In data 21 aprile 2021 il gruppo di minoranza “Patto per Turi” ha protocollato due documenti – Convocazione di Consiglio Comunale e mozione – aventi la medesima finalità: porre la maggioranza di fronte alla necessità di annullare, in autotutela, la delibera di Giunta del 24 febbraio 2020.
Pertanto ha deciso di convocare un Consiglio Comunale straordinario per discutere dei gravi vizi di forma con cui il procedimento è stato avviato e portato avanti fino quasi a compimento e con la precisa volontà di votare una mozione di annullamento della suddetta delibera. Il Consiglio Comunale è stato privato del suo diritto, sancito dalla legge, di contribuire alla valutazione di alternative al project, nonché di collaborare all’individuazione di standard migliorativi per la base di gara e, ancor più importante, di ricevere rassicurazioni sull’inclusione delle strade ancora da acquisire nel progetto di ammodernamento della rete di pubblica illuminazione. Ciò a tutela dell’intera cittadinanza rappresentata non dalla sola Giunta Comunale, bensì dall’intero Consiglio.
Comunicato stampa gruppo consiliare ‘Patto per Turi’
Il 6 aprile 2021 nella casa di Tubinga ha avuto fine la lunga vicenda terrena del Prof. D. Hans Küng, il teologo di frontiera più discusso della seconda metà del secolo passato e già perito al Concilio Vaticano II (1962-1965). Era nato il 19 marzo 1928 a Sursee in Svizzera e, dopo aver studiato filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma (1948-1955), era stato ordinato sacerdote il 10 ottobre dell’anno 1954. Dopo aver conseguito il 21 febbraio 1957 il dottorato all’Institut Catholique di Parigi con una tesi sulla giustificazione in dialogo il teologo protestante Karl Barth con la votazione di summa cum laude, Hans Küng nel 1960 era diventato docente ordinario di teologia nella prestigiosa università di Tubinga.
Qui egli ha modo di riprendere la collaborazione problematica con l’altro enfantprodige della teologia tedesca il prof. D. Joseph Ratzinger, che più tardi diventerà arcivescovo di Monaco di Baviera, cardinale prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e papa con il nome di Benedetto XVI. Proprio quest’ultimo ricorda nella sua vita l’incontro con Hans Kung: “A insistere sulla mia chiamata e a ottenere il consenso degli altri colleghi era stato Hans Küng. Lo avevo conosciuto nel 1957, durante il convegno dei teologi dogmatici a Innsbruck, nel momento in cui avevo appena concluso la mia recensione della sua tesi di dottorato su Karl Barth. Avevo alcune questioni da sollevare circa questo libro, il cui stile teologico non era il mio, ma lo avevo comunque letto con gusto, riconoscendo i meriti dell’autore, di cui mi piacquero la simpatica apertura e la schiettezza. Ne era nato così un buon rapporto personale, anche se già poco tempo dopo la recensione del libro ci fu tra noi una controversia piuttosto seria sulla teologia del Concilio. Ma ambedue consideravamo questo come legittima differenza di posizioni teologiche, necessarie per un fecondo avanzamento del pensiero, e non sentivamo affatto compromesse da queste differenze la nostra simpatia personale e la nostra capacità di collaborare”. (p.102) Saranno gli sconvolgimenti del sessantotto studentesco a separare i due teologi cattolici, che pure avevano avuto modo di collaborare alla stesura di decisivi documenti del concilio vaticano II sulla Chiesa e il suo dialogo con il mondo. Nell’ambito dell’università di Tubinga Ratzinger elabora le sue lezioni dogmatiche di cristologia che poi confluiranno nel volume “Introduzione al cristianesimo”. Appena due anni, e Ratzinger lascia Tubinga e si sposta all’università di Ratisbona. Negli anni a venire Hans Küng rivolgerà al suo amico l’accusa di essere conservatore e così la sua moderazione gli faciliterà la carriera verso l’episcopato e il cardinalato. Egli continua la sua docenza a Tubinga su posizioni di frontiera, quasi demiurgo dello spirito di apertura respirato negli anni del Concilio Vaticano II (1962-1965). Si impegna in una gigantesca opera di produzione teologica che interessa diverse problematiche: ecclesiologia, cristologia, ecumenismo. Riesce particolarmente difficile dar conto della sua vasta produzione libraria i cui titoli diventano bestseller a livello mondiale. Qualcuno lo qualifica “teologo ribelle”, qualche altro “uomo di dialogo” o anche “teologo coraggioso”.
Sulla spinta del Concilio Vaticano II si impegna in lavori di ecclesiologia: “Strutture della Chiesa “ (1962), “La Chiesa” (1967), che poi viene pubblicato in sintesi con il titolo ”Che cos’è la Chiesa?”. Egli analizza alla luce della Scrittura le note tradizionali (unità, cattolicità, santità, apostolicità). Dopo aver criticato la istituzione della Commissione, voluta dal papa Paolo VI, per studiare la pillola contraccettiva (1968) con il volume “Veracità” (1968) , egli sferra il suo attacco al papato e alla sua pretesa infallibilità con il provocatorio bestseller “Infallibile? Una domanda”, uscito in libreria il 18 luglio 1970, nella ricorrenza del centenario della definizione del Concilio Vaticano I sull’infallibilità del pontefice della Chiesa Cattolica. La posizione teologica di Hans Kung è esaminata con preoccupata attenzione dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e, ai primi rilievi del card. Franjo Seper, egli risponde: «Non pretendo di avere sempre ragione e mi lascio puntualmente correggere da chi ha una migliore conoscenza del problema. Non voglio “demolire Roma”, come insinuano certi ambienti, ma ovviamente presumo di esserne capace; solo Roma stessa potrebbe farlo mediante l’incomprensione, l‘irrigidimento e l’arretratezza. Nella mia attività teologica mi occupo anche di “Roma” (altri cattolici non la vogliono più nemmeno sentir nominar), perché sono convinto della necessità e dell’utilità di un servizio petrino non soltanto per la nostra Chiesa ma per l’intera cristianità, La meta a cui tendo è una Chiesa che, nello spirito del Vangelo di Gesù Cristo, si identifichi con le ansie e i travagli degli uomini più di quanto non abbia saputo fare finora».
La dottrina, proposta dal prof. D. Hans Küng nei suoi libri, è decisamente censurata dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. Franjo Seper, con una prima dichiarazione firmata il 15 febbraio 1975. Passano alcuni anni e il 15 dicembre 1979 lo stesso prefetto con un decreto lo priva della missiocanonica dichiarando “che il Professore Hans Küng è venuto meno, nei suoi scritti, all’integrità della verità della fede cattolica, e pertanto non può più esser considerato teologico cattolico né può, come tale, esercitare il compiuto di insegnare”.
Ed ecco la risposta del teologo svizzero alla “condanna di Roma”: «Non ho mai inteso negare le definizioni di fede del concilio Vaticano I, mettere in questione l’autorità del ministero di Pietro e, ancor meno, di fare della mia opinione personale la norma della teologia e rendere insicura la fede del popolo cristiano. Al contrario! Io ho semplicemente domandato come si possa fondare sulla Scrittura e nella tradizione la possibilità delle affermazioni infallibilmente vere, così come sono state espresse nel Vaticano I, tenendo presenti le note difficoltà teologiche. Questo, secondo me, non è un problema pretestuoso, ma reale, è il dibattito sull’infallibilità che ne è seguito a livello internazionale ha avuto almeno un vantaggio: moltissimi teologi, sulla cui cattolicità non si può assolutamente avanza dubbi, hanno riconosciuto che la domanda era necessaria e giustificata. Io prego quindi con insistenza che, facendo così, – ed ero ben conscio del rischio che correvo – ho inteso rendere un servizio alla nostra chiesa al fine di portare un chiarimento, con spirito di responsabilità cristiana, a questo problema che pesa su tante persone dentro e fuori la chiesa cattolica. È un problema centrale proprio ai fini di un avvicinamento alle chiese d’oriente, cui papa Giovanni Paolo II ha dato nuovo impulso pieno di speranze creando una apposita commissione. Quindi una nuova discussione del problema è imposta anche da punto di vista ecumenico».
Questa “incomprensione con Roma” e il contrasto con la linea di papa Giovanni Paolo II darà una decisa svolta al suo lavoro teologico ed egli si impegna nella ricerca ecumenica, esplorando le diverse religioni del mondo: l’islam, l’ebraismo, le religioni dell’Oceania, dell’Africa, delle Americhe e poi ancora quelle dell’India e della Cina.
Non si distacca dalla Chiesa cattolica per la quale lavora e sogna una riforma che trascorra dalla revisione del primato petrino, alla celebrazione dell’eucaristia presieduta da un laico (sacerdozio del popolo di Dio), alla partecipazione alla stessa di fedeli di altre chiese diverse dalla cattolica, all’ordinazione delle donne, ecc.
Saluta con speranza l’elezione a papa del suo vecchio collega Joseph Ratzinger e con lui ha un colloquio nella sede di Castelgandolfo il 24 settembre 2005. Nel comunicato emesso il 26 settembre 2005 si legge: «Il colloquio si è concentrato, pertanto, su due tematiche che recentemente rivestono particolare interesse per il lavoro di Hans Küng: la questione del Weltethos (etica mondiale) e il dialogo della ragione delle scienze naturali con la ragione della fede cristiana… Il Papa ha apprezzato lo sforzo del Professor Kung di contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare… Nel contempo il Papa ha riaffermato il suo accordo circa il tentativo del Professor Küng di ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage (la questione circa Dio). Da parte sua, il Professor Küng ha espresso il suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo delle religioni e anche circa l’incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno».
Mi piace concludere questo ricordo del prof. D. Hans Küng richiamando alcune sue riflessioni sulla fine della vita: «In passato vedevo la morte dal punto di vista della vita, ora vedo la vita dal punto di vista della morte. Non so quando e come morirò. Forse verrò chiamato da Dio all’improvviso e mi risparmierò la necessità di prendere una decisione. Non mi lamenterei. Tuttavia, nel caso in cui debba decidere della mia morte, prego la mia volontà sia rispettata…
Poiché sono un cristiano credente, mi sento ispirato dal messaggio della risurrezione di Gesù Cristo, che ha infuso a molti, nella vita e nella morte, la speranza di una vita eterna…. Perciò, da cristiano credente, so che quando raggiungerò il mio eschaton, la fine della mia vita, non troverò ad attendermi il nulla, bensì il tutto che è Dio. La morte è l’ingresso nella vera patria, il ritorno al mistero di Dio e alla magnificenza dell’uomo il tutto che è Dio».
(Ed ecco la preghiera funebre di S. Nicola di Flüe, patrono della Svizzera)
“Mio Signore e mio Dio, fa’ che non resti me peso
che m’impedisca di salire verso di Te.
Mio Signore e mio Dio, conserva tutto in me
quanto accresce nel cuore l’anelito di Te.
Mio Signore e mio Dio, togli me stesso a me,
prendimi, umile cosa tutta di Te, per Te.”
Alla fine suggerisce la benedizione funebre sul suo feretro: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolge a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm. 6, 24-26).
Nelle ultime settimane l’Assessore Comunale Maurizio Coppi ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardanti le Aree Edificabili che ci sono sembrate al quanto inverosimili. L’Assessore Coppi, forse perché non correttamente informato, omette di dire che la ditta CERVED (incaricata dall’attuale Amministrazione), nella sua controperizia ha individuato valori inferiori mediamente di circa il 45% – 50% rispetto a quelli della ditta CAR-TECH (incaricata dall’Amministrazione Coppi). Per cui è inverosimile l’affermazione secondo cui i valori delle aree edificabili per gli anni 2012 e 2013, stabiliti con delibera della Giunta Coppi nel 2017, sono stati confermati dalla CERVED. Questo dato già da solo basterebbe a confutare tutte le affermazioni di Coppi e avrebbe consigliato, alle persone di buona volontà, di cercare di trattare con i contribuenti per tentare di addivenire all’individuazione di un valore di mercato giusto e reale. Purtroppo così non è stato!
L’Assessore continua a travisare la vera questione del valore delle aree edificabili. Sembra si voglia decidere a priori (cioè senza il sostegno dell’esperienza e della conoscenza dei fatti) quale dei due valori deve vincere: se quello stabilito dal Comune o quello individuato dai contribuenti con le loro perizie tecniche giurate. Non è una gara dove ognuno deve dimostrare di essere più bravo dell’altro. Bisogna, invece, che venga individuato il giusto valore di mercato applicando la legge con logica ed equità e tenendo presente dati di fatto oggettivi e riscontrabili.
Quanto innanzi è confermato dai commi 5° e 6° dell’art. 5 del d.lgs. 30/12/1992 n. 504 che stabiliscono come devono essere individuati i valori delle aree edificabili. Tale individuazione corrisponde al reale valore di mercato delle stesse e, non come afferma Coppi, ad una valutazione astratta basata su una ipotetica prospettiva di sviluppo futuro del mercato immobiliare.
La verità, purtroppo, è che il Comune non ha voluto mettere in atto quanto prescritto dalla normativa vigente e cioè dare seguito alle istanze di accertamento con adesione e di reclamo mediazione. In concreto, non ha voluto neanche per un attimo ascoltare i cittadini contribuenti o quanto meno dare una risposta chiara alle loro istanze e, tentare, come prescrive la normativa tributaria vigente, di evitare o quanto meno tentare di ridurre il contenzioso.
Tale atteggiamento omissivo ci sembra strano ed incomprensibile anche alla luce di quanto consigliato e raccomandato dal Prof. Lovecchio, dottore commercialista in Bari, docente di Diritto Tributario avanzato all’Università Roma 3, nonché esperto del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, difensore incaricato dallo stesso Comune per la problematica delle aree edificabili, prima di essere sostituito dall’attuale Avv. Formica. Il professore per gli anni in questione, in ben tre distinte relazioni, aveva consigliato il Comune di non arrivare al contenzioso e che era interesse dell’Amministrazione riuscire a prevenire una ulteriore moltitudine di ricorsi, per di più, destinati a ripetersi per una pluralità di annualità. Raccomandava di far esaminare le perizie di parte presentate dai contribuenti e laddove fossero emersi elementi che denotassero un valore di mercato più basso di quello stimato dal Comune, si doveva procedere alla revisione dell’importo da adottare a base dell’accertamento, come peraltro chiaramente indicato nella delibera di Giunta Comunale n. 170 del 2017. Tanto, all’evidente scopo, da un lato, di tentare di prevenire ulteriori ricorsi dei contribuenti, dall’altro, di adottare valori da accertamento dotati di un elevato grado di attendibilità. Ed ancora, in un’altra relazione, tornava a ribadire che non era auspicabile né ragionevole avventurarsi in una situazione di contenzioso diffuso con oltre cento famiglie e che occorreva dunque gestire la situazione con attenzione ed equilibrio, tutelando adeguatamente i diritti dei contribuenti, come peraltro previsto dalle vigenti leggi. Invitava il settore Urbanistica a verificare con oculatezza la fondatezza delle perizie giurate dei contribuenti e, se del caso, a rivedere il valore da accertamento, qualora quest’ultimo dovesse rilevarsi eccessivo. Ed ancora in una terza nota, anche questa come le altre agli atti del Comune, ribadiva gli stessi concetti.
Come si evince, in nessun caso, si sarebbero danneggiati gli interessi della Comunità in quanto si sarebbe data esecuzione solo a quanto previsto dalla normativa tributaria vigente e, come fatto notare dal Prof. Lovecchio, anche dalla deliberazione adottata dalla Giunta Comunale n. 170 del 2017. Ecco elencate le cose che si potevano fare e, che si possono ancora fare, in merito alla problematica delle aree edificabili, applicando alla lettera la legge. Dobbiamo purtroppo constatare con amarezza che non sono state messe in atto e, addirittura, oggi prendiamo atto che non si vogliono mettere in atto neanche in futuro.
Cosa dire o pensare se, oltre a non rispettare leggi nazionali e regolamenti comunali, non si vuole neanche dare credito ad un professionista nominato dal Comune stesso e che risulta essere persona di buon senso e certamente non secondo a nessuno in quanto a titoli, competenze, esperienza ed equilibrio. Altro che mani legate!
Tutto quanto sopra riportato basta e avanza per dimostrare l’ulteriore inconsistenza delle tesi dell’Assessore al Contenzioso e all’Edilizia Coppi, per cui si ritiene che i pseudo motivi enunciati nella stessa e, che avrebbero indotto l’Amministrazione a proseguire la strada del contenzioso con i contribuenti, non abbiano alcun pregio e, pertanto, non meritevoli di ulteriore riscontro o considerazione.
Ma veramente, in tutta coscienza, l’Assessore ritiene che i valori individuati dal Comune corrispondono alla realtà? Quali elementi oggettivi può addurre per sostenere tale tesi e quali conteggi o calcoli può presentare per dimostrare la fondatezza degli stessi? Cosa è cambiato nella situazione del mercato edilizio locale dal 2012/2013 al 2020? Ai nostri Tecnici, come a Tutti, sembra che la situazione disperata sia sempre stata la stessa, come dimostrato anche dalla disastrosa situazione del mercato immobiliare locale.
Ora tutto questo è certamente a conoscenza dell’Assessore in quanto svolge anche la professione di agente immobiliare e sicuramente, in quegli anni, sarà stato costretto a ripetere più volte ai possessori di aree edificabili che volevano venderle, che era impossibile vendere tali aree per mancanza di mercato, cioè di richieste. D’altronde basta guardare l’esiguo numero se non l’assenza di compravendite di aree edificabili e la mancanza di richieste di autorizzazioni a costruire per nuovi edifici residenziali relative agli anni in questione, situazione che poi diventerà ancora più tragica a partire dal 2014. Ulteriore circostanza che convalida tale tesi, è la copiosa richiesta di restituzione degli oneri concessori al Comune (oltre 641.000,00 Euro) da parte di coloro che, a causa dell’assenza di mercato, avevano ritenuto non più conveniente realizzare gli immobili per cui avevano chiesto l’autorizzazione. Dunque la realtà percepita in quegli anni, stando a dati di fatto oggettivi e dimostrabili era: un collasso totale del mercato edilizio locale.
I contribuenti delle aree edificabili, per difendersi, sono stati costretti a combattere una guerra che non volevano affatto combattere, volevano solo poter pagare il giusto. Perché si è voluto giungere a tanto? Non si riesce a capire chi o cosa ha consigliato tale comportamento ostile nei confronti dei contribuenti?
Il Comitato dei contribuenti delle aree edificabili – da sempre – non chiede altro che potersi confrontare per dimostrare la correttezza delle sue tesi, con dati di fatto oggettivi e dimostrabili, il tutto rispettando i ruoli e tutto quanto previsto dalla vigente normativa in materia. Chiediamo che venga rispettato un diritto dei contribuenti garantito dalle leggi. Perché viene negato?
Riteniamo che tutte le idee, anche se non condivisibili, siano da rispettare, ma le insinuazioni gratuite, intrise di cattiveria ed offensive non possono essere tollerate e ci dispiace ribadirlo: Coppi ha pubblicamente fatto una dichiarazione che Noi respingiamo con convinzione al mittente in quanto ritenuta indegna, soprattutto se fatta da un rappresentante delle istituzioni.
Un cittadino non può opporsi ad un PUG (Piano Urbanistico Generale) in quanto questo rappresenta gli interessi della collettività che sono preminenti rispetto a quelli dei singoli cittadini, per cui l’Assessore dovrebbe spiegarci come avremmo potuto opporci al PUG per non far comprendere i nostri terreni nelle zone delle aree edificabili. Si fa finta di non sapere che l’iter di formazione ed approvazione del PUG è stato poco chiaro e per nulla trasparente. Infatti si ignora o si fa finta di ignorare le circostanze della sua (PUG) adozione con i continui spostamenti di alcune zone edificabili (avvenuti senza riportarli sulle piantine topografiche) da una parte all’altra del territorio comunale fino alla sua definitiva approvazione, senza che nessun cittadino potesse conoscere con precisione la situazione dei suoi terreni. Ed ancora altra verità importante ignorata, riguarda la circostanza che solo a fine settembre 2016 il Comune ha comunicato ai singoli contribuenti il passaggio da terreno agricolo ad area edificabile. Comunicazione che il Comune, secondo quanto disposto dall’art. 31, comma 20, della legge n° 289/2002, doveva aver notificato sin dalla sua (PUG) adozione (luglio 2011). Solo a fine 2016, dunque, i cittadini hanno ufficialmente conosciuto l’appartenenza o meno del loro terreno agricolo ad una zona edificabile. Infine, la cosa più importante, forse anche questa volutamente ignorata: La Regione Puglia, per recuperare gli standard e le zone destinate ad attrezzature e servizi di interesse collettivo e verde pubblico che non erano stati lasciati, anche se previsti, con il vecchio Piano di Fabbricazione, per approvare il vigente PUG, impose di recuperare il deficit pregresso. Ecco il perché nel vigente PUG, rilevanti e sproporzionate estensioni di terreni agricoli (circa un milione di metri quadrati), ubicati in aperta campagna, sono stati trasformati, solo sulla carta, in aree edificabili. Ecco la verità, altro che operazione favorevole e conveniente (secondo l’Assessore) per gli ignari possessori dei pseudo suoli in aperta campagna. Suoli senza infrastrutture di ogni genere e con vincoli capestro, pertanto edificabili solo in teoria e destinati in realtà a restare per sempre terreni agricoli e per giunta pesantemente tassati su un valore non corrispondente al loro valore reale di mercato. Ecco i motivi per cui la insinuazione di Coppi, oltre ad essere scorretta ed ingiusta, non corrisponde alla verità dei fatti. Per esigenze di spazio, ci riserviamo di confutare in seguito altre contraddizioni contenute nelle affermazioni pubbliche dell’Assessore. Ora ripetiamo con convinzione ancora una volta la domanda: A chi giova tutto questo? Buona Pasqua a Tutti.
Acqua, protagonista dimenticata del nostro paese, nella sua pancia dei Pozzi; acqua protagonista di tante vicende, di miracoli e tragedie del nostro passato paesano. Di questa ‘ospite’ silenziosa del ventre di Turi parliamo nel nuovo numero de ‘il paese magazine’, ora in edicola: qual è la storia di largo Pozzi? Cosa c’è davvero sotto lo strato di cemento che ricopre oggi la grave? Cosa c’era un tempo? Quali i pericoli e le potenzialità di un sottosuolo carsico, ricco di doline e grotte anche qui a Turi?
Nel nuovo numero de ‘il paese’ vi raccontiamo un pezzo di storiala dei Pozzi con l’aiuto prezioso di don Vito Ingellis e facciamo il punto sulla situazione idrogeologica turese assieme all’ingegnere Francesco Mazzone. Cosa ne sarà dell’asilo di via Ginestre? Cosa ne è stato del muro antico rinvenuto circa un decennio fa nei pressi dei ‘pozzi’?
In un panorama di complessiva trascuratezza non manchiamo però di lasciare spazio ai fiori all’occhiello del nostro paese: la nostra torre dell’orologio, d’improvviso sotto i riflettori del Fondo Ambientale Italiano; la piccola chiesetta di S. Rocco che vorremmo altrettanto alla ribalta; così come i ‘piccoli’ tesori del nostro territorio, dalle opere d’arte ( il crocifisso ‘dei francescani’) alle persone ( Giovanni Mazzone, Aurelio Cisternino, il maestro Luparelli, …)che hanno riempito di umanità il nostro passato, prossimo e remoto.
Questo e altro ancora nel nuovo numero de ‘il paese magazine’ ora in edicola.
Buona lettura e buona primavera a tutti!
Ami il tuo territorio e vorresti conoscere la sua storia e aiutare a valorizzarla? Contribuisci anche tu al nostro lavoro di ricerca e informazione, abbonati a ‘il paese’!
Con un evento online tenutosi nel pomeriggio di lunedì 15 marzo con base presso la Sala Sbriccoli della biblioteca didattica d’Ateneo dell’Università degli Studi di Macerata e il saluto del Magnifico Rettore Francesco Adornato, della prof.ssa Marisa Pavone (Università di Torino, presidente CNUDD/ Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità), del prof. Luigi d’Alonzo (Università Cattolica di Milano e Presidente della SIPeS/Società Italiana di Pedagogia Speciale), la prof.ssa Catia Giaconi (Università di Macerata, presidente del Commissione scientifica del Premio Internazionale Inclusione 3.0, è stato conferito al Teatro Universitario Aenigma di Urbino il riconoscimento riservato alle iniziative che si sono distinte per aver attivato percorsi e progetti volti all’integrazione di persone con disabilità.
Insieme ai rappresentanti di esperienze di carattere inclusivo attivate in Italia, Kosovo, Ucraina, El Salvador, Spagna, Vito Minoia (direttore del Teatro Universitario Aenigma, nonché esperto di Teatro Educativo presso l’Ateneo Carlo Bo di Urbino e presidente della International University Theatre Association), ha ritirato il riconoscimento avente la seguente motivazione: «Il Teatro Universitario Aenigma, con oltre 25 anni di attività di teatro educativo inclusivo, si è distinto anche a livello internazionale per le numerose iniziative volte all’integrazione sociale di persone con disabilità. Ha permesso di promuovere significative esperienze interpersonali tra studenti con e senza disabilità ed ha permesso di mettere in scena le singole diversità realizzando così il profondo significato pedagogico e inclusivo del teatro».
I due progetti ai quali fa riferimento la motivazione, che hanno da poco tagliato il traguardo dei primi 25 anni di attività, sono nello specifico: la Rivista Europea «Catarsi, Teatri delle diversità» fondata dallo stesso Minoia con Emilio Pozzi (entrambi docenti all’Università di Urbino) e la significativa partecipazione scientifica di Andrea Canevaro e Claudio Meldolesi (Università di Bologna) e il laboratorio teatrale «Il coraggio di esprimersi» che ha dato vita alla Compagnia teatrale Volo libero nel Centro Socio Educativo Riabilitativo Margherita di Casinina di Sassocorvaro-Auditore, gestito dalla Cooperativa Sociale Labirinto.
A questa seconda iniziativa è dedicato il brano video dello storico spettacolo Non sparate agli uccelli realizzato dagli allievi del CSER pubblicato sul canale youtube dell’Università di Macerata all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=NMNeFUGkOR0 . La compagnia ha prodotto nel tempo 10 spettacoli teatrali che rimangono fortemente vivi nel ricordo della Comunità allargata che ogni volta si è raccolta con entusiasmo presso il Teatro Battelli di Macerata Feltria, tra i quali l’allestimento de l’ Incendio alla Cavaturaccioli oggi documentato nel volume Il piombo e l’orologio e altri scritti, pubblicato nella collana «Dalla pagina alla scena» per i tipi delle Edizioni Nuove Catarsi con testi di Andrea Canevaro, Michele Gianni, Celeste Gianni, Vito Minoia.
Nell’ambito della Settimana dell’Inclusione all’Università di Macerata, giovedì sera, 18 marzo 2021, saranno alcuni specialisti e un gruppo di studenti universitari a rivolgere alcune domande ad una rappresentanza del Teatro Universitario Aenigma e della Compagnia Volo Libero (collegamento alle ore 20.30 in diretta web radio al link https://www.unimc.it/it/unimc-comunica/events/eventi-2021/unimc-for-inclusion-2021 ).
Nel ritirare il Premio, Vito Minoia ha dichiarato: «Le due esperienze di studio e ricerca artistica ed espressiva riconosciute oggi dall’Università di Macerata hanno avuto un ruolo importante per me e per tanti compagni di viaggio nel determinare, negli ambiti specifici di riferimento, un’evoluzione del concetto stesso di “diversità”, un concetto culturalmente maturato sottraendosi progressivamente alle influenze ideologiche e al radicalismo dottrinario che avevano prevalso agli inizi della sua diffusione per essere sempre meglio riconosciuto come rappresentativo di una realtà umana da osservare e valorizzare in tutti i suoi aspetti (pedagogici, sociologici, antropologici, psicologici). Si è passati da un “dis-valore” inteso come oggetto di controllo, o nel migliore dei casi di tolleranza, a un “valore” per la cui tutela e per il cui rispetto siamo tutti impegnati a livello civile, a maggior ragione anche attraverso il teatro».
La notizia era nell’aria e, con la pubblicazione della delibera di Giunta Comunale n. 31 del 25 febbraio 2021, è diventata certezza. La Giunta ha nominato l’Avvocato FORMICA, quale legale di fiducia, per rappresentare il Comune nei ricorsi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Bari a cui sono stati costretti a rivolgersi diversi cittadini, riguardanti gli avvisi di accertamento IMU Aree fabbricabili per l’anno d’imposta 2013. Nella delibera si legge che “Su proposta dell’Assessore al Contenzioso, (…) la Responsabile del Settore Economico Finanziario ha fatto presente che, in relazione ai ricorsi/reclami/mediazioni, il competente Ufficio non ha dato corso alle perizie tecniche finalizzate ad una possibile attività di conciliazione extragiudiziale”.
Leggere tale affermazione, dopo che i cittadini hanno atteso invano oltre nove mesi senza nessuna risposta alle loro richieste di eventuale accordo per evitare il contenzioso, certifica la sconfitta di Tutti: Istituzioni, burocrazia e cittadini. Si sono avuti a disposizione cinque anni precedenti alle emissioni degli avvisi di accertamento e, dopo la notifica degli avvisi di accertamento, circa un anno di tempo in cui si poteva disinnescare il contenzioso relativo all’anno 2013 e quasi due per evitare il contenzioso relativo all’anno 2012. Tutto questo tempo è trascorso senza che neanche si sia tentato di iniziare quell’azione che, come detto dal Responsabile del Settore Economico Finanziario, avrebbe potuto mettere fine all’intera vicenda con indubbi vantaggi da entrambi le parti. E occorre precisare che tale azione è prevista dalle leggi vigenti e pertanto non è una procedura contro legge.
La cosa che rende inverosimile l’intera vicenda è che, per chi non conosce bene tutta la questione, sembra che il Comune sia stato costretto a difendersi dai ricorsi contenenti le richieste ingiuste dei cittadini, quando in realtà sono i cittadini che, per far valere i propri diritti, sono stati costretti a ricorrere al contenzioso, dopo aver inutilmente cercato di farsi ascoltare e che, puntualmente, sono stati ignorati.
Per la nomina dell’avvocato il Comune spenderà € 14.600,00. In sostanza, tutta la buona volontà di raggiungere un accordo definitivo per la questione delle aree edificabili, di cui in molti si erano fatto vanto nelle varie interviste, è ancora una volta naufragata dinnanzi ad una manifesta e concreta mancanza di volontà da parte di qualcuno, come traspare nella delibera sopra citata, che fa venire in mente il vecchio proverbio: “Gli sciocchi e gli ostinati fanno ricchi gli avvocati”.
Ma il Comitato Aree Edificabili vuole continuare a credere che una soluzione ci possa essere e che si trovi il modo per far parlare la ragione e la logica e non le carte bollate e le ripicche. Occorre buon senso e volontà!
Per comprendere l’intera questione è opportuno chiarire i termini della faccenda che non interessa solo alcuni, ma ha riflessi sull’intera collettività. Tutta la questione riguarda il valore delle aree edificabili individuato negli anni dal 2011 al 2019 dal Comune di Turi. Tutti riconoscono, contribuenti interessati ed Amministratori, che occorre onorare il pagamento dell’IMU e della TASI che gravano su dette aree edificabili; altro discorso invece è il pagamento secondo equità e giustizia. I contribuenti interessati sostengono che il pagamento deve avvenire tenendo presente il valore di mercato delle aree edificabili, come stabilito dalla normativa tributaria in vigore, l’altra parte (Amministratori e Responsabili degli Uffici), pur riconoscendo legittima la tesi dei contribuenti, si ostinano, inspiegabilmente, a pretendere il pagamento basandosi su errati valori individuati, che non corrispondono ai valori del mercato immobiliare locale.
Il nocciolo della questione è tutto in questo malinteso che a partire dall’anno 2020 gli attuali Amministratori ed i Responsabili degli Uffici Comunali hanno riconosciuto e provveduto ad eliminare.
Orbene direte Voi, dov’è il problema? Se hanno riconosciuto ed eliminato tale malinteso, cosa si oppone alla soluzione dello stesso problema anche per gli anni dal 2012 al 2019?
E questo è quanto ci chiediamo e che abbiamo chiesto più volte agli attuali Amministratori e Responsabili degli Uffici Comunali.
Per la verità gli attuali Amministratori hanno sempre affermato che è Loro intenzione risolvere il problema in quanto ritenuto giusto e meritevole di attenzione, però a tutt’oggi, purtroppo, non si riesce a risolverlo e si continua a percorrere la strada del contenzioso tributario, con gravi conseguenze da ambedue le parti in causa (per la verità sarebbe una sola in quanto, in ogni caso, alla fine tutto il conto sarà pagato dalla collettività).
La cosa purtroppo che non riusciamo a capire è la mancanza di chiarezza e d’iniziativa da parte dell’attuale Amministrazione e soprattutto dei Responsabili degli Uffici Comunali.
Abbiamo più volte chiesto e sollecitato di mettere in atto tutti gli istituti che la vigente normativa tributaria in materia mette a disposizione per evitare il sorgere del contenzioso (accertamento con adesione, reclamo mediazione, mediazione extragiudiziale), purtroppo fino ad ora senza alcuna risposta concreta.
La scelta di arrivare al contenzioso è una consuetudine che si ripete dall’anno d’imposta 2011 e che è continuata anche per il 2012, 2013, 2014 e 2015, senza che almeno una volta le Amministrazioni succedutesi nel tempo abbiano tentato di evitarlo, anzi addirittura per il 2012 si è anche proposto appello ad una ulteriore sentenza emessa a favore dei contribuenti dalla Commissione Tributaria Provinciale.
Non conosciamo i motivi di tali incomprensibili comportamenti, una cosa però vorremmo fosse chiara agli occhi di Tutti: la mancanza di colpa da parte dei cittadini contribuenti della circostanza che i bilanci di previsione degli anni dal 2014 in poi risultano “dopati” da entrate basate su previsioni sballate e gonfiate (si spera in buona fede?) riferite ai valori irreali ed inesistenti attribuiti alle aree edificabili, nonostante la grave crisi finanziaria in atto dal 2009 ed ultimamente aggravata anche dall’emergenza del Covid-19.
In concreto, i Bilanci del Comune di Turi, in passato, sono stati da una parte sovralimentati dalla previsione di maggiori entrate che, mai saranno esigibili in toto in quanto errate nella loro quantità e, dall’altra anche penalizzati da mancate entrate dovute alla inefficace lotta all’evasione. Orbene, tirare in ballo la nota di richiesta di chiarimenti da parte della Corte dei Conti e, nel contempo, quasi giustificare le passate Amministrazioni ed i Responsabili degli Uffici, precedenti agli attuali, ci sembra non corretto nei confronti dei cittadini che sembrano restare i soli colpevoli.
Non sta a Noi stabilire chi sono veramente i colpevoli, però sentiamo il dovere di affermare con forza che tale “pasticciaccio” non è da addebitare ai cittadini contribuenti che non hanno certamente alcuna colpa.
Se è vero che la legge è uguale per tutti, allora ci chiediamo il motivo per cui i contribuenti che non hanno compiuto il dovere di pagare i tributi sono puniti con ulteriore pagamento di sanzioni ed interessi, mentre gli Amministratori ed i Responsabili degli Uffici Comunali del passato, che sembra non hanno compiuto il loro dovere e che con il Loro comportamento omissivo e poco diligente hanno provocato danni alle entrate del Comune (come accennato nelle varie interviste rilasciate da alcuni Amministratori e negli interventi inerenti l’ultimo consiglio comunale ed il tutto riportato sugli organi di stampa locali), non li si propone a chi di dovere, affinché venga stabilito se meritano di essere trattati alla stessa maniera?
Gli attuali Amministratori e Responsabili degli Uffici non devono temere il giudizio ed il controllo della Corte dei Conti quando compiono il proprio dovere (lotta all’evasione, mettere in atto azioni legittime e previste per legge per cercare di evitare il contenzioso, adoperarsi per tassare il cittadino secondo le norme tributarie vigenti e secondo logica e realtà, cercare di ponderare bene la convenienza del contenzioso ed in ogni caso fare gli interessi della sola collettività, evitando liti temerarie o ripicche, rispondere alle istanze dei cittadini).
Dovrebbero invece preoccuparsi del giudizio e del controllo della Corte dei Conti solo nel caso in cui non compiano il proprio dovere di controllo, programmazione e l’adoperarsi concretamente per cercare di evitare il contenzioso e la vessazione dei cittadini, non rispettando lo Statuto dei diritti del contribuente.
C’era una volta, ai margini di un’antica Turi, una chiesetta solitaria. Chi fu a costruirla? Chi e perchè la volle distrutta? Come fu che si salvò?
Nel nuovo numero de ‘il paese’, ora in edicola, vi raccontiamo la storia di misteri e piccoli ‘miracoli’ custodita in quello scrigno enigmatico che è per noi turesi la chiesetta di San Rocco. Una storia di lungimiranza e semplice garbo amministrativo, gli stessi di cui avrebbe bisogno la Turi di oggi per rinascere dalle ceneri che hanno trasformato il nostro Centro Storico in una decadente ‘periferia’ o da quelle che hanno reso Largo Pozzi un grigio parcheggio. Di questi e di altri progetti di rinascita abbiamo parlato con il Sindaco, Tina Resta e con l’Assessore ai Lavori Pubblici, Stefano Dell’Aera.
Al vicesindaco Graziano Gigantelli, invece, abbiamo chiesto chiarimenti sulla situazione tributaria che ha coinvolto tutti i cittadini turesi. A cosa dobbiamo la recente pioggia di cartelle esattoriali? Cosa sta facendo l’Amministrazione comunale per affrontare la situazione?
In più, quale peso ha ancora l’amianto sulla salute del nostro territorio? Perchè la nostra tradizione ci vieta di regalare perle e fazzoletti? Qual è la storia di Francesco Curzio, cui è dedicato il poliambulatorio ASL turese? Questi e altri approfondimenti di storia e attualità nel nuovo numero de ‘il paese’ magazine, ora in edicola.
In cerca di una nuova buona abitudine per il 2021? La lettura è sempre una buona idea! Per ricevere a casa ogni mese la tua rivista turese preferita…
Pubblichiamo in sintesi, sperando che qualche autorità risponda.
OGGETTO: Complesso edilizio tra via Stazione e via Ludovico D’Addabbo. – Commissione Edilizia 38/1984: prevedeva un’area condominiale per parcheggio al coperto con strada privata di mquadri 770 che invece sembra di fatto sparita; – Al Genio civile di Bari, nel collaudo statico, manca l’approvazione e l’idoneità del passaggio dell’aerea a parcheggio al coperto che passa dal piano interrato del locale sub 52 sopra al solaio dello stesso, all’aperto, con rampa di m.4,40. Inoltre non sono state denunciate e prodotte le due varianti che provano questo cambio; – Nel progetto e nelle due varianti autorizzate dal Comune di Turi non è stato accatastato il solaio del locale sub 52 (che pertanto è fuorilegge); – Hanno costruito arbitrariamente 445 metri quadri in più, modificando tutto il progetto autorizzato dalla CE(38/1984); – Non esistono le due rampe che permettono di salire sopra al solaio per parcheggiare (al Catasto di Bari); – E’ stato asserito che l’area all’interno del locale interrato sub 52 (sottosuolo) da perizia eseguita dai proprietari in presenza dell’Amministratore e del Geologo non presenta nessuna cavità e che tutto si basa su roccia massiccia viva. Invece da rilievi eseguiti da alcuni condomini da un chiusino sotto ai pilastri, con telecamera abbiamo fotografato la presenza di grotte con stalattiti e stalagmiti e caverne. In più c’è un lastrone sotto un pilastro che si sta sgretolando. – Molti dubbi, pertanto, esistono sulla sicurezza e sull’incolumità di chi abita questo complesso. Il pericolo sulla stabilità del complesso è da prendere in serissima considerazione. Chi scrive è in possesso di n. 26 documenti che provano tutto quello che viene denunciato.
Caro Direttore, prima di tutto ti chiedo scusa per il fastidio che ti arreco e per il tempo che ti porto via, ma credo interessante per i tuoi lettori e nostri concittadini la curiosa storiella che mi è capitata. Prima di tutto devo farti una domanda il cui spirito capirai in seguito. Sai, per caso, se è stato istituito un corso di aggiornamento e/o perfezionamento per i Vigili Urbani del nostro Comune? Domenica mattina, 10 gennaio u.s. rincasando febbricitante, mentre Giove pluvio si sfogava, ho parcheggiato la mia auto in via S. M. Assunta, davanti al civico n. 16. Purtroppo, devo ammetterlo, stavo compiendo un grave reato, perché lasciavo l’auto in un posto riservato al carico e scarico merci (dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00 ), ma in quel momento, devo confessarti mi interessava più la mia salute e non vedevo l’ora di raggiungere il mio letto. Purtroppo la febbre mi ha tenuto allettato più del previsto e quando il giorno, mercoledì 13 gennaio, rimessomi, sono andato a prendere l’auto, ho trovato sul parabrezza ben due multe, fattomi, forse da un robot assunto dal Comune. Dico robot in quanto invano ho cercato il nome dell’accertatore di tanto misfatto. Se, non erro, ricordo che il verbale dell’accertamento di violazione del Codice della Strada (credo all’art. 385 del D.P.R. n. 495, o qualcosa di simile, sai bene che non sono un avvocato), dice al comma 3 che il verbale deve essere sottoscritto dalla persona fisica che materialmente procede alla compilazione. L’assenza della sottoscrizione comporta l’inesistenza dell’atto. Se l’italiano è ancora la lingua parlata da noi, sottoscrizione significa firma con nome e cognome. Ma non solo, uno dei due “foglietti gialli” è completamente illeggibile ed uno dei bollettini di c/c per il versamento è strappato ed inutilizzabile. Ma tornando ai robot: mi sono detto che giustamente un robot non ha né nome né cognome, né cervello, a meno che l’ideatore non lo ha fornito di uno bionico. Sull’altro “foglietto giallo” l’accertatore ha scritto un numero, forse 1713 ma non ne sono sicuro. Ti chiedo: un cittadino, che si permette il lusso di compiere un simile reato, ha diritto di conoscere il nome di colui che glielo contesta? Pensavo di essere un cittadino e non più un suddito, ma forse mi sbagliavo; sono passato da suddito di un regime reale a suddito di un regime burocratico! Volevo chiederti: è giusto che ci siano più di 10 m. e per un tempo così lungo adibito al carico/scarico mentre, di fronte, il nostro ufficio postale è privo di parcheggio? Ed è giusto che un numero se la prenda con un veicolo fermo ed inoffensivo mentre non s’interessa di tanti ragazzi, che si fermano in tante piazzette del paese senza mascherina in un momento così delicato per i contagi? Comunque, ligio all’educazione civica ricevuta ai miei tempi, ho provveduto a pagare quanto dovevo, ringraziando anche il “numero” che mi ha permesso di offrire il mio piccolo “obolo”, o mi scuso “oblazione” al mio Comune. Un caro saluto.
P.S. Caro Direttore, il suddito burocratico non crede di aver offeso alcuno, ma se così non fosse, chiede umilmente scusa. Inoltre sa già che nel caso il palazzo rispondesse, la risposta sarebbe che il numero si è limitato ad applicare la legge, ed è giusto che sia così! Ma sia tu che io non siamo nati ieri e non siamo “Don Abbondio”. Ancora grazie.
Fondato a Urbania (PU) il 15 e 16 gennaio 2011, in occasione dei lavori dell’undicesimo convegno promosso dalla Rivista europea “Catarsi-Teatri delle diversità”, oggi riunisce oltre cinquanta esperienze da 15 regioni italiane ed è stato riconosciuto come buona pratica dall’International Theatre Institute dell’Unesco che, nella stessa sede del convegno, ha collaborato all’istituzione dell’International Network Theatre in Prison nel 2019.
Il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere (www.teatrocarcere.it)è presieduto da Vito Minoia (docente universitario diorigine turese trapiantato a Urbino, ndr), esperto di Teatro educativo inclusivo all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e direttore della Rivista di Educazione e Formazione “Cercare-carcere anagramma di” che affianca dal 2017 la rivista-madre “Catarsi-teatri delle diversità” fondata nel 1996 con Emilio Pozzi e la partecipazione significativa di Claudio Meldolesi.
Dopo le prime dieci edizioni del convegno organizzate a Cartoceto, sempre in provincia di Pesaro e Urbino, nel 2011 a Urbania furono ricordate proprio le figure di Meldolesi scomparso nel 2009 (al quale si ispirava il titolo dell’iniziativa “Immaginazione contro Emarginazione”) e di Pozzi, scomparso nel 2010, fino a quel momento direttore della pubblicazione. Giuliano Scabia, anch’egli figura di riferimento per il convegno e la rivista, dedicò loro il racconto-evento “Scala e sentiero cercando il Paradiso” sugli anni di apprendistato con i suoi allievi all’Università di Bologna.
Il prof. Vito Minoia durante un convegno tenutosi a Turi nel 2013
Diversi i traguardi raggiunti dalla Rete italiana del teatro in carcere. Ne annoveriamo alcuni, sicuri che possano essere d’auspicio per nuovi obiettivi di carattere artistico e pedagogico da ricercare, come sempre, in un innovativo orizzonte politico e democratico tra i diversi soggetti coinvolti nel tempo, a partire dai tanti detenuti e detenute (compresi anche i minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria), fino agli operatori teatrali e agli operatori penitenziari passando per insegnanti, studenti, universitari in formazione.
Nel 2012 nasce a Firenze la Rassegna/Festival nazionale “Destini Incrociati”, l’evento annuale itinerante per eccellenza più partecipato giunto alla settima edizione; del 2013 è il primo triennale Protocollo d’Intesa per la promozione del teatro in carcere con il Ministero della Giustizia (prima con l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari, poi con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità) al quale aderisce nel 2015 anche l’Università Roma Tre (Intesa rinnovata nel 2016 e nel 2019). Nel 2014 è avviata la Giornata Nazionale del Teatro in Carcere in concomitanza con il World Theatre Day (27 marzo) promosso dall’ITI-Unesco: all’ultima edizione che ha preceduto la pandemia, la sesta-nel 2019, hanno concorso alla riuscita dell’evento 102 iniziative in 64 istituti penitenziari ed altri contesti esterni con la partecipazione di Enti pubblici e privati di 17 regioni italiane. Dal 2015, grazie al sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali il Progetto Destini Incrociati si articola anche in diverse iniziative territoriali che coinvolgono in rete 22 partners di 10 regioni. Nel 2017 si dà vita al Premio Internazionale Gramsci, preludio della nascita nel 2019 dell’International Network Theatre in Prison (www.theatreinprison.org) con la celebrazione del World Theatre Day (26 marzo 2019) nell’istituto penitenziario di Pesaro grazie al Teatro Universitario Aenigma e all’ITI Italia anziché presso il Quartier generale Unesco di Parigi. Del 2020 invece è il Premio Speciale internazionale “Books for Peace”per l’impegno sociale promosso da una rete di associazioni affiliate all’Unesco.
Per la ricorrenza dei dieci anni, in segno di condivisione, sul sito www.teatridellediversita.it in libero accesso, sono stati pubblicati la diretta Zoom e diversi materiali multimediali relativi al XXI Convegno internazionale che la rivista “Catarsi-Teatri delle diversità” con il titolo “Dialoghi tra pedagogia, teatro e carcere” ha organizzato online il 29-30-31 ottobre 2020, a seguito dell’impossibilità di tenere in presenza l’evento. Parallelamente sabato 16 gennaio 2021 arriva la bella notizia del Primo Premio del Ministero dell’Interno di Madrid per lo spettacolo “Al limite” rappresentato un anno fa dai detenuti del carcere di Las Palmas (Gran Canarie) a conclusione di un progetto dedicato alla genitorialità positiva in carcere, grazie all’Associazione Hestia, all’Università di Las Palmas e alla collaborazione dell’Associazione Voci Erranti operante nel carcere di Saluzzo (Cuneo), diretta da Grazia Isoardi, tra gli organismi fondatori del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.
Il Gruppo di Progettazione intero del CNTiC costituito, oltre che da Vito Minoia e Grazia Isoardi, anche da Ivana Conte (Associazione nazionale Agita), Gianfranco Pedullà (Teatro Popolare d’Arte), Valeria Ottolenghi (Associazione nazionale critici di teatro), Michalis Traitsis (Balamòs Teatro), Valentina Venturini (Università Roma Tre) ringrazia quanti hanno collaborato affinché in questi dieci anni si siano raggiunti così tanti risultati significativi operando con un grande senso comune di libertà, partecipazione e confronto e invita tutte le persone interessate a seguire le prossime attività, a partire dalla Giornata-evento dedicata alla Rassegna/Festival nazionale “Destini Incrociati” (settima edizione) programmata a Roma nella prossima Primavera (data da definire – informazioni in progress anche sulla pagina Facebook “Coordinamento nazionale teatro in carcere”). Il CNTiC inoltre richiama l’attenzione, già ripetutamente richiesta agli Stati membri da parte del Consiglio d’Europa per i Diritti Umani, affinché siano adottate misure che non comprimano i diritti fondamentali di detenute e detenuti nel momento di contrasto alla diffusione del Covid-19, entrato in molti istituti di pena (ricordiamo a riguardo anche le varie iniziative a favore della priorità di vaccinazione in carcere).