
Si è chiusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto, con l’attesissimo evento conclusivo invernale, tenutosi in un duplice appuntamento presso il Teatro Rossini di Gioia del Colle nella serata del 29 dicembre e presso l’Auditorium di Via Indro Montanelli a Turi, nella serata successiva del 30 dicembre. Appuntamento realizzato con il patrocino del PACT “Polo Arti Cultura Turismo Regione Puglia” e del Comune di Turi, con la sinergia e collaborazione fra il Taranto Opera Festival condotto dal direttore artistico Paolo Cuccaro e l’Associazione Chi è di Scena?!, diretta da Ferdinando Redavid, con il sostegno economico di Cultura & Armonia Aps e di Willy Green Technology Srl. Il Concerto dal titolo “Beethoven, il Mito!!!” ha visto la celebrazione del genio e dell’umanità del compositore di Bonn, attraverso alcune delle sue più celebri pagine orchestrali. La serata ha avuto inizio dopo la presentazione del programma della serata al pubblico da parte della presentatrice Ivana Pantaleo.

L’introduzione alla musica del genio di Bonn è stata affidata alla celebre “Romanza in Fa Maggiore per violino e orchestra N2. op.50”, conosciutissima e molto utilizzata come sottofondo in molte campagne pubblicitarie, presentatasi all’ascolto per la sua proverbiale melodia elegante, sciolta e luminosa, con il buonissimo fraseggio del violino della solista Cristina Ciura, passionale e cangiante nelle sue espressioni, con il sostegno drammaturgico dell’Orchestra.
Nel Festival del Belcanto non poteva però mancare quello che può essere considerato l’unico vero contributo beethoveniano al mondo, ormai volto verso il tramonto, dell’opera seria metastasiana. Nell’aria da concerto “Ah perfido”, tratta dall’Achille in Sciro di Pietro Metastasio, Van Beethoven rende un perfetto tributo al genere ed apporta una cura finissima nel dettaglio della partitura, col recitativo attentissimo alle sfumature semantiche del testo. Il risultato è quello in cui la voce della solista si piega verso una vera e propria prova di “bravura”, con scale e arpeggi che esprimono il versante più aggressivo e le lacerazioni interiori dell’eroina metastasiana, magistralmente interpretata dal soprano Valentina De Pasquale che, con lusinghe e minacce, implora il suo eroe di non abbandonarla. Ma il pezzo forte della serata non poteva che essere l’esecuzione della “Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67”, una delle opere più importanti e celebri della storia della musica, che pure ha avuto una particolarissima storia iniziata non bene a Vienna il 22 dicembre 1808, data della sua prima esecuzione, tra innumerevoli altri brani. Infatti, nella prima, la difficoltà delle composizioni, un numero insufficiente di prove, la lunghezza del programma e il freddo del teatro ne decretarono un mezzo fiasco, tanto da far scrivere a qualche critico che «Nessuno è profeta in patria».
Nella celebre opera, conosciuta come “Sinfonia del Destino” il compositore sviluppa un tema filosofico, quale l’allegoria del percorso esistenziale dell’Uomo, dall’oscurità alla luce, mediante la lotta e la vittoria finale, asservendo la Sinfonia al concetto da esprimere. In essa non sorprendono le iconiche quattro note iniziali (tre brevi e una lunga), per enunciare il “destino che bussa alla porta” secondo quanto riportato dal biografo Anton Schindler, quanto invece la capacità del Maestro, di ricavare dal motivo iniziale non solo il primo movimento, ma in un certo qual modo, l’intera sinfonia, dove lo stesso funge da elemento unificante, rappresentando la manifestazione ineluttabile delle avversità con particolare riferimento alla crescente sordità del compositore.

Nel primo movimento “Allegro con brio” al tema iniziale molto incisivo, si contrappone un secondo tema più melodico e rilassato, giocato sull’alternanza fra i fiati e gli archi, che lascia presto il passo allo sviluppo con la tensione che cresce rafforzata anche dal suono delle trombe. Nel successivo “Andante con moto” una melodia innocente, affidata ai violoncelli ed ai contrabbassi apre una pagina del tutto diversa. Anche qui Van Beethoven gioca utilizzando gli archi in contrapposizione ai legni, come in un meraviglioso dialogo. È un momento di transizione, in cui qualcosa comincia a manifestarsi tra momenti di quiete e momenti di forza, fino a giungere alla conclusione: dove si manifesta la volontà di vincere il Destino. Nel terzo movimento “Allegro”inizia la battaglia, introdotta dai corni dopo una breve introduzione, molto cupa, dei violoncelli. È la battaglia titanica dell’individuo contro le forze ostili, sviluppata con un linguaggio musicale intenso e conciso, in cui vi è un episodio fugato molto coinvolgente e di difficile esecuzione, introdotto dai violoncelli e dai contrabbassi, al quale partecipano poi tutti gli archi. Il percorso della sinfonia non si ferma al conflitto. Attraverso i quattro movimenti, si assiste a una progressione che culmina nel trionfo finale. Il passaggio dal tono cupo e drammatico del primo movimento vede nel movimento, quarto “Allegro-Presto” la voce degli archi spegnersi per dare inizio ad un rapido crescendo che non ha eguali. La conclusione luminosa e maestosa in Do Maggiore del finale simboleggia la vittoria dello spirito umano, della perseveranza e della speranza sul destino. Quello che Van Beethoven ci lascia è un messaggio morale nel quale l’uomo deve combattere i condizionamenti naturali agendo secondo la propria ragione per realizzare il proprio potenziale.
Un plauso va al direttore artistico del Festival del Belcanto, il M° Ferdinando Redavid per la conclamata capacità di organizzare momenti di seria divulgazione musicale nella nostra Comunità, riconosciuti ormai ovunque. Un plauso anche per la capacità di studio e fedele interpretazione della partitura che richiede una preparazione profonda che va alla ricerca soprattutto anche della storicità del compositore, di quello che ha composto, della sua vita, nel caso in particolare della sordità del compositore e della sua genialità nella partitura.

Un suggerimento che mi sento di dare, è quello di diffondere tra i partecipanti alle serate, istituzioni comprese, la conoscenza del “Galateo del Teatro”, in modo da incentivare la puntualità; il non entrare in sala durante la rappresentazione, aspettando l’intervallo; il silenzio assoluto durante l’esecuzione; l’applaudire solo alla fine dei movimenti o dell’atto per non disturbare e rispettare artisti e pubblico, in modo da garantire una migliore fruizione esperenziale dell’ascolto.
Pietro Pasciolla
Didascalie foto: 1-2) Il M° Redavid dirige la “Sinfonia del destino”; 3) Valentina De Pasquale, soprano; 4) Cristina Ciura, violinista.







































