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Recovery Fund Europeo: un’occasione mancata per il Sud. Una possibilità di riscatto

Riceviamo dall’ex sindaco di Turi Domenico Coppi (nella foto in basso, ndr) questa riflessione sul post-Covid 19 e volentieri  la pubblichiamo.

La terribile pandemia che ci sta attanagliando da più di un anno ha acuito le disuguaglianze all’interno dei Paesi e tra i Paesi stessi. Alle migliaia di vittime del Covid 19 si è aggiunta una gravissima crisi economica. Gli Stati nazionali e gli Organismi sovranazionali hanno reagito con programmi di investimenti pubblici di una portata mai vista prima. L’Unione Europea ha investitopiù di 700 miliardi di Euro per la ripresa, con l’obiettivo di creare lavoro attraverso la realizzazione di opere che si devono concludere entro il 2026. Di questa enorme somma di denaro la fetta più consistente è destinata all’Italia, circa 209 miliardi di Euro. A tale importante risultato si è giunti perchéi criteri della decisione Europea sonostati: il numero degli abitanti; l’inverso del PIL procapite; il tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni; la diminuzione del PIL reale nel 2020-2021. In sintesi l’obiettivo è il superamento delle disparità sociali ed economiche tra i Paesi e tra le diverse aree all’interno degli Stati dell’Unione. Ebbene, al nostro Paese è stata destinata la quota più rilevante del Fondo perché in Europa non c’è un altro Stato dove sussiste un divario più grande di quello tra il Centro Nord e il Sud Italia.

Secondo calcoli di Agenzie internazionali indipendenti, seguendo il principio della perequazione territoriale indicato dall’Unione Europea,alle Regioni del Sud sarebbe dovuto andare circa il 70% del Recovery Fund. Invece, il Piano presentato dal Governo alla Commissione Europea destina alle Regioni del Sud solo il 34% di quel Fondo.Cioè il Sud avrà circa 60 miliardi in meno del dovuto. Uno scippo contro il quale hanno tentato di protestare solo i 500 Sindaci meridionali riuniti in associazione per il meritorio attivismo del Sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci. Nessuna voce dei vertici nazionali e meridionali di tutti i Partiti si è levata per sostenere le giuste rivendicazioni delle popolazioni meridionali. Perpetrando, così, l’ennesima azione di emarginazione del Sud. “Delitto” che dura dal 1861.

E’ il momento di alzare la testa. Il Meridione d’Italia non può continuare ad essere terra di emigrazione e di mancato sviluppo. Non è più possibile accettare che il reddito pro capite meridionale sia la metà di quello del Nord.

Ecco alcuni dati esemplificativi del divario esistente: Reggio Emilia e Reggio Calabria hanno pressappoco lo stesso numero di abitanti, ma per l’Istruzione il Comune emiliano spende 28 milioni annui e il Comune calabrese ne può spendere solo 8 milioni; a Reggio Emilia ci sono 60 Asili Nido mentre a Reggio Calabria ce ne sono solo 8. Nel Centro Nord con 40 milioni di abitanti ci sono 17 linee ferroviarie regionali, al Sud con 20 milioni di abitanti ce ne sono solo 3. Per i treni veloci le Ferrovie dello Stato spendono in tutta Italia 56 miliardi annui, di cui solo il 13% al Sud. Per la Sanità il Mezzogiorno riceve 4 miliardi in meno all’anno di quanto spettante (rispetto al numero degli abitanti) e mancano 100.000 medici ed infermieri. Al Centro Nord ci sono 8 posti letto ogni 1000 abitanti, mentre al Sud solo 2 ogni 1000 abitanti.

Ovviamente, anche Turi soffre di questa discriminazione. L’Amministrazione Comunale ha un Bilancio in cui la spesa complessivamente è piuttosto bassa in tutti i settori; non ci sono entrate significative per le opere di manutenzione dei beni comunali, si realizzano poche opere pubbliche. Tutto questo è dovuto al principio della famigerata ‘Spesa Storica’: cioè, se un Comune spende poco le Istituzioni Statali ritengono che quel poco può bastare e quindi trasferiscono pochi fondi. Continuano, d’altro canto, a trasferire più finanziamenti ai Comuni che spendono storicamente di più. E queste sono principalmente Amministrazioni comunali del Centro Nord. Aumentando così il divario.

Altro elemento significativo riguarda le risorse umane. Per ben funzionare un Ente locale ha bisogno di un numero adeguato di dipendenti, possibilmente, in possesso di buone professionalità. Ebbene Turi ha un numero assolutamente insufficiente di dipendenti. Alcuni dati. La media nazionale di dipendenti comunali è di circa 6 ogni 1000 abitanti, Turi è sotto i 3 dipendenti ogni 1000 abitanti. Quindi dovrebbe avere più del doppio di impiegati di quelli che ha attualmente. Mapur se stessesolo nella media pugliese che è 4 ogni 1000 abitanti (nessuno ci crederà, ma è la più bassa d’Italia) starebbe già meglio. Ecco alcune significative differenze: Turi (13.038 abitanti) oggi ha 35 dipendenti, Arona (Novara) 13.750 abitanti ha 87 dipendenti; Varazze (Savona) 12.738 abitanti ha 93 dipendenti. Le norme statali impediscono di incrementare significativamente quel numero. I danni in efficienza sono enormi.E’evidente che così non è possibile assolutamente essere in alcun modo efficienti, rispondere alle esigenze dei cittadini e programmare il futuro.

L’argomento degli “sprechi” e della presenza delle mafie certamente esiste, ma non è solo meridionale. Basta osservare le cronache degli ultimi vent’anni per vedere le numerose infiltrazioni mafiose negli enti locali del Nord e quante opere pubbliche nel settentrione hanno determinato sprechi abissali di denaro pubblico (il Mose di Venezia ne è un esempio). Non è più accettabile essere considerati i “soliti lamentosi” e “spreconi”. Non è più ammissibile essere ritenuti degli incapaci. Quasi fosse un tratto di inferiorità genetica.

Ebbene, io credo che protestiamo molto poco. Secondo il Rapporto SVIMEZ (la più autorevole Associazione di studio e promozione dello sviluppo del Mezzogiorno)del 2020, da decenni vengono sottratti ai trasferimenti verso le Regioni meridionali circa 60 miliardi all’anno. Solo dal 2016 una legge appositamente approvata ha stabilito (come se non fosse ovvio) che al Sud vanno riconosciuti, in ragione della popolazione che è un terzo di quella nazionale, il 34% dei finanziamenti. Prima non raggiungevano nemmeno il 20%.

Noi siamo il Paese dove, quando si parla di risorse pubbliche da destinare alle comunità, invece di procedere,come prescritto per Legge, all’elaborazione dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazioni, livelli minimi di servizi che dovrebbero essere assicurati a tutti i cittadini italiani), si continua ad adoperare con il criterio della ‘SPESA STORICA’. Un meccanismo che mantiene immutate le differenze storiche, anzi le accentua. Un Robin Hood al contrario, che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Quando uno Stato deve far progredire un territorio economicamente depresso, attua politiche di bilancio finalizzate a determinare un maggiore sviluppo di quel territorio rallentando i trasferimenti verso i territori più ricchi, per favorire la equiparazione in standard di vita, infrastrutture, capacità produttiva. La Germania ha dimostrato che si può fare. In vent’anni ha ridotto sensibilmente il divario tra le aree dell’ex Germania Est e il resto del territorio nazionale. Perché in Italia non si fa e, soprattutto,perché non se ne parla per niente? Come se fosse stabilito per legge divina che il Sud deve rimanere arretrato ed essere solo il mercato dove le imprese del Nordvendono i loro prodotti e si prendono i giovani più capaci. Questo dovrebbe essere al centro delle politiche e del dibattito nazionale. Invece niente, nessuno ne parla. Il fenomeno più negativo è che, purtroppo, noi meridionali ci siamo convinti che è una situazione immodificabile. Ci hanno convinto che non siamo adeguati. 

Per noi è arrivato, invece, il momento di rimboccarsi le maniche e rivendicare ciò che ci spetta e lo dobbiamo fare con forza. Nulla ci viene regalato, dobbiamo lottare e far diventare il tema della perequazione territoriale e quindi dello sviluppo del Sud come il tema principale della politica nazionale. Abbiamo il dovere di far capire a tutti che solo se sarà ridotto il divario tra le nostre Regioni e quelle del nord, l’Italia potrà avere lo sviluppo economico e sociale che da decenni non riesce più ad avere.

Per quanto detto finora, credo che l’iniziativa del Sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci sia un ottimo inizio. Penso che tutte le forze politiche ed anche la nostra Amministrazione Comunale hanno il dovere di farsi parte attiva in questo processo. Con forza e determinazione. Non basta solo iscriversi in un elenco di Comuni che aderiscono. Maggiori investimenti pubblici al Sud avrebbero, sicuramente, un influsso positivo anche per la nostra comunità che potrebbe così rivendicare interventi strutturali di notevole portata per nostro territorio.

Un esempio: visto che abbiamo circa 3000 cittadini che vivono oltre la linea ferroviaria della SUD-EST, si potrebbe pensare di eliminare i passaggi a livello che sono nell’abitato e all’interramento della stazione che divide il paese in due.E’ utopico pensarlo? Non credo. Ad Adelfia lo hanno fatto e tra Capurso e Triggiano lo stanno facendo. Bisogna crederci e cominciare ad esigerlo presso tutte le Istituzioni. Insieme agli altri Comuni Meridionali si può cercare di scalfire il muro di silenzio che ci ammutolisce da decenni.

02/06/2021

Domenico Coppi

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A Turi il 3, 4 e 7 agosto 2021 la XI edizione del ‘Festival del Belcanto’, dedicata a Pietro Mascagni

Tre giorni dedicati a Pietro Mascagni tra convegni, spettacoli e l’allestimento di ‘Cavalleria Rusticana’ con l’Orchestra Sinfonica di Bari e la regia di Luciano Cannito. Antonio Stornaiolo, Teresa Ludovico, Dinko Fabris, Cesare Orselli, Antonio Galli e Carmela Apollonio alcuni degli ospiti attesi per questa edizione dedicate alla rinascita.

Promosso dal clarinettista e direttore d’orchestra Ferdinando Redavid e dalla sua associazione “CHI E’ DI SCENA!?”, il Festival del Belcanto ­- unico in tutta la Città Metropolitana di Bari – intende valorizzare il canto, la musica, il teatro e la danza, ma anche la città di Turi con il suo patrimonio storico e artistico, elevandola a punto di riferimento internazionale della lirica. Una rinascita della musica lirica dal vivo per questa straordinaria edizione, dopo il doloroso arresto dell’ultimo anno, possibile grazie a tanti prestigiosi partner come la Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, il Comune di Turi, la Nuova ProLoco Turi, TurPuglia, il Consorzio Teatro S. Mercadante di Altamura, il Consorzio Teatri di Bari (Kismet), Tempussrls di Cerignola, Comitato Promotore Maestro Pietro Mascagni, e realizzata grazie all’ottenimento del finanziamento erogato dal Programma Straordinario 2020 in Materia di Cultura e Spettacolo e Sostegno Anno 2019 in Materia di Spettacolo dal Vivo e dal sostegno di GielleIndustries di Altamura.

L’autore scelto per questa edizione è Pietro Mascagni, a cui questa terra di lacrime, di speranze, di sogni e di mare ha, in qualche modo, ispirato numerose composizioni negli anni in cui era direttore dell’orchestra di fiati di Cerignola (FG).

IL PROGRAMMA:

  • 3 AGOSTO, inaugurazione del Festival in piazza Antico Ospedale alle ore 18.00. Saranno presenti: Cesare Orselli, Antonio Galli, Annalisa Rossi, Fiorella Sassanelli, Dinko Fabris, Eraldo Martucci. Premio Belcanto 2021 assegnato al soprano Carmela Apollonio, oggi docente al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, distintasi per l’eccezionale talento e per la lunga e brillante carriera artistica.
  • 4 AGOSTO,  alle 21.30, piazza Giuseppe Colapietroprologo dell’opera più nota di Mascagni, “Cavalleria Rusticana”. Saranno presenti: Cesare Orselli, la regista e autrice Teresa Ludovico e l’attore Antonio Stornaiolo.
  • 7 AGOSTO, alle 21.30, atrio Oratorio (accanto alla chiesa di Maria SS. Ausiliatrice), sarà eseguita la “Cavalleria Rusticana”, per la regia di Luciano Cannito, professionista di fama internazionale, la scenografia di Damiano Pastoressa, che vanta collaborazioni con alcuni tra i più importanti teatri del mondo. Gli interpreti saranno: Dario Di Vietri nel ruolo di Turiddu; Valentina De Pasquale nel ruolo di Santuzza;  Gangsoon Kim nel ruolo di Alfio; Mariella Zito nel ruolo di Lola e Angela Alessandra Notarnicola nel ruolo di Mamma Lucia. Al loro fianco l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari e l’Alter Chorus di Molfetta, la cui direzione sarà affidata al maestro Ferdinando Redavid (foto in alto), turese, brillantemente diplomato in Clarinetto al Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, sotto la guida di Antonio Di Maso, e vincitore di oltre 20 premi in concorsi nazionali e internazionali, sia da solista sia in formazione cameristica.
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‘il paese’ 293 è in edicola!

Si guarda al futuro, nel nuovo numero de ‘il paese’ magazine, ora in edicola:

il futuro del nostro Centro Storico, e di una auspicabile rinascita economica, turistica, urbana. Quali sono le prospettive? Cosa si sta facendo di concreto? Siamo andati a sentire l’assessore alle Attività Prtoduttive, Fabio Topputi e due cittadini attivamente impegnati per la rinascita del nostro borgo, e che hanno deciso di investire lì: l’architetto Domenica Laruccia e Raffaele Valentini.

Il futuro di un luogo pieno di storia come l’ex Cimitero dei Colerosi, abbandonato a se stesso di amministrazione in amministrazione e ora oggetto di un ‘curioso’ progetto.

Il futuro del nostro pianeta e di quella sua piccola porzione di cui qui a Turi tutti dovremmo avere più cura. Come fare? Domenico Giannini, da tempo impegnato per una natura #plasticfree, ci spiega che prendersi cura dell’ambiente può diventare un passatempo divertente.

E come in ogni numero de ‘il paese’ magazine, non può mancare un tuffo nel passato, in particolare questo mese ripercorriamo gli eventi tumultuosi che hanno caratterizzato l’anno 1971, lasciando un segno ancora tangibile nella nostra comunità.

Questo e tanto altro ancora nel nuovo numero de ‘il paese’ magazine, ora in edicola. Buona lettura!

E non dimenticate di abbonarvi alla vostra rivista turese preferita

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15 maggio, congresso dei Giovani Democratici. Giovani capaci di trasferire il futuro nel presente

Una volta in una piccola bottega artigianale di un paesino finlandese mi colpì una scritta inglese, ben incorniciata, che in italiano recitava “come si mangia un elefante? Un boccone alla volta” (proverbio africano). La mente fa strani giri. Qualcuno dice che la testa sia strategicamente tonda per permettere al pensiero di cambiare direzione. Comunque è un link che non voglio ignorare se per parlare del neonato Circolo turese dei Giovani Democratici, questo ricordo è riemerso.

Il 15 maggio, con le inevitabili modalità online, si è ufficialmente tenuto il primo Congresso Cittadino del Circolo dei Giovani Democratici di Turi, fortemente voluto dalla Segretaria PD Lilli Susca. Una platea numerosa. Giovane e meno giovane. Trasversale. L’istituzionale accanto alla società civile. Un mix insolito per Turi. Che a me è apparso persino credibile. E assai poco di circostanza. Perché un’aria fresca, vera, permeava un po’ tutto. E nessuno aveva voglia di guastare in nessun modo quell’incantesimo.

Appartengo a quell’ampia platea di disincantati che la politica si conquista una volta eletta. Voto. E sto al balcone. In buona compagnia di tanti amici e coetanei che hanno reso bella e produttiva e performante la nostra generazione. Guardo la politica. Ho sempre amato farlo. Ho anche studiato per farlo. Mentre la mancanza di tempo irrobustiva il suo potere attenuante e assolveva la mia coscienza da un impegno rinviato e mai concretizzato. Ammiro chi fa questo anche per me. Chi preferisce rinunciare ad una partita a tennis o ad una cena con amici, per una riunione notturna di partito. Ed ammiro ancor di più chi lo fa a vent’anni. L’età media del neonato Circolo turese. Per il quale sono disposta a mettere sul tavolo un importante credito di fiducia.

Questo paese ha davvero bisogno di loro. Di visioni. Di quelle romantiche prospettive tracciate dal neo eletto segretario Giuseppe D’Addabbo. Fucine sane. Anime incorrotte. Giovani, capaci di trasferire il futuro nel presente. Anime libere, ancora. Prima di essere progressivamente inghiottite in quella macina di costruzione e di distruzione di correnti che ogni grande partito si porta in dote e patisce. Quella purezza è un incanto. Avrei voluto congelarla. Per raccontarla agli stessi partecipanti, a distanza di anni. La politica è la rappresentazione di ciò che vorremmo avere nel nostro paese. O di ciò che vorremmo essere, per saperlo fare in prima persona? È questo il dilemma di chi, come me, è restato al balcone.

Eppure, un piccolo circolo politico a Turi, nel paese in cui le cose non si limitano a morire, ma si estinguono, è il più bel segnale di fiducia sociale che io abbia mai colto negli ultimi anni. Non importa quale pensiero politico questi ragazzi consegneranno al futuro. A me già consola il loro impegno. La loro lettura plurale di una realtà vocata al contrario. Il coraggio di scegliere di stare da una parte. E non ovunque. Indistintamente. E gratuitamente.

Ci sono molte cose che ci fanno intendere quello che siamo. Lo diceva Socrate, per strada “perché stai facendo ciò che stai facendo”? Perché? Com’è intensa questa domanda. È il riassunto più prezioso di cinque anni di Liceo Classico. Quello che oggi mi permette di apprezzare lo sforzo anacronistico di questi Giovani Democratici turesi. Hanno ragione gli africani. L’elefante si mangia un boccone alla volta. Perché con le cose grandi è cosi che si fa. Piccoli morsi. Morsi bambini. Morsi tenaci.

Ilenia Dell’Aera (illidellaera@gmail.com)

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Rifacimento illuminazione pubblica, esposto della Minoranza al Prefetto

Riceviamo dai Consiglieri comunali di Minoranza il comunicato stampa che segue:

In data 21 aprile 2021 il gruppo di Minoranza “Patto per Turi” protocollava una Convocazione di Consiglio Comunale con la seguente finalità: discutere dei gravi vizi di forma con cui è stato avviato e portato avanti il procedimento di assegnazione del servizio di gestione e di rifacimento della pubblica illuminazione.

Poiché non c’è stata da parte della Maggioranza alcuna palese volontà di convocare tale Consiglio, il gruppo “Patto per Turi” (Angelo Palmisano, Sergio Spinelli, Lilli Susca, Paolo Tundo) ha deciso di inoltrare esposto alla Prefettura di Bariecco il link del documento – per denunciare il grave comportamento omissivo della Maggioranza, che era tenuta a rispondere entro il termine dei venti giorni dalla data a protocollo. Oltre a denunciare tale violazione del Regolamento comunale, l’esposto, sottoscritto anche dalla consigliera Giannalisa Zaccheo, fa presente al Prefetto in cosa consistono i gravi vizi di forma che hanno macchiato tutta la procedura:

  •  l’aver bypassato il Consiglio su una decisione riguardante la concessione di gestione di un servizio pubblico;
  •  il non aver pubblicato una relazione che avvalori la scelta del project financing come mezzo di finanziamento del servizio e dell’opera;
  •  l’aver escluso dal bando di gara l’intero costo dell’operazione, che non si limita all’investimento relativo al rifacimento della rete, ma che comprende anche i costi di gestione per l’intero periodo posto a base della gara stessa.

Tutto ciò compromettendo trasparenza e regolarità non solo in fase di progettazione, ma anche in quella di assegnazione.

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‘il paese’ 292 è in edicola!

A più di un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19, in una Puglia che ora fatica a tenere sotto controllo la curva dei contagi, anche Turi si è dotata di un centro vaccinale. Quanti sono ad oggi i turesi vaccinati? Quali sono le priorità e le procedure per ka somministrazione? Nel nuovo numero de ‘il paese’ abbiamo rivolto queste domande all’assessore ai Servizi Sociali, Imma Bianco, e abbiamo fatto ‘un salto’ nella ‘primula’ turese, per portarvi testimonianze e notizie da questo fronte, ancora aperto.

Ma mentre la pandemia da Covid-19 continua a rubare le prime pagine di tutto il mondo, noi de ‘il paese’ abbiamo per voi una notizia in più, una notizia che ha a che fare con le nostre radici più antiche e che proietta l’origine della nostra storia molto indietro nel tempo, fino all’età del Ferro!

Quante storie sono sepolte sotto i nostri passi, oltre le facciate dei palazzi che diamo per scontate? Noi de ‘il paese’ amiamo raccontarle: questo mese vi parliamo delle storie di 29 ragazzi che, entrando a far parte dell’Ordine dei cosiddetti Padri Scolopi, hanno intrecciato le loro vite con la storia di Turi, lasciando a noi testimonianze del loro passaggio e opere da ammirare.

Ma noi, abitanti del presente, quanto rispetto abbiamo per questa storia che si dispiega tra le vie che abitiamo? Quanta cura abbiamo del nostro Centro Storico, per esempio? E quanta attenzione prestiamo alle realtà che abitano insieme a noi il nostro territorio, come il Carcere, in cui un lavoratore ha ultimamente perso la vita, per ragioni che richiedono l’attenzione di chi ci amministra e di ciascuno di noi?

Queste e altre notizie nel nuovo numero de ‘il paese’ magazine, ora in edicola. Buona lettura!

Se vuoi restare aggiornato sulle novità del paese che vivi e che ami, scegli e sostieni ‘il paese’, per un’informazione a 360°

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Project financing pubblica illuminazione ‘Patto per Turi’ chiede annullamento

In data 21 aprile 2021 il gruppo di minoranza “Patto per Turi” ha protocollato due documenti – Convocazione di Consiglio Comunale e mozione – aventi la medesima finalità: porre la maggioranza di fronte alla necessità di annullare, in autotutela, la delibera di Giunta del 24 febbraio 2020.

Pertanto ha deciso di convocare un Consiglio Comunale straordinario per discutere dei gravi vizi di forma con cui il procedimento è stato avviato e portato avanti fino quasi a compimento e con la precisa volontà di votare una mozione di annullamento della suddetta delibera. Il Consiglio Comunale è stato privato del suo diritto, sancito dalla legge, di contribuire alla valutazione di alternative al project, nonché di collaborare all’individuazione di standard migliorativi per la base di gara e, ancor più importante, di ricevere rassicurazioni sull’inclusione delle strade ancora da acquisire nel progetto di ammodernamento della rete di pubblica illuminazione. Ciò a tutela dell’intera cittadinanza rappresentata non dalla sola Giunta Comunale, bensì dall’intero Consiglio.

Comunicato stampa gruppo consiliare ‘Patto per Turi’

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HANS KÜNG, il ricordo di un teologo di frontiera

Il 6 aprile 2021 nella casa di Tubinga ha avuto fine la lunga vicenda terrena del Prof. D. Hans Küng, il teologo di frontiera più discusso della seconda metà del secolo passato e già perito al Concilio Vaticano II (1962-1965). Era nato il 19 marzo 1928 a Sursee in Svizzera e, dopo aver studiato filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma (1948-1955), era stato ordinato sacerdote il 10 ottobre dell’anno 1954. Dopo aver conseguito il 21 febbraio 1957 il dottorato all’Institut Catholique di Parigi con una tesi sulla giustificazione in dialogo il teologo protestante Karl Barth con la votazione di summa cum laude, Hans Küng nel 1960 era diventato docente ordinario di teologia nella prestigiosa università di Tubinga.

Qui egli ha modo di riprendere la collaborazione problematica con l’altro enfant prodige della teologia tedesca il prof. D. Joseph Ratzinger, che più tardi diventerà arcivescovo di Monaco di Baviera, cardinale prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e papa con il nome di Benedetto XVI. Proprio quest’ultimo ricorda nella sua vita l’incontro con Hans Kung: “A insistere sulla mia chiamata e a ottenere il consenso degli altri colleghi era stato Hans Küng. Lo avevo conosciuto nel 1957, durante il convegno dei teologi dogmatici a Innsbruck, nel momento in cui avevo appena concluso la mia recensione della sua tesi di dottorato su Karl Barth. Avevo alcune questioni da sollevare circa questo libro, il cui stile teologico non era il mio, ma lo avevo comunque letto con gusto, riconoscendo i meriti dell’autore, di cui mi piacquero la simpatica apertura e la schiettezza. Ne era nato così un buon rapporto personale, anche se già poco tempo dopo la recensione del libro ci fu tra noi una controversia piuttosto seria sulla teologia del Concilio. Ma ambedue consideravamo questo come legittima differenza di posizioni teologiche, necessarie per un fecondo avanzamento del pensiero, e non sentivamo affatto compromesse da queste differenze la nostra simpatia personale e la nostra capacità di collaborare”. (p.102) Saranno gli sconvolgimenti del sessantotto studentesco a separare i due teologi cattolici, che pure avevano avuto modo di collaborare alla stesura di decisivi documenti del concilio vaticano II sulla Chiesa e il suo dialogo con il mondo. Nell’ambito dell’università di Tubinga Ratzinger elabora le sue lezioni dogmatiche di cristologia che poi confluiranno nel volume “Introduzione al cristianesimo”.  Appena due anni, e Ratzinger lascia Tubinga e si sposta all’università di Ratisbona. Negli anni a venire Hans Küng rivolgerà al suo amico l’accusa di essere conservatore e così la sua moderazione gli faciliterà la carriera verso l’episcopato e il cardinalato. Egli continua la sua docenza a Tubinga su posizioni di frontiera, quasi demiurgo dello spirito di apertura respirato negli anni del Concilio Vaticano II (1962-1965). Si impegna in una gigantesca opera di produzione teologica che interessa diverse problematiche: ecclesiologia, cristologia, ecumenismo. Riesce particolarmente difficile dar conto della sua vasta produzione libraria i cui titoli diventano bestseller a livello mondiale. Qualcuno lo qualifica “teologo ribelle”, qualche altro “uomo di dialogo” o anche “teologo coraggioso”.

Sulla spinta del Concilio Vaticano II si impegna in lavori di ecclesiologia: “Strutture della Chiesa “ (1962), “La Chiesa” (1967), che poi viene pubblicato in sintesi con il titolo ”Che cos’è la Chiesa?”. Egli analizza alla luce della Scrittura le note tradizionali (unità, cattolicità, santità, apostolicità). Dopo aver criticato la istituzione della Commissione, voluta dal papa Paolo VI, per studiare la pillola contraccettiva (1968) con il volume “Veracità” (1968) , egli sferra il suo attacco al papato e alla sua pretesa infallibilità con il provocatorio bestseller “Infallibile? Una domanda”, uscito in libreria il 18 luglio 1970, nella ricorrenza del centenario della definizione del Concilio Vaticano I sull’infallibilità del pontefice della Chiesa Cattolica.  La posizione teologica di Hans Kung è esaminata con preoccupata attenzione dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e, ai primi  rilievi del card. Franjo Seper, egli risponde: «Non pretendo di avere sempre ragione e mi lascio puntualmente correggere da chi ha una migliore conoscenza del problema. Non voglio “demolire Roma”, come insinuano certi ambienti, ma ovviamente presumo di esserne capace; solo Roma stessa potrebbe farlo mediante l’incomprensione, l‘irrigidimento e l’arretratezza. Nella mia attività teologica mi occupo anche di “Roma” (altri cattolici non la vogliono più nemmeno sentir nominar), perché sono convinto della necessità e dell’utilità di un servizio petrino non soltanto per la nostra Chiesa ma per l’intera cristianità, La meta a cui tendo è una Chiesa che, nello spirito del Vangelo di Gesù Cristo, si identifichi con le ansie e i travagli degli uomini più di quanto non abbia saputo fare finora».

La dottrina, proposta dal prof. D. Hans Küng nei suoi libri, è decisamente censurata dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. Franjo Seper, con una prima dichiarazione firmata il 15 febbraio 1975. Passano alcuni anni e il 15 dicembre 1979 lo stesso prefetto con un decreto lo priva della missio canonica dichiarando “che il Professore Hans Küng è venuto meno, nei suoi scritti, all’integrità della verità della fede cattolica, e pertanto non può più esser considerato teologico cattolico né può, come tale, esercitare il compiuto di insegnare”.

Ed ecco la risposta del teologo svizzero alla “condanna di Roma”: «Non ho mai inteso negare le definizioni di fede del concilio Vaticano I, mettere in questione l’autorità del ministero di Pietro e, ancor meno, di fare della mia opinione personale la norma della teologia e rendere insicura la fede del popolo cristiano. Al contrario! Io ho semplicemente domandato come si possa fondare sulla Scrittura e nella tradizione la possibilità delle affermazioni infallibilmente vere, così come sono state espresse nel Vaticano I, tenendo presenti le note difficoltà teologiche. Questo, secondo me, non è un problema pretestuoso, ma reale, è il dibattito sull’infallibilità che ne è seguito a livello internazionale ha avuto almeno un vantaggio: moltissimi teologi, sulla cui cattolicità non si può assolutamente avanza dubbi, hanno riconosciuto che la domanda era necessaria e giustificata. Io prego quindi con insistenza che, facendo così, – ed ero ben conscio del rischio che correvo – ho inteso rendere un servizio alla nostra chiesa al fine di portare un chiarimento, con spirito di responsabilità cristiana, a questo problema che pesa su tante persone dentro e fuori la chiesa cattolica. È un problema centrale proprio ai fini di un avvicinamento alle chiese d’oriente, cui papa Giovanni Paolo II ha dato nuovo impulso pieno di speranze creando una apposita commissione. Quindi una nuova discussione del problema è imposta anche da punto di vista ecumenico».

Questa “incomprensione con Roma” e il contrasto con la linea di papa Giovanni Paolo II darà una decisa svolta al suo lavoro teologico ed egli si impegna nella ricerca ecumenica, esplorando le diverse religioni del mondo: l’islam, l’ebraismo, le religioni dell’Oceania, dell’Africa, delle Americhe e poi ancora quelle dell’India e della Cina.

Non si distacca dalla Chiesa cattolica per la quale lavora e sogna una riforma che trascorra dalla revisione del primato petrino, alla celebrazione dell’eucaristia presieduta da un laico (sacerdozio del popolo di Dio), alla partecipazione alla stessa di fedeli di altre chiese diverse dalla cattolica, all’ordinazione delle donne, ecc.

Saluta con speranza l’elezione a papa del suo vecchio collega Joseph Ratzinger e con lui ha un colloquio nella sede di Castelgandolfo il 24 settembre 2005. Nel comunicato emesso il 26 settembre 2005 si legge: «Il colloquio si è concentrato, pertanto, su due tematiche che recentemente rivestono particolare interesse per il lavoro di Hans Küng: la questione del Weltethos (etica mondiale) e il dialogo della ragione delle scienze naturali con la ragione della fede cristiana… Il Papa ha apprezzato lo sforzo del Professor Kung di contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare… Nel contempo il Papa ha riaffermato il suo accordo circa il tentativo del Professor Küng di ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage (la questione circa Dio). Da parte sua, il Professor Küng ha espresso il suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo  delle religioni e anche circa l’incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno». 

Mi piace concludere questo ricordo del prof. D. Hans Küng richiamando alcune sue riflessioni sulla fine della vita: «In passato vedevo la morte dal punto di vista della vita, ora vedo la vita dal punto di vista della morte. Non so quando e come morirò. Forse verrò chiamato da Dio all’improvviso e mi risparmierò la necessità di prendere una decisione. Non mi lamenterei. Tuttavia, nel caso in cui debba decidere della mia morte, prego la mia volontà sia rispettata…

Poiché sono un cristiano credente, mi sento ispirato dal messaggio della risurrezione di Gesù Cristo, che ha infuso a molti, nella vita e nella morte, la speranza di una vita eterna…. Perciò, da cristiano credente, so che quando raggiungerò il mio eschaton, la fine della mia vita, non troverò ad attendermi il nulla, bensì il tutto che è Dio. La morte è l’ingresso nella vera patria, il ritorno al mistero di Dio e alla magnificenza dell’uomo il tutto che è Dio».

(Ed ecco la preghiera funebre di S. Nicola di Flüe, patrono della Svizzera)

“Mio Signore e mio Dio, fa’ che non resti me peso

che m’impedisca di salire verso di Te.

Mio Signore e mio Dio, conserva tutto in me

quanto accresce nel cuore l’anelito di Te.

Mio Signore e mio Dio, togli me stesso a me,

prendimi, umile cosa tutta di Te, per Te.”

Alla fine suggerisce la benedizione funebre sul suo feretro: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolge a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm. 6, 24-26).

Sac. Pasquale Pirulli

TURI-SATELLITE

Comitato Aree Edificabili: “La verità non detta dall’Assessore Coppi”

Nelle ultime settimane l’Assessore Comunale Maurizio Coppi ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardanti le Aree Edificabili che ci sono sembrate al quanto inverosimili. L’Assessore Coppi, forse perché non correttamente informato, omette di dire che la ditta CERVED (incaricata dall’attuale Amministrazione), nella sua controperizia ha individuato valori inferiori mediamente di circa il 45% – 50% rispetto a quelli della ditta CAR-TECH (incaricata dall’Amministrazione Coppi). Per cui è inverosimile l’affermazione secondo cui i valori delle aree edificabili per gli anni 2012 e 2013, stabiliti con delibera della Giunta Coppi nel 2017, sono stati confermati dalla CERVED. Questo dato già da solo basterebbe a confutare tutte le affermazioni di Coppi e avrebbe consigliato, alle persone di buona volontà, di cercare di trattare con i contribuenti per tentare di addivenire all’individuazione di un valore di mercato giusto e reale. Purtroppo così non è stato!

L’Assessore continua a travisare la vera questione del valore delle aree edificabili. Sembra si voglia decidere a priori (cioè senza il sostegno dell’esperienza e della conoscenza dei fatti) quale dei due valori deve vincere: se quello stabilito dal Comune o quello individuato dai contribuenti con le loro perizie tecniche giurate. Non è una gara dove ognuno deve dimostrare di essere più bravo dell’altro. Bisogna, invece, che venga individuato il giusto valore di mercato applicando la legge con logica ed equità e tenendo presente dati di fatto oggettivi e riscontrabili.

Quanto innanzi è confermato dai commi 5° e 6° dell’art. 5 del d.lgs. 30/12/1992 n. 504 che stabiliscono come devono essere individuati i valori delle aree edificabili. Tale individuazione corrisponde al reale valore di mercato delle stesse e, non come afferma Coppi, ad una valutazione astratta basata su una ipotetica prospettiva di sviluppo futuro del mercato immobiliare.

La verità, purtroppo, è che il Comune non ha voluto mettere in atto quanto prescritto dalla normativa vigente e cioè dare seguito alle istanze di accertamento con adesione e di reclamo mediazione. In concreto, non ha voluto neanche per un attimo ascoltare i cittadini contribuenti o quanto meno dare una risposta chiara alle loro istanze e, tentare, come prescrive la normativa tributaria vigente, di evitare o quanto meno tentare di ridurre il contenzioso.

Tale atteggiamento omissivo ci sembra strano ed incomprensibile anche alla luce di quanto consigliato e raccomandato dal Prof. Lovecchio, dottore commercialista in Bari, docente di Diritto Tributario avanzato all’Università Roma 3, nonché esperto del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, difensore incaricato dallo stesso Comune per la problematica delle aree edificabili, prima di essere sostituito dall’attuale Avv. Formica. Il professore per gli anni in questione, in ben tre distinte relazioni, aveva consigliato il Comune di non arrivare al contenzioso e che era interesse dell’Amministrazione riuscire a prevenire una ulteriore moltitudine di ricorsi, per di più, destinati a ripetersi per una pluralità di annualità. Raccomandava di far esaminare le perizie di parte presentate dai contribuenti e laddove fossero emersi elementi che denotassero un valore di mercato più basso di quello stimato dal Comune, si doveva procedere alla revisione dell’importo da adottare a base dell’accertamento, come peraltro chiaramente indicato nella delibera di Giunta Comunale n. 170 del 2017. Tanto, all’evidente scopo, da un lato, di tentare di prevenire ulteriori ricorsi dei contribuenti, dall’altro, di adottare valori da accertamento dotati di un elevato grado di attendibilità. Ed ancora, in un’altra relazione, tornava a ribadire che non era auspicabile né ragionevole avventurarsi in una situazione di contenzioso diffuso con oltre cento famiglie e che occorreva dunque gestire la situazione con attenzione ed equilibrio, tutelando adeguatamente i diritti dei contribuenti, come peraltro previsto dalle vigenti leggi. Invitava il settore Urbanistica a verificare con oculatezza la fondatezza delle perizie giurate dei contribuenti e, se del caso, a rivedere il valore da accertamento, qualora quest’ultimo dovesse rilevarsi eccessivo. Ed ancora in una terza nota, anche questa come le altre agli atti del Comune, ribadiva gli stessi concetti.

Come si evince, in nessun caso, si sarebbero danneggiati gli interessi della Comunità in quanto si sarebbe data esecuzione solo a quanto previsto dalla normativa tributaria vigente e, come fatto notare dal Prof. Lovecchio, anche dalla deliberazione adottata dalla Giunta Comunale n. 170 del 2017. Ecco elencate le cose che si potevano fare e, che si possono ancora fare, in merito alla problematica delle aree edificabili, applicando alla lettera la legge. Dobbiamo purtroppo constatare con amarezza che non sono state messe in atto e, addirittura, oggi prendiamo atto che non si vogliono mettere in atto neanche in futuro.

Cosa dire o pensare se, oltre a non rispettare leggi nazionali e regolamenti comunali, non si vuole neanche dare credito ad un professionista nominato dal Comune stesso e che risulta essere persona di buon senso e certamente non secondo a nessuno in quanto a titoli, competenze, esperienza ed equilibrio. Altro che mani legate!

Tutto quanto sopra riportato basta e avanza per dimostrare l’ulteriore inconsistenza delle tesi dell’Assessore al Contenzioso e all’Edilizia Coppi, per cui si ritiene che i pseudo motivi enunciati nella stessa e, che avrebbero indotto l’Amministrazione a proseguire la strada del contenzioso con i contribuenti, non abbiano alcun pregio e, pertanto, non meritevoli di ulteriore riscontro o considerazione.

Ma veramente, in tutta coscienza, l’Assessore ritiene che i valori individuati dal Comune corrispondono alla realtà? Quali elementi oggettivi può addurre per sostenere tale tesi e quali conteggi o calcoli può presentare per dimostrare la fondatezza degli stessi? Cosa è cambiato nella situazione del mercato edilizio locale dal 2012/2013 al 2020? Ai nostri Tecnici, come a Tutti, sembra che la situazione disperata sia sempre stata la stessa, come dimostrato anche dalla disastrosa situazione del mercato immobiliare locale.

Ora tutto questo è certamente a conoscenza dell’Assessore in quanto svolge anche la professione di agente immobiliare e sicuramente, in quegli anni, sarà stato costretto a ripetere più volte ai possessori di aree edificabili che volevano venderle, che era impossibile vendere tali aree per mancanza di mercato, cioè di richieste. D’altronde basta guardare l’esiguo numero se non l’assenza di compravendite di aree edificabili e la mancanza di richieste di autorizzazioni a costruire per nuovi edifici residenziali relative agli anni in questione, situazione che poi diventerà ancora più tragica a partire dal 2014. Ulteriore circostanza che convalida tale tesi, è la copiosa richiesta di restituzione degli oneri concessori al Comune (oltre 641.000,00 Euro) da parte di coloro che, a causa dell’assenza di mercato, avevano ritenuto non più conveniente realizzare gli immobili per cui avevano chiesto l’autorizzazione. Dunque la realtà percepita in quegli anni, stando a dati di fatto oggettivi e dimostrabili era: un collasso totale del mercato edilizio locale.

I contribuenti delle aree edificabili, per difendersi, sono stati costretti a combattere una guerra che non volevano affatto combattere, volevano solo poter pagare il giusto. Perché si è voluto giungere a tanto? Non si riesce a capire chi o cosa ha consigliato tale comportamento ostile nei confronti dei contribuenti?

Il Comitato dei contribuenti delle aree edificabili – da sempre – non chiede altro che potersi confrontare per dimostrare la correttezza delle sue tesi, con dati di fatto oggettivi e dimostrabili, il tutto rispettando i ruoli e tutto quanto previsto dalla vigente normativa in materia. Chiediamo che venga rispettato un diritto dei contribuenti garantito dalle leggi. Perché viene negato?

Riteniamo che tutte le idee, anche se non condivisibili, siano da rispettare, ma le insinuazioni gratuite, intrise di cattiveria ed offensive non possono essere tollerate e ci dispiace ribadirlo: Coppi ha pubblicamente fatto una dichiarazione che Noi respingiamo con convinzione al mittente in quanto ritenuta indegna, soprattutto se fatta da un rappresentante delle istituzioni.

Un cittadino non può opporsi ad un PUG (Piano Urbanistico Generale) in quanto questo rappresenta gli interessi della collettività che sono preminenti rispetto a quelli dei singoli cittadini, per cui l’Assessore dovrebbe spiegarci come avremmo potuto opporci al PUG per non far comprendere i nostri terreni nelle zone delle aree edificabili. Si fa finta di non sapere che l’iter di formazione ed approvazione del PUG è stato poco chiaro e per nulla trasparente. Infatti si ignora o si fa finta di ignorare le circostanze della sua (PUG) adozione con i continui spostamenti di alcune zone edificabili (avvenuti senza riportarli sulle piantine topografiche) da una parte all’altra del territorio comunale fino alla sua definitiva approvazione, senza che nessun cittadino potesse conoscere con precisione la situazione dei suoi terreni. Ed ancora altra verità importante ignorata, riguarda la circostanza che solo a fine settembre 2016 il Comune ha comunicato ai singoli contribuenti il passaggio da terreno agricolo ad area edificabile. Comunicazione che il Comune, secondo quanto disposto dall’art. 31, comma 20, della legge n° 289/2002, doveva aver notificato sin dalla sua (PUG) adozione (luglio 2011). Solo a fine 2016, dunque, i cittadini hanno ufficialmente conosciuto l’appartenenza o meno del loro terreno agricolo ad una zona edificabile. Infine, la cosa più importante, forse anche questa volutamente ignorata: La Regione Puglia, per recuperare gli standard e le zone destinate ad attrezzature e servizi di interesse collettivo e verde pubblico che non erano stati lasciati, anche se previsti, con il vecchio Piano di Fabbricazione, per approvare il vigente PUG, impose di recuperare il deficit pregresso. Ecco il perché nel vigente PUG, rilevanti e sproporzionate estensioni di terreni agricoli (circa un milione di metri quadrati), ubicati in aperta campagna, sono stati trasformati, solo sulla carta, in aree edificabili. Ecco la verità, altro che operazione favorevole e conveniente (secondo l’Assessore) per gli ignari possessori dei pseudo suoli in aperta campagna. Suoli senza infrastrutture di ogni genere e con vincoli capestro, pertanto edificabili solo in teoria e destinati in realtà a restare per sempre terreni agricoli e per giunta pesantemente tassati su un valore non corrispondente al loro valore reale di mercato. Ecco i motivi per cui la insinuazione di Coppi, oltre ad essere scorretta ed ingiusta, non corrisponde alla verità dei fatti. Per esigenze di spazio, ci riserviamo di confutare in seguito altre contraddizioni contenute nelle affermazioni pubbliche dell’Assessore. Ora ripetiamo con convinzione ancora una volta la domanda: A chi giova tutto questo? Buona Pasqua a Tutti.

COMITATO AREE EDIFICABILI – TURI

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‘il paese’ 291 è in edicola!

Acqua, protagonista dimenticata del nostro paese, nella sua pancia dei Pozzi; acqua protagonista di tante vicende, di miracoli e tragedie del nostro passato paesano. Di questa ‘ospite’ silenziosa del ventre di Turi parliamo nel nuovo numero de ‘il paese magazine’, ora in edicola: qual è la storia di largo Pozzi? Cosa c’è davvero sotto lo strato di cemento che ricopre oggi la grave? Cosa c’era un tempo? Quali i pericoli e le potenzialità di un sottosuolo carsico, ricco di doline e grotte anche qui a Turi?

Nel nuovo numero de ‘il paese’ vi raccontiamo un pezzo di storiala dei Pozzi con l’aiuto prezioso di don Vito Ingellis e facciamo il punto sulla situazione idrogeologica turese assieme all’ingegnere Francesco Mazzone. Cosa ne sarà dell’asilo di via Ginestre? Cosa ne è stato del muro antico rinvenuto circa un decennio fa nei pressi dei ‘pozzi’?

In un panorama di complessiva trascuratezza non manchiamo però di lasciare spazio ai fiori all’occhiello del nostro paese: la nostra torre dell’orologio, d’improvviso sotto i riflettori del Fondo Ambientale Italiano; la piccola chiesetta di S. Rocco che vorremmo altrettanto alla ribalta; così come i ‘piccoli’ tesori del nostro territorio, dalle opere d’arte ( il crocifisso ‘dei francescani’) alle persone ( Giovanni Mazzone, Aurelio Cisternino, il maestro Luparelli, …)che hanno riempito di umanità il nostro passato, prossimo e remoto.

Questo e altro ancora nel nuovo numero de ‘il paese magazine’ ora in edicola.

Buona lettura e buona primavera a tutti!

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