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I Cavalieri del Santo Sepolcro festeggiano la loro Patrona a Fasano

Come ogni anno, si è svolta domenica 24 ottobre scorso la Celebrazione Eucaristica per la Pace in Terrasanta, in occasione della solenne festività dedicata a Maria Vergine della Palestina, Signora e Patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’antichissimo Ordine religioso cavalleresco che opera da secoli in Palestina, sotto la protezione della Santa Sede, a vantaggio della Pace, della custodia dei Cristiani e dei luoghi Santi in quelle terre martoriate dalla guerra. Quest’anno la celebrazione è avvenuta in Fasano – all’interno del territorio dei Comuni comprendenti la Diocesi di Conversano-Monopoli – presso la Chiesa Matrice San Giovanni Battista ed è stata presieduta dal Vicario Generale Diocesano, nonché Prioredell’Ordine, Reverendo Commendatore Monsignor Vito Domenico Fusillo, coadiuvato dal parroco Don Sandro Ramirez e dal Commissario Straordinario in Terrasanta Padre Pio Dandola.

A fare da padrona di casa la D.ssa Michelina Stefanachi (nella foto), Delegata del prestigioso Ordine Equestre, già Sindaco del Comune di Turi, coadiuvata dal Segretario Generale Luogotenente Carica Speciale in congedo dei CC Cav. Sergio Tatoli; alla cerimonia erano altresì presenti in qualità di ospiti: il Luogotenente I.M.A. dell’O.E.S.S.G. Cav.Gr.Cr.Notaio Ferdinando Parente; il Luogotenente D’Onore Cav.Gr.Cr.Dr. Rocco Saltino; il Preside di Sezione Gr.Uff. Ing. Vito Casarano.

Dopo la celebrazione religiosa, i partecipanti, per rinsaldare lo spirito di fratellanza che li accomuna, hanno condiviso un momento conviviale presso una sala ricevimenti sulla Selva di Fasano.

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Auser, gita in Calabria per ritornare a socializzare

L’Auser di Turi, approfittando dell’apertura post-covid, ha organizzato un viaggio di due giorni in Calabria tra i castagneti della Sila e una visita alla fabbrica di liquirizia ‘Amarelli’ di Rossano Calabro, storica azienda che gli anziani ricordano molto più facilmente rispetto ai giovani. “Abbiamo avuto la fortuna – dichiara il presidente dell’Auser Antonio Conte – di visitare il museo della liquirizia e la fabbrica di Giorgio Amarelli accompagnati da una guida esperta, che ci ha fatto scoprire i segreti della lavorazione della liquirizia, i covoni di radice pronta per essere lavorata, gli impianti moderni per l’estrazione, gli antichi cuocitori dove si addensava la pasta nera di liquirizia e le trafile in bronzo che le conferiscono forma e spessore, in una visita al processo produttivo perennemente immersa nel dolce profumo di liquirizia e che, come museo, appassiona tutti, adulti e bambini. Un’avventura inedita che trasporta nella realtà di un passato fiorente e racconta il presente di un prodotto eccellente da gustare, a fine del percorso, nel ‘Liquorice Shop’ e nel museum cafè. Dal bastoncino di legno grezzo alle liquirizie pure o con menta e anice, dalle gommose all’arancia, fino ai confetti delicatamente colorati. Un’esperienza indimenticabile per il gruppo Auser di Turi, ricordando il fondatore Giorgio Amarelli”.

Il centro sociale dell’anziano di Turi, da circa 10 anni ha avviato un proficuo programma di incentivazione della socializzazione, di sollecitazione culturale, di valorizzazione delle risorse e del tempo libero e di assistenza sociale. “A noi dell’Auser – prosegue il Presidente – interessa fare alcune riflessioni sull’associazionismo degli anziani e su come superare la condizione di emarginazione in cui essi sono costretti, dopo aver speso buona parte della loro vita nell’attività produttiva. Perciò il mio motto è: “iscrivetevi alla nostra Associazione perché più siamo, meglio è”.

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I fratelli Sanmartino a Santa Chiara. La chiesa delle Clarisse di Turi scrigno d’arte

Un documento d’archivio pubblicato da Christian De Letteriis ‘svela’ gli autori del maestoso altare maggiore settecentesco di Turi

Su un precedente articolo qui pubblicato, Giovanni Lerede ha lanciato un grido d’allarme circa le pessime condizioni in cui versano tre pregevoli statue di legno, collocate nella chiesa di Santa Chiara in Turi. Nel marzo 1949, dopo il crollo dovuto alla pubblica imperizia delle autorità del tempo, ignare d’aver per le mani un autentico gioiello, la chiesa delle Clarisse fu riacciuffata per i capelli in pochi anni dal Soprintendente Francesco Schettini, che la riconsegnò in pochi anni al culto. Ma l’antico edificio religioso, a tutt’oggi, non smette di riservare sorprese alquanto inaspettate.

L’ultima, in ordine di tempo, è la pubblicazione da parte di Christian De Letteriis, dottore in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Istituto “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, di un documento contabile ritrovato nell’Archivio Storico del Banco di Napoli, datato 1771, il quale recita:

“A Gennaro Sanmartino ducati trenta; E per esso all’argentiere Andrea Russo a complimento di ducati 188.51, poiché li mancanti ducati 158.51 li ha ricevuti in più paghe di contanti e polize e tutti detti ducati 188.51 sono per l’importo di la­vori ed ogni altro fatto di sua arte come siegue per il Monastero delle Monache di Turi, cioè la portellina di argento con boccaglio di rame dorato, con la cas­setta di legname con vestitura di ottone martellato e stuccantato, i sdragalletti di rame dorato per la carta di Gloria da principio e lavabo e raggi di simil rame per la custodia e due cornacopi di rame dorato per li capoaltari con lampade e boccagli per li torcieri di rame inargentato, ed il tutto come sopra aggiustato e convenuto nel seguente modo cioè ducati 15.40 per l’importo del rame occorso ne suoi lavori in libbre 44 alla ragione di grana 35 la libbra, ducati 12.77 per lo peso dell’argento della portellina e chiavetta in oncie 11 e trappesi 8 alla corri­spondente ragione di ducati 13.60 la libbra, ducati 42 per zecchini dieci e trape­si due occorsi per l’indoratura di tutti detti lavori alla ragione di ducati 4 ognu­no, compresovi tutto il magistero ducati 4.50 per inargentatura occorsa per det­ti lavori ducati 4.94 per libbre 19 di ottone occorse nella detta casetta a grana 26 la libbra. Ducati 1.90 per la spesa della casetta di legname, mascatura e chiavet­ta di ferro nella portellina e per le cartepecore dell’Imprincipio e lavabo e duca­ti 107 per lo prezzo tra di loro convenuto della manifattura di tutti detti lavori, compresovi i modelli e tutta la saldatura di argento bisognata in detti lavori di rame e poiché detti soli lavori ed ogn’altro il sudetto Andrea Russo si è dichiara­to contento e sodisfatto de sudetti prezzi e valori, per cui non ha altro per li detti lavori che pretendere, quindi è che dichiarandosi da esso, che in tal pagamen­to si fa ad esso Andrea Russo in nome e parte del detto Monastero e di suo pro­prio denaro; e con sua firma con autentica di notar Francesco Maria Castellano.”

Dalla contabile si evince come le Clarisse di Turi avessero in precedenza già corrisposto più pagamenti a mezzo contante per 158,51 ducati, all’argentiere napoletano Andrea Russo, e che la suddetta sia servita a saldare gli ultimi 30 ducati dei 188,51 a contratto. I lavori previsti riguardavano le decorazioni argentee, in particolar modo gli ornamenti del maestoso nuovo altare maggiore realizzato a compimento dei sostanziosi lavori di ampliamento della Chiesa.

Da quanto detto si può ben affermare, che con molta probabilità anche i precedenti pagamenti siano avvenuti per interposta persona del Regio ingegnere Gennaro Sanmartino, nella duplice veste di ideatore-progettista e di supervisore-appaltatore dell’intera opera. Secondo il De Letteriis, nella realizzazione della possente ancona d’altare, emerge la soverchiante personalità artistica dell’ingegnere napoletano, che sfruttando e vincolando la scaltrita pratica artigianale di un’ancora anonimo marmoraro, riesce a conferire “sodezza all’impianto tettonico, contrappuntato da ornamenti di una finezza non comune, concessi con rara parsimonia”.

Gennaro Sanmartino operava spesso in sinergia creativa col ben più noto fratello maggiore Giuseppe, oggi conosciutissimo a livello internazionale per la realizzazione dell’iconica scultura barocca dello splendido “Cristo Velato”, presso la Cappella Sansevero a Napoli, voluta dall’egocentrico principe Raimondo di Sangro. Tale sinergia si concretizza in una corposa presenza dei Fratelli in Puglia, documentata a Taranto, Monopoli, Foggia, Martina Franca, Giovinazzo e San Severo. Ciò a sottolineare la loro predilezione per le ricche province pugliesi, da cui provenivano molte delle loro committenze da parte dell’entourage amministrativo del Regno.

Proprio l’analisi documentaria e stilistica sui lavori eseguiti dai Sanmartino presso la Cattedrale di Giovinazzo e la Collegiata di San Martino in Martina Franca, hanno consentito al De Letteriis di parlare dell’altare maggiore di S. Chiara in Turi, come di un esempio della personale declinazione dei Sanmartino nel lessico tardo-barocco, “fatta di chiarezza nell’intelaiatura architettonica fortemente sbalzata; di una netta distinzione tra le parti e ricchezza delle essenze marmoree adottate; dell’utilizzo  discreto degli inserti plastici al fine di non scemare l’integrità strutturale degli organismi di supporto”. Inoltre, quale profondo conoscitore della straordinaria “Civiltà napoletana del marmo lavorato”, in virtù di inequivocabili concordanze stilistiche, pur in presenza di un manufatto seriamente danneggiato dal crollo del ‘49,attribuisce a Giuseppe Sanmartino la manifattura del paliotto dell’altare turese, realizzato con una specchiattura impiallacciata di bariolè di Francia, sul quale è applicato un clipeo a rilievo in marmo, dall’altissima tenuta esecutiva, raffigurante “La Gloria di Santa Chiara”.

L’attribuzione sarebbe confermata anche sotto l’aspetto cronologico della produzione dei due Fratelli in Puglia. Infatti, la data di ultimazione dell’altare turese, 1771, si pone in linea con le presenze di Giuseppe nel 1769 a Foggia, nel 1770 a Taranto e Monopoli e nel 1771 a Martina Franca insieme a Gennaro a cui era stato affidata nel 1769 la progettazione dell’altare nella Chiesa di S. Martino.

Quanto detto sin ora mostra chiaramente il buon gusto artistico delle Clarisse di Turi committenti dell’opera e delle loro spiccate doti patrimoniali, atte a far fronte alle consistenti spese di ristrutturazione del convento e di ampliamento della chiesa. G. Borracesi, storico dell’arte, riporta come dal Catasto Onciario del 1751, il patrimonio delle Clarisse risultasse il più consistente del paese, grazie alle cospicue rendite che esse ricavavano dai beni in loro possesso, oggetto di elargizioni effettuate dalle famiglie nobiliari turesi, e non, per l’ingresso delle loro figlie nell’Ordine. A mio modo di vedere l’altare di Santa Chiara, può essere quindi ben annoverato tout-court quale importante e prestigioso esempio dell’arte tardo-barocca napoletana in terra di Puglia, meritando insieme alla chiesa tutta, il rispetto di una comunità che sin ora non ne ha colto appieno le enormi potenzialità.

Pietro Pasciolla

Fonti

• Documento: Archivio Storico del Banco di Napoli – Fondazione, Banco del SS. Sal­vatore, giornale di cassa, matr. 1677, 4 giugno 1771, ff. 427-428.

• Christian De Lettriis “La chiesa di san Lorenzo a San Severo: gli interventi di Giuseppe e Gennaro Sanmartino, Vincenzo d’Adamo, Antonio Belliazzi, Cristoforo Barberio. Nuovi documenti” in ‘Atti del 39° Convegno Nazionale sulla Preistoria – Protostoria – Storia della Daunia” dell’Archeoclub di San Severo, Anno 2018-19.

Giovanni BorracesiLA CHIESA DI SANTA CHIARA A TURI” in ‘Fogli di periferia, anno VI, n1/giugno 1994, ed. Vito Radio.

Didascalie foto:

1) Paliotto dell’altare maggiore della Chiesa di Santa Chiara di Turi in bariolè di Francia sul quale è applicato un clipeo a rilievo di altissima qualità raffigurante “La gloria di Santa Chiara” attribuito a Giuseppe Sanmartino (foto ‘Il Viandante’).

2) Veduta dall’alto dell’unica navata della Chiesa delle Clarisse con sullo sfondo l’altare maggiore realizzata dai F.lli Sanmartino (foto Fabio Zita).

3) Particolare del bellissimo “Cristo Velato”, l’opera più conosciuta di Giuseppe Sanmartino (foto dal web).

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‘il paese’ 296 è in edicola!

Vi siete persi il numero di settembre de ‘il paese’ magazine? Vi aspetta ancora in edicola!

Con un inserto interamente dedicato ai 170 del carro trionfale non arriverete impreparati alla celebrazione del nostro Sant’Oronzo d’ottobre.

In più, grandi e piccole storie anche nel numero 296 de ‘il paese’ magazine, per accompagnarvi in questo inizio autunno:

storie di uno spazzacamino vagabondo, storie di un nostro vecchio sindaco baffuto nell’Italia giolittiana, storie di maestranze di un paese che non ha nulla da invidiare neppure alla California!… o forse sì (capirete perchè a pag. 36 del numero ora in edicola).

E del dibattito sul Project Financing della pubblica illuminazione che infiamma la piazza virtuale turese ne avete sentito parlare? Tra le pagine di attualità del numero di settembre de ‘il paese’, vi offriamo il punto di vista delle due parti in causa, attraverso le voci dell’assessore Stefano Dell’Aera e del consigliere Sergio Spinelli.

Correte ad informarvi!

Disponibile nelle edicole convenzionate:

Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi

Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro

Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino

Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi

Tabaccheria Nacci – via Putignano

Volete assicurarvi di non perdere neppure un numero della storica testata turese?

È ora di sottoscrivere un abbonamento!

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Mi iscrivo, perché l’Auser c’è. L’invito del presidente Antonio Conte

Nonostante le tante difficoltà prosegue il cammino dell’Auser, abbiamo iniziato il riavvio delle attività di promozione sociale, ripartono le attività culturali, quelle dì socializzazione  all’aperto, il turismo sociale, rimangono sostenuti gli “interventi in favore delle persone più fragili, riparte il tesseramento, l’obiettivo è recuperare quanto si è perso tra il 2019 e il primo semestre del 2020.

Il decreto legislativo 72 del 31/03/2021 rilancia, attraverso le linee guida, la coprogrammazione e la coprogettazione, una nuova frontiera per il terzo settore che apre scenari inediti e nuove opportunità di crescita. E’ essenziale che la riforma del ‘Terzo settore’ venga completata a partire dalla realizzazione del Registro Unico Nazionale e dal trattamento fiscale.

A volte le risposte a quei bisogni, ad occhi distratti, possono sembrare piccole cose, ma per la vita delle persone, il loro bisogno di socialità, la loro fame di sapere e di approfondimento, il diritto di ognuna e ognuno di stare bene a prescindere dall’età e dalla condizione sociale e soprattutto di esercitare la propria autonomia personale, fisica e mentale. Ecco, quelle risposte, grandi o piccole che siano, hanno a che fare con la disponibilità di volontarie e di volontari che si mettono a disposizione, che sanno ascoltare e che si danno da fare. Volontariato e promozione sociale come antidoti alla solitudine e alla fragilità, inclusione contro l’esclusione, attivazione di diritti verso chi non riesce ad attivarli.

La forza vera dell’Auser è proprio quella di tenere assieme queste generosità e queste varietà dentro una Rete Nazionale che promuove solidarietà, di strutturarle sul versante organizzativo e sull’omogeneità della pratica e della rendicontazione, di essere oggi, uno dei soggetti del terzo settore del nostro Paese più solido, organizzato, autorevole ed affidabile.

Roba da anziani, dirà qualcuno! Democrazia e partecipazione, rispondiamo noi.

La domanda più difficile che possono farci è: cosa fa l’Auser?

Perché non è proprio possibile descrivere in un tempo ragionevole quale patrimonio di esperienze e di pratiche la nostra Associazione mette in campo tutti i giorni.

La nostra Associazione e i nostri docenti sono a disposizione di tutti i Soci e non per i vari corsi di apprendimento e relazioni medico, scientifico, artistico, informatico e letterario.

Siamo aperti tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00 in via Pietro Carenza, 12 Turi

Il Presidente, Antonio Conte

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Cavalleria Rusticana: evento sold out dell’estate turese, ottimamente diretto da Ferdinando Redavid

Sono le ore 23;11 di sabato 7 agosto ed una standing ovation decreta il successo della colossale e straordinaria Cavalleria Rusticana messa in scena nella significativa cornice dell’Oratorio,  fondato da Mons. Don Giovanni Cipriani,  sede della Banda Città di Turi, nella quale proprio il direttore d’orchestra e ideatore del Festival del Belcanto, Ferdinando Redavid, ha mosso i primi passi nel mondo della musica, come clarinettista. La volontà, sin dall’inizio, del regista Luciano Mattia Cannito è stata quella di dare un taglio cinematografico alla rappresentazione mediante il coinvolgimento del territorio, col fine di appassionare divertire e coinvolgere un pubblico eterogeneo, non più di nicchia. In virtù di tale mission, il meraviglioso allestimento scenografico allestito dallo scenografo Damiano Pastoressa, ben si è prestato alle scene di contesto che nell’opera di Mascagni scandiscono l’evolversi del dramma.

Quindi, sono state le note del Preludio intonate dall’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari, ottimamente diretta dal maestro Ferdinando Redavid, e la danza del corpo di ballo dell’Accademia Chi è di scena!? e di UNIKA a introdurci in punta di piedi nell’atmosfera sonnecchiante di un paesino meridionale e delle sue campagne al primo albeggiare della Domenica di Pasqua. Poco dopo ecco udirsi il suono delle campane a festa che scandisce il ritmo della vita di paese e riannoda i fili di quella società arcaico-rurale protagonista della novella verghiana, della quale la musica di Mascagni, riesce a incarnarne appieno gli odori, i colori, i sentimenti contrastanti e passionali, che divampano e tengono il pubblico col fiato sospeso nel vorticoso concatenarsi di eventi e tragiche fatalità, proprio come nella miglior tradizione del teatro greco-antico.

In ciò si è rivelata indispensabile la presenza dell’Alter Chorus di Molfetta, che con trasporto ha interpretato arie, come “Gli aranci olezzano” delle donne appena uscite dalla chiesa, “In mezzo al campo tra le spighe d’oro” degli uomini in piazza, ma in particolar modo l’aria “Inneggiamo, il Signor non è morto”, canto intriso della spiritualità e sacralità dei Riti della Santa Pasqua, alla quale si antepone il dramma carnale della passione e della gelosia ma anche del disonore e della vendetta che va ad aumentarne il ‘pathos’.

I protagonisti entrano poco per volta in scena a partire da Turiddu interpretato dal giovanissimo tenore napoletano di ampie prospettive Enrico Terrone Guerra, mentre intona la serenata dedicata a Lola intitolata “la Siciliana”, il tutto sotto gli occhi celati della sua fidanzata, un’atterrita Santuzza interpretata dalla straordinaria Valentina De Pasquale, debuttante nel ruolo, la quale si reca presso la locanda di Mamma Lucia, madre di Turiddu interpretata dall’esperta mezzosoprano turese Angela Alessandra Notarnicola, intenta a preparare il vino per i festeggiamenti che avranno luogo in piazza dopo la messa. All’invito della donna a entrare in casa, la ragazza rifiuta, rivelandole un’amara verità: Turiddu la tradisce. Prima di partire per il servizio militare, il ragazzo si era promesso a Lola, che tuttavia per il protrarsi della leva, stanca di aspettare, dopo un anno si era sposata con Alfio. Al suo ritorno, per ripicca, Turiddu si era allora fidanzato con Santuzza, ma successivamente aveva preso ad approfittare delle assenze di Alfio per riannodare una relazione clandestina e libertina con Lola. Lucia non crede alle parole di Santuzza, ma il loro discorso è interrotto dagli schiocchi di frusta e dai sonagli annunzianti la baldanzosa entrata in scena del carrettiere Alfio, interpretato dal baritono Gangsoon Kim, molto ben calato nella parte, che intona la spigliata e briosa canzonetta “Il cavallo scalpita”. Poco dopo arriva lo stesso Turiddu, che insieme a Santuzza da vita al duetto “Tu qui, Santuzza” nel quale l’una accusa, l’altro reagisce con ira non sopportandone la gelosia, in un rapido crescendo interrotto dall’intonazione in lontananza dello stornello “Fior di giaggiolo” da parte dell’agghindata Lol,  interpretata dall’ottima presenza scenica della mezzosoprano Mariangela Zito, la qualeprovoca Santuzza, con Turiddu che ha il suo bel da fare per fermare l’ira di Santuzza, la quale all’apice del parossismo scaglia su Turiddu la maledizione “A te la mala Pasqua, spergiuro!”

Poi riappare in scena compare Alfio, che chiede a Santuzza dove sia sua moglie venendone a scoprire l’intera tresca. S’apre cosi il duetto nel quale da una parte Santuzza pentita si dichiara infame per aver denunciato gli amanti, dall’altra il carrettiere duramente colpito nell’onore in preda all’ira giura ripetutamente la sua vendetta ed esce di scena.

Con questi stati d’animo contrastanti ci si avvia dunque all’intermezzo orchestrale, a melodia spiegata, dalla chiara impronta religiosa, voluta da Mascagni a rivangare che il dramma si sta consumando in una giornata sacra, il giorno di Pasqua, lanciando all’ascoltatore quel che è, un inno alla sacralità della vita, resa tale proprio dalla resurrezione del Signore.

L’ultima parte dell’unico atto s’apre con i paesani tutti o quasi che si recano all’osteria di Lucia, dove Turiddu intona uno stornello popolare “Viva il vino spumeggiante” brindando allegioie della vita, (per lui le ultime). In piazza ritorna Alfio, al quale Turiddu ignaro offre un bicchiere di vino, che questi rifiuta sdegnosamente, e tutti comprendono che voglia sfidare il rivale. Turiddu accetta la sfida e getta per terra il vino appena versato. Inizia l’inesorabile cerimoniale della “Cavalleria Rusticana” che vede le donne scappare impaurite, e gli uomini creare capannelli vocianti attorno ai due contendenti all’arma bianca. Mentre l’orchestra tace, i due s’abbracciano e Turiddu morde l’orecchio destro di Alfio che chiede “soddisfazione”. Turiddu sa di essere nel torto e si lascerebbe anche uccidere per espiare la propria colpa, ma non può lasciare sola Santuzza, disonorata dal suo tradimento, dunque combatterà con tutte le sue forze secondo la legge d’onore.

Prima del duello Turiddu chiama la madre per essere benedetto e raccomandarle Santuzza se non dovesse tornare, poi corre via. Lucia comprende solo allora quanto fossero vere le parole di Santuzza, e mentre le due donne si abbracciano già in preda alla disperazione, si ode lontano un mormorio avvicinarsi funesto, col suo carico tragico, e nel silenzio dell’orchestra in fondo alla piazza, una popolana lancia “il Grido” agghiacciante, seguito da “Hanno ammazzato compare Turiddu” con le donne del paese che accorrono in piazza per stringersi attorno alle due donne e gli uomini che si affrettano a raggiungere il luogo del duello con l’orchestra che sottolinea il dramma di Santuzza, riprendendone e scandendone fortissimo il tema della maledizione da essa lanciata.

Questa la breve trama dell’Opera-evento per la nostra cittadina, che non poteva non far registrate il Sold out, ripagando dell’impegno e dei sacrifici profusi l’organizzazione e tutti coloro che hanno incessantemente lavorato per regalare al pubblico le emozioni che la lirica dal vivo riesce a donare.

In chiusura, riceviamo e riportiamo i ringraziamenti del direttore artistico Ferdinando Redavid: “Grazie di cuore a tutta l’Amministrazione comunale nella persona del sindaco, la dott.ssa Tina Resta, e al Vicesindaco Graziano Gigantelli per il loro fattivo sostegno al nostro progetto. Grazie anche alla Regione Puglia, alla Città Metropolitana di Bari, alla Nuova Proloco di Turi e alla sua straordinaria presidente Rina Spinelli, a Teatri di Bari e Teatro Kismet, a Tempus srls e al Consorzio Teatro Saverio Mercadante di Cerignola, al Comitato Promotore Pietro Mascagni, a Turpuglia per il grande aiuto. Ringrazio lo straordinario regista Luciano Mattia Cannito, grande professionista e persona eccezionale e Lara Cannito, giovane ma già bravissima professionista. Tutto il cast: Valentina De Pasquale, Enrico Terrone Guerra, Gangsoon Kim, Angela Alessandra Notarnicola e Mariella Zito. Che dire, non potevo chiedere artisti tanto straordinari! Ringrazio davvero tutti, sponsor, collaboratori, tecnici, volontari. La lista è davvero lunghissima e vorrei che il mio sentito abbraccio raggiungesse ognuno di loro. Grazie al numerosissimo pubblico per aver creduto in noi, per gli applausi sinceri che hanno suggellato il successo dell’evento. Che sia l’inizio di un’avventura meravigliosa, che porti Turi a diventare, davvero, la città della lirica. E della bellezza”.

Pietro Pasciolla

Didascalie Foto (dall’alto) – Duetto “Mamma, quel vino è generoso” tra Turiddu e Mamma Lucia (foto Barbara Morra); il cerimoniale della ‘Cavalleria Rusticana’ tra Alfio e Turiddu (foto Barbara Morra); i paesani cantano “Gli aranci olezzano” (foto Claudio Spada); il grido finale “Hanno ammazzato compare Turiddu” con Santuzza e mamma Lucia disperate (foto Barbara Morra).

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Marcinelle, 8 agosto 2021: basta con la Giornata dell’italiano all’estero. Che sia la Giornata del lavoratore all’estero

Il ceto politico soffre di vuoti di memoria; ma la eziologia dei vuoti non si spiega con la medicina organistica si spiega con l’opportunismo di bassa lega; passata in totale silenzio la giornata indetta dall’Onu contro la tratta di esseri umani (30 luglio), in Romagna “offuscata” dalla pataccata della “notte rosa”; passato sotto silenzio il 76°  anniversario dell’olocausto nucleare di Hiroshima, che sarà della giornata dell’8 agosto, anniversario della strage operaia nella miniera di carbone di Marcinelle?

Marcinelle (Belgio), 8 agosto 1956 : 262 morti di cui 136 italiani! Una strage causata da omissione di misure di sicurezza in ossequio alla prassi del massimo profitto a tutti i costi (inclusi i “costi” umani); sia pure sotto forma di stillicidio continuo e non di stragi così numericamente eclatanti la storia , ancora oggi, si ripete tanto da indurre persino Draghi e citare la questione , ovviamente, “il giorno dopo” e ovviamente con inutili parole di “rammarico”. Sulla stessa lunghezza d’onda del “rammarico del giorno dopo”, ieri per Luana , oggi per Laila… e per tante/i altri, si pongono: la rimozione della strage di Modugno del 2015 (10 morti), la rimozione della lapide per Reuf Islami a Bologna (qualche candidato sindaco si recherà sul luogo dell’omicidio prima del giorno delle elezioni comunali ?), il divieto del presidente della Regione Puglia Emiliano di lavorare in campagna sotto il sole cocente… i “divieti del giorno dopo”… avrebbe fatto meglio la Regione Puglia ad accogliere la proposta avanzata nel 2017 per la prevenzione de rischi lavorativi dalla Rete per la ecologia sociale e da “Sanità pubblica”.

Ora i dati ufficiali parlano in Italia di 583 morti sul lavoro nel primo semestre 2021; sono dati lacunosi e parziali; di questi 583, 75 erano “stranieri” cioè una percentuale più alta della percentuale degli immigrati sul complesso dei lavoratori impegnati sul suolo nazionale; evidentemente non esiste una specificità etnica: i più colpiti sono i lavoratori vittime di esposizioni a rischio che sono sempre indebite ed evitabili; tuttavia la riflessione sulla realtà ci porta a concludere (e ribadire, ma lo diciamo da anni) che non ha nessun senso una giornata per ricordare il lavoratore italiano all’estero ma che ha senso una giornata per ricordare il lavoratore all’estero in quanto lavoratore più a rischio di infortuni mortali e di esposizione a fattori di rischio e di nocività. Nonostante il semestre bianco il Presidente della Repubblica potrebbe esprimersi su questa necessità di cambiamento: facciamo dell’anniversario della strage di Marcinelle una giornata di riflessione e di iniziative concrete per la sicurezza sul lavoro che è per tutti i lavoratori, per i loro familiari e per tutta la società se questa vuole essere una società civile e solidale.

L’Associazione Marcinelle/lavoratori italiani è una strumentalizzazione ideologica; i lavoratori, italiani e non, in quanto creditori di sicurezza sono tutti sulla stessa barca che è la stessa barca dei migranti in fuga da morte certa. La società che vogliamo è una società che garantisca uguale speranza di vita e di salute per tutti/e le persone e le specie.

Bologna, 7/8/2021

Vito Totire Rete per l’Ecologia sociale – Via Polese 30 – 40122 Bologna

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Le prime due serate del ‘Festival del Belcanto’. Attesa per ‘Cavalleria rusticana’

Nella serata del 3 agosto si è inaugurato a Turi, in Piazza Antico Ospedale, il Festival del Belcanto, giunto quest’anno all’XI edizione per la caparbia volontà del clarinettista e direttore d’orchestra turese Ferdinando Redavid e della sua Associazione ‘Chi è di scena!?’. Nato con l’obiettivo di valorizzare il canto, la musica, il teatro e la danza, il Festival ha negli anni acquisito notevole importanza nell’ambito della Città Metropolitana di Bari, elevando la cittadina di Turi, con il suo patrimonio storico ed artistico, a punto di riferimento internazionale della lirica.

L’edizione 2021 è all’insegna della rinascita della lirica in presenza dopo il doloroso arresto dell’intero settore a causa della pandemia. Ciò è stato reso possibile grazie ai prestigiosi partner che sostengono l’evento: Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, Comune di Turi, Nuova ProLoco Turi, TurPuglia, Consorzio Teatro S. Mercadante di Altamura, Consorzio Teatri di Bari (Kismet), Tempus srls di Cerignola, Comitato Promotore Maestro Pietro Mascagni; e grazie anche al finanziamento erogato dal ‘Programma Straordinario 2020 in Materia di Cultura e Spettacolo e Sostegno Anno 2019 In Materia di Spettacolo dal Vivo’ e dal sostegno di ‘Gielle Industries’ di Altamura.

Quest’anno la scelta programmatica del Festival è ricaduta sul compositore livornese Pietro Mascagni, che proprio in terra di Puglia, nella bella Cerignola, compose quell’Opera lirica emblema del verismo musicale: ‘Cavalleria rusticana’ tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga, in cui si incarnano le lacrime e le speranze del nostro Meridione. L’XI edizione si articola in tre serate, il 3 – 4 e 7 agosto, con le prime due di studio e preparazione alla messa in scena dell’Opera suddetta nell’Atrio dell’Oratorio di Turi sabato 7 agosto. La prima serata del 3 ha visto, nella prima parte, lo svolgimento di un convegno sulla figura di Mascagni al quale sono intervenuti illustri relatori quali: Cesare Orselli, docente di Storia del Teatro musicale e di Storia ed Estetica della Musica, autore della pubblicazione “Pietro Mascagni”, edita da Neoclassica nel 2019; Dinko Fabris, critico musicale, responsabile del settore scientifico del nuovo Dipartimento di Ricerca, Editoria e Comunicazione del Teatro San Carlo di Napoli; Antonio Galli, presidente Proloco Cerignola, studioso ed esperto di Mascagni; la turese Annalisa Rossi, dirigente MIBAC – Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia, della Puglia e della Basilicata; Eraldo Martucci, giornalista del ‘Nuovo Quotidiano di Puglia’, ‘OperaClick’ e vicepresidente della Fondazione ICO ‘Tito Schipa’ in rappresentanza del Comune di Lecce, moderati dalla musicologa e giornalista di ‘Repubblica’ Fiorella Sassanelli. La seconda parte della serata è stata dedicata al conferimento del Premio Belcanto 2021 al soprano Carmela Apollonio, oggi docente al Conservatorio Musicale “Nino Rota” di Monopoli, distintasi per l’eccezionale talento e per la lunga, brillante carriera artistica. Durante la serata, presente anche il sindaco di Turi Tina Resta, sono stati chiamati ad esibirsi sul palco della premiazione gli allievi della soprano Apollonio, accompagnati al pianoforte da Nunzio Delloiacovo.

Il 4 agosto, il Festival si è trasferito in Piazza Capitan Giuseppe Colapietro (corte del Palazzo Marchesale) per accogliere il prologo alla ‘Cavalleria Rusticana’. Durante il picevole incontro, la verve comica di Antonio Stornaiolo ha condotto il pubblico presente ad appassionarsi al tema attraverso la recitazione di alcuni passi della novella di Giovanni Verga, interpretata dall’elegante regista e autrice Teresa Ludovico. Il tutto condito dall’impareggiabile passione e conoscenza di Mascagni da parte del Prof. Cesare Orselli.

Ora l’attenzione degli appassionati è rivolta a sabato 7 agosto, ore 21,30, quando nell’Atrio dell’Oratorio, accanto alla Chiesa parrocchiale Maria SS. Ausiliatrice, verrà allestita la famosa opera di Mascagni, per la regia di un professionista di fama internazionale, qual è Luciano Cannito, e la scenografia di Damiano Pastoressa. All’interpretazione sono stati chiamati: Dario Di Vietri nel ruolo di Turiddu, Valentina De Pasquale nel ruolo di Santuzza, Gangsoon Kim nel ruolo di Alfio, Mariella Zito nel ruolo di Lola e la turese Angela Alessandra Notarnicola nel ruolo di Mamma Lucia. La direzione musicale è affidata al maestro Ferdinando Redavid, che dirigerà l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari e l’Alter Chorus di Molfetta. Non resta che metterci seduti e vivere l’opera. Evviva l’Opera!

Pietro Pasciolla

Nelle foto, dall’alto: 1) la soprano Carmela Apollonio, attorniata dai suoi allievi, dopo aver ricevuto il Premio Belcanto 2021, con Ferdinando Redavid e Nunzio Delloiacovo; 2) Ferdinando Redavid dialoga con Antonio Stornaiolo in Piazza Cap. Colapietro; 3) I partecipanti al convegno sulla figura di Mascagni in piazza Antico Ospedale; 4) Teresa Ludovico e Cesare Orselli.

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‘il paese’ 295 è in edicola!

Ancora temi scottanti nel nuovo numero de ‘il paese’, ora in edicola, in cui seguiamo le vicende di due luoghi turesi ricchi di potenzialità in (lunga) attesa di fiorire: la villa comunale e il centro storico.

Con Lilli Susca, presidente della Commissione consiliare di studio per il progetto internazionale “Compagni e Angeli”, abbiamo fatto il punto della situazione in seguito al recente confronto tra la commissione e i tecnici responsabili del progetto: la villa comunale cambierà o no il suo volto? Quali sono le obiezioni a questo radicale passo in avanti per la nostra comunità? Quali le opportunità realmente in gioco?

Quali sviluppi invece per il Borgo antico? Nel nuovo numero de ‘il paese’ parliamo di Tributi e agevolazioni, elemento chiave per ripopolare il nostro centro storico, che ha ultimamente giovato, dopo una lunga attesa, di un nuovo impianto di illuminazione. Cos’altro c’è da fare per dare nuova vita al Borgo turese?

Ci siamo chiesti cosa giungerà a Turi dei miliardi destinati al Mezzogiorno dal Recovery Fund: in che modo meriterebbero di essere investiti per rendere più efficiente, moderno e ridente il nostro piccolo paese?

In più, in occasione dell’anniversario di insediamento del nostro Arciprete don Giovanni Amodio, ne ‘il paese’ 295 un inserto dedicato alle storie dei sacerdoti che si sono succeduti prestando il loro servizio alla nostra comunità.

Buona lettura e buona estate!

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Vito-Minoia

A Roma dal 17 al 19 novembre 2021 l’Ottava Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere “Destini Incrociati”

A cura del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. Potranno essere presentate proposte fino al 15 agosto 2021. Saranno recuperati anche i lavori della Giornata inizialmente prevista a Novembre 2020 per la VII edizione.

Con il sostegno del Ministero della Cultura (Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo), il Patrocinio della ministra della Giustizia Marta Cartabia, la Collaborazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità (e in accordo con le finalità del Protocollo d’Intesa triennale per la Promozione del Teatro in Carcere in Italia sottoscritto il 5 giugno 2019 a Roma tra il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, il DAP, il DGMC e l’Università RomaTre) nelle giornate del 17-18-19 novembre 2021 si terrà l’ottava edizione della Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere “DESTINI INCROCIATI”. L’iniziativa rientra all’interno del Programma di eventi “DESTINI INCROCIATI. Progetto Nazionale di Teatro in Carcere” a cura del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, organismo al quale aderiscono da 15 Regioni oltre 50 esperienze professionali che hanno contribuito alla identificazione di un qualificato fenomeno attuato in Italia negli ultimi 40 anni, oggi riconosciuto come buona pratica dall’Istituto Internazionale del Teatro dell’Unesco ­(del 2019 è la costituzione in Italia dell’International Network Theatre in Prison, organismo Partner dell’ITI Unesco che ha fissato la propria sede a Urbania-Pesaro e Urbino nell’ambito dei Convegni promossi dalla Rivista Europea “Catarsi-Teatri delle diversità” – https://www.teatridellediversita.it promossa all’Università di Urbino dal Teatro Universitario Aenigma, diretto dal prof. Vito Minoia, esperto di Teatro Educativo presso l’Ateneo Carlo Bo e presidente della International University Theatre Association).

Le precedenti edizioni della Rassegna Nazionale “Destini Incrociati” sono tutte ben documentate nel sito internet del Coordinamento Nazionale di Teatro in Carcere http://www.teatrocarcere.it

Anche per il 2021 è previsto un cartellone essenziale di spettacoli, frutto di laboratori produttivi realizzati con detenuti all’interno degli istituti o in esecuzione penale esterna, ai quali saranno abbinati conferenze, mostre, convegni e incontri di formazione destinati a detenuti, studenti e spettatori interessati ma anche a operatori teatrali o penitenziari interessati a esperienze di formazione.

Si manifesta l’interesse degli organizzatori a ricevere proposte di Produzioni teatrali o filmiche (opere documentative del lavoro teatrale in carcere) da programmare all’interno del Cartellone teatrale e della Rassegna Video che saranno allestiti nell’ambito della manifestazione e che ci si augura possano riflettere il significativo lavoro condotto in decine di istituti penitenziari italiani. Esperienze, in grado di restituire la ricchezza, l’articolazione e la diffusione ormai capillare di questo importante settore del teatro italiano che ha evidenti ricadute sulla funzione di riabilitazione e di risocializzazione in carcere.

Tutti gli interessati potranno inviare proposte di partecipazione, che saranno vagliate da una competente direzione artistica, entro il 15 AGOSTO 2021 seguendo le indicazioni pubblicate nella home page del sito http://www.teatrocarcere.it

Nella foto in alto, il prof. Vito Minoia (in primo piano)