Turi questa mattina si è svegliata sotto la neve, con l’angoscia per la sanguinosa invasione dell’Ucraina e per il perdurare del Covid-19 e, con ogni probabilità, senza più un Sindaco in carica. Fonti autorevoli ma ancora ufficiose affermano che la dott.ssa Tina Resta, proprio questa mattina, avrebbe rassegnato le sue dimissioni dalla carica di primo cittadino. La clamorosa notizia, che al momento, ripetiamo, non trova conferma ufficiale, sembra essere definitivamente maturata durante la riunione di maggioranza avvenuta ieri sera, ma le fibrillazioni all’interno della sua compagine erano ormai note da tempo per il dissenso manifestato pubblicamente già dal 2020 da tre consiglieri comunali: Onofrio Resta, Teresita De Florio e Teresa De Carolis.
Se la notizia delle dimissioni fosse confermata si aprirebbero due possibili scenari da qui a 20 giorni: 1) Tina Resta, dopo una verifica e avendo ancora i numeri per governare ritira le dimissioni e ricompone, in parte o del tutto, la sua compagine; 2) il Sindaco non ritira le dimissioni e il Consiglio comunale decade con decreto del Prefetto che nomina un Commissario in attesa di nuove elezioni.
Scenari, questi, già vissuti nel 2017 con l’Amministrazione Coppi e ancora prima con l’Amministrazione guidata da Onofrio Resta. Al momento solo bocche cucite da parte dei diretti interessanti: nessuno smentisce e nessuno conferma. Vi aggiorneremo appena possibile.
La Redazione
Didascalie foto: 1) il Sindaco Tina Resta in una manifestazione ufficiale dedicata ai Caduti; 2) Tina Resta con i suoi compagni di squadra e il sen. Boccardi durante i festeggiamenti per la vittoria elettorale del 2019. Le foto sono di Fabio Zita.
Dall’8 marzo, in concomitanza con la Giornata Internazionale che celebra la Donna, Palazzo Settanni e il MuDiAS (Museo di Arte Sacra) di Rutigliano divengono scrigno prezioso per un’inedita esposizione di gioielli che hanno dapprima adornato la mise delle donne rutiglianesi e, in seguito, le immagini sacre di Madonne e Santi. “Dalla Donna alla Madonna. I gioielli di Rutigliano tra culto e devozione” è il titolo della suggestiva mostra temporanea, promossa in collaborazione con gli enti ecclesiastici locali, che ha come intento quello di far conoscere l’usanza di offrire in dono i preziosi monili alla divinità, per richiesta di grazia o per grazia ricevuta e, ancor di più, di riscoprire il gioiello come una vera e propria opera d’arte. I gioielli votivi, o ex-voto, esposti nel museo ci raccontano il contesto culturale cronologicamente collocabile tra il Settecento e la prima metà del Novecento, testimoniando i mutamenti avvenuti nella società del XIX e del XX secolo.
Ad arricchire il progetto espositivo saranno due imperdibili eventi:
• Martedì 8 marzo 2022 – CENA INAUGURALE DELLA MOSTRA
Per l’occasione interverranno:
– Giovanni Boraccesi, Responsabile Museo Didattico di Arte e Storia Sacra – MuDiAS, in: “I luoghi della devozione a Rutigliano”;
– Rita Mavelli, Storica dell’arte – Centro Studi Giovanni Previtali in: “Dall’ornamento prezioso al dono votivo”
Al termine dell’incontro, grazie alla felice collaborazione di Tortellino d’Oro-Gastronomia Dolce e Salata e della Cantina Torrevento, allieteremo i palati di tutti gli ospiti con una gustosa cena a tema. Accoglienza: ore 19.15. Ticket: € 18,00 (comprensivi di incontro culturale, visita alla mostra e cena)
La prenotazione alla cena evento è obbligatoria entro il 6 marzo, chiamando il numero 080 4761848, oppure scrivendo a museopalazzosettanni@gmail.com.
• Sabato 2 aprile 2022 – MUSICAL-MENTE DONNE
Serata concerto a cura di KOLEN TRIO: Francesca Borraccesi – clavicembalo; Giuseppina Greco – violino; Francesca Lippolis – violoncello. Accoglienza: ore 19.15. Ticket: € 10,00 (comprensivi di concerto e visita alla mostra).
La prenotazione è obbligatoria entro il 1° aprile, chiamando il numero 080 4761848, oppure scrivendo a museopalazzosettanni@gmail.com.
Come da normativa vigente, l’accesso al Palazzo sarà consentito esibendo il super green pass e indossando mascherina Ffp2. La mostra temporanea “Dalla donna alla Madonna. I gioielli di Rutigliano tra culto e devozione” resterà aperta al pubblico fino a domenica 10 aprile 2022 nei seguenti orari: Venerdì 10.30 – 12.30; Sabato 17.30 – 20.30; Domenica 10.30 – 12.30. È possibile visitare l’esposizione in altri giorni della settimana previa prenotazione. Ticket di ingresso: 3,00 € (comprensivi di passeggiata nel Museo e visita guidata alla Sala dei Gioielli). Partner ufficiali del progetto: Chiesa Santa Maria della Colonna e San Nicola di Bari, Rettoria di S. Anna, Rettoria di SS. Maria del Carmine, Convento delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia.
In piena pandemia il nostro paese, avvilito anche psicologicamente oltre che economicamente come tutta l’Italia e il resto del pianeta, ha covato da maggio 2020 in poi l’illusione di poter tornare a sognare, fosse anche per una sola estate. E così, moltissimi turesi, compatti come non mai, si sono stretti intorno all’idea di vedere rinascere il nostro simbolo civico per antonomasia: la Torre dell’Orologio, che molti paesi del circondario sicuramente ci invidiano essendo la nostra, senza ombra di dubbio, una tra le più iconiche torri civiche di Puglia.
La costruzione della Torre in quel punto esatto della città si era resa necessaria allorquando, nel 1880, si decise di sostituire il vecchio orologio pubblico non più funzionante alloggiato sull’antico Sedile cittadino posto innanzi palazzo Gonnelli, tenendo presente che il centro cittadino si era da tempo spostato nell’attuale piazza Silvio Orlandi. Nella sua progettazione e realizzazione, l’architetto Sante Simone e la ditta dello scalpellino turese (d’adozione) Giuseppe Schettini riuscivano a mettere in risalto la materia prima principe del nostro territorio, “la pietra”, facendo divenire la torre un esempio ben riuscito dell’eclettismo di fine ‘800-primi ‘900. Il capolavoro civico culminava con la predisposizione al suo interno del meccanismo dell’orologio, firmato dalla pluripremiata fabbrica (con medaglie d’oro all’esposizione internazionali di Anversa, Bruxelles, Parigi), del Cav. Alfonso Sellaroli da Guardia Sanframondi (BN). Illustre artigiano e interprete delle più svariate committenze, il beneventano ideava per Turi la possibilità di azionare contemporaneamente non uno ma bensì tre quadranti posti in direzioni diverse. Per il tempo del rintocco delle campane, si optava per la scelta della “Gran suoneria all’italiana”, segnando le ore e i quarti.
Nel corso del 2020, dicevamo, la speranza divampava allorquando il FAI-Fondo Ambiente Italiano –fondazione senza scopo di lucro, nata con l’intento di agire per la salvaguardia e tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e naturale – in collaborazione con l’istituto bancario Intesa San Paolo, a maggio lanciava la decima edizione del Censimento “I luoghi del Cuore”, che si sarebbe concluso il 15 dicembre dello stesso anno. Mediante un sondaggio su Facebook, la nostra torre civica veniva scelta quale bene da candidare al voto sulla piattaforma del FAI. Scattava così nella nostra cittadina il tamtam mediatico, sull’importanza e sull’occasione da non perdere assolutamente, tanto che i nostri concittadini cominciavano a votare sia online (possibilità di voto per i soli over 14 anni), sia fisicamente ai banchetti predisposti nelle occasioni di ritrovo estivo, ma anche all’interno di alcuni esercizi commerciali. In palio la possibilità di poter partecipare ad un bando presentando un progetto concreto di restauro, valorizzazione o istruttoria, dovendo, però, necessariamente raggiungere prima la soglia minima di 2000 preferenze per il bene candidato.
A dicembre le volontarie turesi del FAI comunicavano il raggiungimento dell’obiettivo minimo delle 2000 firme raccolte per poter partecipare al bando di finanziamento, mentre il successivo 25 febbraio 2021 arrivava l’ufficialità mediante una conferenza stampa del FAI nella quale si rendeva nota la classifica finale nella quale, sorprendentemente, Turi si collocava ad uno straordinario 32° posto nazionale, 5° in Puglia e 2° nella Città Metropolitana di Bari, su oltre 39.500 luoghi in gara segnalati in 6.504 Comuni in tutta Italia. Il risultato era di quelli clamorosi con ben 9.043 voti. Di conseguenza giungeva il momento di concretizzare l’enorme risultato – ribadisco enorme! – aderendo al bando sopradetto previa realizzazione di un progetto di restauro e valorizzazione, mettendo in atto tutte le procedure burocratiche del caso, fra cui la partecipazione al cofinanziamento del manufatto da parte del Comune, ente proprietario della Torre, in una percentuale variabile a seconda dell’importo occorrente per portare a termine il progetto. La partecipazione al bando scadeva inesorabilmente entro il mese di marzo 2021.
Dall’ufficializzazione del 25 febbraio 2021 ad oggi è passato un lungo anno di silenzio assordante, durante il quale in molti sicuramente hanno continuano a guardare giornalmente la Torre e a sospirare, me compreso, in attesa di sapere quali fossero stati gli sviluppi successivi all’entusiasmante risultato conseguito. L’argomento, invece, sembra essere stato fatto sparire volontariamente dai radar dell’opinione pubblica, forse per giustificare il fallimento del tentativo di agganciare il finanziamento. Non mi sorprenderei di ciò, viste anche le risicate disponibilità monetarie messe a disposizione, che non possono chiaramente bastare a coprire le richieste provenienti da tutti i progetti presentati, motivo per cui al FAI avranno sicuramente pensato di dirottare le risorse disponibili sui progetti più significativi presentati, fra cui parrebbe esserci quello del ponte dell’Acquedotto di Gravina in Puglia.
Se fossero questi i risvolti, non ci sarebbe peccato nel dichiarare che, fatto il tentativo, non si è riusciti a portare a casa il risultato, ma temo ahimè che ancora una volta il tentativo non sia stato fatto, per il solito palesarsi di quel ormai evidentissimo e classico sintomo del corto circuito politico-amministrativo-burocratico-associativo che sempre più spesso si manifesta a Turi. Ma quelle 9043 preferenze non possono essere ritenute del tutto insignificanti, anzi tutt’altro, motivo per cui chi di competenza – le volontarie del Fai di Turi, il Comitato all’uopo costituito e l’Ente proprietario del manufatto, il Comune di Turi – devono, dopo un anno, sentire il dovere di dar conto della situazione. I 9043 turesi vogliono sapere e vogliono capire come si è chiusa la faccenda, visto e considerato che se si fosse addivenuti a qualche risultato positivo non avrebbero certo resistito alla voglia di raccontarcelo.
Quello che ci preme sottolineare è che nel giugno 2020, allorché come Redazione de “il paese” predisponemmo sulle nostre pagine un intero ‘Inserto’ sulla Torre dell’Orologio per spingere i turesi al voto, eravamo consci comunque della difficoltà nel riuscire a portare a casa il risultato, e già allora invitavamo le autorità locali a valutare altre possibilità di finanziamento per poter progettare la ristrutturazione del manufatto architettonico e programmare la sua valorizzazione in modo serio e con visione a medio-lungo termine, anche con risvolti museali e turistici. Chiudo ricordando la passione con la quale lo scalpellino Giuseppe Schettini scolpì personalmente e nei minimi dettagli il fregio floreale in cima alla Torre, contro l’indicazione dell’architetto, secondo cui dal basso quei particolari non si sarebbero notati. Ebbene, Schettini gli rispose “lo faccio per Turi”, e continuò la sua opera conferendo a quella enorme corona in pietra, posta al di sotto della banderuola col nostro vessillo civico, tutto il proprio sapere tecnico e le proprie abilità e con esse quelle di tutti i mastri scalpellini conosciuti e non della nostra terra di Turi e di Puglia a imperituro ricordo di come le nostre belle cittadine pugliesi siano nate e siano state plasmate cavando la pietra calcarea, ingentilita dalla sapienza e dalla maestria di questi artisti. D’ora innanzi, chi avrà l’onore e l’onere di amministrare Turi, tenendo a mente tutto ciò, si prodighi per far risorgere la Torre dell’orologio e con essa l’orgoglio della nostra città.
Pietro Pasciolla
Note: 1) Le foto della Torre Civica di Turi sono di Giovanni Palmisano; 2) l’articolo è già pubblicato sulla rivista ‘il paese magazine’ n. 300/gennaio-febbraio 2022
Ora in edicola, il numero 300 de il paese magazine!
Dal tabloid in ciclostile del lontano 1988 al magazine odierno molte cose sono cambiate ma non la nostra voglia di fare informazione di qualità e raccontarvi le storie del nostro paese.
Dalla lente di questa cifra tonda tonda si fa presto a notare certi corsi e ricorsi storici, che ci fanno riflettere su quanto sia realmente cambiato e quanto ancora ci sia da cambiare a Turi.
Ma se ancora ci tocca citare vecchi protagonisti per nuove beghe politiche, insistere su tutto quello che ancora c’è da restaurare e arrovellarci sugli enigmi irrisolvibili di centri nostri monumenti e istituzioni, abbiamo sempre una storia inedita da raccontare! Come quella dei Colapietro Brothers, un’epopea familiare dalle radici turesi, cui abbiamo dedicato l’inserto del nuovo numero de il paese magazine. Siete curiosi di conoscere la storia americana dei turesi in copertina? Correte in edicola!
✱ Disponibile nelle edicole convenzionate:
Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi
Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro
Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino
Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi
Tabaccheria Nacci – via Putignano
Quale modo migliore di celebrare il numero 300 de il paese che sottoscrivere un abbonamento?
Gentile direttore, in una breve telefonata ricevuta dal Sindaco di Turi Tina Resta e dall’assessore ai LL.PP. Stefano Dell’Aera, sono stato invitato ad esprimere un mio parere sulla procedura che porterà alla trasformazione della nostra Villa comunale in quanto architetto specialista in restauro e paesaggio, docente di restauro urbano e soprattutto da cittadino di Turi. Con spirito civico e con sentimento profondo verso la nostra comunità, mi sono permesso di riportare alcune riflessioni scritte nel testo allegato che, prima di ogni auspicabile trasformazione delle nostre città, aiuti a prendere coscienza di quello che oggi appartiene a noi tutti in quanto cittadini turesi e a quanti hanno scelto o vorranno scegliere di vivere nella nostra comunità.
Tengo a precisare infine, che il testo allegato, che se ritiene vorrà pubblicare in seno al magazine da lei diretto, è già stato trasmesso ai citati interlocutori ma ritengo utile, tuttavia, che queste riflessioni vengano condivise con i suoi gentili lettori. Ringraziando anticipatamente, Arch.Giuseppe Giannini -turese-
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E’ noto che l’architettura e gli spazi sociali in genere e per definizione, recano in sé una forte componente sociale, quindi un senso civico. A questo devono coniugarsi più fattori come la bellezza (la venustas per Vitruvio), la stabilità (la firmitas), la funzionalità (l’utilitas).
Se i due fattori oggettivi come la funzionalità e la stabilità richiamano alla tecnica, ma per questo non meno importante, per la ricaduta sui costi, sui tempi, sulla durabilità e la manutenzione programmata, la bellezza ricade in ambito del tutto soggettivo, dettato dalla sensibilità di ognuno di noi e da una sorta di istanza psico-sociale.
Il significato chiaro e condiviso dell’esistenza della Villa comunale di Turi parte dal concetto di pertinenza. Pertinenza, lo è stata fin da quando era il giardino delle monache era annesso al costruendo Monastero della clarisse poi divenuto sede del Carcere. Questo edificio venne investito dalla ventata di soppressione post Unità d’Italia, delle sedi conventuali, insieme al convento intra moenia di S. Chiara, deventata scuola primaria e del Convento dei Minori Conventuali di S. Giovanni, diventato ospedale. Anche il convento dei Padri Scolopi e sede di una delle migliori scuole primarie del territorio sud-est barese, sede dell’attuale municipio di Turi, venne investito dalla precedente ondata di soppressione dei conventi: quella napoleonica del 1807.
Il nascendo monastero, attuale carcere, venne quindi incamerato dallo neonato Stato Italiano, bisognoso di edifici pubblici rappresentativi e in grado dare sede ai nuovi uffici amministrativi e destinarlo, appunto a carcere mandamentale. Della pertinenza verde, incamerata comunque dal Demanio insieme al costruendo monastero, venne conservata la configurazione rettangolare e destinata in seguito a verde pubblico.
Un primo, vano tentativo di cancellazione dell’attuale giardino comunale, venne operato allorquando venne progettata la strada di collegamento Casamassima – Putignano, quella che poi sarebbe diventata la SS 172 dei trulli che avrebbe tagliato in due l’attuale Villa (per un approfondimento dell’argomento si veda: “Contributi alla storia e all’urbanistica”, Giuseppe Giannini, “Sulletracce”, Quaderni del Centro Studio di Turi, Quaderno 7) ma la concomitante esigenza di salvare la villa e l’intercessione dei Marchesi di Turi che vollero che la nuova arteria passasse davanti la loro proprietà, così come è avvenuto, fecero si che la nuova strada rimase un progetto. La nuova strada venne deviata sulla via Massari e Largo Marchesale, come in effetti è avvenuto.
La villa di Turi, dunque, ha sempre avuto nella memoria dei turesi un’importanza “vitale”. Il cuore pulsante del paese è sempre stato il cuore della società che l’ha sempre vissuta e detenuta (ad onor del vero con miglior cura dagli anni sessanta fino agli anni ottanta del secolo scorso) con orgoglio e da sempre celebrazione della società turese, quale elemento urbanistico facente parte della città e appartenente alla intera collettività, e sedimento nella memoria anche in coloro che, da turesi, hanno dovuto trascorrere gran parte della loro vita lontano dal proprio paese natio.
La condizioni della villa alla vigilia degli interventi degli anni novanta che mi hanno visto progettista era decisamente inaccettabile. Il verde lasciato a se stesso e poco curato aveva il sopravvento sull’architettura e un forte squilibrio fra la parte centrale e quella retrostante, verso il carcere ne faceva un polmone verde ma da riorganizzare e riconsegnare alla comunità turese. Una delle priorità del progetto della nuova Villa Comunale mirava a dare dignità e valore all’intera area urbana verde, tanto che a partire dalla fontana centrale, l’equilibrio venne dato dalla costruzione della nuova montagnola dal lato del carcere e dall’area giochi nella parte verso via XX settembre.
La scelta effettuata permise di utilizzare l’intero spazio della villa, con l’intento di riconsegnarla interamente ai cittadini. Il verde riorganizzato, anche grazie al contributo dell’agronomo Pietro Oronzo Pugliese, le targhe di denominazione botanica, l’impiego di materiale locale come il Mazzaro di Gravina di Puglia, la pietra locale, il recupero anche funzionale delle fontane del 1918 dell’Acquedotto pugliese. Queste furono le premesse per il nuovo progetto.
L’intero progetto, dalla fase di progettazione a quella della conclusione dei lavori, venne condivisa con tutta la cittadinanza sia mediante un recinzione “trasparente”, sia con le visite guidate all’interno dell’area del cantiere. Alcuni imprevisti stop dei lavori, dovuti a pretestuosi contenziosi fra ditta appaltatrice e ditta subappaltatrice, risoltisi poi in tempi rapidi, balzò anche sulle pagine della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’ grazie all’interessamento a riconsegnare la Villa ai cittadini turesi dall’amico Peppino De Tomaso, direttore della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’, il quale chiedeva a gran voce e a ragione la riapertura della villa perché unanimamente ritenuta indispensabile per la società turese.
La Villa comunale di Turi è giuridicamente di proprietà comunale. In quando vissuta dalla società turese, però, appartiene di fatto alla intera comunità locale che vorrebbe rivedere la Villa di Turi curata amorevolmente come accaduto nel felice periodo della sua storia, quello rimpianto del Sig. Di Bari, che molto ricorderanno. Ad egli si deve la configurazione della Villa attuale, con le sue essenza botaniche secolari e al successivo riequilibrio degli anni novanta reinserita nel contesto urbano che la vede oggi bene di tutti e per tutti.
Da qui, il concetto di pertinenza, letto sul piano giuridico, si amplia in senso molto più profondo nel concetto di appartenenza, laddove la fedele e consolidata configurazione attuale andrebbe mantenuta e curata amorevolmente, affinché continui ad appartenere alla collettività; non alla celebrazione del singolo, bensì della collettività di tutta la comunità turese.
Fermamente convinto che i cambiamenti fanno parte del mondo e delle naturali evoluzioni del fare umano e che nessuno può e deve impedirli, l’invito rivolto è di riflettere attentamente su quello che si possiede e sulle ragioni di qualsiasi cambiamento, affinché questi rispettino il significato autentico della esistenza, convinti che qualcosa di perduto è irreversibile. Sarebbe auspicabile che le trasformazioni future vengano chiaramente spigate ai cittadini, verificate che queste siano ben comprese e metabolizzate e solo dopo attendere da loro la risposta su quello che essi desiderano. L’organo politico che dà corso alla procedute tecnico-amministrative, devono tener conto delle esigenze della collettività ai cui, come già detto, il bene appartiene.
Da questa riflessione, dal sentire opinioni della comunità turese e impegnandosi -tutti- alla cura del verde, prima ancora delle novità, deriva la migliore risposta e la scelta più opportuna da compiere in occasione di ogni cambiamento. Allargare il quesito dei cittadini potrebbe contribuire a dare una risposta opportuna ai cambiamenti in programma, convinti che è prioritario curare bene quello che si ha e che le nuove proposte siano volute dai cittadini affinché anche queste diventino loro patrimonio sociale e inclusivo.
La Villa Comunale di Turi, quale luogo di aggregazione nel significato di appartenenza, dovrà continuare a perpetrare il suo ruolo di collettività, pluritematico e di perequazione sociale. Sarebbe auspicabile che una eventuale trasformazione della Villa, rimanga nell’alveo del suo significato sociale ed evitare che deragli verso quello ideologico.
Sarebbe sufficiente, per concludere, riconoscerne il valore storico-urbanistico e sociale, in della Villa comunale, spazio verde che appartiene già alla comunità turese e celebrarla all’insegna della sua configurazione attuale, saperla custodire con cura, avviando un programma di potenziamento e manutenzione programmata, affinché questa possa divenire una risorsa, non un carico sociale. Non si dimentichi, infine, che anche altri spazi verdi del nostro territorio meritano di essere curati e rivitalizzati. Gli spazi verdi, soprattutto in questo periodo ci di limitazione delle interazioni sociali, devono essere luoghi eletti per l’avvio di attività all’aperto, anche per tramite accordi d’uso fra Comune e scuole e associazioni di ogni tipo. Quella dell’uso del verde pare, al momento, la soluzione migliore per raggiungere l’obiettivo primario che è la muta intesa fra cura del verde e aggregazione sociale.
GIUSEPPE GIANNINI
Didascalie foto, dall’alto: 1) la villa comunale oggi; 2) l’arch. Giuseppe Giannini; 3) la villa ‘grande’ negli anni ’70 del secolo scorso; 4) rendering della ‘nuova’ villa (progetto Gramsci “Compagni e Angeli”).
A distanza di sei mesi dall’ultimo intervento pubblico, Lorenzo Volpicella torna a sollevare l’annoso problema dei 4 passaggi a livello delle Ferrovie Sud-Est. E lo fa ancora una volta con una lettera indirizzata a: Ferrovie del Sud Est-Gruppo Ferrovie dello Stato, Comune di Turi e mezzi di informazione locale. Ecco il testo della lettera che facciamo nostro appieno. Lo pubblichiamo affinché le autorità locali si prendano carico del problema e facciano con risolutezza i passi necessari presso la Regione e le FS per vedere finalmente eliminato il ‘muro’ ferrato che taglia in due la nostra città e crea molti disagi a tutta la popolazione turese.
“Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, mi sono compiaciuto nel vedere un ottimo reportage di TeleNorba relativo ai progetti che le Ferrovie Sud Est, in collaborazione con vari Comuni del Sud-Est barese come Conversano, Castellana Grotte, Noicattaro, Capurso, Adelfia, Casamassima e molti altri, stanno realizzando. Si tratta per lo più di sottopassi, strade ferrate interrate, cavalcavia ecc., al fine di abbattere i passaggi a livello che dividono in due il paese e che danno luogo a logoranti e interminabili attese. In data 15.06 c.a., trasmisi una missiva condivisa da moltissimi concittadini (in allegato) in cui si preannunciava il problema; inoltre, di recente, vi è stata anche una petizione online dal nome “Turi non ha tempo da perdere”, anch’essa condivisa da numerosissime persone. Ci si chiede: può essere mai che Turi rimanga in tutti i settori la cenerentola rispetto agli altri paesi? È veramente un paese dormitorio senza progettualità? Nessuno fa niente per migliorare la qualità della vita del nostro paese? Non vogliamo rassegnarci a questa prototipo! Coloro che prenderanno a cuore questo problema sociale e che riusciranno a risolverlo concretizzandolo in un progetto, sicuramente avranno un benemerito. RingraziandoVi anticipatamente per l’attenzione, mi auguro che dopo questa missiva vi sia un’iniziativa a favore di Turi. Nell’attesa di un riscontro, positivo o negativo che sia, saluto cordialmente. Se si vuole si può”.
Si schiude un Natale di mandorle e di angeli per i nostri lettori, con l’ultimo numero del 2021 de ‘il paese magazine’, ora in edicola.
Abbiamo riempito di ‘dolcezze’ le pagine del nostro magazine, per allietare il vostro Natale e l’attesa del nuovo anno: nel nuovo numero de ‘il paese’ troverete un po’ di storia dei dolci natalizi della tradizione turese, accompagnati da tutte le ricette che vi servono per cimentarvi nella preparazione di ngarteddète, terròne, becchenòtte…
E per allietare anche lo spirito, in questo tempo di attese, abbiamo alzato gli occhi al cielo: quali figure angeliche abitano a Turi, tra grotte e chiese? Un ricco itinerario d’arte vi porterà sulle tracce di angeli, arcangeli e serafini, per lasciarvi alle spalle questo vecchio anno e andare incontro al nuovo, in un batter d’ali!
Un caloroso augurio di Buon Natale e un felice anno nuovo,
Sabato 11 dicembre p.v., in occasione della diciassettesima edizione della Giornata del Contemporaneo indetta dall’AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani), la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari (Lungomare Nazario Sauro) espone tre opere di Franca Maranò (Bari1920-2015) – Ricerca di origine n. 8/42 (1968), Cantastorie: La storia (1982), La paura (1985) – ricevute in donazione dagli eredi dell’artista.
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Franca Maranò, personalità multiforme di pittrice, scultrice, poetessa e ceramista, fondatrice nel 1970, con altri cinque artisti della galleria ‘Centrosei’ di Bari, è stata la pioniera dell’arte al femminile nella Puglia del secondo Novecento. Ha esposto sue opere in importanti collettive in Italia e all’estero, tra cui il Maggio di Bari (1962), il Premio Termoli (dal 1963 al 1971), l’Expo Arte di Bari (1976, 1977, 1989), il “K18”, Stoffwechsel, Kassel (1981) e diverse edizioni di Art Basel a Basilea (dal 1981 al 1985). Alla produzione di dipinti e ceramiche, dagli anni settanta si affiancano: la serie dei Cuciti, sostituendo il colore con il filo, il pennello con l’ago e il ciclo degli Abiti mentali, realizzazioni polimateriche con tele medievali. Le opere donate alla Pinacoteca appartengono a vari periodi della produzione dell’artista e si aggiungono al pannello in ceramica smaltata, acquistata nel 1989.
Nel pomeriggio della stessa giornata, alle ore 17:30, presentazione della donazione a cura di Christine Farese Sperken, studiosa dell’artista. Ingresso libero per tutta la giornata.
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Anche quest’anno la manifestazione, promossa per raccontare la vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese, generare nuove forme di coinvolgimento di pubblici e aumentare l’impatto sociale del museo nella comunità di riferimento, si avvale del sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, della collaborazione della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del patrocinio di: Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Cultura, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, UPI – Unione Province d’Italia, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e ICOM Italia.
Didascalie opere di Franca Maranò (Bari 1920 – 2015) esposte alla Pinacoteca Metropolitana (dall’alto)
• Cantastorie: La storia, 1982, tecnica mista su tela, cm 140×290.
• La paura. Dalla serie “I Saccenti”, 1985, acrilico su tela, cm 137×119.
• Ricerca di origine n. 8/42, 1968, olio su tela, cm 120×120.
Il mese scorso abbiamo definito Turi come città dormiente, la Bella Addormentata del Sud-Est barese, assopita e silenziosa di generazione in generazione e di amministrazione in amministrazione.
Ma è davvero una condanna questo silenzio che ci rappresenta? In una lunga e approfondita intervista al sociologo, scrittore e dirigente d’impresa Leonardo Palmisano analizziamo le vicende della città di Bari e del suo bacino metropolitano e parliamo delle potenzialità del nostro paese in particolare, proponendo un inedito cambio di prospettiva. Possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?
Scoprite di cosa stiamo parlando tra le pagine del numero di novembre ’21 de ‘ilpaese’ e diteci cosa ne pensate, commentando nella nostra pagina facebook!
Nel nuovo numero del vostro magazine preferito, questo mese abbiamo dedicato un ricco ‘inserto’ alla storia dell’Ignoto Militi, per celebrare la ricorrenza del centesimo anniversario dalla scelta di Maria Bergamas. Ne avrete sentito parlare in TV. Quale eco ebbe a Turi il cerimoniale di Stato del 1921? Cosa resta oggi di questa storia?
In più, altre storie, racconti e curiosità dal passato e dal presente, inclusi alcuni consigli di lettura per voi e i vostri cari, in vista del Natale.
✱ Disponibile nelle edicole convenzionate:
Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi
Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro
Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino
Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi
Tabaccheria Nacci – via Putignano
Hai parenti emigrati che passeranno il Natale lontano da Turi?
Falli sentire a casa con un abbonamento a ‘il paese’!
Cosa bolle in pentola a Turi nel bel mezzo di questo autunno 2021?
Sembra anche a voi che l’autunno duri già da troppo tempo qui a Turi, dove le iniziative si spengono appena dopo essere nate e tutto resta sempre uguale? Nel nuovo numero de ‘il paese magazine’ disponibile nei punti vendita convenzionati, abbiamo chiesto al Sindaco Tina Resta di fare un punto della situazione delle Opere Pubbliche turesi: quale incantesimo tiene Turi addormentata? Dormono tutti ‘a palazzo’, oltre strade intricate come un giardino di rovi?
Eppure qualcosa ribolle, grazie alla creatività dei nostri compaesani: Raffaele Tardi che fa respirare le torri, FrancescoValentiniche dà vita a creature di pietra…
Appartiene allora solo al passato del nostro paese quella prorompente voglia di aria nuova, come quella del PCI, cui abbiamo dedicato l’inserto di ottobre ’21, in occasione del centenario della fondazione del Partito che dagli anni ’70 cercò di portare a Turi il cambiamento?
Una menzione speciale, nel nuovo numero de ‘il paese’, va soprattutto al nostro Sabino De Nigris, che per anni ha contribuito alla ricerca storica de ‘il paese’ con la sua incredibile capacità di dare voce alla storia. Una storia che continua a parlarci dagli archivi (inaccesibili), tanto più viva del nostro presente addormentato.
In attesa del prossimo vero colpo di scena, tenetevi informati!
✱ Disponibile nelle edicole convenzionate:
Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi
Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro
Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino
Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi
Tabaccheria Nacci – via Putignano
Non vuoi perderti neppure una puntata della ‘storia’ di Turi?