La Comunità religiosa e cittadina di Turi è in festa. Infatti, ai Primi Vespri della II Domenica di Natale, nella giornata di sabato 3 gennaio 2026, si è svolta la cerimonia di Ordinazione Presbiterale di un figlio adottivo della nostra Comunità Turese, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Conversano gremitissima di fedeli turesi ed alla presenza delle Autorità Civili. A riceverla, il Diacono Don Emanuele De Michele, mediante l’imposizione delle mani da parte di Mons. Giuseppe Favale, Vescovo della Diocesi Conversano-Monopoli.
Lo scorso 8 marzo 2025, il giovane seminarista nella nostra Chiesa Madre straripante di popolo, alla presenza di circa 45 tra sacerdoti e diaconi, era stato ordinato Diacono.
Don Emanuele, originario della provincia di Avellino ma a Turi dall’età di 6 anni, è cresciuto in seno alla Comunità parrocchiale della Chiesa di Santa Maria Assunta di Turi, dove ha manifestato la volontà di seguire la chiamata del Signore ed intraprendere il cammino di preparazione al Presbiterato. A chiusura del suo percorso diaconale, Don Emanuele ha avuto modo di svolgere il proprio servizio presso la Basilica di San Pietro durante la Messa della Notte di Natale 2025 celebrata da Papa Leone XIV.
In preparazione all’Ordinazione gli anni del Seminario sono stati per lui “un vero e proprio laboratorio, umano, spirituale, culturale, pastorale, che gli hanno donato un tempo e un luogo per potersi mettere in gioco, conoscendo potenzialità e limiti, aprendosi alle relazioni autentiche, imparando a riconoscere il passaggio di Dio nella sua vita e crescendo di giorno in giorno nell’amicizia con Gesù, nella docilità all’azione dello Spirito Santo”. Durante il rito di ordinazione, il Vescovo gli ha consegnato l’impegno di conformare la sua vita alla croce di Cristo, imparando a non trattenere nulla per sé ma a donarsi totalmente, svuotandosi per amore come ha fatto Gesù.
Nel suo discorso, il neo Presbitero ha richiamato più volte un verso risuonante nel Vangelo di Giovanni (Gv 13:31-33a, 34-35) “La Gloria di Dio è l’Uomo in Piedi”, richiamando il concetto che Dio è glorificato quando l’uomo vive pienamente, realizzando l’amore e la comunione con Lui, diventando testimone della sua grazia e portando la vita di Cristo nel mondo. Un concetto sposato da Don Emanuele, il quale ha aggiunto: “Il cammino di conformazione alla Croce di Cristo, seppur in mezzo ai miei limiti e alle cadute, mi permetta sempre di dire, con le parole di don Tonino Bello: “Prenditi tutto di noi, Signore, per il bene dei nostri fratelli”.
Il giorno successivo all’Ordinazione, domenica 4 gennaio, nella Chiesa Santa Maria Assunta in Turi,Don Emanuele De Michele ha presieduto la sua Prima Celebrazione Eucaristica, affidando il Suo Presbiterato alla SS.ma Madonna di Terrarossa. A Don Emanuele, la Redazione de ‘il paese’ augura un cammino illuminato e sorretto dal Signore affinché possa donarsi totalmente.
Sindaco De Tomaso, è tempo di bilanci, ma anche di previsioni. Vediamo quello che è stato finora, cosa dobbiamo aspettarci, perché non è chiaro. Questa Amministrazione, infatti, si contraddistingue per una certa resistenza a comunicare, a parlare di quello che fa, una scelta non senza conseguenze.
«Sì. Può darsi che, dal punto di vista della comunicazione, questa Amministrazione non obbedisca ai canoni prevalenti, all’andazzo prevalente. Però ritengo che una comunicazione seria, onesta, debba fondarsi non sugli annunci, ma sulle realizzazioni. Abbiamo ottenuto alcuni risultati, non li abbiamo neanche propagandati, magnificati più di tanto, per una questione di buonsenso, di serietà, anche di logica. Perché riteniamo che l’opinione pubblica sia sufficientemente preparata e in grado di valutare. Abbiamo iniziato l’anno con la notifica da parte della Regione, che ha dato ragione al nostro Comune a proposito del l’IMU agricola. Un risparmio di centinaia di migliaia di euro. Una detassazione per molti contribuenti turesi che altri responsabili istituzionali avrebbero portato al massimo della risonanza mediatica. Per quanto riguarda il resto dell’attività, ci siamo attenuti allo stesso spirito e alla stessa linea. Altro esempio: dalla Regione abbiamo avuto il via libera a utilizzare l’ex-cinema Zaccheo per la realizzazione di un polo medico».
Di cui ora non si sa nulla, per esempio…
«Perché, anche in questa circostanza, abbiamo mantenuto un profilo basso. Speriamo che tutto l’iter burocratico si concluda presto e che al più presto – non faccio una data perché potrei essere smentito, non dipende solo da noi – si possa arrivare all’apertura del nuovo polo sanitario. Anche questo non mi sembra una cosa da poco. Come non mi sembra una cosa da poco, per fare un altro esempio, la risoluzione della ‘questione bitumificio’. Un problema così serio, che a mio avviso avrebbe pregiudicato dal punto di vista mediatico, qualora il progetto fosse andato in porto, l’immagine stessa della nostra agricoltura, oltre alle ripercussioni di natura ambientale e di rapporto con la comunità di Sammichele. Ho citato tre esempi in cui la comunicazione può essere apparsa molto sotto tono, ma perché siamo convinti che la gente sappia giudicare sull’effettivo rispetto del programma. La verità alla fine, se pur a fatica, prevale, arriva al traguardo. E piuttosto che sbandierare cose che non sono state fatte, aspettiamo che un problema sia effettivamente risolto».
Veniamo ad un futuro meno prossimo forse. L’Area PIP…
«Per l’Area PIP, ci sono state e ci sono manifestazioni d’interesse, ci sono le condizioni in quanto ho notizia già di contatti diretti tra proprietari dei suoli e imprenditori. Sono fiducioso, cosi come sono fiducioso sul progetto del raddoppio della Statale 172, ma su questo mi permetto di essere scaramantico. Il progetto è stato fatto, i tempi, come già detto, sono lunghi per necessità».
Sulla questione passaggi a livello, leitmotiv della sua campagna elettorale ed ora anche banco di prova, ci sono novità?
«Per quanto riguarda i passaggi a livello la situazione è questa. Abbiamo presentato un progetto che è stato accettato in gran parte, ma come si sa la Sud-Est ha avuto quelle vicissitudini societarie che tutti conosciamo. Hanno avuto l’onore delle cronache, insomma, la Sud-Est è una società che va ricostituita. Quando la società verrà ricostituita, e naturalmente soprattutto poi con la nuova Giunta Regionale, dovremo riprendere la questione che era già a buon punto, cercando i finanziamenti, non solo dalla Sud-Est, ma anche dalla Regione, però sono iniziative che sono state purtroppo fermate da vicissitudini. A breve, ripeto, sarà possibile riprendere l’intera questione anche con l’appoggio della Regione».
Ha parlato di un progetto in proposito, cosa prevede per grandi linee?
«Il progetto prevede un sottovia nell’area che poi è stata ceduta dalla Sud-Est a noi, quella sulla via di Putignano, mentre un sopra passo – però questo in subordine al primo – per avvicinare l’intera area di via Sammichele al paese, alla stazione. Ci sono stati fra l’altro sopralluoghi con l’Amministratore Delegato delle Sud-Est, Giorgio Botti, l’autorità massima, che insieme ai suoi ingegneri ha trascorso con me un’intera mattinata a verificare tutti i ritardi e tutti i minuti necessari per il transito dei treni, e quindi la chiusura dei passaggi a livello. Il sistema è centralizzato, un’avaria che si dovesse determinare a Valenzano ha, per ragioni varie, delle ripercussioni su tutta la linea».
Ci preme affrontare ora una questione che riguarda l’ambiente e sicuramente il nostro futuro, a medio ma, forse, a breve termine: le pale eoliche. È stata chiarissima la posizione non favorevole del Consiglio comunale…
«Siamo l’unico Comune, e ce lo riconoscono anche i sindaci, che ha approvato un ordine del giorno in merito. Abbiamo inviato una lettera a tutti i responsabili nazionali, Ministeri, Presidenza del Consiglio, Autorità di Controllo, non c’è stata carica istituzionale che non sia stata interessata. Abbiamo chiesto alla Regione di esprimersi, anche al futuro Presidente Decaro abbiamo chiesto di prendere posizione, per un motivo molto semplice…».
Quale?
«Non possiamo consentire che la Puglia diventi una sorta di ‘centrale di mulini a vento’. Ci sono ricadute assai gravi sull’agricoltura, sull’ambiente e, non ultimo, sulle stesse quotazioni immobiliari del nostro paese, perché è notorio che tutti gli interventi di questo tipo, in materia di energia alternativa, pur, ripeto, riconoscendo la necessità di assicurarsi energia pulita, comportano dei rischi per l’attività economica e anche per la stessa solidità patrimoniale dei cittadini, che non è poco perché poi se si svaluta il prezzo di una casa, di fatto è come introdurre una ‘patrimoniale’ indiretta su ogni famiglia. In più ci sono problemi anche per la zootecnia, abbiamo grosse e qualificate attività produttive in campo agricolo, ad alta specializzazione, che naturalmente riceverebbero svantaggi da questa invasione. Quindi noi contiamo nel nuovo ‘Piano Energetico’, perchè il Ministro, in un’intervista, ha dichiarato inammissibile che alcune aree del Paese diventino distese di impianti. Esistono adesso soluzioni alternative, altrettanto ecologicamente compatibili, che non deturpano l’ambiente, così come è per le pale eoliche, che dovrebbero essere insediate in zone a minore pregio, minore produttività e redditività agricola. Speriamo che, in linea con le indicazioni fornite dal Ministro, ci sia la conferma, quando verrà presentato il piano da parte del Governo, di questo dietrofront in materia. È una situazione complessa, in cui i Comuni devono fare tutta la loro parte per intervenire, la Regione altrettanto. Il Governo, purtroppo, ha chiaramente l’ultima parola».
Ci sono interessi economici privati anche importanti dietro quest’operazione…
«Gli interessi delle aziende, ma per me vale prima l’interesse del mio paese, di 13 mila cittadini, della comunità intera».
Inoccasione della restituzione di una tela restaurata a San Domenico, si è parlato dell’enorme significato che hanno avuto gli Scolopi qui da noi, tanto che al tempo delle Scuole Pie il nostro paese era un centro di riferimento educativo e culturale. Ora Turi sembra abbia dilapidato questa eredità, orfana di quel ‘Centro’ che si fa fatica ancora a chiamare ‘Culturale’, con libri chiusi negli armadi, Archivio compreso, tutto lasciato anche un po’ alla mercé dei lavori e della polvere. Quali progetti ci sono per la Biblioteca, per l’Archivio Storico. Quale futuro?
«C’è un progetto in cantiere ed esiste la possibilità di ottenere un ingente finanziamento, svariati milioni dalla Regione per la risistemazione di quel monumento culturale, perché di monumento culturale si tratta, penso che con quella cifra si possa realizzare davvero un’opera straordinaria. Per l’ottenimento dei finanziamenti si richiede anche la possibilità di valorizzare il resto della cultura cittadina. Noi abbiamo anche avviato un percorso con la Regione, con il Ministero della Giustizia e con la Direzione Carceraria per la costruzione di un Museo gramsciano. Quest’opera, qualora dovesse concretizzarsi, potrebbe persino giovare in termini di valutazione all’ottenimento del finanziamento. Questo per noi rappresenta sicuramente un obiettivo, faremo le domande di accesso al finanziamento e siamo fiduciosi di riuscire».
Ma nel frattempo è possibile trasferire libri e documenti in un luogo che possa metterli in sicurezza?
«Potrebbero liberarsi, a breve, parte dei locali dove è ospitata la ASL, mi riferisco agli uffici amministrativi di via De Donato Giannini. Questa potrebbe essere una sistemazione».
Il progetto ‘Borgo Antico’ come sta andando avanti?
«Va avanti, noi lo stiamo sostenendo, se ne sta occupando bene anche la responsabile del commercio Daniela Di Bello, in interlocuzione con la signora Francesca Colombo, che tra l’altro è artefice di questa proposta. Il progetto prevede anche un intervento da parte privata, questo è ancora da definire, però vedo molto entusiasmo, credo che sarà sicuramente un obiettivo raggiungibile».
Non ci rimane allora che augurarci buon Natale, buon anno e tanta speranza…
«Certo. I miei auguri a tutti i cittadini di Turi a cui chiedo di avere fiducia. Cercheremo di attenerci al nostro programma, perché siamo persone serie e non diciamo più di quello che facciamo. La comunicazione è ormai ostaggio di falsità, di post verità, di non verità. Spesso quando incontriamo ostacoli il fatto di non comunicare molto è anche per certi versi una forma di rispetto. Teniamo ad un’informazione seria. Noi non facciamo propaganda».
«Sia io che i miei zii, Luciana e Paolo Dell’Aera, dovevamo festeggiare due eventi lieti. Io avevo pensato, ed anticipato all’epoca a Don Giovanni Amodio, l’intenzione di devolvere i denari raccolti dagli invitati alle due ricorrenze, ad un intervento che potesse lasciare il segno della nostra felicità nella chiesa di San Domenico, alla quale siamo molto legati per tante ragioni familiari».
Ilenia Dell’Aera, portavoce della famiglia Dell’Aera-Arrè, così ha motivato il finanziamento del restauro della tela raffigurante la “Apparizione della Vergine a San Giuseppe Calasanzio”, che è tornata a farsi ammirare nella sua dimora, la splendida chiesa degli Scolopi, la sera del 6 dicembre scorso, ammirata da un gran numero di persone accorse per assistere allo svelamento della tela restaurata ed anche per ascoltare i qualificati relatori.
La dott.ssa Dell’Aera ha concluso il suo intervento sottolinenando la coralità familiare dell’iniziativa: «Stasera stiamo assistendo al miracolo della cura, a cui hanno partecipato tante persone, in varia misura, con diverse modalità. Questa è un’opera che abbiamo finanziato tutt’insieme, e di cui d’ora in poi saremo genitori, custodi, tutori, perché il quadro, e San Domenico sono un patrimonio che appartiene alla nostra comunità».
Don Luciano Rotolo, presentando i relatori, ha raccontato di altre due piccole tele ovali in restauro raffiguranti i “Miracoli” del Calasanzio, che fino alla fine dell’Ottocento ornavano l’altare dedicata al fondatore delle Scuole Pie insieme al quadro dell’Apparizione; questo altare era collocato dove poi è stata inserita in una nicchia la statua della SS. Addolorata. «La Confraternita che ha cura di questa chiesa – ha detto l’Arciprete – sta finanziando il restauro di due tele ovali che si pensava fossero andate perdute e invece i confratelli le avevano nascoste così bene che non ci si ricordava più dove erano state collocate. A volte la paura dei ladri spinge a nascondere le cose e poi ci si dimentica… A febbraio ci auguriamo che anche questi due preziosi dipinti settecenteschi ritornino nella loro chiesa».
Il Commissario vescovile della Confraternita dell’Addolorata, Angelo Murro, nel ringraziare con gratitudine la famiglia Dell’Aera, ha sottolineato la bellezza di San Domenico, dove «alzando gli occhi, si vede una chiesa curata, una chiesa che non è lasciata a se stessa e che piano piano, con l’aiuto di privati, con l’aiuto nostro e di Don Luciano che insiste nel recupero, stiamo cercando di salvaguardare perché niente di tutto quello che ci è stato donato vada perduto».
La presenza di un padre scolopio alla cerimonia del 6 dicembre ha dato modo di allargare lo sguardo dal quadro restaurato alla presenza per due secoli a Turi di un Collegio delle Scuole Pie, la prima scuola pubblica europea. P. Martino Gaudiuso, proveniente da Campi Salentina, ha per prima cosa ricordato Don Vito Ingellis, conosciuto personalmente negli anni Settanta del secolo scorso durante una visita a Turi per ragioni di studio. «Sono un po’ emozionato – ha detto avviando il suo intervento di storico delle Scuole Pie – perché la prima volta che sono entrato in questa chiesa è stato l’11 luglio 1973, e fui accolto dalla felice memoria dell’arciprete Ingellis e quando sono entrato qui gli ho detto: – Ma di qua gli Scolopi non se ne sono mai andati, tutto è rimasto com’era sia come presentazione architettonica sia ornamentale e anche nell’arredo».
La nostra bella chiesa barocca, in effetti, ha il pregio di essere, nonostante qualche cambiamento negli arredi sacri, come all’origine quando venne edificata per ferrea volontà dai coniugi Santo Cavallo e Beatrice Aromata e donata insieme al loro palazzo (l’attuale Municipio) alle Scuole Pie. «Gli Scolopi sono arrivati a Turi nel 1645 grazie al notaio Santo Cavallo… che volle per la sua patria un’istituzione di questo genere, antesignana in quel tempo… e voi qui a Turi siete stati in anticipo… Quando i padri iniziarono le lezioni a Turi, cioè l’11 giugno del 1646, c’erano già 200 alunni iscritti… Don Vito mi diceva orgoglioso che grazie agli Scolopi a Turi non c’erano analfabeti nei secoli passati, e io: – Ma scusi Don Vito, da che cosa lo deduce? E lui: – Dal fatto che nei registri parrocchiali non c’era più la croce come firma, tutti firmavano con nome e cognome. E questo spiega perché dopo la soppressione del 1809, ad opera di Murat, le Scuole Pie a Turi sono rimaste ancora fino al 1830. I turesi sono stati capaci di tenersi stretta la scuola anche perché l’alternativa scolastica ed educativa più vicina erano i Gesuiti a Bari».
Abbiamo avuto il privilegio di avere a Turi, piccolo borgo di provincia, la prima scuola pubblica, popolare, gratuita d’Europa e questo dovrebbe essere un orgoglio per tutta la comunità. Come dovrebbe essere un orgoglio aver avuto ben due ‘prepositi generali’ dell’Ordine dei chierici regolari poveri della Madre di Dio delle scuole pie (questo il nome ufficiale degli Scolopi). «La piccola comunità turese – ha ricordato P. Martino – è stata capace di dare all’Ordine delle Scuole Pie due padri generali: uno nella seconda metà del 1600, il padre Gregorio Bornò, un uomo veramente di governo, capace di aprire collegi fino in Ungheria; l’altro, sul finire del 1700 e fino al 1828, cioè padre Vincenzo Maria D’Addiego. Questa vostra piccola città è stata capace di esprimere due personalità di rilievo europeo, come anche belle testimonianze cristiane, come il ‘venerabile’ padre Vito Antonio Colapinto e il ‘servo di Dio’ padre Franzini. Di questo passato rilevante dovete sentirvi orgogliosi, gelosi e farne una base di sviluppo».
Padre Martino si è soffermato ovviamente anche sulla tela dell’Apparizione. «Io non voglio deludervi, ma nella documentazione è registrato che la Madonna sia apparsa a San Giuseppe Calasanzio soltanto tre giorni prima di morire (aveva 91 anni): – Mi ha detto la Madonna che fra tre giorni vi lascio in pace, diceva a chi lo andava a trovare. Se vedete, nel quadro San Giuseppe Calasanzio non ha l’aureola, non ha nemmeno la luce dietro la testa, si vede bene che il dipinto lo hanno realizzato prima che fosse dichiarato santo (16 luglio 1767, ndr). In tutte le chiese calasanziane c’è sempre questo tipo di quadro con San Giuseppe Calasanzio raffigurato con i bambini e con la Madonna, ma solo per sottolineare la devozione del Calasanzio verso la Madonna, ma soprattutto per dire che ai nostri bambini, nei primi anni, dobbiamo dare l’educazione del cuore, le buone impressioni, non l’alfabeto, il far di conto ma le buone impressioni, perché quelle rimarranno registrate ed è sicuro che tutto il corso della loro vita sarà felice. Questo da sempre è il primo punto della nostra regola».
Quindi, in realtà, il tema della tela appena restituita non è una ‘miracolosa’ apparizione della Vergine a Santo, ma un omaggio degli Scolopi a Maria. «Calasanzio – dice infatti P. Gaudiuso – sempre con una mano prende i bambini e con l’altra indica la mamma, indica la Madonna, la quale a sua volta non è mai la Madonna sola, con lei c’è anche un Bambino in braccio. Per cui la prima insegnante, la prima educatrice delle persone è lei, la Madre di Gesù. Questo vuole indicare il quadro. Chi è stato nelle nostre scuole sa che Maria l’abbiamo sempre sostenuta e il rapporto con la Madre di Gesù l’abbiamo sempre portato come esemplare».
La dott.ssa Rosanna Guglielmo, restauratrice di lunga e apprezzata esperienza, è entrata nello specifico del lavoro di sua competenza: «Il dipinto della Madonna con il Bambino e San Giuseppe Calasanzio è la copia di un quadro presente a Napoli, opera probabilmente di PaoloDe Matteis o della sua Scuola. A differenza di quel quadro, però, qui c’è una figura in più alle spalle di Calasanzio: un giovane con fare benedicente che si appoggia a un mobile, forse un tavolino, su cui è iscritta la data 1749 parzialmente coperta dalla cornice dorata; ci sono anche due sigle, una A o una N, che potrebbe essere non una firma ma un riferimento agli Scolopi». Quel giovane ‘benedicente’, dunque, non può che essere il committente dell’opera, forse un giovane esponente di una famiglia benestante turese, il quale ad un anno dalla beatificazione di Calasanzio, avvenuta il 18 agosto 1748, volle rendergli omaggio donando un quadro per ornare l’altare in onore del fondatore delle Scuole Pie, innalzato dove in origine era la tela del “Compianto sul Cristo Morto” (contenente il ritratto del benefattore Santo Cavallo), che per far spazio venne spostata dov’è ancora oggi.
«La tela – ha spiegato la Guglielmo – si presentava in un pessimo stato di conservazione, aveva degli strappi, la superficie era molto scura e la cornice era tarlata. Il primo intervento, quindi, è stato quello di procedere alla messa in sicurezza degli strappi e delle cadute di colore, poi si è proceduto al consolidamento di tutta la pellicola pittorica, ripulita in seguito dalla vernice apposta in un precedente restauro. In questa fase ci siamo accorti che tutta la parte superiore sinistra del quadro, ovvero il volto della Vergine e i tre angeli superiori, sono il frutto di una ridipintura. Probabilmente, nell’altro restauro, è stato necessario ridipingere queste parti anatomiche perché erano andate perdute ed è stato faticosissimo cercare di salvare questa ridipintura perché si scioglieva con qualsiasi solvente da noi usato. Questa, ed altre problematiche, hanno reso il restauro molto difficoltoso e più lungo del previsto; alla fine delle tribolazioni però siamo riusciti, con l’aiuto delle Soprintendenza, a ottenere un restauro dignitoso e la figura della Vergine e anche del Santo ora emergono in maniera più luminosa».
Il Sindaco De Tomaso è intervenuto sottolinenado due aspetti: 1) lo svelamento del bellissimo dipinto «reso possibile grazie al mecenatismo della famiglia Dell’Aera-Arrè: una grande lezione di come si fa cultura, di come anche una famiglia, un privato, può intervenire laddove il pubblico non ha le risorse o la possibilità di intervenire per ridare alla cittadinanza, un dipinto di questa portata». 2) l’opera degli Scolopi in Europa è stato una sorta di miracolo e a Turi sono stati un punto di riferimento fondamentale. «E bisogna dare atto – ha detto – a Don Vito di aver fatto una grande opera di rivisitazione, di riconsiderazione, di recupero di tutta quell’esperienza educativa che ci ricorda l’importanza dello studio, l’importanza dell’istruzione diffusa». Infine P. Martino Gaudiuso, ha ripreso la parola perrivelare di aver portatoin dono al Sindaco la copia stampata di un documento che riguarda i due procuratori delle Scuole Pie inviati a Turi da Roma per aprire la scuola: padre Giuseppe Politi, un calabrese che aveva fatto per tredici anni il medico a Pieve di Cento, il quale appena ordinato sacerdote venne spedito dal Calasanzio a Turi in quanto uomo con un’esperienza concreta, fattiva. A lui si affiancò un fratello laico, Marco Antonio Corcioni, capacissimo anche lui. In una lettera che questo fratello, nel 1648, scrive a Calasanzio, gli manda a dire tra l’altro di aver inaugurato il quadro fatto fare con San Domenico, Sant’Antonio, Angeli e Madonna. Quindi abbiamo testimonianza diretta che la tela dell’altare maggiore è del 1648, pur rimanendo ancora anonimo il pittore che la realizzò tenendo fede a un devoto desiderio del benefattore Santo Cavallo.
Ci sono luoghi che hanno bisogno di essere raccontati. Luoghi che custodiscono memorie, tradizioni e identità, e che chiedono soltanto di essere riscoperti con occhi nuovi. TuriBorgoAntico nasce proprio da questa esigenza, con l’ambizione di dare voce al cuore storico di Turi, celebrarne la bellezza e trasformare il Borgo in un punto di riferimento vivo e dinamico, capace di attrarre e unire.
Il progetto porta la firma di Graf S.r.l., startup innovativa impegnata nel marketing territoriale, guidata dalla visione della sua CEO Francesca Colombo. È stata lei a immaginare per prima un futuro digitale e organizzativo per il Borgo Antico di Turi, trovando il sostegno dei suoi soci che hanno creduto nel valore di questa sfida e hanno deciso di investire risorse, energie e competenze in un progetto condiviso.
Alla visione iniziale si è unita la collaborazione di Miriam Valentini, oggi Destination Manager di TuriBorgoAntico. Dopo dieci anni di esperienza internazionale nella gestione di relazioni, eventi e progetti, ha scelto di tornare a Turi per mettere le sue competenze al servizio della comunità e contribuire alla crescita del territorio.
Il risultato è un progetto che prende forma da un’idea chiara: creare un unico spazio digitale e organizzativo dove storia, cultura, gastronomia, artigianato ed eventi possano dialogare e crescere insieme. Il portale turiborgoantico.com diventa così la porta d’ingresso a questo mondo: uno strumento innovativo, pensato per cittadini, turisti e strutture locali, che raccoglie tutto ciò che Turi ha da offrire e lo racconta con autenticità e positività.
Ma TuriBorgoAntico non è soltanto un portale. È la DMO (Destination Management Organization) ufficiale del Comune di Turi: un organismo che ha la responsabilità di coordinare, pianificare e promuovere il territorio. La DMO rappresenta un passo decisivo per la comunità: mette in rete associazioni, istituzioni, strutture ricettive e operatori locali, favorendo la collaborazione e dando vita a un unico grande progetto condiviso. In questo modo, Turi può finalmente presentarsi al mondo come una destinazione integrata, coerente e competitiva.
Il portale e la DMO diventano quindi il motore di un più ampio progetto di valorizzazione: promuovere la storia e le bellezze del borgo, dalla Grotta di Sant’Oronzo al Carro Trionfale, alle chiese, le masserie, gli eventi del territorio, sostenere il turismo esperienziale e di qualità, rafforzare l’identità locale e offrire nuove opportunità a chi vive e lavora a Turi.
Con TuriBorgoAntico, Turi non solo racconta il suo passato, ma costruisce il suo futuro. Un futuro fatto di visione imprenditoriale, collaborazione e condivisione, capace di portare il nome del borgo ben oltre i suoi confini.
Oggi nel portale mancano ancora gli eventi: il dialogo con le associazioni è appena iniziato e la strategia non è quella di presentare soltanto gli ultimi appuntamenti del 2025, ma di guardare avanti. L’obiettivo è costruire con largo anticipo la programmazione 2026 e arrivare al BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano (febbraio 2026) con un calendario strutturato e coinvolgente, da mettere a disposizione dei B&B e dell’intero territorio per accogliere i visitatori in modo organizzato.
Il lavoro è ancora lungo: ad oggi è stata presentata solo una parte dell’offerta. Nei prossimi mesi l’impegno sarà quello di completare la pubblicazione dei contenuti di chiunque abbia qualcosa da offrire a un visitatore.
Nell’autunno i protagonisti diventeranno i B&B, che Graf S.r.l. intende incontrare per formalizzare tariffe condivise da portare ai tavoli di contrattazione turistica. L’obiettivo è costruire un’offerta che copra l’intero anno, e non solo i mesi estivi. Un B&B da solo non ha la forza contrattuale per incidere sul mercato: una camera non fa mercato. Ma organizzati insieme – come un vero e proprio albergo diffuso nel Borgo Antico – i gestori potranno proporre un’offerta competitiva e attrattiva, capace di trasformare Turi da semplice luogo di passaggio a destinazione protagonista.
Sempre in autunno prenderà il via la costruzione dell’identità social di TuriBorgoAntico, un progetto pensato per raccontare le bellezze del borgo e farle vivere virtualmente al mondo. Attraverso immagini, storie e contenuti coinvolgenti, i viaggiatori potranno sognare Turi, accendere il desiderio di visitarla dal vivo, assaporarne i profumi e i sapori, e camminare per le sue strade immerse sotto un cielo azzurro straordinario.
Fiore all’occhiello sarà poi l’offerta religiosa legata aSant’Oronzo: dalla Grotta al “Cappellone”, la chiesa a sua protezione, dal Carro trionfale alla Festa Grande, fino alla Chiesa Madre con l’effigie e la reliquia del Santo. Una sezione fondamentale del sito, oggi in fase di studio, sarà dedicata a questo patrimonio spirituale, con l’obiettivo di proporlo ai visitatori online in maniera appassionante e dal vivo in modo organizzato. Questo percorso sarà sviluppato in collaborazione con la sezione “A. Pedrizzi” dei Bersaglieri di Turi.
«Avevamo promesso al Comune di accendere un riflettore su Turi nel più breve tempo possibile – spiega Francesca Colombo – e dal 4 agosto al 4 settembre abbiamo lavorato senza sosta, sfidando il ritmo lento dell’estate, per dimostrare professionalità, passione e quella forza di volontà che costituiscono il nostro DNA. Il cuore del progetto è il dialogo con i protagonisti del territorio, vere e proprie perle preziose di un’unica collana. Incontro dopo incontro stiamo scoprendo una comunità straordinaria: i turesi sanno fare molto, e sanno farlo bene».
Il ruolo di Graf, sottolinea Colombo, è proprio quello di connettere i tasselli, raccogliere queste eccellenze e portarle ai tavoli di contrattazione. L’obiettivo è garantire una visibilità capace di coinvolgere il mercato B2C, insieme a un’offerta concreta e strutturata in grado di attrarre il turismo attraverso il canale B2B.
La sfida è ambiziosa, ma quando un progetto nasce per il bene e il futuro di una comunità i risultati non tardano ad arrivare. Perché quando è un’intera comunità a sognare insieme, i sogni iniziano davvero a trasformarsi in realtà.
Un sentito ringraziamento va al Comune di Turi per la fiducia dimostrata, nella persona del Sindaco Dott. Giuseppe De Tomaso, degli Assessori e di tutti i Consiglieri, in particolare al Consigliere al turismo Dott.ssa Daniela Di Bello, che hanno creduto fin da subito nel valore del progetto. Un ringraziamento speciale anche ai partner che hanno già deciso di accompagnarci in questa avventura: Casa Vinicola Coppi, Masseria Torrelunga, Frantoio Biologico San Domenico, Cantina dei Fragni, l’Associazione Il Viandante e TurPuglia, i primi a sostenere e accogliere con entusiasmo TuriBorgoAntico.
Comunicato Stampa Graf Srl
Didascalie foto: 1) Una veduta del Centro Storico di Turi – foto Giovanni Palmisano; 2) Il logo di TuriBorgoAntico; 3) La delegazione turese alla BIT – Milano (da sinistra): Lilli Susca (assessore), Daniela Di Bello (Consigliere delegato); Teresa De Carolis (assessore-vicesindaco); Giuseppe De Tomaso (Sindaco); Francesca Colombo (CEO Graf Srl).
Ora è ufficiale: la Xylella fastidiosa è arrivata anche a Turi, anzi ha addirittura superato Turi diffondendosi dappertutto nella Città Metropolitana di Bari ed anche nella BAT. A rendere nota la notizia a ‘il paese’ è Nicola Catalano, dottore agronomo, funzionario della Regione Puglia che ci ha mostrato un atto ufficiale firmato, ognuno per la sua parte, dai dirigenti regionali di settore: Gianvito Ragone, Francesco Palmisano, Salvatore Infantino. “La situazione è seria” – ci dice preoccupato il dott. Catalano – e aggiunge, riferendosi a Turi “noi non siamo pronti però”.
Il 16 giugno, con Determina Dirigenziale n. 105 del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale – Sezione Osservatorio Fitosanitario, la Regione Puglia ha emanato misure “fitosanitarie di lotta al vettore nell’ambito del piano per il contrasto ed il controllo della Xylella fastisiosa”. Dai dati del monitoraggio, infatti, “è stata rilevata la presenza degli stadi adulti del vettore di Xylella fastidiosa sulle colture ospiti principali nei seguenti Comuni delle aree delimitate: Acquaviva delle Fonti, Bari, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Martina Franca, Massafra, Minervino Murge, Mola di Bari, Mottola, Noicattaro, Santeramo in Colle, Triggiano, Turi, Valenzano”.
Il provvedimento, richiamando quanto stabilito dalla Unione Europea e dalla Regione stessa per prevenire e contrastare la pericolosa diffusione della Xylella, ha ritenuto necessario “di dover applicare obbligatoriamente – si legge ancora nell’atto dirigenziale – le misure di lotta allo stadio adulto del vettore” nei Comuni in cui ne è stata accertata la presenza.
LOGO REGIONE PUGLIA
Il piano di azione fa “obbligo di eseguire il trattamento insetticida sulle colture olivo e mandorlo nel Comune di Turi, Santeramo Mottola, Mola, Minervino. Massafra, Martina, Gioia, Cassano e Acquaviva”, mentre per i Comuni di “Bari, Noicattaro, Triggiano e Valenzano” si deve aggiungere anche la vite. “Non vige l’obbligo di intervento insetticida – invece – su altre colture in quanto non sono presenti prodotti autorizzarti”. Il trattamento, dice la determina, “dovrà essere eseguito entro e non oltre il 30 giugno 2025”.
La determina n. 105 stabilisce inoltre le sostanze attive da impiegare, anche in agricoltura biologica, contro Philaenus spumarius, distinte per coltura. Per l’olivo – Acetamiprid, Silicato di alluminio/caolino, Cyantraniliprole, Deltametrina. Per il mandorlo – Deltametrina, Silicato di alluminio/caolino.
Infine, si raccomanda di non eseguire il trattamento su: piante secche, nei parchi e giardini, in aree urbane, nella macchia mediterranea, in boschi e pinete, nelle aree protette.
I dati e le informazioni relative al monitoraggio dei vettori sono pubblicate sul sito istituzionale www.emergenzaxylella.it
Il Maestro Francesco Valentini, non è più tra noi. È tornato alla casa del Padre nella giornata dello scorso 7 di maggio, con le sue esequie celebrate il giorno seguente, poche ore dopo la Solenne recita della Supplica alla Vergine SS. del Rosario di Pompei, a cui l’artista era particolarmente devoto.
Con la scomparsa del Maestro, l’intera comunità cittadina turese perde un’indiscutibile figura nel mondo dell’arte giunta troppo tardi sui grandi palcoscenici mediatici ma ancora da molti suoi compaesani sconosciuta. Per tutta la sua vita, l’artista ha vissuto un suo proprio dissidio interiore tra quello che era costretto a fare per vivere e mantenere la sua famiglia, e ciò che in cuor suo avrebbe voluto fare.
Solo col raggiungimento dell’età pensionabile, l’Uomo Francesco Valentini ha potuto finalmente dar libero sfogo alle proprie pulsioni artistiche troppo a lungo represse, combattendo il pregiudizio, lo scherno, la voluta sottovalutazione del suo estro artistico innato, da parte di diversi suoi paesani, anche addetti ai lavori, incapaci di comprendere un fatto elementare: o si nasce col dono innato dell’estro artistico, o non vi può essere preparazione Accademica che tenga, in grado di costruirne uno. Certo la preparazione Accademica sommata all’innato estro possono portare alla realizzazione di autentici capolavori, ma vanno sempre considerate quelle che sono le situazioni di partenza, che nel caso di Valentini vedevano la sua famiglia di provenienza, dedita al duro lavoro nei campi, sottovalutare in modo importante questa sua predisposizione creativa. Di lì la conseguenza non poteva che essere l’accantonamento pubblico di questo estro per dar spazio ad una vita dura da imprenditore agricolo con cui fino all’età pensionabile ha provveduto alla crescita sociale ed economica della sua famiglia. Al Maestro Valentini, però oltre all’innato estro artistico, va riconosciuta una strenua tenacia, e ferrea forza di volontà nel non abbandonare definitivamente l’esercizio della sua manualità, continuativamente esercitata per sessant’anni furtivamente agli occhi indiscreti, sulla viva roccia calcarea di un suo podere in contrada “la Cavallarizza”.
In questo che vuol essere un semplice e momentaneo saluto al Maestro, riporto Voi tutti indietro nel tempo alla giornata del 27 ottobre 2024 quando presso la sua dimora ho avuto il grandissimo piacere di esaudire insieme agli amici dell’Associazione “Il Viandante”, dell’ Associazione Culturale “Accademia Italia in Arte nel Mondo” ed altri volenterosi Amici, un suo desiderio: quello di presentare alla presenza del Sindaco di Turi Giuseppe De Tomaso, dell’Assessore alla Cultura dott.ssa Teresa De Carolis e di un affollatissimo parterre di turesi e giornalisti curiosi, la sua ultima grande opera in marmo di Carrara, alta 3 metri circa x 1,50 di larghezza, realizzata in due anni intensi di lavoro e ribattezzata dallo stesso la “Venere Valentini”.
<<Lo scultore, che fino ad oggi aveva riprodotto in marmo le opere classiche dei grandi autori del passato contestualizzandole nella loro teatralità classica – vedesi ad esempio la monumentale realizzazione del “Ratto di Proserpina” – questa volta si è spinto ben oltre, estraendo la “Venere” dal contesto figurale del Botticelli e affidandole un diverso messaggio ricco di simbologia. L’abile Artista, dando sfogo alle proprie capacità interpretative, come il Sandro Botticelli nella sua opera, ha interpretato il concetto di bellezza e armonia pur concedendo, come gli artisti in età Umanistica, qualche difetto in ambito prettamente anatomico, particolari sacrificati sull’altare dell’armonia. Così come il grande maestro fiorentino, anche l’opera di Valentini mostra un collo leggermente più lungo del dovuto ma funzionale alla resa estetica della slanciata e folta capigliatura mossa dal vento.
Nella posa della Dea, il modello a cui il nostro Scultore attinge è quello ellenistico della ‘Venus pudica’ in atteggiamento di ricoprirsi con le braccia il seno e il basso ventre. Se il Maestro fiorentino per il suo “Approdo di Venere sull’isola di Cipro” è ispirato dal Poliziano, riscopritore dei testi classici di Ovidio, Esiodo e Lucrezio, raffigurando la Venere che avanza leggera su una conchiglia lungo la superficie del mare increspata dalle onde, sospinta e riscaldata dal soffio di Zefiro, mostrandola in tutta la sua grazia e ineguagliabile bellezza, in quella del Valentini, invece, la fanciulla assume una valenza cristiana che trova il proprio sentire nella lezione di vita acquisita dal Maestro. Lo scultore, per forza di cose, deve di necessità far virtù in un’arte nella quale nulla si può aggiungere ma in cui tutto si deve togliere che sia superfluo, senza possibilità alcuna di ritornar sui propri passi. Ecco quindi che nella propria continua ricerca estetica, scolpendo e levigando tra l’estasi e il tormento del proprio spasmo creativo per ben due anni, Valentini raffigura a tutto tondo una fanciulla che avanza su di una conchiglia sospinta da quattro delfini in coppie simmetriche a comporre un basamento, al di sopra del quale si apre la conchiglia bivalve che mostra all’osservatore una figura slanciata il cui equilibrio statico è assicurato da due importanti soluzioni tecniche: la perla posta sotto il calcagno destro della stessa e un altro delfino che ne sorregge il peso.
Con l’introduzione di questi due escamotage tecnici dall’altissima natura realizzativa, si evince il nuovo simbolico significato dato dall’Artista all’intera opera. Infatti, se nella “Venere” rinascimentale la nudità della dea non rappresenta per i contemporanei dell’epoca una pagana esaltazione della bellezza femminile, ma piuttosto il concetto di Humanitas intesa come bellezza spirituale, nell’opera del Maestro turese la fanciulla rappresenta la purezza, la semplicità e la nobiltà dell’animo cristiano all’atto della creazione in cui il movimento della folta capigliatura, a differenza del quadro fiorentino, è dato dall’alito di Vita che promana da Dio Padre Creatore. L’Uomo difatti, secondo S. Giovanni Crisostomo, sarebbe la più grande figura vivente, “la più preziosa agli occhi di Dio dell’intera creazione”, dotato di un corpo che lo rende partecipe della dignità di immagine di Dio, e di un’anima, cioè di un principio spirituale, destinata a diventare il Tempio dello Spirito Santo.
Analizzando gli altri simboli presenti nella scultura valentiniana, troviamo nella conchiglia il simbolo cristiano che indica il pellegrinaggio umano nella vita terrena improntato alla purificazione spirituale in vista del gran giudizio finale, ma anche quella purificazione proveniente per i neo-battezzati nella Fede cristiana, come confermato dall’utilizzo massiccio di questo simbolo sulle acquasantiere e fonti battesimali. Il Delfino raffigurato solo, invece, rappresenterebbe Gesù Cristo nella sua funzione di Amico per eccellenza, di colui che da speranza e conduce alle rive più sicure del cielo e della salvezza eterna, simbolo spesso utilizzato nelle catacombe paleocristiane. La perla, nella perfezione della sua forma sferica e della sua superficie illuminata e sfuggente ad uno sguardo complessivo, secondo gli scritti di Sant’Efrem il Siro, racchiuderebbe proprio il Mistero di Cristo, a partire dalla sua incarnazione in un corpo fisico, come la perla stessa in un’ostrica, proseguendo con la sua Passione e Morte – la perla è frutto di una ferita dolorosa che l’ostrica subisce a causa di un corpo estraneo – momento in cui il Cristo, perdonando l’animo umano corrotto, lo lavò col proprio sangue rendendolo nuovamente innocente, puro, pieno di fede e saggezza.
In definitiva l’ultra ottuagenario artista, muovendosi controcorrente in un’epoca che sembra aver perso nuovamente la bussola, lancia un forte e significativo messaggio, al di fuori degli attuali condizionamenti sociali e di quelli stringenti accademicamente parlando, affinché l’Umanità prevalga sulla bestialità corruttiva del mondo odierno.>>
A breve, col Maestro Valentini, avremmo in questo mese di maggio realizzato una mostra presso Palazzo Cozzolongo-Turi, con evento inaugurale nella giornata di venerdì 16 Maggio. I suoi occhi fino a lunedì scorso quando ci siamo visti per approntare gli ultimi dettagli erano raggianti di gioia per questa nuova possibilità di mostrare le sue creazioni ai paesani affinché potessero godere di cotanta bellezza ed apprezzarne la maestria. Con la tua improvvisa dipartita, puoi stare tranquillo che in accordo con la Tua Famiglia, porteremo avanti il tuo desiderio di far conoscere il tuo talento innato, le tue opere, la tua passione in quello che facevi e l‘immenso Amore per l’Arte che ha letteralmente pervaso ed accompagnato la tua intera Esistenza.
La cittadinanza di Turi è invitata il giorno venerdì 16 Maggio 2025, alle ore 19;00 presso Palazzo Cozzolongo per l’Inaugurazione della Mostra dal titolo: “La scultura oltre la materia. Il percorso di Francesco Valentini”
Quando i nostri antenati affilarono delle pietre di selce per costruire dei coltelli, li usarono sia per tagliare il pellame per i vestiti sia per uccidersi gli uni gli altri. Lo stesso si potrebbe dire di altre tecnologie molto più avanzate, quali l’energia prodotta dalla fusione degli atomi come avviene sul Sole, che potrebbe essere utilizzata certamente per produrre energia pulita e rinnovabile ma anche per ridurre il nostro pianeta in un cumulo di cenere.
Papa Francesco al G7 di Fasano dello scorso anno fu molto chiaro a proposito dell’Intelligenza Artificiale, sottolineando la necessità di “uno sviluppo etico degli algoritmi in cui siano i valori a orientare i percorsi delle nuove tecnologie”. Parole chiare quelle del Pontefice di felice memoria, che mettono in guardia senza tuttavia condannare il progresso tecnologico; parole che invitano ad essere attenti ma non oppositori tout court della svolta epocale che si annuncia ma che in realtà è già in atto. Papa Francesco ci indica la via per fugare i dubbi, legittimi, dell’uso che se ne farà dell’intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale è e deve rimanere uno strumento nelle mani dell’uomo”.
C’è già tra noi – su WhatsApp, ad esempio, dove da un po’ di mesi è comparso un cerchietto azzurro – ma in pochi sanno cos’è in realtà l’IA; in pochi hanno già in mano strumenti cognitivi utili ad accettare consapevolmente questa nuova rivoluzione tecnologica. Ed ecco che, convegni come quello promosso dall’Amministrazione comunale di Turi e curato in special modo dal consigliere delegato all’Innovazione Tecnologica Sergio Spinelli, può considerarsi un’iniziativa lodevole, una ‘prima volta’ di un argomento che per la stragrande maggioranza della ‘boomer generation’, presente in sala in gran numero, risulta ostico, mentre è già pane quotidiano per i nativi digitali.
Il convegno si è svolto il 6 maggio presso l’Auditorium comunale ed ha avuto per tema appunto “L’Intelligenza Artificiale al servizio della Pubblica Amministrazione”,cioè si è parlato diun segmento di un’innovazione di più vasta portata avviata concretamente nel 2022 con il lancio della prima versione di ChatGPT. E subito, dopo il saluto dell’ideatore Spinelli, l’argomento è entrato nel concreto delle problematiche, ben cucito dalla moderatrice Ilenia Dell’Aera che non si è limitata a dare la parola ad uno e all’altro relatore – tutti altamente qualificati – ma è stata essa stessa ‘relatrice’ con introduzioni ben strutturate e illustrate alle domande poste agli illustri ospiti sugli aspetti dell’IA più vicini alla vita della gente.
Il Sindaco Giuseppe De Tomaso, nel suo saluto, ha paragonato l’IA, citando la Bibbia, ad una “nuova Genesi” definendola “rivoluzione delle rivoluzioni i cui benefici già appaiono evidenti per la pubblica amministrazione e la sanità”,sottolineandone tuttavia i ‘pro’ dell’era algoritmica (l’aiuto concreto alle nostre attività quotidiane e alle procedure dell’amministrazione pubblica) ma anche i ‘contro’ (l’eccessivo accumulo di informazioni sensibili in poche mani, che potrebbe scatenare guerre di potere). Turi, tuttavia, accetta la sfida perché il futuro non può che essere migliore del presente. Turi, dice il Sindaco, “si vuole far trovare preparata ad accogliere la sfida” aderendo alle sperimentazioni avviate dalla Regione Puglia per l’ammodernamento digitale dell’apparato amministrativo.
Poi la parola è passata a chi l’Intelligenza Artificiale la crea, l’analizza, la utilizza, la sperimenta giorno per giorno. L’Ing. Cosimo Elefante, direttore del Dipartimento Transizione Digitale della Regione Puglia – Centro Competenza Regionale AI nella PA, ha spiegato i meccanismi dell’IA, una tecnologia che accumulando e rielaborando miliardi di dati pescati principalmente dalla rete è in grado di produrre immagini, testi, soluzioni rapidamente e meglio dell’intelligenza naturale. Dati pescati in rete che, tuttavia, nelle chat generaliste non sono certificate al 100% e possono generare risultati scorretti. Quindi, dice l’ing. Elefante, l’IA va addestrata, nutrita di dati seri, verificati, certificati, va legittimata, ma di essa non possiamo più fare a meno perché è una scelta fatta, è una tecnologia che è già tra noi. E la Regione Puglia si va attrezzando con una normativa ad hoc per utilizzarla al meglio, sperimentando insieme ad altre Regioni italiane azioni concrete che possano dare risposte nel più breve tempo possibile.
L’Assessore regionale al Bilancio, Avv. Fabiano Amati, ha stigmatizzato, con una buona dose di ironia, coloro che ‘a prescindere’ hanno paura del nuovo che avanza, annunciando invece con entusiasmo che nei laboratori dell’Università di Bari è nato il primo ed unico modello di intelligenza artificiale in lingua italiana che di nome fa LLaMAntino. Un chatbot pubblico che è un “piccolo tesoro algoritmico” affidabile, rassicurante perché coniuga metodo e sintassi ed è gestita da una comunità scientifica, quella dell’UniBa, pubblica, aperta, controllata e trasparente che potrà spiegare ai cittadini, ad esempio nel campo sanitario, referti, diagnosi, terapie, usando parole mirate e rassicuranti. LLaMAntino sarà, assicura l’Assessore con orgoglio pugliese, uno strumento tecnologico, un modello matematico trasparente, una factory IA al servizio dei cittadini e non di potentati fuori controllo che possono mettere in pericolo la convivenza democratica. Per l’avv. Fabiani l’Intelligenza Artificiale non mette in pericolo l’Umanità, l’Umanesimo di cui la Cultura occidentale si nutre, anzi l’aiuta a dare risposte più giuste, più neutre, non condizionate “dall’amigdala”, cioè dall’irrazionalità, dall’emotività, dalle paure e dall’ansia di chi è chiamato a prendere decisioni.
L’Avv. Claudio Caldarola, presidente del GP4AI – Global Professionals for Artificial Intelligence aps-ets, ha parlato di ciò che l’Italia e l’Europa stanno facendo per creare proprie factory ‘certificate’, cioè centri di rielaborazione delle informazioni sotto lo stretto controllo dei Paesi europei, e questo non potrà che rivoluzionare anche il nostro tempo del lavoro, riducendo, ad esempio, le giornate lavorative. L’IA nella Pubblica Amministrazione non deve tuttavia esseresinonimo di ‘automatizzato’ ma di ‘aumentato’, tanto è vero che oggi già si parla di IA Aumentata. Automatizzare significa privare l’uomo di ogni forma di controllo, mentre ‘aumentare’ significa aiutare l’uomo ad accrescere le proprie capacità. Ma è fondamentale che i dati siano elaborati nella maniera più sicura possibile, più attendibile possibile e per questo è necessaria una puntuale e seria regolamentazione dell’IA: un argine normativo ai rischi insiti in questa tecnologia che l’Europa sta già mettendo in campo ponendo al centro i bisogni dell’uomo e non l’innovazione ‘costi quel che costi’.
L’Avv. Prof. Luigi Viola, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha preso subito le distanze dalle cosiddette IA ‘generaliste’ che, essendo addestrate con materiali presi on line, pongono un enorme problema in termini di qualità delle risposte. La genericità delle fonti elaborate in queste factory senza filtri, infatti, non prendono in considerazione la specificità della materia posta alla loro attenzione ma pescano alla cieca trattando allo stesso livello una ricetta di cucina e una questione giuridica o medica, tanto per fare degli esempi. E questo, per il prof. Viola, è inaccettabile in primo luogo in un campo molto delicato come quello del Diritto. Le IA ‘verticalizzate’, invece, risultano più consone perché nutrite da staff di giuristi, cioè gente qualificata che sa distinguere le fonti in base ad una gerarchia di valore, che non mette sullo stesso piano l’interpretazione fatta da un articolo di giornale, la ‘Gazzetta Ufficiale’ o una rivista scientifica. Quindi risulta fondamentale addestrare nel modo migliore l’Intelligenza Artificiale affinché la Pubblica Amministrazione possa trarne benefici, escludendo tuttavia a priori i ‘settori valoriali’ perché l’intelligenza artificiale fa fatica a comprendere i valori umani, mentre è fenomenale, ad esempio, nel settore bancario. Insomma, Matematica e Diritto sono due cose differenti, non ce la fanno a coesistere. L’IA è un sistema statistico-probabilistico e non deterministico, questo può generare discriminazioni e dunque, in ultima analisi, la Legge non può essere interpretata da modelli matematici.
Infine, Michelangelo Lerede, giovanissimo ingegnere turese presso l’AngelStar srl – azienda pugliese ad alta tecnologia – con l’aiuto di slide ha chiuso brillantemente la serata ribadendo, con esempi pratici, riferiti anche alla sua esperienza professionale, i vantaggi dell’IA nei settori della Pubblica Amministrazione. Ma questa tecnologia avanzata potrà davvero portare estese e benefiche trasformazioni solo se si riuscirà a coniugare in un giusto equilibrio innovazione ed etica. L’Uomo deve poter rimanere al centro di tutto.
Giovanni Lerede
Ps. Le foto del convegno sono tratte dalla pagina FB di Fabiano Amati
La CGIL, l’Osservatorio Regionale sui Neofascismi e l’antifascismo di Puglia si sono incontrati a Turi il 15 di aprile per rendere omaggio, con qualche giorno d’anticipo, all’80° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo. A Turi perché qui due figure emblematiche della lotta per la libertà, Antonio Gramsci e Sandro Pertini, sono stati rinchiusi dal fascismo nello storico carcere. E nel nome dell’antifascismo e dei due grandi personaggi della storia del Novecento, il Sindaco Giuseppe De Tomaso ha ribadito un obiettivo importante della sua Amministrazione: candidare Turi quale “capitale della cultura nel nome di Gramsci e Pertini”, facendone un punto di riferimento nazionale dell’antifascismo. La segretaria generale della CGIL Puglia Gigia Bucci, d’altro canto, ha rinforzato l’idea del Primo cittadino avanzando la proposta di inserire il carcere di Turi nel “patrimonio monumentale e culturale d’Italia”.
Nella prima mattinata, una delegazione ha potuto varcare la soglia dell’Istituto Penitenziario per rendere omaggio al busto di Pertini e salire, accompagnati dalla direttrice Nicoletta Siliberti, a visitare la cella di Gramsci, tenendo fede, ha detto la segretaria Bucci, “all’invito di Calamandrei ad andare in pellegrinaggio sui luoghi dove è nata la Costituzione, nelle carceri dove furono imprigionati i partigiani”. E a Turi, in questo grande massiccio ottocentesco nato per essere il nuovo convento delle Clarisse e poi trasformato in carcere, furono reclusi due grandi uomini, due intellettuali antifascisti dai destini differenti ma accomunati dalla lotta per la libertà. Nell’Auditorium di Largo Pozzi, poi, si è tenuto, davanti ad un numeroso pubblico, un dibattito dal titolo “Costituzione e Antifascismo. Dalla lotta alla Costituzione per un futuro di diritti”, confronto moderato da Stefano Milani, direttore del giornale online della CGIL ‘Collettiva.it’.
Nel primo intervento, Gigia Bucci ha sottolineato come l’antifascismo non va relegato nella storia ma deve essere attivo nel presente. La manifestazione di oggi, ha continuato, non è “uno stanco memoriale” ma l’impegno quotidiano della CGIL nella difesa della democraziaedella Costituzione, nella mobilitazione per un lavoro dignitoso, contro le derive autoritarie e a difesa dei diritti fondamentali come la salute e l’istruzione. La Costituzione si basa su un concetto di pace, ha detto, ma il nostro è un presente di guerra, di incertezza, “di una Destra che dalle istituzioni sta mettendo in discussione i fondamenti della nostra storia repubblicana”. La CGIL vuole essere soggetto attivo di una nuova resistenza a quella Destra che vuole manipolare la storia a suo piacimento, che non proclama mai di essere antifascista. “Ma la storia non si può cambiare”.
Il Sindaco De Tomaso, intervenendo, ha citato una celeberrima frase di Gramsci: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. Una citazione che mette in guardia sul presente: “La libertà non è mai stata così in pericolo come in questo momento”. Turi, ha aggiunto De Tomaso, vuole riconoscere la grandezza del pensiero di Gramsci con “un museo a lui che sia anche un centro studi sull’antifascismo”.
Lo storico Davide Conti ha definito la nostra Costituzione “un nuovo patto collettivo” tra le forze antifasciste, firmato dai Padri Costituenti dopo una guerra totale che ha coinvolto non solo gli eserciti ma anche i popoli. La Resistenza, ha detto Conti, è stato un movimento trasversale di uomini e donne di diverse estrazioni politiche e culturali, accomunati da un unico obiettivo: porre fine alla dittatura e cacciare l’invasore tedesco. La nostra Costituzione è antifascista e, in quanto tale, invisa alla Destra di governo che fa fatica ad accettarla. Essa è nata con un voto libero e universale ed ha come principi cardine la libertà, il lavoro e la sovranità del popolo.
Antonella Morga ha spiegato che l’Osservatorio regionale sui Neofascismi, di cui è la responsabile, è nato perché “abbiamo avvertito la pressione montante dei neofascismi”. Da qui l’idea di creare una rete che ha messo insieme CGIL ANPI ARCI e altri soggetti. Una sorta di organismo di controllo sui movimenti neofascisti, per far conoscere alle giovani generazioni il pericolo di un ritorno a quel passato. Parlando con una certa emozione della visita alla cella di Gramsci, ha detto che “i luoghi parlano il linguaggio della memoria di fatti, di lotte, di resistenze che non vanno dimenticati”. Figure resistenti come Gramsci e Pertini, i partigiani e le partigiane sono stati costruttori di pace, molto attuali nello scenario di guerra che stiamo vivendo. “Il nostro obiettivo – ha detto la Morga – è ricordare che le libertà conquistate non sono eterne, vanno difese senza mai arrendersi agli autocrati manipolatori della storia e delle coscienze”. Ricordando, in chiusura, una frase detta da Pertini durante la visita a Turi nel 1980: “Il fascismo non è un’opinione ma un crimine”. Pasquale Martino, responsabile dell’ANPI Puglia, ha rivolto un pensiero a Gramsci: “Visitare la sua cella è sempre un’emozione profonda. Essa è un luogo della memoria così scarno che riporta ogni volta all’inferno patito da Gramsci in un’Italia precipitata nel tunnel del fascismo trionfante. In questa situazione Gramsci, peraltro malato, fragile, in dissenso non solo con il regime ma anche con il suo partito, nell’isolamento totale pensa, elabora, scrive sull’Italia del suo tempo con grande lucidità e lungimiranza”. Poi un preoccupato avvertimento: le forze democratiche, allora come oggi, sembrano in ritirata. Serve, invece, un nuovo percorso costituente, una nuova unità delle forze politiche e culturali antifasciste tenendo come punto di riferimento imprescindibile la nostra Costituzione. Facendo riferimento ai referendum del prossimo giugno, relativi al mondo del lavoro, li ha definiti “una barriera” alle leggi palesemente anticostituzionali del Governo Meloni. Vittorio Ventura, coordinatore della ‘Rete della conoscenza’, ha parlato, invece, dell’importanza dei luoghi di formazione, cioè le scuole, le università, dove “i neofascisti sono bravi a camuffarsi, impegnati come sono a infilarsi nei luoghi dove i giovani si formano”. Lasciare loro il campo libero – ha detto – è rischioso, l’antifascismo deve essere attivo, presente a cominciare proprio dalle scuole e dalle università. “Gramsci è l’autore italiano più tradotto nel mondo, il suo pensiero va però riletto alla luce dell’oggi anche per permettere all’antifascismo di fare autocritica sulle proprie debolezze, come scriveva lo stesso Gramsci”. Bisogna chiedersi, ha detto Ventura, perché le giovani generazioni sono attratte dalla Destra. Tanti giovani abbandonano il Sud, ed è a queste generazioni che si deve parlare per poter aspirare ad un “antifascismo eterno”.
Tania Scacchetti, segretaria generale SPI-CGIL, infine, ha ammonito sulle derive del momento. “La nostra è una democrazia ancora fragile – ha detto – bisogna lavorare sulla memoria, c’è troppa indifferenza su ciò che sta accadendo… La gente comune vede la lotta di liberazione dal fascismo e dal nazismo come storia lontana e non fondante del presente”. Se Gramsci, Pertini, i partigiani sono stati antifascisti da morti, come essere oggi “antifascisti da vivi”, si è domandata? Si è antifascisti oggi se si è capaci di dare sostanza reale, concreta ai principi della Costituzione. Per raggiungere tale obiettivo bisogna riappropriarsi della politica, anche se dalla politica ci sentiamo traditi essendo venuto meno quel patto di costruzione sociale, di riequilibrio delle ricchezze che è la base per immaginare un futuro migliore per tutti. “Le celebrazioni, in tempi come questi – ha concluso la Segretaria nazionale SPI – devono contribuire a recuperare la partigianeria, la presa di posizione, per combattere l’indifferenza a cui sembriamo essere stati condannati”.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti” (Gramsci,1917).
Giovanni Lerede
Foto tratte dalla pagina facebook della CGIL Puglia
Alla BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano, edizione del 2025, uno degli eventi più importanti nel panorama del turismo internazionale, Turi dice: “Presente!”, rispondendo positivamente, insieme al Comune di Sammichele di Bari, all’invito di ARET – Agenzia Regionale del Turismo ‘PugliaPromozione’. L’invito ai due Comuni rientra nella progettualità di condivisione circa lo sviluppo e la promozione territoriale ai fini dell’attrattività turistica.
Durante la conferenza tenutasi martedì 11 febbraio alle ore 14.00, nello spazio dedicato alla Puglia, il Sindaco di Turi, Giuseppe De Tomaso e il Sindaco di Sammichele di Bari, Lorenzo Netti, si sono detti in linea sui principi di alleanza verso un percorso condiviso che rinuncia al vecchio approccio campanilistico e avvia una cooperazione sinergica, che vede l’unione delle forze e il far squadra impegnandosi nel raggiungere l’obiettivo di un territorio che risulti, nel complesso, attrattivo e competitivo sul mercato turistico valorizzando contemporaneamente il potenziale di ognuno.
L’occasione è stata proficua per entrambi i relatori per esporre le iniziative programmate nei rispettivi Comuni. Dopo l’intervento del Sindaco Netti, il nostro primo cittadino De Tomaso coadiuvato dalla presenza in sala dalle deleghe di riferimento istituzionale: Vice Sindaco e Assessore Teresa De Carolis, Assessore Pasqualina Susca e Consigliera Daniela Di Bello, ha esposto quelle che sono le azioni che l’Amministrazione intende mettere in campo per una Turi più attrattiva.
I punti di novità sono diversi, alcuni dei quali saranno avviati già nel 2025. Si evidenzia la decisa volontà dell’Amministrazione di portare avanti il progetto di valorizzazione dell’illustre politico-pensatore Antonio Gramsci non solo dal punto di vista culturale, ma anche strutturale, ovvero realizzando un museo ad egli dedicato e riqualificando l’intera area circostante la Casa di Reclusione. Un unicum che Turi ha nella sua storia e nel suo patrimonio e che deve essere colto, non solo per celebrarne la figura ma per intercettare il turismo storico-letterario di qualità con l’obiettivo ultimo di raggiungere il riconoscimento di ‘Turi Capitale della Cultura’, nel nome di Gramsci. La Cultura alla quale si fa riferimento non è solo quella artistica, che Turi possiede ampiamente, ma anche il pensiero di un illustre personaggio che nel periodo duro della Resistenza ha scritto gran parte dei suoi celebri ‘Quaderni’ proprio nel nostro Carcere.
Tra le priorità anche la riqualificazione del borgo antico, un patrimonio di bellezza nel quale l’Amministrazione De Tomaso crede molto, in quanto, come afferma De Tomaso, “…è il biglietto da visita di una città”. In tal senso gli Amministratori hanno deciso di sostenere con il patrocinio gratuito il progetto ‘TuriBorgoAntico (www.turiborgoantico.it)’, proposto da un’organizzazione privata rappresentata dalla dott.ssa Francesca Colombo, che mira a realizzare iniziative di coesione sociale per avviare buone prassi che vadano ad incentivare la cittadinanza in termini di accoglienza turistica e a valorizzare il centro storico, posizionandolo sotto una nuova luce, ponendo di conseguenza Turi come meta dei flussi turistici nazionali e internazionali.
In programma anche incontri e dibattiti su temi quali Cultura, Politica ed Economia, da svolgersi presso il nuovo Auditorium, alcuni dei quali inseriti nella rassegna ‘Lector in Fabula’ organizzata dalla Fondazione Di Vagno di Conversano con la quale l’Amministrazione ha deciso di collaborare.
Insieme a tutto questo vengono confermate le iniziative che già caratterizzano e valorizzano le peculiarità della nostra Turi rendendola meta di visitatori: 1) la Festa Patronale di Sant’Oronzo, tra le più grandi e sentite di Puglia, caratterizzata da un enorme trasporto di fede e una lunga tradizione; 2) le varie Sagre delle eccellenze turesi inserite nel filone turistico dell’enogastronomia, che a Turi fa la sua parte da leone richiamando gente anche da fuori dalla Puglia. L’Amministrazione comunale intende continuare ad investire nella promozione dei prodotti locali, delle maestre dolciarie con la faldacchea, della ciliegia Ferrovia, le percoche, i tronère e il vino. Per quanto riguarda la ciliegia, si prevedono anche iniziative immersive nelle campagne nel periodo che va dalla fioritura alla raccolta in un programma denominato: “Tempo delle Ciliegie”. Alla BIT è stato presentato il materiale informativo e un video su Turi e i suoi eventi, realizzato grazie alla collaborazione delle Associazioni del territorio che da anni si impegnano nelle attività di accoglienza e promozione del paese.
In conclusione, possiamo affermare che l’Amministrazione De Tomaso punta sul turismo di qualità intersecato con un percorso che amplifica il valore dell’enogastronomia d’eccellenza. Nel turismo dei piccoli borghi è importante sapersi identificare e Gramsci è un elemento di unicità e distinguibilità per Turi, a questo si aggiunge l’unicità del nostro patrimonio artistico, storico, enogastronomico, naturalistico, esperenziale. Il potenziale per offrire al turista un’ampia gamma di esperienze c’è e permetterebbe a Turi di essere un luogo attrattivo tutto l’anno. Come sottolineato nel progetto ‘TuriBorgoAntico’, non ci resta che dare il nostro contributo di cittadini a quella che è la visione di una Turi perla di cultura, eccellenze e bellezza.
Angelica De Tomaso
Didascalie foto: 1) Le delegazioni di Turi e Sammichele alla BIT nello stand di #WeAreinPuglia; 2) La delegazione turese; 3) Veduta del centro Storico di Turi dal campanile di Santa Chiara (foto Giovanni Palmisano).
Un nuovo progetto sta trasformando il cuore della Puglia, dando nuova vita al borgo storico di Turi. TuriBorgoAntico è l’iniziativa che mira a valorizzare il patrimonio culturale, storico ed enogastronomico di questo incantevole angolo della regione, rendendolo un polo turistico di eccellenza. Turi, una delle perle meno conosciute della Puglia, sta vivendo una vera e propria rinascita grazie a un piano ambizioso, promosso dalla Graf srl, specializzata in marketing territoriale e innovazione d’impresa. L’obiettivo è quello di trasformare il centro storico del paese in una meta di richiamo per visitatori, investitori e nuove attività commerciali, creando un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione. Passeggiando tra le stradine lastricate e gli angoli nascosti del Borgo, si percepisce l’atmosfera di un luogo che conserva intatta la sua autenticità. Il progetto punta a trasformare Turi in una destinazione di rilievo, unendo tradizione e innovazione. L’idea dell’albergo diffuso si inserisce perfettamente in questa visione, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva all’interno di dimore storiche sapientemente restaurate, dove la storia si fonde con il comfort moderno.
Non solo ospitalità, ma anche cultura ed eventi per riportare vitalità al centro storico. Turi punta a candidarsi come capitale della cultura nel nome di Antonio Gramsci, che proprio qui fu imprigionato e rifletté sul legame tra turismo e piccoli borghi. La partecipazione a rassegne culturali di prestigio, come Lector in Fabula, e l’organizzazione di eventi di qualità, dalle sagre dedicate alle specialità locali a iniziative artistiche e musicali, daranno nuova linfa alla vita cittadina.
L’enogastronomia sarà un elemento centrale di questa rinascita, con la valorizzazione di prodotti tipici come la ciliegia Ferrovia, la Faldacchea, il vino primitivo, il tronèere, le percoche e le prelibatezze locali. La sinergia con le realtà produttive del territorio consentirà di creare esperienze autentiche per i visitatori, che potranno scoprire i sapori unici della tradizione pugliese direttamente nei ristoranti e nelle botteghe di TuriBorgoBorgo.
Fondamentale per il successo di TuriBorgoAntico sarà la collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, il punto di partenza per una crescita sostenibile, che preservi l’identità del borgo e allo stesso tempo ne favorisca lo sviluppo economico.
Un aspetto cruciale del progetto riguarda il coinvolgimento attivo della comunità locale, con iniziative rivolte ai bambini e agli abitanti più maturi per riscoprire l’orgoglio di appartenere a Turi. Attraverso incontri, interviste e laboratori tematici, si vuole favorire un legame più profondo tra le generazioni, raccogliendo testimonianze sulla storia del borgo e creando momenti di condivisione e partecipazione. Il recupero della memoria storica e la valorizzazione del senso di appartenenza contribuiranno a rafforzare il tessuto sociale, rendendo Turi non solo un luogo da visitare, ma anche un posto felice in cui vivere.
In questa prospettiva, Turi si configura come il “Borgo della Felicità”, dove la gioia e il benessere dei residenti si riflettono nell’esperienza dei turisti. Qui, la felicità è contagiosa: i cittadini riscoprono l’orgoglio di appartenere a un luogo ricco di storia e tradizione, mentre i visitatori vivono momenti di autentica condivisione e scoperta, contribuendo a rendere Turi un modello di comunità inclusiva e dinamica.
TuriBorgoAntico è anche un progetto che pone al centro la felicità dei residenti e dei visitatori. In questa prospettiva, il borgo diventa simbolo di un luogo dove la qualità della vita è in costante evoluzione. In questo contesto, sarà presto costituito un Comitato della Felicità, una vera e propria “mente creativa” per lo sviluppo delle attività sociali, culturali e comunitarie. Il Comitato avrà il compito di ideare e promuovere iniziative che coinvolgano attivamente la cittadinanza, rafforzando i legami tra le generazioni e rendendo Turi un esempio di comunità dinamica e inclusiva.
Una novità affascinante di questa iniziativa è l’opera d’arte di Margherita Calefati, che ha creato un disegno ispirato alla storia millenaria di Turi. Nell’ambito del progetto, l’artista ha rappresentato una Vestale, figura simbolica che, secondo la sua interpretazione, veglia silenziosa sulle antiche pietre del borgo da oltre cinque secoli. Questa Vestale non è solo un simbolo di protezione, ma anche un richiamo al legame profondo tra la tradizione e il mistero che avvolge il paese. La figura, eterea e imponente, incarna la forza del passato che risplende nel presente, risvegliando l’animo misterioso di Turi e le leggende che ancora oggi ne arricchiscono la cultura. Il disegno di Margherita Calefati invita i visitatori a immergersi nell’essenza autentica del borgo, dove ogni angolo racconta una storia nascosta e ogni pietra sembra sussurrare il suo segreto.
Attraverso una strategia di comunicazione mirata, TuriBorgoAntico si promuoverà come una destinazione di eccellenza, partecipando a fiere turistiche nazionali e internazionali e sfruttando il potenziale del digitale per raggiungere un pubblico sempre più vasto. Il progetto prevede la creazione di un portale online che racconterà la storia del BorgoAntico, offrirà informazioni utili a turisti e investitori e sarà una vetrina delle opportunità offerte dal territorio.
TuriBorgoAntico è molto più di un progetto di riqualificazione urbana: è una visione che punta a restituire a Turi il ruolo che merita, facendone un luogo vivo, accogliente e attrattivo, dove storia e futuro si incontrano per dare vita a un’esperienza unica. Grazie all’impegno di tutti, Turi potrà risplendere nel panorama turistico nazionale e internazionale, diventando un modello di successo per la valorizzazione dei borghi italiani.
Comunicato stampa – www.turiborgoantico.it
Didascalie foto: 1) panorama del Borgo antico di Turi dalla Biblioteca comunale (foto Giovanni Palmisano); 2) l’arco di Porta Nuova con il logo del progetto ‘Turiborgoantico’ ideato da Margherita Calefati.