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I maturandi dell’IISS “Pertini-Anelli” si vaccinano prima degli esami

Oggi 6 giugno, sulla base delle indicazioni ministeriali e regionali, anche a Turi si sono svolte le vaccinazioni degli studenti della scuola secondaria di II grado IISS “Pertini-Anelli”, alle prese con gli ormai imminenti Esami di Stato che inizieranno il 16 giugno prossimo. Nella Regione Puglia tali operazioni sono iniziate il 30 maggio e si svolgeranno secondo calendarizzazione e disponibilità regionali. A Turi appuntamento alle ore 9,00 di domenica 6 giugno a scuola, ormai divenuta dallo scorso 14 aprile anche un valido ed efficiente Punto Vaccinale Territoriale (PVT).

100 i maturandi convocati sui 120 che affronteranno la maturità (i restanti sono già stati vaccinati in quanto familiari di pazienti fragili e fragilissimi). Ma questo esame di maturità gli studenti l’hanno affrontato e superato brillantemente dimostrando senso civico e consapevolezza di voler contrastare con le vaccinazioni lo stato pandemico che il Covid-19 ha sottoposto tutti noi, oltre al desiderio di voler tornare in fretta ad una vita normale. Anche la Dirigente Scolastica, Prof.ssa Giuseppina Caldararo, che ha sovrainteso tutte le fasi delle operazioni e si è prodigata nel seguire tutti gli studenti, ha espresso parole di vivo apprezzamento per la collaborazione totale delle ragazze e dei ragazzi presenti, ringraziando il personale medico-sanitario e infermieristico che ha prestato servizio presso il PVT, oltre ai volontari della Protezione Civile e di Turi Soccorso sempre disponibili e collaborativi: “Tra meno di un mese questi studenti voleranno via consapevoli, anche con la vaccinazione effettuata, di essere cittadini rispettosi e responsabili del senso etico e morale che ci dovrebbe accumunare tutti. Questa è la scuola!”, sono state le sentite parole di un’emozionata dirigente.

Il tutto si è svolto in poco più di un’ora, segno di una organizzazione ormai rodata. Due i vaccini a disposizione, il Pfizer e il Johnson&Johnson, sulla base di indicazioni e scelte personali di ogni studente. Per il primo, la seconda dose verrà effettuata il prossimo 10 luglio presso il Palazzetto dello Sport di Polignano a Mare, mentre il secondo è monodose e non prevede una ulteriore dose. Non resta che fare i migliori auguri di “in bocca al lupo” per gli esami e per il loro futuro a questi ragazzi. (le foto sono di Fabio Zita)

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Recovery Fund Europeo: un’occasione mancata per il Sud. Una possibilità di riscatto

Riceviamo dall’ex sindaco di Turi Domenico Coppi (nella foto in basso, ndr) questa riflessione sul post-Covid 19 e volentieri  la pubblichiamo.

La terribile pandemia che ci sta attanagliando da più di un anno ha acuito le disuguaglianze all’interno dei Paesi e tra i Paesi stessi. Alle migliaia di vittime del Covid 19 si è aggiunta una gravissima crisi economica. Gli Stati nazionali e gli Organismi sovranazionali hanno reagito con programmi di investimenti pubblici di una portata mai vista prima. L’Unione Europea ha investitopiù di 700 miliardi di Euro per la ripresa, con l’obiettivo di creare lavoro attraverso la realizzazione di opere che si devono concludere entro il 2026. Di questa enorme somma di denaro la fetta più consistente è destinata all’Italia, circa 209 miliardi di Euro. A tale importante risultato si è giunti perchéi criteri della decisione Europea sonostati: il numero degli abitanti; l’inverso del PIL procapite; il tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni; la diminuzione del PIL reale nel 2020-2021. In sintesi l’obiettivo è il superamento delle disparità sociali ed economiche tra i Paesi e tra le diverse aree all’interno degli Stati dell’Unione. Ebbene, al nostro Paese è stata destinata la quota più rilevante del Fondo perché in Europa non c’è un altro Stato dove sussiste un divario più grande di quello tra il Centro Nord e il Sud Italia.

Secondo calcoli di Agenzie internazionali indipendenti, seguendo il principio della perequazione territoriale indicato dall’Unione Europea,alle Regioni del Sud sarebbe dovuto andare circa il 70% del Recovery Fund. Invece, il Piano presentato dal Governo alla Commissione Europea destina alle Regioni del Sud solo il 34% di quel Fondo.Cioè il Sud avrà circa 60 miliardi in meno del dovuto. Uno scippo contro il quale hanno tentato di protestare solo i 500 Sindaci meridionali riuniti in associazione per il meritorio attivismo del Sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci. Nessuna voce dei vertici nazionali e meridionali di tutti i Partiti si è levata per sostenere le giuste rivendicazioni delle popolazioni meridionali. Perpetrando, così, l’ennesima azione di emarginazione del Sud. “Delitto” che dura dal 1861.

E’ il momento di alzare la testa. Il Meridione d’Italia non può continuare ad essere terra di emigrazione e di mancato sviluppo. Non è più possibile accettare che il reddito pro capite meridionale sia la metà di quello del Nord.

Ecco alcuni dati esemplificativi del divario esistente: Reggio Emilia e Reggio Calabria hanno pressappoco lo stesso numero di abitanti, ma per l’Istruzione il Comune emiliano spende 28 milioni annui e il Comune calabrese ne può spendere solo 8 milioni; a Reggio Emilia ci sono 60 Asili Nido mentre a Reggio Calabria ce ne sono solo 8. Nel Centro Nord con 40 milioni di abitanti ci sono 17 linee ferroviarie regionali, al Sud con 20 milioni di abitanti ce ne sono solo 3. Per i treni veloci le Ferrovie dello Stato spendono in tutta Italia 56 miliardi annui, di cui solo il 13% al Sud. Per la Sanità il Mezzogiorno riceve 4 miliardi in meno all’anno di quanto spettante (rispetto al numero degli abitanti) e mancano 100.000 medici ed infermieri. Al Centro Nord ci sono 8 posti letto ogni 1000 abitanti, mentre al Sud solo 2 ogni 1000 abitanti.

Ovviamente, anche Turi soffre di questa discriminazione. L’Amministrazione Comunale ha un Bilancio in cui la spesa complessivamente è piuttosto bassa in tutti i settori; non ci sono entrate significative per le opere di manutenzione dei beni comunali, si realizzano poche opere pubbliche. Tutto questo è dovuto al principio della famigerata ‘Spesa Storica’: cioè, se un Comune spende poco le Istituzioni Statali ritengono che quel poco può bastare e quindi trasferiscono pochi fondi. Continuano, d’altro canto, a trasferire più finanziamenti ai Comuni che spendono storicamente di più. E queste sono principalmente Amministrazioni comunali del Centro Nord. Aumentando così il divario.

Altro elemento significativo riguarda le risorse umane. Per ben funzionare un Ente locale ha bisogno di un numero adeguato di dipendenti, possibilmente, in possesso di buone professionalità. Ebbene Turi ha un numero assolutamente insufficiente di dipendenti. Alcuni dati. La media nazionale di dipendenti comunali è di circa 6 ogni 1000 abitanti, Turi è sotto i 3 dipendenti ogni 1000 abitanti. Quindi dovrebbe avere più del doppio di impiegati di quelli che ha attualmente. Mapur se stessesolo nella media pugliese che è 4 ogni 1000 abitanti (nessuno ci crederà, ma è la più bassa d’Italia) starebbe già meglio. Ecco alcune significative differenze: Turi (13.038 abitanti) oggi ha 35 dipendenti, Arona (Novara) 13.750 abitanti ha 87 dipendenti; Varazze (Savona) 12.738 abitanti ha 93 dipendenti. Le norme statali impediscono di incrementare significativamente quel numero. I danni in efficienza sono enormi.E’evidente che così non è possibile assolutamente essere in alcun modo efficienti, rispondere alle esigenze dei cittadini e programmare il futuro.

L’argomento degli “sprechi” e della presenza delle mafie certamente esiste, ma non è solo meridionale. Basta osservare le cronache degli ultimi vent’anni per vedere le numerose infiltrazioni mafiose negli enti locali del Nord e quante opere pubbliche nel settentrione hanno determinato sprechi abissali di denaro pubblico (il Mose di Venezia ne è un esempio). Non è più accettabile essere considerati i “soliti lamentosi” e “spreconi”. Non è più ammissibile essere ritenuti degli incapaci. Quasi fosse un tratto di inferiorità genetica.

Ebbene, io credo che protestiamo molto poco. Secondo il Rapporto SVIMEZ (la più autorevole Associazione di studio e promozione dello sviluppo del Mezzogiorno)del 2020, da decenni vengono sottratti ai trasferimenti verso le Regioni meridionali circa 60 miliardi all’anno. Solo dal 2016 una legge appositamente approvata ha stabilito (come se non fosse ovvio) che al Sud vanno riconosciuti, in ragione della popolazione che è un terzo di quella nazionale, il 34% dei finanziamenti. Prima non raggiungevano nemmeno il 20%.

Noi siamo il Paese dove, quando si parla di risorse pubbliche da destinare alle comunità, invece di procedere,come prescritto per Legge, all’elaborazione dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazioni, livelli minimi di servizi che dovrebbero essere assicurati a tutti i cittadini italiani), si continua ad adoperare con il criterio della ‘SPESA STORICA’. Un meccanismo che mantiene immutate le differenze storiche, anzi le accentua. Un Robin Hood al contrario, che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Quando uno Stato deve far progredire un territorio economicamente depresso, attua politiche di bilancio finalizzate a determinare un maggiore sviluppo di quel territorio rallentando i trasferimenti verso i territori più ricchi, per favorire la equiparazione in standard di vita, infrastrutture, capacità produttiva. La Germania ha dimostrato che si può fare. In vent’anni ha ridotto sensibilmente il divario tra le aree dell’ex Germania Est e il resto del territorio nazionale. Perché in Italia non si fa e, soprattutto,perché non se ne parla per niente? Come se fosse stabilito per legge divina che il Sud deve rimanere arretrato ed essere solo il mercato dove le imprese del Nordvendono i loro prodotti e si prendono i giovani più capaci. Questo dovrebbe essere al centro delle politiche e del dibattito nazionale. Invece niente, nessuno ne parla. Il fenomeno più negativo è che, purtroppo, noi meridionali ci siamo convinti che è una situazione immodificabile. Ci hanno convinto che non siamo adeguati. 

Per noi è arrivato, invece, il momento di rimboccarsi le maniche e rivendicare ciò che ci spetta e lo dobbiamo fare con forza. Nulla ci viene regalato, dobbiamo lottare e far diventare il tema della perequazione territoriale e quindi dello sviluppo del Sud come il tema principale della politica nazionale. Abbiamo il dovere di far capire a tutti che solo se sarà ridotto il divario tra le nostre Regioni e quelle del nord, l’Italia potrà avere lo sviluppo economico e sociale che da decenni non riesce più ad avere.

Per quanto detto finora, credo che l’iniziativa del Sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci sia un ottimo inizio. Penso che tutte le forze politiche ed anche la nostra Amministrazione Comunale hanno il dovere di farsi parte attiva in questo processo. Con forza e determinazione. Non basta solo iscriversi in un elenco di Comuni che aderiscono. Maggiori investimenti pubblici al Sud avrebbero, sicuramente, un influsso positivo anche per la nostra comunità che potrebbe così rivendicare interventi strutturali di notevole portata per nostro territorio.

Un esempio: visto che abbiamo circa 3000 cittadini che vivono oltre la linea ferroviaria della SUD-EST, si potrebbe pensare di eliminare i passaggi a livello che sono nell’abitato e all’interramento della stazione che divide il paese in due.E’ utopico pensarlo? Non credo. Ad Adelfia lo hanno fatto e tra Capurso e Triggiano lo stanno facendo. Bisogna crederci e cominciare ad esigerlo presso tutte le Istituzioni. Insieme agli altri Comuni Meridionali si può cercare di scalfire il muro di silenzio che ci ammutolisce da decenni.

02/06/2021

Domenico Coppi

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15 maggio, congresso dei Giovani Democratici. Giovani capaci di trasferire il futuro nel presente

Una volta in una piccola bottega artigianale di un paesino finlandese mi colpì una scritta inglese, ben incorniciata, che in italiano recitava “come si mangia un elefante? Un boccone alla volta” (proverbio africano). La mente fa strani giri. Qualcuno dice che la testa sia strategicamente tonda per permettere al pensiero di cambiare direzione. Comunque è un link che non voglio ignorare se per parlare del neonato Circolo turese dei Giovani Democratici, questo ricordo è riemerso.

Il 15 maggio, con le inevitabili modalità online, si è ufficialmente tenuto il primo Congresso Cittadino del Circolo dei Giovani Democratici di Turi, fortemente voluto dalla Segretaria PD Lilli Susca. Una platea numerosa. Giovane e meno giovane. Trasversale. L’istituzionale accanto alla società civile. Un mix insolito per Turi. Che a me è apparso persino credibile. E assai poco di circostanza. Perché un’aria fresca, vera, permeava un po’ tutto. E nessuno aveva voglia di guastare in nessun modo quell’incantesimo.

Appartengo a quell’ampia platea di disincantati che la politica si conquista una volta eletta. Voto. E sto al balcone. In buona compagnia di tanti amici e coetanei che hanno reso bella e produttiva e performante la nostra generazione. Guardo la politica. Ho sempre amato farlo. Ho anche studiato per farlo. Mentre la mancanza di tempo irrobustiva il suo potere attenuante e assolveva la mia coscienza da un impegno rinviato e mai concretizzato. Ammiro chi fa questo anche per me. Chi preferisce rinunciare ad una partita a tennis o ad una cena con amici, per una riunione notturna di partito. Ed ammiro ancor di più chi lo fa a vent’anni. L’età media del neonato Circolo turese. Per il quale sono disposta a mettere sul tavolo un importante credito di fiducia.

Questo paese ha davvero bisogno di loro. Di visioni. Di quelle romantiche prospettive tracciate dal neo eletto segretario Giuseppe D’Addabbo. Fucine sane. Anime incorrotte. Giovani, capaci di trasferire il futuro nel presente. Anime libere, ancora. Prima di essere progressivamente inghiottite in quella macina di costruzione e di distruzione di correnti che ogni grande partito si porta in dote e patisce. Quella purezza è un incanto. Avrei voluto congelarla. Per raccontarla agli stessi partecipanti, a distanza di anni. La politica è la rappresentazione di ciò che vorremmo avere nel nostro paese. O di ciò che vorremmo essere, per saperlo fare in prima persona? È questo il dilemma di chi, come me, è restato al balcone.

Eppure, un piccolo circolo politico a Turi, nel paese in cui le cose non si limitano a morire, ma si estinguono, è il più bel segnale di fiducia sociale che io abbia mai colto negli ultimi anni. Non importa quale pensiero politico questi ragazzi consegneranno al futuro. A me già consola il loro impegno. La loro lettura plurale di una realtà vocata al contrario. Il coraggio di scegliere di stare da una parte. E non ovunque. Indistintamente. E gratuitamente.

Ci sono molte cose che ci fanno intendere quello che siamo. Lo diceva Socrate, per strada “perché stai facendo ciò che stai facendo”? Perché? Com’è intensa questa domanda. È il riassunto più prezioso di cinque anni di Liceo Classico. Quello che oggi mi permette di apprezzare lo sforzo anacronistico di questi Giovani Democratici turesi. Hanno ragione gli africani. L’elefante si mangia un boccone alla volta. Perché con le cose grandi è cosi che si fa. Piccoli morsi. Morsi bambini. Morsi tenaci.

Ilenia Dell’Aera (illidellaera@gmail.com)

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Rifacimento illuminazione pubblica, esposto della Minoranza al Prefetto

Riceviamo dai Consiglieri comunali di Minoranza il comunicato stampa che segue:

In data 21 aprile 2021 il gruppo di Minoranza “Patto per Turi” protocollava una Convocazione di Consiglio Comunale con la seguente finalità: discutere dei gravi vizi di forma con cui è stato avviato e portato avanti il procedimento di assegnazione del servizio di gestione e di rifacimento della pubblica illuminazione.

Poiché non c’è stata da parte della Maggioranza alcuna palese volontà di convocare tale Consiglio, il gruppo “Patto per Turi” (Angelo Palmisano, Sergio Spinelli, Lilli Susca, Paolo Tundo) ha deciso di inoltrare esposto alla Prefettura di Bariecco il link del documento – per denunciare il grave comportamento omissivo della Maggioranza, che era tenuta a rispondere entro il termine dei venti giorni dalla data a protocollo. Oltre a denunciare tale violazione del Regolamento comunale, l’esposto, sottoscritto anche dalla consigliera Giannalisa Zaccheo, fa presente al Prefetto in cosa consistono i gravi vizi di forma che hanno macchiato tutta la procedura:

  •  l’aver bypassato il Consiglio su una decisione riguardante la concessione di gestione di un servizio pubblico;
  •  il non aver pubblicato una relazione che avvalori la scelta del project financing come mezzo di finanziamento del servizio e dell’opera;
  •  l’aver escluso dal bando di gara l’intero costo dell’operazione, che non si limita all’investimento relativo al rifacimento della rete, ma che comprende anche i costi di gestione per l’intero periodo posto a base della gara stessa.

Tutto ciò compromettendo trasparenza e regolarità non solo in fase di progettazione, ma anche in quella di assegnazione.

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Visita del Vescovo Favale al Punto Vaccinale Territoriale di Turi

Domenica 9 maggio, in occasione della presenza del Vescovo S.E. Mons. Giuseppe Favale presso la Chiesa di Sant’Oronzo sulla Grotta per la celebrazione del ricordo dell’apparizione del Santo a Fra Tommaso da Carbonara nel 1726 e la successiva processione per la deposizione del Crocifisso presso la grotta, il Vescovo della nostra diocesi si è recato presso il locale Punto Vaccinale Territoriale. Qui è stato accolto dal nostro sindaco Dott.ssa Ippolita Resta e dalla dirigente scolastica Prof.ssa Giuseppina Caldararo, in quanto il PVT è stato organizzato nei locali del nostro ITES “S. Pertini”, ha visitato i vari ambienti e si è intrattenuto a colloquiare con i vari pazienti in attesa della dose vaccinale. Mons. Favale si è complimentato con tutto il personale medico e infermieristico per il grande contributo che sta dando alla campagna vaccinale, in questa fase riservata presso il PVT alle categorie dei fragili e fragilissimi, fornendo il servizio anche nei giorni festivi domenicali. Ha ringraziato inoltre gli amministrativi per il lavoro di accettazione dei pazienti e tutti i volontari della Protezione Civile e di ‘Turi Soccorso’ per la presenza costante nella gestione delle varie necessità logistiche e di supporto. 

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Il Comando di Polizia Locale lascia la piazza e si trasferisce in via Ten. Notarnicola

Cambia temporaneamente sede il Comando di Polizia Locale: dalla sede storica in ‘piazza’ tutto l’ufficio si è trasferito nel rione Frascinali, negli ambienti a piano terra della Scuola secondaria di primo grado (ex-Scuola Media), con ingresso da Via Tenente Notarnicola, proprio di fronte all’Oratorio, alla Parrocchia SS. Maria Ausiliatrice e alla sede Scout.

Teresita De Florio, consigliera comunale delegata alla Polizia Locale, da noi interpellata sui motivi del trasferimento così risponde: “Una scelta necessaria, quasi obbligata, date le condizioni di grave insalubrità e precarietà dei locali che ospitavano il Comando in Piazza Silvio Orlandi. Era già da alcuni anni che le richieste di un trasloco venivano avanzate, una urgenza che è stata aggravata in seguito alla necessità di garantire migliori e adeguate condizioni lavorative in tempo di pandemia e rispetto del distanziamento interpersonale. I locali siti nel complesso scolastico si sono rivelati la migliore scelta, essendo liberi da altre destinazioni, e sono stati assegnati anche in virtù di numerosi vantaggi a partire da quello della migliore fruibilità nell’adempimento delle funzioni istituzionali demandate alla Polizia Locale. Ambienti più ampi, luminosi, accoglienti ed organizzati, ingressi distinti tra personale ed utenti ed assenza di barriere architettoniche, postazioni attrezzate e separate dal SUAP, possibilità di parcheggiare i mezzi all’interno ed in sicurezza, vicinanza agli istituti scolastici per un miglior efficientamento del servizio di viabilità e, novità dell’ultimo periodo, la possibilità di visionare nella realizzata centrale operativa i filmati trasmessi dalle videocamere del sistema integrato di sorveglianza recentemente installate in sette punti nevralgici del nostro paese e, prossimamente, anche nel Centro Storico. La nuova sede, inoltre, ha un’ampia stanza per le riunioni del C.O.C. (Centro Operativo Comunale) in casi di emergenza”.

In pratica, un efficientamento logistico che ha restituito un grado di miglioramento degli ambienti in cui svolgere i numerosi compiti istituzionali richiesti alla Polizia Locale. “Tale provvisorietà – aggiunge la De Florio – non ha al momento una data di scadenza in quanto sono necessari importanti opere risolutive per il risanamento dei locali del Palazzo Municipale, che richiedono una più ampia progettualità relativa all’intero piano terra della sede municipale”.

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Una notte al Comune. Fondi del Recovery Plan al Nord a discapito del Sud. Protesta il Sindaco di Acquaviva. E gli altri?

Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti – riconfermato al ballottaggio del 2018 – ha dormito una notte su una poltrona nel Palazzo del suo Comune, come già hanno fatto alcuni sindaci siciliani. Il gesto è stato compiuto dal primo cittadino acquavivese (caso più o meno isolato da queste parti) per protestare contro il progetto di ripartizione del “Recovery Plan”. Le risorse che l’Europa indirizzava in qualche modo al Mezzogiorno erano almeno il 60 per cento. Adesso, invece, i fondi destinati al Sud dal famoso Piano saranno conteggiati al massimo tra il 37 e il 40 per cento. Perché la parte grossa sembra prendere la strada verso il Nord. Senza che si pensi a rimuovere le condizioni di svantaggio già proprie del Mezzogiorno. E così rimangono allo sbando le nostre infrastrutture, gli ospedali, le scuole, le ferrovie, i servizi sociali meridionali, le stesse macchine amministrative comunali che, per esempio, mancano pesantemente di personale. Carenza che inceppa la gestione delle nostre comunità. Il movimento dei Sindaci che protestano contro il “RecoveryPlan” sta crescendo. Domenica 25 aprile saranno a Napoli per una prima tappa importante per unire le forze.

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Ancora rinvio per nomina al Senato di Boccardi. Danno e beffa per un seggio pagato due volte

Elezioni 2018. Il Viminale assegna un seggio a Forza Italia nella persona di Anna Carmela Minuto. Michele Boccardi fa subito ricorso, e scatta ovviamente il riconteggio. Riconteggio che dimostra di fatto l’errore materiale della Corte d’Appello di Bari nel 2018

24 settembre 2020. La Giunta delle Elezioni del Senato (dopo due anni) dichiara la Minuto decaduta e il 6 ottobre successivo propone l’annullamento della sua elezione. Il regolamento di Palazzo Madama prevede il passaggio in Aula entro 30 giorni ma quel voto finale ancora non c’è. Così Anna Carmela Minuto “abusiva” resta al suo posto, e Michele Boccardi, titolare legittimo, rimane ancora fuori. Ma non solo una questione di rappresentanza. È, senza giri di parole, anche una questione di soldi.

Aprile 2021. Da 6 mesi il presidente del Senato Casellati rinvia il voto sulla decadenza. E così, sia la senatrice uscente Minuto, sia la vittima Boccardi, per tutto questo errore e per i ritardi che si accumulano, saranno assurdamente pagati allo stesso modo per lo stesso posto da tre anni fino ad oggi. Un caso simile nel 2006 (deputato pugliese Cosimo Faggiano, proclamato solo l’ultimo giorno della XIV legislatura) costò allo Stato e, soprattutto a noi cittadini, 1,7 milioni di euro.

BEFFA Il senatore Boccardi eletto in ritardo ha comunque diritto a tutti gli arretrati che saranno calcolati dal 23 marzo 2018. E, nello stesso tempo, quelli erogati alla Minuto per errore non possano essere defalcati. Lo Stato così si troverà a pagare due volte per lo stesso seggio. Sono già tre anni che le casse dello Stato erogano di doppi emolumenti, e ogni giorno che passa il conto sale sempre più. Più danno erariale di così!!!

GIANLUIGI PELLEGRINO, avvocato difensore di Boccardi: “Il mio cliente è vittima di un’inerzia dovuta senz’altro a pressioni politiche, a questo punto non c’è altra spiegazione nel contravvenire alla legge e al regolamento del Senato”.

MICHELE BOCCARDI,Non riesco a darmi una spiegazione. Ho mandato fior di solleciti alla Casellati. Ogni volta mi viene risposto che c’è sempre un motivo per rimandare (Covid, crisi di governo ecc.). Si rinvia la decisione quando la procedura per calendarizzare il voto dura sì e no 15 minuti e basta metterla all’ordine del giorno perché se il voto non viene richiesto la sostituzione diventa definitiva d’ufficio”. Inutili finora persino i solleciti della stessa Giunta.

“il fatto quotidiano” del 22 aprile 2021: “Tutte le forze politiche hanno votato a favore della proclamazione di Boccardi e conseguente decadenza della Minuto salvo la Lega di Matteo Salvini. Il caso vuole che la senatrice illegittima sia la compagna di Davide Bellomo, capogruppo della Lega in Regione Puglia. Non solo. La Minuto, sentendosi abbandonata dal partito che le ha votato contro (Forza Italia, ndr), si palesò tra i “volenterosi” pronti a sostenere Giuseppe Conte, nella speranza – furono le ricostruzioni – che il passaggio nelle fila della maggioranza l’aiutasse a tenere il posto ormai pesantemente in bilico (ma l’operazione non si perfezionò mai).”  

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Project financing pubblica illuminazione ‘Patto per Turi’ chiede annullamento

In data 21 aprile 2021 il gruppo di minoranza “Patto per Turi” ha protocollato due documenti – Convocazione di Consiglio Comunale e mozione – aventi la medesima finalità: porre la maggioranza di fronte alla necessità di annullare, in autotutela, la delibera di Giunta del 24 febbraio 2020.

Pertanto ha deciso di convocare un Consiglio Comunale straordinario per discutere dei gravi vizi di forma con cui il procedimento è stato avviato e portato avanti fino quasi a compimento e con la precisa volontà di votare una mozione di annullamento della suddetta delibera. Il Consiglio Comunale è stato privato del suo diritto, sancito dalla legge, di contribuire alla valutazione di alternative al project, nonché di collaborare all’individuazione di standard migliorativi per la base di gara e, ancor più importante, di ricevere rassicurazioni sull’inclusione delle strade ancora da acquisire nel progetto di ammodernamento della rete di pubblica illuminazione. Ciò a tutela dell’intera cittadinanza rappresentata non dalla sola Giunta Comunale, bensì dall’intero Consiglio.

Comunicato stampa gruppo consiliare ‘Patto per Turi’

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Aprile ‘pazzerello’: gelo, grandine e tanti danni ai nostri frutteti in fiore

Era pazzo il mese di marzo e si aspettava che finisse la sua luna: – Poi vediamo con l’altra luna! E poi si calmava e la primavera si affacciava promettendo che la fioritura l’avrebbe fatta vivere tra sole, api e venti leggeri come carezze, che favoriscono l’impollinazione. Accadeva, un tempo, che le promesse si avveravano e tutto andava per il verso giusto: verso che, per chi ha sudato e investito nel suo campo, è atteso quasi come una pretesa. Però, da qualche tempo, il calendario è impazzito e con esso la primavera. Sono anni che si parla di calamità, di risarcimenti ancora inevasi.

Cosa è accaduto il 13 aprile? Danni, che possono essere così descritti: oltre le continue gelate, si è abbattuta una violenta e copiosa grandinata che ha interessato, come recitano i nostri paesani, “le zone fredde” (si parla sempre di zone quando le calamità colpiscono le coltivazioni). Eventi catastrofici vissuti dai nostri agricoltori con molto dolore (non bastava la crisi sanitaria ed economica già in atto). La fascia interessata è il territorio che da Turi si avvicina a Putignano, Castellana Grotte, Noci, Gioia del Colle. Se parliamo di Puglia, stando alle dichiarazioni Coldiretti e Confagricoltura, divulgati dall’ANSA sono interessate anche ampie zone a Foggia, BAT, Lecce, Brindisi. Danneggiate albicocche, pesche e nettarine, vigneti. I danni stimati vanno dal 30 al 90%.

Nel nostro territorio hanno sofferto molto i ciliegeti che, dopo un inverno dal clima mite e i trattamenti che aiutano il risveglio vegetativo, le piante erano nelle condizioni di avere già i frutti avviati e una bella e tenera vegetazione. Il danno si estende anche alle colture orticole, dicono al 50%. La notizia e la conta dei danni ha fatto un viaggio più veloce di quello che può fare internet. Visto immediatamente sul campo, fotografato e vissuto con più di qualche imprecazione e diramato, come dicevo, alla velocità della luce. Che dire? Alla speranza l’ultima parola. Cosa resterà dei campi interessati? I nostri coltivatori sono soliti dire: “ogni anno una sorpresa!”. Ed è così, come in una guerra: chi si salva, chi no.