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Giusy Caldararo lascia la guida del ‘Pertini-Anelli’ a cui ora si aggrega anche il ‘Pinto’ di Castellana

La dott.ssa Giusy Caldararo lascia la guida del ‘Pertini-Anelli’ e assume la dirigenza dell’Istituto Comprensivo ‘Moro-Falcone’ di Adelfia. L’istituto turese dall’avvio del nuovo anno scolastico 2022-23 assumerà la denominazione di ‘Pertini-Anelli-Pinto’ in quanto alla Ragioneria di Turi si associano due istituti di Castellana: il Geometra ‘Anelli’ e il Ragioneria ‘Pinto’. Alla guida dei tre istituti, la cui sede legale resta a Turi, sarà a breve nominato un nuovo dirigente scolastico ‘reggente’. Il dirigente uscente Caldararo ci ha inviato un comunicato di saluto che volentieri pubblichiamo.

Saluti istituzionali e riflessioni a margine dell’esperienza dirigenziale al ‘Pertini-Anelli’ di Turi-Castellana

Conclusosi il triennio 2019/2022 di Dirigenza scolastica presso l’istituto “Pertini – Anelli” di Turi e di Castellana Grotte, prima dei saluti istituzionali, preme alla scrivente soffermarsi su alcuni momenti salienti che hanno caratterizzato parte dell’operato e, più precisamente, la gestione afferente al Piano di Dimensionamento scolastico che interessa l’istituto “Pertini – Anelli” ormai da diversi anni scolatici.

Tale esigenza nasce dal desiderio di voler rispondere a quanti, nelle ultime settimane, saputo del mio trasferimento presso altra sede scolastica, hanno potuto chiedersi:” Come mai una Dirigente Scolastica che vive e lavora nello stesso paese, viene spostata presso altra sede?” Cosa mai sarà successo?

È giusto e doveroso, quindi, fare il punto della situazione perché l’opinione pubblica possa comprendere considerando, in primis, le motivazioni e le cause palesate dalla persona direttamente interessata e non ipotizzate e congetturate.

Dunque, tralasciando tutte le difficoltà organizzative, gestionali e relazionali incontrate negli anni scolastici precedenti, ecco i fatti in ordine di tempo, in merito al Dimensionamento scolastico, riferiti all’anno scolastico 2021/22.

OTTOBRE 2021. Il Collegio docenti del “Pertini – Anelli” si ritrova, ancora una volta, coinvolto nella delibera obbligatoria e non vincolante in merito al Dimensionamento scolastico. A tale data, i numeri degli studenti iscritti e frequentanti rendevano la scuola sottodimensionata, ovvero sotto la soglia di 600 unità, cifra secondo la quale una istituzione scolastica può considerarsi autonoma, per cui si pensa di proporre alla Regione Puglia, l’istituzione di un Polo tecnico – economico professionale sui territori di Turi e Castellana Grotte, promuovendo l’accorpamento tra l’IISS “Pertini- Anelli” di Turi e l’IISS “Consoli – Pinto” di Castellana Grotte.

La proposta è deliberata all’unanimità dal Collegio dei docenti e dal Consiglio di Istituto. I rispettivi verbali sono agli Atti della scuola.

Si è potuto pensare e dichiarare che, la Dirigente scolastica Caldararo avesse obbligato a tale delibera gli Organi Collegiali: nella narrazione dei su citati verbali, si desume che nessun docente si oppone a tale proposta, bensì ne giungono altre dai docenti stessi che purtroppo non vengono supportate dalla norma vigente in materia di Dimensionamento scolastico e per questo superate in seno allo stesso Collegio.

La norma, inoltre, vuole che tali deliberazioni venissero inoltrate al Comune di appartenenza, cioè al Sindaco e all’Amministrazione comunale di entrambi i paesi coinvolti nella proposta dell’istituzione del Polo tecnico – professionale, ovvero Turi e Castellana Grotte, che avrebbero successivamente, espresso la loro proposta/parere in ambito di Consiglio Comunale. Anche queste ultime delibere sarebbero poi, state inviate dai rispettivi enti locali, alla Regione Puglia perché potesse deliberare entro dicembre 2021.

Così è stato fatto.

NOVEMBRE 2021. La sottoscritta veniva contattata dalla Sindaca dott.ssa Tina Resta che mi invitata a recarmi presso il palazzo di Città per illustrare la proposta di Dimensionamento scolastico deliberata all’unanimità dagli Organi Collegiali dell’istituto, all’intera Amministrazione comunale prima della opportuna delibera; di contro non riceveva alcun invito da parte dell’Amministrazione comunale di Castellana Grotte per chiarimenti o delucidazioni.

All’incontro erano presenti, oltre alla Sindaca, alcuni consiglieri di maggioranza e di minoranza ed in tale sede si è spiegato quale fosse stato eventualmente il vantaggio della proposta di istituire un polo tecnico – professionale tra Turi e Castellana Grotte: in primo luogo operare una “strategia di recupero” per l’istituto “Pertini – Anelli” di Turi contenuta più precisamente nei criteri “dimensionali” dell’allegato A delle Linee di indirizzo.

Tra questi si legge:

  •  “risolvere tutte le situazioni di compresenza di diverse Istituzioni Scolastiche nel medesimo edificio e di uso di edifici non scolastici in locazione passiva”;
  • “per un efficace esercizio del diritto allo studio gli interventi di riequilibrio della rete scolastica dovranno prevedere preferibilmente accorpamenti tra Istituzioni Scolastiche o plessi appartenenti al medesimo Comune o Unione di Comuni, oltre che al medesimo distretto e/o ambito”;
  • “le proposte di attivazione di un nuovo punto di erogazione dovranno garantire di poter accertare il rispetto dei parametri previsti per legge per il numero di studenti per classe e il relativo rapporto con lo spazio scolastico a disposizione, la sostenibilità e la qualità dell’edilizia scolastica”.

Più precisamente per la programmazione dell’offerta formativa del secondo ciclo al punto 4.1 Criteri per l’attivazione di nuovi indirizzi si individuano le seguenti condizioni:

  1. flusso degli studenti del Comune presso il quale è attiva l’istituzione scolastica richiedente …;
  2. assenza dell’indirizzo di studio richiesto nel contesto di riferimento …;
  3. orientamento alla trasformazione in Poli formativi omogenei, con percorsi di studi unitari, degli Istituti di Istruzione Superiore che presentano un numero di indirizzi/opzioni di studio afferenti ad ambiti di sapere eterogenei (es. polo liceale, polo tecnico – economico, ecc.);
  4. numero di studenti e trend delle iscrizioni negli ultimi tre anni;
  5. compatibilità con la rete dei trasporti.

Proprio alla luce dei criteri evidenziati dalle Linee di indirizzo si muoveva la proposta della sottoscritta agli Organi Collegiali.

In secondo luogo, andava considerato il numero degli studenti ed il trend delle iscrizioni negli ultimi due anni che avevano registrato progressivamente un calo di circa 100 unità di studenti per ogni anno scolastico non solo a causa del decremento demografico della popolazione scolastica, ma anche perché poco si era investito negli anni passati, sugli indirizzi di studio soprattutto per l’istituto tecnico per geometri di Castellana Grotte. (Nonostante ciò si è riusciti a formare una classe prima negli aa. ss. 2019/20 e 2020/21).

Comunque, alla data di ottobre 2021, gli studenti del “Pertini-Anelli” erano pari a 486 iscritti di cui 104 frequentanti le classi quinte, vale a dire utenza in uscita. Nel corso degli ultimi due anni l’utenza delle classi quinte è stata sempre pari a circa 100 unità, un numero che non ha mai trovato pari riscontro e copertura all’atto delle iscrizioni.

Pertanto, se la norma vigente vuole che l’autonomia scolastica fosse parametrata a 600 unità di studenti, si poteva ben dire che l’istituto Pertini-Anelli non godeva di tranquillità.

A supporto della proposta del Polo, si evidenziavano alcune positività che sarebbero tornate vantaggiose:

  • si sarebbero risolte le situazioni di compresenza delle due istituzioni scolastiche nel medesimo edificio che comporta ancora situazioni di convivenza e di condivisione di spazi;
  • si sarebbero uniformati l’indirizzo tecnico – economico (con dimensionamento scolastico del 2015/16 disgraziatamente diviso) con i corsi diurni e serali presenti sia presso l’istituto Pertini sia presso l’Istituto Pinto
  • l’utenza attualmente iscritta presso le due su menzionate istituzioni scolastiche sarebbe rimasta nelle attuali sedi scolastiche;
  • sarebbe stato fornito lo stesso trasporto alla stessa utenza e ciò non avrebbe comportato difficoltà per le famiglie in merito al trasporto scolastico, garantendo compatibilità con la rete dei trasporti;
  • sarebbe rimasto il parametro evidenziato nel Verbale della Città Metropolitana di contenere il numero degli iscritti fino ad un limite massimo di 1200 studenti.

Questi gli elementi su cui si è svolto l’incontro in Sala Giunta presso il Comune di Turi e durante il quale la consigliera Susca ha avanzato l’ipotesi poi diventata realtà: accorpare all’istituto Pertini – Anelli di Turi, il plesso Pinto, cioè la Ragioneria di Castellana Grotte, scorporandolo all’istituto Consoli

Nel contempo bisogna ricordare all’opinione pubblica che magari non rammenta nel dettaglio le vicissitudini che vive e che ha vissuto la scuola Pertini che, il plesso Pinto, l’oggetto del contendere, era stato accorpato all’istituto Consoli in seguito al dimensionamento scolastico dell’a.s. 2015/16, scorporandolo, allora all’istituto Pinto – Anelli di Castellana Grotte.

DICEMBRE 2021. Viene emessala delibera regionale n. 2206 del 27.12.2021 che istituisce per l’anno scolastico 2022/23 l’istituto “Pertini – Anelli – Pinto” di Turi e Castellana Grotte, quindi il plesso Pinto di Castellana Grotte viene scorporato dall’istituto “Consoli” e accorpato all’istituto “Pertini – Anelli” di Turi e Castellana Grotte. Dunque la proposta della consigliera Susca diventa realtà.

LA GUERRA INTESTINA UNILATERALE CHE NE È DERIVATA, TUTTA A SUONO DI CARTE BOLLATE, È STORIA NOTA AGLI ADDETTI AI LAVORI … E NON SOLO.

DATO SU CUI RIFLETTERE: il numero degli studenti del plesso Pinto riportato nella delibera di Giunta Regionale è pari a 119, ovvero 63 per gli studenti dei corsi diurni e 56 per i corsi serali (cfr. pag. 20 Allegato A “Assetto scolastico” al Piano di Dimensionamento scolastico).

Questo numero si sarebbe sommato a quello degli studenti del Pertini – Anelli, che a quella data era pari a 486 e si sarebbe raggiunto il totale di 605 studenti. Successivamente si sarebbe aggiunto il numero dei nuovi iscritti e l’autonomia sarebbe stata garantita.

Non mi preme ora ricordare chi, subito dopo la Delibera Regionale del Piano di Dimensionamento scolastico si è appuntato sul bavero della sua giacchetta, la medaglia di onore alla gloria ricevuta dalla politica di parte. I ringraziamenti dovuti alla Sindaca che aveva portato in delibera comunale l’idea della consigliera di minoranza, i ringraziamenti annessi alla politica locale turese e non solo. E poi … chi ha rimandato alla responsabilità “di chi dirige il Pertini che, a questo punto, non avrebbe potuto attribuire colpe alla politica”. Come se un Funzionario dello Stato non conoscesse le sue responsabilità!!

I più attenti lettori/osservatori hanno sorriso leggendo qualche post su Facebook.

Ma il vero esito del Dimensionamento scolastico è arrivato successivamente e gli addetti ai lavori, ovvero tutti coloro che hanno lavorato al mio fianco costantemente e che si sono interessati delle sorti del Pertini – Anelli quotidianamente e non solo in tempi di Dimensionamento scolastico, si sono subito accorti che i conti non tornavano.

FEBBRAIO 2022.  Giunto il tempo di richiesta di organico di diritto per l’anno scolastico 2022/23, la sottoscritta non negando la personale collaborazione si reca presso l’istituto “Consoli Pinto”, perché invitata informalmente dalla DSGA del suddetto istituto per confrontare dati e documentazione con il Dirigente scolastico dello stesso istituto, ai fini proprio della proposta di organico di diritto. Precedentemente gli Uffici Superiori avevano invitato alla fattiva collaborazione fra le scuole interessate al dimensionamento: la scuola cedente (Consoli – Pinto) avrebbe dovuto passare dati e informazioni alla scuola di nuova costituzione (Pertini – Anelli – Pinto) affinché quest’ultima, potesse redigere l’organico di diritto per l’anno scolastico 2022/23.

DATO SU CUI RIFLETTERE: sempre in riferimento allo stesso periodo, dai dati inseriti sulla piattaforma SIDI dagli Uffici Superiori, il numero degli studenti del plesso Pinto che doveva essere pari a 119, scendeva vertiginosamente a 63 unità.

MAGGIO 2022. L’Ufficio Scolastico Regionale conferma la richiesta dell’organico di diritto per l’anno scolastico 2022/23, ovvero il numero delle classi e degli studenti su cui imbastire l’offerta formativa dell’anno scolastico successivo. Infatti, la documentazione afferente all’organico di diritto per l’anno scolastico 2022/23 agli Atti della scuola, confermava al plesso Pinto, 5 classi corsi diurni, dalla prima alla quinta classe e 3 classi corsi serali dalla terza alla classe quinta. 

Più precisamente:

  • 1 classe quarta di 11 alunni appartenente all’attuale istituto Consoli – Pinto
  • 1 classe quinta di 7 alunni appartenente all’attuale istituto Consoli – Pinto

DATO SU CUI RIFLETTERE: il totale degli studenti, escludendo la classe prima perché di competenza dell’istituto “Pertini – Anelli” a tale data, era pari a 48 studenti che l’istituto Consoli avrebbe ceduto al momento del passaggio di consegne tra i due Dirigenti, vale a dire 1° settembre 2022. ED ALLORA I 63 STUDENTI DIVENTAVANO 48.

LUGLIO 2022 Alcuni genitori degli studenti del plesso Pinto di Castellana Grotte, ricevuti dalla scrivente in presidenza presso la sede di Turi, hanno raccontato che erano stati contattati dall’istituto Consoli – Pinto per essere convinti a trasferire i propri figli presso altra scuola in quanto, per l’anno scolastico 2022/23, si correva il rischio che la Dirigente del Pertini spostasse gli studenti del Pinto presso la sede di Turi. Inoltre veniva mostrata una comunicazione del Dirigente del Consoli – Pinto, in cui egli comunicava alle famiglie degli studenti che il numero degli stessi da passare al Pertini – Anelli – Pinto alla data 1° settembre 2022, sarebbe stato pari a 41 studenti.

Bene! Chiunque può verificare che i conti non tornano. Dall’iniziale 119 a dicembre si è arrivati a 41 studenti a luglio.

DATO SU CUI RIFLETTERE: con questi numeri l’autonomia del Pertini – Anelli – Pinto, alla data del 1° settembre 2022 sarà pari a 553 studenti, contro l’iniziale conteggio che avrebbe portato a 605 il numero degli studenti, calcolo per il quale è stata operata la scissone del plesso Pinto dall’istituto Consoli per accorparlo all’Istituto Pertini – Anelli.

Ora, tante domande nascono spontanee!!!

Operando una semplice sottrazione tra 119 e 41, si ottiene 78, cioè il numero degli studenti mancanti, o meglio, che da dicembre a luglio non risultano nel conteggio. Dunque che fine hanno fatto?????

Ed allora, alle porte del mio congedo istituzionale, mi chiedo: cui prodest? A nessuno!! Come tutte le azioni non animate dal buon senso, ma da una leggera voglia di rivalsa.

Perché scrivere ora?

Perché la conoscenza dei fatti è il miglior antidoto contro la violenza, l’offesa, l’arroganza.

Perché, al netto di tutto quello che è accaduto, non si potesse pensare o credere che quei 78 studenti sarebbero poi mancati poiché la Dirigente del “Pertini – Anelli” li ha persi strada facendo, determinando la perdita dell’autonomia tanto osannata da chi di numeri scolastici, di autonomia e di costruzione legale di una scuola, non ne ha assoluta contezza. Ora non ci si potrà inventare nulla per difendere l’indifendibile.

Preme adesso salutare in primo luogo le Amministrazioni comunali di Turi e Castellana Grotte con cui, in questi tre anni scolastici, si è instaurato un gradevole e proficuo dialogo interistituzionale.

Inoltre, doveroso esprimere, per la costante collaborazione, riconoscenza a chi in questi tre anni di Dirigenza mi ha affiancata nel duro e faticoso lavoro di gestione e di organizzazione di un istituto così complesso nelle sue dinamiche relazionali e nelle sue sfaccettature organizzative. Un grande grazie alla DSGA sig.ra Palma Marinelli sempre al mio fianco, ad incoraggiarmi e sostenermi nelle difficoltà, a tutto il personale ATA sempre disponibile e attento alla pianificazione della macchina amministrativa, a tutte le figure di sistema, a tutti i docenti e ai singoli collaboratori della Dirigente scolastica, tutti di encomiabile volontà. Ciascuno di loro sempre in prima linea per costruire un’idea di scuola innovativa e al passo con i tempi.

Il grazie più grande lo riserbo agli studenti e alle loro famiglie: sono stati il cuore pulsante della mia esperienza dirigenziale al “Pertini – Anelli”. Loro hanno colorato i tanti momenti bui, mi hanno dato la forza e ricaricato l’entusiasmo per ricominciare ogni mattina. Senza di loro non ci sarei riuscita, ne sono certa. Ed a loro, quindi, va il mio abbraccio più sentito e l’augurio di aver appreso attraverso la mia presenza costante a loro fianco, che nella vita è necessario essere determinati per raggiungere i propri obiettivi, ma anche trasparenti e limpidi nelle azioni, nei sentimenti e nelle emozioni. Solo così potremo cambiare il mondo ed essere noi stessi.

Ed intanto, ad un passo dal primo settembre 2022, ad inizio del nuovo anno scolastico, mi congedo pensando che … le lotte intestine poste in atto in questi tre lunghi anni le lascio a chi rimarrà, non appartengono al mio modo di vivere e operare. Non ritengo siano la strada più corretta da seguire. Mi piace il dialogo ed il confronto per poter decostruire e ricostruire la verità e la realtà dei fatti.

Ed allora non mi rimane che augurare buona e lunga vita a tutta la comunità educante dell’istituto “Pertini – Anelli – Pinto” a partire dal 1° settembre 2022.

Giusy Caldararo

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Redavid e Notarnicola, artisti turesi da esportazione. In scena a Polignano la ‘Madama Butterfly’ di Puccini

Esiste una Turi di cui andare orgogliosi, una Turi dal conclamato successo artistico che ci lusinga, e deve essere da sprono nell’approntare nuove idee progettuali che puntino maggiormente su un offerta culturale di qualità sia per le nuove generazioni, sia per un rilancio culturale dell’intera comunità cittadina anche in prospettiva di una promozione culturale e turistica. Succede così, che Turi esporti, ed è un bene, la riconosciuta professionalità di due noti artisti, nella vicina e suggestiva meta turistica di Polignano a Mare, in occasione dell’importante rassegna musicale “FramMentiD’ARTE”. Partecipazione fortemente voluta dall’Associazione “Musicad’InCanto Davide Gaetano D’Accolti APS”, promotrice ed organizzatrice nel ricordo del ventitreenne barese Davide Gaetano D’Accolti, studente di ingegneria elettronica e del Conservatorio di Bari, rimasto vittima di un terribile incidente sulla S.S.16 presso Bari. Così per la seconda serata della rassegna, prevista per sabato 13 Agosto, presso la suggestiva cornice di piazza Suor Maria La Selva, affacciata sul mare, poi spostata per maltempo presso la tensostruttura del Polivalente Gino D’Aprile, è andata in scena “Un sogno in musica: il racconto di Madame Butterfly” ispirata all’opera in tre atti, “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, inscenata per la prima volta il 17 febbraio 1904 al “Teatro alla Scala” di Milano, e tratta dalla tragedia giapponese “Madame Butterfly” di John Luther Long.

La versione dell’opera proposta per la serata, ha sapientemente utilizzato una voce narrante per spiegare al pubblico alcuni complessi passaggi della trama, senza comprometterne l’equilibrata resa compositiva “pucciniana”. La rappresentazione ha visto l’arrangiamento musicale del M° Gianfranco Iuzzolino, e la regia internazionale di Vincenzo Grisostomi Travaglini coadiuvato dal consulente alla drammaturgia, Ravivaddhana Monipong Sisowathche che ha portato a Polignano a Mare anche i costumi originali realizzati appositamente per la rappresentazione al “Teatro del Giglio” di Lucca nel 1982, ai quali si devono aggiungere le realizzazioni dei costumisti Fabrizio Onali e Otello Camponeschi, esposte sotto il porticato di palazzo San Giuseppe a Polignano. Splendide le scenografie realizzate da Damiano Pastoressa, interessante scenografo pugliese che già lo scorso aveva deliziato i turesi, con il sontuoso allestimento della “Cavalleria Rusticana”, scenografia che quest’anno ha visto luci e disegni, curati da Giovanni Pirandello, pronipote del drammaturgo Luigi, Premio Nobel per la letteratura. Gli attori e le comparse Maria L’Abbate, Miriam Galiano, Porziana Lentini, Francesco Colucci, Nico Rotondi e Piero Greco sono state preparate alla scena dalla truccatrice Tiziana Passero.

Le note della “tragedia pucciniana” sono state tradotte in musica dalla sempre più rinomata e ricercata “Orchestra Filarmonica Pugliese”, stupendamente diretta dal Direttore e M° Concertatore Ferdinando Redavid nostro concittadino coadiuvato dal M° Collaboratore Andrea Barbato. Ferdinando Redavid,  “Direttore artistico” che da anni ha intrapreso una battaglia per far della nostra comunità turese un centro della lirica conosciuto a livello internazionale, con la rassegna del “Festival del Belcanto” portando sul palcoscenico turese, affermati interpreti e giovani promesse poi affermatesi della lirica. Si pensi ad esempio al tenore Enrico Terrone Guerra, lo scorso anno protagonista col personaggio di “Turiddu” nella suggestiva “Cavalleria Rusticana” andata in scena nella nostra cittadina, quest’anno invece, qui con la sua potente voce, interprete superbo del “Ten. Pinkerton”, insieme alla protagonista “Cio Cio-san” interpretata dal soprano Maria Luisa Lattante, al baritono Donato Di Gioia nel ruolo del console “Sharpless”, ed alla giornalista e attrice Michela Italia, collaboratrice del tenore Marcello Giordani, nel ruolo di “Kate Pinkerton”, oltre che autrice dei splendidi e coinvolgenti testi, narrati al pubblico. Per ultimo, la partecipazione dell’affermato mezzosoprano turese Angela Alessandra Notarnicola, già lo scorso anno a Turi nel ruolo di “Mamma Lucia” nella “Cavalleria Rusticana”, e quest’anno impegnata nell’importantissima parte di “Suzuki”, eroina positiva della tragedia, che con abnegazione cercherà di difendere la sua padrona non riuscendovi. Difatti nella tragedia ambientata a fine ‘800 nella città portuale giapponese di Nagasaki, Suzuki è l’inserviente disillusa della quindicenne geisha Cio Cio-san innamoratasi perdutamente del Ten. Pinkerton, il quale a sua volta la seduce e sposa per puro spirito d’avventura, divertito dal contesto e dagli usi del paese nipponico.

Partito alla volta degli USA, l’ufficiale abbandona la sposa, promettendole il suo ritorno a primavera. Ma dopo tre anni dalla sua partenza, l’inserviente Suzuki stanca dello struggersi in lacrime della propria padrona, prega Buddha che Cio-cio-san divenuta col matrimonio Madama Butterfly “non pianga più, mai più, mai più”. Volendo destare la sua padrona dall’ormai effimero sogno, le ricorda il pragmatico e conosciutissimo comportamento marinaro: “Mai non s’è udito | di straniero marito | che sia tornato al suo nido”. La padrona invece, forte di un amore ardente e tenace, pur affliggendosi nella lunga attesa, dalla bella casa sulla collina affacciata sul porto, continua a professar la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell’amato nella straziante aria “Un bel dì, vedremo”, la più celebre dell’opera, vero e proprio atto di fede in cui la Madama proietta il suo smanioso desiderio di riabbracciare il suo sposo, magnificamente reso in lirica dal soprano Maria Luisa Lattante.

Quando un dì, Madama Butterfly avvista da lontano la nave “Abramo Lincoln” su cui è imbarcato il suo amato, si vede ormai già vittoriosamente a lui ricongiunta e lo attende insonne in una lunghissima veglia d’attesa. Mentre ella stanca si addormenta, Suzuki apprende che Pinkerton si è risposato con un americana e dell’intenzione che “del bimbo conviene | assicurar le sorti!”, apprestandosi a stare il più possibile vicino alla propria padrona. Qui il mezzosoprano Angela Alessandra Notarnicola riesce a connotare perfettamente la “pietas” con cui Puccini connota l’animo dell’inserviente posta in una condizione d’indigenza, sul gradino più basso della società nipponica, con “Ma bisogna ch’io le sia sola accanto | Nella grande ora, sola! Piangerà tanto tanto!”. Ma la sposa, una volta venuta a sapere delle intenzioni dell’ufficiale, decide di scomparire, in silenzio, dalla scena del mondo, senza clamore e dopo aver affidato il figlio alle cure di Pinkerton e Kate. Suzuki accortasi delle sue tragiche intenzioni cerca in ogni modo di evitarle. Così nell’ultima scena mentre Madama Butterfly ha già portato alla gola il “coltello tantō” ricordando le parole del padre suicida “Con onor muore chi non può serbar vita con onore”, Suzuki in un ultimo disperato tentativo di far rinsavire la sua padrona, col braccio invita il bambino “Dolore” portato in scena dal piccolo Diego Malena, ad andare verso la madre affinché alla sua vista fermi la propria mano. Tentativo che ha breve durata, fin quando la madre, bendato e riposto il bambino in una stuoia dietro un paravento, esegue su di sé l’antico rito suicida del “jigai”.

Lo spettacolo di livello internazionale, andato in scena presso la tensostruttura, è qualcosa che difficilmente sarebbe possibile vedere ovunque, viste le maestranze operanti, ma che è stato possibile seguire gratuitamente per i circa 800 fruitori che hanno accolto l’invito dei genitori Davide Gaetano D’Accolti, riusciti con l’aiuto degli amici, del Comune di Polignano a Mare e di Pugliapromozione – Agenzia Regionale del Turismo, ad esaudire il sogno solidale del figlio verso coloro che non solamente per ragioni economiche non possono cercare una simile esperienza in un teatro, dando ad essi la possibilità in determinate giornate clou dell’anno, quali ad esempio Ferragosto, di poter godere per qualche ora della intensa sensazione di bellezza che promana dal mondo della musica e della lirica, patrimonio inestimabile a beneficio di tutti.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto, dall’alto: 1) Angela Alessandra Notarnicola ‘Suzuki’ (da sinistra), Donato Di Gioia ‘Sharpless’, Maria Luisa Lattante ‘Cho-Cho-San’ e il piccolo Diego Malena ‘Dolore’ (Foto di Giuseppe Grieco- Radio Incontro); 2) il M. Ferdinando Redavid dirige l’Orchestra Filarmonica Pugliese; 3) Enrico Terrone Guerra ‘Pinkerton’ e Maria Luisa Lattante ‘Cho-Cho-San’ (Foto di Giuseppe Grieco- Radio Incontro).

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‘Festival del Belcanto’ di Turi, premiato il baritono Marcello Rosiello. In piazza capitano Colapietro, Giandomenico Vaccari ‘racconta Rigoletto’

Anche quest’anno, la nostra cittadina è tornata a rivivere le emozioni che per certi versi solo la lirica sa infondere. Da oltre un decennio, ciò avviene grazie alla caparbietà e alla capacità del direttore d’orchestra turese Ferdinando Redavid, che con la sua Associazione ‘Chi è di scena!?’ ha ideato e portato avanti la kermesse del “Festival del Belcanto” elevando la cittadina di Turi, con il suo patrimonio storico ed artistico, a punto di riferimento internazionale della lirica.

La XII° edizione del Festival del Belcanto si è inaugurata nella serata di lunedì 1 Agosto nello slargo dinanzi Palazzo Gonnelli, alla presenza del nostro sindaco Tina Resta. La serata introduttiva strutturata in due momenti così come da prassi, ha visto una prima parte in cui il cultore di storia locale Tino Sorino, ha presentato due suoi saggi sull’indimenticato “Maestro Nino Rota, uno dal titolo “In Seicento o a spasso con Nino Rota” l’altro dal titolo “Nell’intimità di Nino Rota”, editi entrambi da “NeP” nel 2020 e nel 2022. Dall’incontro moderato dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Sebastiano Coletta, è emerso un Rota legato convintamente alle sonorità verdiane tanto da orchestrare un “Valzer in fa maggiore” per pianoforte composto da Verdi in onore della contessa Clara Maffei, utilizzandolo come colonna sonora del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti e per l’occasione eseguito al piano dal Coletta insieme ad altri brani.

Nella seconda parte della serata, vi è stata l’assegnazione annuale del prestigioso “Premio Belcanto”, da sempre affidato alle eccellenze liriche del territorio che contribuiscono a diffondere il nome della Puglia nel mondo, quest’anno consegnato al baritono barese di fama internazionale Marcello Rosiello, la cui straordinaria carriera, costruita con grande talento, professionalità e dedizione, lo hanno portato a calcare i più importanti palcoscenici d’Italia e non solo. Assente per l’occasione a causa di un impegno lavorativo in Portogallo, non ha mancato di consegnare un messaggio augurale alla kermesse, così come fatto anche dalla pronipote di Verdi, Gaia Maschi Barezzi Verdi. In chiusura della prima serata, v’è stato l’omaggio musicale al compositore di Busseto celebrato in quest’edizione, da parte dei soprani Valentina De Pasquale e Angela Lomurno, ottimamente accompagnati al pianoforte da Rossella Perrone, cimentatesi in alcune arie da camera poco eseguite del Verdi e due arie tratte dal suo “Simon Boccanegra” e dalla “Traviata”, che hanno emozionato il pubblico per la bellezza e la magistrale interpretazione.

Se la scorsa edizione del 2021, era improntata all’insegna della rinascita della lirica in presenza dopo il doloroso arresto dell’intero settore a causa della pandemia, quest’anno l’obiettivo proclamato della rassegna è stato quello di far intendere la lirica un’arte non più ritenuta ad esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori, e di un pubblico colto, ma un arte inclusiva in grado di coinvolgere tutti, anche i meno avvezzi. Compito per il quale si è puntato sulla partecipazione di una figura di rilievo qual è il barese, Giandomenico Vaccari, regista, direttore e sovrintendente di alcuni tra i più celebri teatri e realtà musicali d’Italia, il quale da accorto prosatore, ha portato in scena, un’inedita riduzione del dramma mediante la scomposizione dell’opera stessa, ed il suo racconto semplice ed accattivante intervallato dal suono delle arie e dei brani sinfonici più importanti, rendendola quindi in grado di esprimere nell’immediato il proprio messaggio.

Per la serata del 3 Agosto, l’Opera scelta non poteva non essere che, una delle più intense della produzione verdiana, la quale insieme al “Trovatore” ed alla “Traviata” compone la “Triade verdiana” dal carattere popolare, con cui il genio di Roncole di Busseto (Parma) raggiunse la piena maturità artistica e la fama internazionale. “Rigoletto” l’opera prescelta, è tratta dal dramma “Le roi s’amuse” ossia “Il Re si diverte” di Victor Hugo, rappresentato per la prima volta nel 1832 alla Commèdie-Française, e censurato in Francia per oltre cinquanta anni perché considerato un opera critica contro il regno di Luigi Filippo d’Orleans e della sua corte. La sua trasposizione teatrale avvenuta per mano del librettista Francesco Maria Piave, e la sua orchestrazione da parte di Giuseppe Verdi, ebbe dopo l’intervento della censura austriaca e il cambio di ambientazione e nomi, la prima messa in scena al Teatro “La Fenice” di Venezia nel 1851, procurando immediata fama al “sinfonismo” verdiano, in grado nell’800, di smuovere le masse popolari e borghesi, protagoniste nel processo Risorgimentale Italiano.

La location scelta per la rappresentazione non poteva che essere Piazza Colapietro, sia per l’acustica pressoché perfetta per tali manifestazioni musicali, sia per il suggestivo colpo d’occhio del Palazzo Marchesale turese a far da sfondo all’antica corte nobiliare.

Il Preludio detta quello che sarà il filo conduttore dell’Opera: “La maledizione”. Tema che si ripeterà costantemente nel dramma con la nota DO in ritmo doppio puntato. Tutto si svolge alla corte del Duca di Mantova. Durante una festa a Palazzo Ducale, il Duca parlando con il cortigiano Borsa, gli confida il suo particolare interessamento per una fanciulla incontrata in chiesa, mentre nel contempo corteggia la contessa di Ceprano, esprimendo giudizi arditi e libertini, nella ballata “Questa o quella per me pari sono”. Durante la ballata il buffone di corte, schernisce il di lei marito iracondo, mentre il resto dei cortigiani trama la loro rivalsa verso il giullare, organizzando il rapimento di quella che il Cav. Marullo ritien esserne l’amante.

Improvvisamente irrompe nell’orgiastica festa il Conte di Monterone, vecchio nemico del Duca, che lo accusa pubblicamente di avergli disonorato la figlia oltraggiando il suo onore. Rigoletto, avocando a se il dovere di irriderlo ne provoca la veemente reazione verbale sfociata nel lancio verso entrambi di una “Maledizione”. Immediatamente vien circondato e imprigionato dagli armigeri, il suo destino è segnato: Andrà al patibolo. Ma prima di uscire di scena rincara la dose verso il giullare con, “e tu, serpente, tu che d’un padre ridi al dolore, sii maledetto!”

Parole che si conficcano immediatamente nella coscienza del buffone, ricordatosi d’essere anch’egli un padre. Profondamente colpito, il giullare mentre incede lentamente verso casa viene avvicinato da Sparafucile, che si presenta come un sicario prezzolato di cui potersi fidare. La condizione dei due personaggi li rende assimilabili, e di questo il Rigoletto ne è consapevole quando intona il monologo: “Pari siamo!…io ho la lingua, egli ha il pugnale”. Monologo dal quale ha inizio la profonda meditazione sulla sua infelice vita causata anche dal suo “essere difforme”, e sul suo dissidio interiore, cercando di distogliere la mente dal pensiero ricorrente della maledizione.

Intanto la figlia Gilda attende il padre che l’abbraccia teneramente. Ma di lui e della sua vita a corte non sa praticamente nulla, essendo sempre rinchiusa nelle pareti domestiche, se non per andare a messa la Domenica, con la domestica Giovanna. Il padre, ossessionato dalla paura che la fanciulla possa essere insidiata, chiede alla governante di vegliarla “Veglia, o donna, questo fiore”.

Andato via il vecchio per rientrare a corte, la governante fa furtivamente entrare il Duca, il quale si lancia alla conquista della giovine, con “È il sol dell’anima”, ed altre meravigliose melodie liriche, con le quali Verdi ne connota il personaggio fatuo, magistralmente interpretato dal tenore Francesco Castoro, facendogli esprimere a scopi ingannevoli quel sentimento che in realtà egli non prova mai per nessuna della sue conquiste. Sul più bello, lo spasimante è costretto a desistere dalla sua opera di seduzione data la presenza di qualcuno nei pressi della casa, rumori che lo inducono a scappare. Per Gilda, rimasta sola in casa, il “Maestro” cesella come un merletto l’aria “Gualtier Maldé… Caro nome”, tratteggiandone ancora in questa fase un enfatica tenera vulnerabilità, nell’ingenuo approccio amoroso, delicatamente interpretata con trilli brevi, leggeri, sopratutto chiari, dalla soprano Ripalta Bufo.

Intanto, mossi a vendetta i cortigiani hanno premeditato il rapimento della presunta amante, del giullare e già si aggirano nei paraggi della sua casa. Essi riescono a coinvolgere lo stesso buffone tornato a casa colto da un presentimento, ed al quale fanno credere con un inganno di voler rapire la contessa di Ceprano, facendogli indossare una maschera. Accortosi di essere stato bendato capisce l’inganno, ed il rapimento di Gilda. Ed intonando “Ah, la maledizione”, perde conoscenza.

Rientrato a palazzo, il Duca, che era tornato a cercare la ragazza poco dopo il loro incontro, par effettivamente struggersi per il rapimento della giovane “Ella mi fu rapita”, ma è un attimo, infatti informato dai cortigiani che la giovine è stata nascosta nei suoi appartamenti, intona la cabaletta, “Possente amor mi chiama”, inno al più bruciante dei desideri che immediatamente corre a placare, con tutte le sue conseguenze. Giunge Rigoletto, che fingendo indifferenza, cerca la figlia, deriso dal crocchio di cortigiani. Il baritono Carlo Provenzano, mostra ed espone al pubblico l’intero sfaccettato animo del suo personaggio in grado di passare dal sospetto iniziale mediante la cantilena iniziale “lala, lala”, all’ira pronunciando una delle invettive più importanti della storia della musica “Cortigiani, vil razza dannata”, proseguendo con la commozione “ebben io piango”, per giungere alla prostrazione dinanzi i cortigiani, che vedono così raggiunto finalmente il loro scopo vendicativo.

Lasciato solo nel salone, viene raggiunto da sua figlia. Troppe cose fra i due non son state dette, ed ora necessariamente dev’esservi un confronto. Gilda con “Tutte le feste al tempio” racconta come ha conosciuto il giovane di cui ignorava la vera identità, e di aver perduto l’onore, mentre il padre cerca di consolarla con “Piangi, fanciulla”. In questo esatto momento, la fin’ora sprovveduta ragazza subisce una rapida metamorfosi, conscia di essere diventata “donna” nella stanza da letto del Duca, acquisisce consapevole maturità e si appresta a divenire l’eroina del dramma. Intanto nel mentre il conte di Monterone viene condotto al patibolo, osserva il Duca ritratto in un quadro, e constata amaramente che la sua maledizione è risultata esser vana. Allorché, udite le parole del Conte, l’ingigantito impeto, porta Rigoletto a replicare “No vecchio t’inganni…sì, vendetta tremenda vendetta”. Non si torna indietro, il Duca secondo il gobbo morrà per mano del sicario.

Intanto Rigoletto ha concesso alla figlia un periodo di tempo per dimenticare il Duca. Ma ella lo ama ancora. Deciso a far toccare definitivamente con mano alla figlia chi sia veramente l’uomo, la conduce alla locanda di Sparafucile sulle rive del fiume Mincio, dove si trova il Duca in incognito, adescato dalla sorella del sicario Maddalena. Gilda da uno spiraglio ha così modo di vedere di nascosto l’amato, sempre uguale, smanioso e sol capace di affermare e ribadire fino alla fine il suo credo libertino cantando la celebre romanza: “La donna è mobile”, per poi corteggiare con un “Un dì, se ben rammentomi”, la mezzo soprano Maria Candirri, a proprio agio nei panni drammatici della zingara Maddalena.

Intanto Rigoletto ha concesso alla figlia un periodo di tempo per dimenticare il Duca. Ma ella lo ama ancora. Deciso a far toccare definitivamente con mano alla figlia chi sia veramente l’uomo, la conduce alla locanda di Sparafucile sulle rive del fiume Mincio, dove si trova il Duca in incognito, adescato dalla sorella del sicario Maddalena. Gilda da uno spiraglio ha così modo di vedere di nascosto l’amato, sempre uguale, smanioso e sol capace di affermare e ribadire fino alla fine il suo credo libertino cantando la celebre romanza: “La donna è mobile”, per poi corteggiare con un “Un dì, se ben rammentomi”, la mezzo soprano Maria Candirri, a proprio agio nei panni drammatici della zingara Maddalena. Segue il quartetto più famoso dell’Opera Italiana in “Bella figlia dell’amore”. Rigoletto dà ordine alla figlia travestita da uomo di tornare a casa e partire immediatamente alla volta di Verona, egli invece prende accordi con il sicario, e si allontana dalla locanda.

Mentre si avvicina un tremendo temporale, Gilda, in preda ancora a un’attrazione irrefrenabile, torna presso la locanda e ascolta il drammatico dialogo che vi si svolge. Il padre però non ha tenuto in dovuto conto la diversità dell’animo femminile, e l’amore altruistico di cui una donna è capace, anche se indossa i panni coloriti della prostituta Maddalena, che invaghitasi anch’essa del Duca, supplica il fratello affinché lo risparmi e uccida al suo posto il gobbo non appena giungerà con il denaro. Sparafucile, vantando una sorta di “rigore professionale”, non ne vuole sapere, ma alla fine accetta un compromesso: aspetterà fino a mezzanotte e, se arriverà, ucciderà il primo uomo che entrerà nell’osteria. Gilda capendo che in quella notte non arriverà nessun altro uomo alla locanda, in un atto di estremo amore, mentre fuori infuria la tempesta, entra nella taverna non riconosciuta a causa dell’oscurità e si fa ammazzare a sangue freddo da Sparafucile. È la sublimazione dell’Amore Romantico!

A mezzanotte, come convenuto, Rigoletto ritorna alla locanda e il sicario gli consegna il corpo in un sacco. Il buffone, illudendosi con grande soddisfazione di aver portato a compimento la sua vendetta, si appresta a gettarlo nel fiume quando, in lontananza, sente riecheggiare il canto del Duca. Raggelato, apre il sacco e vi trova sua figlia Gilda, che in un ultimo anelito di vita intona una delle frasi verdiane più disperate V’ho ingannata, colpevole… fui” toccando il cuore per quella sublimazione d’amore. La povera ed innocente Gilda offre al padre l’unica consolazione per i poveri reietti come lui, cantando “Lassù in cielo vicino alla madre”. Quel cielo di delizie immateriali non può esistere per il povero gobbo che, impotente, e messo dinanzi al suo totale fallimento. Rigoletto, disperato, si rende conto che la maledizione di Monterone ha concluso il suo cammino e grida: “Ah, la maledizione!”

L’avvincente coup de théâtre verdiano scioglie la tensione del pubblico in uno scrosciante ed emotivo applauso, accompagnato da una ovazione per gli artisti esibitisi, ed anche per la giovane l’Orchestra Filarmonica Pugliese, magistralmente diretta dal direttore Ferdinando Redavid. Ancora una volta, il risultato preventivato vien largamente superato ed a pieni voti, la riduzione dell’Opera ha mantenuto vivo il messaggio, risultato tutt’altro che scontato. Accontentare lo scrivente, con un Opera, privata  delle scene di contesto, non era minimamente semplice, eppure non se ne è percepita la mancanza.

Aspettando con ansia l’edizione del prossimo anno, mi preme invitare l’Amministrazione Comunale ad andare avanti nel perseguimento dell’obiettivo di riportare la cultura nelle piazze del nostro suggestivo centro storico, perfette sia scenograficamente che acusticamente per tali eventi, e di farlo con una molteplicità di eventi culturali (non ludici) che devono affrancare una buona volta il Cuore del Nostro Paese, affrancamento che dev’essere percepito dai turesi in modo che possano tornare a goderne e riviverne il fascino senza tempo, magari spendendosi essi stessi per un rilancio della Comunità.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto, dall’alto: 1) l’Orchestra Filarmonica Pugliese diretta dal maestro Ferdinando Redavid; 2) 1° agosto in piazza Gonnelli, da sinistra: Tino Sorino, Tina Resta, Rossella Perrone, Valentina De Pasquale, Ferdinando Redavid, Sebastiano Coletta, Angela Lomurno; 3) il duetto “È il sol dell’anima” con ‘Gilda’ (soprano Ripalta Bufo) e ‘Duca di Mantova’ (tenore Francesco Castoro); 4) il duetto “Deh, non parlare al misero” con ‘Gilda’ (soprano Ripalta Bufo) e ‘Rigoletto’ (baritono Carlo Provenzano); 5) il duetto “Un dì, se ben rammentomi” con Francesco Castoro (tenore) e Maria Candirri (soprano).

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Traffico illecito di sostanze stupefacenti. 12 misure cautelari personali e sequestri di beni a Bari, Turi e in altri centri del Sud-Est Barese

Dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari si apprende che…

Dalle prime luci dell’alba di oggi 13 luglio 2022, oltre 60 Finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari stanno dando esecuzione in Puglia, Basilicata e Sicilia a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale barese, su richiesta della locale Procura della Repubblica/Direzione Distrettuale Antimafia – con cui sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza (accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) a carico di 12 soggetti (di cui 3 in carcere e 9 agli arresti domiciliari), nonché a un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 200 mila euro. Complessivamente sono 44 le persone indagate, a vario titolo, per le ipotesi di reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, favoreggiamento reale e trasferimento fraudolento di valori, di cui 12 destinatarie di misura cautelare secondo l’impostazione accusatoria accolta dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari (allo stato, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa).

L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo di un’articolata attività di indagine – svolta attraverso l’incrocio dei dati risultanti dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, dai tabulati telefonici, dalle registrazioni video, dalle georeferenziazioni satellitari GPS, nonché dall’attività di osservazione, controllo e pedinamento – che avrebbe consentito di disvelare l’esistenza di un’associazione criminale finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (marijuana, hashish e cocaina), con sede operativa tra Bari e Turi (BA), e attiva nelle piazze della provincia barese di Putignano, Conversano, Noicattaro, Casamassima, Gioia del Colle e Altamura. Numerosi sono stati i riscontri operativi durante le investigazioni – eseguiti dalle Fiamme gialle baresi – che hanno permesso di sottoporre a sequestro, complessivamente, kg 13 di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, marijuana e hashish, oltre a 1 autoveicolo, con la conseguente denuncia alla competente Autorità Giudiziaria di 8 soggetti, di cui 5 tratti in arresto in flagranza di reato.

Le investigazioni avrebbero consentito di rilevare come i componenti dell’ipotizzata associazione criminale prediligessero intrattenere rapporti con terzi fornitori o clienti delle sostanze stupefacenti, soprattutto attraverso l’uso di utenze dedicate intestate a prestanome o mezzi di comunicazione alternativi. In particolare, i presunti trafficanti – temendo di potere essere intercettati – avrebbero cercato, nel tempo, di ridurre al minimo tale rischio facendo ricorso alle “App” di messaggistica istantanea, quali WhatsApp, Messenger di Facebook e Telegram, spingendosi a utilizzare persino la chat dedicata delle consolle della Playstation, molto diffusa tra le nuove generazioni alle quali, in gran parte, appartengono i sodali del presunto sodalizio criminale oggi disarticolata. Inoltre, dalle attività captative è emerso come gli indagati impiegassero un linguaggio in codice con termini allusivi facendo spesso ricorso a termini quali: “dolci” e “caramelle” per lo stupefacente; “minuti” per indicarne il quantitativo (dove ogni minuto equivaleva a un grammo); “documenti” e “calcolatrice” per fare riferimento, rispettivamente, al denaro e al bilancino di precisione. I luoghi dove veniva nascosto lo stupefacente erano diversi: abitazioni di soggetti incensurati e pertinenze delle stesse, vani ascensore o muretti a secco delle campagne.

In tale contesto è stata rilevata la facilità con cui la presunta compagine delinquenziale reclutava soggetti di giovane età, “abbagliati” dalla promessa di guadagni facili e di fringe benefits come l’uso illimitato di internet, Sky o l’accesso alle sostanze stupefacenti. Sulla base di tali “vantaggi” facili, insospettabili bariste sarebbero diventate esperte nel taglio e nell’occultamento delle dosi; oppure studentesse universitarie avrebbero scalato le posizioni del sodalizio, partendo dal semplice ruolo di corriere, fino a divenire punto di riferimento per gli altri spacciatori; o ancora, uno studente delle scuole superiori sarebbe diventato custode dello stupefacente, mentre un altro giovane, da semplice acquirente, sarebbe arrivato rapidamente a gestire una piazza di spaccio. Oltre alle misure cautelari personali è in corso a carico dei componenti dell’organizzazione criminale anche il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca “per sproporzione” e “per equivalente”, di beni immobili, mobili registrati e rapporti finanziari per un valore complessivo di oltre 200 mila euro.

La presente attività costituisce una chiara testimonianza del costante impegno profuso dal Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Bari – in sinergia con la locale Procura della Repubblica – anche nel contrasto al traffico illecito di sostanze stupefacenti, a tutela della sicurezza pubblica e della salute soprattutto delle nuove generazioni, nonché nell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni criminali.

LINK https://www.gdf.gov.it/stampa/ultime-notizie/anno-2022/luglio/traffico-illecito-di-sostanze-stupefacenti-12-misure-cautelari-personali-e-sequestri-di-beni

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‘il paese’ 304 è in edicola!

Cosa sta succedendo a Turi, mentre siamo distratti dalla bella stagione?

Passata l’emergenza siamo già pronti a dimenticare quello che l’anno prossimo sarà di nuovo emergenza? A proposito della questione immigrati stagionali che ci ha miserevolmente portati alla ribalta delle cronache nazionali, riportiamo i pareri dell’Opposizione.

A proposito di Opposizione, seguiamo le turbolenze in Municipio dove si è levato da poco l’ennesimo polverone. C’è ancora qualcuno cui interessa lavorare per il futuro del nostro paese mentre la Sindaca gioca a nascondino e i Consiglieri a ‘guardie e ladri’?

Non mancheremo di tenervi informati a riguardo. Nel frattempo vi auguriamo una buona estate regalandovi un ‘Inserto’ pieno di consigli di lettura e nuove antiche storie tra le pagine del nostro giornale.

Buona lettura!

‘il paese’ è disponibile nelle edicole convenzionate:

Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi

Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro

Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino

Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi

Tabaccheria Nacci – via Putignano

Inchieste, commenti, interviste, ricerca storica. Tutto questo è ‘il paese’!

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Il fiorista Andrea Saffi nuovo presidente del Comitato Festa Patronale Sant’Oronzo

Com’è consuetudine da un po’ di anni, il 24 giugno, nella ricorrenza della Natività di San Giovanni Battista, antico Patrono di Turi, il Vicario Zonale don Giovanni Amodio ha firmato il decreto di nomina di Presidente esecutivo del Comitato Feste Patronali in onore di Sant’Oronzo per l’edizione 2022 (protocollo del Comune di Turi n. 14145 del 27/6/2022) nella persona del sig. Andrea Saffi (classe 1965) noto ed apprezzato fiorista di Turi, persona ritenuta dai tre Parroci e dai collaboratori parrocchiali “idonea a rivestire tale incarico – si legge nella lettera di nomina indirizzata al neo presidente e sottoscritta per accettazione dallo stesso – sorretti nella scelta dalla filiale devozione che nutri verso il Santo Patrono, cosa che hai ripetutamente dimostrato negli anni scorsi con le tue personali iniziative, collaborando con i passati Comitati”.

La presidenza di Andrea Saffi arriva dopo un tormentato biennio segnato dalla pandemia che ha di molto limitato il lavoro del precedente Comitato guidato da Livio Lerede, che, nonostante le difficoltà ha sempre portato a termine il compito assegnato nel rispetto delle limitazioni di legge. Il Neopresidente è un professionista apprezzato per la sua arte floreale, che ha sempre contribuito generosamente con le sue creazioni in tutte le occasioni di feste civili e religiose organizzate in paese.

Mentre Ti benedico di cuore – scrive don Giovanni – formulo l’augurio sincero per un proficuo lavoro, che sia di vantaggio spirituale per la diletta comunità turese, auspice l’invitto Vescovo Martire, Sant’Oronzo, che invochiamo nostro glorioso Patrono”.

‘il paese’ si associa augurando ad Andrea Saffi un buon lavoro.

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Bella la Sagra ma non tutto il resto

Bellissima sagra… chissà però se tra qualche anno ci saranno ancora produttori di ciliegie Ferrovie (cit. Luca Genco). Questo commento, tratto da fb, è la sintesi efficace di una situazione che viaggia stabilmente a doppia faccia: da un lato ascolti ancora l’aspirazione o il semplice borbottio trentennale di associazioni e Amministrazioni per fare della ‘Ferrovia’ il segno distintivo del nostro territorio; dall’altro, invece, constati le difficoltà crescenti di anno in anno per chi quel frutto tanto delicato e saporito lo coltiva a spese e sudori, amandolo e talvolta odiandolo allo stesso tempo. Ed è per questo che anche noi diciamo come altri, con una certa amarezza: ma fino a quando resisteranno i nostri produttori di ciliegie?

Se guardiamo solo alla promozione turistica del nostro paese, vediamo bene come il format della Sagra, collaudato nelle ultime edizioni dall’Associazione ‘inPiazza’ (presidente Livio Lerede), tutto sommato funzioni ancora. Nonostante i due anni di stop forzato, i forestieri sono tornati numerosi ad affollare il cuore antico di Turi ed hanno sicuramente apprezzato anche stavolta l’allestimento scenografico (leggermente in tono minore rispetto alle edizioni pre-Covid), le visite guidate e le nostre chiese aperte, e le ciliegie, insieme a tronère, faldacchea, focaccia e panzerotti, musica e arte esposta e realizzata al momento, presentazione di libri e i ‘4 passi nella storia’ della DOF con 800 corridori partecipanti.

E tra tanti forestieri di ogni dove, anche i turesi, seppur quasi tutti impegnati nella fatica della raccolta senza soste in corso d’opera, hanno partecipato di buon grado alle serate di festa per strada, magari rientrando prima a casa perché il mattino fa presto ad arrivare e bisogna correre in campagna senza indugi. Comunque, dato antico da ripetere a quei pochissimi che forse ancora non sanno – quasi irrisolvibile come altri misteri nostrani –  è stato vedere da una parte i volontari delle molte associazioni collaborare attivamente all’organizzazione dei due giorni della Sagra, dandosi da fare per quanto di loro competenza (cioè quasi tutto), e i politici dall’altra a prendersi foto ed elogi da star. Quasi monarchi sfadigati sui troni. Perché questi cari signori raramente sanno/vogliono rinunciare alle cerimonie, alle vetrine piene solo di parole e di retorica imparata a memoria. Vetrine tanto belle per le riprese in diretta fb e per i tanti video amatoriali che girano qua e là. Perché la fame nell’apparire è vitale per loro. E’ una sorta di compensazione per chi non può distinguersi per altro. Se pure la gente dimentica facilmente la loro assenza per gran parte dell’anno, per tante altre difficoltà. E così ti chiedi: ma dove sono gli atti concreti, fattibili da sviluppare nelle Istituzioni? Che diavolo sono questi improvvisati ‘protocolli d’intesa’ dagli obiettivi tanto generici quanto inutili, da lasciare logicamente più di qualche dubbio sulla loro concreta e immediata attuazione? Turi e Conversano per esempio, nonostante la facciata e le propagandate intese, fanno fatica ogni anno ad evitare che le rispettive sagre delle ciliegie coincidano nelle date. E voi pensate che con questi nostri rappresentanti, amanti solo delle foto, si riuscirà mai a mettere d’accordo tutto il Sud-Est barese con i cosiddetti protocolli campati per aria? Parlare e parlare non costa molto, è mestiere leggero, dicevano gli antichi. E infatti le parole dei politici sono appena buone come le favole di sera per far prendere sonno ai bambini. Una mezza ‘papagna’, insomma.

Sagra ben fatta, indubbiamente, merito all’Associazione “inPiazza”, però da ricalibrare, crediamo, con l’innesto di qualche idea nuova che eviti un cliché che potrebbe stancare presto. Magari si può pensare ad una festa itinerante nel territorio, attrattiva di tutto un comprensorio. Una festa che ridia ai produttori cerasicoli e alla ciliegia il ruolo di veri protagonisti in mezzo al programma di eventi vari.

E poi, ci chiediamo, è rispettoso parlare della Sagra senza considerare i problemi legati alla commercializzazione delle ciliegie? Qui ci fermiamo, per il momento, perché ci vorrebbero incontri e incontri di discussione. Perché quei problemi sembrano durissimi da risolvere se non vengono mai affrontati seriamente. Problemi che ogni anno rendono la raccolta cerasicola motivo di grandissimo malcontento, fino al punto da far sembrare la bella Sagra una nota non proprio intonata, con tutto quello che succede dai campi ai magazzini di consegna. Questo è il vero nocciolo della questione. E poi ancora, vogliamo parlare anche della manodopera che scarseggia e della manodopera stagionale? In pochissimi casi, dove si può, ci si aiuta ancora tra familiari, amici, ma questo è solo un rimedio precario che non può durare a lungo. Quando il prodotto è abbondante (e delicato come sono le ciliegie), quando il caldo accende subito di rosso il frutto tanto da stringere i tempi di raccolta, è diventata quasi una regola ogni anno fare i conti con il prezzo basso imposto da chi manovra il mercato e la distribuzione (motivo di rabbia o di rassegnazione?). E, insieme a questo, improvvisamente ci accorgiamo pure che le braccia mancano sempre più, e che facciamo? Imprechiamo e basta contro quei disgraziati. Anche se sappiamo ormai da anni che la manodopera stagionale – braccia di giovani e giovanissimi giunti dal Nord Africa – raccolto dopo raccolto è diventata vitale per la nostra economia. Sono stranieri, gente di colore, ma non per questo devono arrangiarsi come capita. Ci sono le forze dell’ordine a far rispettare le regole se eccedono in comportamenti. Non tutti gli stagionali sono ubriaconi e delinquenti. E, comunque, ci vuole tantissimo a pensare per tempo qual è la maniera migliore per affrontare di petto il fenomeno e sistemare le cose? Conosciamo benissimo le necessità di Turi e dei paesi vicini; sappiamo benissimo che non possiamo fare a meno di nuove braccia. Allora cerchiamo strade politiche serie per l’indispensabile accoglienza di maggio. Un problema certamente da condividere nei tempi giusti con tutti i soggetti interessati. Senza fare guerre tra poveri durante la campagna come quella attuale, tra ‘loro’ (lavoratori stranieri) e ‘noi’ (cittadini), entrambi vittime della colpevole disorganizzazione di chi ci governa. Sta qui la differenza tra la facile retorica dei politici in piazza ­– tutti sorrisi e ‘vogliamoci bene’, oppure ‘avviamo protocolli’ – e la fattiva e impellente necessità di gestire il territorio per chi ci abita e ci lavora. L’agricoltura è alla cannella e, come ha detto il dott. Nico Catalano presentando in piazza il suo libro “Eppur si muore”, rischia di morire portandosi dietro la desertificazione delle nostre campagne e la fine di una millenaria cultura.

Bella la sagra e bravi tutti, ma montare la scena è solo un aspetto, non basta fare festa. Non basta tagliare i nastri tricolore per inaugurare questo e quell’altro. Ci vuole più consapevolezza e capacità decisionale da parte delle Istituzioni. Più interesse pratico ai problemi della gente. Ma il timore è che nelle poltrone che contano ci sia ormai chi non ci sente più da parecchio, o non ci vuole sentire, o cincischia e fa finta di pensare. Agli agricoltori crediamo non rimanga altro che chiedere di partecipare attivamente alle decisioni del Palazzo (dove sono i sindacati di categoria oltre le denunce?). Prima prima possibile. E per tempo. Prima che sia già troppo tardi.

*Le foto della Sagra 2022 sono tratte dai profili fb ‘Sagra Ciliegia Ferrovia di Turi’ e ‘Fabio Zita’

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‘il paese’ 303 è in edicola!

È arrivato il tempo in cui raccogliere i frutti del nostro lavoro, quasi della metà del lavoro di tutte le attività economiche turesi, per quanto emerge da una analisi socio-economica dell’Unioncamere, cui abbiamo dedicato l’apertura del nuovo numero de ‘il paese’, ora in edicola.

Ma è tutto qui quello che possiamo fare? In questo numero de ‘il paese’ facciamo un punto sulle prospettive, i cantieri e i progetti su cui si dovrebbe puntare per fare della nostra Turi un paese migliore.

A cominciare, per restare in tema, dal modo in cui scegliamo di accogliere e trattare i lavoratori stagionali, senza i quali il nostro prodotto non potrebbe arrivare sul mercato. Qualche gazebo e un mucchio di coperte raccattate qua e là è davvero tutto quello che possiamo fare? È davvero tutto quello che avremmo dovuto fare?

Il reazionismo misto a lassismo della nostra politica comunale ci ha già fatto perdere quest’anno migliaia di euro di fondi pubblici con il ‘no’ al progetto ‘Compagni e Angeli’. È lo stesso reazionismo misto a lassismo che ci ha fatto guadagnare recentemente una denuncia da parte della Flai Cgil di Bari in merito alle condizioni poco dignitose in cui abbiamo deciso di far soggiornare i lavoratori stagionali nonostante i fondi regionali stanziati? (Della denuncia abbiamo parlato in questo articolo)

Le risorse a quanto pare non mancano, ci vorrebbe solo un pizzico di civiltà e lungimiranza in più.

Continuando a sperare in una Turi migliore, vi auguriamo buona lettura.

‘il paese’ è disponibile nelle edicole convenzionate:

Nuovo Emporio – via Antonio Orlandi

Edicola (s. Giovanni) – piazza Aldo Moro

Cartolibreria F.lli Diomeda – piazza A. Cisternino

Tabaccheria Castrignanò – via Maggiore Orlandi

Tabaccheria Nacci – via Putignano

Inchieste, commenti, interviste, ricerca storica. Tutto questo è ‘il paese’!

Campo-accoglienza-Gazebo-2022

Lavoratori immigrati a Turi, la FLAI CGIL denuncia la precaria situazione al campo di accoglienza

La Segretaria generale della FLAI CGIL Bari, Anna Lepore, denuncia la situazione del campo di accoglienza allestito presso il campo sportivo comunale di Turi. “Eppure già più di un mese fa la Regione aveva messo a disposizione dell’amministrazione comunale di Turi circa 160.000 euro per allestire quella che è stata definita una ‘foresteria’ per i lavoratori migranti, ma che invece somiglia più ad un campo profughi improvvisato”.  

Si tratta – afferma ancora la FLAI CGIL – di gazebo di plastica della misura di 4×4 mq assolutamente privi di qualunque accessorio o arredo che possa renderli abitabili. Infatti, all’interno dei gazebo è presente solo una pedana di legno sulla quale i lavoratori hanno sistemato materassi di fortuna donati dalle associazioni o semplicemente delle coperte sulle quali dormire. Sono presenti i servizi igienici e le docce, che però risultano insufficienti in quanto la struttura di accoglienza era stata programmata per ospitare un numero massimo di 120 persone, mentre al momento ne ospita 185 e nella zona circostante, sistemati in piccolissime e precarie tende da campeggio, sono presenti altre 350 persone alle quali l’associazione che gestisce il campo consente di utilizzare i servizi igienici e le docce interne. Non è nemmeno prevista la presenza di una postazione di cucina, per cui i lavoratori sono costretti ad utilizzare fornelli a gas per prepararsi il cibo all’esterno del campo, correndo il rischio di incidenti come quello che è avvenuto qualche giorno fa con l’esplosione di una bombola che ha causato ferite ed ustioni al lavoratore che la stava utilizzando”.

Il sindacato mette in evidenza una “situazione estremamente precaria, non solo per l’inadeguatezza della struttura messa a disposizione dei lavoratori, ma soprattutto perché ospita un numero di persone più che raddoppiato rispetto a quello previsto inizialmente, e quindi è impossibile garantire agli ospiti i servizi essenziali, come è accaduto quando si è esaurita la riserva di acqua nelle cisterne ed è stato necessario un intervento urgente dei tecnici dell’Acquedotto Pugliese e delle Protezione Civile, allertati dalla Sindaca Tina Resta e dagli uffici di Presidenza della Regione Puglia, che hanno installato una cisterna aggiuntiva di 5000 litri per assicurare la continuità dei servizi igienici. La cosa che lascia più attoniti è che i lavoratori ospiti del campo, per un’ordinanza del Commissario prefettizio che ha retto l’amministrazione comunale fino al 2019, pagano una ‘tassa di soggiorno’ di un euro al giorno al Comune di Turi, tassa che la Sindaca si è impegnata ad abolire da subito”.

Ogni anno la raccolta delle ciliegie richiama a Turi manodopera immigrata e non è accettabile quindi che l’arrivo dei lavoratori diventi un’emergenza, dice la CGIL. “La Sindaca di Turi con la FLAI CGIL di Bari e la FLAI Cgil Puglia ha incontrato i lavoratori nella cosiddetta ‘foresteria’, e si è impegnata a convocare con la massima urgenza tutti i soggetti interessati al fenomeno, a partire dalle aziende agricole che per contratto dovrebbero garantire l’ospitalità ai lavoratori stagionali, ma molto spesso non garantiscono nemmeno il rispetto del contratto collettivo nazionale e provinciale di lavoro”. Pertanto la FlLAI Cgil di Bari, insieme alla CGIL Bari, afferma la segretaria Lepore, “chiederà al Prefetto del capoluogo di convocare con urgenza le organizzazioni sindacali, le organizzazioni datoriali e le amministrazioni comunali di tutti i comuni coinvolti nella gestione del lavoro stagionale in modo da avviare da subito la programmazione di interventi strutturali, a partire dall’utilizzo dalle risorse rivenienti dal PNRR, per far sì che l’arrivo dei lavoratori stagionali non sia più vissuto come un’emergenza”.

Sindaco-Tina-Resta

Tina Resta azzera l’azzeramento. Unica novità, Stefano Dell’Aera vicesindaco

L’azzeramento della Giunta, deciso dal sindaco Tina Resta il 18 maggio scorso, ha prodotto un altro zero più tondo del primo. Pertanto, dopo la lettura del decreto sindacale n. 16 del 31/5/2022 ci è venuto facile dire: ‘la montagna ha partorito il topolino!!!’. Infatti, il tentativo di far rientrare i tre dissidenti Onofrio Resta, Teresa De Carolis e Teresita De Florio (a questo mirava tra le righe il provvedimento di sospensione del 18 maggio) si è rivelato un patetico fallimento. I tre consiglieri ‘indipendenti’ hanno rifiutato l’invito e hanno rimandato la pallina nella metà campo del Sindaco. Hanno preferito proseguire il loro percorso oppositivo dall’esterno o dall’interno (a seconda della prospettiva). “Se Tina Resta cade non sarà certo per colpa nostra” hanno già detto. E così, in un gioco di scacchi e tensioni, Onofrio & Co. continuano a rimanere formalmente nella Maggioranza ma a favorire contemporaneamente condizioni per le quali sarà il Sindaco stesso a mollare autonomamente la poltrona e a far cadere la sua Amministrazione, o di chissà chi. Uno scambio di riconoscenze reciproche, insomma, visto che qualche anno fa furono i cosiddetti boccardiani a far cadere il Sindaco Onofrio Resta dopo pochi mesi dall’insediamento.

La crisi è cominciata con le famose dimissioni del Sindaco a marzo (poi ritirate dopo 17 giorni con il primo nulla di fatto). Tanto che quelle dimissioni appaiono fin troppo chiare come una classica commedia dell’arte, inspiegabile se si guarda l’esito fotocopia dell’attuale situazione, con il ripristino uguale dello stato delle cose. O forse fin troppo spiegabile! Il Sindaco, adesso, messa alle strette dallo stallo politico, non ha potuto fare altro che azzerare l’azzeramento (sic!), e ridare indietro agli assessori rimasti fedeli quello che lei stessa gli aveva tolto. L’ennesima magra figura! Un gioco tanto per passare il tempo alle spalle dei cittadini. Così come pure il probabile suggeritore esterno (secondo noi) si fa sempre più riconoscibile e addiziona una gaffe dopo l’altra. Infatti, gli assessori azzerati sono rimasti tali e quali com’erano prima, le deleghe pure. Nulla cambia negli assetti politici dell’Amministrazione, ognuno non si è mosso mai dal suo posto. E allora, dobbiamo chiamare la famosa zingara dei proverbi per indovinare a che gioco stiamo giocando? La frattura con i dissidenti interni è scomposta e insanabile. Si metta l’anima in pace Tina Resta che per salvare la faccia, ancora una volta, ha fatto passare alla carica di vice sindaco Stefano Dell’Aera (Forza Italia) al posto di Graziano Gigantelli (Lega): un ‘cambio’ tra amici tanto per farci credere che si tratti di una novità, una sorta di giustificazione. Uno scambio che dal punto di vista politico è pari a doppio zero. Chi c’era c’è, chi non c’era non c’è. L’obiettivo di serrare le fila ad una Maggioranza sfilacciata è così miseramente fallito. Ha fatto flop. Non sappiamo se siamo al capolinea ma il Sindaco, di fatto, rimane politicamente molto debole. Dovrà tirare a campare fino a quando le sarà possibile, poi chi vivrà vedrà. Se pure, a questo punto, sarebbe onorevole che la dott.ssa Resta spiegasse ai turesi per filo e per segno tutta la verità su questi strani balletti. E se a lei non manca il coraggio, ai cittadini non torna più di una cosa e hanno tutti il diritto di sapere dove stiamo andando.

Così, nell’attesa che il Sindaco parli apertamente, facciamo il riassunto delle deleghe, ripetendole in toto così come erano due settimane fa:

Gigantelli Graziano, assessore con delega a: Bilancio, Tributi e Fondi Europei

Topputi Fabio Francesco, assessore con delega a: Programmazione ed Organizzazione di Eventi, Marketing Territoriale, Commercio e Politiche del Lavoro

Dell’Aera Stefano, Vicesindaco con delega a: Lavori Pubblici, Decoro urbano, Agricoltura, Servizi cimiteriali

Bianco Immacolata, assessore con delega a: Politiche sociali, Tutela degli animali da affezione

Coppi Maurizio, assessore con delega a: Personale, Contenzioso, Edilizia residenziale pubblica, SUAP, Politiche ambientali.

Il Sindaco mantiene per se stessa le deleghe che aveva: Urbanistica e Cultura.

Didascalie foto: in alto, il sindaco Tina Resta (foto Fabio Zita); in basso, il nuovo vicesindaco Stefano Dell’Aera