche di privazione o limitazione della libertà: carceri, strutture psichiatriche per trattamenti sanitari obbligatori, REMS-residenze per la esecuzione delle misure di sicurezza (che in Puglia sono tre), celle delle questure, eventualmente, dove necessario, residenze per anziani.

Queste “visite”, che devono evolvere dalla pratica della osservazione a quella ispettiva, NON RISOLVERANNO I PROBLEMI E LE CONTRADDIZIONI MA COSTITUIREBBERO UN CONTRIBUTO AL PERCORSO NECESARIO PER GARANTIRE A TUTTI, A PRESCINDERE ANCHE DAL PAESE DI PROVENIENZA, I FONDAMENTALI DIRITTI UMANI E COSTITUZIONALI.

Grazie della attenzione, rimaniamo in attesa di riscontro e di dialogo.

Gino Stasi, Associazione Salute pubblica

Andrea Tenore, Mesagne Bene Comune

Vito Totire, Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria “Francesco Lorusso”

Brindisi/Bologna, 5.12.2022

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Comitato Aree Edificabili: Cui prodest? «A chi giova?»

La notizia era nell’aria e, con la pubblicazione della delibera di Giunta Comunale n. 31 del 25 febbraio 2021, è diventata certezza. La Giunta ha nominato l’Avvocato FORMICA, quale legale di fiducia, per rappresentare il Comune nei ricorsi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Bari a cui sono stati costretti a rivolgersi diversi cittadini, riguardanti gli avvisi di accertamento IMU Aree fabbricabili per l’anno d’imposta 2013. Nella delibera si legge che “Su proposta dell’Assessore al Contenzioso, (…) la Responsabile del Settore Economico Finanziario ha fatto presente che, in relazione ai ricorsi/reclami/mediazioni, il competente Ufficio non ha dato corso alle perizie tecniche finalizzate ad una possibile attività di conciliazione extragiudiziale”.

Leggere tale affermazione, dopo che i cittadini hanno atteso invano oltre nove mesi senza nessuna risposta alle loro richieste di eventuale accordo per evitare il contenzioso, certifica la sconfitta di Tutti: Istituzioni, burocrazia e cittadini. Si sono avuti a disposizione cinque anni precedenti alle emissioni degli avvisi di accertamento e, dopo la notifica degli avvisi di accertamento, circa un anno di tempo in cui si poteva disinnescare il contenzioso relativo all’anno 2013 e quasi due per evitare il contenzioso relativo all’anno 2012. Tutto questo tempo è trascorso senza che neanche si sia tentato di iniziare quell’azione che, come detto dal Responsabile del Settore Economico Finanziario, avrebbe potuto mettere fine all’intera vicenda con indubbi vantaggi da entrambi le parti. E occorre precisare che tale azione è prevista dalle leggi vigenti e pertanto non è una procedura contro legge.

La cosa che rende inverosimile l’intera vicenda è che, per chi non conosce bene tutta la questione, sembra che il Comune sia stato costretto a difendersi dai ricorsi contenenti le richieste ingiuste dei cittadini, quando in realtà sono i cittadini che, per far valere i propri diritti, sono stati costretti a ricorrere al contenzioso, dopo aver inutilmente cercato di farsi ascoltare e che, puntualmente, sono stati ignorati.

Per la nomina dell’avvocato il Comune spenderà € 14.600,00. In sostanza, tutta la buona volontà di raggiungere un accordo definitivo per la questione delle aree edificabili, di cui in molti si erano fatto vanto nelle varie interviste, è ancora una volta naufragata dinnanzi ad una manifesta e concreta mancanza di volontà da parte di qualcuno, come traspare nella delibera sopra citata, che fa venire in mente il vecchio proverbio: “Gli sciocchi e gli ostinati fanno ricchi gli avvocati”.

Ma il Comitato Aree Edificabili vuole continuare a credere che una soluzione ci possa essere e che si trovi il modo per far parlare la ragione e la logica e non le carte bollate e le ripicche. Occorre buon senso e volontà!

Per comprendere l’intera questione è opportuno chiarire i termini della faccenda che non interessa solo alcuni, ma ha riflessi sull’intera collettività. Tutta la questione riguarda il valore delle aree edificabili individuato negli anni dal 2011 al 2019 dal Comune di Turi. Tutti riconoscono, contribuenti interessati ed Amministratori, che occorre onorare il pagamento dell’IMU e della TASI che gravano su dette aree edificabili; altro discorso invece è il pagamento secondo equità e giustizia. I contribuenti interessati sostengono che il pagamento deve avvenire tenendo presente il valore di mercato delle aree edificabili, come stabilito dalla normativa tributaria in vigore, l’altra parte (Amministratori e Responsabili degli Uffici), pur riconoscendo legittima la tesi dei contribuenti, si ostinano, inspiegabilmente, a pretendere il pagamento basandosi su errati valori individuati, che non corrispondono ai valori del mercato immobiliare locale.

Il nocciolo della questione è tutto in questo malinteso che a partire dall’anno 2020 gli attuali Amministratori ed i Responsabili degli Uffici Comunali hanno riconosciuto e provveduto ad eliminare.

Orbene direte Voi, dov’è il problema? Se hanno riconosciuto ed eliminato tale malinteso, cosa si oppone alla soluzione dello stesso problema anche per gli anni dal 2012 al 2019?

E questo è quanto ci chiediamo e che abbiamo chiesto più volte agli attuali Amministratori e Responsabili degli Uffici Comunali.

Per la verità gli attuali Amministratori hanno sempre affermato che è Loro intenzione risolvere il problema in quanto ritenuto giusto e meritevole di attenzione, però a tutt’oggi, purtroppo, non si riesce a risolverlo e si continua a percorrere la strada del contenzioso tributario, con gravi conseguenze da ambedue le parti in causa (per la verità sarebbe una sola in quanto, in ogni caso, alla fine tutto il conto sarà pagato dalla collettività).

La cosa purtroppo che non riusciamo a capire è la mancanza di chiarezza e d’iniziativa da parte dell’attuale Amministrazione e soprattutto dei Responsabili degli Uffici Comunali.

Abbiamo più volte chiesto e sollecitato di mettere in atto tutti gli istituti che la vigente normativa tributaria in materia mette a disposizione per evitare il sorgere del contenzioso (accertamento con adesione, reclamo mediazione, mediazione extragiudiziale), purtroppo fino ad ora senza alcuna risposta concreta.

La scelta di arrivare al contenzioso è una consuetudine che si ripete dall’anno d’imposta 2011 e che è continuata anche per il 2012, 2013, 2014 e 2015, senza che almeno una volta le Amministrazioni succedutesi nel tempo abbiano tentato di evitarlo, anzi addirittura per il 2012 si è anche proposto appello ad una ulteriore sentenza emessa a favore dei contribuenti dalla Commissione Tributaria Provinciale.

Non conosciamo i motivi di tali incomprensibili comportamenti, una cosa però vorremmo fosse chiara agli occhi di Tutti: la mancanza di colpa da parte dei cittadini contribuenti della circostanza che i bilanci di previsione degli anni dal 2014 in poi risultano “dopati” da entrate basate su previsioni sballate e gonfiate (si spera in buona fede?)  riferite ai valori irreali ed inesistenti attribuiti alle aree edificabili, nonostante la grave crisi finanziaria in atto dal 2009 ed ultimamente aggravata anche dall’emergenza del Covid-19.

In concreto, i Bilanci del Comune di Turi, in passato, sono stati da una parte sovralimentati dalla previsione di maggiori entrate che, mai saranno esigibili in toto in quanto errate nella loro quantità e, dall’altra anche penalizzati da mancate entrate dovute alla inefficace lotta all’evasione. Orbene, tirare in ballo la nota di richiesta di chiarimenti da parte della Corte dei Conti e, nel contempo, quasi giustificare le passate Amministrazioni ed i Responsabili degli Uffici, precedenti agli attuali, ci sembra non corretto nei confronti dei cittadini che sembrano restare i soli colpevoli.

Non sta a Noi stabilire chi sono veramente i colpevoli, però sentiamo il dovere di affermare con forza che tale “pasticciaccio” non è da addebitare ai cittadini contribuenti che non hanno certamente alcuna colpa.

Se è vero che la legge è uguale per tutti, allora ci chiediamo il motivo per cui i contribuenti che non hanno compiuto il dovere di pagare i tributi sono puniti con ulteriore pagamento di sanzioni ed interessi, mentre gli Amministratori ed i Responsabili degli Uffici Comunali del passato, che sembra non hanno compiuto il loro dovere e che con il Loro comportamento omissivo e poco diligente hanno provocato danni alle entrate del Comune (come accennato nelle varie interviste rilasciate da alcuni Amministratori e negli interventi inerenti l’ultimo consiglio comunale ed il tutto riportato sugli organi di stampa locali), non li si propone a chi di dovere, affinché venga stabilito se meritano di essere trattati alla stessa maniera? 

Gli attuali Amministratori e Responsabili degli Uffici non devono temere il giudizio ed il controllo della Corte dei Conti quando compiono il proprio dovere (lotta all’evasione, mettere in atto azioni legittime e previste per legge per cercare di evitare il contenzioso, adoperarsi per tassare il cittadino secondo le norme tributarie vigenti e secondo logica e realtà, cercare di ponderare bene la convenienza del contenzioso ed in ogni caso fare gli interessi della sola collettività, evitando liti temerarie o ripicche, rispondere alle istanze dei cittadini).

Dovrebbero invece preoccuparsi del giudizio e del controllo della Corte dei Conti solo nel caso in cui non compiano il proprio dovere di controllo, programmazione e l’adoperarsi concretamente per cercare di evitare il contenzioso e la vessazione dei cittadini, non rispettando lo Statuto dei diritti del contribuente.

Turi, 10 marzo 2021

Comitato Aree Edificabili – Turi

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LE VOSTRE SEGNALAZIONI: a proposito di un serio pericolo di sicurezza

Pubblichiamo in sintesi, sperando che qualche autorità risponda.

OGGETTO: Complesso edilizio tra via Stazione e via Ludovico D’Addabbo.
–          Commissione Edilizia 38/1984: prevedeva un’area condominiale per parcheggio al coperto con strada privata di mquadri 770 che invece sembra di fatto sparita;
–          Al Genio civile di Bari, nel collaudo statico, manca l’approvazione e l’idoneità del passaggio dell’aerea a parcheggio al coperto che passa dal piano interrato del locale sub 52 sopra al solaio dello stesso, all’aperto, con rampa di m.4,40. Inoltre non sono state denunciate e prodotte le due varianti che provano questo cambio;
–          Nel progetto e nelle due varianti autorizzate dal Comune di Turi non è stato accatastato il solaio del locale sub 52 (che pertanto è fuorilegge);
–          Hanno costruito arbitrariamente 445 metri quadri in più, modificando tutto il progetto autorizzato dalla CE(38/1984);
–          Non esistono le due rampe che permettono di salire sopra al solaio per parcheggiare (al Catasto di Bari);
–          E’ stato asserito che l’area all’interno del locale interrato sub 52 (sottosuolo) da perizia eseguita dai proprietari in presenza dell’Amministratore e del Geologo non presenta nessuna cavità e che tutto si basa su roccia massiccia viva. Invece da rilievi eseguiti da alcuni condomini da un chiusino sotto ai pilastri, con telecamera abbiamo fotografato la presenza di grotte con stalattiti e stalagmiti e caverne. In più c’è un lastrone sotto un pilastro che si sta sgretolando.
–          Molti dubbi, pertanto, esistono sulla sicurezza e sull’incolumità di chi abita questo complesso. Il pericolo sulla stabilità del complesso è da prendere in serissima considerazione.
Chi scrive è in possesso di n. 26 documenti che provano tutto quello che viene denunciato.
Lettera firmata G. L.
verbale-Mincuccio-Resta

LE VOSTRE SEGNALAZIONI: “Cari Vigili, sono un cittadino non un suddito burocratico”

Caro Direttore,
prima di tutto ti chiedo scusa per il fastidio che ti arreco e per il tempo che ti porto via, ma credo interessante per i tuoi lettori e nostri concittadini la curiosa storiella che mi è capitata. Prima di tutto devo farti una domanda il cui spirito capirai in seguito. Sai, per caso, se è stato istituito un corso di aggiornamento e/o perfezionamento per i Vigili Urbani del nostro Comune?
Domenica mattina, 10 gennaio u.s. rincasando febbricitante, mentre Giove pluvio si sfogava, ho parcheggiato la mia auto in via  S. M. Assunta, davanti al civico n. 16. Purtroppo, devo ammetterlo, stavo compiendo un grave reato, perché lasciavo l’auto in un posto riservato al carico e scarico merci (dalle ore  9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00 ), ma in quel momento, devo confessarti mi interessava più la mia salute e non vedevo l’ora di raggiungere il mio letto. Purtroppo la febbre mi ha tenuto allettato più del previsto e quando il giorno, mercoledì 13 gennaio, rimessomi, sono andato a prendere l’auto, ho trovato  sul parabrezza ben due multe, fattomi, forse da un robot assunto dal Comune. Dico robot in quanto invano ho cercato il nome dell’accertatore di tanto misfatto. Se, non erro, ricordo che il verbale dell’accertamento di violazione del Codice della Strada (credo all’art. 385 del D.P.R. n. 495, o qualcosa di simile, sai bene che non sono un avvocato), dice al comma 3 che il verbale deve essere sottoscritto dalla persona fisica che materialmente procede alla compilazione. L’assenza della sottoscrizione comporta l’inesistenza dell’atto. Se l’italiano è ancora la lingua parlata da noi, sottoscrizione significa firma con nome e cognome. Ma non solo, uno dei due “foglietti gialli” è completamente illeggibile ed uno dei bollettini di c/c per il versamento è strappato ed inutilizzabile.
Ma tornando ai robot: mi sono detto che giustamente un robot non ha né nome né cognome, né cervello, a meno che l’ideatore non lo ha fornito di uno bionico. Sull’altro “foglietto giallo” l’accertatore ha scritto un numero, forse 1713 ma non ne sono sicuro.
Ti chiedo: un cittadino, che si permette il lusso di compiere un simile reato, ha diritto di conoscere il nome di colui che glielo contesta? Pensavo di essere un cittadino e non più un suddito, ma forse mi sbagliavo; sono passato da suddito di un regime reale a suddito di un regime burocratico!
Volevo chiederti: è giusto che ci siano più di 10 m. e per un tempo così lungo adibito al carico/scarico mentre, di fronte, il nostro ufficio postale è privo di parcheggio? Ed è giusto che un numero se la prenda con un veicolo fermo ed inoffensivo mentre non s’interessa di tanti ragazzi, che si fermano  in tante piazzette del paese senza mascherina in un momento così delicato per i contagi?
Comunque, ligio all’educazione civica ricevuta ai miei tempi, ho provveduto a pagare quanto dovevo, ringraziando anche il “numero” che mi ha permesso di offrire il mio piccolo “obolo”, o mi scuso “oblazione” al mio Comune.
Un caro saluto.
 
P.S. Caro Direttore, il suddito burocratico non crede di aver offeso alcuno, ma se così non fosse, chiede umilmente scusa. Inoltre sa già che nel caso il palazzo rispondesse, la risposta sarebbe che il numero si è limitato ad applicare la legge, ed è giusto che sia così! Ma sia tu che io non siamo nati  ieri e non siamo “Don Abbondio”.
Ancora grazie.
Mincuccio  Resta
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Fuoco e fiamme in via Cadorna: nella notte distrutta un’autovettura

Fuoco, fiamme e spavento in via Cadorna, una traversa di via Castellana che corre parallela a via Putignano. Un’autovettura tipo SUV parcheggiata in strada è stata distrutta dalle fiamme nel cuore della notte appena trascorsa, esattamente intorno alle 4:00. Un denso fumo acre ha avvolto la zona in poco tempo svegliando gli abitanti – fa ancora caldo e molte finestre la notte rimangono aperte – che hanno assistito alle operazioni di spegnimento ad opera dei Vigili del Fuoco. Non si conosce la natura dell’incendio (doloso? accidentale?) che ha distrutto il veicolo, per fortuna senza provocare danni alle abitazioni e alle persone.

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Cassonetti in fiamme all’ex-mattatoio di via Cisterna

Un nostro lettore ci segnala che oggi alle ore 12.30 nell’area del ex-mattatoio comunale di via Cisterna si è sviluppato un incendio che ha riguardato i cassonetti di materiale plastico della raccolta differenziata lì depositati da quando sono stati tolti dalle strade. Avvolti dalle fiamme anche i rifiuti di vario genere gettati in grande quantità nel piazzale.

L’incendio, per fortuna, non si è propagato ai vicini edifici in rovina della vecchia struttura e all’adiacente canile sanitario. Non vi sono stati danni alle persone, ma nell’aria si è propagata una pericolosa e densa nube nera, dannosa per la salute. Sono in corso indagini da parte delle forze dell’ordine per accertare se si tratti, come appare, di incendio doloso.