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Senatore Boccardi: “Le dimissioni del Sindaco hanno motivazioni serie ma richiamo tutti alla riflessione”

Roma, 1 MAR. – “Conosco bene la storia personale e politica della sindaca di Turi, Tina Resta, e sono quindi certo che le sue dimissioni dalla carica di prima cittadina hanno motivazioni serie ed importanti. In questo momento di grande difficoltà, però, invito tutte e tutti a guardare oltre le incomprensioni locali e ad alzare lo sguardo all’orizzonte nazionale ed internazionale. La crisi sanitaria, economica e sociale legata alla pandemia non è ancora terminata; il conflitto armato in Ucraina desta preoccupazioni crescenti; a fine giugno scade il termine per presentare i progetti per il PNRR. In altre parole, abbiamo dinanzi a noi uno scenario così inquietante da un lato, il Covid e la guerra alle porte dell’Europa, e così irripetibile dall’altro per lo sviluppo del nostro territorio, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che siamo tutti chiamati al più alto senso di responsabilità. Una crisi comunale ora sarebbe dannosa per cittadini, famiglie e imprese, oltre che incomprensibile agli occhi degli elettori. Richiamo pertanto la sindaca Resta, la Giunta, il Consiglio comunale nel suo insieme e tutti i consiglieri singolarmente ad una sincera e approfondita riflessione sulle conseguenze non solo contingenti ma anche nel lungo periodo che potrebbe avere il commissariamento del Comune adesso. Sono certo che le ragioni per andare avanti sono molte di più e molto più valide di quelle che spingono a fermarsi. Per il bene di Turi, che tutti ci accomuna, bisogna trovare una soluzione che consenta di superare l’attuale stallo ed arrivare quindi al ritiro delle dimissioni della sindaca e ad un rilancio dell’azione politico-amministrativa”. Lo afferma il senatore pugliese di Forza Italia, Michele Boccardi.

Nella foto: il senatore di Forza Italia Michele Boccardi (foto Fabio Zita)

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Turi oggi si è svegliata sotto la neve e… senza Sindaco. Tina Resta avrebbe rassegnato le sue dimissioni

Turi questa mattina si è svegliata sotto la neve, con l’angoscia per la sanguinosa invasione dell’Ucraina e per il perdurare del Covid-19 e, con ogni probabilità, senza più un Sindaco in carica. Fonti autorevoli ma ancora ufficiose affermano che la dott.ssa Tina Resta, proprio questa mattina, avrebbe rassegnato le sue dimissioni dalla carica di primo cittadino. La clamorosa notizia, che al momento, ripetiamo, non trova conferma ufficiale, sembra essere definitivamente maturata durante la riunione di maggioranza avvenuta ieri sera, ma le fibrillazioni all’interno della sua compagine erano ormai note da tempo per il dissenso manifestato pubblicamente già dal 2020 da tre consiglieri comunali: Onofrio Resta, Teresita De Florio e Teresa De Carolis.

Se la notizia delle dimissioni fosse confermata si aprirebbero due possibili scenari da qui a 20 giorni: 1) Tina Resta, dopo una verifica e avendo ancora i numeri per governare ritira le dimissioni e ricompone, in parte o del tutto, la sua compagine; 2) il Sindaco non ritira le dimissioni e il Consiglio comunale decade con decreto del Prefetto che nomina un Commissario in attesa di nuove elezioni.

Scenari, questi, già vissuti nel 2017 con l’Amministrazione Coppi e ancora prima con l’Amministrazione guidata da Onofrio Resta. Al momento solo bocche cucite da parte dei diretti interessanti: nessuno smentisce e nessuno conferma. Vi aggiorneremo appena possibile.

La Redazione

Didascalie foto: 1) il Sindaco Tina Resta in una manifestazione ufficiale dedicata ai Caduti; 2) Tina Resta con i suoi compagni di squadra e il sen. Boccardi durante i festeggiamenti per la vittoria elettorale del 2019. Le foto sono di Fabio Zita.

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Torre dell’Orologio di Turi sparita dai radar. E’ un ‘Luogo del Cuore’ FAI, ma a chi importa?

In piena pandemia il nostro paese, avvilito anche psicologicamente oltre che economicamente come tutta l’Italia e il resto del pianeta, ha covato da maggio 2020 in poi l’illusione di poter tornare a sognare, fosse anche per una sola estate. E così, moltissimi turesi, compatti come non mai, si sono stretti intorno all’idea di vedere rinascere il nostro simbolo civico per antonomasia: la Torre dell’Orologio, che molti paesi del circondario sicuramente ci invidiano essendo la nostra, senza ombra di dubbio, una tra le più iconiche torri civiche di Puglia.

La costruzione della Torre in quel punto esatto della città si era resa necessaria allorquando, nel 1880, si decise di sostituire il vecchio orologio pubblico non più funzionante alloggiato sull’antico Sedile cittadino posto innanzi palazzo Gonnelli, tenendo presente che il centro cittadino si era da tempo spostato nell’attuale piazza Silvio Orlandi. Nella sua progettazione e realizzazione, l’architetto Sante Simone e la ditta dello scalpellino turese (d’adozione) Giuseppe Schettini riuscivano a mettere in risalto la materia prima principe del nostro territorio, “la pietra”, facendo divenire la torre un esempio ben riuscito dell’eclettismo di fine ‘800-primi ‘900. Il capolavoro civico culminava con la predisposizione al suo interno del meccanismo dell’orologio, firmato dalla pluripremiata fabbrica (con medaglie d’oro all’esposizione internazionali di Anversa, Bruxelles, Parigi), del Cav. Alfonso Sellaroli da Guardia Sanframondi (BN). Illustre artigiano e interprete delle più svariate committenze, il beneventano ideava per Turi la possibilità di azionare contemporaneamente non uno ma bensì tre quadranti posti in direzioni diverse. Per il tempo del rintocco delle campane, si optava per la scelta della “Gran suoneria all’italiana”, segnando le ore e i quarti.

Nel corso del 2020, dicevamo, la speranza divampava allorquando il FAI-Fondo Ambiente Italiano –fondazione senza scopo di lucro, nata con l’intento di agire per la salvaguardia e tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e naturale – in collaborazione con l’istituto bancario Intesa San Paolo, a maggio lanciava la decima edizione del Censimento “I luoghi del Cuore”, che si sarebbe concluso il 15 dicembre dello stesso anno. Mediante un sondaggio su Facebook, la nostra torre civica veniva scelta quale bene da candidare al voto sulla piattaforma del FAI. Scattava così nella nostra cittadina il tamtam mediatico, sull’importanza e sull’occasione da non perdere assolutamente, tanto che i nostri concittadini cominciavano a votare sia online (possibilità di voto per i soli over 14 anni), sia fisicamente ai banchetti predisposti nelle occasioni di ritrovo estivo, ma anche all’interno di alcuni esercizi commerciali. In palio la possibilità di poter partecipare ad un bando presentando un progetto concreto di restauro, valorizzazione o istruttoria, dovendo, però, necessariamente raggiungere prima la soglia minima di 2000 preferenze per il bene candidato.

A dicembre le volontarie turesi del FAI comunicavano il raggiungimento dell’obiettivo minimo delle 2000 firme raccolte per poter partecipare al bando di finanziamento, mentre il successivo 25 febbraio 2021 arrivava l’ufficialità mediante una conferenza stampa del FAI nella quale si rendeva nota la classifica finale nella quale, sorprendentemente, Turi si collocava ad uno straordinario 32° posto nazionale, 5° in Puglia e 2° nella Città Metropolitana di Bari, su oltre 39.500 luoghi in gara segnalati in 6.504 Comuni in tutta Italia. Il risultato era di quelli clamorosi con ben 9.043 voti. Di conseguenza giungeva il momento di concretizzare l’enorme risultato – ribadisco enorme! – aderendo al bando sopradetto previa realizzazione di un progetto di restauro e valorizzazione, mettendo in atto tutte le procedure burocratiche del caso, fra cui la partecipazione al cofinanziamento del manufatto da parte del Comune, ente proprietario della Torre, in una percentuale variabile a seconda dell’importo occorrente per portare a termine il progetto. La partecipazione al bando scadeva inesorabilmente entro il mese di marzo 2021.

Dall’ufficializzazione del 25 febbraio 2021 ad oggi è passato un lungo anno di silenzio assordante, durante il quale in molti sicuramente hanno continuano a guardare giornalmente la Torre e a sospirare, me compreso, in attesa di sapere quali fossero stati gli sviluppi successivi all’entusiasmante risultato conseguito. L’argomento, invece, sembra essere stato fatto sparire volontariamente dai radar dell’opinione pubblica, forse per giustificare il fallimento del tentativo di agganciare il finanziamento. Non mi sorprenderei di ciò, viste anche le risicate disponibilità monetarie messe a disposizione, che non possono chiaramente bastare a coprire le richieste provenienti da tutti i progetti presentati, motivo per cui al FAI avranno sicuramente pensato di dirottare le risorse disponibili sui progetti più significativi presentati, fra cui parrebbe esserci quello del ponte dell’Acquedotto di Gravina in Puglia.

Se fossero questi i risvolti, non ci sarebbe peccato nel dichiarare che, fatto il tentativo, non si è riusciti a portare a casa il risultato, ma temo ahimè che ancora una volta il tentativo non sia stato fatto, per il solito palesarsi di quel ormai evidentissimo e classico sintomo del corto circuito politico-amministrativo-burocratico-associativo che sempre più spesso si manifesta a Turi. Ma quelle 9043 preferenze non possono essere ritenute del tutto insignificanti, anzi tutt’altro, motivo per cui chi di competenza – le volontarie del Fai di Turi, il Comitato all’uopo costituito e l’Ente proprietario del manufatto, il Comune di Turi – devono, dopo un anno, sentire il dovere di dar conto della situazione. I 9043 turesi vogliono sapere e vogliono capire come si è chiusa la faccenda, visto e considerato che se si fosse addivenuti a qualche risultato positivo non avrebbero certo resistito alla voglia di raccontarcelo.

Quello che ci preme sottolineare è che nel giugno 2020, allorché come Redazione de “il paese” predisponemmo sulle nostre pagine un intero ‘Inserto’ sulla Torre dell’Orologio per spingere i turesi al voto, eravamo consci comunque della difficoltà nel riuscire a portare a casa il risultato, e già allora invitavamo le autorità locali a valutare altre possibilità di finanziamento per poter progettare la ristrutturazione del manufatto architettonico e programmare la sua valorizzazione in modo serio e con visione a medio-lungo termine, anche con risvolti museali e turistici. Chiudo ricordando la passione con la quale lo scalpellino Giuseppe Schettini scolpì personalmente e nei minimi dettagli il fregio floreale in cima alla Torre, contro l’indicazione dell’architetto, secondo cui dal basso quei particolari non si sarebbero notati. Ebbene, Schettini gli rispose “lo faccio per Turi”, e continuò la sua opera conferendo a quella enorme corona in pietra, posta al di sotto della banderuola col nostro vessillo civico, tutto il proprio sapere tecnico e le proprie abilità e con esse quelle di tutti i mastri scalpellini conosciuti e non della nostra terra di Turi e di Puglia a imperituro ricordo di come le nostre belle cittadine pugliesi siano nate e siano state plasmate cavando la pietra calcarea, ingentilita dalla sapienza e dalla maestria di questi artisti. D’ora innanzi, chi avrà l’onore e l’onere di amministrare Turi, tenendo a mente tutto ciò, si prodighi per far risorgere la Torre dell’orologio e con essa l’orgoglio della nostra città.

Pietro Pasciolla

Note: 1) Le foto della Torre Civica di Turi sono di Giovanni Palmisano; 2) l’articolo è già pubblicato sulla rivista ‘il paese magazine’ n. 300/gennaio-febbraio 2022

Presentazione-Progetto-Gramsci-maggio-2021-manifesto

Sul ‘Progetto Gramsci’ il direttore Raffaele Valentini risponde all’arch. Giuseppe Giannini

L’arch. Pino Giannini ci manda una lettera, una lettera aperta pubblicata sul sito on line de “il paese”, perché tutti possano leggerla. Sono le sue osservazioni sul cosiddetto “Progetto Gramsci” che coinvolge, in parte, la nostra villa. È un parere chiesto al professionista dal Sindaco, come l’architetto stesso chiarisce. Ed è la sua posizione da tecnico, già intervenuto nei primissimi anni 2000 sulla stessa area.

Altrettanto pubblicamente rispondo, come Direttore destinatario della lettera, perché altri leggano il confronto civile e civico. Perché credo che ci sia molto ‘non detto’ nell’affrontare la questione. Non c’è nessuna valenza ideologica nell’essere a favore di quest’opera. Ideologico, se mai, è proprio il suo rifiuto. Infatti: se usassimo questa stessa riduttiva categoria di pensiero dovremmo dire che è anche ideologico aver creato la lapide monumentale ad Aldo Moro a San Giovanni, e relativa piazza? Aver intitolato piazza e Istituto Tecnico a Sandro Pertini? Aver collocato le statue della santa devozione qui e là? Ma, procediamo per passi, per farci capire.

  1. STORIA

2018 Si concretizza il “Progetto Gramsci”, dopo precedenti relazioni tra Regione e Sindaco Coppi uscente

  • 19 luglio (delibera di indirizzo del Commissario Cantadori)
  • 2 ottobre (delibera di conferma del Commissario Cantadori)
  • 15 giugno – progetto ufficiale definitivo dalla Regione Puglia
  • MAGGIO/GIUGNO SI INSEDIA LA GIUNTA RESTA (dopo elezioni)
  • INCONTRI NUOVA GIUNTA CON REGIONE sul tema

2019

  • 1° novembre. Il Sindaco Tina Resta (entusiasta) è a Roma all’Auditorium della Musica alla presentazione del Progetto “Compagni e Angeli” con Alfredo Pirri (artista del progetto), prof. Beppe Vacca (già direttore Istituto Gramsci) – ambasciatore d’Albania Anila Bitri Lana – funzionario Regione Puglia Aldo Patruno (foto pubblicate su “il paese”)
  • LOCKDOWN. “Non abbiamo potuto più organizzare i previsti incontri con i cittadini per renderli consapevoli del progetto già avviato”. [TINA RESTA “il paese” giugno 2021]

2020

ESTATE

  • “La Regione mi chiede di incontrare le autorità del Carcere perché è necessario far entrare i tecnici incaricati nella cella di Gramsci per rilevarne le dimensioni, utili alla realizzazione della struttura esterna. Nello stesso periodo dagli uffici regionali è arrivata altra documentazione. Vertici regionali e Ministero di Grazia e Giustizia si stanno confrontando per trovare una soluzione. Il Sindaco di Turi c’entra molto poco in quanto trattasi di una questione normativa”. [TINA RESTA “il paese” giugno 2021]

2021

  • venerdì 21 maggio. Alle ore 18.30 in Piazza Gonnelli (dopo averlo annunciato con manifesti pubblici) il Comune di Turi presenta alla comunità cittadina il progetto di riqualificazione degli ampi spazi della Piazza Sandro Petrini a Sud e Piazza Aldo Moro a Est del carcere, e l’installazione dell’opera “Compagni e Angeli”. Progetto interamente finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-Albania-Montenegro, di cui il Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia è partner.
  • Il progetto ha rilievo internazionale con due professionisti di altissimo spessore (vedi in seguito). E coinvolge: Turi per l’Italia – Tirana per l’Albania – Podgorica per il Montenegro.
  • L’opera è stata progettata dall’architetto del paesaggio il portoghese Joao Ferreira Nunes (docente all’Instituto Superior de Agronomia Universidade Técnica de Lisboa dal 1991 e all’Università I.U.A.V. di Venezia, al Politecnico di Milano, al Politecnico di Torino, alla Sapienza – Università di Roma, alla Facoltà di Architettura di Alghero e all’Accademia di Architettura di Mendrisio, Svizzera).
  • La creazione artistica è di Alfredo Pirri (ha insegnato alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, alla Sapienza – Università di Roma, ed è stato docente di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, di Palermo e presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Nel 2015/2016 è stato Advisor in Visual Art per l’American Academy in Rome).      
  • Giugno. Per capirci di più, si istituisce una Commissione Consiliare di studio per analizzare più da vicino il Progetto, presieduta dal consigliere di minoranza prof.ssa Lilli Susca.
  • L’arch. Comunale Del Rosso conferma la possibilità di fare richiesta agli autori del progetto per quanto riguarda modifiche, accorgimenti da apportare dopo l’approvazione stessa del Progetto.
  • 15 luglio. Incontro tra quattro componenti della Commissione Consiliare, l’architetto del paesaggio Joao Nunes, Alfredo Pirri, l’architetto Sportelli (tecnico della Regione Puglia), Del Rosso responsabile Ufficio Tecnico Comunale. Il Sindaco è assente per motivi personali. Si cerca di valutare le perplessità turesi al progetto (vialetti in terra battuta/meglio lasciare il basolato preesistente, problemi di irrigazione, timore che vengano tagliati alberi, scala a chiocciola/da vietare accesso e solo simbolica, altezza eccessiva della siepe/a 2 metri ricrea di fatto il muro di cinta del carcere, aumento del numero delle panchine con lo schienale. In più si suggerisce la creazione di un’area dove poter allestire un palco di media grandezza e un’area verde che valorizzi il Monumento ai Caduti più in là). I progettisti si mostrano disposti ad accogliere le possibili modifiche.
  • Ma intanto si continua a tergiversare, si chiama in causa questo o quell’altro ente a esprimersi. Si ha bisogno di capire ancora meglio o forse si sta prendendo tempo?

2022

  • «La sospensione della Commissione di studio sul “Progetto Gramsci” è stato un bel pasticcio. Ho chiesto di ritornare in Consiglio affinché fosse la politica a decidere e non si delegasse la scelta ad una Commissione, presieduta da un consigliere che non è nemmeno della Maggioranza. Non si può andare avanti così – incalza – stiamo facendo il gioco dell’Opposizione che, di volta in volta, tira fuori la carta vincente e fa scuola» [ONOFRIO RESTA – “il paese” – gennaio/febbraio 2022]
  • RIASSUMENDO
  • Un progetto interamente finanziato da fondi europei/Regione Puglia (e non dalla Federazione Comunista di Bari). La Regione committente decide per proprio conto – visto che pagano di tasca propria – quali sono i tecnici da incaricare, da investire per l’opera (Nunes – Pirri). 
  • ideologico = aggettivo dal significato specifico, ristretto, utilizzato per indicare dottrine e movimenti politici precisi (comunismo, nazismo, fascismo ecc.). Vedi TRECCANI 
  • Si cerca di valorizzare Gramsci (e lo spazio intorno) e come si può capire questo non ha un intento ideologico perché prima di tutto non si capisce da dove si possa dedurre che l’opera abbia connotazione ideologica. Il progetto invece vuole rendere omaggio ad Antonio Gramsci, che accidentalmente ha incrociato la vita di Turi (nome della nostra città diffuso a livello internazionale, legato proprio ai “Quaderni dal Carcere”, per esempio) e riqualificare la zona in pieno degrado. L’opera progettuale e artistica, come si è detto più volte, esprime il bisogno di ricordare Gramsci non attraverso un “monumento celebrativo” ma realizzando un luogo pubblico, caratterizzato dalla presenza dell’arte che abbia un valore civico e simbolico, e che contribuisca attivamente al rinnovamento urbanistico della città
  • Gramsci è un intellettuale, pensatore, uomo di cultura italiano studiato e rispettato in tutto il mondo, fino in America, in Giappone ecc.). Meno che a Turi.
  • OSSERVAZIONI

Le condizioni della villa alla vigilia degli interventi degli anni novanta erano decisamente inaccettabili. Il verde lasciato a se stesso e poco curato aveva il sopravvento sull’architettura e un forte squilibrio fra la parte centrale e quella retrostante, verso il carcere ne faceva un polmone verde ma da riorganizzare e riconsegnare alla comunità turese” dice giustamente l’arch. Pino Giannini progettista della bella trasformazione di 20 anni fa.

  • Ma non sono altrettanto inaccettabili le condizioni di degrado attuale (degrado di molti anni), di non curanza, di verde raro, di aiuole verdi sparite, di alberi lasciati a seccare ecc.? Lasciamo tutto così come è malridotto piuttosto che ‘cedere’ al presunto progetto ideologico? Respingiamo il finanziamento per opere di riassetto cittadino?
  • Ma le cose che ci appartengono si fanno ridurre così come sono state malridotte?
  • Anche nel ’90 ci sono state contestazioni di fondo su quel rifacimento. Nonostante tante belle intuizioni di quel rifacimento, non tutto è stato accettato di buon grado (basti ricordare, per esempio, la delusione di molti nel vedere cancellata la vecchia fontana ad archi che campeggia in molte foto di famiglia). Le novità a volte fanno storcere troppo il naso in questo paese, per tanti motivi.
  • Intanto chiedo per capire: Abbiamo motivi per dire che la villa secondo il nuovo progetto non sarà più luogo di aggregazione e cancellerà i sentimenti di appartenenza? Che si svuoterà del suo significato sociale?
  • CONCLUSIONI. TRE COSE

Rispetto al cosiddetto e controverso “Progetto Gramsci” della Regione per riqualificare l’area, si possono dire tre cose essenziali, liberamente e legittimamente, visto che la villa è di proprietà Comunale.

  1. CI PIACE. PUNTO E BASTA. E FINE DELLE TRASMISSIONI.
  2. IL PROGETTO È DA CORREGGERE PERCHÉ CI SONO QUESTE E QUEST’ALTRE COSE DA CONSIDERARE. SEDIAMOCI E PARLIAMONE.

Gli incontri pubblici ci sono comunque stati (pandemia permettendo), le modifiche sono state comunicate alla Regione e ai progettisti. Un referendum tra la popolazione sarebbe inopportuno ma solleverebbe gli Amministratori dalla responsabilità di una decisione.

E un referendum costituirebbe davvero un imbarazzante precedente. Forse anche fuorviante. Ma legittimo pure questo, se è previsto in questi casi e se così hanno pensato di farlo.

  • NON CI PIACE AFFATTO

Se la posizione è il punto 3, come sembra (altra posizione legittimissima!!), caro Sig. Sindaco: perché non dice una volta per tutte (a Turi, alla Regione) che la ‘cosa’ non vi piace, non piace a molti di voi, o non so a chi altri, per qualsiasi motivo? Che questo progetto “non s’ha da fare!!” Perché non mettiamo fine alla questione con mille pretesti e si proferisca chiaramente questo rifiuto? Riuscite una tantum a parlare apertamente, con chiarezza, senza ipocrisia?

Raffaele Valentini

Didascalie foto: 1) rendering del progetto “Compagni e Angeli” con l’installazione artistica di Alfredo Pirri dedicata ad Antonio Gramsci; 2) Il Sindaco Tina Resta a Roma all’Auditorium della Musica alla presentazione del Progetto “Compagni e Angeli” con Alfredo Pirri (artista del progetto), prof. Beppe Vacca (già direttore Istituto Gramsci), ambasciatore d’Albania Anila Bitri Lana e il funzionario della Regione Puglia Aldo Patruno (foto pubblicate su “il paese”).

Villa-comunale-panorama

Riflessioni e proposte per il verde pubblico di Turi dell’architetto Giuseppe Giannini

Gentile direttore, in una breve telefonata ricevuta dal Sindaco di Turi Tina Resta e dall’assessore ai LL.PP. Stefano Dell’Aera, sono stato invitato ad esprimere un mio parere sulla procedura che porterà alla trasformazione della nostra Villa comunale in quanto architetto specialista in restauro e paesaggio, docente di restauro urbano e soprattutto da cittadino di Turi. Con spirito civico e con sentimento profondo verso la nostra comunità, mi sono permesso di riportare alcune riflessioni scritte nel testo allegato che, prima di ogni auspicabile trasformazione delle nostre città, aiuti a prendere coscienza di quello che oggi appartiene a noi tutti in quanto cittadini turesi e a quanti hanno scelto o vorranno scegliere di vivere nella nostra comunità.

Tengo a precisare infine, che il testo allegato, che se ritiene vorrà pubblicare in seno al magazine da lei diretto, è già stato trasmesso ai citati interlocutori ma ritengo utile, tuttavia, che queste riflessioni vengano condivise con i suoi gentili lettori. Ringraziando anticipatamente, Arch. Giuseppe Giannini -turese-

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E’ noto che l’architettura e gli spazi sociali in genere e per definizione, recano in sé una forte componente sociale, quindi un senso civico. A questo devono coniugarsi più fattori come la bellezza (la venustas per Vitruvio), la stabilità (la firmitas), la funzionalità (l’utilitas).

Se i due fattori oggettivi come la funzionalità e la stabilità richiamano alla tecnica, ma per questo non meno importante, per la ricaduta sui costi, sui tempi, sulla durabilità e la manutenzione programmata, la bellezza ricade in ambito del tutto soggettivo, dettato dalla sensibilità di ognuno di noi e da una sorta di istanza psico-sociale.

Il significato chiaro e condiviso dell’esistenza della Villa comunale di Turi parte dal concetto di pertinenza. Pertinenza, lo è stata fin da quando era il giardino delle monache era annesso al costruendo Monastero della clarisse poi divenuto sede del Carcere. Questo edificio venne investito dalla ventata di soppressione post Unità d’Italia, delle sedi conventuali, insieme al convento intra moenia di S. Chiara, deventata scuola primaria e del Convento dei Minori Conventuali di S. Giovanni, diventato ospedale. Anche il convento dei Padri Scolopi e sede di una delle migliori scuole primarie del territorio sud-est barese, sede dell’attuale municipio di Turi, venne investito dalla precedente ondata di soppressione dei conventi: quella napoleonica del 1807.

Il nascendo monastero, attuale carcere, venne quindi incamerato dallo neonato Stato Italiano, bisognoso di edifici pubblici rappresentativi e in grado dare sede ai nuovi uffici amministrativi e destinarlo, appunto a carcere mandamentale. Della pertinenza verde, incamerata comunque dal Demanio insieme al costruendo monastero, venne conservata la configurazione rettangolare e destinata in seguito a verde pubblico.

Un primo, vano tentativo di cancellazione dell’attuale giardino comunale, venne operato allorquando venne progettata la strada di collegamento Casamassima – Putignano, quella che poi sarebbe diventata la SS 172 dei trulli che avrebbe tagliato in due l’attuale Villa (per un approfondimento dell’argomento si veda: “Contributi alla storia e all’urbanistica”, Giuseppe Giannini, “Sulletracce”, Quaderni del Centro Studio di Turi, Quaderno 7) ma la concomitante esigenza di salvare la villa e l’intercessione dei Marchesi di Turi che vollero che la nuova arteria passasse davanti la loro proprietà, così come è avvenuto, fecero si che la nuova strada rimase un progetto. La nuova strada venne deviata sulla via Massari e Largo Marchesale, come in effetti è avvenuto.

La villa di Turi, dunque, ha sempre avuto nella memoria dei turesi un’importanza “vitale”. Il cuore pulsante del paese è sempre stato il cuore della società che l’ha sempre vissuta e detenuta (ad onor del vero con miglior cura dagli anni sessanta fino agli anni ottanta del secolo scorso) con orgoglio e da sempre celebrazione della società turese, quale elemento urbanistico facente parte della città e appartenente alla intera collettività, e sedimento nella memoria anche in coloro che, da turesi, hanno dovuto trascorrere gran parte della loro vita lontano dal proprio paese natio.

La condizioni della villa alla vigilia degli interventi degli anni novanta che mi hanno visto progettista era decisamente inaccettabile. Il verde lasciato a se stesso e poco curato aveva il sopravvento sull’architettura e un forte squilibrio fra la parte centrale e quella retrostante, verso il carcere ne faceva un polmone verde ma da riorganizzare e riconsegnare alla comunità turese. Una delle priorità del progetto della nuova Villa Comunale mirava a dare dignità e valore all’intera area urbana verde, tanto che a partire dalla fontana centrale, l’equilibrio venne dato dalla costruzione della nuova montagnola dal lato del carcere e dall’area giochi nella parte verso via XX settembre.

La scelta effettuata permise di utilizzare l’intero spazio della villa, con l’intento di riconsegnarla interamente ai cittadini. Il verde riorganizzato, anche grazie al contributo dell’agronomo Pietro Oronzo Pugliese, le targhe di denominazione botanica, l’impiego di materiale locale come il Mazzaro di Gravina di Puglia, la pietra locale, il recupero anche funzionale delle fontane del 1918 dell’Acquedotto pugliese. Queste furono le premesse per il nuovo progetto.

L’intero progetto, dalla fase di progettazione a quella della conclusione dei lavori, venne condivisa con tutta la cittadinanza sia mediante un recinzione “trasparente”, sia con le visite guidate all’interno dell’area del cantiere. Alcuni imprevisti stop dei lavori, dovuti a pretestuosi contenziosi fra ditta appaltatrice e ditta subappaltatrice, risoltisi poi in tempi rapidi, balzò anche sulle pagine della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’ grazie all’interessamento a riconsegnare la Villa ai cittadini turesi dall’amico Peppino De Tomaso, direttore della ‘Gazzetta Del Mezzogiorno’, il quale chiedeva a gran voce e a ragione la riapertura della villa perché unanimamente ritenuta indispensabile per la società turese.

La Villa comunale di Turi è giuridicamente di proprietà comunale. In quando vissuta dalla società turese, però, appartiene di fatto alla intera comunità locale che vorrebbe rivedere la Villa di Turi curata amorevolmente come accaduto nel felice periodo della sua storia, quello rimpianto del Sig. Di Bari, che molto ricorderanno. Ad egli si deve la configurazione della Villa attuale, con le sue essenza botaniche secolari e al successivo riequilibrio degli anni novanta reinserita nel contesto urbano che la vede oggi bene di tutti e per tutti.

Da qui, il concetto di pertinenza, letto sul piano giuridico, si amplia in senso molto più profondo nel concetto di appartenenza, laddove la fedele e consolidata configurazione attuale andrebbe mantenuta e curata amorevolmente, affinché continui ad appartenere alla collettività; non alla celebrazione del singolo, bensì della collettività di tutta la comunità turese.

Fermamente convinto che i cambiamenti fanno parte del mondo e delle naturali evoluzioni del fare umano e che nessuno può e deve impedirli, l’invito rivolto è di riflettere attentamente su quello che si possiede e sulle ragioni di qualsiasi cambiamento, affinché questi rispettino il significato autentico della esistenza, convinti che qualcosa di perduto è irreversibile. Sarebbe auspicabile che le trasformazioni future vengano chiaramente spigate ai cittadini, verificate che queste siano ben comprese e metabolizzate e solo dopo attendere da loro la risposta su quello che essi desiderano. L’organo politico che dà corso alla procedute tecnico-amministrative, devono tener conto delle esigenze della collettività ai cui, come già detto, il bene appartiene.

Da questa riflessione, dal sentire opinioni della comunità turese e impegnandosi -tutti- alla cura del verde, prima ancora delle novità, deriva la migliore risposta e la scelta più opportuna da compiere in occasione di ogni cambiamento. Allargare il quesito dei cittadini potrebbe contribuire a dare una risposta opportuna ai cambiamenti in programma, convinti che è prioritario curare bene quello che si ha e che le nuove proposte siano volute dai cittadini affinché anche queste diventino loro patrimonio sociale e inclusivo.

La Villa Comunale di Turi, quale luogo di aggregazione nel significato di appartenenza, dovrà continuare a perpetrare il suo ruolo di collettività, pluritematico e di perequazione sociale. Sarebbe auspicabile che una eventuale trasformazione della Villa, rimanga nell’alveo del suo significato sociale ed evitare che deragli verso quello ideologico.

Sarebbe sufficiente, per concludere, riconoscerne il valore storico-urbanistico e sociale, in della Villa comunale, spazio verde che appartiene già alla comunità turese e celebrarla all’insegna della sua configurazione attuale, saperla custodire con cura, avviando un programma di potenziamento e manutenzione programmata, affinché questa possa divenire una risorsa, non un carico sociale. Non si dimentichi, infine, che anche altri spazi verdi del nostro territorio meritano di essere curati e rivitalizzati. Gli spazi verdi, soprattutto in questo periodo ci di limitazione delle interazioni sociali, devono essere luoghi eletti per l’avvio di attività all’aperto, anche per tramite accordi d’uso fra Comune e scuole e associazioni di ogni tipo. Quella dell’uso del verde pare, al momento, la soluzione migliore per raggiungere l’obiettivo primario che è la muta intesa fra cura del verde e aggregazione sociale.

GIUSEPPE GIANNINI

Didascalie foto, dall’alto: 1) la villa comunale oggi; 2) l’arch. Giuseppe Giannini; 3) la villa ‘grande’ negli anni ’70 del secolo scorso; 4) rendering della ‘nuova’ villa (progetto Gramsci “Compagni e Angeli”).

consiglio-28-dicembre

Quasi fosse un gioco dell’oca. Mandato all’aria il Consiglio comunale del 28 dicembre. L’Opposizione occupa l’aula

Tra i punti all’Od.G (5 punti complessivi): 4) Modifiche al Programma biennale degli acquisti di beni e servizi 2021/2022 – 5) Presentazione Relazione della Commissione di Studio “Progetto Compagni e Angeli” (‘Progetto Gramsci’) al Consiglio Comunale.

Può pure succedere che un Consiglio Comunale salti per ragioni improrogabili. Siamo tutti sotto il cielo. E che se alle 9.30 (orario stabilito con convocazione scritta) non sia presente né Sindaco e né Maggioranza in Aula (solo i Consiglieri di Opposizione), si può pure pensare a un malessere fisico improvviso (contemporaneo) di tutta la Giunta & Co., che magari sono altrove, forse tutti insieme a darsi conforto per un accidenti condiviso (si spera il più lieve possibile). Che poi, a un certo punto, appaia tra i banchi del Consiglio l’ex ViceSindaco Topputi – messo sacrificale per l’occasione? – a riferire come uno speaker della Stazione Centrale che il Consiglio è rinviato in seconda convocazione (punto e basta!), la cosa comincia a far storcere il naso, ma non solo il naso, almeno per le modalità. Che poi nemmeno si possa attuare la seconda convocazione fissata alle 15.30 (annullata tramite messaggio di posta elettronica 12 minuti prima!) si è finalmente certi che la cosa puzza tantissimo di copertoni bruciati. E puzza tantissimo perché sulle poltrone della Maggioranza siedono mute e dissidenti la signora Teresita De Florio e l’ex-assessore Teresa De Carolis. A rimarcare, cioè, la distanza che le separa da Sindaco e Giunta-Resta; distanza già per altro manifesta da molto tempo. E così sembra evidente dire, purtroppo, che tutta questa manfrina di oggi 28 dicembre 2021 risulti semplicemente deludente e sconfortevole. Una performance che umilia e fa carta straccia delle norme democratiche delle Istituzioni; una arbitrarietà, in sostanza, che non può proprio esistere, o essere accettata, oltre a risultare umanamente scorretta. Gli organi competenti sapranno sicuramente valutare la questione.

Se l’aspirazione della signora Tina Resta in campagna elettorale era quella di essere “Sindaco della strada” (per marcare la sua vicinanza alla gente e la distanza dal Palazzo), a vedere come si è comportata oggi – e come si è comportata in questi due anni – ha dimostrato cinicamente di aver buttato giù la maschera e di aver invertito le coordinate propagandate sui palchi delle piazze: di essere più che mai un Sindaco del Palazzo più che un Sindaco che sta dalla parte dei turesi. Un Sindaco che va dietro ai Giochini delle fazioni della sua stessa scomposta Maggioranza, illudendosi di avere sempre autorevolezza risolutiva tra le mani. In sostanza, invece, l’ennesimo esempio di grave di incapacità politica. Ma chi paga tutte le spese e le conseguenze per la città? Pantalone, ovviamente!

PS. Per la cronaca il Consiglio viene rimandato d’imperio, senza concordare niente con nessuno, a domani 29 dicembre e verrà svolto in videoconferenza (mahhhh???). L’Opposizione ha occupato per protesta la Sala del Consiglio Comunale.

La foto: la sala del Consiglio comunale occupata dalla Minoranza (ore 19.00 del 28 dicembre)

Ferrovie-del-Sud-Est

Quel ‘muro’ di ferro che taglia in due Turi. Il nostro è sempre un Comune ‘cenerentola’

A distanza di sei mesi dall’ultimo intervento pubblico, Lorenzo Volpicella torna a sollevare l’annoso problema dei 4 passaggi a livello delle Ferrovie Sud-Est. E lo fa ancora una volta con una lettera indirizzata a: Ferrovie del Sud Est-Gruppo Ferrovie dello Stato, Comune di Turi e mezzi di informazione locale. Ecco il testo della lettera che facciamo nostro appieno. Lo pubblichiamo affinché le autorità locali si prendano carico del problema e facciano con risolutezza i passi necessari presso la Regione e le FS per vedere finalmente eliminato il ‘muro’ ferrato che taglia in due la nostra città e crea molti disagi a tutta la popolazione turese.

“Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, mi sono compiaciuto nel vedere un ottimo reportage di TeleNorba relativo ai progetti che le Ferrovie Sud Est, in collaborazione con vari Comuni del Sud-Est barese come Conversano, Castellana Grotte, Noicattaro, Capurso, Adelfia, Casamassima e molti altri, stanno realizzando. Si tratta per lo più di sottopassi, strade ferrate interrate, cavalcavia ecc., al fine di abbattere i passaggi a livello che dividono in due il paese e che danno luogo a logoranti e interminabili attese. In data 15.06 c.a., trasmisi una missiva condivisa da moltissimi concittadini (in allegato) in cui si preannunciava il problema; inoltre, di recente, vi è stata anche una petizione online dal nome “Turi non ha tempo da perdere”, anch’essa condivisa da numerosissime persone. Ci si chiede: può essere mai che Turi rimanga in tutti i settori la cenerentola rispetto agli altri paesi? È veramente un paese dormitorio senza progettualità? Nessuno fa niente per migliorare la qualità della vita del nostro paese? Non vogliamo rassegnarci a questa prototipo! Coloro che prenderanno a cuore questo problema sociale e che riusciranno a risolverlo concretizzandolo in un progetto, sicuramente avranno un benemerito. RingraziandoVi anticipatamente per l’attenzione, mi auguro che dopo questa missiva vi sia un’iniziativa a favore di Turi. Nell’attesa di un riscontro, positivo o negativo che sia, saluto cordialmente. Se si vuole si può”.

Lorenzo Volpicella (rvolpicella@alice.it)

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Erasmus 2021-2024, al ‘Pertini-Anelli’ di Turi un meeting con i docenti giunti da Polonia, Spagna e Germania

Appena arrivata alla dirigenza del Pertini-Anelli nell’anno scolastico 2019-2020 – afferma la prof.ssa Giuseppina Caldararo, dirigente scolastica dell’Istituto Pertini-Anelli di Turi – abbiamo subito richiesto l’attivazione dell’Erasmus plus KA, intitolato ‘Migration in der EU – Bereocherung und/oder Bedrohung’ (Migrazione in Europa: arricchimento o/e minaccia?). Mi sono resa conto che la nostra scuola ha una grande necessità di avere contatti e scambi con i Paesi Europei e noi crediamo fermamente che le attività interculturali siano un arricchimento di conoscenze delle lingue, delle culture, delle tradizioni e dei modi di fare di altri docenti e di altri studenti. Partecipare all’Erasmus è anche un modo diverso di gestire l’ambiente scolastico”.

E l’Erasmus 2021-2024, esperienza pedagogica a livello internazionale, dopo il forzato stop dettato dalla pandemia ha ripreso il suo cammino formativo grazie alla proroga ottenuta a recupero dell’anno 2020 quasi tutto trascorso in lockdown. Nella mattinata di oggi 9 novembre, infatti, i docenti Jadwiga Tomczyk e Dominik Michalczewski giunti dalla Polonia, María Teresa Fernández Rodriguez e Deva Saro Gómez dalla Spagna, Maria Dolores Vidal Garcia e Ursula Olschewski (coordinatrice del progetto) dalla Germania sono stati accolti qui a Turi dalla dirigente scolastica prof.ssa Caldararo e dalle docenti referenti del progetto dell’Istituto superiore ‘Pertini-Anelli’ Chiara Longo, Claudia De Tomaso e Ornella Antonia Vasco. Si è quindi subito passati in laboratorio per l’avvio, davanti ai computer, del meeting di organizzazione delle attività dell’Erasmus, che continueranno domani per concludersi giovedì 11, con un primo coinvolgimento diretto degli studenti.

Questo meeting – mi dice la prof.ssa Chiara Longo prima dell’avvio del primo incontro – pone le basi per poter organizzare la mobilità degli studenti che avverrà dalla primavera in poi. Quindi, oggi domani e dopodomani ci saranno questi incontri tra docenti per programmare e preparare il campo alle attività degli studenti”. La tre giorni turese è “un’occasione per stabilire una cooperazione sostenibile con le scuole partner” ed ha l’obiettivo principale, alla fine dei  36 mesi programmati, di preparare i contenuti della piattaforma informatica sulla quale gli studenti e i docenti porteranno avanti le attività di preparazione alla fase clou dell’Erasmus, quella più formativa, cioè il viaggio di studenti e docenti verso i tre Paesi europei partecipanti. Inoltre, i docenti ospiti conosceranno la scuola di Turi e il territorio dal quale provengono gli studenti, con visite pomeridiane nei paesi vicini: Locorotondo, Alberobello, Conversano, Polignano e Monopoli.

In queste tre giornate – dichiara la Dirigente Caldararoi nostri ospiti tedeschi, spagnoli e polacchi avranno la possibilità di avere una formazione sulla nostra gestione scolastica, la stessa che avranno i nostri docenti quando andranno nelle loro scuole. L’ultimo giorno, cioè giovedì 11, nell’auditorium, avverrà l’incontro con gli studenti delle classi quarte e quinte, ragazzi che dallo scorso anno sono impegnati nella formazione Erasmus. Poi, nella prossima primavera, Covid permettendo, i nostri studenti andranno in mobilità presso le scuole di Germania, Spagna e Polonia che con noi aderiscono al progetto. Sarà una ulteriore occasione di scambio culturale, di conoscenza del sistema scolastico europeo del quale sappiamo ancora poco”. La prof.ssa Caldararo si augura vivamente che il Covid “non tarpi nuovamente le ali alla nostra scuola” perché la mobilità degli studenti verso l’Europa è fondamentale per la loro formazione. “Mi piacerebbe – dice – che a fine percorso i nostri docenti tornassero qui a scuola con idee nuove per rivoluzionare il nostro modo di fare scuola; agli studenti auguro che le attività dell’Erasmus siano esperienze altamente costruttive e che portino positività nel nostro paese per trasformarlo alla luce di quanto hanno potuto vedere all’estero. Andare fuori significa poi portare qui quello che si è imparato, per spronare gli altri a fare sempre nuove esperienze. Mi piacerebbe che loro portino a scuola il bello, il nuovo che hanno visto per trasformare in meglio la nostra stessa scuola”.

Le foto dall’alto: 1) il logo del progetto; 2) la dirigente scolastica prof.ssa Giuseppina Caldararo – foto Fabio Zita; 3) una fase del meeting del 9 novembre – foto Giovanni Lerede; 4) foto di gruppo dei docenti di Italia, Spagna, Polonia e Germania partecipanti – foto Giovanni Lerede.

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I Cavalieri del Santo Sepolcro festeggiano la loro Patrona a Fasano

Come ogni anno, si è svolta domenica 24 ottobre scorso la Celebrazione Eucaristica per la Pace in Terrasanta, in occasione della solenne festività dedicata a Maria Vergine della Palestina, Signora e Patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’antichissimo Ordine religioso cavalleresco che opera da secoli in Palestina, sotto la protezione della Santa Sede, a vantaggio della Pace, della custodia dei Cristiani e dei luoghi Santi in quelle terre martoriate dalla guerra. Quest’anno la celebrazione è avvenuta in Fasano – all’interno del territorio dei Comuni comprendenti la Diocesi di Conversano-Monopoli – presso la Chiesa Matrice San Giovanni Battista ed è stata presieduta dal Vicario Generale Diocesano, nonché Prioredell’Ordine, Reverendo Commendatore Monsignor Vito Domenico Fusillo, coadiuvato dal parroco Don Sandro Ramirez e dal Commissario Straordinario in Terrasanta Padre Pio Dandola.

A fare da padrona di casa la D.ssa Michelina Stefanachi (nella foto), Delegata del prestigioso Ordine Equestre, già Sindaco del Comune di Turi, coadiuvata dal Segretario Generale Luogotenente Carica Speciale in congedo dei CC Cav. Sergio Tatoli; alla cerimonia erano altresì presenti in qualità di ospiti: il Luogotenente I.M.A. dell’O.E.S.S.G. Cav.Gr.Cr.Notaio Ferdinando Parente; il Luogotenente D’Onore Cav.Gr.Cr.Dr. Rocco Saltino; il Preside di Sezione Gr.Uff. Ing. Vito Casarano.

Dopo la celebrazione religiosa, i partecipanti, per rinsaldare lo spirito di fratellanza che li accomuna, hanno condiviso un momento conviviale presso una sala ricevimenti sulla Selva di Fasano.

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Auser, gita in Calabria per ritornare a socializzare

L’Auser di Turi, approfittando dell’apertura post-covid, ha organizzato un viaggio di due giorni in Calabria tra i castagneti della Sila e una visita alla fabbrica di liquirizia ‘Amarelli’ di Rossano Calabro, storica azienda che gli anziani ricordano molto più facilmente rispetto ai giovani. “Abbiamo avuto la fortuna – dichiara il presidente dell’Auser Antonio Conte – di visitare il museo della liquirizia e la fabbrica di Giorgio Amarelli accompagnati da una guida esperta, che ci ha fatto scoprire i segreti della lavorazione della liquirizia, i covoni di radice pronta per essere lavorata, gli impianti moderni per l’estrazione, gli antichi cuocitori dove si addensava la pasta nera di liquirizia e le trafile in bronzo che le conferiscono forma e spessore, in una visita al processo produttivo perennemente immersa nel dolce profumo di liquirizia e che, come museo, appassiona tutti, adulti e bambini. Un’avventura inedita che trasporta nella realtà di un passato fiorente e racconta il presente di un prodotto eccellente da gustare, a fine del percorso, nel ‘Liquorice Shop’ e nel museum cafè. Dal bastoncino di legno grezzo alle liquirizie pure o con menta e anice, dalle gommose all’arancia, fino ai confetti delicatamente colorati. Un’esperienza indimenticabile per il gruppo Auser di Turi, ricordando il fondatore Giorgio Amarelli”.

Il centro sociale dell’anziano di Turi, da circa 10 anni ha avviato un proficuo programma di incentivazione della socializzazione, di sollecitazione culturale, di valorizzazione delle risorse e del tempo libero e di assistenza sociale. “A noi dell’Auser – prosegue il Presidente – interessa fare alcune riflessioni sull’associazionismo degli anziani e su come superare la condizione di emarginazione in cui essi sono costretti, dopo aver speso buona parte della loro vita nell’attività produttiva. Perciò il mio motto è: “iscrivetevi alla nostra Associazione perché più siamo, meglio è”.