Biblioteca comunale chiusa

“Biblioteca e Archivio di Turi devono essere riaperti, si rispetti l’art. 9 della Costituzione”. L’autorevole intervento del prof. Francesco Luisi, musicologo e paleografo

Caro direttore, ho appreso recentemente (da un inserto redazionale in il paese n. 340, giugno-luglio 2026, p. 27) una notizia che mi ha arrecato grande gioia, formulata sotto un titolo più che eloquente: “Presentato ‘Lector in fabula’. Il progetto per la Biblioteca di Turi”. All’annuncio consegue una esplicita e meritoria comunicazione del sindaco De Tomaso che informa il lettore in questi termini: «Il Comune di Turi ha presentato alla Regione Puglia un importante progetto per la riqualificazione della Biblioteca comunale di piazza Gonnelli, progetto che ha il proprio valore aggiunto nel Museo gramsciano (con relativa riproduzione della cella in cui venne rinchiuso l’autore delle ‘Lettere dal carcere’) e nell’Archivio nazionale dell’Antifascismo». Come sai, ho approfittato subito della tua amicizia per saperne di più, consapevole del tuo interesse per l’argomento e ritenendoti bene informato dello stato della struttura che, come è noto, non è più in esercizio da molti anni per problemi (si mormora) di agibilità. Per quanto mi riguarda attendo da oltre dieci anni di sapere se un consistente pacco di miei libri di musicologia donati alla biblioteca sono stati inventariati e catalogati: le mie richieste non hanno mai ricevuto la risposta di un bibliotecario. Ho creduto che stesse per aprirsi ai miei occhi un nuovo orizzonte, ma ben presto ho appurato che anche per te la notizia altro non era che un annuncio. Tuttavia, con la generosità che ti distingue, hai voluto assecondare la mia richiesta di chiarimenti al meglio delle possibilità consentite e, prima del mio ritorno a Roma, hai fatto in modo che io potessi verificare lo stato della biblioteca e dell’archivio, guidato da un gruppo di attenti operatori e fruitori della cultura locale: Daniela Di Bello,  consigliere delegato al Turismo e Commercio dell’attuale Amministrazione; Antonio Tateo, ex amministratore molto informato sulle vicende politico-amministrative di Turi; Giovanni Lerede, attivo studioso locale e ottimo divulgatore culturale;  l’architetto Flaviano Palazzo, caposettore Ufficio Tecnico del Comune di Turi.

Grande è stata la mia meraviglia nell’appurare che l’imponente edificio di piazza Gonnelli è totalmente agibile e che tutto il materiale oggetto della visita giace nei luoghi deputati, conservato nella migliore condizione possibile. L’archivio storico, la biblioteca, il fondo gramsciano sono ben conservati, anche se – come si dimostra qui più avanti – non risultano giuridicamente tutelati. La sezione più delicata, quella riguardante i documenti politico-amministrativi antichi, presenta i faldoni in buon ordine nelle teche predisposte, con la collocazione progressiva degli atti archivistici, corredata da relativi inventari di riferimento. Notevole è la dotazione di armadi metallici con piani scorrevoli per la consultazione delle antiche grandi mappe catastali urbanistiche e dei terreni; preziosa anche la collezione delle delibere per la ricostruzione della vita politica cittadina, il tutto ben conservato in armadi metallici appositi e sicuri. Insomma ho potuto valutare che è stato fatto un lavoro eccellente da parte di una squadra di operatori competenti, uniformata ai più aggiornati metodi dell’archivistica e della biblioteconomia. Il plauso va alle amministrazioni che nel tempo hanno salvaguardato l’immenso valore del patrimonio culturale e della memoria amministrativa. Comprendo bene l’annuncio del Sindaco e penso che nulla osti all’attuazione del rilevante progetto presentato alla Regione, di cui prima o poi verremo a conoscenza e sul quale potremo meglio argomentare. Per ora, però, non posso esimermi dall’esprimere vivo rammarico per il blocco totale e ingiustificato dell’attività e non posso escludere che l’azione del sindaco sia riparatoria rispetto all’effettiva mancanza di tutela nei termini richiamati dall’articolo 9 della Costituzione italiana. Il principio fondamentale di tale articolo introduce l’obbligo di assumere l’istituto giuridico della tutela a favore della promozione della cultura e della ricerca e non ammette impedimenti di sorta nello sviluppo e nell’esercizio dell’attività di promozione culturale connessa. In altri termini la biblioteca e l’archivio devono essere fruiti, aperti al pubblico proprio in obbedienza alla richiamata tutela del patrimonio culturale disponibile. Da anni i lavori murari sono stati portati a termine, e da anni i fondi librari e archivistici sono stati ricollocati ove si trovavano. Non è sufficiente per quietare le coscienze: anche se ben conservati i libri e i documenti sono di natura cartacea e, nel nostro caso, databili per lo più all’Ottocento. Questo comporta che il supporto della scrittura sia materiale sensibile, più facilmente deperibile rispetto a quello più antico (carta di stracci o pergamena) in quanto prodotto con la cellulosa (entrata a metà di quel secolo definitivamente nella fabbricazione della carta). Ne consegue che tutto il fondo avrebbe bisogno di essere digitalizzato partendo dai documenti più importanti. Nel contempo occorrerebbe installare strumenti per la stabilità dell’umidità relativa poiché il fondo intero rischia di polverizzarsi nel tempo con le continue oscillazioni climatiche imposte dalle temperature esterne. Ora, se si considerano i documenti dell’archivio di Turi un bene imprescindibile per la ricostruzione della memoria storica, e se la sua collezione libraria gramsciana costituisce una ricchezza autentica su cui fondiamo il nostro sapere e la conoscenza della formazione del genio politico, perché non si intraprende la giusta strada per acquisire fondi per la digitalizzazione? E per quali ragioni non si ottempera al dettato della Costituzione?

il paese’, caro direttore, dimostra ormai da anni che Turi è un importante centro di studi per la cultura locale (e non solo). Sono in molti a scrivere di storia, di costume, di linguaggio, di tradizione. E lo fanno bene, con professionalità sempre crescente, inducendo interessi che aprono orizzonti nuovi. L’assenza di autentica tutela può ingenerare una crisi grave nella ricerca: la squadra di generosi ricercatori che insegue la storia con passione e amor patrio rischia di rifugiarsi nei documenti già noti. La ricerca ha invece bisogno di nuove fonti (i documenti) e di bibliografia sempre aggiornata (i libri). Perché mancano ancora l’archivista e il bibliotecario? Sono certo che in attesa del compimento del grande progetto annunciato si potrebbe percorrere la via del volontariato o dell’assegnazione mansionaria a contratto, magari limitata a una apertura in giorni alterni.

Ti ringrazio per l’aiuto e la comprensione e prego la redazione del tuo magazine di un cenno per mantenere attenzionata la situazione.

Francesco Luisi *   

*Ordinario di Storia della Musica e di Paleografia musicale all’ Università di Parma
Diploma di specializzazione in Paleografia e Filologia rilasciato dall’Università di Pavia
Idoneità Concorso nazionale come Bibliotecario di Conservatorio.
Docente di Paleografia polifonica e Prefetto della Biblioteca del Pontificio Istituto di Musica Sacra. ‘Premio Turi’ 2009.

Didascalie foto: l’apetto desolante della Biblioteca e dell’Archivio comunale, chiusi da diversi anni. Al centro: il prof. Francesco Luisi (foto tratta dalla ‘Antologia del Premio Turi’)

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Il Festival del Belcanto di Turi chiude con successo di pubblico la stagione estiva 2026. Un plauso al M° Ferdinando Redavid e all’Accademia ‘Chi è di Scena!?’

La sera di lunedì 3 agosto, nella piazzetta Gonnelli nel Centro Storico di Turi, si è conclusa la XVI° edizione del Festival del Belcanto, nella sua sessione estiva, con uno degli eventi da sempre più attesi della rassegna. La consegna dell’ambito “Premio del Belcanto” 2026, riconoscimento dedicato agli artisti pugliesi che si distinguono o si sono distinti nel panorama lirico internazionale, quest’anno assegnato al soprano Rachele Stanisci: interprete di straordinaria eleganza e profondità espressiva, protagonista tutt’ora nei più prestigiosi teatri del mondo, con interpretazioni di ruoli di straordinario rilievo; titolare inoltre della cattedra di Canto presso il Conservatorio ‘Giovanni Paisiello’ di Taranto, attività che le consente di trasmettere quotidianamente alle nuove generazioni il valore della grande lirica, il sacrificio e l’umiltà nel costante lavoro. Durante la consegna del premio, la Stanisci ha detto: “Sono molto onorata e felice di ricevere questo prestigioso riconoscimento. Il belcanto ha segnato profondamente il cuore del mio percorso artistico: ho avuto il privilegio di interpretare opere di compositori come Rossini e Verdi, che hanno lasciato un’eredità straordinaria nel panorama culturale italiano, ammirata in tutto il mondo”. Prima e dopo la consegna del Premio, realizzato dall’artista Fabio Basile, la serata è stata impreziosita da un raffinato programma musicale che ha attraversato alcune delle più celebri pagine del repertorio operistico, con arie e duetti tratti da Puccini, Verdi, Mozart, Bellini, Mascagni, Cilea e Offenbach, interpretate dalla Stanisci insieme ai suoi più promettenti allievi Marianna Luongo, Nadia Spagnolo, Valentina Abbondanza e Oronzo D’Urso, con l’accompagnamento al pianoforte di Gabriele Pedone.

Il Festival del Belcanto da ben 16 anni si conferma tra gli appuntamenti di riferimento della scena culturale pugliese, promosso come sempre dall’Associazione Chi è di scena!? e dal suo direttore artistico il M° Ferdinando Redavid, realizzato con risorse del Fondo di Rotazione della Regione Puglia, del Comune di Turi edei main sponsor Cultura&Armonia e Willy Green Technology. Il 22 luglio, nella prima delle tre serate incluse nel calendario di questa torrida estate, presso l’atrio dell’Oratorio ‘Maria SS. Ausiliatrice’ di Turi protagonisti sono stati i ‘The Four Italian Tenors’, formazione nata nel 2018 con l’intento di portare la grande tradizione della musica italiana nei principali teatri di America, Europa e Asia, riscuotendo ovunque un grandissimo successo di pubblico e critica. I tenori, Alessandro Fantoni, Angelo Forte, Gianni Leccese e Ugo Tarquini – voce già conosciuta a Turi, per l’interpretazione del ruolo di Turiddu nella Cavalleria Rusticana andata in scena per il Festival nel 2025 – hanno presentato uno spettacolo di respiro internazionale intitolato “Un amore così grande”, celebrando l’eccellenza della tradizione musicale italiana: da quella operistica sino a quella napoletana, fino ai grandi classici della canzone italiana. Per l’occasione i ‘The Four Italian Tenors’, sono stati accompagnati dalla rinomata Orchestra Filarmonica Pugliese diretta dal M° Lorenzo Bizzarri.

Sabato 1 agosto, sempre nella cornice dell’Oratorio turese, messo a disposizione dal parroco don Giuseppe Dimaggio, la grande musica del Festival è tornata a manifestarsi con la messa in scena de “La Traviata”, opera lirica tratta dal romanzo “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas figlio, con riduzione in libretto da parte di Francesco Maria Piave. È un’opera in tre atti del compositore Giuseppe Verdi considerata parte della cosiddetta “trilogia popolare” verdiana insieme a “Il Trovatore” e a “Rigoletto”. La sua prima rappresentazione a Venezia il 6 marzo 1853 non rivelò il successo che l’autore si attendeva, vuoi per gli interpreti vocalmente carenti vuoi per il soggetto allora considerato altamente scabroso dalla società borghese del tempo. Il 6 maggio 1854, in una versione rielaborata e con interpreti di miglior qualità, sempre a Venezia, diretta dal compositore essa riscuote finalmente il meritato successo. In tutte le grandi città, l’opera dovette essere rimaneggiata dalla censura con alcuni pezzi totalmente stravolti, finché per rifuggire alla censura l’ambientazione dell’opera venne spostata dal XIX al XVIII secolo. Da quel momento la fama non abbandonerà più l’Opera, ad oggi ancora la più rappresentata al mondo. In quest’opera il compositore e il librettista, raggiungono una fusione davvero perfetta, quasi miracolosa, di elementi innovativi e tradizionali, dando vita ad una drammaturgia articolatissima, in cui non vi è un solo nodo principale, ma più conflitti uno per ogni atto, che vedono il confronto tra l’amore, da una parte e una forza di volta in volta diversa, e sempre più potente e inesorabile, dell’altra.

La serata è stata presentata da Ivana Pantaleo, come del resto anche gli altri due appuntamenti del Festival, in una conduzione elegante e per certi versi appassionata. Nella direzione dell’Orchestra del ‘Taranto Opera Festival’ il M° Ferdinando Redavid ha valorizzato ogni sfumatura orchestrale regalando al pubblico quei crescendo emotivi che rendono la musica di Verdi così universalmente amata e riconoscibile anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’opera lirica, dosando al contempo con equilibrio i momenti di slancio lirico e quelli di maggiore introspezione dei personaggi. Al soprano Laura Esposito, al debutto nel ruolo della protagonista ‘Violetta Valéry’ va il plauso generale per l’altissima prova fornita nel restituire con intensità l’intera parabola umana e drammatica del personaggio verdiano per eccellenza, uno dei ruoli più amati e al tempo stesso più impegnativi dell’intero repertorio operistico. Al suo fianco, il tenore Nico Franchini ha saputo restituire con autenticità, sia l’entusiasmo giovanile di ‘Alfredo Germont’ sia la disperazione più cupa del giovane innamorato rendendolo credibile e sinceramente coinvolgente. Un ritorno a Turi, per Cesare Kwon, lo scorso anno nel ruolo di ‘Alfio’ nella “Cavalleria Rusticana”, quest’anno nel ruolo non semplice di ‘Giorgio Germont’, padre di Alfredo che in una prova di spessore interpretativo ha incarnato con autorità e umanità il conflitto morale del padre che si contrappone all’amore del figlio, salvo poi essere travolto dal pentimento nel momento in cui comprende le conseguenze delle proprie azioni. Di rilievo anche la performance del soprano Marcella Diviggiano alle prese con il ruolo della raffinatissima ed esuberante ‘Flora Bervoix’, riflesso impoverito del personaggio di ‘Violetta’, rispetto al quale manca di carisma e di profondità emotiva. Il soprano ha evidenziato con la propria performance il ruolo di ‘Flora’ ancorato all’animazione del proprio ceto borghese ed agli spazi della mondanità, accentuando ulteriormente l’isolamento e la condanna morale subita da Violetta.

Hanno completato il cast: Nadia Spagnolo (Annina), Mauro Scalone (Gastone), Guo Yongchen (Barone Douphol), Mario Patella (Marchese d’Obigny), Alessandro Arena (Dottor Grenvil), Giuseppe Lonigro (Domestico di Flora e Commissionario) e Francesco Torro (Giuseppe), con prestazioni perfettamente inserite nell’economia dello spettacolo. In scena anche il Coro del Taranto Opera Festival in collaborazione con il Coro Tarenti Cantores, diretto da Tiziana Spagnoletta, perfettamente inseriti nel disegno registico. Precisi negli attacchi, compatti nell’emissione e sempre partecipi all’azione scenica, hanno saputo conferire ulteriore forza espressiva alle grandi pagine corali dell’opera, ricevendo convinti consensi dal pubblico. L’ottima regia di Luigi Travaglio e le scenografie di Damiano Pastoressa sono riusciti nell’intento di garantire la trasmissione al pubblico della profondità del messaggio insito ne ‘La Traviata’. Hanno inoltre collaborato alla produzione: Gabriele Pedone (Maestro collaboratore), Angela Massafra (Direttore di palcoscenico), Arianna De Pasquale (Maestro ai sopratitoli), Meghy Costumes D’Epoque e Formediterre (Costumi), Anna La Neve (Coreografa e ballerina), Butterfly Dance Academy (Corpo di ballo).

Nelle tre serate del Festival del Belcanto di Turi, i riscontri di pubblico hanno superato le aspettative degli organizzatori, certificando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il rilievo regionale della rassegna, la capacita di coniugare tradizione operistica con esibizioni di gran livello artistico e l’ancor più importante valorizzazione dei moltissimi talenti pugliesi, provenienti dai migliori conservatori regionali, in una regione, la Puglia, con il maggior numero di Conservatori di Musica. Allo staff di Chi è di scena?! e al suo direttore artistico Redavid i nostri complimenti per l’impegno profuso nel voler fare di Turi una ‘città della lirica’ mediante una progettazione culturale e artistica validissima, che ha consentito di partecipare e vincere il bando regionale. Fatto, quest’ultimo, che dovrebbe spingere l’intera comunità turese, e l’Amministrazione Comunale in primo luogo, ad appoggiare senza remore questo importante appuntamento musicale. Il rischio serio, altrimenti, è quello di vedere il ‘Belcanto’ trasferirsi in altre realtà, perché, questo è certo, i suoi promotori non lasceranno sfiorire la propria creatura.

Pietro Pasciolla

Didascalie Foto di Giorgio Amato e Elisabetta Gargano: 1) Serata del 3 agosto – Consegna del Premio Belcanto 2026 al soprano Rachele Stanisci; 2) – I The Four Italian Tenors, Alessandro Fantoni, Angelo Forte, Gianni Leccese e Ugo Tarquini si esibiscono il 22 luglio; 3) Coro del Taranto Opera Festival & Coro Tarenti Cantores inscenano “Noi siamo zingarelle”; 4) Il Maestro Lorenzo Bizzarri dirige l’Orchestra Filarmonica Pugliese nella serata del 22 luglio, accompagnando i The Four Italian Tenors.

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Turi onora la Scuola musicale napoletana e il suo fondatore. Due serate culturali all’Auditorium nel segno di Giovanni Maria Sabino, maestro e compositore turese

Domenica 26 luglio 2026, l’Auditorium Comunale, con una scelta dell’Amministrazione comunale dal forte valore culturale e identitario, è stato intitolato al Maestro Giovanni Maria Sabino, restituendo finalmente ed ufficialmente il giusto riconoscimento a uno dei figli più illustri della comunità turese, considerato il fondatore ante litteram della grande Scuola musicale napoletana. Quel Sabino che accolse nel Mezzogiorno le innovazioni del primo Barocco, avvicinandosi al nuovo stile recitativo e alla musica di Claudio Monteverdi, il quale lo volle partecipe della propria prestigiosa raccolta veneziana “Ghirlanda sacra”. Nell’innovazione musicale del tempo improntata all’abbandono dello stile polifonico, le opere del compositore turese rappresentano un pilastro fondamentale nella ricerca continua verso il nuovo stile del Mottetto concertato con basso continuo e parti strumentali obbligate, aprendo di fatto la strada alla grande stagione della Musica napoletana dei secoli successivi, antesignana della grande Scuola operistica italiana del XIX secolo, oggi riconosciuta ‘Patrimonio Unesco’.

Brevemente si ricorda che Giovanni Maria Sabino, riceve il battesimo a Turi il 30 giugno 1588, settimo dei dieci figli di Francesco Sabino e Caterina Cecire. Nel 1602, ancora giovanissimo, riceve la prima tonsura nella Collegiata di Turi e poco dopo si trasferisce a Napoli, probabilmente grazie all’interessamento della famiglia Moles, allora feudataria del paese. Nella capitale del Regno studia Musica con il canonico Prospero Testa. La sua carriera musicale lo conduce alla guida di alcune delle più prestigiose istituzioni napoletane. Sarà infatti maestro di cappella e direttore musicale del Conservatorio della Pietà dei Turchini, maestro nella chiesa di Santa Barbara a Castel Nuovo, organista e maestro di cappella presso la monumentale Chiesa dei Girolamini e dal 1634 maestro di cappella della Santa Casa dell’Annunziata di Napoli. Insegna canto figurato nel Conservatorio di Santa Maria di Costantinopoli. Muore a Napoli nei primi giorni dell’aprile 1649. Nella sua lunga carriera forma musicisti destinati a proseguire la catena didattica maestro allievo che si dipana per tutto il Seicento e Settecento, e con essi lo sviluppo della Scuola Napoletana.

Un grazie da turese, va senz’altro al dott. Paolo Valerio autore delle approfondite e costanti ricerche archivistiche e biografiche sul noto compositore turese. Un lavoro paziente che Valerio porta avanti con l’Ensemble Giovanni Maria Sabino dal lontano 2004; una ricerca quasi archeologica della memoria scomparsa del nostro illustre concittadino, che ha permesso di ricostruirne la vita, la famiglia e l’attività musicale. Grazie a Valerio si deve anche la voce dedicata alla famiglia di musicisti Sabino nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, pubblicata nel 2022.

Interessante per certi versi, nella serata commemorativa, l’intervento del musicologo turese prof. Francesco Luisi, il quale ha posto l’accento sugli aspetti essenziali verso cui dirigere l’approfondimento storico e critico musicale sulla figura dell’illustre compositore. Elementi di studio che debbono poi poter essere le fondamenta di un’ambiziosa programmazione culturale di ampio respiro sul nostro Sabino e tutti i suoi illustri successori pugliesi, che grande fecero la Scuola Napoletana, mediante un Festival che li riscopra ponendo l’accento sul ruolo decisivo del Maestro G. M. Sabino.

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Nella serata del 2 agosto, presso l’Auditorium ‘G.M. Sabino’, l’Ensemble Barocco ‘Giovanni Maria Sabino’, in linea con il suo ventennale operato di riscoperta e valorizzazione del patrimonio musicale della Scuola musicale napoletana del Sei-Settecento, ha portato in scena, con il contributo economico del Comune di Turi, nell’ambito del Festival ‘Giovanni Maria Sabino’, l’opera buffa “La furba e lo sciocco” del compositore Domenico Sarro (Trani 1679 – Napoli 25 gennaio 1744), uno dei tanti celebri musicisti susseguitisi grazie ad una catena didattica maestro-allievo inaugurata proprio dal nostro Giovanni Maria Sabino.

Maestro di cappella nel Pio Monte della Misericordia e in S. Paolo Maggiore, dal 1704, il Sarro, con l’avvento degli austriaci nel Regno di Napoli viene estromesso dalla cappella reale, ma di fatto proprio nella Napoli asburgica si impone disertando i conservatori, e ricorrendo alle abbondanti committenze nobiliari. Il compositore, domina il mercato musicale partenopeo, a proprio agio sia nella scrittura sacra con oltre una ventina tra chiese, monasteri e congregazioni puntualmente rifornite di musiche, sia nei diversi generi teatrali. Il 2 febbraio 1724, musica il primo e memorabilissimo dramma del giovane poeta romano Pietro Metastasio: la “Didone abbandonata” (con gli intermezzi buffi “Donna” e “Nibbio”). Nel 1737 ottiene l’incarico di stendere la partitura di Achille in Sciro”, su testo di Metastasio, per l’inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli, voluto da Re Carlo III di Borbone come grande spazio di rappresentazioni artistiche e di rappresentanza politica e simbolica.

L’opera portata in scena dall’Ensemble ‘Giovanni Maria Sabino’ a Turi, appartiene a quel particolare genere musicale utilizzato nella prima metà del Settecento per allietare gli intervalli delle opere serie in genere composte da tre atti. L’intermezzo buffo veniva suddiviso in due parti: la prima andava in scena nell’intervallo tra il primo ed il secondo atto, mentre la seconda parte tra il secondo ed il terzo atto.

La prima dell’intermezzo buffo “La furba e lo sciocco” scritto su libretto di Tommaso Mariani, va in scena il 7 gennaio 1731 presso il teatro di San Bartolomeo in Napoli, quale intermezzo dell’opera seria “Artemisia” composta sempre da D. Sarro su libretto di Apostolo Zeno e Tommaso Mariani.

Le musiche sono state eseguite dal vivo per l’occasione dall’Ensemble barocco ‘Giovanni Maria Sabino’, diretto da Paolo Valerio, che ha curato anche la trascrizione dell’opera a partire dal manoscritto originale conservato nell’archivio musicale del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.

“La furba e lo sciocco” si basa su un intreccio semplice e convenzionale, che evidenzia il contrasto tra la scaltrezza della giovane intraprendente madama Sofia e la dabbenaggine del vegliardo danaroso e scimunito conte Barlacco. La musica di Sarro è piena di fuoco e si dipana con respiro agile e vario, molto incline a potenziare gli effetti suggeriti dal testo poetico come ad esempio il trattamento onomatopeico alle due arie di Barlacco. Nella vocalità piuttosto semplice di questa creazione, la dimensione comica trova la propria cifra in una piacevole diatriba fra sessi, con compiaciuti scivolamenti verso la comicità, la bizzarria. Gli interpreti hanno colto e assecondato lo spirito che caratterizza la composizione sarriana: il soprano Elena Finelli dal timbro nitido, con un’intonazione precisa e “verve” piacevolmente maliziosa e ammiccante; il basso/baritono Francesco Masilla, molto efficace, che conferisce al protagonista maschile una schietta connotazione farsesca. Il tutto accompagnato dalla innata verve canzonatoria delle due comparse mimo, Irene Mastronardi e Pasquale Del Re. A firmare le scene e il trucco è stata la scenografa turese Ambra Di Noia, con le coreografie di Maria Caterina Carenza e i costumi di cantanti, mimi e comparse a cura di “Il labirinto” di Angela Carbonara.

È stata una piacevolissima serata d’agosto, in cui il numeroso pubblico turese piacevolmente divertito ha respirato l’aria delle rappresentazioni buffe della Napoli settecentesca, riempendo oltremodo il contenitore culturale turese. L’Amministrazione comunale dovrà, per forza di cose, cercare alla svelta nuove risorse per i lavori di recupero anche dell’atrio adiacente l’Auditorium ‘G.M. Sabino’, in modo da garantire una fruizione completa della struttura ed un suo più ampio utilizzo per opere di questa portata.

Pietro Pasciolla

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Impact Forum Giovani. A Turi si discute di capitalismo, crescita e ambiente

Nella serata del 21 maggio 2026, a Turi, presso l’Auditorium comunale, si è tenuto un interessante confronto su temi di grande attualità: capitalismo, crescita e ambiente. L’incontro è stato promosso da Students For Liberty, organizzazione libertariana internazionale no profit, e dall’Associazione culturale Impact Forum Giovani di Turi.
Un dibattito vivace, che ha visto confrontarsi l’on. Patty L’Abate (economista e deputata del Movimento 5 Stelle) e Pietro Borsari (direzione nazionale dei Radicali Italiani e +Europa), brillantemente moderati da Mario Tateo (segretario di Impact e delegato territoriale di SFL), il quale ha saputo arricchire il confronto con spunti e riflessioni che hanno contribuito a rendere il dibattito serrato e particolarmente interessante per un pubblico prevalentemente giovane, interessato e partecipe. Ha contribuito ad arricchire ulteriormente il confronto anche l’intervento del Sindaco Giuseppe De Tomaso, che ha stimolato i relatori proponendo ulteriori prospettive di approfondimento e discussione.


Le diverse posizioni illustrate, pur nella loro differenza, hanno condotto i relatori a condividere un punto fondamentale: la crescita economica non coincide necessariamente con un danno ambientale. La tecnologia, se utilizzata correttamente, può persino produrre effetti opposti rispetto a quelli comunemente immaginati, consentendo un utilizzo più efficiente delle risorse, che restano e resteranno limitate. Molto dipenderà dall’uso che l’uomo saprà farne e dal coraggio di intraprendere percorsi che fino a pochi anni fa venivano esclusi a priori, spesso per scarsa conoscenza o pregiudizi, come nel caso dell’energia nucleare.


Un’altra conclusione di pari rilievo emersa nel corso del dibattito riguarda il tema della sovranità energetica: oggi l’energia rappresenta un elemento decisivo per l’autonomia di una nazione, e una comunità realmente libera non può prescindere da una adeguata autosufficienza energetica.
Per qualche ora, chi ha partecipato all’evento ha respirato un’energia nuova e positiva, grazie a questa iniziativa dei nostri giovani che parlano di futuro con competenze, preparazione e una maturità non scontata.

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Si è conclusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto di Turi. Un plauso al M° Redavid per il serio impegno alla divulgazione della grande Musica

Si è chiusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto, con l’attesissimo evento conclusivo invernale, tenutosi in un duplice appuntamento presso il Teatro Rossini di Gioia del Colle nella serata del 29 dicembre e presso l’Auditorium di Via Indro Montanelli a Turi, nella serata successiva del 30 dicembre. Appuntamento realizzato con il patrocino del PACT “Polo Arti Cultura Turismo Regione Puglia” e del Comune di Turi, con la sinergia e collaborazione fra il Taranto Opera Festival condotto dal direttore artistico Paolo Cuccaro e l’Associazione Chi è di Scena?!, diretta da Ferdinando Redavid, con il sostegno economico di Cultura & Armonia Aps e di Willy Green Technology Srl. Il Concerto dal titolo “Beethoven, il Mito!!!” ha visto la celebrazione del genio e dell’umanità del compositore di Bonn, attraverso alcune delle sue più celebri pagine orchestrali. La serata ha avuto inizio dopo la presentazione del programma della serata al pubblico da parte della presentatrice Ivana Pantaleo.

L’introduzione alla musica del genio di Bonn è stata affidata alla celebre “Romanza in Fa Maggiore per violino e orchestra N2. op.50”, conosciutissima e molto utilizzata come sottofondo in molte campagne pubblicitarie, presentatasi all’ascolto per la sua proverbiale melodia elegante, sciolta e luminosa, con il buonissimo fraseggio del violino della solista Cristina Ciura, passionale e cangiante nelle sue espressioni, con il sostegno drammaturgico dell’Orchestra.

Nel Festival del Belcanto non poteva però mancare quello che può essere considerato l’unico vero contributo beethoveniano al mondo, ormai volto verso il tramonto, dell’opera seria metastasiana. Nell’aria da concerto “Ah perfido”, tratta dall’Achille in Sciro di Pietro Metastasio, Van Beethoven rende un perfetto tributo al genere ed apporta una cura finissima nel dettaglio della partitura, col recitativo attentissimo alle sfumature semantiche del testo. Il risultato è quello in cui la voce della solista si piega verso una vera e propria prova di “bravura”, con scale e arpeggi che esprimono il versante più aggressivo e le lacerazioni interiori dell’eroina metastasiana, magistralmente interpretata dal soprano Valentina De Pasquale che, con lusinghe e minacce, implora il suo eroe di non abbandonarla. Ma il pezzo forte della serata non poteva che essere l’esecuzione della “Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67”, una delle opere più importanti e celebri della storia della musica, che pure ha avuto una particolarissima storia iniziata non bene a Vienna il 22 dicembre 1808, data della sua prima esecuzione, tra innumerevoli altri brani. Infatti, nella prima, la difficoltà delle composizioni, un numero insufficiente di prove, la lunghezza del programma e il freddo del teatro ne decretarono un mezzo fiasco, tanto da far scrivere a qualche critico che «Nessuno è profeta in patria».

Nella celebre opera, conosciuta come “Sinfonia del Destino” il compositore sviluppa un tema filosofico, quale l’allegoria del percorso esistenziale dell’Uomo, dall’oscurità alla luce, mediante la lotta e la vittoria finale, asservendo la Sinfonia al concetto da esprimere. In essa non sorprendono le iconiche quattro note iniziali (tre brevi e una lunga), per enunciare il “destino che bussa alla porta” secondo quanto riportato dal biografo Anton Schindler, quanto invece la capacità del Maestro, di ricavare dal motivo iniziale non solo il primo movimento, ma in un certo qual modo, l’intera sinfonia, dove lo stesso funge da elemento unificante, rappresentando la manifestazione ineluttabile delle avversità con particolare riferimento alla crescente sordità del compositore.

Nel primo movimento “Allegro con brio” al tema iniziale molto incisivo, si contrappone un secondo tema più melodico e rilassato, giocato sull’alternanza fra i fiati e gli archi, che lascia presto il passo allo sviluppo con la tensione che cresce rafforzata anche dal suono delle trombe. Nel successivo “Andante con moto” una melodia innocente, affidata ai violoncelli ed ai contrabbassi apre una pagina del tutto diversa. Anche qui Van Beethoven gioca utilizzando gli archi in contrapposizione ai legni, come in un meraviglioso dialogo. È un momento di transizione, in cui qualcosa comincia a manifestarsi tra momenti di quiete e momenti di forza, fino a giungere alla conclusione: dove si manifesta la volontà di vincere il Destino. Nel terzo movimento “Allegro”inizia la battaglia, introdotta dai corni dopo una breve introduzione, molto cupa, dei violoncelli. È la battaglia titanica dell’individuo contro le forze ostili, sviluppata con un linguaggio musicale intenso e conciso, in cui vi è un episodio fugato molto coinvolgente e di difficile esecuzione, introdotto dai violoncelli e dai contrabbassi, al quale partecipano poi tutti gli archi. Il percorso della sinfonia non si ferma al conflitto. Attraverso i quattro movimenti, si assiste a una progressione che culmina nel trionfo finale. Il passaggio dal tono cupo e drammatico del primo movimento vede nel movimento, quarto “Allegro-Presto” la voce degli archi spegnersi per dare inizio ad un rapido crescendo che non ha eguali. La conclusione luminosa e maestosa in Do Maggiore del finale simboleggia la vittoria dello spirito umano, della perseveranza e della speranza sul destino. Quello che Van Beethoven ci lascia è un messaggio morale nel quale l’uomo deve combattere i condizionamenti naturali agendo secondo la propria ragione per realizzare il proprio potenziale.

Un plauso va al direttore artistico del Festival del Belcanto, il M° Ferdinando Redavid per la conclamata capacità di organizzare momenti di seria divulgazione musicale nella nostra Comunità, riconosciuti ormai ovunque. Un plauso anche per la capacità di studio e fedele interpretazione della partitura che richiede una preparazione profonda che va alla ricerca soprattutto anche della storicità del compositore, di quello che ha composto, della sua vita, nel caso in particolare della sordità del compositore e della sua genialità nella partitura.

Un suggerimento che mi sento di dare, è quello di diffondere tra i partecipanti alle serate, istituzioni comprese, la conoscenza del “Galateo del Teatro”, in modo da incentivare la puntualità; il non entrare in sala durante la rappresentazione, aspettando l’intervallo; il silenzio assoluto durante l’esecuzione; l’applaudire solo alla fine dei movimenti o dell’atto per non disturbare e rispettare artisti e pubblico, in modo da garantire una migliore fruizione esperenziale dell’ascolto.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto: 1-2) Il M° Redavid dirige la “Sinfonia del destino”; 3) Valentina De Pasquale, soprano; 4) Cristina Ciura, violinista.

Don Emanuele ordinazione due

Don Emanuele De Michele ordinato presbitero. Turi in festa per il nuovo sacerdote

La Comunità religiosa e cittadina di Turi è in festa. Infatti, ai Primi Vespri della II Domenica di Natale, nella giornata di sabato 3 gennaio 2026, si è svolta la cerimonia di Ordinazione Presbiterale di un figlio adottivo della nostra Comunità Turese, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Conversano gremitissima di fedeli turesi ed alla presenza delle Autorità Civili. A riceverla, il Diacono Don Emanuele De Michele, mediante l’imposizione delle mani da parte di Mons. Giuseppe Favale, Vescovo della Diocesi Conversano-Monopoli.

Lo scorso 8 marzo 2025, il giovane seminarista nella nostra Chiesa Madre straripante di popolo, alla presenza di circa 45 tra sacerdoti e diaconi, era stato ordinato Diacono.

Don Emanuele, originario della provincia di Avellino ma a Turi dall’età di 6 anni, è cresciuto in seno alla Comunità parrocchiale della Chiesa di Santa Maria Assunta di Turi, dove ha manifestato la volontà di seguire la chiamata del Signore ed intraprendere il cammino di preparazione al Presbiterato. A chiusura del suo percorso diaconale, Don Emanuele ha avuto modo di svolgere il proprio servizio presso la Basilica di San Pietro durante la Messa della Notte di Natale 2025 celebrata da Papa Leone XIV.

In preparazione all’Ordinazione gli anni del Seminario sono stati per lui “un vero e proprio laboratorio, umano, spirituale, culturale, pastorale, che gli hanno donato un tempo e un luogo per potersi mettere in gioco, conoscendo potenzialità e limiti, aprendosi alle relazioni autentiche, imparando a riconoscere il passaggio di Dio nella sua vita e crescendo di giorno in giorno nell’amicizia con Gesù, nella docilità all’azione dello Spirito Santo”. Durante il rito di ordinazione, il Vescovo gli ha consegnato l’impegno di conformare la sua vita alla croce di Cristo, imparando a non trattenere nulla per sé ma a donarsi totalmente, svuotandosi per amore come ha fatto Gesù.

Nel suo discorso, il neo Presbitero ha richiamato più volte un verso risuonante nel Vangelo di Giovanni (Gv 13:31-33a, 34-35) “La Gloria di Dio è l’Uomo in Piedi”, richiamando il concetto che  Dio è glorificato quando l’uomo vive pienamente, realizzando l’amore e la comunione con Lui, diventando testimone della sua grazia e portando la vita di Cristo nel mondo. Un concetto sposato da Don Emanuele, il quale ha aggiunto: “Il cammino di conformazione alla Croce di Cristo, seppur in mezzo ai miei limiti e alle cadute, mi permetta sempre di dire, con le parole di don Tonino Bello: “Prenditi tutto di noi, Signore, per il bene dei nostri fratelli”.

Il giorno successivo all’Ordinazione, domenica 4 gennaio, nella Chiesa Santa Maria Assunta in Turi,Don Emanuele De Michele ha presieduto la sua Prima Celebrazione Eucaristica, affidando il Suo Presbiterato alla SS.ma Madonna di Terrarossa. A Don Emanuele, la Redazione de ‘il paese’ augura un cammino illuminato e sorretto dal Signore affinché possa donarsi totalmente.

Pietro Pasciolla

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TuriBorgoAntico: il nuovo portale e la DMO che ridisegnano il destino di Turi

Ci sono luoghi che hanno bisogno di essere raccontati. Luoghi che custodiscono memorie, tradizioni e identità, e che chiedono soltanto di essere riscoperti con occhi nuovi. TuriBorgoAntico nasce proprio da questa esigenza, con l’ambizione di dare voce al cuore storico di Turi, celebrarne la bellezza e trasformare il Borgo in un punto di riferimento vivo e dinamico, capace di attrarre e unire.

Il progetto porta la firma di Graf S.r.l., startup innovativa impegnata nel marketing territoriale, guidata dalla visione della sua CEO Francesca Colombo. È stata lei a immaginare per prima un futuro digitale e organizzativo per il Borgo Antico di Turi, trovando il sostegno dei suoi soci che hanno creduto nel valore di questa sfida e hanno deciso di investire risorse, energie e competenze in un progetto condiviso.

Alla visione iniziale si è unita la collaborazione di Miriam Valentini, oggi Destination Manager di TuriBorgoAntico. Dopo dieci anni di esperienza internazionale nella gestione di relazioni, eventi e progetti, ha scelto di tornare a Turi per mettere le sue competenze al servizio della comunità e contribuire alla crescita del territorio.

Il risultato è un progetto che prende forma da un’idea chiara: creare un unico spazio digitale e organizzativo dove storia, cultura, gastronomia, artigianato ed eventi possano dialogare e crescere insieme. Il portale turiborgoantico.com diventa così la porta d’ingresso a questo mondo: uno strumento innovativo, pensato per cittadini, turisti e strutture locali, che raccoglie tutto ciò che Turi ha da offrire e lo racconta con autenticità e positività.

Ma TuriBorgoAntico non è soltanto un portale. È la DMO (Destination Management Organization) ufficiale del Comune di Turi: un organismo che ha la responsabilità di coordinare, pianificare e promuovere il territorio. La DMO rappresenta un passo decisivo per la comunità: mette in rete associazioni, istituzioni, strutture ricettive e operatori locali, favorendo la collaborazione e dando vita a un unico grande progetto condiviso. In questo modo, Turi può finalmente presentarsi al mondo come una destinazione integrata, coerente e competitiva.

Il portale e la DMO diventano quindi il motore di un più ampio progetto di valorizzazione: promuovere la storia e le bellezze del borgo, dalla Grotta di Sant’Oronzo al Carro Trionfale, alle chiese, le masserie, gli eventi del territorio, sostenere il turismo esperienziale e di qualità, rafforzare l’identità locale e offrire nuove opportunità a chi vive e lavora a Turi.

Con TuriBorgoAntico, Turi non solo racconta il suo passato, ma costruisce il suo futuro. Un futuro fatto di visione imprenditoriale, collaborazione e condivisione, capace di portare il nome del borgo ben oltre i suoi confini.

Oggi nel portale mancano ancora gli eventi: il dialogo con le associazioni è appena iniziato e la strategia non è quella di presentare soltanto gli ultimi appuntamenti del 2025, ma di guardare avanti. L’obiettivo è costruire con largo anticipo la programmazione 2026 e arrivare al BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano (febbraio 2026) con un calendario strutturato e coinvolgente, da mettere a disposizione dei B&B e dell’intero territorio per accogliere i visitatori in modo organizzato.

Il lavoro è ancora lungo: ad oggi è stata presentata solo una parte dell’offerta. Nei prossimi mesi l’impegno sarà quello di completare la pubblicazione dei contenuti di chiunque abbia qualcosa da offrire a un visitatore.

Nell’autunno i protagonisti diventeranno i B&B, che Graf S.r.l. intende incontrare per formalizzare tariffe condivise da portare ai tavoli di contrattazione turistica. L’obiettivo è costruire un’offerta che copra l’intero anno, e non solo i mesi estivi. Un B&B da solo non ha la forza contrattuale per incidere sul mercato: una camera non fa mercato. Ma organizzati insieme – come un vero e proprio albergo diffuso nel Borgo Antico – i gestori potranno proporre un’offerta competitiva e attrattiva, capace di trasformare Turi da semplice luogo di passaggio a destinazione protagonista.

Sempre in autunno prenderà il via la costruzione dell’identità social di TuriBorgoAntico, un progetto pensato per raccontare le bellezze del borgo e farle vivere virtualmente al mondo. Attraverso immagini, storie e contenuti coinvolgenti, i viaggiatori potranno sognare Turi, accendere il desiderio di visitarla dal vivo, assaporarne i profumi e i sapori, e camminare per le sue strade immerse sotto un cielo azzurro straordinario.

Fiore all’occhiello sarà poi l’offerta religiosa legata a Sant’Oronzo: dalla Grotta al “Cappellone”, la chiesa a sua protezione, dal Carro trionfale alla Festa Grande, fino alla Chiesa Madre con l’effigie e la reliquia del Santo. Una sezione fondamentale del sito, oggi in fase di studio, sarà dedicata a questo patrimonio spirituale, con l’obiettivo di proporlo ai visitatori online in maniera appassionante e dal vivo in modo organizzato. Questo percorso sarà sviluppato in collaborazione con la sezione “A. Pedrizzi” dei Bersaglieri di Turi.

«Avevamo promesso al Comune di accendere un riflettore su Turi nel più breve tempo possibile – spiega Francesca Colomboe dal 4 agosto al 4 settembre abbiamo lavorato senza sosta, sfidando il ritmo lento dell’estate, per dimostrare professionalità, passione e quella forza di volontà che costituiscono il nostro DNA. Il cuore del progetto è il dialogo con i protagonisti del territorio, vere e proprie perle preziose di un’unica collana. Incontro dopo incontro stiamo scoprendo una comunità straordinaria: i turesi sanno fare molto, e sanno farlo bene».

Il ruolo di Graf, sottolinea Colombo, è proprio quello di connettere i tasselli, raccogliere queste eccellenze e portarle ai tavoli di contrattazione. L’obiettivo è garantire una visibilità capace di coinvolgere il mercato B2C, insieme a un’offerta concreta e strutturata in grado di attrarre il turismo attraverso il canale B2B.

La sfida è ambiziosa, ma quando un progetto nasce per il bene e il futuro di una comunità i risultati non tardano ad arrivare. Perché quando è un’intera comunità a sognare insieme, i sogni iniziano davvero a trasformarsi in realtà.

Un sentito ringraziamento va al Comune di Turi per la fiducia dimostrata, nella persona del Sindaco Dott. Giuseppe De Tomaso, degli Assessori e di tutti i Consiglieri, in particolare al Consigliere al turismo Dott.ssa Daniela Di Bello, che hanno creduto fin da subito nel valore del progetto. Un ringraziamento speciale anche ai partner che hanno già deciso di accompagnarci in questa avventura: Casa Vinicola Coppi, Masseria Torrelunga, Frantoio Biologico San Domenico, Cantina dei Fragni, l’Associazione Il Viandante e TurPuglia, i primi a sostenere e accogliere con entusiasmo TuriBorgoAntico.

Comunicato Stampa Graf Srl

Didascalie foto: 1) Una veduta del Centro Storico di Turi – foto Giovanni Palmisano; 2) Il logo di TuriBorgoAntico; 3) La delegazione turese alla BIT – Milano (da sinistra): Lilli Susca (assessore), Daniela Di Bello (Consigliere delegato); Teresa De Carolis (assessore-vicesindaco); Giuseppe De Tomaso (Sindaco); Francesca Colombo (CEO Graf Srl).

da Sinistra - Settanni, Rinero, Kanynda, Colaianni, Pantaleo e Redavid

‘Cavalleria Rusticana’ e Domenico Colaianni protagonisti del Belcanto di Turi

Si è aperta sabato 26 luglio la XV edizione del Festival del Belcanto di Turi, rassegna ideata dal suo direttore artistico, il M° Ferdinando Redavid, e dall’Accademia Chi è di scena!?, con la messa in scena dell’opera emblema del verismo musicale italiano “Cavalleria Rusticana”, di Pietro Mascagni, presso l’atrio dell’ITC Pertini-Anelli di Turi, con il patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Turi, la collaborazione del Taranto Opera Festival e l’importante sostegno del main sponsor ‘Cultura e Armonia’, con la Willy Green Technology Srl.

La scelta dell’opera lirica da portare in scena è ricaduta nuovamente dopo la rappresentazione del 2021, sull’opera tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga, con riduzione in libretto da parte di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, e composta dal compositore livornese Pietro Mascagni, mentre risiedeva in terra di Puglia, nella bella Cerignola. L’opera risultata essere la vincitrice, nel 1888, del 2° Concorso per atti unici di compositori italiani esordienti, promosso da Edoardo Sonzogno editore della Casa editrice Musicale Milanese, venne rappresentata per la “Prima” il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma, divenendo un successo mondiale e aprendo la stagione del Verismo e della “Giovane Scuola Italiana” di cui Sonzogno fu il più attivo promotore, commissionando, pubblicando e allestendo anche all’estero numerose opere di altri compositori destinati a notevoli successi. La scelta è stata dettata dalle celebrazioni in questo 2025 dell’ottantesimo anniversario della morte del compositore livornese avvenuta il 2 agosto 1945, ed a proposito lo scrivente vuole ricordare brevissimamente la grande figura del professore Cesare Orselli, docente di “Storia del Teatro musicale e di Storia ed Estetica della Musica, autore della pubblicazione “Pietro Mascagni”, quale suo massimo studioso, purtroppo venuto a mancare nel marzo di quest’anno e che ricordo, proprio nel 2021 in occasione dell’XI Festival del Belcanto, nelle due serate preparatorie all’ascolto attento della Cavalleria rusticana, ci deliziò con la sua approfondita conoscenza sull’opera.

Raccontando della serata

Grande merito va dato al regista Luigi Travaglio che potendo anche avvalersi di uno scenografo del calibro di Damiano Pastoressa, non ha stravolto l’opera con quelle tanto diffuse regie minimaliste e scarnificate dei nostri giorni nostri, con rappresentazioni sistematicamente snaturate e decontestualizzate, garantendo nel nostro caso, invece tutta la necessaria profondità al messaggio dell’Opera, e all’evolversi del dramma, concetto questo che vede da qualche tempo, d’accordo buona parte della critica.

Le note del Preludio intonate dall’Orchestra del Taranto Festival, ottimamente diretta dal maestro Ferdinando Redavid, hanno introdotto il pubblico in punta di piedi nell’atmosfera sonnecchiante di del paese siciliano di Vizzini e delle sue campagne al primo albeggiare della Domenica di Pasqua, seguito dal suono delle campane a festa che scandisce il ritmo della vita di paese e riannoda i fili di quella società arcaico-rurale protagonista della novella verghiana, della quale la musica di Mascagni, riesce a incarnarne appieno gli odori, i colori, i sentimenti contrastanti e passionali, che l’accurata direzione del maestro Redavid, riesce a cogliere e trasmettere al pubblico. Sentimenti che divampano e tengono il pubblico col fiato sospeso nel vorticoso concatenarsi di eventi e tragiche fatalità, proprio come nella miglior tradizione del teatro greco-antico, con lo sviluppo della trama affidato attivamente anche al “Coro Tarenti Cantores” diretto dal M° Tiziana Spagnoletta, che con trasporto ha interpretato le arie, “Gli aranci olezzano” e “In mezzo al campo tra le spighe d’oro” con le donne appena uscite dalla chiesa e gli uomini tornati in paese dalle campagne. Magistralmente evocativa è stata l’aria “Inneggiamo, il Signor non è morto”(Regina Coeli), canto intriso della spiritualità e sacralità dei Riti della Santa Pasqua, alla quale si antepone il dramma carnale della passione e della gelosia ma anche del disonore e della vendetta che va ad aumentarne il ‘pathos’. I protagonisti entrano poco per volta in scena a partire da Turiddu interpretato magistralmente dall’ormai certezza nel panorama lirico nazionale, Ugo Tarquini, mentre intona la serenata dedicata a Lola intitolata “la Siciliana”, il tutto sotto gli occhi celati della sua fidanzata, un’atterrita Santuzza interpretata dalla straordinaria Valentina De Pasquale, la quale si reca presso la locanda di Mamma Lucia, madre di Turiddu, il cui personaggio è stato intensamente reso al pubblico, dall’esperta mezzosoprano turese Angela Alessandra Notarnicola, intenta a preparare il vino per i festeggiamenti che avranno luogo in piazza dopo la messa. All’invito della donna a entrare in casa, la ragazza rifiuta, rivelandole un’amara verità: Turiddu la tradisce. Prima di partire per il servizio militare, il ragazzo si era promesso a Lola, che tuttavia per il protrarsi della leva, stanca di aspettare, dopo un anno si era sposata con Alfio. Al suo ritorno, per ripicca, Turiddu si era allora fidanzato con Santuzza, ma successivamente aveva preso ad approfittare delle assenze di Alfio per riannodare una relazione clandestina e libertina con Lola. Lucia non crede alle parole di Santuzza, ma il loro discorso è interrotto dagli schiocchi di frusta e dai sonagli annunzianti la baldanzosa entrata in scena del carrettiere Alfio, interpretato dal baritono d’impatto, dalla voce potente Cesare Kwon, ottimamente calato nella parte, che intona la spigliata e briosa canzonetta “Il cavallo scalpita”. Poco dopo, arriva lo stesso Turiddu, che insieme con Santuzza danno passionalmente vita al duetto clou dell’opera “Tu qui, Santuzza” nel quale l’una accusa, l’altro reagisce con ira non sopportandone la gelosia, in un rapido crescendo interrotto dall’intonazione in lontananza dello stornello “Fior di giaggiolo” da parte dell’agghindata Lola, interpretata da Marcella Diviggiano, soprano dalle buonissime doti vocali e dall’ottima presenza scenica, la quale provoca Santuzza, con Turiddu che ha il suo bel da fare per fermare l’ira di Santuzza, la quale all’apice del parossismo scaglia su Turiddu la maledizione “A te la mala Pasqua, spergiuro!”

Poi riappare in scena compare Alfio, che chiede a Santuzza dove sia sua moglie venendone a scoprire l’intera tresca. S’apre cosi il duetto nel quale da una parte Santuzza pentita si dichiara infame per aver denunciato gli amanti, dall’altra il carrettiere duramente colpito nell’onore in preda all’ira giura ripetutamente che avrà la sua vendetta, uscendo di scena.

Con questi stati d’animo contrastanti ci si avvia dunque al celeberrimo intermezzo orchestrale, che separa le due parti dell’atto unico. Qui Mascagni realizza una grandiosa pagina della storia dell’orchestrazione, con l’intermezzo sinfonico composto di una prima parte preludiante con sonorità celestiali affidate ai violini e all’oboe solista e di una seconda parte caratterizzata invece da una melodia di grande intensità, affidata sempre ai violini, ma accompagnati dall’arpa, riuscendo nell’intento di dipingere, come in un grande affresco, l’ambientazione del dramma che si svolge nel santo giorno della Domenica di Pasqua, rapendo l’ascoltatore in trance, e inducendolo a passare in rassegna tutti gli affetti viventi e vissuti della sua esistenza, ripercorrendoli con pathos, letizia, dolore, speranza, delusione, e infinita commozione.

L’ultima parte dell’unico atto s’apre con i paesani tutti o quasi che si recano all’osteria di Lucia, dove Turiddu intona uno stornello popolare “Viva il vino spumeggiante” brindando alle gioie della vita, (per lui le ultime). In piazza ritorna Alfio, al quale Turiddu ignaro, offre un bicchiere di vino, che questi rifiuta sdegnosamente, e tutti comprendono che voglia sfidare il rivale. Turiddu accetta la sfida e getta per terra il vino appena versato. Inizia l’inesorabile cerimoniale della “Cavalleria Rusticana” che vede le donne scappare impaurite con la Lola in evidente disagio, e gli uomini a creare capannelli vocianti attorno ai due imminenti contendenti all’arma bianca. Mentre l’orchestra tace, i due s’abbracciano e Turiddu morde l’orecchio destro di Alfio che chiede “soddisfazione”. Turiddu sa di essere nel torto e si lascerebbe anche uccidere per espiare la propria colpa, ma non può lasciare sola Santuzza, disonorata dal suo tradimento, dunque combatterà con tutte le sue forze secondo la legge d’onore.

Prima del duello Turiddu chiama la madre per essere benedetto e raccomandarle Santuzza se non dovesse tornare, poi corre via. Lucia atterrita comprende solo allora quanto fossero vere le parole di Santuzza, e mentre le due donne si abbracciano già in preda alla disperazione, nel silenzio dell’orchestra, un urlo agghiacciante dapprima lontano, s’ode dalla campagna, seguito da un secondo molto più vicino, straziante e funesto, lanciato da una popolana accorsa dalla campagna nella piazza del paese “Hanno ammazzato compare Turiddu” con le donne del paese che accorrono in piazza per stringersi attorno alle due donne e gli uomini che si affrettano a raggiungere il luogo del duello, con l’orchestra che sottolinea il grande dramma di Santuzza, riprendendone e scandendone fortissimamente in un turbinio finale il tema della maledizione da essa lanciata, ed il suo rapido ed inesorabile compimento.

Premio Belcanto a Colaianni

La serata è stata introdotta con verve, senza fronzoli, dalla versatile e brava Ivana Pantaleo, attrice ed eco-stilista, che ha anche introdotto e condotto il secondo appuntamento della kermesse, dedicato al conferimento del XV Premio Festival del Belcanto, realizzato dall’artista turese Fabio Basile, che come da tradizione e volontà del direttore artistico, celebra le personalità musicali pugliesi distintisi nel panorama lirico internazionale, divenendo ambasciatori del belcanto pugliese nel mondo. Serata tenutasi sabato 2 agosto presso Piazza Antico Ospedale, con la consegna del premio “alla carriera”, al celebre baritono Domenico Colaianni, artista di straordinario spessore e sensibilità musicale, da più di trent’anni figura di spicco della scena lirica italiana e internazionale. Nato a Bari, e diplomato con lode al Conservatorio “N. Piccinni”, Colaianni ha calcato i palcoscenici di teatri prestigiosi come la Scala di Milano, San Carlo di Napoli, Regio di Torino, Fenice di Venezia e molti altri. Interprete raffinato e ricercatore di repertori rari, è anche docente di canto presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di artisti lirici. Il pubblico ha avuto il privilegio di ascoltarlo dal vivo durante la serata, accompagnato al pianoforte dalla Maestra Barbara Rinero. Ma il più grande privilegio l’hanno sicuramente i suoi allievi, in cui egli cerca di non crear mai false illusioni, visto l’alto grado di impegno e sacrificio occorrente per raggiungere, certi traguardi. Due giovani promesse allievi del maestro barese, il soprano Joscelyne Kanynda ed il tenore Giuseppe Settanni, si sono esibiti durante la serata ed hanno chiuso cantando insieme accompagnati dal maestro, in un finale che è stato molto emozionante.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto: 1) Serata Premio Belcanto, da sinistra: Settanni, Rinero, Kanynda, Colaianni, Pantaleo e Redavid; 2) Santuzza, Turiddu e Lola, “Tu qui, Santuzza – Fior di giaggiolo”; 3) Santuzza e Alfio, duetto “Il Signore vi manda, compar Alfio”; 4) Il baritono Domenico Colaianni con l’ambito Premio Belcanto di Turi.

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A Turi “Si fa Teatro” con Pasquale Del Re e tanti bravi attori

Una vera e propria festa del teatro ha animato l’ultimo weekend di giugno a Turi. Sabato 28 e domenica 29, l’Auditorium Comunale di Turi ha registrato il tutto esaurito per la prima edizione della rassegna “SI FA TEATRO”, con centinaia di spettatori che hanno accolto con entusiasmo la commedia in dialetto “La Rùzzene”, già rappresentata con grande successo alcuni anni fa davanti a ben 1.200 turesi.
A guidare la scena, ancora una volta, è Pasquale Del Re, ideatore della rassegna e protagonista assoluto, nelle vesti di scrittore, regista e attore. Accanto a lui, un gruppo di attrici e attori autodidatti che hanno saputo conquistare il pubblico con talento, passione e una comicità genuina che ha riempito la sala di applausi e risate. Tra il pubblico, presente anche il Sindaco Giuseppe De Tomaso, che ha voluto testimoniare con la sua partecipazione il pieno sostegno dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa.
“SI FA TEATRO” è infatti un progetto che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato, reso possibile grazie al contributo del Comune di Turi e al sostegno dello sponsor Willy Green Technology, insieme ai partner L’Orchidea Fiori di Vito Dell’Aera, ADV PLUS Pubblicità di Lorenzo Carenza e la Nuova Pro Loco di Turi, quest’ultima impegnata nell’organizzazione e nella logistica dell’evento.

Il successo della rassegna rappresenta un segnale importante per la vita culturale di Turi e per il futuro dell’Auditorium Comunale, che si candida a diventare un vero contenitore di proposte artistiche e aggregazione. “SI FA TEATRO” ha dimostrato che, con passione, collaborazione e visione, la cultura può essere popolare, partecipata e coinvolgente. L’appuntamento ora è per la seconda parte della rassegna, con i prossimi spettacoli “Cuènzele e Trebbunèle”, in programma sabato 19 e domenica 20 luglio, sempre nell’Auditorium Comunale. La rassegna continua, e a giudicare dall’avvio, promette nuove emozioni, sorrisi e momenti da condividere. 

Durante la presentazione dello spettacolo, lo stesso Pasquale Del Re ha sottolineato come il teatro possa essere un potente strumento di comunicazione sociale, culturale ed educativa, capace di trasmettere emozioni, riflessioni e valori. Un teatro che parla alla comunità e con la comunità, senza dimenticare le tradizioni turesi, il dialetto locale e quel pizzico di sana ironia che, in tempi complessi, fa sempre bene.
«Sono rimasto sinceramente colpito – ha dichiarato il Sindaco De Tomasodalla bravura di Pasquale Del Re e di tutti gli interpreti. Non solo per la qualità della messa in scena e per la passione che traspare da ogni battuta, ma anche per la capacità di far riflettere attraverso messaggi sociali profondi, senza mai rinunciare al divertimento. Le risate del pubblico sono state il segno più bello di un teatro che unisce e fa bene alla comunità.»

Comunicato Stampa

xilella alberi olivo

Xylella, emergenza anche a Turi per olivo e mandorlo. La Regione impone trattamenti entro fine giugno prossimo

Ora è ufficiale: la Xylella fastidiosa è arrivata anche a Turi, anzi ha addirittura superato Turi diffondendosi dappertutto nella Città Metropolitana di Bari ed anche nella BAT. A rendere nota la notizia a ‘il paese’ è Nicola Catalano, dottore agronomo, funzionario della Regione Puglia che ci ha mostrato un atto ufficiale firmato, ognuno per la sua parte, dai dirigenti regionali di settore: Gianvito Ragone, Francesco Palmisano, Salvatore Infantino. “La situazione è seria” – ci dice preoccupato il dott. Catalano – e aggiunge, riferendosi a Turi “noi non siamo pronti però”.

Il 16 giugno, con Determina Dirigenziale n. 105 del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale – Sezione Osservatorio Fitosanitario, la Regione Puglia ha emanato misure “fitosanitarie di lotta al vettore nell’ambito del piano per il contrasto ed il controllo della Xylella fastisiosa”. Dai dati del monitoraggio, infatti, “è stata rilevata la presenza degli stadi adulti del vettore di Xylella fastidiosa sulle colture ospiti principali nei seguenti Comuni delle aree delimitate: Acquaviva delle Fonti, Bari, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Martina Franca, Massafra, Minervino Murge, Mola di Bari, Mottola, Noicattaro, Santeramo in Colle, Triggiano, Turi, Valenzano”.

Il provvedimento, richiamando quanto stabilito dalla Unione Europea e dalla Regione stessa per prevenire e contrastare la pericolosa diffusione della Xylella, ha ritenuto necessario “di dover applicare obbligatoriamente – si legge ancora nell’atto dirigenziale – le misure di lotta allo stadio adulto del vettore” nei Comuni in cui ne è stata accertata la presenza.

Il piano di azione fa “obbligo di eseguire il trattamento insetticida sulle colture olivo e mandorlo nel Comune di Turi, Santeramo Mottola, Mola, Minervino. Massafra, Martina, Gioia, Cassano e Acquaviva”, mentre per i Comuni di “Bari, Noicattaro, Triggiano e Valenzano” si deve aggiungere anche la vite. “Non vige l’obbligo di intervento insetticida – invece – su altre colture in quanto non sono presenti prodotti autorizzarti”. Il trattamento, dice la determina, “dovrà essere eseguito entro e non oltre il 30 giugno 2025”.

La determina n. 105 stabilisce inoltre le sostanze attive da impiegare, anche in agricoltura biologica, contro Philaenus spumarius, distinte per coltura. Per l’olivo – Acetamiprid, Silicato di alluminio/caolino, Cyantraniliprole, Deltametrina. Per il mandorlo – Deltametrina, Silicato di alluminio/caolino.

Infine, si raccomanda di non eseguire il trattamento su: piante secche, nei parchi e giardini, in aree urbane, nella macchia mediterranea, in boschi e pinete, nelle aree protette.

I dati e le informazioni relative al monitoraggio dei vettori sono pubblicate sul sito istituzionale www.emergenzaxylella.it

*Foto allegate di repertorio tratte dal web