L’ultima fatica letteraria del prof. Raffaele Valentini, direttore del nostro magazine, ha ricevuto un importante riconoscimento. Nella seconda edizione del Concorso Internazionale di Narrativa 2021 indetto dalla Casa Editrice “Montag” (Marche) il nuovo romanzo, ancora inedito, “I fiori sono righe rosse e bianche” è risultato tra le cinque opere finaliste.Nata nel settembre del 2007, la casa editrice marchigiana ha l’obiettivo di incentivare l’arte della scrittura e dare visibilità ai talenti emergenti. Oltre 200 le opere inedite in gara per questa seconda edizione: un numero ragguardevole, che se da un lato ha costretto la Redazione ad affrontare un’importante mole di lavoro, dall’altro ha rappresentato la migliore ricompensa per chi ha ancora voglia di scommettere su autori e autrici, in un mondo editoriale come quello italiano, complesso e difficile da scalare.
L’esito finale dell’edizione 2021 ha visto quale opera prima classificata: “Mizzy, ovvero Il Vecchio Costillo e la miniera”, di Gianpietro Scalia, mentre al secondo posto è risultato il nostro Raffaele Valentini con “I fiori sono righe rosse e bianche”. A seguire: “Sorridi” di Irene Barbagallo, “Il diario di Leroy Dabrowsky” di Mirko Genovese e “L’attesa” di Umberto Chiri.
All’amico Direttore i complimenti della Redazione de ‘il paese magazine’ per questo ennesimo traguardo, nella speranza di vedere al più presto in libreria il nuovo romanzo, terzo in ordine di tempo dopo “La prigione sotto la neve” (Manni Editore) e “Ci sarà tempo per chiedermi” (Edizioni ‘Il Papavero’).
Due statue e un reliquiario della Chiesa delle Clarisse di Turi
A Turi sono molte le opere d’arte da restaurare. Tre di queste sono da salvare urgentemente per strapparle non solo alla distruzione definitiva ma anche all’immeritato oblio nel quale sono cadute da decenni, eliminate dal culto, ignorate e abbandonate al loro destino. Eppure si tratta di statue lignee che risalgono quasi certamente alla seconda metà del XVIII secolo, quando la chiesa delle Clarisse subì una profonda trasformazione. Le statue sono ciò che resta del ricco apparato sacro della Chiesa di Santa Chiara andato in parte disperso dopo la soppressione dell’annesso convento, complesso religioso edificato nel cuore del paese grazie – come scrive Giovanni Boraccesi – alla “generosa beneficenza dei fratelli Vittorio (canonico) ed Elia de Vittore…che, ultimato nel 1631, fu destinato ad educandato femminile”.
Le tre sculture di legno dipinto rappresentano, a figura intera su base sagomata, San Filippo Neri e San Felice da Cantalice, mentre a mezzobusto è il reliquiario di Santa Candida. I due Santi, come si può leggere nel ‘Notamento’ firmato dal Sindaco Lomastro e datato 1811, erano sistemati su rispettivi altari: “Nell’altare di S. Felice a Cantalicio vi è la statua di pietra del detto Santo (le due statue, in realtà, sono di legno, ndr). In quello di S. Filippo Neri vi è la simile statua”. La dedica di specifici altari dimostrerebbe che non solo le signore monache ma tutti i turesi avevano a cuore anche il culto verso questi due Santi, che in vita si conoscevano ed erano amici essendo nati entrambi intorno al 1515 (wikipedia.it); la devozione, mano a mano scomparve o si affievolì notevolmente, presumibilmente dopo quel dicembre 1891 quando – come riferisce Don Pasquale Pirulli – “le soppresse Monache chiariste di Turi abbandonarono volontariamente il fabbricato del loro Monastero…”, probabilmente a causa delle continue pressione da parte delle Autorità comunali che reclamavano a gran voce il possesso sia della chiesa sia del convento.
I due altari catalogati nel 1811 sono scomparsi, distrutti con ogni probabilità dal crollo della volta avvenuto nel marzo 1949 o forse già abbattuti in precedenza; da allora le sopraddette sculture dovettero passare in deposito, prima visibili nel coro superiore, attualmente occluse alla vista di tutti in una camera-deposito adiacente la sacrestia. Il Tavolario Vecchione, nel suo ‘Apprezzo’ del 1746 non cita né gli altari né le statue di questi Santi, segno che a quel tempo gli uni e le altre ancora non c’erano in Santa Chiara (il frate cappuccino San Felice da Cantalice fu canonizzato solo nel 1712). Si può ipotizzare che i due Santi possano essere stati ‘sponsorizzati’ dalle badesse in carica in quegli anni, oppure sostenuti da qualche abbiente del paese, nel contesto dell’edificazione del nuovo monumentale altare – un recente studio di Christian De Letteriis ne assegna la realizzazione a Giuseppe e Gennaro Sanmartino (vedi l’articolo di Pietro Pasciolla pubblicato su ‘il paese’ 294/giugno 2021) – con la grande tela del pittore campano Carlo Amalfi (1770) e della trasformazione di tutta la chiesa conventuale, grazie alle “cospicue rendite che le Clarisse ricavavano dal proprio patrimonio… il più consistente del paese” come riferisce sempre lo studio di Boraccesi.
Le effigie di San Filippo e San Felice appaiono come sculture realizzate da un unico artista di buona esperienza: il Santo cappuccino ha la figura dinamica nella posa delle gambe e nell’abbraccio del Bambin Gesù. San Filippo, sguardo rivolto al Cielo, ha il lungo camice sacerdotale arricchito di pieghe, la casula (o pianeta) e il manipolo appoggiato a un braccio, impreziosite da dorature e decorazioni floreali. Quest’ultima scultura si mostra come la più danneggiata (una delle mani è priva delle dita), ma entrambe sono state attaccate dal tarlo e presentano distacchi di colore. Un restauro, quindi, è urgente se le si vuole salvare per restituirle, come è doveroso, al patrimonio storico-artistico della nostra città.
La malasorte ha colpito anche la terza scultura, sicuramente più antica, appartenuta alle Clarisse: il mezzobusto-reliquiario di Santa Candida martire e vergine. L’immagine, come le altre, è scolpita in legno, ha la veste dorata e tra le mani ha la palma e il libro. Il mezzobusto poggia su una base con un vano finestrato dove è riposto un osso cranico. È molto deteriorata a causa del cattivo stato di conservazione e del tarlo. Vecchione nel suo ‘Apprezzo’, a proposito del “Monastero di donne Monache sotto il titolo di S. Chiara”, scrive: “A man sinistra sonovi tre Cappelle anco dentro muro, la prima sotto il titolo di S. Marco Jus Patronato del Reverendo Capitolo, la seconda di S. Domenico Jus Patronato della Camera Baronale, la terza di S. Candida, tutte e tre con l’Altare di fabbrica, e gradini di legno…”. Vi era un altare dunque dedicato a questa Santadei primi secoli del cristianesimo; Boraccesi data il busto-reliquiario al Seicento, il sindaco Lomastro, però, stranamente non lo cita nel suo inventario d’inizio Ottocento.
Fonti bibliografiche
Giovanni Boraccesi, “La Chiesa di S. Chiara a Turi”, in ‘fogli di periferia’ anno VI, n. 1/giugno 1994, ed. Vito Radio;
Don Pasquale Pirulli, “La fondazione e il patrimonio del Monastero di Santa Chiara in Turi”, in ‘sulletracce’, quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi n. 5-6-7/2002-2004, Schena editore.
Pietro Pasciolla, “I fratelli Sanmartino a Santa Chiara”, in ‘il paese’ 294/giugno 2021
La terra arsa ha bisogno di acqua e la pioggia in questo giorno di festa è sicuramente una benedizione del Cielo anche se ha creato qualche disagio a tutti noi. Il Vescovo di Conversano-Monopoli, mons. Giuseppe Favale, ha ringraziato l’intercessore Sant’Oronzo per l’arrivo dell’agognata pioggia assente in modo così abbondante da mesi. Infatti, quasi sul finire di un agosto rovente, proprio nel pomeriggio del 26 agosto, quando tutto era pronto per la celebrazione, alle ore 19, del Solenne Pontificale, il cielo si è fatto plumbeo con lampi, tuoni e rovesci, ed inevitabilmente il programma stabilito è andato in tilt. Già nella serata precedente la Messa nel piazzale Sant’Oronzo, davanti al Cimitero, era stata ‘disturbata’ da una breve pioggia, ma poi, pur con un po’ di ritardo, la funzione si è potuta concludere. Caricati da questa ‘indulgenza’ del Cielo, il Comitato Festa Patronale (anche quest’anno presieduto da Livio Lerede), il Comune e l’Autorità ecclesiastica nel giorno clou hanno voluto comunque allestire come si deve la piazza e lo ‘stradone’ per celebrare degnamente, alla presenza di una cospicua folla di fedeli, di alcune Tv e testate giornalistiche la giornata di festa ‘grande’ in onore del Protettore, che per il secondo anno consecutivo si è fatta piccina a causa della perdurante emergenza sanitaria. Qualche goccia residua dopo l’acquazzone di un’ora prima non ha scoraggiato chi aveva la responsabilità dell’organizzazione, ma l’Arciprete Don Giovanni Amodio, accompagnando la statua di Sant’Oronzo nel breve tratto tra la Matrice e la piazza a fatica nascondeva la preoccupazione per le nubi gonfie di pioggia ed anche una certa stanchezza per la difficoltà del momento (lo ha confessato ‘cuore in mano’ lo stesso Don Giovanni al termine della Messa del giorno seguente).
Il Pontificale è cominciato dopo una brevissima processione degli officianti dalla chiesa degli Scolopi all’altare, allestito all’ombra – si fa per dire, il sole non si è proprio visto – del Carro Trionfale. In testa l’Arciprete con la Reliquia, poi S.E. il Vescovo, i Parroci e i Diaconi turesi e poi quelli di Surbo e Campi Salentina, pellegrini quest’ultimi insieme a gruppi di parrocchiani sulla ‘via oronziana’ dal Salento a Turi per rendere omaggio al nostro e al loro Santo. Don Giovanni ha subito preso la parola per salutare gli illustri ospiti forestieri presenti e tutte le Autorità sedute nelle prime file. Esaltando la figura esemplare del Vescovo Martire, Don Giovanni ha poi evidenziato come nella giornata del 26 di quest’anno si fossero concentrati tre importanti eventi: 1) il 50° anniversario del Carro realizzato nel 1971, evento testimoniato con le parole dell’allora sindaco Matteo Pugliese; 2) la collocazione del reliquiario di Sant’Oronzo nell’apposita teca; 3) la contestuale apertura della Porta Santa nella Cattedrale di Lecce per il Giubileo Oronziano, indetto, come a Turi nel 2018 dal Santo Padre, in questo caso nell’occasione del bimillenario della nascita del primo Vescovo di Lecce, indicata dalle fonti agiografiche nel 22 dopo Cristo.
Dopo qualche minuto però, i Canti e le Letture della Santa Messa sono stati interrotti bruscamente dalla pioggia che ha ricominciato a cadere a tratti copiosa a tratti no; ma questa incertezza è bastata a scatenare il fuggifuggi generale in tutte le direzioni di fuga possibili: gli ecclesiastici si sono diretti verso la Chiesa Madre, le autorità civili verso il Municipio, i fedeli hanno trovato riparo sotto ombrelli e balconate. Nel frattempo i portatori hanno velocemente trasportato l’effige del Santo Protettore – forse per la prima volta nella storia della festa – nell’androne del Municipio, dove la statua è stata fatta entrare con non poche difficoltà, essendo l’ingresso troppo basso per permettere un agevole passaggio. Superati i primi momenti di confusione e smarrimento, nella Chiesa Madre è stato allestito l’altare con l’essenziale per permettere al Vescovo e ai Sacerdoti di riprendere il rito da dove era stato bruscamente interrotto, cioè dalle Letture. E così è stato, anche se strideva l’assenza sotto il baldacchino rosso proprio della statua del Santo Vescovo, quasi fosse ‘una festa senza il festeggiato’. Una situazione nuova, ma non voluta in quanto maturata in pochi secondi dall’esigenza di preservare il prezioso abito che riveste l’effige.
Terminata la Messa con la canonica benedizione, il reliquiario d’argento, progettato da Daniela Angelillo e realizzato a Putignano da Vito Capozza, a custodia di alcuni preziosi frammenti ossei ricevuti in dono dalla Curia Arcivescovile di Zara (Croazia) nel 2019, è stato collocato dal Vescovo nella nuova e definitiva teca posta nella cappella della Matrice dedicata a Sant’Oronzo, presente il sindaco Tina Resta ed un emozionatissimo Don Giovanni. La sacra Reliquia – “orgoglio della città di Turi”, come ha sottolineato l’Arciprete al termine della Messa serale del 27 agosto – d’ora in poi sarà perennemente sotto gli occhi di tutti i devoti del Martire grazie alla speciale custodia trasparente progettata dall’arch. Angela Rossi e inserita in una rinnovata cappella dopo i lavori di restauro eseguiti dall’Impresa ‘Rossi Restauri’.
Intorno alle 22, sotto una pioggerellina appena percettibile, il Busto del Santo, accompagnato dal suono della Banda cittadina e dagli applausi dei turesi è stato fatto salire in cima al Carro.
Il 27, dopo la funzione, il Busto è stato fatto scendere accompagnato nuovamente dalla Banda di Turi, dagli applausi e dai fuochi pirotecnici.
Nonostante il perdurare dell’emergenza Covid-19, nonostante i limiti imposti dalle norme anticontagio in tanti, anche quest’anno, si sono prodigati per realizzare, nonostante tutto, la Festa ‘grande’. A tutti questi protagonisti, visibili e invisibili, Don Giovanni Amodio ha voluto portare il suo personale e accorato ringraziamento, richiamando la benevola attenzione dei turesi su chi non parla, non giudica, non si mostra, ma volentieri si rimbocca le maniche per realizzare.
Didascalie foto, dall’alto:
1) Mons. Favale depone il Reliquario nella nuova teca; 2) Don Giovanni Amodio e il Vescovo raggiungono l’altare in piazza per il Solenne Pontificale; 3) Il Solenne Pontificale prima dell’interruzione causa pioggia; 4) La statua di Sant’Oronzo al riparo nell’androne del Municipio; 5) Breve processione in Chiesa Madre verso la Cappella di Sant’Oronzo (foto di Fabio Zita)
Una tela del frate-pittore del Seicento bisognosa di cure
La «Immacolata Concezione – scrive Mariella Donvito – non è il concepimento di Cristo nel seno della Vergine, ma il concepimento della Vergine stessa nel seno di S. Anna o piuttosto nella mente di Dio che, per una grazia unica, la esenta dal peccato originale. Ella fu dunque scelta prima della nascita, concepita prima di Eva e di tutta l’eternità; ecco perché è rappresentata sempre giovane, mentre discende dal cielo sulla terra, per riscattare la colpa di Eva.» Per tutto il ‘600 furono maggiormente i Francescani e i Gesuiti ad ampliare il culto dell’Immacolata in tutti i paesi cattolici, accompagnandolo con una nuova iconografia ispirata soprattutto al ‘Cantico dei Cantici’ e all’Apocalisse di San Giovanni, “la donna vestita di sole, in piedi su un corno di luna, coronata di stelle, mentre tende le braccia o congiunge la mani sul petto”.
A Turi, la più antica rappresentazione dell’Immacolata, non a caso, è in un edificio francescano: la Chiesa dei Padri Riformati dedicata a San Giovanni Battista. La tela ad olio (piuttosto malridotta), di produzione francescana come vedremo più avanti, è collocata nella seconda cappella a destra della navata; la Vergine è rappresentata sullo sfondo di un cielo azzurro, secondo lo schema iconografico derivato dall’Apocalisse: in piedi su un’argentea mezzaluna, mani giunte, con una morbida veste d’acceso rosa e un mantello azzurro-blu con ricche bordure d’oro e pietre preziose. Forte è qui il richiamo alla figura tardomanierista dell’Immacolata (1588) di Alessandro Fracanzano, ora nel Museo Diocesano di Monopoli. La sovrasta, in asse, lo Spirito Santo e, al vertice, il Padre Eterno con le braccia accoglienti; ai lati, su delle nuvole (dalle quali sporgono in basso la luna e il sole, astri-simbolo della Madonna), un concertino simmetrico di angeli musicanti.
Ai lati la complessa simbologia tratta dal ‘Cantico dei Cantici’ e da altre fonti, che rende visibili le virtù di Maria Immacolata. A sinistra: la Palma (QUASI PALMA), la Scala (SCALA COELI), il Cedro del Libano (QUASI CEDRUS), la Pianta di rose (QUASI PLANTAGIO ROSE), il Tempio di Dio (TEMPLUM DEI), la Città di Dio (CIVITAS DEI), mentre la Torre di David, il Giardino chiuso, lo Specchio senza macchia, sono simboli privi di didascalie, a causa sia di un probabile taglio operato in passato, sia per le lacune nel colore più accentuate proprio nella parte bassa del quadro. A destra della Vergine, invece, troviamo: il Cipresso (QUASI CIPRESSUS), la Porta chiusa (PORTA CLAUSA), la Fontana dei giardini (FONS SIGNATUS), il Pozzo d’acqua viva (PUTEUS AQUARUM ), il giglio e altri. C’è poi, sul bordo a destra, il drago a rappresentare la vittoria sul male (e per alcuni, sui protestanti), così come la mezzaluna calpestata dalla Vergine alluderebbe alla sconfitta turca a Lepanto. «Si tratta di una simbologia molto complessa – scrive la Donvito – che attinge a varie fonti: se i simboli arborei alludono a particolari qualità della Madonna (purezza, sapienza, ecc…), gli altri hanno un preciso e talora profondo contenuto teologico, sicché si può affermare che l’iconografia dell’Immacolata è il risultato di una complessa operazione attuata dalla Chiesa, che ne fa l’immagine teologica più sofisticata dell’arte mariana.»
Al bordo in basso, dove più difficile è la lettura dell’opera, si trovano due importanti riferimenti all’autore e al committente. Al limite destro, vicino al drago, in una cornicetta si legge chiaramente: PRO SUE ANIME SALUTE IOANNES DOMINICUS GON(NEL)LI. Quindi, il quadro venne realizzato a spese di Giovanni Domenico Gonnelli.
Verso sinistra, proprio sul finire della tela sotto lo “Specchio senza macchia”, l’occhio esperto dell’amico restauratore e storico dell’arte Giovanni Boraccesi ha colto la presenza dei pochi resti di un cartiglio bianco assai rovinato dove, però, ancora si possono leggere le lettere iniziali di un nome: “fr. Anton…”. La lettura del prezioso “Notamento di quadri, ed altri oggetti d’arte”, compilato nel 1811, ci svela per fortuna il nome dell’autore per intero: “Nell’Altare del Rosario vi è un quadro della Vergine sotto il detto titolo, alto palmi 8, largo 4 circa. Simile pittura vi è nell’Altare della Concezione, fatta da Fra Antonio da Conversano Riformato. Su i predetti due ultimi altari vanta il Patronato il sig.r Gonnelli”. Si tratta dell’opera di uno dei tanti frati-pittori della ‘Scuola d’arte francescana’ molto attiva nel Seicento «in cui fiorirono – scrive lo storico francescano Benigno F. Perrone – architetti, pittori, scultori, intagliatori e miniatori… che nelle loro dimore fondarono botteghe attrezzate dei sussidi necessari, per tradurre in atto un ideale artistico.»
Di Fra’ Antonio (nativo di Conversano) sappiamo solo di un’altra “Immacolata” molto simile a quella turese ma più affollata di personaggi, che si trova nella Chiesa di Sant’Orsola a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo: «Sull’altare maggiore è posto il dipinto dell’Immacolata Concezione, proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Parto, opera di fra’ Antonio da Conversano del 1600.» (Salvatore Anselmo)
Infine, un appello: l’Immacolata della Chiesa di San Giovanni ha bisogno di un urgente ed attento restauro per arrestare la caduta di colore e bloccare la lacerazione della tela. I danni sono piuttosto seri ed evidenti, perciò chi ha la responsabilità della custodia dell’opera intervenga al più presto, ma si affidi a mani più esperte perché quei danni potrebbero essere stati causati dall’intervento di restauro effettuato una ventina d’anni fa.
Le foto: 1) la tela dell’Immacolata di fra Antonio da Conversano; 2) il nome del committente; 3) ciò che resta della firma di fra Antonio da Conversano (foto di Giovanni Palmisano)
Fonti
•Mariella Donvito, “L’iconografia dell’Immacolata nella devozione confraternale”, in “Le Confraternite pugliesi in Età Moderna” a cura di Liana Bertoldi Lenoci, Scena Editore, 1988.
•Benigno F. Perrone, “I Conventi della Serafica Riforma di S. Nicolò in Puglia (1590-1835)”, vol. 1 e 3. Congedo Editore, 1982.
•Salvatore Anselmo, “Polizzi Generosa, Chiesa di Sant’Orsola”, www.polizzigenerosa.it
Era nella Parrocchia di S. Giovanni Battista – già chiesa conventuale dei Francescani ‘Riformati’ di Turi – il Crocifisso ligneo che dal 2007 è parte integrante degli arredi sacri della Chiesa di Sant’Oronzo sulla Grotta. Qui è pervenuto per volontà del suo restauratore, Romano De Carolis, all’epoca presidente dell’Associazione Bersaglieri ‘A. Pedrizzi’, affidataria del complesso monumentale oronziano turese. «Era malridotto e coperto da strati di smalto – dichiarò a ‘il paese’ (n. 153/maggio 2007) il prof. De Carolis al termine del restauro – e perciòho dovuto compiere una paziente ripulitura per poter far riemergere il corpo scolpito nel legno, utilizzando al minimo materiale di ripristino per le parti mancanti. Alla fine sono state eliminate le sovrastrutture che avevano appiattito il disegno dei muscoli tesi». La breve dichiarazione giornalistica di allora fornisce minimi dati sulle fasi della pulitura, purtroppo non documentata da una campagna fotografica. Né vi sono al momento dati d’archivio che ci permettono una più precisa classificazione dell’opera e della sua genesi. Un ‘vuoto’ che ci costringe a ragionare solo per ipotesi.
L’esile Cristo inchiodato alla croce, del tipo Christuspatiens, è una ‘poesia del sacro’, un oggetto d’arte modellato nel legno di chissà quale albero da frutto o di bosco, che attira immediatamente il nostro sguardo appena varcato l’ingresso della chiesa cara ai turesi, che Papa Francesco nel dicembre 2017 dichiarò ‘porta santa’. Addossato a uno dei quattro possenti pilastri che reggono la volta dell’edificio settecentesco, il Crocifisso ‘dei Francescani’ – definizione da me coniata nel 2007 per titolare la nota giornalistica sopra menzionata – appare in un alone di calda tenerezza che stempera, ma solo per un momento, la drammaticità di un corpo che ha appena terminato gli spasimi di una morte lenta e crudele. Un’icona del Cristo al Golgota ancora più significante in questo tempo di prolungata e angosciante ‘quaresima’ pandemica; e non è un caso, infatti, che è stato proprio questo Crocifisso ad essere portato in processione penitenziale per le vie deserte di Turi dall’arciprete-parroco don Giovanni Amodio, il 3 maggio dello scorso anno – erano i giorni del lockdown – scendendo fin dentro l’ipogeo-cripta a chiedere al Padre Celeste e a Sant’Oronzo la protezione dal coronavirus. Quel gesto simbolico, ricco di pathos, ha avuto il merito di far recuperare a questo Crocifisso un posto nei riti religiosi comunitari, anche perché quella processione silenziosa intendeva rievocare un ‘evento prodigioso’ del primo Settecento – la visione del Santo Martire leccese a Fra Tommaso da Carbonara – utile a rinvigorire un culto piuttosto affievolito.
Nell’arcinota ‘Descrizione, ed Apprezzo della Terra, o’ sia Feudo di Turi’, il Regio Tavolario Luca Vecchione, parlando del Convento dei Padri Riformati, non fa alcuna menzione del nostro Crocifisso, ma nomina solo il Calvario di Fra Angelo da Pietrafitta, forse perché ritenuto non degno di nota o più probabilmente per il fatto che era relegato in qualche ambiente del Convento che, è bene sottolinearlo, era di clausura dunque non accessibile al sopra menzionato tecnico venuto da Napoli. Circa sessant’anni dopo, invece, troviamo un riscontro in un altro noto documento più volte utilizzato dagli studiosi, vale a dire il ‘Notamento di quadri, ed altri oggetti d’arte’ compilato nel 1811 dal Sindaco Giovanni Lomastro, dove, a proposito di questa comunità francescana, troviamo un’annotazione interessante: “Nel coro superiore vi è un Crocefisso antico di legno”. Un breve passaggio, un indizio prezioso, che potrebbe rimandare al Crocifisso di cui ci stiamo occupando.
Nel 2007, come anticipato, nelle brevi note sul restauro portato innanzi dal De Carolis avevo ipotizzato una datazione tra XVII e XVIII secolo. A distanza di anni, però, osservando meglio i dettagli anatomici e stilistici della figura del Cristo – in particolare, la marcata descrizione della cassa toracica, il perizoma, la postura delle gambe e delle braccia – mi è balzata agli occhi e alla mente una probabile differente datazione, sicuramente più antica, maturata dall’accostamento visivo con altre croci cinquecentesche, compresa quella inserita nel gruppo della ‘Trinità’ (1520), scolpita da Stefano da Putignano nella pietra e non nel legno. A questo punto ho ritenuto utile un confronto d’idee con l’amico Giovanni Boraccesi, restauratore professionista ed esperto storico dell’arte, il quale, come speravo, ha fornito un autorevole sostegno alla mia ipotesi. Per lo studioso rutiglianese, infatti, il Crocifisso ‘dei Francescani’, per lo stile dell’intaglio, può ritenersi più un’opera del Cinquecento che del Sei-Settecento, proiettando addirittura la sua realizzazioneattorno alla metà del XVI secolo, quando cioè i Frati Francescani non erano ancora giunti nella Terra di Turi. Se così fosse, il manufatto in esame sarebbe un’opera di recupero.
Sappiamo dagli studi condotti da Benigno F. Perrone e poi ripresi da Pietro A. Logrillo, che la costruzione del convento sulla via che menava a Rutigliano ebbe inizio non prima del 1575, l’anno cioè dell’autorizzazione papale chiesta ed ottenuta da Gabriele e Giulio Moles “rispettivamente fratello e figlio di Francesco”, primo ‘dominus’ di Turi della stirpe di Gerona (Catalogna). Il nostro Crocifisso, quindi, potrebbe essere stato scolpito contestualmente alla costruzione del convento, cioè nella seconda metà del XVI secolo, ma potrebbe anche, come suggerisce Boraccesi, essere nato qualche decennio prima per un’altra sede della stessa famiglia francescana e poi trasferito a Turi. È noto, infatti, che furono proprio i seguaci di Francesco d’Assisi a dare grande diffusione al culto del Crocifisso, riempiendo conventi e chiese di tale Ordine di struggenti Gesù inchiodati sulla croce, a volte realizzati da frati-artisti. Quello ‘dei Francescani’, dunque, potrebbe essere uno dei più antichi reperti dell’arte sacra, di poco successivo alle belle sculture dipinte di Stefano da Putignano, la Cappella Moles, la dedicazione della Chiesetta di San Rocco, la tela della Madonna del Rosario, opere queste di alto valore in quanto testimonianze tangibili di un Cinquecento turese intriso di fede e di cultura. (Le foto sono di Fabio Zita)
Il 25 febbraio scorso si è tenuta la conferenza stampa per annunciare la classifica ufficiale del X Censimento “I Luoghi del Cuore”, promossa dal FAI e da Banca Intesa San Paolo. “A dicembre – comunicano le Volontarie FAI di Turi Domenica Laruccia, Silvana Sabino e Antonella Bruno – vi abbiamo comunicato che avevamo, tutt’insieme, raggiunto l’obiettivo: superare i 2000 voti per partecipare al bando di finanziamento per la selezione degli interventi da sottoporre a restauro. Non vi avevamo detto però di quanto avevamo superato quella soglia… ed oggi finalmente ve lo possiamo dire con immensa soddisfazione e felicità: 9043 voti! Ringraziamo singolarmente le 9043 persone che ci hanno sostenuto e hanno creduto in questo censimento”.
La Torre dell’Orologio di Turi, quindi, è al 32° posto della classifica nazionale, su oltre 39.500 luoghi segnalati in 6.504 Comuni d’Italia; è al 5° posto della classifica regionale e al 2° posto della Città Metropolitana di Bari, dopo il Ponte dell’Acquedotto a Gravina di Puglia! Un risultato importantissimo e inaspettato che evidenzia ancora di più la bellezza della nostra torre civica.
“La Torre dell’Orologio – affermano le Volontarie – potrebbe finalmente, dopo anni, essere restaurata e ritornare a mostrare tutto il suo fascino”.
Le Volontarie si dicono “incredule del risultato raggiunto” nel raggiungimento di questo risultato che proietta a livello nazionale la torre costruita da Giuseppe Schettini. Per questo motivo le Volontarie ringraziano “tutti, in primis Damiano Pascalicchio, il promotore del Comitato. Ringraziamo anche le attività che ci hanno aiutate: La Vidaloca outlet, Cheresia, birreria Jedes, Andrea Saffi, HS Rosita Rossi, Spendi meno di Fabio Topputi, Segni grafici, Casaviva, l’Auser, Stefanio Spinelli. E poi Rosaria Petruzzi e Sonia Luisi che ci hanno affiancato durante le settimane della mostra fotografica ‘FAI una foto’ tutta dedicata alla Torre. E ancora la Protezione Civile che ci sostiene continuamente, la Nuova Pro Loco e Milko Iacovazzi. Ringraziamo le nostre famiglie per l’aiuto e la pazienza, e gli amici che ci hanno aiutato a far firmare più moduli possibile: siete speciali Peppino Denovellis, Sergio Spinelli, Pamela Marinelli, Annaprimula De Tomaso, Francesco Silvestri, Vito Nicola De Grisantis, Giovanni D’Aprile, Pasquita Di Noia, il 36° stormo di Gioia del Colle, Tommaso D’Addato, Anna Cipriani, Angelo Logrillo e Tania Abbinante, Maria Logrillo”. Ora già si pensa al futuro immediato e “all’ultimo passo da compiere” nel lungo percorso per giungere all’ottenimento dello sperato finanziamento. Nel frattempo, dicono le Volontarie, “stiamo organizzando le prossime ‘Giornate di Primavera’ che si terranno il 15 e 16 maggio, a cui vi chiediamo di partecipare numerosi per continuare a sostenere il FAI e a godere delle bellezze della nostra amata Turi. Ancora grazie, grazie, grazie, e a presto!”
Oltre alle normali schermaglie tra chi governa e chi sta all’opposizione sulle spinose tematiche della mancanza di personale e dell’efficienza degli uffici comunali, la seduta del Consiglio comunale del 1° marzo – svoltasi in streaming per ovvi motivi di sicurezza sanitaria – ha registrato comunicazioni e decisioni che hanno (o avranno) ricadute sulla cittadinanza a cominciare dalla presa d’atto e dall’adozione del Piano Economico Finanziario per l’anno 2020 dell’attività di raccolta e smaltimento dei Rifiuti, che regista un disavanzo di 42 mila euro, da recuperare tramite l’aumento della TARI 2021. Un costo totale annuale del servizio rifiuti quantificato per il Comune di Turi in 2.148.000, come comunicato dall’assessore Graziano Gigantelli, il quale ha evidenziato la tendenza alla crescita della spesa di questa fondamentale attività. Il voto contrario dei gruppi di Minoranza è scaturito dalla mancanza di conoscenza del Piano stesso, “imposto” alla politica dalla struttura tecnica AGER; il consigliere Sergio Spinelli, a nome del gruppo ‘Patto per Turi’, ha proposto di spalmare su tre anni e non su uno il recupero dei 42 mila euro, ma l’assessore Maurizio Coppi ha detto “l’impresa non vale la spesa” trattandosi di un ricarico sulla TARI 2021 di pochi spiccioli.
In apertura di seduta il Sindaco Ippolita Resta ha aggiornato la situazione epidemiologica a Turi: 7 nuovi contagiati riferiti al 1°marzo, la chiusura della Scuola Materna di via Gioia e del servizio mensa per la verifica di contagi tra il personale ATA e i docenti; in merito alla campagna vaccinale ha comunicato che è in via di ultimazione la vaccinazione degli ultraottantenni e del personale scolastico ed ora si sta lavorando con la Città Metropolitana all’individuazione di siti idonei alla vaccinazione di massa della popolazione. Ha comunicato, inoltre, di aver accolto con molto favore la proposta dell’Opposizione di assegnare, già dal prossimo Consiglio comunale, la ‘Cittadinanza benemerita’ a Vito Di Palma, carabiniere ultracentenario nato a Turi ma residente a Roma, sopravvissuto alla guerra e al campo di concentramento nazista (1944-45). Accolta anche la proposta di Fratelli d’Italia d’inserire nella toponomastica della nostra città anche il nome di Norma Cossetto, studentessa istriana di 23 anni trucidata nel 1943 dai partigiani jugoslavi; a tal proposito il Sindaco ha comunicato la volontà di creare una Commissione ad hoc con il compito di valutare tutte le proposte di nuove dedicazioni giunte in Municipio.
Discussi e approvati anche:
il Nuovo Regolamento di Polizia Locale, presentato dalla consigliera Teresita De Florio e dal Comandante Raffaele Campanella, con l’inserimento di alcune novità riferite ai compiti d’ufficio, al comportamento verso i cittadini, alla dotazione tecnica di sicurezza, alle assunzioni a concorso e ad altri aspetti burocratici riguardanti il Corpo dei Vigili Urbani;
l’istituzione – in via transitoria ha riferito l’assessore Gigantelli – del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria e del canone di concessione per l’occupazione delle aree pubbliche destinate ai mercati (canoni CUP e CUM), in attesa dell’approvazione di un nuovo Regolamento specifico (la Minoranza si è astenuta);
lo schema di convenzione per l’affidamento del Servizio di Tesoreria del Comune di Turi per il quinquennio 2021/2025, rivolto agli istituti bancari che vorranno partecipare al bando di concessione; la consigliera Giannalisa Zaccheo ha presentato una proposta di emendamento in merito ad alcuni aspetti della convenzione – sponsorizzazioni, pagamenti degli stipendi ai dipendenti, mutui, ecc., non accolti dalla Maggioranza, che, tuttavia, ritenendola valida – come dichiarato dal Sindaco Resta e dal capogruppo Lanfranco Netti – si è riservata di valutarla in fase di dettaglio della proposta di bando;
Modifica degli articoli 11 e 16 del ‘Regolamento delle Entrate comunali’, su cui la consigliera Zaccheo ha presentato proposte di correzioni riferite ad altri articoli per renderli più favorevoli “al contribuente” in merito a liti ed accertamenti; questi emendamenti, però, sono stati illustrati ma non ammessi al voto in quanto ritenuti “inammissibili” dai funzionari comunali competenti.
In coda alla seduta si è affrontato il tema, spinosissimo, del deposito nazionale di stoccaggio per le scorie nucleari, con l’appoggio unanime alla mozione proposta dal presidente del Consiglio regionale Loredana Capone fortemente contraria alla decisione del Governo nazionale di inserire i territori pugliesi di Laterza, Altamura e Gravina tra i siti ritenuti “adatti” ad accogliere i rifiuti nucleari.
In chiusura, l’interrogazione del consigliere Angelo Palmisano, capogruppo di ‘Patto per Turi’ sull’accertamento tributi e recupero dell’evasione fiscale, che ha innescando un’accesa discussione sull’attività dell’Amministrazione. L’assessore Gigantelli, nella risposta, ha spiegato le attività in corso e le cifre già recuperate (200 mila euro circa), scusandosi con i cittadini costretti a recarsi al Comune per mostrare ricevute di cinque anni fa, ma questo, ha detto l’Assessore, è colpa delle precedenti Amministrazioni e non dell’attuale: “Il recuperonon è un atto di arroganza ma di necessità, dettata dalle osservazioni giunte dalla Corte dei Conti e dal rispetto dei vincoli di Bilancio. È il momento della concretezza nella risoluzione dei problemi, qualcuno è stato abituato a non pagare le tasse, noi siamo per l’equità fiscale”. La consigliera Lilli Susca, d’altro canto, ha ricordato che dalla precedente l’attuale Amministrazione “non ha ereditato solo problemi ma anche progetti che attendono di essere portati a termine”. Palmisano ha chiesto di separare nettamente i cittadini evasori da quelli che hanno regolarmente pagato ma lo stesso chiamati a dimostrarlo. Paolo Tundo ha sottolineato il momento di difficoltà per il Covid-19, che stride con il metodo dell’accertamento: “A Turi ci sono molti contagi e numerosi morti, ma in tantissimi sono stati costretti ad assembrarsi in Comune per dimostrare la propria onestà. Vi siete mostrati insensibili ai problemi dei cittadini in questo grave periodo di pandemia”. Per Spinelli “è arrogante richiedere a un anziano ultra ottantenne o agli eredi una ricevuta di pagamento di un passo carrabile di cinque anni fa. Questo non è un vanto ma una sconfitta, visto che moltissime cartelle, inutilmente spedite, sono state poi annullate perché regolarmente pagate”. Gigantelli: “È la Corte dei Conti a dire che in passato qualcosa non è stato fatto, non noi. La maggior parte degli errori negli accertamenti sono addebitabili non al Comune ma a chi – banche, poste, tabacchi o altri – ha inserito il codice comune o i codici fiscali sbagliati nel registrare il pagamento. Questo ha creato molti problemi”. Il Sindaco Resta, infine: “I progetti ereditati da Coppi hanno diecimila problematiche tecniche non addebitabili alla politica ed io correttamente ho chiamato l’ex-Sindaco per metterlo al corrente delle difficoltà, anche alla luce del fatto che i tecnici responsabili del procedimento non sono più in Municipio”.
Botrugno, la processione di Sant’Oronzo di febbraio (foto Fabio Zita)
Sabato 20 febbraio, le ‘città oronziane’, come succede da qualche anno, si ritroveranno in Terra Salentina, a Botrugno – piccolo centro di 2700 abitanti a sud di Lecce – in occasione della Solennità del Patrocinio di Sant’Oronzo, invitate dal Sindaco botrugnese, Silvano Macculi, lo stesso che nel 2008, con il Sindaco Gigantelli, firmò a Turi il gemellaggio tra i due paesi, dando avvio al progetto delle “Vie Oronziane”, al quale ‘il paese’ collaborò attivamente, su invito dell’Amministrazione comunale, con la realizzazione di un opuscolo successivamente distribuito gratuitamente agli abbonati e ai cittadini. L’intento dell’iniziativa di allora, come quella di oggi, è condividere non solo un culto ma, soprattutto, sviluppare una rete di iniziative comuni per la nascita di un percorso religioso, culturale e turistico lungo le ‘vie Oronziane’, da Turi a Botrugno, passando per Ostuni, Lecce e tutti i paesi dove è molto vivo il culto per il Patrono Sant’Oronzo.
L’invito ai colleghi dei Comuni di Caprarica di Lecce, Campi Salentina, Diso, Surbo, Muro Leccese, Vernole, Lecce, Ostuni e Turi è partito dal Sindaco Macculi e dal coordinatore dell’evento Giuseppe Semeraro il quale, nel messaggio allegato all’invio del manifesto al Sindaco i Turi Tina Resta e all’Arciprete Don Giovanni Amodio ha scritto: “Ecco la locandina che promuove la solennità del Patrocinio di Sant Oronzo nella comunità di Botrugno che vivremo nel pomeriggio di sabato 20 febbraio. Ringrazio le Amministrazioni Comunali legate dal culto Oronziano che hanno convintamente aderito, testimoniando la disponibilità a sottoscrivere il Protocollo d’Intesa che avvia la procedura della costituzione dell’Associazione delle Città Oronziane, fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Botrugno e dal sindaco Silvano Macculi. Un percorso che si sta concretizzando, grazie al supporto del nostro amico, prof. Renato Di Gregorio”.
Il progetto di un’Associazione tra ‘Comuni Oronziani’, avviato nel 2008 con il gemellaggio – nella foto di Fabio Zita in basso i sindaci Gigantelli e Macculi alla presentazione dell’iniziativa a Turi, agosto 2008 – arriva dopo più di un decennio alla firma di un protocollo d’intesa che, si spera, sia punto di ripartenza per iniziative concrete di sviluppo di scambi religiosi, culturali, turistici ed economici.
La situazione sanitaria alla RSSA ‘Mamma Rosa’ di Turi, che tanta preoccupazione aveva suscitato nella comunità turese per un focolaio d’infezione scoppiato improvvisamente, sembra volgere al miglioramento generale. A dirlo sono innanzitutto i risultati dei tamponi molecolari per Sars-Cov-2 di controllo eseguiti il 29/12/2020 e il 4/1/2021sul personale dipendente e i religiosi volontari e il 30/12/2020 e 5/1/2021 sugli Ospiti presenti nella struttura di via Oronzo Pugliese. La comunicazione ufficiale inviata il 7 gennaio alle autorità cittadine afferma che “la popolazione dei Dipendenti e dei Volontari che operano all’interno della RSSA ‘Mamma Rosa’ sottoposta al tampone di controllo tra fine dicembre e primi giorni di gennaio era complessivamente composta da numero 32 unità (31 dipendenti e 1 volontario). I risultati ottenuti con i tamponi evidenziano quanto appresso: n. 23 NEGATIVI, n. 9 POSITIVI”. Per quanto riguarda la popolazione degli Ospiti presenti all’interno dell’Istituto al momento dei tamponi effettuati nelle date prima indicate “era complessivamente composta da numero 51 unità (47 ASL e 4 altri). I risultati ottenuti con i tamponi evidenziano quanto appresso: n.27 NEGATIVI, n.23 POSITIVI e n.1 DUBBIO”. Per quanto riguarda gli Ospiti, affermano la dirigenza amministrativa e gli operatori sanitari “se raffrontiamo i dati emersi dagli esiti degli ultimi tamponi molecolari di controllo, possiamo dire con precauzionale ottimismo che emerge un quadro di sostanziale riduzione del numero di soggetti positivi poiché si registrano ben 15 negativizzazioni a fronte di 8 positivizzazioni”. In merito al personale dipendente, scrive ancora la Direzione della RSSA, “l’assetto attuale dell’organico aziendale – implementato da nuove assunzioni – ci consente di poter proseguire tutte le normali attività assistenziali in favore degli Utenti senza alcuna limitazione e in piena sicurezza, anche grazie al rientro in servizio dei primi due dipendenti dichiarati negativizzati ed idonei al lavoro”. La situazione in via di miglioramento ha anche permesso l’avvio nella giornata di oggi 8 gennaio delle operazioni di vaccinazione anti Covid-19. Dall’incontro organizzativo tra il Direttore Dr. Pierangelo Pugliese – colpito in questi giorni di grande preoccupazione anche da un grave lutto per la perdita del caro papà Angelo – e il Dr. Maurizio Ferrara, Dirigente Medico Sisp Area Sud Asl Bari e coordinatore dell’emergenza Covid dal 16/12/2020, è scaturito un cronoprogramma dei tamponi molecolari e delle vaccinazioni Covid da eseguire al Personale dipendente e agli Ospiti di ‘Mamma Rosa’. “In data 8/1/2021 – informa il coordinatore sanitario Dr. Vittorio Pugliese – tutto il personale dipendente, risultato negativo all’ultimo tampone molecolare, compreso anche il nuovo personale assunto (anche se ha già eseguito tampone molecolare pre-assunzione), dovrà essere sottoposto a nuovo tampone molecolare di controllo presso questa RSSA con la solita modalità ‘drive in’. In data 10/1/2021 tutto il personale dipendente risultato negativo al tampone eseguito in data 8 gennaio potrà essere sottoposto, su base volontaria a vaccinazione COVID-19 (PFIZER prima dose)”. Le dosi saranno somministrate dal Dr. Pugliese dopo essere stato autorizzato da SISP AREA SUD ASL BARI. Poi, l’11 gennaio, si procederà all’esecuzione dei tamponi molecolari di controllo su tutta la popolazione degli Ospiti presenti a quella data. Infine, il 13 gennaio “tutti gli Ospiti risultati negativi al controllo del l’11 gennaio verranno sottoposti, sempre su base volontaria, a vaccinazione COVID19 (PFIZER prima dose)”. Intanto che la situazione a ‘Mamma Rosa’ migliora, il Sindaco in data odierna ha comunicato ulteriori 20 contagiati che porta a 91 il numero complessivo dei positivi a Turi in questo momento, ai quali vanno sommati i numeri della RSSA. La situazione generale a Turi, quindi, continua ad essere di grande preoccupazione.
Come ampiamente annunciato, il 15 dicembre è terminato il Censimento nazionale dei ‘Luoghi del cuore’ FAI al quale ha partecipato la nostra Torre dell’Orologio costruita da Giuseppe Schettini – progetto di Sante Simone – alla fine dell’Ottocento.
Le volontarie di Turi hanno emesso un comunicato per annunciare l’esito e ringraziare chi si è dato concretamente da fare. “In queste settimane – scrivono le Volontarie – abbiamo cercato di portare la nostra Torre dell’Orologio a oltre i 2000 voti per poter partecipare al bando che Intesa San Paolo, in collaborazione con il FAI, pubblicherà l’anno prossimo. Siamo felicissime di comunicarvi che abbiamo raggiunto l’obiettivo! A febbraio ci sarà la graduatoria finale in cui sapremo con certezza a che posto ci siamo classificati, nel frattempo ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, a partire da Damiano Pascalicchio, il promotore del comitato per la raccolta voti. Ringraziamo le attività che ci hanno aiutate: La Vidaloca outlet, Cheresia, Birreria Jedes, Andrea Saffi, HS Rosita Rossi, Spendi meno di Fabio Topputi, Segni grafici, Casaviva, l’Auser, Stefanio Spinelli. E poi Rosaria Petruzzi e Sonia Luisi che ci hanno affiancate durante le settimane della mostra fotografica ‘FAI una foto’. E ancora la Protezione Civile che ci sostiene sempre: grazie! Ringraziamo le nostre famiglie per l’aiuto e la pazienza, e gli amici, tanti, che ci hanno tolto i fogli di mano per aiutarci: siete speciali Peppino Denovellis, Sergio Spinelli, Pamela Marinelli, Annaprimula De Tomaso, Francesco Silvestri, Vito Nicola De Grisantis, Giovanni D’Aprile, il 36° stormo di Gioia del Colle, Tommaso D’Addato, Anna Cipriani, Angelo Logrillo e Tania Abbinante, Maria Logrillo”.
Le Volontarie, infine, annunciano che “le attività del FAI riprenderanno presto e torneremo a godere delle bellezze della nostra amata Turi, nel frattempo grazie a tutti per aver votato, a presto”.