Il primo appuntamento con ‘Inchiostro a km 0’ LIBRI & LETTURE D’AUTORE ha dato avvio la sera di giovedì 7 novembre all’offerta formativa della LUTE TURI, che si appresta ad attivare i propri corsi disciplinari per l’Anno Accademico 2024-2025. Nella accogliente cornice della Sala Convegni del Chiostro delle Clarisse Santa Chiara, alla presenza di numerose autorità civili e militari e un vasto pubblico, è stato presentato il volume ‘DALLO SPUTNIK A MARTE E OLTRE’ del Colonnello (r) dell’Aeronautica Militare Bartolomeo Di Pinto, nato a Turi, autore del testo insieme a Lucia Marinangeli, Prof.ssa dell’Università degli Studi ‘Gabriele d’Annunzio’ Chieti-Pescara e grande esperta di Geologia Planetaria, e al Prof. Enrico Flamini, dal 1985 Capo degli Scienziati dell’Agenzia Spaziale italiana, fino a marzo 2018.
L’appartenenza al nostro territorio sarà il filo conduttore degli incontri della rassegna ‘Inchiostro a Km 0’, curata dal Prof. Raffaele Valentini, nata con lo scopo di “far conoscere e valorizzare i buoni autori del territorio, troppo spesso trascurati rispetto ai nomi altisonanti”.
Nel caloroso saluto la Prof.ssa Rosa Palmisano, presidente della Libera Università della Terza Età di Turi, scorgiamo la sintesi della serata coinvolgente. Di Pinto, ha detto la Professoressa, con una esposizione appassionata “è riuscito a dare delle pennellate di poesia all’opera. Questo argomento che poteva sembrare apparentemente difficile, arido, lo ha reso avvincente. Ti prende per mano e ti porta attraverso la storia. Un grande affresco, così come scrive nella prefazione Franco Malerba, primo astronauta italiano, paragonato all’affresco di Raffaello Sanzio ‘La Scuola di Atene’, nella Stanza della Segnatura dei Palazzi Apostolici, dove a contendersi la conoscenza sono i filosofi e gli scienziati”. “Sono orgogliosa di inaugurare l’Anno Accademico dell’Università della Terza Età – ha continuato – proprio con questa opera, soprattutto di un nostro concittadino. Infatti, nel Piano dell’offerta formativa elaborato dalla nostra Università, abbiamo posto come finalità fondamentale, strategica, preparare dei cittadini consapevoli, attivi, che diano il loro contributo alla crescita della propria comunità, attraverso la conoscenza del territorio in cui vivono”.
Il volume ripercorre la storia della meravigliosa avventura e sfida dell’Umanità alla conquista, all’esplorazione e all’utilizzo delle risorse dello spazio a oltre sessant’anni dal lancio dello Sputnik. Lo spazio, oggi, come ultima frontiera; complicato e rischioso, ma già parte del nostro quotidiano.
“E anche noi italiani – si legge nell’introduzione degli Autori del libro – possiamo essere fieri!…La comunità scientifica italiana, negli ultimi decenni, ha ottenuto successi senza precedenti nel campo dell’astrofisica, delle scienze planetarie e della cosmologia contribuendo a ricostruire i primi istanti dell’Universo; essa ha dato un notevole contributo all’esplorazione spaziale, progettando e costruendo satelliti e strumenti scientifici innovativi…”.
“Anche tanto orgoglio pugliese”, sottolinea nel suo intervento il nostro Sindaco Giuseppe De Tomaso. “La realtà pugliese è oggi, per lo spazio, un’avanguardia europea e mondiale. Per due ragioni. Una è la costruzione dello spazioporto di Grottaglie…un progetto avveniristico… un rilancio per il nostro turismo senza precedenti… L’altra condizione è la presenza di intelligenze sul territorio come Vito Pertosa, fondatore della Sitael di Monopoli, specializzata nella costruzione di satelliti.”
Una serata ‘spaziale’ per ‘inchiostro a km 0’, il cui appuntamento si rinnova a dicembre con la presentazione del volume ‘Uno chef all’Opera’. Cucina e musica. E scrittura. Opera dell’autore polignanese Innocente Galluzzi.
Bartolomeo Di Pinto, già pilota civile, ha svolto la sua carriera militare in Aeronautica quale Ufficiale del Ruolo Servizi. Ha prestato servizio presso il 33° G.R.A.M. di Pescara, ricoprendo incarichi di notevole responsabilità nell’ambito della Difesa Nazionale e Nato. Presidente dell’Associazione Arma Aeronautica di Pescara, ha collaborato con Istituzioni nazionali e locali, Università, scuole e Associazioni, promuovendo manifestazioni riguardanti attività aerospaziali, avvenimenti e personaggi della nostra storia. è autore e cura la pubblicazione di articoli, brochure e testi e video-documentari a carattere aerospaziale. Nel 2005 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi.
L’Associazione di Promozione Sociale ‘Cultura e Armonia’ lancia la prima stagione di eventi ospitata presso Palazzo Cozzolongo (via M. Orlandi 10/12), Turi, organizzata grazie al supporto di Willy Green Technology, con il patrocinio gratuito della Regione Puglia (concesso con decreto 380 del 5/9/2024) e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Bari. La prima stagione di eventi è stata presentata il 16 ottobre presso la sede della Presidenza della Regione Puglia. Si parte con la rassegna “Disordine – Il caos che rigenera” e sono tantissimi gli appuntamenti in programma dedicati a letteratura, cinema, arti visive e musica. Un vero e proprio percorso che esplora il concetto di disordine, rileggendo il caos come forza creativa capace di generare trasformazioni e nuove prospettive. Un invito al cambiamento “Disordine – Il caos che rigenera” non è solo una provocazione, ma uno stimolo a rileggere il mondo attraverso una lente diversa. Il disordine sarà indagato come potenziale rigenerativo in grado di rinnovare la visione del reale.
LE PROTAGONISTE E I PROTAGONISTI DI UN PROGRAMMA IN EVOLUZIONE
• Disordine – Fotogrammi, istantanee del disordine. Il mercoledì l’appuntamento è con le proiezioni cinematografiche di film d’autore. Di seguito i primi titoli: Il grande capo (2006, Lars von Trier), Boyhood (2014, Richard Linklater), Un affare di famiglia (2018 Hirokazu Kore’eda), The whale (2022, Darren Aronofsky), L’ordine del tempo (2023, Liliana Cavani) e tante altre visioni ancora in programmazione.
• Disordine – Donne che sovvertono l’ordine. Il giovedì l’appuntamento è con la rassegna letteraria curata da Irene Martino, docente presso l’Università Suor Orsola di Napoli e il Liceo Ricciotto Canudo di Gioia del Colle. Tanti gli incontri con le più autorevoli voci della letteratura contemporanea: Gabriella Genisi, Donatella Puliga, Donatella Caprioglio, Graziana Brescia e Mario Lentano, Ilaria Gaspari, Claudia Durastanti, Emanuela Mancino e ancora altre pagine presto in cartellone.
• Disordine – L’armonia del disordine. Il venerdì (e non solo) l’appuntamento è con la musica e l’arte. La rassegna musicale è curata da Cosimo Angiulli, responsabile musica Tekmore. Concerti e djset tanto per iniziare, ed ecco alcuni nomi: Francesco Massaro, Agenda dei buoni propositi, Melga, Playgirls from Caracas e non è tutto, ancora tanta musica ci aspetta.
• Disordine – L’estetica del caos. Il venerdì (e non solo) l’appuntamento è con l’arte e la musica. Per iniziare la personale di Rossella Cea (con la speciale partecipazione del pianista Nazareno Ferruggio), poi la mostra di Giuseppe Marinelli, e ancora la collettiva organizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bari. E questo è solo l’inizio, perché ci sarà ancora più arte in cantiere. Disordine non è solo una rassegna ma un atto di resistenza e d’amore nei confronti di un futuro ancora da scrivere. La rassegna Disordine – Il caos che rigenera è curata da Tekmore Studio.
IL CALENDARIO DI OTTOBRE
• 17 ottobre | ore 18:30 | Disordine – Donne che sovvertono l’ordine. Incontro con Gabriella Genisi. Il primo imperdibile evento della rassegna è stato con la straordinaria Gabriella Genisi, scrittrice barese e creatrice dell’iconica Lolita Lobosco, protagonista della serie TV di successo di Rai Uno. L’evento è parte della rassegna che celebra le grandi autrici contemporanee curata da Irene Martino.
• 18 ottobre | ore 18:30 | Disordine – L’estetica del caos | Inaugurazione della personale di Rossella Cea con la speciale partecipazione di Nazareno Ferruggio. Si prosegue il viaggio nel Disordine – Il caos che rigenera con ‘Mare Compresso’, la suggestiva personale di Rossella Cea. Una collezione di dieci opere astratte che esplorano il caos rigenerativo attraverso la tecnica del “colaggio”, offrendo un viaggio emotivo tra colore e materia, in un disordine creativo che si adatta all’interiorità di chi osserva. Tra gli ospiti la prof.ssa Mariangela Agliata, direttrice artistica del movimento culturale ‘Home of Art’, Francesco Notaro, Private Banker di Banca Generali Private di Bari. Modera l’incontro Vito Mirizzi, firma della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, con la speciale partecipazione del curatore d’arte Giorgio Bertozzi. A seguire l’artista presenterà anche il suo libro, ‘Armonie Riverse’, edito da Rupe Mutevole, insieme a Rino Campanelli, critico letterario e autore della prefazione. Nazareno Ferruggio, uno dei pianisti italiani più apprezzati e premiati a livello internazionale, suonerà la colonna sonora della serata: un recital che spazia da Philip Glass, Erik Satie, Sibelius fino a Chopin. I primi due eventi sono a ingresso libero, un’occasione per partecipare e tesserarsi per l’intera stagione.
Alcune dichiarazioni di relatrici e relatori alla conferenza stampa del 16 ottobre a Bari, moderata da Maria Liuzzi, giornalista televisiva di Telenorba – Giovanna Giannandrea, amministratrice unica Willy Green Technology: “Come azienda impegnata nello sviluppo e nella sostenibilità, crediamo fermamente nel potere del cambiamento. Proprio come il caos che questa rassegna esplora, la capacità di trasformarsi e trasformare è una forza creativa che rigenera prospettive, idee e visioni del futuro. Per noi, supportare la nuova stagione di eventi di Cultura e Armonia significa contribuire alla crescita culturale ed economica del nostro territorio”. Emanuele Ventura, presidente onorario di ‘Cultura & Armonia’: “La rassegna ‘Disordine’ di Cultura e Armonia riprende come tema un argomento dibattuto nella storia da sempre. Così come la sua relazioneall’idea di genialità, di forza propulsiva d’innovazione per la creazione di un ‘nuovo ordine’. Quello che facciamo con questo ciclo di appuntamenti è mostrare come ci si possa aprire al cambiamento per segnareuna svolta nella vita culturale e nel futuro di questo territorio e delle giovani generazioni”.
Irene Martino, docente a contratto presso l’Università Suor Orsola di Napoli, docente di letteratura italiana presso il Liceo Ricciotto Canudo di Gioia del Colle: “Perché pensare ad una rassegna letteraria dal titolo: “Disordine – Il caos che rigenera? Nella sua accezione originaria, il disordine può essere recuperato nel suo senso più profondo, ossia di pienezza e di nuova direzione. Risiede appunto in questa valenza semantica il significato di una rassegna letteraria al femminile con la presentazione di opere che hanno indagato il caos del mondo, ciascuna per il proprio ambito, come rinascita, trasformazione ed evoluzione”.
INFO: comunicazione@tekmore.it
Didascalie foto: 1) Un momento della conferenza stampa a Bari presso il palazzo della Presidenza Regione Puglia; 2) Rossella Cea.
Presentazione pubblica della LUTE, Libera Università della Terza Età di Turi, Presidente prof.ssa Carmela Vittore Cassotta. Un percorso trentennale che, dopo alcune interruzioni subite, adesso riprende corpo e vigore e offre alla città di Turi occasione di confronto e nuovi stimoli. Una realtà davvero molto sentita a guardare il grande numero dei partecipanti nella bella serata. L’annuncio ufficiale è stato tenuto nella Sala Consigliare del Comune di Turi nella serata del 16 ottobre scorso. Tantissimo il pubblico presente a testimoniare soprattutto la bontà di una idea, la forza di una esperienza di educazione permanente rivolta agli studenti anziani. Una parte cospicua della comunità turese, come di ogni altra comunità cittadina.
Apprezzabili sono stati gli interventi del Sindaco dott. Giuseppe De Tomaso che ha sottolineato la grande valenza della cultura come motore di sviluppo e di crescita per tutti, indistintamente. Così come molto gradito è stato il sostegno pubblico dell’Assessore alle Politiche culturali Teresa De Carolis, la sua visibile soddisfazione per l’impresa compiuta dopo tanti sforzi organizzativi.
Dopo l’introduzione del prof. Raffaele Valentini e i saluti istituzionali, hanno preso la parola la Presidente della LUTE turese Carmela Vittore, felicissima di riprendere la sua stessa esperienza; la Presidente nazionale Giovanna Fralonardo che ha avuto accorate parole di incoraggiamento.
Apprezzato l’intervento finale della prof.ssa Concetta Milone già docente di Sociologia all’Università degli Studi di Bari: “Le Università della Terza età hanno svolto un ruolo importante nel rispondere al bisogno di educazione permanente rivolta agli anziani; al bisogno di riprendere le fila di progetti e di sogni mai completamente abbandonati, riaccendendo il desiderio di fare, di inventare e di riempire di significato questo terzo tempo della vita e sono divenute il catalizzatore che ha contribuito a generare una nuova coscienza collettiva.”
La Libera Università della Terza Età turese è un centro culturale riconosciuto dalla Regione Puglia, il cui scopo è quello di promuovere la cultura ed incentivare l’inserimento di persone mature nella vita sociale e culturale della nostra città. La LUTE di Turi è associazione libera e aperta a tutte le persone disponibili. La specificazione “terza età” non significa tuttavia prescrizione di alcun limite di età. Per aderire è sufficiente infatti aver compiuto i 18 anni, e non è necessario il possesso di alcun titolo di studio.
La quota associativa dà diritto agli Associati di partecipare alle attività organizzate dall’Università, scegliendo - al momento dell’iscrizione – i Corsi e le Attività da frequentare. Non vengono rilasciati titoli accademici ma solo un attestato finale di frequenza. L’Anno Accademico 2024/2025 si svolgerà dal prossimo Novembre fino a Maggio. I corsi si terranno nella sede dell’Università turese o in altra sede; e di questo verrà data ampia comunicazione a breve. Si prevedono incontri settimanali, quindicinali o incontri mensili, salvo casi particolari. Il piano formativo, come illustrato dalla Coordinatrice prof.ssa Rosanna Palmisano, prevede un’ampia gamma di interessi e di discipline, e prevede lezioni di tipo teorico, teorico-pratico o pratico, come ad esempio i laboratori e i seminari. Sono previste inoltre organizzazioni di mostre, concerti, visite d’istruzione e altre attività di volontariato. È possibile iscriversi e chiedere informazioni dettagliate il lunedì, il mercoledì e il giovedì dalle 17.oo alle 19.oo presso la Biblioteca Comunale in Piazza Gonnelli.
Didascalie foto: 1) la prof.ssa Carmela Vittore Cassotta (a destra) con la prof.ssa Concetta Milone; 2) la prof.ssa Rosanna Palmisano; 3) la sala consiliare gremita di pubblico (foto Rosa Arrè).
Dopo anni di attesa, la sera di martedì 6 agosto si è finalmente inaugurata la Casa della Carità “Sant’Oronzo”, un luogo in cui il senso di comunità prende la forma della solidarietà. La serata tenutasi in piazza Gonnelli si è divisa in due momenti: il primo con saluti, ringraziamenti e presentazione del progetto, con il nostro Arciprete Don Luciano Rotolo che ha accolto i numerosi presenti e i realizzatori dell’intero progetto; il secondo con la benedizione dei locali della nuova Casa della Carità “Sant’Oronzo”.
All’iniziativa era presente l’Amministrazione comunale con assessori e consiglieri che, nella rappresentanza della Vice Sindaco, la Dott.ssa Teresa De Carolis, e a nome del Sindaco, ha espresso piena condivisione del progetto evidenziando l’importanza della dignità e del rispetto verso gli altri quale garanzia di civiltà di un popolo.
“Questa casa – ha Don Luciano – èstata costruita con tanti mattoni portati da tante persone ed è bello sapere che è una casa che nasce dalla comunità […] una mensa, un luogo dove gli ultimi, gli svantaggiati potessero sentirsi accolti e a casa. […] Casa è la parola che ci dà sicurezza, è il luogo degli affetti, il luogo dove ci sentiamo accolti”.
Il primo mattone nasce da Don Giovanni Amodio al quale se ne sono aggiunti altri portati da persone che hanno abbracciato questa iniziativa contribuendo materialmente ed economicamente a realizzarla.
Ideatore e promotore, Don Giovanni, che accolto da un caloroso applauso da parte del numeroso pubblico presente, con commozione prende la parola. Dopo aver ringraziato i presenti e i protagonisti che hanno reso possibile la realizzazione della Casa della Carità, afferma quanto desiderasse che al Giubileo Oronziano celebrato a Turi nel 2018 in occasione dei 1950 anni dalla morte di Sant’Oronzo, seguisse un segno tangibile e importante per la comunità turese da lasciare sul territorio.
Nacque così l’idea della Casa della Carità. All’entusiasmo di Don Giovanni si unirono altre persone a sostegno di questa iniziativa: il Vescovo Mons. Giuseppe Favale, i parroci delle altre parrocchie turesi, Don Giuseppe Dimaggio e Don Nicola D’Onghia, le Comunità parrocchiali, la Caritas Diocesana Conversano-Monopoli rappresentata dal Direttore Don Michele Petruzzi, le Suore adoratrici del Sangue di Cristo, il Comitato Feste Patronali e i tanti Volontari.
“Un grande sogno – afferma Don Giovanni – ambito e ardito, ovvero lasciare un segno significativo che duri nel tempo. Una mensa per i più bisognosi. Non solo per i turesi che hanno difficoltà ma soprattutto per i poveri che si affacciano in momenti particolari nella vita di questa città”. Don Giovanni nel suo lungo incarico a Turi, ha intercettato il periodo altamente critico che si presenta tra maggio e giugno con la presenza di lavoratori stagionali che vengono da fuori, e dichiara: “Con il Vescovo siamo stati sempre in allerta e preoccupati affinché la dignità della persona umana venisse salvaguardata e rispettata. Non era possibile vedere persone vivere in condizioni deplorevoli dal punto di vista umano”.
Il progetto è stato realizzato grazie al contributo economico, necessario per queste iniziative così importanti e capillari nella comunità, della Caritas diocesana, alle offerte delle parrocchie e dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica. Un ruolo importante lo ha anche il consiglio generale delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo che fin da subito hanno dimostrato disponibilità e vicinanza al progetto mettendo a disposizione i locali del piano terra di Palazzo Gonnelli, nel cuore del nostro borgo antico.
Suor Agnese, in rappresentanza della Madre Superiora regionale Suor Milena e le altre Suore del Consiglio, rinnova l’impegno dell’Ordine verso il progetto, mettendosi a servizio di chi ha bisogno, prevedendo anche un ampliamento del numero di consorelle presenti su Turi. Nel suo intervento viene illustrato il senso della casa, quale luogo fatto di presenze vive che ne creano le fondamenta: “Come la Casa ha varie stanze, la casa della carità è quel luogo dove si incontra la fede, la cultura, l’accoglienza, la solidarietà e si intrecciano sguardi e incontro di mani prima di un piatto caldo da offrire. […] Carità significa fare spazio all’altro chiunque sia e da qualunque parte del mondo possa venire”.
Don Michele Petruzzi, direttore della Caritas Diocesana, che ha seguito insieme ai volontari la sistemazione e l’allestimento dei locali della Casa della Carità, nel suo intervento riprede il discorso di Papa Paolo VI al primo convegno della Caritas Italiana che lui stesso fondò nel 1971, e sottolinea l’importanza del ruolo della Chiesa, nonostante al giorno d’oggi le istituzioni civili, siano subentrate nella gestione dei bisogni assistenziali a lei in precedenza affidate. “La casa della carità ci deve ricordare il senso della fraternità, […] non è la casa dei poveri, è la casa di tutti.”. Il progetto permette di assolvere alla funzione pedagogica della Caritas grazie all’individuazione di tre attività da svolgere: il centro di ascolto, la mensa e la distribuzione dei beni di prima necessità da parte delle Caritas parrocchiali da un unico singolo luogo. Un importante azione che mira ad accogliere i bisogni primari degli esseri umani: ascolto, accoglienza e senso di comunità.
A chiudere il momento di presentazione il Vescovo Mons. Favale che si affianca ai ringraziamenti ed alla gioia per la conclusione dei lavori per l’apertura della Casa della Carità Sant’Oronzo: “Per la comunità di Turi e non solo, il progetto è un senso palpabile della carità cristiana, la quale non è qualcosa di astratto, ma è vita concreta, e porta ad entrare nelle vicende dell’umano di ogni situazione. Dove c’è una persona lì la carità cristiana si rende presente esplicita nel suo servizio che non è solo di accoglienza e attenzione alle persone ma anche aiuto concreto.” Il Vescovo porge questa importante opera alla comunità di Turi ed invita, oltre alle Caritas Parrocchiali, tutti coloro che vogliano impegnarsi per il prossimo, sia in forma laica o professante un credo diverso da quello cristiano, ad essere presenti e partecipi delle attività. Fare squadra, fare rete, unire le forze per accogliere e sostenere chi ha bisogno ed è in difficoltà; un invito alle istituzioni, alle associazioni e ai cittadini, tutti coinvolti in questa iniziativa che va a beneficio di tutti noi. È dalla cittadinanza che si vedrà il buon andamento del progetto, le fondamenta sono state gettate, partendo da Don Giovanni e a seguire con Don Luciano che ne ha raccolto il testimone insieme agli altri attuatori dell’iniziativa.
La serata si è conclusa con la Benedizione da parte di Mons. Favale dei locali della Casa della Carità “Sant’Oronzo”, nonché dell’operato delle persone che vivranno questo luogo di solidarietà e condivisione. Durante la visita è stato possibile osservare le diverse stanze adibite e attrezzate dalla Caritas Diocesana, per le attività di ascolto, mensa e distribuzione viveri.
Usando le parole di Suor Agnese, “un piccolo seme è stato piantato dalla Chiesa della Diocesi Conversano-Monopoli, ci auguriamo possa attecchire”.
Egregio direttore, in qualità di titolare della Rossi Restauri srl, specializzata nel restauro monumentale, artistico e archeologico, con riferimento all’articolo da voi pubblicato in merito all’affidamento dei lavori relativi al Carro Trionfale di Sant’Oronzo, chiedo che venga fatta chiarezza rispetto a quanto da voi affermato sia nella versione online che nel cartaceo del luglio-agosto 2024 n. 323. La Rossi Restauri non ha, come da voi affermato, semplicemente comunicato il 14 giugno scorso, all’indomani delle elezioni: “l’impossibilità a svolgere i suddetti lavori per cui, considerata l’estrema vicinanza della festa patronale di agosto, è stato necessario compiere una corsa contro il tempo e individuare in pochissimi giorni una soluzione alternativa. Per cui il Settore Lavori Pubblici ha preferito l’affidamento dei lavori suddivisi in tre ambiti, tramite la trattativa MEPA”.
La causa della attuale corsa contro il tempo è in realtà facilmente deducibile semplicemente dalla lettura delle comunicazioni che la sottoscritta ha inviato ufficialmente via PEC al Comune di Turi. In particolare, a seguito della consegna delle chiavi avvenuta il 06/03/2024, abbiamo potuto rilevare il severo degrado strutturale e delle componenti meccaniche del Carro, oltre l’evidente degrado della pannellatura lignea e dell’apparato decorativo, e la mancanza del progetto e del computo metrico delle opere a farsi nonché l’assenza di un tecnico progettista e direttore dei lavori. Si è, pertanto, evidenziato via PEC in data 26/03/2024 la necessità di provvedere, oltre che al rilievo dello stato di fatto, ad una approfondita verifica da parte di tecnici competenti in materia strutturale e meccanica idonei a progettare soluzioni esecutive atte a mettere in sicurezza il manufatto ed a garantirne il corretto funzionamento, ribadendo che solo a seguito della progettazione ed esecuzione delle opere relative alle strutture metalliche e meccaniche ,indispensabili e propedeutiche, sarebbe stato possibile effettuare la manutenzione, il restauro e la messa in sicurezza della pannellatura lignea e dell’apparato decorativo di nostra competenza.
A questa comunicazione non è mai stata data risposta e solo in data 12/06/2024, a seguito di un incontro in cui abbiamo ancora una volta ribadito quanto comunicato a marzo, abbiamo ricevuto una PEC che, ignorando quanto più volte evidenziato, ci invitava ad inviare una relazione e un cronoprogramma che garantisse l’esecuzione delle opere e l’uscita del Carro per la festa di Sant’Oronzo. Ovviamente, il 14 giugno abbiamo riscontrato la richiesta evidenziando che non essendo stati assolti gli adempimenti di competenza della committenza di incarico di un tecnico abilitato al rilievo, calcolo strutturale e meccanico e non essendo stata incaricata la ditta con competenze metalmeccaniche, non si riteneva possibile formulare qualsivoglia relazione sulle attività da svolgere né tantomeno individuarne il cronoprogramma, concludendo che ne derivasse lo scioglimento dell’offerta. In data 02 luglio il Settore Lavori Pubblici ha “finalmente messo in atto quanto da noi richiesto sin da marzo” e dato inizio alla “corsa contro il tempo”.
Concludendo, da quanto suesposto risulta evidente che la conduzione del nostro rapporto con il Comune di Turi e i responsabili tecnici e politici dello stesso è stato unicamente finalizzata alla realizzazione di un intervento basato su serietà professionale, rispetto delle norme in materia e tutela del bene e soprattutto della folla che circonda il Carro in movimento, una “macchina” che “deve” essere dotata di tutte le garanzie di sicurezza. Cordiali saluti.
La Regione Puglia da qualche anno ha compreso, con lungimiranza, il vicolo cieco in cui il turismo regionale si stava cacciando. Un’offerta turistica prettamente balneare non più del tutto sostenibile, perciò ha promosso nei mesi estivi (e non), attraverso il proprio Polo Arti Cultura Turismo – PACT, numerose iniziative culturali di qualità medio-alta in grado di attrarre turisti anche nelle città e nei paesi dell’entroterra, chiamate sempre più ad attrarre flussi turistici e decongestionare le zone costiere, rendendo il fenomeno turistico regionale più sostenibile e virtuoso. Iniziative che hanno anche il loro focus nella creazione di quella che deve essere una definita impronta culturale che i nostri luoghi e la nostra Regione devono scolpire nella mente del turista.
Nel novero di queste manifestazioni, rientra senza dubbio, anche per l’elevato livello dell’offerta culturale prestata, il ‘Festival del Belcanto’ di Turi, kermesse estiva che da ben XIV edizioni si svolge nella nostra cittadina e che si è ormai da tempo ritagliata a tutti gli effetti un interessantissimo spazio nel panorama della lirica pugliese e nazionale, mantenendo sempre fede alla propria “mission”: quella di dimostrare che le passioni ed i sentimenti raccontati dalla lirica possano e debbano incuriosire ed appassionare tutti, comprese le nuove generazioni, facendo così uscire la lirica fuori dal concetto di ‘nicchia’, di modo che, tutti possano appropriarsi e godere di ciò che l’Unesco ha riconosciuto quale patrimonio immateriale dell’Umanità.
Proprio a supporto della destagionalizzazione dell’offerta turistica, quest’anno, sempre col patrocinio della Regione Puglia, il “Festival” ha avuto il suo prologo già nel periodo di Quaresima, con un primo evento, ed in particolare nella giornata del 17 marzo nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Maria Assunta di Turi, allorquando l’Orchestra Filarmonica Pugliese-OFP diretta dalM° Ferdinando Redavid, la Corale Jubilate di Conversano edi Soli: Valentina De Pasquale soprano, Margherita Rotondi nel ruolo di contralto, Giuseppe Cacciapaglia tenore eLorenzo Salvatori basso, hanno magnificamente portato in scena gratuitamente per il pubblico, la “Messa di Requiem in Re minore K 626, per Soli, Coro e Orchestra” del genio austriaco W.A.Mozart. Musica “sacra” che ha visto un’ulteriore e secondo evento il 21 maggio, quando presso la Chiesa Santa Maria Ausiliatrice in Turi, in concomitanza con la novena per S. Maria Ausiliatrice si è realizzata una serata in cui si è ripercorso un viaggio nella storia del dolcissimo canto alla “Vergine Maria” che ha attraversato i secoli, presentando brani di Back/Gounod, Piazzolla, Verdi, Mercadante, Caccini e Shubert arrangiati dal M° Angelo Basile direttore del quintetto d’archi “Orchestra della Magna Grecia” con la partecipazione di Angela Lomurno, soprano dalla vocalità assai versatile.
Oltre al patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Turi, la XIV edizione del Festival ha visto l’ingresso come main sponsor prima della Willy Green Teconology Srl, e da maggio anche dell’Aps “Cultura & Armonia” ad essa collegata, fondata da Emanuele Ventura e Giovanna Giannandrea i quali con grande lungimiranza e spirito d’iniziativa hanno pienamente sposato il progetto. Nella serata clou della rassegna estiva, l’Aps Accademia “Chi è di scena?!”ha omaggiato i fondatori di “Cultura & Armonia”, col premio onorifico di soci benemeriti onorari dell’associazione.
Incentrate sulla formazione e sui giovani, sono state le altre due serate estive del “Festival”, in piena sintonia anche con la vision di “Cultura e Armonia” Aps. Nella serata del 27 luglio, onde preparare l’ascoltatore ad un migliore e più consapevole ascolto della “Madame Butterfly – la vera sposa americana” messa in scena il giorno seguente, si è tenuta una conferenza patrocinata anche dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia valevole come corso per i crediti della formazione continua giornalistica, dal titolo “Madame Butterfly e il dramma d’amore nel teatro pucciniano”,che ha visto l’intervento della nota giornalista e critica musicale barese Fiorella Sassanelli, in dialogo con i colleghi Sebastiano Coletta e Serena Greco.
Nella serata conclusiva del 4 di agosto, nel largo dinanzi Palazzo Gonnelli è stata la volta dell’assegnazione del prestigioso “Premio Belcanto” da sempre assegnato alle eccellenze liriche del territorio pugliese che contribuiscono a diffondere il nome della Puglia nel mondo, quest’anno consegnato al soprano barese Amelia Felle: soprano dal vastissimo repertorio di gran respiro, molto versatile, che ha riscosso un grande consenso di pubblico e critica. Il suo esordio avvenuto nel 1981 cantando Vivaldi e Pergolesi con l’Orchestra Sinfonica della Provincia, vincendo anche il Concorso Liederistico Internazionale di Finale Ligure ed il “Voci Nuove per la Lirica A. Belli” di Spoleto. Nell’operistica, debutta interpretando la splendida Adina ne “L’elisir d’amore” e Norina nel “Don Pasquale” di Donizetti e in “Le nozze di Figaro” di Mozart, con la regia di Gigi Proietti. Superba l’interpretazione di Amelia Felle nel ruolo di Mimì nella “Boheme” di Puccini, diretta nel 1995 dal regista Vincenzo Grisostomi Travaglini, lo stesso regista della “Madama Butterfly – la vera sposa americana” che ha trionfato a Turi lo scorso 28 luglio, per la drammaturgia di Sisowath Ravivaddhana Monipong. Il soprano da diverso tempo allacarriera solistica e teatrale che l’ha portata nei più grandi teatri europei, ha parallelamente affiancato l’esperienza didattica, insegnando con la cattedra di specializzazione in Musica vocale da camera presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e tenendo corsi e master-class per le Università di Barcellona, Weimar, Lipsia, Dublino, Karlsruhe, Palma de Mallorca, Istanbul, Malta.
A bontà del suo insegnamento va ricordato che ad oggi più di cinquanta dei suoi allievi sono risultati essere vincitori di prestigiosi premi internazionali. Insegnamento svolto anche il quel di Turi, dall’ 1 al 3 agosto con una master-class di canto lirico.
Nella stessa serata del 4 agosto nella splendida piazzetta del centro storico di Turi dalla sublime acustica i giovani partecipanti alla lectio magistralis hanno allietato tutti gli intervenuti, accompagnati al pianoforte dalla docente Barbara Rinero. Il tenore Mu Di ha eseguito “Che dici, o parola di saggio…” tratta da “Canzoni d’amaranta” di F.P. Tosti, “Dal labbro il canto..” dal Falstaff di G. Verdi, e “Un’ aura amorosa” dal “Così fan tutte” di W.A. Mozart, mentre la giovanissima e molto espressiva mezzo soprano Ting Ting, si è cimentata con “O, del mio amato ben” di S. Donaudy, e nella sublime e molto tecnica aria “Inno alla Luna” dalla Rusalka di A. Dvorák. Lo scaltrito soprano Vanessa Guerrera ha interpretato “Je dis que rien ne m’épouvante” dalla “Carmen” di G. Bizet, “Ebben! Ne andrò lontana..” dalla “Wally” di A.Catalani e “Les chemins de l’amour” di F. Polulenc. Particolare menzione merita il giovane Nicolò Tanzella, giovanissimo contraltista dalle notevoli capacità espressive, alle prese con arie di una certa difficoltà vocale, dovuta proprio al particolare tipo di voce usata in epoca barocca, capacità mostrate nell’esecuzione delle arie “Verdi prati” da l’Alcina, “Voi che udite il mio lamento..” da Agrippina, e “Agitato da fiere tempeste..” dal Riccardo I sempre G.F. Händel.
A sostegno della manifestazione canora, anche l’arte figurativa ha trovato il proprio e degno spazio. Infatti dal 2 al 4 di agosto presso Palazzo Cozzolongo, ha sostato la mostra itinerante dell’artista lucano Corrado Veneziano, pittore e regista formatosi al Piccolo Teatro di Milano, con alle spalle esperienze alla regia per la Biennale di Venezia e per la Rai. La mostra dal titolo “Visse d’arte”, è stata l’unica mostra riconosciuta dal Comitato nazionale per le celebrazioni “Puccini100” sostenuta ed auspicata dalla Presidenza della “Commissione Cultura” della Camera dei Deputati. Il ciclo pittorico col quale l’artista ha voluto esaltare la forte tensione figurativa del celebre compositore, in un dialogo fra le note del pentagramma ed i personaggi dei suoi capolavori assoluti, diventati simboli evocativi su cui si fonda una parte preziosa dell’immaginario contemporaneo. Le tele hanno richiamato l’intero repertorio operistico pucciniano, con “le Villi, Manon Lescaut, Tosca, Madama Butterfly, Turandot, Suor Angelica, il Tabarro e Gianni Schicci”, con queste ultime rappresentate da due opere, in cui all’elemento prettamente figurato e simbolico di ciascuna, l’artista ha associato linee orizzontali e parallele tra loro a richiamare spartiti e righe musicali. Tali partiture aeree e pittoriche appaiono separate tra loro da diversi intervalli visivi con il richiamo a corde, fili, rami, scale, onde del mare quali elementi leggeri ed eterei, portatori della primaria suggestione compositiva del Maestro.
Si è chiusa, dunque, questa ricca stagione del Festival del Belcanto, dando un arrivederci al prossimo anno, anche se rimane comunque difficile non pensare ad eventuali altre sorprese nei mesi che mancano alla fine dell’anno solare.
Didascalie Foto: 1) Il vicesindaco di Turi Teresa De Carolis consegna ad Amelia Felle il Premio Belcanto 2024; 2) Foto di gruppo in piazza Gonnelli (da Sx): Nicolò Tanzella, Vanessa Guerrera, Teresa De Carolis,Amelia Felle, Emanuele Ventura, Giovanna Giannandrea, Ferdinando Redavid e Barbara Rinero; 3) Inaugurazione mostra “Visse d’arte” a Palazzo Cozzolongo con il maestro Corrado Veneziano che racconta le opere esposte.
Giunto quest’anno alla sua XIV° edizione, il Festival del Belcanto di Turi ha visto il suo acme nella serata dello scorso 28 luglio. La kermesse portata ogni anno a superarsi grazie all’abnegazione dell’Aps “Chi è di Scena?!” ed alla lungimiranza artistica del suo direttore artistico, il M° Ferdinando Redavid, sin dal 2011 ha consentito alla comunità turese di divenire centro della lirica conosciuto a livello internazionale con affermati interpreti a calcarne il palcoscenico insieme alle tante giovani promesse lanciate e poi affermatesi nel mondo della lirica.
In quest’edizione si è deciso di omaggiare il grande compositore lucchese Giacomo Puccini, nel centenario della sua morte, mettendo in scena, grazie al patrocinio della Regione Puglia, del Comune di Turi ed il sostegno dell’Aps “Cultura & Armonia” di Turi, l’opera più iconica del Maestro, ovvero quella “Madama Butterfly” tratta dal racconto dell’americano John Luther Long, ridotta in libretto dai celebri Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Un’opera avvolta sin dal principio da un’aurea di immortalità, legata indissolubilmente alla sua prima “di fuoco” andata in scena al Teatro alla Scala di Milano il 17 febbraio 1904, quando l’opera a detta dello stesso compositore venne “linciata” dal pubblico presente in sala e sostenitore dell’editore Edoardo Sonzogno, avversario del suo editore Giulio Ricordi. Ritenuta non a caso dal Maestro la sua opera più sentita e suggestiva, e sicuro di una sua rinascita, apportando un ridimensionamento della partitura ed il passaggio dai due ai tre atti, l’esotica opera rinacque come l’araba fenice dalle ceneri della sua prima, il 28 maggio dello stesso anno al Teatro grande di Brescia. Ma sarà col trionfo del 1906, presso le Théâtre National de l’Opéra-Comique di Parigi, che l’opera con il varo della sua quarta versione, resa appetibile ai francesi, entrerà definitivamente nell’immaginario collettivo.
La messa in scena al ‘Sandro Pertini’
Presso l’atrio dell’istituto I.T.E.T.s “S. Pertini” di Turi, la serata è stata aperta con la conduzione affidata alla disinvolta conduttrice Alina Liccione ed ha visto andare in scena “Madama Butterfly” – la vera sposa americana, rivisitazione dell’opera del maestro, affidata alla regia internazionale di Vincenzo Grisostomi Travaglini ed al drammaturgo Ravivaddhana Monipong Sisowath, con le scenografie realizzate da Silvia Giancane e Damiano Pastoressa noto scenografo, già a Turi nel 2021 con il sontuoso allestimento della “Cavalleria Rusticana”, il disegno e le luci di Francesco Bàrbera, gli splendidi costumi realizzati da Fabrizio Onali e Otello Camponeschi. Le note della “tragedia pucciniana” sono state tradotte in musica dalla rinomata e ricercata “Orchestra Sinfonica del Levante”, stupendamente diretta dal Direttore e M° Concertatore Ferdinando Redavid. Travaglini affida la narrazione della storia alla voce narrante della celebre attrice Giuliana De Sio, nel ruolo della vera moglie americana Kate Pinkerton, personaggio fondamentale nell’economia della tragedia rappresentata. Mantenendo le caratteristiche dell’opera originale, la scelta della voce narrante ha consentito allo spettatore di godere di diversi spunti di riflessione sul latente scontro culturale tra i millenari valori orientali, e quelli occidentali già al tempo svuotati dal dilagante cannibalismo capitalistico, scontro culturale che invade da qui sia la figura della donna nelle due società, che la figura della donna d’allora ed oggi.
Il primo atto
La tragedia ambientata nel‘800 nella città portuale giapponese di Nagasaki, vede “Cio Cio-San” una quindicenne fanciulla, conoscere ed innamorarsi di uno spavaldo giovane tenente della marina statunitense, “B.F. Pinkerton”. Di famiglia un tempo ricca poi caduta in disgrazia a causa del “seppuku”(suicidio rituale) del padre, la ragazza si era vista costretta per vivere, sin da subito a fare la geisha (si badi bene, non prostituta, ma artista e intrattenitrice), e così aveva avuto modo di conoscere un sensale senza scrupoli di nome “Goro” interpretato dal giovane “Prisco Blasi” tenore di prospettiva, che la fa conoscere all’ufficiale, il quale per puro spirito d’avventura e incarnando il carattere predatorio capitalistico dell’Occidente irride il costume ed i valori morali nipponici e quindi anche il contratto matrimoniale, che gli consente in qualsiasi momento di lasciare il tetto coniugale. Il console degli Stati Uniti a Nagasaki, “Sharpless”, uomo più maturo ed il più dotato di buon senso in tutta la narrazione, intuisce i seri valori della ragazza e mette in guardia il giovane amico, specie quando apprende la storia della ragazza ed il fatto che a suo dire “sia nell’età dei giochi”. Il matrimonio si celebra comunque e la ragazza abbraccia la fede religiosa ed i costumi occidentali, venendo ripudiata dallo zio bonzo, interpretato da Francesco Susca, e dal resto della sua famiglia. Abbandonata per sempre la sua famiglia, Cio Cio-san si lega ardentemente al marito appena sposato col quale si prepara a consumare. Molto apprezzato il duetto tra il pimpante Pinkerton interpretato dal tenore “Joan Laìnez” e Cio Cio-San interpretata dal soprano “Valentina De Pasquale” con “Viene la sera … Bimba dagli occhi pieni di malìa”, col quale si chiude il primo atto.
Il secondo atto
Il secondo atto, vede un avanzamento di ben tre anni dal momento dello sposalizio, l’ufficiale partito subito dopo il matrimonio alla volta degli USA, promette di ritornare a primavera, ma dopo tre anni d’attesa con le finanze in rosso, l’inserviente “Suzuki” interpretata dal soprano turese “Angela Alessandra Notarnicola”, stanca dello struggersi in lacrime della propria padrona, prega Buddha che Cio Cio-San divenuta col matrimonio Madama Butterfly“non pianga più, mai più, mai più”. Volendo destare la sua padrona dall’ormai effimero sogno, le ricorda il pragmatico e conosciutissimo comportamento marinaro: “Mai non s’è udito | di straniero marito | che sia tornato al suo nido”. La padrona invece, risentita e forte di un amore ardente e tenace, pur affliggendosi nella lunga attesa, dalla bella casa sulla collina affacciata sul porto, continua a professar la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell’amato nella straziante aria “Un bel dì, vedremo”, la più celebre dell’opera, vero e proprio atto di fede in cui la Madama proietta il suo smanioso desiderio di riabbracciare il suo sposo, magnificamente reso in lirica dalla potente voce del soprano Valentina De Pasquale. Sharpless, ricevuta una missiva di Pinkerton, si dirige alla casa sulla collina, ma mentre inizia a leggerne il contenuto si rende conto della meschinità dell’ufficiale risposatosi in patria, quindi molto preoccupato per le sorti dell’ignara e tormentata Madama le chiede che cosa farebbe “s’ei non dovesse ritornar più mai”. Lei, quasi balbettando per il colpo inaspettato, gli risponde “Due cose potrei fare: tornare «a divertir | la gente col cantar, | oppur, meglio, morire”. Oserei dire che quasi un paterno Sharpless, magistralmente interpretato dal baritono “Carlo Provenzano”, prova a strapparla dai miraggi ingannatori prima che sia troppo tardi, spingendola ad accettare la proposta di matrimonio del ricco “Yamadori”, ma lei rifiuta e gioca la carta del bambino di nome “Dolore” frutto del suo amore per l’ufficiale, dicendogli di scrivere a Pinkerton per comunicargli che lo aspetta un “figlio senza pari”, chiudendo il discorso sul cosa accadrebbe in caso di non ritorno, con l’aria che segna a mio avviso la mutazione finale della Madama Butterfly da ragazzina a donna, “Sai tu cos’ebbe cuore|di pensar quel signore?” sublimemente interpretata dalla voce tormentata e potente del soprano Valentina De Pasquale quasi a lasciar presagire l’onorevole e tragico epilogo.
Il finale
Li Sharpless, come un qualsiasi spettatore, ha la quasi certezza del triste finale che attende la Donna e la certezza di non poter far più nulla per salvarla dal suo destino. Quando un dì, Madama Butterfly avvista da lontano la nave “Abramo Lincoln” su cui è imbarcato il suo amato, si vede ormai già vittoriosamente a lui ricongiunta e lo attende insonne in una lunghissima veglia d’attesa. Veglia che assume però tutt’altro che i toni del lieto fine, infatti Puccini con lo straordinario “Coro a bocca chiusa” dall’astratta raffinatezza timbrica, molto ben eseguito per l’occasione dal “Coro Opera Festival Città di Bitonto” diretto dal M° Giuseppe Maiorano e dal “Coro Vox” diretto dal M° Giuseppe Cacciapaglia, presenta una donna quasi paralizzata, immobile, che non sogna, ma è attentissima e tesissima perché in lei il lento ed imperterrito scavare delle parole pronunciate e lette da Sharpless, la inducono a rielaborare, sgretolando poco per volta la sua incrollabile fede nell’amore. Il phatos raggiunto ed accumulatosi sin qui, da pienamente ragione al Maestro Puccini, contrario al calo di sipario subito dopo il coro a bocca chiusa, perché questo equivaleva a raffreddare la tensione sin lì accumulata, quindi ben ha fatto Grisostomi Travaglini a presentare seppur con qualche scena tagliata ma ben narrata a unire il secondo e terzo atto, di fatto riuscendo ad inchiodare il pubblico ed a travolgerlo nel turbinio degli eventi scenici. Puccini, con uno dei migliori intermezzi della storia dell’opera, racconta il risveglio mattutino della città di Nagasaki che riprende le sue attività giornaliere, ma Butterfly stanca si adagia a riposare. Fuori dalla villa Suzuki, altra figura positiva presente nell’opera, apprendendo che Pinkerton si è risposato con un’americana e dell’intenzione che “del bimbo conviene | assicurar le sorti!”, si appresta a stare il più possibile vicino alla propria padrona, temendo a ragione il nefasto scorrimento degli eventi. Qui l’espressivo mezzosoprano “Angela Alessandra Notarnicola” interpreta meravigliosamente la “pietas” con cui Puccini connota l’animo dell’inserviente posta in una condizione d’indigenza, sul gradino più basso della società nipponica, con “Ma bisogna ch’io le sia sola accanto | Nella grande ora, sola! Piangerà tanto tanto!”. Pikerton, preso da un inusuale senso di rimorso, per il mal procurato a sua moglie, da un addio a quel posto con l’aria “Addio asil fiorito” magistralmente interpretata dal tenore Joan Laìnez, ma si dimostra per quel che è, non in grado di reggere il confronto con la Madama, troppo ampio il divario valoriale tra i due e le rispettive culture di riferimento. La Madama incontra lo sguardo di Kate la vera moglie americana interpretata per le parti recitative da Emanuela Passaquindici e capisce che tutto è perduto decidendo di scomparire, in silenzio, dalla scena del mondo. Suzuki accortasi delle sue tragiche intenzioni cerca in ogni modo di evitarle, così nell’ultima scena mentre Madama Butterfly ha già portato alla gola il “coltello tantō” ricordando le parole del padre suicida “Con onor muore chi non può serbar vita con onore”, l’inserviente in un ultimo disperato tentativo di far rinsavire la sua padrona, col braccio invita il bambino “Dolore” portato in scena dal piccolo Filippo Dell’Aera, ad andare verso la madre affinché alla sua vista fermi la propria mano. Tentativo che ha breve durata, fin quando la madre, bendato e riposto il bambino in una stuoia esegue su di sé l’antico rito suicida del “jigai”. Puccini tocca il problema centrale della cultura del decadentismo, rielaborando il dramma della perdita in una sorta di coazione a ripetere che vede la continua sottrazione di qualcosa alla sfera personale della protagonista, prima il padre, poi i familiari, l’identità razziale, gli agi, il marito, finanche il figlio. Non può che finire con la perdita della vita, questa volta però il cerchio si chiude perdendo la vita per propria mano in modo onorevole.
Pietro Pasciolla
Dodascalie foto di Mariagrazia Proietto: 1) Madama Butterfly, scena del rito suicida finale; 2) Il M° Ferdinando Redavid alla direzione dell’Orchestra Sinfonica del Levante; 3) Giuliana De Sio in Kate Pinkerton narratrice.
La cittadinanza turese e la stampa sono invitati all’incontro pubblico del prossimo 9 agosto, alle ore 20:00, presso la Chiesa Madre Santa Maria Assunta in Cielo di Turi. L’evento, promosso da don Luciano Rotolo, Arciprete di Turi, Emanuele Ventura, Presidente onorario dell’APS Cultura & Armonia e Giovanna Giannadrea, Amministratrice unica di Willy Green Technology, vedrà la partecipazione di esperte di arte per approfondire le attività di restauro che interesseranno le sculture dei tre altari di Turi del maestro del Rinascimento meridionale Stefano da Putignano. L’iniziativa è promossa dalla parrocchia della Chiesa Madre di Turi, dall’associazione Cultura & Armonia e da Willy Green Technology, a seguito dell’approvazione dei progetti restaurativi da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Bari.
Interverranno:
Dott.ssa Clara Gelao, già Direttrice della Pinacoteca Provinciale di Bari, studiosa di museologia, didattica museale e arte dell’Italia meridionale (in particolare di scultura) dal Quattrocento al Settecento.
Don Luciano Rotolo, Arciprete di Turi.
Rosanna Guglielmo, Progettista e restauratrice esecutiva del sito.
Emanuele Ventura, Presidente onorario dell’APS Cultura & Armonia, promotore dell’iniziativa.
Giovanna Giannandrea, Amministratrice unica di Willy Green Technology, promotrice dell’iniziativa.
Per ulteriori informazioni: Chiesa Madre Santa Maria Assunta in Cielo, Piazza Chiesa 1, Turi.
PS. La foto della Madonna di Terrarossa è di Gianluca Ferrulli
I lavori di messa in sicurezza della parte strutturale in ferro del Carro di Sant’Oronzo saranno svolti a cura dell’impresa conversanese “Cupersafety srl”, pari a una spesa di 9.638 euro. “Basile Restauri” di Fabio Basile si occuperà del rivestimento ligneo del Carro di Sant’Oronzo, al costo di 2.440 euro. E, infine, la verifica strutturale dello stesso Carro Trionfale sarà gestita da “Studing Ingegneria e Consulenza Aziendale” di Rutigliano, con un preventivo di spesa di 4.758 euro. In sostanza, l’importo complessivo dei lavori ammonterà intorno ai 17.000 euro.
È successo che all’indomani delle elezioni, il 14 giugno 2024, l’impresa turese “Rossi Restauri Srl”, a cui erano stati affidati i lavori di “manutenzione, restauro e messa in sicurezza del Carro” (paria 46.340 euro) a fine dicembre 2023, ha comunicato “l’impossibilità a svolgere i suddetti lavori”. Per cui, considerata la estrema vicinanza della Festa Patronale di agosto, è stato necessario compiere una corsa contro il tempo e individuare in pochissimi giorni una soluzione alternativa. Ecco perché la decisione del Settore Lavori Pubblici di preferire l’affidamento dei lavori, suddivisi in tre ambiti, tramite trattativa diretta MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione).
Intanto Angelo Palmisano, assessore ai Lavori Pubblici, fa sapere che la parte restante delle risorse disponibili, oltre i 17.000 euro, sarà impiegata per “la sostituzione delle ruote e per l’opera di restauro complessivo, di cui a breve acquisiremo i preventivi di spesa”.
Didascalie foto: 1) arrivo del Carro in piazza 2022 (foto Fabiana Stanisci); 2) il restauro del Carro nel 1997
La logica dell’apprendimento trasmissivo vincolato alle lezioni frontali, allo studio fra i banchi e sui libri di testo è stata superata attraverso l’introduzione di quelli che inizialmente sono stati definiti progetti di “Alternanza Scuola Lavoro” ed oggi si chiamano “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. Oggi la scuola favorisce un nuovo tipo di apprendimento dinamico e partecipato che pone i ragazzi in contesti operativi in affiancamento ad aziende, associazioni ed altre realtà che mostrano loro il mondo del lavoro. Alle conoscenze teoriche si affiancano dunque quelle pratiche. Gli studenti imparano a gestire le relazioni in contesti lavorativi, scoprono le proprie inclinazioni e sono quindi più consapevoli quando compiono scelte orientate alla costruzione del loro percorso di vita.
L’IISS ‘Pertini Anelli Pinto’, da sempre attivo nell’organizzazione di percorsi significativi per i propri studenti, il 2 giugno, in concomitanza con la serata finale della “Sagra della Ciliegia Ferrovia” ha concluso il progetto triennale PCTO per i ragazzi della 5D Turismo di Turi. Il percorso, ideato e curato dalla prof.ssa Loredana Salvatore in veste di tutor, ha visto i ragazzi coinvolti in qualità di ciceroni in vari presìdi in collaborazione con l’Associazione ‘Il Viandante’. Lo scorso anno gli studenti hanno anche realizzato un prodotto finale consistente in tracce audio in inglese, francese e spagnolo come commento ai monumenti a disposizione dei turisti stranieri. Il prodotto è stato donato all’Associazione ‘Bersaglieri’ di Turi, custodi del sito della Grotta di Sant’Oronzo.
Quest’anno, in perfetta linea con il corso di studi, il progetto ha individuato come azienda madrina la Willy Green Technology che, nelle persone di Emanuele Ventura e Giovanna Giannandrea, ha dato vita all’Associazione di Promozione Sociale ‘Cultura e Armonia’. Gli studenti il 17 aprile hanno partecipato alla cerimonia di presentazione della suddetta Associazione presso il teatro Petruzzelli e successivamente, il 29 maggio, hanno accolto il pubblico durante l’inaugurazione di Palazzo Cozzolongo che costituisce la sua prestigiosa sede. Durante le sere dell’1 e del 2 giugno, all’interno della ‘Sagra della Ciliegia Ferrovia’, i ragazzi hanno concluso il progetto nei presìdi di Palazzo Cozzolongo e di Santa Chiara ancora una volta con la preziosa supervisione dell’Associazione ‘Il Viandante’. Questo percorso sarà anche oggetto di una parte della prova orale dei prossimi Esami di Stato in quanto gli studenti avranno modo di fare riferimento a ciò che più hanno apprezzato di questa esperienza formativa e dovranno esporre in maniera critica il contributo che ha dato nella scelta del futuro percorso lavorativo.