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Riflessioni e proposte per il verde pubblico di Turi dell’architetto Giuseppe Giannini

Gentile direttore, in una breve telefonata ricevuta dal Sindaco di Turi Tina Resta e dall’assessore ai LL.PP. Stefano Dell’Aera, sono stato invitato ad esprimere un mio parere sulla procedura che porterà alla trasformazione della nostra Villa comunale in quanto architetto specialista in restauro e paesaggio, docente di restauro urbano e soprattutto da cittadino di Turi. Con spirito civico e con sentimento profondo verso la nostra comunità, mi sono permesso di riportare alcune riflessioni scritte nel testo allegato che, prima di ogni auspicabile trasformazione delle nostre città, aiuti a prendere coscienza di quello che oggi appartiene a noi tutti in quanto cittadini turesi e a quanti hanno scelto o vorranno scegliere di vivere nella nostra comunità.

Tengo a precisare infine, che il testo allegato, che se ritiene vorrà pubblicare in seno al magazine da lei diretto, è già stato trasmesso ai citati interlocutori ma ritengo utile, tuttavia, che queste riflessioni vengano condivise con i suoi gentili lettori. Ringraziando anticipatamente, Arch. Giuseppe Giannini -turese-

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E’ noto che l’architettura e gli spazi sociali in genere e per definizione, recano in sé una forte componente sociale, quindi un senso civico. A questo devono coniugarsi più fattori come la bellezza (la venustas per Vitruvio), la stabilità (la firmitas), la funzionalità (l’utilitas).

Se i due fattori oggettivi come la funzionalità e la stabilità richiamano alla tecnica, ma per questo non meno importante, per la ricaduta sui costi, sui tempi, sulla durabilità e la manutenzione programmata, la bellezza ricade in ambito del tutto soggettivo, dettato dalla sensibilità di ognuno di noi e da una sorta di istanza psico-sociale.

Il significato chiaro e condiviso dell’esistenza della Villa comunale di Turi parte dal concetto di pertinenza. Pertinenza, lo è stata fin da quando era il giardino delle monache era annesso al costruendo Monastero della clarisse poi divenuto sede del Carcere. Questo edificio venne investito dalla ventata di soppressione post Unità d’Italia, delle sedi conventuali, insieme al convento intra moenia di S. Chiara, deventata scuola primaria e del Convento dei Minori Conventuali di S. Giovanni, diventato ospedale. Anche il convento dei Padri Scolopi e sede di una delle migliori scuole primarie del territorio sud-est barese, sede dell’attuale municipio di Turi, venne investito dalla precedente ondata di soppressione dei conventi: quella napoleonica del 1807.

Il nascendo monastero, attuale carcere, venne quindi incamerato dallo neonato Stato Italiano, bisognoso di edifici pubblici rappresentativi e in grado dare sede ai nuovi uffici amministrativi e destinarlo, appunto a carcere mandamentale. Della pertinenza verde, incamerata comunque dal Demanio insieme al costruendo monastero, venne conservata la configurazione rettangolare e destinata in seguito a verde pubblico.

Un primo, vano tentativo di cancellazione dell’attuale giardino comunale, venne operato allorquando venne progettata la strada di collegamento Casamassima – Putignano, quella che poi sarebbe diventata la SS 172 dei trulli che avrebbe tagliato in due l’attuale Villa (per un approfondimento dell’argomento si veda: “Contributi alla storia e all’urbanistica”, Giuseppe Giannini, “Sulletracce”, Quaderni del Centro Studio di Turi, Quaderno 7) ma la concomitante esigenza di salvare la villa e l’intercessione dei Marchesi di Turi che vollero che la nuova arteria passasse davanti la loro proprietà, così come è avvenuto, fecero si che la nuova strada rimase un progetto. La nuova strada venne deviata sulla via Massari e Largo Marchesale, come in effetti è avvenuto.

La villa di Turi, dunque, ha sempre avuto nella memoria dei turesi un’importanza “vitale”. Il cuore pulsante del paese è sempre stato il cuore della società che l’ha sempre vissuta e detenuta (ad onor del vero con miglior cura dagli anni sessanta fino agli anni ottanta del secolo scorso) con orgoglio e da sempre celebrazione della società turese, quale elemento urbanistico facente parte della città e appartenente alla intera collettività, e sedimento nella memoria anche in coloro che, da turesi, hanno dovuto trascorrere gran parte della loro vita lontano dal proprio paese natio.

La condizioni della villa alla vigilia degli interventi degli anni novanta che mi hanno visto progettista era decisamente inaccettabile. Il verde lasciato a se stesso e poco curato aveva il sopravvento sull’architettura e un forte squilibrio fra la parte centrale e quella retrostante, verso il carcere ne faceva un polmone verde ma da riorganizzare e riconsegnare alla comunità turese. Una delle priorità del progetto della nuova Villa Comunale mirava a dare dignità e valore all’intera area urbana verde, tanto che a partire dalla fontana centrale, l’equilibrio venne dato dalla costruzione della nuova montagnola dal lato del carcere e dall’area giochi nella parte verso via XX settembre.

La scelta effettuata permise di utilizzare l’intero spazio della villa, con l’intento di riconsegnarla interamente ai cittadini. Il verde riorganizzato, anche grazie al contributo dell’agronomo Pietro Oronzo Pugliese, le targhe di denominazione botanica, l’impiego di materiale locale come il Mazzaro di Gravina di Puglia, la pietra locale, il recupero anche funzionale delle fontane del 1918 dell’Acquedotto pugliese. Queste furono le premesse per il nuovo progetto.

L’intero progetto, dalla fase di progettazione a quella della conclusione dei lavori, venne condivisa con tutta la cittadinanza sia mediante un recinzione “trasparente”, sia con le visite guidate all’interno dell’area del cantiere. Alcuni imprevisti stop dei lavori, dovuti a pretestuosi contenziosi fra ditta appaltatrice e ditta subappaltatrice, risoltisi poi in tempi rapidi, balzò anche sulle pagine della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’ grazie all’interessamento a riconsegnare la Villa ai cittadini turesi dall’amico Peppino De Tomaso, direttore della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’, il quale chiedeva a gran voce e a ragione la riapertura della villa perché unanimamente ritenuta indispensabile per la società turese.

La Villa comunale di Turi è giuridicamente di proprietà comunale. In quando vissuta dalla società turese, però, appartiene di fatto alla intera comunità locale che vorrebbe rivedere la Villa di Turi curata amorevolmente come accaduto nel felice periodo della sua storia, quello rimpianto del Sig. Di Bari, che molto ricorderanno. Ad egli si deve la configurazione della Villa attuale, con le sue essenza botaniche secolari e al successivo riequilibrio degli anni novanta reinserita nel contesto urbano che la vede oggi bene di tutti e per tutti.

Da qui, il concetto di pertinenza, letto sul piano giuridico, si amplia in senso molto più profondo nel concetto di appartenenza, laddove la fedele e consolidata configurazione attuale andrebbe mantenuta e curata amorevolmente, affinché continui ad appartenere alla collettività; non alla celebrazione del singolo, bensì della collettività di tutta la comunità turese.

Fermamente convinto che i cambiamenti fanno parte del mondo e delle naturali evoluzioni del fare umano e che nessuno può e deve impedirli, l’invito rivolto è di riflettere attentamente su quello che si possiede e sulle ragioni di qualsiasi cambiamento, affinché questi rispettino il significato autentico della esistenza, convinti che qualcosa di perduto è irreversibile. Sarebbe auspicabile che le trasformazioni future vengano chiaramente spigate ai cittadini, verificate che queste siano ben comprese e metabolizzate e solo dopo attendere da loro la risposta su quello che essi desiderano. L’organo politico che dà corso alla procedute tecnico-amministrative, devono tener conto delle esigenze della collettività ai cui, come già detto, il bene appartiene.

Da questa riflessione, dal sentire opinioni della comunità turese e impegnandosi -tutti- alla cura del verde, prima ancora delle novità, deriva la migliore risposta e la scelta più opportuna da compiere in occasione di ogni cambiamento. Allargare il quesito dei cittadini potrebbe contribuire a dare una risposta opportuna ai cambiamenti in programma, convinti che è prioritario curare bene quello che si ha e che le nuove proposte siano volute dai cittadini affinché anche queste diventino loro patrimonio sociale e inclusivo.

La Villa Comunale di Turi, quale luogo di aggregazione nel significato di appartenenza, dovrà continuare a perpetrare il suo ruolo di collettività, pluritematico e di perequazione sociale. Sarebbe auspicabile che una eventuale trasformazione della Villa, rimanga nell’alveo del suo significato sociale ed evitare che deragli verso quello ideologico.

Sarebbe sufficiente, per concludere, riconoscerne il valore storico-urbanistico e sociale, in della Villa comunale, spazio verde che appartiene già alla comunità turese e celebrarla all’insegna della sua configurazione attuale, saperla custodire con cura, avviando un programma di potenziamento e manutenzione programmata, affinché questa possa divenire una risorsa, non un carico sociale. Non si dimentichi, infine, che anche altri spazi verdi del nostro territorio meritano di essere curati e rivitalizzati. Gli spazi verdi, soprattutto in questo periodo ci di limitazione delle interazioni sociali, devono essere luoghi eletti per l’avvio di attività all’aperto, anche per tramite accordi d’uso fra Comune e scuole e associazioni di ogni tipo. Quella dell’uso del verde pare, al momento, la soluzione migliore per raggiungere l’obiettivo primario che è la muta intesa fra cura del verde e aggregazione sociale.

GIUSEPPE GIANNINI

Didascalie foto, dall’alto: 1) la villa comunale oggi; 2) l’arch. Giuseppe Giannini; 3) la villa ‘grande’ negli anni ’70 del secolo scorso; 4) rendering della ‘nuova’ villa (progetto Gramsci “Compagni e Angeli”).

Ferrovie-del-Sud-Est

Quel ‘muro’ di ferro che taglia in due Turi. Il nostro è sempre un Comune ‘cenerentola’

A distanza di sei mesi dall’ultimo intervento pubblico, Lorenzo Volpicella torna a sollevare l’annoso problema dei 4 passaggi a livello delle Ferrovie Sud-Est. E lo fa ancora una volta con una lettera indirizzata a: Ferrovie del Sud Est-Gruppo Ferrovie dello Stato, Comune di Turi e mezzi di informazione locale. Ecco il testo della lettera che facciamo nostro appieno. Lo pubblichiamo affinché le autorità locali si prendano carico del problema e facciano con risolutezza i passi necessari presso la Regione e le FS per vedere finalmente eliminato il ‘muro’ ferrato che taglia in due la nostra città e crea molti disagi a tutta la popolazione turese.

“Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, mi sono compiaciuto nel vedere un ottimo reportage di TeleNorba relativo ai progetti che le Ferrovie Sud Est, in collaborazione con vari Comuni del Sud-Est barese come Conversano, Castellana Grotte, Noicattaro, Capurso, Adelfia, Casamassima e molti altri, stanno realizzando. Si tratta per lo più di sottopassi, strade ferrate interrate, cavalcavia ecc., al fine di abbattere i passaggi a livello che dividono in due il paese e che danno luogo a logoranti e interminabili attese. In data 15.06 c.a., trasmisi una missiva condivisa da moltissimi concittadini (in allegato) in cui si preannunciava il problema; inoltre, di recente, vi è stata anche una petizione online dal nome “Turi non ha tempo da perdere”, anch’essa condivisa da numerosissime persone. Ci si chiede: può essere mai che Turi rimanga in tutti i settori la cenerentola rispetto agli altri paesi? È veramente un paese dormitorio senza progettualità? Nessuno fa niente per migliorare la qualità della vita del nostro paese? Non vogliamo rassegnarci a questa prototipo! Coloro che prenderanno a cuore questo problema sociale e che riusciranno a risolverlo concretizzandolo in un progetto, sicuramente avranno un benemerito. RingraziandoVi anticipatamente per l’attenzione, mi auguro che dopo questa missiva vi sia un’iniziativa a favore di Turi. Nell’attesa di un riscontro, positivo o negativo che sia, saluto cordialmente. Se si vuole si può”.

Lorenzo Volpicella (rvolpicella@alice.it)

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‘il paese’ 299 è in edicola!

Si schiude un Natale di mandorle e di angeli per i nostri lettori, con l’ultimo numero del 2021 de ‘il paese magazine’, ora in edicola.

Abbiamo riempito di ‘dolcezze’ le pagine del nostro magazine, per allietare il vostro Natale e l’attesa del nuovo anno: nel nuovo numero de ‘il paese’ troverete un po’ di storia dei dolci natalizi della tradizione turese, accompagnati da tutte le ricette che vi servono per cimentarvi nella preparazione di ngarteddète, terròne, becchenòtte

E per allietare anche lo spirito, in questo tempo di attese, abbiamo alzato gli occhi al cielo: quali figure angeliche abitano a Turi, tra grotte e chiese? Un ricco itinerario d’arte vi porterà sulle tracce di angeli, arcangeli e serafini, per lasciarvi alle spalle questo vecchio anno e andare incontro al nuovo, in un batter d’ali!

Un caloroso augurio di Buon Natale e un felice anno nuovo,

dalla redazione de ‘il paese magazine’!

In cerca di un regalo di Natale last-minute?

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Pinacoteca Metropolitana di Bari, tre opere di Franca Maranò per la ‘Giornata del Contemporaneo’

Sabato 11 dicembre p.v., in occasione della diciassettesima edizione della Giornata del Contemporaneo indetta dall’AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani), la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari (Lungomare Nazario Sauro) espone tre opere di Franca Maranò (Bari1920-2015) – Ricerca di origine n. 8/42 (1968), Cantastorie: La storia (1982), La paura (1985) – ricevute in donazione dagli eredi dell’artista.

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Franca Maranò, personalità multiforme di pittrice, scultrice, poetessa e ceramista, fondatrice nel 1970,  con altri cinque artisti della galleria ‘Centrosei’ di Bari, è stata la pioniera dell’arte al femminile nella Puglia del secondo Novecento. Ha esposto sue opere in importanti collettive in Italia e all’estero, tra cui il Maggio di Bari (1962), il Premio Termoli (dal 1963 al 1971), l’Expo Arte di Bari (1976, 1977, 1989), il “K18”, Stoffwechsel, Kassel (1981) e diverse edizioni di Art Basel a Basilea (dal 1981 al 1985). Alla produzione di dipinti e ceramiche, dagli anni settanta si affiancano: la serie dei Cuciti, sostituendo il colore con il filo, il pennello con l’ago e il ciclo degli Abiti mentali, realizzazioni polimateriche con tele medievali. Le opere donate alla Pinacoteca appartengono a vari periodi della produzione dell’artista e si aggiungono al pannello in ceramica smaltata, acquistata nel 1989.

Nel pomeriggio della stessa giornata, alle ore 17:30, presentazione della donazione a cura di Christine Farese Sperken, studiosa dell’artista. Ingresso libero per tutta la giornata.

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Anche quest’anno la manifestazione, promossa per raccontare la vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese, generare nuove forme di coinvolgimento di pubblici e aumentare l’impatto sociale del museo nella comunità di riferimento, si avvale del sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, della collaborazione della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del patrocinio di: Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Cultura, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, UPI – Unione Province d’Italia, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e ICOM Italia.

Didascalie opere di Franca Maranò (Bari 1920 – 2015) esposte alla Pinacoteca Metropolitana (dall’alto)

• Cantastorie: La storia, 1982, tecnica mista su tela, cm 140×290.

• La paura. Dalla serie “I Saccenti”, 1985, acrilico su tela, cm 137×119.

• Ricerca di origine n. 8/42, 1968, olio su tela, cm 120×120.

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‘il paese’ 298 è in edicola!

Il mese scorso abbiamo definito Turi come città dormiente, la Bella Addormentata del Sud-Est barese, assopita e silenziosa di generazione in generazione e di amministrazione in amministrazione.

Ma è davvero una condanna questo silenzio che ci rappresenta? In una lunga e approfondita intervista al sociologo, scrittore e dirigente d’impresa Leonardo Palmisano analizziamo le vicende della città di Bari e del suo bacino metropolitano e parliamo delle potenzialità del nostro paese in particolare, proponendo un inedito cambio di prospettiva. Possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?

Scoprite di cosa stiamo parlando tra le pagine del numero di novembre ’21 de ‘ilpaese’ e diteci cosa ne pensate, commentando nella nostra pagina facebook!

Nel nuovo numero del vostro magazine preferito, questo mese abbiamo dedicato un ricco ‘inserto’ alla storia dell’Ignoto Militi, per celebrare la ricorrenza del centesimo anniversario dalla scelta di Maria Bergamas. Ne avrete sentito parlare in TV. Quale eco ebbe a Turi il cerimoniale di Stato del 1921? Cosa resta oggi di questa storia?

In più, altre storie, racconti e curiosità dal passato e dal presente, inclusi alcuni consigli di lettura per voi e i vostri cari, in vista del Natale.

Disponibile nelle edicole convenzionate:

Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi

Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro

Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino

Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi

Tabaccheria Nacci – via Putignano

Hai parenti emigrati che passeranno il Natale lontano da Turi?

Falli sentire a casa con un abbonamento a ‘il paese’!

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‘il paese’ 297 è in edicola!

Cosa bolle in pentola a Turi nel bel mezzo di questo autunno 2021?

Sembra anche a voi che l’autunno duri già da troppo tempo qui a Turi, dove le iniziative si spengono appena dopo essere nate e tutto resta sempre uguale? Nel nuovo numero de ‘il paese magazine’ disponibile nei punti vendita convenzionati, abbiamo chiesto al Sindaco Tina Resta di fare un punto della situazione delle Opere Pubbliche turesi: quale incantesimo tiene Turi addormentata? Dormono tutti ‘a palazzo’, oltre strade intricate come un giardino di rovi?

Eppure qualcosa ribolle, grazie alla creatività dei nostri compaesani: Raffaele Tardi che fa respirare le torri, Francesco Valentini che dà vita a creature di pietra…

Appartiene allora solo al passato del nostro paese quella prorompente voglia di aria nuova, come quella del PCI, cui abbiamo dedicato l’inserto di ottobre ’21, in occasione del centenario della fondazione del Partito che dagli anni ’70 cercò di portare a Turi il cambiamento?

Una menzione speciale, nel nuovo numero de ‘il paese’, va soprattutto al nostro Sabino De Nigris, che per anni ha contribuito alla ricerca storica de ‘il paese’ con la sua incredibile capacità di dare voce alla storia. Una storia che continua a parlarci dagli archivi (inaccesibili), tanto più viva del nostro presente addormentato.

In attesa del prossimo vero colpo di scena, tenetevi informati!

Disponibile nelle edicole convenzionate:

Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi

Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro

Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino

Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi

Tabaccheria Nacci – via Putignano

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I Cavalieri del Santo Sepolcro festeggiano la loro Patrona a Fasano

Come ogni anno, si è svolta domenica 24 ottobre scorso la Celebrazione Eucaristica per la Pace in Terrasanta, in occasione della solenne festività dedicata a Maria Vergine della Palestina, Signora e Patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’antichissimo Ordine religioso cavalleresco che opera da secoli in Palestina, sotto la protezione della Santa Sede, a vantaggio della Pace, della custodia dei Cristiani e dei luoghi Santi in quelle terre martoriate dalla guerra. Quest’anno la celebrazione è avvenuta in Fasano – all’interno del territorio dei Comuni comprendenti la Diocesi di Conversano-Monopoli – presso la Chiesa Matrice San Giovanni Battista ed è stata presieduta dal Vicario Generale Diocesano, nonché Prioredell’Ordine, Reverendo Commendatore Monsignor Vito Domenico Fusillo, coadiuvato dal parroco Don Sandro Ramirez e dal Commissario Straordinario in Terrasanta Padre Pio Dandola.

A fare da padrona di casa la D.ssa Michelina Stefanachi (nella foto), Delegata del prestigioso Ordine Equestre, già Sindaco del Comune di Turi, coadiuvata dal Segretario Generale Luogotenente Carica Speciale in congedo dei CC Cav. Sergio Tatoli; alla cerimonia erano altresì presenti in qualità di ospiti: il Luogotenente I.M.A. dell’O.E.S.S.G. Cav.Gr.Cr.Notaio Ferdinando Parente; il Luogotenente D’Onore Cav.Gr.Cr.Dr. Rocco Saltino; il Preside di Sezione Gr.Uff. Ing. Vito Casarano.

Dopo la celebrazione religiosa, i partecipanti, per rinsaldare lo spirito di fratellanza che li accomuna, hanno condiviso un momento conviviale presso una sala ricevimenti sulla Selva di Fasano.

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Auser, gita in Calabria per ritornare a socializzare

L’Auser di Turi, approfittando dell’apertura post-covid, ha organizzato un viaggio di due giorni in Calabria tra i castagneti della Sila e una visita alla fabbrica di liquirizia ‘Amarelli’ di Rossano Calabro, storica azienda che gli anziani ricordano molto più facilmente rispetto ai giovani. “Abbiamo avuto la fortuna – dichiara il presidente dell’Auser Antonio Conte – di visitare il museo della liquirizia e la fabbrica di Giorgio Amarelli accompagnati da una guida esperta, che ci ha fatto scoprire i segreti della lavorazione della liquirizia, i covoni di radice pronta per essere lavorata, gli impianti moderni per l’estrazione, gli antichi cuocitori dove si addensava la pasta nera di liquirizia e le trafile in bronzo che le conferiscono forma e spessore, in una visita al processo produttivo perennemente immersa nel dolce profumo di liquirizia e che, come museo, appassiona tutti, adulti e bambini. Un’avventura inedita che trasporta nella realtà di un passato fiorente e racconta il presente di un prodotto eccellente da gustare, a fine del percorso, nel ‘Liquorice Shop’ e nel museum cafè. Dal bastoncino di legno grezzo alle liquirizie pure o con menta e anice, dalle gommose all’arancia, fino ai confetti delicatamente colorati. Un’esperienza indimenticabile per il gruppo Auser di Turi, ricordando il fondatore Giorgio Amarelli”.

Il centro sociale dell’anziano di Turi, da circa 10 anni ha avviato un proficuo programma di incentivazione della socializzazione, di sollecitazione culturale, di valorizzazione delle risorse e del tempo libero e di assistenza sociale. “A noi dell’Auser – prosegue il Presidente – interessa fare alcune riflessioni sull’associazionismo degli anziani e su come superare la condizione di emarginazione in cui essi sono costretti, dopo aver speso buona parte della loro vita nell’attività produttiva. Perciò il mio motto è: “iscrivetevi alla nostra Associazione perché più siamo, meglio è”.

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I fratelli Sanmartino a Santa Chiara. La chiesa delle Clarisse di Turi scrigno d’arte

Un documento d’archivio pubblicato da Christian De Letteriis ‘svela’ gli autori del maestoso altare maggiore settecentesco di Turi

Su un precedente articolo qui pubblicato, Giovanni Lerede ha lanciato un grido d’allarme circa le pessime condizioni in cui versano tre pregevoli statue di legno, collocate nella chiesa di Santa Chiara in Turi. Nel marzo 1949, dopo il crollo dovuto alla pubblica imperizia delle autorità del tempo, ignare d’aver per le mani un autentico gioiello, la chiesa delle Clarisse fu riacciuffata per i capelli in pochi anni dal Soprintendente Francesco Schettini, che la riconsegnò in pochi anni al culto. Ma l’antico edificio religioso, a tutt’oggi, non smette di riservare sorprese alquanto inaspettate.

L’ultima, in ordine di tempo, è la pubblicazione da parte di Christian De Letteriis, dottore in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Istituto “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, di un documento contabile ritrovato nell’Archivio Storico del Banco di Napoli, datato 1771, il quale recita:

“A Gennaro Sanmartino ducati trenta; E per esso all’argentiere Andrea Russo a complimento di ducati 188.51, poiché li mancanti ducati 158.51 li ha ricevuti in più paghe di contanti e polize e tutti detti ducati 188.51 sono per l’importo di la­vori ed ogni altro fatto di sua arte come siegue per il Monastero delle Monache di Turi, cioè la portellina di argento con boccaglio di rame dorato, con la cas­setta di legname con vestitura di ottone martellato e stuccantato, i sdragalletti di rame dorato per la carta di Gloria da principio e lavabo e raggi di simil rame per la custodia e due cornacopi di rame dorato per li capoaltari con lampade e boccagli per li torcieri di rame inargentato, ed il tutto come sopra aggiustato e convenuto nel seguente modo cioè ducati 15.40 per l’importo del rame occorso ne suoi lavori in libbre 44 alla ragione di grana 35 la libbra, ducati 12.77 per lo peso dell’argento della portellina e chiavetta in oncie 11 e trappesi 8 alla corri­spondente ragione di ducati 13.60 la libbra, ducati 42 per zecchini dieci e trape­si due occorsi per l’indoratura di tutti detti lavori alla ragione di ducati 4 ognu­no, compresovi tutto il magistero ducati 4.50 per inargentatura occorsa per det­ti lavori ducati 4.94 per libbre 19 di ottone occorse nella detta casetta a grana 26 la libbra. Ducati 1.90 per la spesa della casetta di legname, mascatura e chiavet­ta di ferro nella portellina e per le cartepecore dell’Imprincipio e lavabo e duca­ti 107 per lo prezzo tra di loro convenuto della manifattura di tutti detti lavori, compresovi i modelli e tutta la saldatura di argento bisognata in detti lavori di rame e poiché detti soli lavori ed ogn’altro il sudetto Andrea Russo si è dichiara­to contento e sodisfatto de sudetti prezzi e valori, per cui non ha altro per li detti lavori che pretendere, quindi è che dichiarandosi da esso, che in tal pagamen­to si fa ad esso Andrea Russo in nome e parte del detto Monastero e di suo pro­prio denaro; e con sua firma con autentica di notar Francesco Maria Castellano.”

Dalla contabile si evince come le Clarisse di Turi avessero in precedenza già corrisposto più pagamenti a mezzo contante per 158,51 ducati, all’argentiere napoletano Andrea Russo, e che la suddetta sia servita a saldare gli ultimi 30 ducati dei 188,51 a contratto. I lavori previsti riguardavano le decorazioni argentee, in particolar modo gli ornamenti del maestoso nuovo altare maggiore realizzato a compimento dei sostanziosi lavori di ampliamento della Chiesa.

Da quanto detto si può ben affermare, che con molta probabilità anche i precedenti pagamenti siano avvenuti per interposta persona del Regio ingegnere Gennaro Sanmartino, nella duplice veste di ideatore-progettista e di supervisore-appaltatore dell’intera opera. Secondo il De Letteriis, nella realizzazione della possente ancona d’altare, emerge la soverchiante personalità artistica dell’ingegnere napoletano, che sfruttando e vincolando la scaltrita pratica artigianale di un’ancora anonimo marmoraro, riesce a conferire “sodezza all’impianto tettonico, contrappuntato da ornamenti di una finezza non comune, concessi con rara parsimonia”.

Gennaro Sanmartino operava spesso in sinergia creativa col ben più noto fratello maggiore Giuseppe, oggi conosciutissimo a livello internazionale per la realizzazione dell’iconica scultura barocca dello splendido “Cristo Velato”, presso la Cappella Sansevero a Napoli, voluta dall’egocentrico principe Raimondo di Sangro. Tale sinergia si concretizza in una corposa presenza dei Fratelli in Puglia, documentata a Taranto, Monopoli, Foggia, Martina Franca, Giovinazzo e San Severo. Ciò a sottolineare la loro predilezione per le ricche province pugliesi, da cui provenivano molte delle loro committenze da parte dell’entourage amministrativo del Regno.

Proprio l’analisi documentaria e stilistica sui lavori eseguiti dai Sanmartino presso la Cattedrale di Giovinazzo e la Collegiata di San Martino in Martina Franca, hanno consentito al De Letteriis di parlare dell’altare maggiore di S. Chiara in Turi, come di un esempio della personale declinazione dei Sanmartino nel lessico tardo-barocco, “fatta di chiarezza nell’intelaiatura architettonica fortemente sbalzata; di una netta distinzione tra le parti e ricchezza delle essenze marmoree adottate; dell’utilizzo  discreto degli inserti plastici al fine di non scemare l’integrità strutturale degli organismi di supporto”. Inoltre, quale profondo conoscitore della straordinaria “Civiltà napoletana del marmo lavorato”, in virtù di inequivocabili concordanze stilistiche, pur in presenza di un manufatto seriamente danneggiato dal crollo del ‘49,attribuisce a Giuseppe Sanmartino la manifattura del paliotto dell’altare turese, realizzato con una specchiattura impiallacciata di bariolè di Francia, sul quale è applicato un clipeo a rilievo in marmo, dall’altissima tenuta esecutiva, raffigurante “La Gloria di Santa Chiara”.

L’attribuzione sarebbe confermata anche sotto l’aspetto cronologico della produzione dei due Fratelli in Puglia. Infatti, la data di ultimazione dell’altare turese, 1771, si pone in linea con le presenze di Giuseppe nel 1769 a Foggia, nel 1770 a Taranto e Monopoli e nel 1771 a Martina Franca insieme a Gennaro a cui era stato affidata nel 1769 la progettazione dell’altare nella Chiesa di S. Martino.

Quanto detto sin ora mostra chiaramente il buon gusto artistico delle Clarisse di Turi committenti dell’opera e delle loro spiccate doti patrimoniali, atte a far fronte alle consistenti spese di ristrutturazione del convento e di ampliamento della chiesa. G. Borracesi, storico dell’arte, riporta come dal Catasto Onciario del 1751, il patrimonio delle Clarisse risultasse il più consistente del paese, grazie alle cospicue rendite che esse ricavavano dai beni in loro possesso, oggetto di elargizioni effettuate dalle famiglie nobiliari turesi, e non, per l’ingresso delle loro figlie nell’Ordine. A mio modo di vedere l’altare di Santa Chiara, può essere quindi ben annoverato tout-court quale importante e prestigioso esempio dell’arte tardo-barocca napoletana in terra di Puglia, meritando insieme alla chiesa tutta, il rispetto di una comunità che sin ora non ne ha colto appieno le enormi potenzialità.

Pietro Pasciolla

Fonti

• Documento: Archivio Storico del Banco di Napoli – Fondazione, Banco del SS. Sal­vatore, giornale di cassa, matr. 1677, 4 giugno 1771, ff. 427-428.

• Christian De Lettriis “La chiesa di san Lorenzo a San Severo: gli interventi di Giuseppe e Gennaro Sanmartino, Vincenzo d’Adamo, Antonio Belliazzi, Cristoforo Barberio. Nuovi documenti” in ‘Atti del 39° Convegno Nazionale sulla Preistoria – Protostoria – Storia della Daunia” dell’Archeoclub di San Severo, Anno 2018-19.

Giovanni BorracesiLA CHIESA DI SANTA CHIARA A TURI” in ‘Fogli di periferia, anno VI, n1/giugno 1994, ed. Vito Radio.

Didascalie foto:

1) Paliotto dell’altare maggiore della Chiesa di Santa Chiara di Turi in bariolè di Francia sul quale è applicato un clipeo a rilievo di altissima qualità raffigurante “La gloria di Santa Chiara” attribuito a Giuseppe Sanmartino (foto ‘Il Viandante’).

2) Veduta dall’alto dell’unica navata della Chiesa delle Clarisse con sullo sfondo l’altare maggiore realizzata dai F.lli Sanmartino (foto Fabio Zita).

3) Particolare del bellissimo “Cristo Velato”, l’opera più conosciuta di Giuseppe Sanmartino (foto dal web).

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‘il paese’ 296 è in edicola!

Vi siete persi il numero di settembre de ‘il paese’ magazine? Vi aspetta ancora in edicola!

Con un inserto interamente dedicato ai 170 del carro trionfale non arriverete impreparati alla celebrazione del nostro Sant’Oronzo d’ottobre.

In più, grandi e piccole storie anche nel numero 296 de ‘il paese’ magazine, per accompagnarvi in questo inizio autunno:

storie di uno spazzacamino vagabondo, storie di un nostro vecchio sindaco baffuto nell’Italia giolittiana, storie di maestranze di un paese che non ha nulla da invidiare neppure alla California!… o forse sì (capirete perchè a pag. 36 del numero ora in edicola).

E del dibattito sul Project Financing della pubblica illuminazione che infiamma la piazza virtuale turese ne avete sentito parlare? Tra le pagine di attualità del numero di settembre de ‘il paese’, vi offriamo il punto di vista delle due parti in causa, attraverso le voci dell’assessore Stefano Dell’Aera e del consigliere Sergio Spinelli.

Correte ad informarvi!

Disponibile nelle edicole convenzionate:

Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi

Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro

Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino

Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi

Tabaccheria Nacci – via Putignano

Volete assicurarvi di non perdere neppure un numero della storica testata turese?

È ora di sottoscrivere un abbonamento!