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Si è conclusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto di Turi. Un plauso al M° Redavid per il serio impegno alla divulgazione della grande Musica

Si è chiusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto, con l’attesissimo evento conclusivo invernale, tenutosi in un duplice appuntamento presso il Teatro Rossini di Gioia del Colle nella serata del 29 dicembre e presso l’Auditorium di Via Indro Montanelli a Turi, nella serata successiva del 30 dicembre. Appuntamento realizzato con il patrocino del PACT “Polo Arti Cultura Turismo Regione Puglia” e del Comune di Turi, con la sinergia e collaborazione fra il Taranto Opera Festival condotto dal direttore artistico Paolo Cuccaro e l’Associazione Chi è di Scena?!, diretta da Ferdinando Redavid, con il sostegno economico di Cultura & Armonia Aps e di Willy Green Technology Srl. Il Concerto dal titolo “Beethoven, il Mito!!!” ha visto la celebrazione del genio e dell’umanità del compositore di Bonn, attraverso alcune delle sue più celebri pagine orchestrali. La serata ha avuto inizio dopo la presentazione del programma della serata al pubblico da parte della presentatrice Ivana Pantaleo.

L’introduzione alla musica del genio di Bonn è stata affidata alla celebre “Romanza in Fa Maggiore per violino e orchestra N2. op.50”, conosciutissima e molto utilizzata come sottofondo in molte campagne pubblicitarie, presentatasi all’ascolto per la sua proverbiale melodia elegante, sciolta e luminosa, con il buonissimo fraseggio del violino della solista Cristina Ciura, passionale e cangiante nelle sue espressioni, con il sostegno drammaturgico dell’Orchestra.

Nel Festival del Belcanto non poteva però mancare quello che può essere considerato l’unico vero contributo beethoveniano al mondo, ormai volto verso il tramonto, dell’opera seria metastasiana. Nell’aria da concerto “Ah perfido”, tratta dall’Achille in Sciro di Pietro Metastasio, Van Beethoven rende un perfetto tributo al genere ed apporta una cura finissima nel dettaglio della partitura, col recitativo attentissimo alle sfumature semantiche del testo. Il risultato è quello in cui la voce della solista si piega verso una vera e propria prova di “bravura”, con scale e arpeggi che esprimono il versante più aggressivo e le lacerazioni interiori dell’eroina metastasiana, magistralmente interpretata dal soprano Valentina De Pasquale che, con lusinghe e minacce, implora il suo eroe di non abbandonarla. Ma il pezzo forte della serata non poteva che essere l’esecuzione della “Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67”, una delle opere più importanti e celebri della storia della musica, che pure ha avuto una particolarissima storia iniziata non bene a Vienna il 22 dicembre 1808, data della sua prima esecuzione, tra innumerevoli altri brani. Infatti, nella prima, la difficoltà delle composizioni, un numero insufficiente di prove, la lunghezza del programma e il freddo del teatro ne decretarono un mezzo fiasco, tanto da far scrivere a qualche critico che «Nessuno è profeta in patria».

Nella celebre opera, conosciuta come “Sinfonia del Destino” il compositore sviluppa un tema filosofico, quale l’allegoria del percorso esistenziale dell’Uomo, dall’oscurità alla luce, mediante la lotta e la vittoria finale, asservendo la Sinfonia al concetto da esprimere. In essa non sorprendono le iconiche quattro note iniziali (tre brevi e una lunga), per enunciare il “destino che bussa alla porta” secondo quanto riportato dal biografo Anton Schindler, quanto invece la capacità del Maestro, di ricavare dal motivo iniziale non solo il primo movimento, ma in un certo qual modo, l’intera sinfonia, dove lo stesso funge da elemento unificante, rappresentando la manifestazione ineluttabile delle avversità con particolare riferimento alla crescente sordità del compositore.

Nel primo movimento “Allegro con brio” al tema iniziale molto incisivo, si contrappone un secondo tema più melodico e rilassato, giocato sull’alternanza fra i fiati e gli archi, che lascia presto il passo allo sviluppo con la tensione che cresce rafforzata anche dal suono delle trombe. Nel successivo “Andante con moto” una melodia innocente, affidata ai violoncelli ed ai contrabbassi apre una pagina del tutto diversa. Anche qui Van Beethoven gioca utilizzando gli archi in contrapposizione ai legni, come in un meraviglioso dialogo. È un momento di transizione, in cui qualcosa comincia a manifestarsi tra momenti di quiete e momenti di forza, fino a giungere alla conclusione: dove si manifesta la volontà di vincere il Destino. Nel terzo movimento “Allegro”inizia la battaglia, introdotta dai corni dopo una breve introduzione, molto cupa, dei violoncelli. È la battaglia titanica dell’individuo contro le forze ostili, sviluppata con un linguaggio musicale intenso e conciso, in cui vi è un episodio fugato molto coinvolgente e di difficile esecuzione, introdotto dai violoncelli e dai contrabbassi, al quale partecipano poi tutti gli archi. Il percorso della sinfonia non si ferma al conflitto. Attraverso i quattro movimenti, si assiste a una progressione che culmina nel trionfo finale. Il passaggio dal tono cupo e drammatico del primo movimento vede nel movimento, quarto “Allegro-Presto” la voce degli archi spegnersi per dare inizio ad un rapido crescendo che non ha eguali. La conclusione luminosa e maestosa in Do Maggiore del finale simboleggia la vittoria dello spirito umano, della perseveranza e della speranza sul destino. Quello che Van Beethoven ci lascia è un messaggio morale nel quale l’uomo deve combattere i condizionamenti naturali agendo secondo la propria ragione per realizzare il proprio potenziale.

Un plauso va al direttore artistico del Festival del Belcanto, il M° Ferdinando Redavid per la conclamata capacità di organizzare momenti di seria divulgazione musicale nella nostra Comunità, riconosciuti ormai ovunque. Un plauso anche per la capacità di studio e fedele interpretazione della partitura che richiede una preparazione profonda che va alla ricerca soprattutto anche della storicità del compositore, di quello che ha composto, della sua vita, nel caso in particolare della sordità del compositore e della sua genialità nella partitura.

Un suggerimento che mi sento di dare, è quello di diffondere tra i partecipanti alle serate, istituzioni comprese, la conoscenza del “Galateo del Teatro”, in modo da incentivare la puntualità; il non entrare in sala durante la rappresentazione, aspettando l’intervallo; il silenzio assoluto durante l’esecuzione; l’applaudire solo alla fine dei movimenti o dell’atto per non disturbare e rispettare artisti e pubblico, in modo da garantire una migliore fruizione esperenziale dell’ascolto.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto: 1-2) Il M° Redavid dirige la “Sinfonia del destino”; 3) Valentina De Pasquale, soprano; 4) Cristina Ciura, violinista.

il processo 1 . Foto di Franco Deriu

Vito Minoia avvia un percorso con la ‘sua’ Turi. L’11 settembre all’Auditorium lo spettacolo “Il processo” del Teatro Aenigma

Vito Minoia e Teatro Aenigma. Un binomio imprescindibile, che per la prima volta porta a Turi, nella ‘sua’ Turi, uno spettacolo teatrale e, a seguire, altre importanti iniziative che vedranno al centro il Carcere e Gramsci. Una collaborazione tra Minoia e Turi da noi fortemente auspicata da tempo – Vito Minoia è una grande risorsa culturale di caratura internazionale, con radici nella nostra terra – che ora ha trovato terreno fertile per germogliare.

Prof. Minoia, a proposito di Gramsci e di carcere, ci parli un po’ dello spettacolo che sarà presentato l’11 settembre sera a Turi nell’Auditorium Comunale.

«Prima di tutto vorrei ringraziare il Sindaco De Tomaso per aver accolto la proposta di ospitare nella serata di giovedì 11 settembre prossimo “Il processo” dal romanzo di Franz Kafka presso l’Auditorium comunale. Si tratta di un lavoro da me fortemente voluto come direttore artistico del Teatro Aenigma, presentato in Bulgaria e Colombia nel 2024, affidato alla regia e drammaturgia del Maestro Francesco Gigliotti, già docente di teatro al DAMS di Cosenza, formatosi con grandi personalità del Teatro Europeo del Novecento come J.L. Barrault, E. Decroux. L. Lecoq, J. Grotowski. L’idea di messa in scena, che vede recitare lo stesso Gigliotti insieme agli attori Eleonora Andruccioli, Marilù Memeo, Jessica Sorbello, Sergio Persini, è fondata su una attenta e profonda elaborazione espressiva, gestuale e mimica dell’attore protagonista. L’intera performance è costruita come una macchina che si avvicina sempre più al corpo dell’imputato. Joseph K aspetta una sentenza… intanto vive ponendosi delle mete ma ogni volta scopre che nessun sentiero vi conduce. Ogni sentiero si interrompe o si smarrisce, così fino all’inevitabile epilogo violento e tragicomico della sua morte».

Il nostro Carcere come rientra in questo percorso?

«Nella mattinata della stessa giornata lo spettacolo incontrerà i detenuti della Casa di Reclusione di Turi per inaugurare il programma di “Partecipazione e Umanizzazione. Gramsci, carcere, teatro e immaginario letterario” che prevede con la mia direzione nei mesi successivi l’attivazione di due percorsi laboratoriali e altrettanti eventi conclusivi di Teatro Forum in carcere. Un progetto condiviso con la Direttrice Siliberti e l’equipe educativa dell’Istituto e che apre le porte ad una rafforzata collaborazione culturale tra carcere e territorio».

Cosa la lega al nostro paese e che ricordo ne ha dopo aver fatto tanta strada?

«Qui ho trascorso la mia infanzia e adolescenza ed ho parenti e tanti amici che vivono a Turi. Ho un particolare legame con loro. Qui ho iniziato da adolescente a fare teatro (avevo 15 anni) partecipando alla fondazione nel 1979/80 del Teatro Temporaneamente Traballante, una compagnia teatrale dedita per diversi anni alla creazione collettiva e ad una ricerca di tipo antropologico improntata sulla teatralità di piazza  e sulla messa in scena di drammi che in chiave satirica invitavano a riflettere sul rapporto tra civiltà e progresso (il primo spettacolo, dal titolo “Il cane e il suo padrone” denunciava in modo fortemente critico le pratiche di vivisezione). Il mio destino è stato segnato da quell’intensa esperienza, aprendo le porte a studi in Sociologia della Cultura e in Pedagogia del Teatro, poi alla docenza universitaria in Urbino, dove tuttora insegno Discipline dell’Educazione e dello Spettacolo e partecipo a ricerche scientifiche sulle modalità di promozione del teatro sociale come strumento per la ricerca sociologica su problematiche sociali globali». Ma il teatro resta il punto centrale del suo impegno.

«Non ho mai smesso di fare teatro, dagli anni Novanta come regista, poi come autore e direttore artistico di convegni, festival e rassegne internazionali, fondando, sempre a Urbino nel 1990 il Teatro Universitario Aenigma e nel 1996 la Rivista Europea “Catarsi, Teatri delle Diversità” – che tuttora dirigo – attivando studi e ricerche e ricoprendo incarichi di responsabilità in organizzazioni nazionali e internazionali (dal 2011 come presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, dal 2018 al 2024 come presidente dell’Associazione Mondiale del Teatro Universitario, attualmente come ideatore e Coordinatore dell’International Network Theatre in Prison, organismo Partner dell’International Theatre Institute dell’UNESCO. In questa ultima veste sono stato invitato a Boston, Parigi, Segovia, Shanghai, Montreal, Madeira prima ancora del significativo recente intervento su “Prospettive Culturali, artistiche e socio educative del teatro in carcere” alla Conferenza Mondiale dell’UNESCO su Cultura e Arti in Educazione. La luce che ha illuminato il mio primo approccio al teatro a 15 anni non si è mai spenta e tuttora mi motiva e orienta, così come il ricordo del supporto ricevuto dai miei genitori. Vorrei qui includere anche la passione per gli studi gramsciani…».

Che rapporto ha con la figura di Gramsci?

«Ero un ragazzino quando ho visitato a Turi la cella di Gramsci per la prima volta, stimolato in quegli anni anche da uno straordinario maestro che a scuola, in quinta elementare, mi ha fatto conoscere la storia del movimento antifascista e della Resistenza italiana. Di Gramsci sono tornato ad occuparmi ripetutamente. Nel 2011 ho vinto con un testo teatrale l’XI edizione del Premio letterario biennale nazionale Gramsci organizzato ad Ales dall’Associazione Casa Natale Gramsci, dove sono stato poi invitato ripetutamente a tenere conferenze sul rapporto tra l’intellettuale sardo e la cultura in carcere. A Urbania nel 2016 ho fondato il Premio Internazionale Gramsci per il Teatro in Carcere, giunto alla sua nona edizione, in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro».

Lia Daddato

TURI (Bari), Giovedì 11 settembre ore 20.30
Auditorium Comunale
(Largo Pozzi)
IL PROCESSO
Spettacolo del Teatro Universitario Aenigma
Dal romanzo di Franz Kafka, direzione artistica di Vito Minoia, regia di Francesco Gigliotti, assistenza alla regia di Romina Mascioli, con Eleonora Andruccioli, Marilù Memeo, Sergio Persini, Jessica Sorbello.

Lo spettacolo è già stato presentato nel 2024 a Urbino, a Urbania per il XXV Convegno Internazionale su “I Teatri delle Diversità” e nei prestigiosi Festival Internazionali “Alter Ego 2024” di Sofia in Bulgaria, XIX Festival Internazionale di Teatro Universitario dell’Ateneo di Caldas, a Manizales in Colombia, Silence Teatro 40 il 3 luglio scorso a Lovere (BG).
Il processo, opera poetica di Franz Kafka, continua ancora oggi a farci riflettere sul tema della colpa primordiale e di come questa possa condurre inevitabilmente l’individuo, vittima innocente, a una condanna”. Con queste parole il regista e pedagogo Francesco Gigliotti, Maestro del Teatro Europeo Contemporaneo, formatosi grazie agli insegnamenti di J. L. Barrault, E. Decroux, J. Lecoq, J. Grotowski, presenta lo spettacolo.
L’idea di messa in scena è fondata su una attenta e profonda elaborazione espressiva, gestuale e mimica dell’attore protagonista. L’intera performance è costruita come una macchina che si avvicina sempre più al corpo dell’imputato.
Joseph K aspetta una sentenza… intanto vive ponendosi delle mete ma ogni volta scopre che nessun sentiero vi conduce. Ogni sentiero si interrompe o si smarrisce, così fino all’inevitabile epilogo violento e tragicomico della sua morte.

Per i biglietti (ingresso unico 10€) prenotazioni al tel 3297218097. Potranno essere ritirati o acquistati dalle ore 17:00 dell’11 settembre, presso l’Auditorium Comunale in via Indro Montanelli (largo Pozzi) a Turi.

Didascalie foto: 1) Un’immagine dello spettacolo “Il processo”, tratto dal romanzo di Kafka, in scena ad Urbino nel 2024; 2) Vito Minoia con la compagnia ‘Lo Spacco’, Casa Circondariale di Pesaro, 2011 (foto Franco Deriu); 3) Vito Minoia (foto Lella Gandini); 4) il manifesto dello spettacolo che si terrà a Turi l’11 settembre prossimo.

da Sinistra - Settanni, Rinero, Kanynda, Colaianni, Pantaleo e Redavid

‘Cavalleria Rusticana’ e Domenico Colaianni protagonisti del Belcanto di Turi

Si è aperta sabato 26 luglio la XV edizione del Festival del Belcanto di Turi, rassegna ideata dal suo direttore artistico, il M° Ferdinando Redavid, e dall’Accademia Chi è di scena!?, con la messa in scena dell’opera emblema del verismo musicale italiano “Cavalleria Rusticana”, di Pietro Mascagni, presso l’atrio dell’ITC Pertini-Anelli di Turi, con il patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Turi, la collaborazione del Taranto Opera Festival e l’importante sostegno del main sponsor ‘Cultura e Armonia’, con la Willy Green Technology Srl.

La scelta dell’opera lirica da portare in scena è ricaduta nuovamente dopo la rappresentazione del 2021, sull’opera tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga, con riduzione in libretto da parte di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, e composta dal compositore livornese Pietro Mascagni, mentre risiedeva in terra di Puglia, nella bella Cerignola. L’opera risultata essere la vincitrice, nel 1888, del 2° Concorso per atti unici di compositori italiani esordienti, promosso da Edoardo Sonzogno editore della Casa editrice Musicale Milanese, venne rappresentata per la “Prima” il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma, divenendo un successo mondiale e aprendo la stagione del Verismo e della “Giovane Scuola Italiana” di cui Sonzogno fu il più attivo promotore, commissionando, pubblicando e allestendo anche all’estero numerose opere di altri compositori destinati a notevoli successi. La scelta è stata dettata dalle celebrazioni in questo 2025 dell’ottantesimo anniversario della morte del compositore livornese avvenuta il 2 agosto 1945, ed a proposito lo scrivente vuole ricordare brevissimamente la grande figura del professore Cesare Orselli, docente di “Storia del Teatro musicale e di Storia ed Estetica della Musica, autore della pubblicazione “Pietro Mascagni”, quale suo massimo studioso, purtroppo venuto a mancare nel marzo di quest’anno e che ricordo, proprio nel 2021 in occasione dell’XI Festival del Belcanto, nelle due serate preparatorie all’ascolto attento della Cavalleria rusticana, ci deliziò con la sua approfondita conoscenza sull’opera.

Raccontando della serata

Grande merito va dato al regista Luigi Travaglio che potendo anche avvalersi di uno scenografo del calibro di Damiano Pastoressa, non ha stravolto l’opera con quelle tanto diffuse regie minimaliste e scarnificate dei nostri giorni nostri, con rappresentazioni sistematicamente snaturate e decontestualizzate, garantendo nel nostro caso, invece tutta la necessaria profondità al messaggio dell’Opera, e all’evolversi del dramma, concetto questo che vede da qualche tempo, d’accordo buona parte della critica.

Le note del Preludio intonate dall’Orchestra del Taranto Festival, ottimamente diretta dal maestro Ferdinando Redavid, hanno introdotto il pubblico in punta di piedi nell’atmosfera sonnecchiante di del paese siciliano di Vizzini e delle sue campagne al primo albeggiare della Domenica di Pasqua, seguito dal suono delle campane a festa che scandisce il ritmo della vita di paese e riannoda i fili di quella società arcaico-rurale protagonista della novella verghiana, della quale la musica di Mascagni, riesce a incarnarne appieno gli odori, i colori, i sentimenti contrastanti e passionali, che l’accurata direzione del maestro Redavid, riesce a cogliere e trasmettere al pubblico. Sentimenti che divampano e tengono il pubblico col fiato sospeso nel vorticoso concatenarsi di eventi e tragiche fatalità, proprio come nella miglior tradizione del teatro greco-antico, con lo sviluppo della trama affidato attivamente anche al “Coro Tarenti Cantores” diretto dal M° Tiziana Spagnoletta, che con trasporto ha interpretato le arie, “Gli aranci olezzano” e “In mezzo al campo tra le spighe d’oro” con le donne appena uscite dalla chiesa e gli uomini tornati in paese dalle campagne. Magistralmente evocativa è stata l’aria “Inneggiamo, il Signor non è morto”(Regina Coeli), canto intriso della spiritualità e sacralità dei Riti della Santa Pasqua, alla quale si antepone il dramma carnale della passione e della gelosia ma anche del disonore e della vendetta che va ad aumentarne il ‘pathos’. I protagonisti entrano poco per volta in scena a partire da Turiddu interpretato magistralmente dall’ormai certezza nel panorama lirico nazionale, Ugo Tarquini, mentre intona la serenata dedicata a Lola intitolata “la Siciliana”, il tutto sotto gli occhi celati della sua fidanzata, un’atterrita Santuzza interpretata dalla straordinaria Valentina De Pasquale, la quale si reca presso la locanda di Mamma Lucia, madre di Turiddu, il cui personaggio è stato intensamente reso al pubblico, dall’esperta mezzosoprano turese Angela Alessandra Notarnicola, intenta a preparare il vino per i festeggiamenti che avranno luogo in piazza dopo la messa. All’invito della donna a entrare in casa, la ragazza rifiuta, rivelandole un’amara verità: Turiddu la tradisce. Prima di partire per il servizio militare, il ragazzo si era promesso a Lola, che tuttavia per il protrarsi della leva, stanca di aspettare, dopo un anno si era sposata con Alfio. Al suo ritorno, per ripicca, Turiddu si era allora fidanzato con Santuzza, ma successivamente aveva preso ad approfittare delle assenze di Alfio per riannodare una relazione clandestina e libertina con Lola. Lucia non crede alle parole di Santuzza, ma il loro discorso è interrotto dagli schiocchi di frusta e dai sonagli annunzianti la baldanzosa entrata in scena del carrettiere Alfio, interpretato dal baritono d’impatto, dalla voce potente Cesare Kwon, ottimamente calato nella parte, che intona la spigliata e briosa canzonetta “Il cavallo scalpita”. Poco dopo, arriva lo stesso Turiddu, che insieme con Santuzza danno passionalmente vita al duetto clou dell’opera “Tu qui, Santuzza” nel quale l’una accusa, l’altro reagisce con ira non sopportandone la gelosia, in un rapido crescendo interrotto dall’intonazione in lontananza dello stornello “Fior di giaggiolo” da parte dell’agghindata Lola, interpretata da Marcella Diviggiano, soprano dalle buonissime doti vocali e dall’ottima presenza scenica, la quale provoca Santuzza, con Turiddu che ha il suo bel da fare per fermare l’ira di Santuzza, la quale all’apice del parossismo scaglia su Turiddu la maledizione “A te la mala Pasqua, spergiuro!”

Poi riappare in scena compare Alfio, che chiede a Santuzza dove sia sua moglie venendone a scoprire l’intera tresca. S’apre cosi il duetto nel quale da una parte Santuzza pentita si dichiara infame per aver denunciato gli amanti, dall’altra il carrettiere duramente colpito nell’onore in preda all’ira giura ripetutamente che avrà la sua vendetta, uscendo di scena.

Con questi stati d’animo contrastanti ci si avvia dunque al celeberrimo intermezzo orchestrale, che separa le due parti dell’atto unico. Qui Mascagni realizza una grandiosa pagina della storia dell’orchestrazione, con l’intermezzo sinfonico composto di una prima parte preludiante con sonorità celestiali affidate ai violini e all’oboe solista e di una seconda parte caratterizzata invece da una melodia di grande intensità, affidata sempre ai violini, ma accompagnati dall’arpa, riuscendo nell’intento di dipingere, come in un grande affresco, l’ambientazione del dramma che si svolge nel santo giorno della Domenica di Pasqua, rapendo l’ascoltatore in trance, e inducendolo a passare in rassegna tutti gli affetti viventi e vissuti della sua esistenza, ripercorrendoli con pathos, letizia, dolore, speranza, delusione, e infinita commozione.

L’ultima parte dell’unico atto s’apre con i paesani tutti o quasi che si recano all’osteria di Lucia, dove Turiddu intona uno stornello popolare “Viva il vino spumeggiante” brindando alle gioie della vita, (per lui le ultime). In piazza ritorna Alfio, al quale Turiddu ignaro, offre un bicchiere di vino, che questi rifiuta sdegnosamente, e tutti comprendono che voglia sfidare il rivale. Turiddu accetta la sfida e getta per terra il vino appena versato. Inizia l’inesorabile cerimoniale della “Cavalleria Rusticana” che vede le donne scappare impaurite con la Lola in evidente disagio, e gli uomini a creare capannelli vocianti attorno ai due imminenti contendenti all’arma bianca. Mentre l’orchestra tace, i due s’abbracciano e Turiddu morde l’orecchio destro di Alfio che chiede “soddisfazione”. Turiddu sa di essere nel torto e si lascerebbe anche uccidere per espiare la propria colpa, ma non può lasciare sola Santuzza, disonorata dal suo tradimento, dunque combatterà con tutte le sue forze secondo la legge d’onore.

Prima del duello Turiddu chiama la madre per essere benedetto e raccomandarle Santuzza se non dovesse tornare, poi corre via. Lucia atterrita comprende solo allora quanto fossero vere le parole di Santuzza, e mentre le due donne si abbracciano già in preda alla disperazione, nel silenzio dell’orchestra, un urlo agghiacciante dapprima lontano, s’ode dalla campagna, seguito da un secondo molto più vicino, straziante e funesto, lanciato da una popolana accorsa dalla campagna nella piazza del paese “Hanno ammazzato compare Turiddu” con le donne del paese che accorrono in piazza per stringersi attorno alle due donne e gli uomini che si affrettano a raggiungere il luogo del duello, con l’orchestra che sottolinea il grande dramma di Santuzza, riprendendone e scandendone fortissimamente in un turbinio finale il tema della maledizione da essa lanciata, ed il suo rapido ed inesorabile compimento.

Premio Belcanto a Colaianni

La serata è stata introdotta con verve, senza fronzoli, dalla versatile e brava Ivana Pantaleo, attrice ed eco-stilista, che ha anche introdotto e condotto il secondo appuntamento della kermesse, dedicato al conferimento del XV Premio Festival del Belcanto, realizzato dall’artista turese Fabio Basile, che come da tradizione e volontà del direttore artistico, celebra le personalità musicali pugliesi distintisi nel panorama lirico internazionale, divenendo ambasciatori del belcanto pugliese nel mondo. Serata tenutasi sabato 2 agosto presso Piazza Antico Ospedale, con la consegna del premio “alla carriera”, al celebre baritono Domenico Colaianni, artista di straordinario spessore e sensibilità musicale, da più di trent’anni figura di spicco della scena lirica italiana e internazionale. Nato a Bari, e diplomato con lode al Conservatorio “N. Piccinni”, Colaianni ha calcato i palcoscenici di teatri prestigiosi come la Scala di Milano, San Carlo di Napoli, Regio di Torino, Fenice di Venezia e molti altri. Interprete raffinato e ricercatore di repertori rari, è anche docente di canto presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di artisti lirici. Il pubblico ha avuto il privilegio di ascoltarlo dal vivo durante la serata, accompagnato al pianoforte dalla Maestra Barbara Rinero. Ma il più grande privilegio l’hanno sicuramente i suoi allievi, in cui egli cerca di non crear mai false illusioni, visto l’alto grado di impegno e sacrificio occorrente per raggiungere, certi traguardi. Due giovani promesse allievi del maestro barese, il soprano Joscelyne Kanynda ed il tenore Giuseppe Settanni, si sono esibiti durante la serata ed hanno chiuso cantando insieme accompagnati dal maestro, in un finale che è stato molto emozionante.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto: 1) Serata Premio Belcanto, da sinistra: Settanni, Rinero, Kanynda, Colaianni, Pantaleo e Redavid; 2) Santuzza, Turiddu e Lola, “Tu qui, Santuzza – Fior di giaggiolo”; 3) Santuzza e Alfio, duetto “Il Signore vi manda, compar Alfio”; 4) Il baritono Domenico Colaianni con l’ambito Premio Belcanto di Turi.

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A Turi “Si fa Teatro” con Pasquale Del Re e tanti bravi attori

Una vera e propria festa del teatro ha animato l’ultimo weekend di giugno a Turi. Sabato 28 e domenica 29, l’Auditorium Comunale di Turi ha registrato il tutto esaurito per la prima edizione della rassegna “SI FA TEATRO”, con centinaia di spettatori che hanno accolto con entusiasmo la commedia in dialetto “La Rùzzene”, già rappresentata con grande successo alcuni anni fa davanti a ben 1.200 turesi.
A guidare la scena, ancora una volta, è Pasquale Del Re, ideatore della rassegna e protagonista assoluto, nelle vesti di scrittore, regista e attore. Accanto a lui, un gruppo di attrici e attori autodidatti che hanno saputo conquistare il pubblico con talento, passione e una comicità genuina che ha riempito la sala di applausi e risate. Tra il pubblico, presente anche il Sindaco Giuseppe De Tomaso, che ha voluto testimoniare con la sua partecipazione il pieno sostegno dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa.
“SI FA TEATRO” è infatti un progetto che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato, reso possibile grazie al contributo del Comune di Turi e al sostegno dello sponsor Willy Green Technology, insieme ai partner L’Orchidea Fiori di Vito Dell’Aera, ADV PLUS Pubblicità di Lorenzo Carenza e la Nuova Pro Loco di Turi, quest’ultima impegnata nell’organizzazione e nella logistica dell’evento.

Il successo della rassegna rappresenta un segnale importante per la vita culturale di Turi e per il futuro dell’Auditorium Comunale, che si candida a diventare un vero contenitore di proposte artistiche e aggregazione. “SI FA TEATRO” ha dimostrato che, con passione, collaborazione e visione, la cultura può essere popolare, partecipata e coinvolgente. L’appuntamento ora è per la seconda parte della rassegna, con i prossimi spettacoli “Cuènzele e Trebbunèle”, in programma sabato 19 e domenica 20 luglio, sempre nell’Auditorium Comunale. La rassegna continua, e a giudicare dall’avvio, promette nuove emozioni, sorrisi e momenti da condividere. 

Durante la presentazione dello spettacolo, lo stesso Pasquale Del Re ha sottolineato come il teatro possa essere un potente strumento di comunicazione sociale, culturale ed educativa, capace di trasmettere emozioni, riflessioni e valori. Un teatro che parla alla comunità e con la comunità, senza dimenticare le tradizioni turesi, il dialetto locale e quel pizzico di sana ironia che, in tempi complessi, fa sempre bene.
«Sono rimasto sinceramente colpito – ha dichiarato il Sindaco De Tomasodalla bravura di Pasquale Del Re e di tutti gli interpreti. Non solo per la qualità della messa in scena e per la passione che traspare da ogni battuta, ma anche per la capacità di far riflettere attraverso messaggi sociali profondi, senza mai rinunciare al divertimento. Le risate del pubblico sono state il segno più bello di un teatro che unisce e fa bene alla comunità.»

Comunicato Stampa

Concerto di Natale Accademia Chi è di Scena 22 dicembre

“Belcanto” e “Melodie di Pace”: nella Chiesa degli Scolopi si chiude a Turi un anno ricco di eventi musicali a cura di ‘Chi è di Scena?!’ e ‘Cultura e Armonia’

Si è conclusa nella serata di domenica 22 dicembre la straordinaria annata musicale dell’Accademia “Chi è di Scena?!”, diretta dal M° Ferdinando Redavid. Una stagione artistica che ha visto l’esordio del particolarissimo sodalizio culturale con l’APS “Cultura e Armonia” della Willy Green Technology e dalla cui sinergia ne è derivato un articolato calendario di eventi musicali, scadenzato in vari periodi dell’anno. Del resto la stessa kermesse musicale del Festival del Belcanto, punto di forza da anni dell’Accademia, ha visto quest’anno prendere il via già dal 17 di marzo quando nella Chiesa Madre si è tenuto un concerto evento di musica sacra con l’esecuzione della Messa di Requiem in Re minore K 626” di W.A. Mozart per soli, coro e orchestra, seguito nel mese mariano di maggio dall’esecuzione presso la Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice del dolcissimo concerto “Ave Maria”. Tra la fine di luglio e gli inizi di agosto, come da tradizione, si entrati nel clou della kermesse, con la messa in scena nella serata del 28 luglio dell’Opera lirica Madama Butterfly”, nel centenario dalla morte del suo compositore Giacomo Puccini, cui ha fatto da prologo nella giornata precedente l’incontro propedeutico all’ascolto Madama Butterfly e il tormento d’amore nel dramma pucciniano. In quest’occasione, dal 2 al 4 di agosto, presso Palazzo Cozzolongo è stata aperta al pubblico la mostra internazionale “Visse d’arte” dell’artista Corrado Veneziano, e a seguire la serata di conferimento del Premio dell’omonimo Festival alla cantante lirica pugliese Amelia Felle, ora preparatrice di futuri talenti della lirica.

Due eventi ulteriori hanno chiuso il Festival. Il 13 di settembre, dinanzi Palazzo Gonnelli, è andato in scena il concerto della sorprendente Orchestra delle Chitarre De Falla guidata dal M° Pasquale Scarola, mentre nella serata del 25 di ottobre, “Giornata Internazionale degli Artisti, presso la Sala Conferenze della Biblioteca di Turi, è stata la volta del concerto-spettacolo del Duo InCanto Piano, composto dal soprano e voce narrante Natalizia Carone e dal pianista Giuseppe Bini, medesimi autori del lavoro “Racconti in musica di una bambola viaggiatrice” liberamente ispirato a una vicenda reale vissuta dallo scrittore Franz Kafka di cui quest’anno ricorre il centenario della morte.

Al Festival ha fatto seguito la rassegna “Melodie di Pace”, pensata per dar voce alla musica quale linguaggio  universale capace di unire e pacificare i cuori. Il primo dei due eventi di questa rassegna di fine anno, intitolato “Concerto per Santa Cecilia”, ha visto nella serata del 22 novembre scorso, presso le sale del Palazzo Cozzolongo (sede di “Cultura e Armonia”) il clarinettista Ferdinando Redavid, la pianista Annamaria Fortunato e la voce calda del soprano Valentina De Pasquale proporre un ascolto guidato direttamente dagli stessi musicisti, al fine di favorire un’interazione più intima e meno formale tra gli artisti e il pubblico, mediante un confronto tra il repertorio dei grandi compositori e la musica napoletana di fine’800 e inizi ‘900. Il secondo appuntamento, invece, il 22 dicembre, alle porte del Santo Natale. In una magica atmosfera di festa, nella Chiesa Barocca di San Domenico degli Scolopi, gli allievi delle classi di canto dell’Accademia, sotto la guida dei maestri Lorenzo Salvatori e Valentina De Pasquale si sono esibiti in un emozionatissimo concerto di noti brani natalizi tratti dal repertorio pop e gospel.

Pietro Pasciolla

Natività Tatulli Turi bassa

Rappresentazione pittorica della ‘Natività di Gesù’ a Turi: ‘pellegrinaggio’ in tre tappe sul tema

Un breve itinerario per le chiese storiche di Turi – San Giovanni, Chiesa Madre, Santa Chiara – alla scoperta della rappresentazione del ‘mistero’ di Betlemme può essere il modo per guardare il Natale con lo sguardo semplice degli Avi e cogliere il significato vero di un avvenimento che ha deviato la storia del mondo.

Chiesa di San Giovanni Battista • La più bella delle “Natività” sotto i nostri occhi è un ‘mistero gaudioso’, una miniatura che quasi non la noti. Sta lì ai margini con altre 14 piccole scene della vita di Gesù e Maria nel dipinto della “Madonna del Rosario” su un altare in pietra sulla sinistra dell’ex-Chiesa dei francescani riformati di S. Giovanni Battista. In origine il quadro abbelliva il gentilizio della famiglia Cavallo (la prima a destra vicino all’ingresso laterale), il cui capostipite Giovanni Antonio è raffigurato quale committente dell’opera. È di antico pennello (1595), eseguita probabilmente dal pittore bitontino (di chiare origini iberiche) Alonso de Corduba, essendo quello di Turi un quadro molto simile a una pittura dello stesso tema e dello stesso autore a Ruvo. I 15 “Misteri” del Rosario inquadrano il trono della Vergine e il Bambino, San Domenico e Santa Caterina ai loro piedi: protagonisti assoluti della scena come in tutte le rappresentazioni di questo genere, che ebbero una grande diffusione dopo l’epocale vittoria di Lepanto contro i maomettani. Il terzo “Mistero gaudioso”, a sinistra, raffigura un presepe; nel piccolo spazio ovale, con abilità da miniaturista, il pittore ha inserito tutti gli elementi tradizionali della Natività: la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello, un pastorello adorante, l’Angelo e altri personaggi stilizzati in lontananza; nel piccolo spazio trovano posto anche una colonna classicheggiante, un capanno con tetto in paglia, una roccia e degli arbusti, il tutto coronato da un cielo nuvoloso che tende alle tonalità del tramonto.

Chiesa Madre dell’Assunta • Un’altra tappa di questo breve itinerario d’arte a tema natalizio non può che essere la Chiesa Matrice di Maria Santissima Assunta in Cielo e l’altare della Madonna di Terrarossa o del Rosario nell’omonima cappella (la prima entrando a sinistra). L’altare in legno dipinto, piuttosto malridotto e ora per fortuna in restauro, è della prima metà del Settecento ­– anni quelli di grande trasformazione per l’antica Collegiata turese – ed accoglie nella nicchia centrale la rinascimentale “Madonna di Terrarossa” firmata da Stefano da Putignano; intorno ad essa la sequela, anche qui, dei 15 piccoli quadretti pittorici chiusi da cornicette rococò. Tra questi, naturalmente, vi è quello della “Natività”. Vennero realizzati, insieme all’altare, nel 1742 (come recita il cartiglio) per volontà del medico-fisico Giacomo Zita, con molta probabilità dal pittore Donato Paolo Conversi che in quegli anni era membro influente della Confraternita del SS. Rosario che nella cappella aveva sede, oltre ad essere, con il favore del barone Francesco III Moles, amministratore dell’Università di Turi. Il fotogramma della Nascita di Gesù vede rappresentati su tre piani prospettici tutti i protagonisti tradizionali della scena presepiale: in primo piano i pastorelli, in mezzo la Santa Famiglia con il Bambino avvolto tra le calde braccia materne (il particolare meglio riuscito); sul fondo, il bue e l’asinello, con alcuni elementi architettonici, uno spicchio di cielo e la chioma di un albero. La pittura appare più ‘grezza’ rispetto al “Rosario” dei Riformati, in alcune parti quasi accennata, con un fascio di luce che illumina la stalla di Betlemme da sinistra lasciando in piena ombra San Giuseppe.

Chiesa di Santa Chiara • Dalle miniature passiamo ad ammirare l’unica icona pittorica turese tutta dedicata all’evento di Betlemme: la “Natività” attribuita al pennello di Samuele Tatulli, posta su un altare laterale della Chiesa ex-conventuale di Santa Chiara. È una tela di media dimensione nella quale il maestro, nato a Palo del Colle nel 1754, raffigura Gesù Bambino al centro della scena, con Maria Santissima che lo sorregge amorevolmente mentre lo indica con lo sguardo ad un pastorello adorante; Giuseppe, invece, conversa con altri due personaggi venuti a rendere omaggio al Figlio di Dio. Il gioco dei volti, la diagonale degli sguardi, lo svolazzare degli angeli, il pallio rosso fiammante del barbuto Evangelista Marco e la scelta di porre la Santa Famiglia su un piano prospetticamente rialzato, danno a questa composizione un dinamismo circolare, quasi fosse un vortice la cui energia vitale è nel Bambino venuto a redimere i peccati dell’umanità. Il gioco prospettico della luce scelto dal Tatulli pone la Santa Famiglia di Nazareth in piena luce ma indietro; in avanti, in leggera penombra, è invece la sagoma possente di San Marco, riconoscibile dal leone ai suoi piedi. Si tratta di una ‘intrusione’, una forzatura comunicativa, essendo il Vangelo secondo Marco l’unico dei quattro ufficiali di Santa Romana Chiesa a non riferire della nascita di Gesù.

Giovanni Lerede

Didascalie foto di Giovanni Palmisano: 1) ‘Natività’ con San Marco Evangelista, Samuele Tatulli, Turi, Chiesa di Santa Chiara; 2) ‘Madonna del Rosario’, particolare della ‘Natività’, Alonso de Corduba (attrib.), 1595, Chiesa di San Giovanni Battista, Turi; 3) Altare Madonna di Terrarossa (o del Rosario), particolare della ‘Natività’, Donato Paolo Conversi (attrib.), 1742, Chiesa Madre dell’Assunta, Turi.

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Cultura & Armonia, al via con la nuova stagione di eventi 2024/2025 a Palazzo Cozzolongo di Turi

L’Associazione di Promozione Sociale ‘Cultura e Armonia’ lancia la prima stagione di eventi ospitata presso Palazzo Cozzolongo (via M. Orlandi 10/12), Turi, organizzata grazie al supporto di Willy Green Technology, con il patrocinio gratuito della Regione Puglia (concesso con decreto 380 del 5/9/2024) e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Bari. La prima stagione di eventi è stata presentata il 16 ottobre presso la sede della Presidenza della Regione Puglia. Si parte con la rassegna “Disordine – Il caos che rigenera” e sono tantissimi gli appuntamenti in programma dedicati a letteratura, cinema, arti visive e musica. Un vero e proprio percorso che esplora il concetto di disordine, rileggendo il caos come forza creativa capace di generare trasformazioni e nuove prospettive. Un invito al cambiamento “Disordine – Il caos che rigenera” non è solo una provocazione, ma uno stimolo a rileggere il mondo attraverso una lente diversa. Il disordine sarà indagato come potenziale rigenerativo in grado di rinnovare la visione del reale.

LE PROTAGONISTE E I PROTAGONISTI DI UN PROGRAMMA IN EVOLUZIONE

• Disordine – Fotogrammi, istantanee del disordine. Il mercoledì l’appuntamento è con le proiezioni cinematografiche di film d’autore. Di seguito i primi titoli: Il grande capo (2006, Lars von Trier), Boyhood (2014, Richard Linklater), Un affare di famiglia (2018 Hirokazu Kore’eda), The whale (2022, Darren Aronofsky), L’ordine del tempo (2023, Liliana Cavani) e tante altre visioni ancora in programmazione.

• Disordine – Donne che sovvertono l’ordine. Il giovedì l’appuntamento è con la rassegna letteraria curata da Irene Martino, docente presso l’Università Suor Orsola di Napoli e il Liceo Ricciotto Canudo di Gioia del Colle. Tanti gli incontri con le più autorevoli voci della letteratura contemporanea: Gabriella Genisi, Donatella Puliga, Donatella Caprioglio, Graziana Brescia e Mario Lentano, Ilaria Gaspari, Claudia Durastanti, Emanuela Mancino e ancora altre pagine presto in cartellone.

• Disordine – L’armonia del disordine. Il venerdì (e non solo) l’appuntamento è con la musica e l’arte. La rassegna musicale è curata da Cosimo Angiulli, responsabile musica Tekmore. Concerti e djset tanto per iniziare, ed ecco alcuni nomi: Francesco Massaro, Agenda dei buoni propositi, Melga, Playgirls from Caracas e non è tutto, ancora tanta musica ci aspetta.

• Disordine – L’estetica del caos. Il venerdì (e non solo) l’appuntamento è con l’arte e la musica. Per iniziare la personale di Rossella Cea (con la speciale partecipazione del pianista Nazareno Ferruggio), poi la mostra di Giuseppe Marinelli, e ancora la collettiva organizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bari. E questo è solo l’inizio, perché ci sarà ancora più arte in cantiere. Disordine non è solo una rassegna ma un atto di resistenza e d’amore nei confronti di un futuro ancora da scrivere. La rassegna Disordine – Il caos che rigenera è curata da Tekmore Studio.

IL CALENDARIO DI OTTOBRE

17 ottobre | ore 18:30 | Disordine – Donne che sovvertono l’ordine. Incontro con Gabriella Genisi. Il primo imperdibile evento della rassegna è stato con la straordinaria Gabriella Genisi, scrittrice barese e creatrice dell’iconica Lolita Lobosco, protagonista della serie TV di successo di Rai Uno. L’evento è parte della rassegna che celebra le grandi autrici contemporanee curata da Irene Martino.

18 ottobre | ore 18:30 | Disordine – L’estetica del caos | Inaugurazione della personale di Rossella Cea con la speciale partecipazione di Nazareno Ferruggio. Si prosegue il viaggio nel Disordine – Il caos che rigenera con ‘Mare Compresso’, la suggestiva personale di Rossella Cea. Una collezione di dieci opere astratte che esplorano il caos rigenerativo attraverso la tecnica del “colaggio”, offrendo un viaggio emotivo tra colore e materia, in un disordine creativo che si adatta all’interiorità di chi osserva. Tra gli ospiti la prof.ssa Mariangela Agliata, direttrice artistica del movimento culturale ‘Home of Art’, Francesco Notaro, Private Banker di Banca Generali Private di Bari. Modera l’incontro Vito Mirizzi, firma della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, con la speciale partecipazione del curatore d’arte Giorgio Bertozzi. A seguire l’artista presenterà anche il suo libro, ‘Armonie Riverse’, edito da Rupe Mutevole, insieme a Rino Campanelli, critico letterario e autore della prefazione. Nazareno Ferruggio, uno dei pianisti italiani più apprezzati e premiati a livello internazionale, suonerà la colonna sonora della serata: un recital che spazia da Philip Glass, Erik Satie, Sibelius fino a Chopin. I primi due eventi sono a ingresso libero, un’occasione per partecipare e tesserarsi per l’intera stagione.

Alcune dichiarazioni di relatrici e relatori alla conferenza stampa del 16 ottobre a Bari, moderata da Maria Liuzzi, giornalista televisiva di Telenorba – Giovanna Giannandrea, amministratrice unica Willy Green Technology: “Come azienda impegnata nello sviluppo e nella sostenibilità, crediamo fermamente nel potere del cambiamento. Proprio come il caos che questa rassegna esplora, la capacità di trasformarsi e trasformare è una forza creativa che rigenera prospettive, idee e visioni del futuro. Per noi, supportare la nuova stagione di eventi di Cultura e Armonia significa contribuire alla crescita culturale ed economica del nostro territorio”. Emanuele Ventura, presidente onorario di ‘Cultura & Armonia’: “La rassegna ‘Disordine’ di Cultura e Armonia riprende come tema un argomento dibattuto nella storia da sempre. Così come la sua relazione all’idea di genialità, di forza propulsiva d’innovazione per la creazione di un ‘nuovo ordine’. Quello che facciamo con questo ciclo di appuntamenti è mostrare come ci si possa aprire al cambiamento per segnare una svolta nella vita culturale e nel futuro di questo territorio e delle giovani generazioni”.

Irene Martino, docente a contratto presso l’Università Suor Orsola di Napoli, docente di letteratura italiana presso il Liceo Ricciotto Canudo di Gioia del Colle: “Perché pensare ad una rassegna letteraria dal titolo: “Disordine – Il caos che rigenera? Nella sua accezione originaria, il disordine può essere recuperato nel suo senso più profondo, ossia di pienezza e di nuova direzione. Risiede appunto in questa valenza semantica il significato di una rassegna letteraria al femminile con la presentazione di opere che hanno indagato il caos del mondo, ciascuna per il proprio ambito, come rinascita, trasformazione ed evoluzione”.

INFO: comunicazione@tekmore.it

Didascalie foto: 1) Un momento della conferenza stampa a Bari presso il palazzo della Presidenza Regione Puglia; 2) Rossella Cea.

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Presentato a Turi il 14° appuntamento con la rassegna letteraria ‘Didiario’. Alina Laruccia: “Siamo una comunità leggente, orgogliosa di amare i libri”

“Non sono solo, ho un libro con me”. In questa bella frase è racchiuso tutto l’amore per i libri e per la lettura che Alina Laruccia da 14 anni, con successo bisogna riconoscere, s’impegna a trasmettere ai giovani lettori delle scuole pubbliche di Turi e dintorni. E l’amore viscerale per la parola scritta dell’instancabile animatrice della rassegna letteraria turese ‘Didiario’ è ricambiato in uno scambio reciproco d’affetto con gli studenti, gli insegnanti e i genitori dei tantissimi ragazzi coinvolti in questi lunghi anni. Diamo qualche cifra di questo legame vivo, profondo tra gli studenti e la lettura: 28.500 ragazzi e ragazze interessati all’iniziativa nei vari istituti scolastici del Sud-Est Barese e non solo; 167 autori invitati a presentare nelle scuole i loro libri; 330 titoli selezionati. Numeri parlanti, incontestabili che la sera del 5 ottobre nella sala conferenze delle Clarisse hanno dato concretezza al successo dell’iniziativa portata avanti caparbiamente da Alina Laruccia.

Il “viaggio fatto di parole, emozioni e cultura”, come ha scritto la stessa curatrice sulla sua pagina fb, è cominciato nel migliore dei modi con la musica d’autore e il festoso chiasso di bambini-lettori, bravi nel passaparola dei versi di Antonella Sbuelz – ‘Il mondo è triste senza di me’ – recitati avendo in mano un libro. Tra quelle antiche mura, che un tempo lontano ha ospitato lavoro e preghiera di donne sacrificate, ora si anima la cultura, e quei libri tenuti in mano dai bambini tra l’entusiasmo degli adulti presenti (hanno richiesto il bis!) sono storie adatte a catturare l’attenzione dei più piccoli per insegnare loro “a leggere per leggere” come ha detto il Sindaco Giuseppe De Tomaso nel suo intervento, aggiungendo altri concetti significativi: 1) ai bambini si deve “insegnare umanità non identità”; 2) leggere significa “viaggiare restando fermi”; 3) leggere significa “acquisire padronanza dei problemi e degli argomenti”; la letteratura è “l’immagine migliore di un popolo”. E ha lodato la rassegna (e la sua animatrice) in quanto, la stessa, “svolge un ruolo pubblico pur essendo prodotta da un’associazione privata”.
Alina Laruccia, nel presentare gli autori e i libri della quattordicesima edizione 2024-25 ha svelato la metodologia utilizzata nella scelta dei temi “che devono far riflettere, guidare i giovani lettori” e perciò sono sempre legate all’attualità. “Tematiche scelte da me – ha detto – aiutata in questo compito dal gruppo di lettura delle Scuole Superiori”.

Ed ecco gli autori che si presentano (quasi) tutti in video, tra il serio e il faceto: Luigi Ballerini, Roberto Morgese, Saschia Masini, Andrea Visibelli e Davide Panizza, Laura Cappellazzo, Laura Bonalumi, Giuseppe Camicia, l’unico a parlare in sala dal vivo essendo qui della zona. Importanti i temi proposti ai ragazzi: caporalato e sfruttamento del lavoro, donne dell’Iran costrette a scappare, disturbi alimentari e disastri ambientali, vivere senza tecnologie, gli anni ’80 del secolo scorso visti attraverso la musica, la Ferrero…
L’assessore comunale alla Cultura Teresa De Carolis, intervenendo, ha anticipato una collaborazione che si va definendo in questi giorni proprio con ‘Didiario’: la realizzazione di un laboratorio letterario intitolato: ‘caro Antonio ti scrivo…’. Un progetto, dice l’Assessore, per mettere in atto un’idea programmatica dell’Amministrazione De Tomaso, con l’obiettivo di focalizzare intorno alla figura di Antonio Gramsci a Turi un punto di attrazione culturale (e turistica) per la nostra città che ambisce al titolo di ‘capitale della Cultura’. Alle scuole sarà proposto un programma di “scrittura libera degli alunni sul grande pensatore”, che proprio nella casa di reclusione di Turi ha generato attraverso lettere, racconti e studi gran parte del suo pensiero filosofico. “Turi, alla stregua di altre città che hanno investito su altre figure importanti della Cultura – ha detto la De Carolis – deve poter attirare turisti verso la ‘casa’ di Gramsci”.
La consigliera comunale Daniela Di Bello, insieme alla collega di Amministrazione Annamaria Di Venere, ha sottolineato il coinvolgimento attivo nella rassegna letteraria di alcune attività commerciali, che ospiteranno nelle loro vetrine i libri di ‘Didiario’.

Alina Laruccia, a conclusione della bella serata di presentazione della XIV edizione di ‘Didiario’, dai social ha inteso rivolgere un pensiero speciale ai bambini destinatari principali dell’iniziativa, bambini, scrive, “che hanno portato con sé una ventata di gioia e spensieratezza. Il vostro entusiasmo è il futuro della cultura, e il nostro compito è nutrire la vostra sete di conoscenza. Ricordate: leggere è aprire le porte di un mondo di avventure e sogni che non finisce mai”.

Laura Bonaluni ha definito ‘Didiario’ “una famiglia” o meglio, come ha aggiunto Alina, “una comunità leggente, orgogliosa di amare i libri”. “Concludiamo questa giornata – ha poi scritto su fb – con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza che nutre la mente e l’anima, e con la certezza che il legame tra cultura, storia e comunità non fa che rafforzarsi ogni anno. Grazie per essere stati parte di questo percorso. Ci rivediamo in questi mesi, per deliziarvi con ricche sorprese, emozioni e, soprattutto, libri!”.

Giovanni Lerede

Raffaele Valentini e le voci recitanti

‘Maleparole’ di Raffaele Valentini, la poetica della lingua turese

A vent’anni dall’uscita di ‘Parole a memoria’ e a sei dalla ‘Grammatica turese’, il prof. Raffaele Valentini, ex-docente di lingue, studioso di lungo corso, scrittore, giornalista, nonché direttore del nostro giornale ‘il paese’ torna a parlare della lingua turese, della lingua dialettale, con un terzo volume dal titolo ‘Maleparole’. Una trilogia di fondamentale importanza, edita da ‘il paese’, in quanto mette nero su bianco, ancorando al tangibile una cultura fino a qualche anno fa prettamente orale, cioè trasmessa a memoria di padre in figlio senza punti di riferimento letterari, decodificati e proprio per questo a rischio estinzione.

Un pericolo, in parte scongiurato – tanto, però, è andato purtroppo perduto per sempre – da lavori di ricerca come quelli messi in atto in un lungo arco di tempo dal prof. Valentini poi sfociati nei tre libri e in articoli pubblicati su ‘il paese’, giornale fin dalla nascita, nel lontano 1988, attento alla cultura in genere e a quella popolare in particolare.

Nella bella serata di presentazione di ‘Maleparole’, il 19 agosto scorso, organizzata dalla Pro Loco, dal Comitato Feste Patronali e da ‘il paese’, di fronte ad un attento e numeroso pubblico – segno evidente dell’attenzione verso i temi della cultura locale ed anche di stima per l’Autore che a questi temi ha dedicato tutta la sua vita – si è parlato molto dell’importanza delle culture e delle innumerevoli lingue dialettali della nostra cara Italia.

L’atmosfera di amicizia e gioia al Chiostro dei Francescani, una volta luogo di meditazione dei Frati Riformati, ha coinvolto tutti mescolando: dibattito – gli interventi di Lia Daddato (vicedirettore de ‘il paese’), Annalisa Rossi (Soprintendente agli Archivi e alle Biblioteche della Lombardia), Raffaele Valentini, il sindaco Giuseppe De Tomaso, musica ruspante (Oronzo Di Pinto con un pezzetto della nostra Banda musicale cittadina ‘Don Giovanni Cipriani’) e belle letture dialettali teatrate.

Raffaele Valentini ha introdotto brevemente la serata, poi ha passato la parola al Sindaco, il quale ha elogiato il lavoro di ricerca portato avanti dallo studioso turese, definendo il suo ‘Maleparole’ «un lavoro non solo eccellente ma anche divertente». De Tomaso ha poi citato Gramsci, per sottolineare l’importanza dei linguaggi locali nella formazione intellettuale, riferendo di una lettera dalla prigionia con cui raccomandava alla sorella Teresina di lasciare parlare in sardo i suoi bambini per non commettere l’errore di mettere “una camicia di forza” alla loro fantasia invece si “sviluppino spontaneamente nell’ambiente naturale in cui sono nati…”.

Lia Daddato ha sottolineato l’importanza del progetto editoriale de ‘il paese’: «Sono quasi 40 anni che condividiamo con Raffaele la passione per la ricerca e l’attenzione per questo nostro paese, una passione che ci accomuna dagli anni ’80 del secolo scorso, a partire dall’esperienza dell’Arci, una bella esperienza, madre di tante amicizie e tanti progetti, tra cui appunto la nostra rivista ‘il paese’, che ormai vanta più di 320 numeri e tante parole, articoli, ricerche, approfondimenti”. La lingua, il dialetto, i modi di dire, ha continuato la Vicedirettrice de ‘il paese’ “hanno sempre avuto un posto di rilievo nel nostro giornale: ‘Maleparole’ è il 3° libro di Raffaele edito da ‘il paese’ e dedicato al dialetto, ma ricordiamo ‘Parole a memoria’ edito nel 2004 e la ‘Grammatica turese’ del 2018” ed anche le prime tre lettere del ‘Dizionario turese’ pubblicate sui quaderni ‘Sulletracce’ del Centro Studi».

La dott.ssa Daddato ha spiegato i motivi di tutta quest’attenzione al dialetto: «Non solo perché il nostro Direttore ne è un cultore ostinato e appassionato, ma perché crediamo che il dialetto, la lingua della nostra comunità, sia l’espressione più autentica della nostra cultura popolare, sia la sua voce, un patrimonio immateriale che per sua natura rischia di rarefarsi e scomparire». Ma come evitare tutto questo? «Opere come quelle di Raffaele ci offrono una soluzione perché non soltanto ci aiutano a conservare memoria dei suoni, delle parole, delle espressioni, ma ci offrono modi nuovi di esercitare la nostra lingua, scongiurandone la scomparsa”. Infine, un appello: “Il nostro paese ha bisogno di un progetto che metta radici più a fondo, un progetto che s’impegni a valorizzare il nostro patrimonio culturale con la stessa cura e attenzione che Raffaele Valentini ha dedicato al nostro dialetto, valorizzandolo e restituendocelo come una parte di noi».

La dott.ssa Annalisa Rossi nel suo intervento cita il Pasolini del 1951: «”Se una lingua si compie nel suo passaggio alla dimensione scritta, prima, e a quella letteraria, dopo, il volumetto ‘Maleparole’ disegna la strada, con una certezza, suggerita dalla citazione da ‘dialetto e poesia popolare’ di Pier Paolo Pasolini a p. 88: “Quel contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà. Personalmente ritengo che a ragione la parola ‘contadino’ possa essere sostituita dalla parola ‘cittadino’, abilitando, così, la lingua dialettale a dispositivo garante della possibilità di essere pienamente se stessi, in un tempo in cui il concetto stesso di ‘comunità’ ha bisogno di superare, finalmente e felicemente, il confine di un comune, di un territorio, di un Paese…». «La poesia dialettale – ha continuato la dott.ssa Rossi citando ancora Pasolini – è un paesaggio notturno colpito ogni tanto dalla luce”… Come dire, il dialetto nella sua struttura è ontologicamente poetico e con quella dimensione di fisicità e concretezza che è propria delle comunità».

Perché Maleparole nel titolo e versi inversi nel sottotitolo, si è chiesta Annalisa Rossi? «Come dire che il dialetto sia costituito e strutturato di male parole. Cosa sono le male parole? Sono parole cattive, sono parolacce, cioè pronunciate con un’intenzione ulteriore, malevole? Nel volume Raffaele fa due operazioni: un primo livello è quello di conferire dignità di parola scritta a quella che nasce e vive come lingua orale, poi fa un salto ulteriore: la traduzione dall’italiano o da altre lingue – significativa è il brano di Shakespeare –nella lingua dialettale turese di questi contenuti, assegnando la dignità di una lingua poetica al  dialetto turese». Annalisa Rossi ha dunque elogiato il lavoro di Valentini riconoscendogli il merito di questo salto di qualità.

Raffaele Valentini, chiamato in causa dalla domanda della Rossi ha detto: «Maleparole è tutto questo. La mia intenzione è quella di dare al nostro dialetto una dignità propria soffocata nel tempo. L’aver tradotto opere come l’Amleto mi ha dato una soddisfazione profonda perché l’impresa mi ha dato la conferma di come il dialetto possa essere efficace, ne avrete dimostrazione a breve nella recitazione di brani del libro da parte di amici che mi hanno aiutato questa sera».

La bella serata estiva, minacciata ma risparmiata dal maltempo, è stata intervallata da letture ben recitate di alcune ‘Maleparole’, a cura di: Annalisa Scisci, Elena Giannico, Francesco Lerede, Irene Mastronardi, Mario Tateo (bravo a recitare a braccio e in lingua turese un brano dell’Amleto di Shakespeare “Essere o non essere, cùsse iè u uèje!…”), Pasquale Del Re (anch’egli studioso e autore di dialetto), Pasquina Cascarano.

Giovanni Lerede

Didascalie foto: 1) Raffaele Valentini con le voci recitanti; 2) Raffaele Valentini con Lia Daddato e Annalisa Rossi; 3) L’Autore con il sindaco di Turi Giuseppe De Tomaso; 4) Panoramica del Chiostro dei Francescani durante la presentazione di ‘Maleparole’.

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Si è chiusa in bellezza la XIV edizione del Festival del Belcanto. A Turi un lungo e qualificato percorso tra musica, canto e arte

La Regione Puglia da qualche anno ha compreso, con lungimiranza, il vicolo cieco in cui il turismo regionale si stava cacciando. Un’offerta turistica prettamente balneare non più del tutto sostenibile, perciò ha promosso nei mesi estivi (e non), attraverso il proprio Polo Arti Cultura Turismo – PACT, numerose iniziative culturali di qualità medio-alta in grado di attrarre turisti anche nelle città e nei paesi dell’entroterra, chiamate sempre più ad attrarre flussi turistici e decongestionare le zone costiere, rendendo il fenomeno turistico regionale più sostenibile e virtuoso. Iniziative che hanno anche il loro focus nella creazione di quella che deve essere una definita impronta culturale che i nostri luoghi e la nostra Regione devono scolpire nella mente del turista. 

Nel novero di queste manifestazioni, rientra senza dubbio, anche per l’elevato livello dell’offerta culturale prestata, il ‘Festival del Belcanto’ di Turi, kermesse estiva che da ben XIV edizioni si svolge nella nostra cittadina e che si è ormai da tempo ritagliata a tutti gli effetti un interessantissimo spazio nel panorama della lirica pugliese e nazionale, mantenendo sempre fede alla propria “mission”: quella di dimostrare che le passioni ed i sentimenti raccontati dalla lirica possano e debbano incuriosire ed appassionare tutti, comprese le nuove generazioni,  facendo così uscire la lirica fuori dal concetto di ‘nicchia’, di modo che, tutti possano appropriarsi e godere di ciò che l’Unesco ha riconosciuto quale patrimonio immateriale dell’Umanità.

Proprio a supporto della destagionalizzazione dell’offerta turistica, quest’anno, sempre col patrocinio della Regione Puglia, il “Festival” ha avuto il suo prologo già nel periodo di Quaresima, con un primo evento, ed in particolare nella giornata del 17 marzo nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Maria Assunta di Turi, allorquando l’Orchestra Filarmonica Pugliese-OFP diretta dal Ferdinando Redavid, la Corale Jubilate di Conversano ed i Soli: Valentina De Pasquale soprano, Margherita Rotondi nel ruolo di contralto, Giuseppe Cacciapaglia tenore e Lorenzo Salvatori basso, hanno magnificamente portato in scena gratuitamente per il pubblico, la “Messa di Requiem in Re minore K 626, per Soli, Coro e Orchestra” del genio austriaco W.A.Mozart. Musica “sacra” che ha visto un’ulteriore e secondo evento il 21 maggio, quando presso la Chiesa Santa Maria Ausiliatrice in Turi, in concomitanza con la novena per S. Maria Ausiliatrice si è realizzata una serata in cui si è ripercorso un viaggio nella storia del dolcissimo canto alla “Vergine Maria” che ha attraversato i secoli, presentando brani di Back/Gounod, Piazzolla, Verdi, Mercadante, Caccini e Shubert arrangiati dal M° Angelo Basile direttore del quintetto d’archi “Orchestra della Magna Grecia” con la partecipazione di Angela Lomurno, soprano dalla vocalità assai versatile.

Oltre al patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Turi, la XIV edizione del Festival ha visto l’ingresso come main sponsor prima della Willy Green Teconology Srl, e da maggio anche dell’Aps “Cultura & Armonia” ad essa collegata, fondata da Emanuele Ventura e Giovanna Giannandrea i quali con grande lungimiranza e spirito d’iniziativa hanno pienamente sposato il progetto. Nella serata clou della rassegna estiva, l’Aps Accademia “Chi è di scena?!”ha omaggiato i fondatori di “Cultura & Armonia”, col premio onorifico di soci benemeriti onorari dell’associazione.

Incentrate sulla formazione e sui giovani, sono state le altre due serate estive del “Festival”, in piena sintonia anche con la vision di “Cultura e Armonia” Aps. Nella serata del 27 luglio, onde preparare l’ascoltatore ad un migliore e più consapevole ascolto della “Madame Butterfly – la vera sposa americana” messa in scena il giorno seguente, si è tenuta una conferenza patrocinata anche dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia valevole come corso per i crediti della formazione continua giornalistica, dal titolo “Madame Butterfly e il dramma d’amore nel teatro pucciniano”,che ha visto l’intervento della nota giornalista e critica musicale barese Fiorella Sassanelli, in dialogo con i colleghi Sebastiano Coletta e Serena Greco.

Nella serata conclusiva del 4 di agosto, nel largo dinanzi Palazzo Gonnelli è stata la volta dell’assegnazione del prestigioso “Premio Belcanto” da sempre assegnato alle eccellenze liriche del territorio pugliese che contribuiscono a diffondere il nome della Puglia nel mondo, quest’anno consegnato al soprano barese Amelia Felle: soprano dal vastissimo repertorio di gran respiro, molto versatile, che ha riscosso un grande consenso di pubblico e critica. Il suo esordio avvenuto nel 1981 cantando Vivaldi e Pergolesi con l’Orchestra Sinfonica della Provincia, vincendo anche il Concorso Liederistico Internazionale di Finale Ligure ed il “Voci  Nuove per la Lirica A. Belli” di Spoleto. Nell’operistica, debutta interpretando la splendida Adina ne “L’elisir d’amore” e Norina nel “Don Pasquale” di Donizetti e in “Le nozze di Figaro” di Mozart, con la regia di Gigi Proietti. Superba l’interpretazione di Amelia Felle nel ruolo di Mimì nella “Boheme” di Puccini, diretta nel 1995 dal regista Vincenzo Grisostomi Travaglini, lo stesso regista della “Madama Butterfly – la vera sposa americana” che ha trionfato a Turi lo scorso 28 luglio, per la drammaturgia di Sisowath Ravivaddhana Monipong. Il soprano da diverso tempo alla carriera solistica e teatrale che l’ha portata nei più grandi teatri europei, ha parallelamente affiancato l’esperienza didattica, insegnando con la cattedra di specializzazione in Musica vocale da camera presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e tenendo corsi e master-class per le Università di Barcellona, Weimar, Lipsia, Dublino, Karlsruhe, Palma de Mallorca, Istanbul, Malta.

A bontà del suo insegnamento va ricordato che ad oggi più di cinquanta dei suoi allievi sono risultati essere vincitori di prestigiosi premi internazionali. Insegnamento svolto anche il quel di Turi, dall’ 1 al 3 agosto con una master-class di canto lirico.

Nella stessa serata del 4 agosto nella splendida piazzetta del centro storico di Turi dalla sublime acustica i giovani partecipanti alla lectio magistralis hanno allietato tutti gli intervenuti, accompagnati al pianoforte dalla docente Barbara Rinero. Il tenore Mu Di ha eseguito “Che dici, o parola di saggio…” tratta da “Canzoni d’amaranta” di F.P. Tosti, “Dal labbro il canto..” dal Falstaff di G. Verdi, e “Un’ aura amorosa” dal “Così fan tutte” di W.A. Mozart, mentre la giovanissima e molto espressiva mezzo soprano Ting Ting, si è cimentata con “O, del mio amato ben” di S. Donaudy, e nella sublime e molto tecnica aria “Inno alla Luna” dalla Rusalka di A. Dvorák. Lo scaltrito soprano Vanessa Guerrera ha interpretato “Je dis que rien ne m’épouvante” dalla “Carmen” di G. Bizet, “Ebben! Ne andrò lontana..” dalla “Wally” di A.Catalani e “Les chemins de l’amour” di F. Polulenc. Particolare menzione merita il giovane Nicolò Tanzella, giovanissimo contraltista dalle notevoli capacità espressive, alle prese con arie di una certa difficoltà vocale, dovuta proprio al particolare tipo di voce usata in epoca barocca, capacità mostrate nell’esecuzione delle arie “Verdi prati” da l’Alcina, “Voi che udite il mio lamento..” da Agrippina, e “Agitato da fiere tempeste..” dal Riccardo I sempre G.F. Händel.

A sostegno della manifestazione canora, anche l’arte figurativa ha trovato il proprio e degno spazio. Infatti dal 2 al 4 di agosto presso Palazzo Cozzolongo, ha sostato la mostra itinerante dell’artista lucano Corrado Veneziano, pittore e regista formatosi al Piccolo Teatro di Milano, con alle spalle esperienze alla regia per la Biennale di Venezia e per la Rai. La mostra dal titolo “Visse d’arte”, è stata l’unica mostra riconosciuta dal Comitato nazionale per le celebrazioni “Puccini100” sostenuta ed auspicata dalla Presidenza della “Commissione Cultura” della Camera dei Deputati. Il ciclo pittorico col quale l’artista ha voluto esaltare la forte tensione figurativa del celebre compositore, in un dialogo fra le note del pentagramma ed i personaggi dei suoi capolavori assoluti, diventati simboli evocativi su cui si fonda una parte preziosa dell’immaginario contemporaneo. Le tele hanno richiamato l’intero repertorio operistico pucciniano, con “le Villi, Manon Lescaut, Tosca, Madama Butterfly, Turandot, Suor Angelica, il Tabarro e Gianni Schicci”, con queste ultime rappresentate da due opere, in cui all’elemento prettamente figurato e simbolico di ciascuna, l’artista ha associato linee orizzontali e parallele tra loro a richiamare spartiti e righe musicali. Tali partiture aeree e pittoriche appaiono separate tra loro da diversi intervalli visivi con il richiamo a corde, fili, rami, scale, onde del mare quali elementi leggeri ed eterei, portatori della primaria suggestione compositiva del Maestro.

Si è chiusa, dunque, questa ricca stagione del Festival del Belcanto, dando un arrivederci al prossimo anno, anche se rimane comunque difficile non pensare ad eventuali altre sorprese nei mesi che mancano alla fine dell’anno solare.

Pietro Pasciolla

Fonti: https://conservatoriosantacecilia.it/personnel/felle-amelia/; “Visse D’Arte” Corrado Veneziano in mostra al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma dal 19 aprile al 23 giugno 2024.

Didascalie Foto: 1) Il vicesindaco di Turi Teresa De Carolis consegna ad Amelia Felle il Premio Belcanto 2024; 2) Foto di gruppo in piazza Gonnelli (da Sx): Nicolò Tanzella, Vanessa Guerrera, Teresa De Carolis, Amelia Felle, Emanuele Ventura, Giovanna Giannandrea, Ferdinando Redavid e  Barbara Rinero; 3) Inaugurazione mostra “Visse d’arte” a Palazzo Cozzolongo con il maestro Corrado Veneziano che racconta le opere esposte.