
“Il restauro è anche un’operazione di conoscenza che ci consente di apprendere, di avere un rapporto intimo con l’opera che stiamo esaminando. Ad essa ci avviciniamo attraverso le mani d’oro dei restauratori, cioè coloro che restituiscono vita all’arte e alla materia, ridando bellezza a ciò che il tempo ha sottratto. Ogni restauro è un atto di responsabilità”.
A Turi, da un paio d’anni, il restauro è diventata un’azione corrente, diremmo familiare, come familiari sono diventate le cerimonie di restituzione alla città dei capolavori di arte e fede che custodisce. Tutto questo lavoro di recupero, a cui stiamo man mano dando lo spazio informativo che merita, sta producendo non solo nuova consapevolezza del patrimonio storico-artistico in nostro possesso ma anche nuova conoscenza, nuova bellezza, come ha ben sottolineato Federica Testa, storica dell’arte e funzionaria della Soprintendenza della Città Metropolitana di Bari intervenendo alla cerimonia di restituzione di un capolavoro dell’arte seicentesca appena restaurato – la statua lignea di San Giacomo Maggiore – operazione che s’inserisce nel programma ‘Luce sugli Altari’ promosso dalla Curia di Conversano e dall’Arcipretura di Turi, con l’apporto fondamentale di finanziatori privati: Emanuele Ventura e Giovanna Giannandrea, responsabili rispettivamente dell’APS ‘Cultura e Armonia’ e dell’azienda ‘Willy Green Technology’, i quali utilizzano parte del profitto aziendale per interventi nel campo culturale, artistico e sociale. “Il progetto del restauro dei tre altari della Chiesa Madre – continua la dott.ssa Testa – è un esempio stupendo, virtuoso di collaborazione tra la comunità ecclesiale, gli imprenditori, l’associazionismo culturale e gli enti pubblici. Si tratta sostanzialmente di persone di buona volontà, ciascuno nel suo ruolo, competenze e professionalità, che collaborano per restituire opere d’arte alla comunità”.

La sera del 20 luglio, nello spazio intimo del sacrato della Matrice animato dalle sottolineature musicali di Annamaria Fortunato (pianoforte) e Valentina De Pasquale (soprano) la cerimonia ha visto in primo luogo l’intervento di presentazione dell’arciprete-parroco D. Luciano Rotolo, il quale ha fatto il punto sul progetto di recupero degli arredi sacri della Chiesa Madre, con gli interventi già conclusi (gli altari di Terra Rossa e della Trinità, la tela della ‘Madonna del Latte’, la statua e la base di San Giovanni) e quelli ancora attivi (l’altare dell’Immacolata, l’organo e la cantoria. È intervenuto il Sindaco De Tomaso, mettendo in evidenza la figura del grande musicista di Turi Giovanni Maria Sabino, coprotagonista della serata, come vedremo più avanti. L’importanza dell’operazione di recupero in corso a Turi è stato sottolineato dalla presenza di Francesca Romana Paolillo, Soprintendente ai Beni Artistici della Città Metropolitana di Bari, la quale, apprezzando molto la spinta al recupero dei beni della nostra cittadina, ha ringraziato tutti i soggetti impegnati nel percorso di tutela, auspicando che i cantieri di restauro durino il più a lungo possibile.
Ma è toccato alla storica dell’arte Federica Testa inquadrare in modo più specifico e mirato l’intervento appena concluso.“Da un anno e mezzo – ha detto la funzionaria ormai di casa a Turi, non solo per la Chiesa Madre ma anche per i restauri delle tele a San Domenico, con altri finanziatori – stiamo portando avanti questo lavoro di recupero degli altari della Matrice. Ritengo importante la continuità del lavoro di sorveglianza, e giudico molto positivamente la collaborazione che si è creata nel corso del tempo con Emanuele, Giovanna, don Luciano. La Chiesa Madre conserva innumerevoli opere d’arte, molto importanti non soltanto per la comunità turese ma per la storia dell’arte in generale, come quelle di Stefano da Putignano, che è tra i principali esponenti della scultura lapidea del Cinquecento in Puglia e non solo”.
La macchina d’altare che contiene la statua di San Giacomo è di dimensioni importanti ed è datata al 1747, come si legge nella tela del ‘San Girolamo’; include altre due statue, San Lorenzo e l’Immacolata, di materiali ed epoche diversi, che per una serie di vicende ancora in corso di verifica sono state assemblate in questo altare, che è a sua volta il frutto di un assemblaggio di elementi di epoche differenti. “Stiamo portando avanti il restauro statua per statua – ha specificato la dott.ssa Testa – perché ognuna ha bisogno di una sua attenzione, di un’analisi specifica e puntuale”. La scultura di San Giacomo Maggiore è di legno e questo “è di per sé abbastanza eccezionale”. Infatti, nonostante la fragilità del materiale, essa ha superato quasi indenne quattro secoli di vita, e rappresenta un’importante eccezione, una quasi rarità non solo in Puglia ma nella storia dell’arte in generale. “È difficile trovare delle statue lignee ben conservate perché più di altre sono sottoposte all’azione del tempo, del tarlo, dell’incuria umana. Il fatto che sia integra è importante”.

Sul San Giacomo e sul recupero del suo altare la dott.ssa Testa ha fornito notizie storiche per lo più già note grazie agli studi portati avanti e pubblicati negli anni innanzitutto da Paolo Valerio, ma anche dal prof. De Mieri e da altri studiosi locali, persone che la dott.ssa Testa, pur non citando nessuno, ha voluto ringraziare. “Un accurato lavoro di ricerca portato avanti dagli storici eruditi locali, che ci tengo a ringraziare, ci hanno fornito tanto materiale su cui abbiamo costruito il progetto prima e il lavoro dopo. Grazie a loro sono state ritrovate tante informazioni: sappiamo che la scultura è stata realizzata dallo scultore napoletano Aniello Stellato, probabilmente uno dei più importanti scultori lignei a Napoli della prima metà del Seicento; sappiamo la data di realizzazione, che è attorno al 1640; sappiamo anche il nome del committente Giovanni Maria Sabino, che era un musicista nato a Turi, il quale andò agli inizi del Seicento a Napoli per imparare e perfezionare la sua arte. Ed è proprio in quel contesto napoletano che commissionò quest’opera d’arte al più importante scultore napoletano per regalarla alla sua città. Ed è stato un regalo davvero importante”.

Lo ha detto la dott.ssa Testa, lo hanno constatato i presenti: l’opera ora è davvero molto bella! “Essa rappresenta perfettamente lo stile della scultura del Seicento a Napoli. Non ha ancora quella ricchezza tipica del pieno barocco, rimane legata agli stilemi cinquecenteschi – la fierezza, la frontalità – ma al tempo stesso mostra quella leggerezza dettata dalla gamba ripiegata in avanti, che ne fa quasi una scultura in movimento”. Non a caso San Giacomo Maggiore è legato alla particolare devozione del pellegrinaggio e la scultura di Turi ne ha tutti gli attributi: il bastone, il libro, il cappello sulla spalla, il mantello per proteggersi dalla pioggia. A questi elementi tipici dell’iconografia del Santo “si aggiunge una decorazione, in parte perduta ma in origine molto ricca, realizzata con la tecnica particolare che prevede uno strato di tempera su foglia oro”, cioè l’estofado, che il restauro ha in parte restituito, senza tuttavia ricorrere ad integrazioni di colore.
La restauratrice Rosanna Guglielmo, titolare della ditta,ha percorso le fasi canoniche dell’intervento – analisi, progetto, autorizzazioni e intervento vero e proprio – su un’opera in legno faggio davvero molto compromessa dal tarlo e da pesanti ridipinture e stuccature avvenute, con ogni probabilità, negli anni Sessanta del secolo scorso, come documentato sul n. 339 de ‘il paese’. La restauratrice ha evidenziato l’abbondanza delle stuccature ritrovate sotto lo strato di vernice, debordanti a tal punto da aver coperto in vari punti la decorazione pittorica originaria, realizzata con foglia oro, lacche blu, un po’ alterate verso il verde, e rosse nella particolare tecnica di derivazione spagnola dell’estofado de oro’. Rimosso lo sporco e le vernici, l’oro ha per fortuna ripreso a splendere almeno nelle parti dove si è salvato. L’uso dei più moderni materiali ha permesso, infine, di consolidare tutta la statua, in molti punti indebolita dal tarlo.
La serata si è conclusa con l’intervento del finanziatore Emanuele Ventura il quale ha annunciato che il programma di interventi in Chiesa Madre continuerà ancora per molto tempo. Terminato entro il 2026 il restauro dell’organo e dell’altare di San Giacomo – qui ci potrebbe essere qualche sorpresa nella statua dell’Immacolata – nel 2027 si procederà con il restauro della cinquecentesca Cappella Moles, della ‘bussola’ e dei tre portoni d’ingresso alla chiesa. E probabilmente altro ancora. Work in progress!
Giovanni Lerede
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