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Si è conclusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto di Turi. Un plauso al M° Redavid per il serio impegno alla divulgazione della grande Musica

Si è chiusa in grande stile la XV edizione del Festival del Belcanto, con l’attesissimo evento conclusivo invernale, tenutosi in un duplice appuntamento presso il Teatro Rossini di Gioia del Colle nella serata del 29 dicembre e presso l’Auditorium di Via Indro Montanelli a Turi, nella serata successiva del 30 dicembre. Appuntamento realizzato con il patrocino del PACT “Polo Arti Cultura Turismo Regione Puglia” e del Comune di Turi, con la sinergia e collaborazione fra il Taranto Opera Festival condotto dal direttore artistico Paolo Cuccaro e l’Associazione Chi è di Scena?!, diretta da Ferdinando Redavid, con il sostegno economico di Cultura & Armonia Aps e di Willy Green Technology Srl. Il Concerto dal titolo “Beethoven, il Mito!!!” ha visto la celebrazione del genio e dell’umanità del compositore di Bonn, attraverso alcune delle sue più celebri pagine orchestrali. La serata ha avuto inizio dopo la presentazione del programma della serata al pubblico da parte della presentatrice Ivana Pantaleo.

L’introduzione alla musica del genio di Bonn è stata affidata alla celebre “Romanza in Fa Maggiore per violino e orchestra N2. op.50”, conosciutissima e molto utilizzata come sottofondo in molte campagne pubblicitarie, presentatasi all’ascolto per la sua proverbiale melodia elegante, sciolta e luminosa, con il buonissimo fraseggio del violino della solista Cristina Ciura, passionale e cangiante nelle sue espressioni, con il sostegno drammaturgico dell’Orchestra.

Nel Festival del Belcanto non poteva però mancare quello che può essere considerato l’unico vero contributo beethoveniano al mondo, ormai volto verso il tramonto, dell’opera seria metastasiana. Nell’aria da concerto “Ah perfido”, tratta dall’Achille in Sciro di Pietro Metastasio, Van Beethoven rende un perfetto tributo al genere ed apporta una cura finissima nel dettaglio della partitura, col recitativo attentissimo alle sfumature semantiche del testo. Il risultato è quello in cui la voce della solista si piega verso una vera e propria prova di “bravura”, con scale e arpeggi che esprimono il versante più aggressivo e le lacerazioni interiori dell’eroina metastasiana, magistralmente interpretata dal soprano Valentina De Pasquale che, con lusinghe e minacce, implora il suo eroe di non abbandonarla. Ma il pezzo forte della serata non poteva che essere l’esecuzione della “Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67”, una delle opere più importanti e celebri della storia della musica, che pure ha avuto una particolarissima storia iniziata non bene a Vienna il 22 dicembre 1808, data della sua prima esecuzione, tra innumerevoli altri brani. Infatti, nella prima, la difficoltà delle composizioni, un numero insufficiente di prove, la lunghezza del programma e il freddo del teatro ne decretarono un mezzo fiasco, tanto da far scrivere a qualche critico che «Nessuno è profeta in patria».

Nella celebre opera, conosciuta come “Sinfonia del Destino” il compositore sviluppa un tema filosofico, quale l’allegoria del percorso esistenziale dell’Uomo, dall’oscurità alla luce, mediante la lotta e la vittoria finale, asservendo la Sinfonia al concetto da esprimere. In essa non sorprendono le iconiche quattro note iniziali (tre brevi e una lunga), per enunciare il “destino che bussa alla porta” secondo quanto riportato dal biografo Anton Schindler, quanto invece la capacità del Maestro, di ricavare dal motivo iniziale non solo il primo movimento, ma in un certo qual modo, l’intera sinfonia, dove lo stesso funge da elemento unificante, rappresentando la manifestazione ineluttabile delle avversità con particolare riferimento alla crescente sordità del compositore.

Nel primo movimento “Allegro con brio” al tema iniziale molto incisivo, si contrappone un secondo tema più melodico e rilassato, giocato sull’alternanza fra i fiati e gli archi, che lascia presto il passo allo sviluppo con la tensione che cresce rafforzata anche dal suono delle trombe. Nel successivo “Andante con moto” una melodia innocente, affidata ai violoncelli ed ai contrabbassi apre una pagina del tutto diversa. Anche qui Van Beethoven gioca utilizzando gli archi in contrapposizione ai legni, come in un meraviglioso dialogo. È un momento di transizione, in cui qualcosa comincia a manifestarsi tra momenti di quiete e momenti di forza, fino a giungere alla conclusione: dove si manifesta la volontà di vincere il Destino. Nel terzo movimento “Allegro”inizia la battaglia, introdotta dai corni dopo una breve introduzione, molto cupa, dei violoncelli. È la battaglia titanica dell’individuo contro le forze ostili, sviluppata con un linguaggio musicale intenso e conciso, in cui vi è un episodio fugato molto coinvolgente e di difficile esecuzione, introdotto dai violoncelli e dai contrabbassi, al quale partecipano poi tutti gli archi. Il percorso della sinfonia non si ferma al conflitto. Attraverso i quattro movimenti, si assiste a una progressione che culmina nel trionfo finale. Il passaggio dal tono cupo e drammatico del primo movimento vede nel movimento, quarto “Allegro-Presto” la voce degli archi spegnersi per dare inizio ad un rapido crescendo che non ha eguali. La conclusione luminosa e maestosa in Do Maggiore del finale simboleggia la vittoria dello spirito umano, della perseveranza e della speranza sul destino. Quello che Van Beethoven ci lascia è un messaggio morale nel quale l’uomo deve combattere i condizionamenti naturali agendo secondo la propria ragione per realizzare il proprio potenziale.

Un plauso va al direttore artistico del Festival del Belcanto, il M° Ferdinando Redavid per la conclamata capacità di organizzare momenti di seria divulgazione musicale nella nostra Comunità, riconosciuti ormai ovunque. Un plauso anche per la capacità di studio e fedele interpretazione della partitura che richiede una preparazione profonda che va alla ricerca soprattutto anche della storicità del compositore, di quello che ha composto, della sua vita, nel caso in particolare della sordità del compositore e della sua genialità nella partitura.

Un suggerimento che mi sento di dare, è quello di diffondere tra i partecipanti alle serate, istituzioni comprese, la conoscenza del “Galateo del Teatro”, in modo da incentivare la puntualità; il non entrare in sala durante la rappresentazione, aspettando l’intervallo; il silenzio assoluto durante l’esecuzione; l’applaudire solo alla fine dei movimenti o dell’atto per non disturbare e rispettare artisti e pubblico, in modo da garantire una migliore fruizione esperenziale dell’ascolto.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto: 1-2) Il M° Redavid dirige la “Sinfonia del destino”; 3) Valentina De Pasquale, soprano; 4) Cristina Ciura, violinista.

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Don Emanuele De Michele ordinato presbitero. Turi in festa per il nuovo sacerdote

La Comunità religiosa e cittadina di Turi è in festa. Infatti, ai Primi Vespri della II Domenica di Natale, nella giornata di sabato 3 gennaio 2026, si è svolta la cerimonia di Ordinazione Presbiterale di un figlio adottivo della nostra Comunità Turese, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Conversano gremitissima di fedeli turesi ed alla presenza delle Autorità Civili. A riceverla, il Diacono Don Emanuele De Michele, mediante l’imposizione delle mani da parte di Mons. Giuseppe Favale, Vescovo della Diocesi Conversano-Monopoli.

Lo scorso 8 marzo 2025, il giovane seminarista nella nostra Chiesa Madre straripante di popolo, alla presenza di circa 45 tra sacerdoti e diaconi, era stato ordinato Diacono.

Don Emanuele, originario della provincia di Avellino ma a Turi dall’età di 6 anni, è cresciuto in seno alla Comunità parrocchiale della Chiesa di Santa Maria Assunta di Turi, dove ha manifestato la volontà di seguire la chiamata del Signore ed intraprendere il cammino di preparazione al Presbiterato. A chiusura del suo percorso diaconale, Don Emanuele ha avuto modo di svolgere il proprio servizio presso la Basilica di San Pietro durante la Messa della Notte di Natale 2025 celebrata da Papa Leone XIV.

In preparazione all’Ordinazione gli anni del Seminario sono stati per lui “un vero e proprio laboratorio, umano, spirituale, culturale, pastorale, che gli hanno donato un tempo e un luogo per potersi mettere in gioco, conoscendo potenzialità e limiti, aprendosi alle relazioni autentiche, imparando a riconoscere il passaggio di Dio nella sua vita e crescendo di giorno in giorno nell’amicizia con Gesù, nella docilità all’azione dello Spirito Santo”. Durante il rito di ordinazione, il Vescovo gli ha consegnato l’impegno di conformare la sua vita alla croce di Cristo, imparando a non trattenere nulla per sé ma a donarsi totalmente, svuotandosi per amore come ha fatto Gesù.

Nel suo discorso, il neo Presbitero ha richiamato più volte un verso risuonante nel Vangelo di Giovanni (Gv 13:31-33a, 34-35) “La Gloria di Dio è l’Uomo in Piedi”, richiamando il concetto che  Dio è glorificato quando l’uomo vive pienamente, realizzando l’amore e la comunione con Lui, diventando testimone della sua grazia e portando la vita di Cristo nel mondo. Un concetto sposato da Don Emanuele, il quale ha aggiunto: “Il cammino di conformazione alla Croce di Cristo, seppur in mezzo ai miei limiti e alle cadute, mi permetta sempre di dire, con le parole di don Tonino Bello: “Prenditi tutto di noi, Signore, per il bene dei nostri fratelli”.

Il giorno successivo all’Ordinazione, domenica 4 gennaio, nella Chiesa Santa Maria Assunta in Turi,Don Emanuele De Michele ha presieduto la sua Prima Celebrazione Eucaristica, affidando il Suo Presbiterato alla SS.ma Madonna di Terrarossa. A Don Emanuele, la Redazione de ‘il paese’ augura un cammino illuminato e sorretto dal Signore affinché possa donarsi totalmente.

Pietro Pasciolla

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TuriBorgoAntico: il nuovo portale e la DMO che ridisegnano il destino di Turi

Ci sono luoghi che hanno bisogno di essere raccontati. Luoghi che custodiscono memorie, tradizioni e identità, e che chiedono soltanto di essere riscoperti con occhi nuovi. TuriBorgoAntico nasce proprio da questa esigenza, con l’ambizione di dare voce al cuore storico di Turi, celebrarne la bellezza e trasformare il Borgo in un punto di riferimento vivo e dinamico, capace di attrarre e unire.

Il progetto porta la firma di Graf S.r.l., startup innovativa impegnata nel marketing territoriale, guidata dalla visione della sua CEO Francesca Colombo. È stata lei a immaginare per prima un futuro digitale e organizzativo per il Borgo Antico di Turi, trovando il sostegno dei suoi soci che hanno creduto nel valore di questa sfida e hanno deciso di investire risorse, energie e competenze in un progetto condiviso.

Alla visione iniziale si è unita la collaborazione di Miriam Valentini, oggi Destination Manager di TuriBorgoAntico. Dopo dieci anni di esperienza internazionale nella gestione di relazioni, eventi e progetti, ha scelto di tornare a Turi per mettere le sue competenze al servizio della comunità e contribuire alla crescita del territorio.

Il risultato è un progetto che prende forma da un’idea chiara: creare un unico spazio digitale e organizzativo dove storia, cultura, gastronomia, artigianato ed eventi possano dialogare e crescere insieme. Il portale turiborgoantico.com diventa così la porta d’ingresso a questo mondo: uno strumento innovativo, pensato per cittadini, turisti e strutture locali, che raccoglie tutto ciò che Turi ha da offrire e lo racconta con autenticità e positività.

Ma TuriBorgoAntico non è soltanto un portale. È la DMO (Destination Management Organization) ufficiale del Comune di Turi: un organismo che ha la responsabilità di coordinare, pianificare e promuovere il territorio. La DMO rappresenta un passo decisivo per la comunità: mette in rete associazioni, istituzioni, strutture ricettive e operatori locali, favorendo la collaborazione e dando vita a un unico grande progetto condiviso. In questo modo, Turi può finalmente presentarsi al mondo come una destinazione integrata, coerente e competitiva.

Il portale e la DMO diventano quindi il motore di un più ampio progetto di valorizzazione: promuovere la storia e le bellezze del borgo, dalla Grotta di Sant’Oronzo al Carro Trionfale, alle chiese, le masserie, gli eventi del territorio, sostenere il turismo esperienziale e di qualità, rafforzare l’identità locale e offrire nuove opportunità a chi vive e lavora a Turi.

Con TuriBorgoAntico, Turi non solo racconta il suo passato, ma costruisce il suo futuro. Un futuro fatto di visione imprenditoriale, collaborazione e condivisione, capace di portare il nome del borgo ben oltre i suoi confini.

Oggi nel portale mancano ancora gli eventi: il dialogo con le associazioni è appena iniziato e la strategia non è quella di presentare soltanto gli ultimi appuntamenti del 2025, ma di guardare avanti. L’obiettivo è costruire con largo anticipo la programmazione 2026 e arrivare al BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano (febbraio 2026) con un calendario strutturato e coinvolgente, da mettere a disposizione dei B&B e dell’intero territorio per accogliere i visitatori in modo organizzato.

Il lavoro è ancora lungo: ad oggi è stata presentata solo una parte dell’offerta. Nei prossimi mesi l’impegno sarà quello di completare la pubblicazione dei contenuti di chiunque abbia qualcosa da offrire a un visitatore.

Nell’autunno i protagonisti diventeranno i B&B, che Graf S.r.l. intende incontrare per formalizzare tariffe condivise da portare ai tavoli di contrattazione turistica. L’obiettivo è costruire un’offerta che copra l’intero anno, e non solo i mesi estivi. Un B&B da solo non ha la forza contrattuale per incidere sul mercato: una camera non fa mercato. Ma organizzati insieme – come un vero e proprio albergo diffuso nel Borgo Antico – i gestori potranno proporre un’offerta competitiva e attrattiva, capace di trasformare Turi da semplice luogo di passaggio a destinazione protagonista.

Sempre in autunno prenderà il via la costruzione dell’identità social di TuriBorgoAntico, un progetto pensato per raccontare le bellezze del borgo e farle vivere virtualmente al mondo. Attraverso immagini, storie e contenuti coinvolgenti, i viaggiatori potranno sognare Turi, accendere il desiderio di visitarla dal vivo, assaporarne i profumi e i sapori, e camminare per le sue strade immerse sotto un cielo azzurro straordinario.

Fiore all’occhiello sarà poi l’offerta religiosa legata a Sant’Oronzo: dalla Grotta al “Cappellone”, la chiesa a sua protezione, dal Carro trionfale alla Festa Grande, fino alla Chiesa Madre con l’effigie e la reliquia del Santo. Una sezione fondamentale del sito, oggi in fase di studio, sarà dedicata a questo patrimonio spirituale, con l’obiettivo di proporlo ai visitatori online in maniera appassionante e dal vivo in modo organizzato. Questo percorso sarà sviluppato in collaborazione con la sezione “A. Pedrizzi” dei Bersaglieri di Turi.

«Avevamo promesso al Comune di accendere un riflettore su Turi nel più breve tempo possibile – spiega Francesca Colomboe dal 4 agosto al 4 settembre abbiamo lavorato senza sosta, sfidando il ritmo lento dell’estate, per dimostrare professionalità, passione e quella forza di volontà che costituiscono il nostro DNA. Il cuore del progetto è il dialogo con i protagonisti del territorio, vere e proprie perle preziose di un’unica collana. Incontro dopo incontro stiamo scoprendo una comunità straordinaria: i turesi sanno fare molto, e sanno farlo bene».

Il ruolo di Graf, sottolinea Colombo, è proprio quello di connettere i tasselli, raccogliere queste eccellenze e portarle ai tavoli di contrattazione. L’obiettivo è garantire una visibilità capace di coinvolgere il mercato B2C, insieme a un’offerta concreta e strutturata in grado di attrarre il turismo attraverso il canale B2B.

La sfida è ambiziosa, ma quando un progetto nasce per il bene e il futuro di una comunità i risultati non tardano ad arrivare. Perché quando è un’intera comunità a sognare insieme, i sogni iniziano davvero a trasformarsi in realtà.

Un sentito ringraziamento va al Comune di Turi per la fiducia dimostrata, nella persona del Sindaco Dott. Giuseppe De Tomaso, degli Assessori e di tutti i Consiglieri, in particolare al Consigliere al turismo Dott.ssa Daniela Di Bello, che hanno creduto fin da subito nel valore del progetto. Un ringraziamento speciale anche ai partner che hanno già deciso di accompagnarci in questa avventura: Casa Vinicola Coppi, Masseria Torrelunga, Frantoio Biologico San Domenico, Cantina dei Fragni, l’Associazione Il Viandante e TurPuglia, i primi a sostenere e accogliere con entusiasmo TuriBorgoAntico.

Comunicato Stampa Graf Srl

Didascalie foto: 1) Una veduta del Centro Storico di Turi – foto Giovanni Palmisano; 2) Il logo di TuriBorgoAntico; 3) La delegazione turese alla BIT – Milano (da sinistra): Lilli Susca (assessore), Daniela Di Bello (Consigliere delegato); Teresa De Carolis (assessore-vicesindaco); Giuseppe De Tomaso (Sindaco); Francesca Colombo (CEO Graf Srl).

da Sinistra - Settanni, Rinero, Kanynda, Colaianni, Pantaleo e Redavid

‘Cavalleria Rusticana’ e Domenico Colaianni protagonisti del Belcanto di Turi

Si è aperta sabato 26 luglio la XV edizione del Festival del Belcanto di Turi, rassegna ideata dal suo direttore artistico, il M° Ferdinando Redavid, e dall’Accademia Chi è di scena!?, con la messa in scena dell’opera emblema del verismo musicale italiano “Cavalleria Rusticana”, di Pietro Mascagni, presso l’atrio dell’ITC Pertini-Anelli di Turi, con il patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Turi, la collaborazione del Taranto Opera Festival e l’importante sostegno del main sponsor ‘Cultura e Armonia’, con la Willy Green Technology Srl.

La scelta dell’opera lirica da portare in scena è ricaduta nuovamente dopo la rappresentazione del 2021, sull’opera tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga, con riduzione in libretto da parte di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, e composta dal compositore livornese Pietro Mascagni, mentre risiedeva in terra di Puglia, nella bella Cerignola. L’opera risultata essere la vincitrice, nel 1888, del 2° Concorso per atti unici di compositori italiani esordienti, promosso da Edoardo Sonzogno editore della Casa editrice Musicale Milanese, venne rappresentata per la “Prima” il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma, divenendo un successo mondiale e aprendo la stagione del Verismo e della “Giovane Scuola Italiana” di cui Sonzogno fu il più attivo promotore, commissionando, pubblicando e allestendo anche all’estero numerose opere di altri compositori destinati a notevoli successi. La scelta è stata dettata dalle celebrazioni in questo 2025 dell’ottantesimo anniversario della morte del compositore livornese avvenuta il 2 agosto 1945, ed a proposito lo scrivente vuole ricordare brevissimamente la grande figura del professore Cesare Orselli, docente di “Storia del Teatro musicale e di Storia ed Estetica della Musica, autore della pubblicazione “Pietro Mascagni”, quale suo massimo studioso, purtroppo venuto a mancare nel marzo di quest’anno e che ricordo, proprio nel 2021 in occasione dell’XI Festival del Belcanto, nelle due serate preparatorie all’ascolto attento della Cavalleria rusticana, ci deliziò con la sua approfondita conoscenza sull’opera.

Raccontando della serata

Grande merito va dato al regista Luigi Travaglio che potendo anche avvalersi di uno scenografo del calibro di Damiano Pastoressa, non ha stravolto l’opera con quelle tanto diffuse regie minimaliste e scarnificate dei nostri giorni nostri, con rappresentazioni sistematicamente snaturate e decontestualizzate, garantendo nel nostro caso, invece tutta la necessaria profondità al messaggio dell’Opera, e all’evolversi del dramma, concetto questo che vede da qualche tempo, d’accordo buona parte della critica.

Le note del Preludio intonate dall’Orchestra del Taranto Festival, ottimamente diretta dal maestro Ferdinando Redavid, hanno introdotto il pubblico in punta di piedi nell’atmosfera sonnecchiante di del paese siciliano di Vizzini e delle sue campagne al primo albeggiare della Domenica di Pasqua, seguito dal suono delle campane a festa che scandisce il ritmo della vita di paese e riannoda i fili di quella società arcaico-rurale protagonista della novella verghiana, della quale la musica di Mascagni, riesce a incarnarne appieno gli odori, i colori, i sentimenti contrastanti e passionali, che l’accurata direzione del maestro Redavid, riesce a cogliere e trasmettere al pubblico. Sentimenti che divampano e tengono il pubblico col fiato sospeso nel vorticoso concatenarsi di eventi e tragiche fatalità, proprio come nella miglior tradizione del teatro greco-antico, con lo sviluppo della trama affidato attivamente anche al “Coro Tarenti Cantores” diretto dal M° Tiziana Spagnoletta, che con trasporto ha interpretato le arie, “Gli aranci olezzano” e “In mezzo al campo tra le spighe d’oro” con le donne appena uscite dalla chiesa e gli uomini tornati in paese dalle campagne. Magistralmente evocativa è stata l’aria “Inneggiamo, il Signor non è morto”(Regina Coeli), canto intriso della spiritualità e sacralità dei Riti della Santa Pasqua, alla quale si antepone il dramma carnale della passione e della gelosia ma anche del disonore e della vendetta che va ad aumentarne il ‘pathos’. I protagonisti entrano poco per volta in scena a partire da Turiddu interpretato magistralmente dall’ormai certezza nel panorama lirico nazionale, Ugo Tarquini, mentre intona la serenata dedicata a Lola intitolata “la Siciliana”, il tutto sotto gli occhi celati della sua fidanzata, un’atterrita Santuzza interpretata dalla straordinaria Valentina De Pasquale, la quale si reca presso la locanda di Mamma Lucia, madre di Turiddu, il cui personaggio è stato intensamente reso al pubblico, dall’esperta mezzosoprano turese Angela Alessandra Notarnicola, intenta a preparare il vino per i festeggiamenti che avranno luogo in piazza dopo la messa. All’invito della donna a entrare in casa, la ragazza rifiuta, rivelandole un’amara verità: Turiddu la tradisce. Prima di partire per il servizio militare, il ragazzo si era promesso a Lola, che tuttavia per il protrarsi della leva, stanca di aspettare, dopo un anno si era sposata con Alfio. Al suo ritorno, per ripicca, Turiddu si era allora fidanzato con Santuzza, ma successivamente aveva preso ad approfittare delle assenze di Alfio per riannodare una relazione clandestina e libertina con Lola. Lucia non crede alle parole di Santuzza, ma il loro discorso è interrotto dagli schiocchi di frusta e dai sonagli annunzianti la baldanzosa entrata in scena del carrettiere Alfio, interpretato dal baritono d’impatto, dalla voce potente Cesare Kwon, ottimamente calato nella parte, che intona la spigliata e briosa canzonetta “Il cavallo scalpita”. Poco dopo, arriva lo stesso Turiddu, che insieme con Santuzza danno passionalmente vita al duetto clou dell’opera “Tu qui, Santuzza” nel quale l’una accusa, l’altro reagisce con ira non sopportandone la gelosia, in un rapido crescendo interrotto dall’intonazione in lontananza dello stornello “Fior di giaggiolo” da parte dell’agghindata Lola, interpretata da Marcella Diviggiano, soprano dalle buonissime doti vocali e dall’ottima presenza scenica, la quale provoca Santuzza, con Turiddu che ha il suo bel da fare per fermare l’ira di Santuzza, la quale all’apice del parossismo scaglia su Turiddu la maledizione “A te la mala Pasqua, spergiuro!”

Poi riappare in scena compare Alfio, che chiede a Santuzza dove sia sua moglie venendone a scoprire l’intera tresca. S’apre cosi il duetto nel quale da una parte Santuzza pentita si dichiara infame per aver denunciato gli amanti, dall’altra il carrettiere duramente colpito nell’onore in preda all’ira giura ripetutamente che avrà la sua vendetta, uscendo di scena.

Con questi stati d’animo contrastanti ci si avvia dunque al celeberrimo intermezzo orchestrale, che separa le due parti dell’atto unico. Qui Mascagni realizza una grandiosa pagina della storia dell’orchestrazione, con l’intermezzo sinfonico composto di una prima parte preludiante con sonorità celestiali affidate ai violini e all’oboe solista e di una seconda parte caratterizzata invece da una melodia di grande intensità, affidata sempre ai violini, ma accompagnati dall’arpa, riuscendo nell’intento di dipingere, come in un grande affresco, l’ambientazione del dramma che si svolge nel santo giorno della Domenica di Pasqua, rapendo l’ascoltatore in trance, e inducendolo a passare in rassegna tutti gli affetti viventi e vissuti della sua esistenza, ripercorrendoli con pathos, letizia, dolore, speranza, delusione, e infinita commozione.

L’ultima parte dell’unico atto s’apre con i paesani tutti o quasi che si recano all’osteria di Lucia, dove Turiddu intona uno stornello popolare “Viva il vino spumeggiante” brindando alle gioie della vita, (per lui le ultime). In piazza ritorna Alfio, al quale Turiddu ignaro, offre un bicchiere di vino, che questi rifiuta sdegnosamente, e tutti comprendono che voglia sfidare il rivale. Turiddu accetta la sfida e getta per terra il vino appena versato. Inizia l’inesorabile cerimoniale della “Cavalleria Rusticana” che vede le donne scappare impaurite con la Lola in evidente disagio, e gli uomini a creare capannelli vocianti attorno ai due imminenti contendenti all’arma bianca. Mentre l’orchestra tace, i due s’abbracciano e Turiddu morde l’orecchio destro di Alfio che chiede “soddisfazione”. Turiddu sa di essere nel torto e si lascerebbe anche uccidere per espiare la propria colpa, ma non può lasciare sola Santuzza, disonorata dal suo tradimento, dunque combatterà con tutte le sue forze secondo la legge d’onore.

Prima del duello Turiddu chiama la madre per essere benedetto e raccomandarle Santuzza se non dovesse tornare, poi corre via. Lucia atterrita comprende solo allora quanto fossero vere le parole di Santuzza, e mentre le due donne si abbracciano già in preda alla disperazione, nel silenzio dell’orchestra, un urlo agghiacciante dapprima lontano, s’ode dalla campagna, seguito da un secondo molto più vicino, straziante e funesto, lanciato da una popolana accorsa dalla campagna nella piazza del paese “Hanno ammazzato compare Turiddu” con le donne del paese che accorrono in piazza per stringersi attorno alle due donne e gli uomini che si affrettano a raggiungere il luogo del duello, con l’orchestra che sottolinea il grande dramma di Santuzza, riprendendone e scandendone fortissimamente in un turbinio finale il tema della maledizione da essa lanciata, ed il suo rapido ed inesorabile compimento.

Premio Belcanto a Colaianni

La serata è stata introdotta con verve, senza fronzoli, dalla versatile e brava Ivana Pantaleo, attrice ed eco-stilista, che ha anche introdotto e condotto il secondo appuntamento della kermesse, dedicato al conferimento del XV Premio Festival del Belcanto, realizzato dall’artista turese Fabio Basile, che come da tradizione e volontà del direttore artistico, celebra le personalità musicali pugliesi distintisi nel panorama lirico internazionale, divenendo ambasciatori del belcanto pugliese nel mondo. Serata tenutasi sabato 2 agosto presso Piazza Antico Ospedale, con la consegna del premio “alla carriera”, al celebre baritono Domenico Colaianni, artista di straordinario spessore e sensibilità musicale, da più di trent’anni figura di spicco della scena lirica italiana e internazionale. Nato a Bari, e diplomato con lode al Conservatorio “N. Piccinni”, Colaianni ha calcato i palcoscenici di teatri prestigiosi come la Scala di Milano, San Carlo di Napoli, Regio di Torino, Fenice di Venezia e molti altri. Interprete raffinato e ricercatore di repertori rari, è anche docente di canto presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di artisti lirici. Il pubblico ha avuto il privilegio di ascoltarlo dal vivo durante la serata, accompagnato al pianoforte dalla Maestra Barbara Rinero. Ma il più grande privilegio l’hanno sicuramente i suoi allievi, in cui egli cerca di non crear mai false illusioni, visto l’alto grado di impegno e sacrificio occorrente per raggiungere, certi traguardi. Due giovani promesse allievi del maestro barese, il soprano Joscelyne Kanynda ed il tenore Giuseppe Settanni, si sono esibiti durante la serata ed hanno chiuso cantando insieme accompagnati dal maestro, in un finale che è stato molto emozionante.

Pietro Pasciolla

Didascalie foto: 1) Serata Premio Belcanto, da sinistra: Settanni, Rinero, Kanynda, Colaianni, Pantaleo e Redavid; 2) Santuzza, Turiddu e Lola, “Tu qui, Santuzza – Fior di giaggiolo”; 3) Santuzza e Alfio, duetto “Il Signore vi manda, compar Alfio”; 4) Il baritono Domenico Colaianni con l’ambito Premio Belcanto di Turi.

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A Turi “Si fa Teatro” con Pasquale Del Re e tanti bravi attori

Una vera e propria festa del teatro ha animato l’ultimo weekend di giugno a Turi. Sabato 28 e domenica 29, l’Auditorium Comunale di Turi ha registrato il tutto esaurito per la prima edizione della rassegna “SI FA TEATRO”, con centinaia di spettatori che hanno accolto con entusiasmo la commedia in dialetto “La Rùzzene”, già rappresentata con grande successo alcuni anni fa davanti a ben 1.200 turesi.
A guidare la scena, ancora una volta, è Pasquale Del Re, ideatore della rassegna e protagonista assoluto, nelle vesti di scrittore, regista e attore. Accanto a lui, un gruppo di attrici e attori autodidatti che hanno saputo conquistare il pubblico con talento, passione e una comicità genuina che ha riempito la sala di applausi e risate. Tra il pubblico, presente anche il Sindaco Giuseppe De Tomaso, che ha voluto testimoniare con la sua partecipazione il pieno sostegno dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa.
“SI FA TEATRO” è infatti un progetto che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato, reso possibile grazie al contributo del Comune di Turi e al sostegno dello sponsor Willy Green Technology, insieme ai partner L’Orchidea Fiori di Vito Dell’Aera, ADV PLUS Pubblicità di Lorenzo Carenza e la Nuova Pro Loco di Turi, quest’ultima impegnata nell’organizzazione e nella logistica dell’evento.

Il successo della rassegna rappresenta un segnale importante per la vita culturale di Turi e per il futuro dell’Auditorium Comunale, che si candida a diventare un vero contenitore di proposte artistiche e aggregazione. “SI FA TEATRO” ha dimostrato che, con passione, collaborazione e visione, la cultura può essere popolare, partecipata e coinvolgente. L’appuntamento ora è per la seconda parte della rassegna, con i prossimi spettacoli “Cuènzele e Trebbunèle”, in programma sabato 19 e domenica 20 luglio, sempre nell’Auditorium Comunale. La rassegna continua, e a giudicare dall’avvio, promette nuove emozioni, sorrisi e momenti da condividere. 

Durante la presentazione dello spettacolo, lo stesso Pasquale Del Re ha sottolineato come il teatro possa essere un potente strumento di comunicazione sociale, culturale ed educativa, capace di trasmettere emozioni, riflessioni e valori. Un teatro che parla alla comunità e con la comunità, senza dimenticare le tradizioni turesi, il dialetto locale e quel pizzico di sana ironia che, in tempi complessi, fa sempre bene.
«Sono rimasto sinceramente colpito – ha dichiarato il Sindaco De Tomasodalla bravura di Pasquale Del Re e di tutti gli interpreti. Non solo per la qualità della messa in scena e per la passione che traspare da ogni battuta, ma anche per la capacità di far riflettere attraverso messaggi sociali profondi, senza mai rinunciare al divertimento. Le risate del pubblico sono state il segno più bello di un teatro che unisce e fa bene alla comunità.»

Comunicato Stampa

xilella alberi olivo

Xylella, emergenza anche a Turi per olivo e mandorlo. La Regione impone trattamenti entro fine giugno prossimo

Ora è ufficiale: la Xylella fastidiosa è arrivata anche a Turi, anzi ha addirittura superato Turi diffondendosi dappertutto nella Città Metropolitana di Bari ed anche nella BAT. A rendere nota la notizia a ‘il paese’ è Nicola Catalano, dottore agronomo, funzionario della Regione Puglia che ci ha mostrato un atto ufficiale firmato, ognuno per la sua parte, dai dirigenti regionali di settore: Gianvito Ragone, Francesco Palmisano, Salvatore Infantino. “La situazione è seria” – ci dice preoccupato il dott. Catalano – e aggiunge, riferendosi a Turi “noi non siamo pronti però”.

Il 16 giugno, con Determina Dirigenziale n. 105 del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale – Sezione Osservatorio Fitosanitario, la Regione Puglia ha emanato misure “fitosanitarie di lotta al vettore nell’ambito del piano per il contrasto ed il controllo della Xylella fastisiosa”. Dai dati del monitoraggio, infatti, “è stata rilevata la presenza degli stadi adulti del vettore di Xylella fastidiosa sulle colture ospiti principali nei seguenti Comuni delle aree delimitate: Acquaviva delle Fonti, Bari, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Martina Franca, Massafra, Minervino Murge, Mola di Bari, Mottola, Noicattaro, Santeramo in Colle, Triggiano, Turi, Valenzano”.

Il provvedimento, richiamando quanto stabilito dalla Unione Europea e dalla Regione stessa per prevenire e contrastare la pericolosa diffusione della Xylella, ha ritenuto necessario “di dover applicare obbligatoriamente – si legge ancora nell’atto dirigenziale – le misure di lotta allo stadio adulto del vettore” nei Comuni in cui ne è stata accertata la presenza.

Il piano di azione fa “obbligo di eseguire il trattamento insetticida sulle colture olivo e mandorlo nel Comune di Turi, Santeramo Mottola, Mola, Minervino. Massafra, Martina, Gioia, Cassano e Acquaviva”, mentre per i Comuni di “Bari, Noicattaro, Triggiano e Valenzano” si deve aggiungere anche la vite. “Non vige l’obbligo di intervento insetticida – invece – su altre colture in quanto non sono presenti prodotti autorizzarti”. Il trattamento, dice la determina, “dovrà essere eseguito entro e non oltre il 30 giugno 2025”.

La determina n. 105 stabilisce inoltre le sostanze attive da impiegare, anche in agricoltura biologica, contro Philaenus spumarius, distinte per coltura. Per l’olivo – Acetamiprid, Silicato di alluminio/caolino, Cyantraniliprole, Deltametrina. Per il mandorlo – Deltametrina, Silicato di alluminio/caolino.

Infine, si raccomanda di non eseguire il trattamento su: piante secche, nei parchi e giardini, in aree urbane, nella macchia mediterranea, in boschi e pinete, nelle aree protette.

I dati e le informazioni relative al monitoraggio dei vettori sono pubblicate sul sito istituzionale www.emergenzaxylella.it

*Foto allegate di repertorio tratte dal web

Opera senza titolo

Il Maestro Francesco Valentini ci ha lasciati. Turi perde un’indiscutibile figura nel mondo dell’arte

Il Maestro Francesco Valentini, non è più tra noi. È tornato alla casa del Padre nella giornata dello scorso 7 di maggio, con le sue esequie celebrate il giorno seguente, poche ore dopo la Solenne recita della Supplica alla Vergine SS. del Rosario di Pompei, a cui l’artista era particolarmente devoto.

Con la scomparsa del Maestro, l’intera comunità cittadina turese perde un’indiscutibile figura nel mondo dell’arte giunta troppo tardi sui grandi palcoscenici mediatici ma ancora da molti suoi compaesani sconosciuta. Per tutta la sua vita, l’artista ha vissuto un suo proprio dissidio interiore tra quello che era costretto a fare per vivere e mantenere la sua famiglia, e ciò che in cuor suo avrebbe voluto fare.

Solo col raggiungimento dell’età pensionabile, l’Uomo Francesco Valentini ha potuto finalmente dar libero sfogo alle proprie pulsioni artistiche troppo a lungo represse, combattendo il pregiudizio, lo scherno, la voluta sottovalutazione del suo estro artistico innato, da parte di diversi suoi paesani, anche addetti ai lavori,  incapaci di comprendere un fatto elementare: o si nasce col dono innato dell’estro artistico, o non vi può essere preparazione Accademica che tenga, in grado di costruirne uno. Certo la preparazione Accademica sommata all’innato estro possono portare alla realizzazione di autentici capolavori, ma vanno sempre considerate quelle che sono le situazioni di partenza, che nel caso di Valentini vedevano la sua famiglia di provenienza, dedita al duro lavoro nei campi, sottovalutare in modo importante questa sua predisposizione creativa. Di lì la conseguenza non poteva che essere l’accantonamento pubblico di questo estro per dar spazio ad una vita dura da imprenditore agricolo con cui fino all’età pensionabile ha provveduto alla crescita sociale ed economica della sua famiglia. Al Maestro Valentini, però oltre all’innato estro artistico, va riconosciuta una strenua tenacia, e ferrea forza di volontà nel non abbandonare definitivamente l’esercizio della sua manualità, continuativamente esercitata per sessant’anni furtivamente agli occhi indiscreti, sulla viva roccia calcarea di un suo podere in contrada “la Cavallarizza”.

In questo che vuol essere un semplice e momentaneo saluto al Maestro, riporto Voi tutti indietro nel tempo alla giornata del 27 ottobre 2024 quando presso la sua dimora ho avuto il grandissimo piacere di esaudire insieme agli amici dell’Associazione “Il Viandante”,  dell’ Associazione Culturale “Accademia Italia in Arte nel Mondo” ed altri volenterosi Amici, un suo desiderio: quello di presentare alla presenza del Sindaco di Turi Giuseppe De Tomaso, dell’Assessore alla Cultura dott.ssa Teresa De Carolis e di un affollatissimo parterre di turesi e giornalisti curiosi, la sua ultima grande opera in marmo di Carrara, alta 3 metri circa x 1,50 di larghezza, realizzata in due anni intensi di lavoro e ribattezzata dallo stesso la “Venere Valentini”.

<<Lo scultore, che fino ad oggi aveva riprodotto in marmo le opere classiche dei grandi autori del passato contestualizzandole nella loro teatralità classica – vedesi ad esempio la monumentale realizzazione del “Ratto di Proserpina” – questa volta si è spinto ben oltre, estraendo la “Venere” dal contesto figurale del Botticelli e affidandole un diverso messaggio ricco di simbologia. L’abile Artista, dando sfogo alle proprie capacità interpretative, come il Sandro Botticelli nella sua opera, ha interpretato il concetto di bellezza e armonia pur concedendo, come gli artisti in età Umanistica, qualche difetto in ambito prettamente anatomico, particolari sacrificati sull’altare dell’armonia. Così come il grande maestro fiorentino, anche l’opera di Valentini mostra un collo leggermente più lungo del dovuto ma funzionale alla resa estetica della slanciata e folta capigliatura mossa dal vento.

Nella posa della Dea, il modello a cui il nostro Scultore attinge è quello ellenistico della ‘Venus pudica’ in atteggiamento di ricoprirsi con le braccia il seno e il basso ventre. Se il Maestro fiorentino per il suo “Approdo di Venere sull’isola di Cipro” è ispirato dal Poliziano, riscopritore dei testi classici di Ovidio, Esiodo e Lucrezio, raffigurando la Venere che avanza leggera su una conchiglia lungo la superficie del mare increspata dalle onde, sospinta e riscaldata dal soffio di Zefiro, mostrandola in tutta la sua grazia e ineguagliabile bellezza, in quella del Valentini, invece, la fanciulla assume una valenza cristiana che trova il proprio sentire nella lezione di vita acquisita dal Maestro. Lo scultore, per forza di cose, deve di necessità far virtù in un’arte nella quale nulla si può aggiungere ma in cui tutto si deve togliere che sia superfluo, senza possibilità alcuna di ritornar sui propri passi. Ecco quindi che nella propria continua ricerca estetica, scolpendo e levigando tra l’estasi e il tormento del proprio spasmo creativo per ben due anni, Valentini raffigura a tutto tondo una fanciulla che avanza su di una conchiglia sospinta da quattro delfini in coppie simmetriche a comporre un basamento, al di sopra del quale si apre la conchiglia bivalve che mostra all’osservatore una figura slanciata il cui equilibrio statico è assicurato da due importanti soluzioni tecniche: la perla posta sotto il calcagno destro della stessa e un altro delfino che ne sorregge il peso.

Con l’introduzione di questi due escamotage tecnici dall’altissima natura realizzativa, si evince il nuovo simbolico significato dato dall’Artista all’intera opera. Infatti, se nella “Venere” rinascimentale la nudità della dea non rappresenta per i contemporanei dell’epoca una pagana esaltazione della bellezza femminile, ma piuttosto il concetto di Humanitas intesa come bellezza spirituale, nell’opera del Maestro turese la fanciulla rappresenta la purezza, la semplicità e la nobiltà dell’animo cristiano all’atto della creazione in cui il movimento della folta capigliatura, a differenza del quadro fiorentino, è dato dall’alito di Vita che promana da Dio Padre Creatore. L’Uomo difatti, secondo S. Giovanni Crisostomo, sarebbe la più grande figura vivente, “la più preziosa agli occhi di Dio dell’intera creazione”, dotato di un corpo che lo rende partecipe della dignità di immagine di Dio, e di un’anima, cioè di un principio spirituale, destinata a diventare il Tempio dello Spirito Santo.

Analizzando gli altri simboli presenti nella scultura valentiniana, troviamo nella conchiglia il simbolo cristiano che indica il pellegrinaggio umano nella vita terrena improntato alla purificazione spirituale in vista del gran giudizio finale, ma anche quella purificazione proveniente per i neo-battezzati nella Fede cristiana, come confermato dall’utilizzo massiccio di questo simbolo sulle acquasantiere e fonti battesimali. Il Delfino raffigurato solo, invece, rappresenterebbe Gesù Cristo nella sua funzione di Amico per eccellenza, di colui che da speranza e conduce alle rive più sicure del cielo e della salvezza eterna, simbolo spesso utilizzato nelle catacombe paleocristiane. La perla, nella perfezione della sua forma sferica e della sua superficie illuminata e sfuggente ad uno sguardo complessivo, secondo gli scritti di Sant’Efrem il Siro, racchiuderebbe proprio il Mistero di Cristo, a partire dalla sua incarnazione in un corpo fisico, come la perla stessa in un’ostrica, proseguendo con la sua Passione e Morte – la perla è frutto di una ferita dolorosa che l’ostrica subisce a causa di un corpo estraneo – momento in cui il Cristo, perdonando l’animo umano corrotto, lo lavò col proprio sangue rendendolo nuovamente innocente, puro, pieno di fede e saggezza.

In definitiva l’ultra ottuagenario artista, muovendosi controcorrente in un’epoca che sembra aver perso nuovamente la bussola, lancia un forte e significativo messaggio, al di fuori degli attuali condizionamenti sociali e di quelli stringenti accademicamente parlando, affinché l’Umanità prevalga sulla bestialità corruttiva del mondo odierno.>>

A breve, col Maestro Valentini, avremmo in questo mese di maggio realizzato una mostra presso Palazzo Cozzolongo-Turi, con evento inaugurale nella giornata di venerdì 16 Maggio. I suoi occhi fino a lunedì scorso quando ci siamo visti per approntare gli ultimi dettagli erano raggianti di gioia per questa nuova possibilità di mostrare le sue creazioni ai paesani affinché potessero godere di cotanta bellezza ed apprezzarne la maestria. Con la tua improvvisa dipartita, puoi stare tranquillo che in accordo con la Tua Famiglia, porteremo avanti il tuo desiderio di far conoscere il tuo talento innato, le tue opere, la tua passione in quello che facevi e l‘immenso Amore per l’Arte che ha letteralmente pervaso ed accompagnato la tua intera Esistenza.

La cittadinanza di Turi è invitata il giorno venerdì 16 Maggio 2025, alle ore 19;00 presso Palazzo Cozzolongo per l’Inaugurazione della Mostra dal titolo: “La scultura oltre la materia. Il percorso di Francesco Valentini”

Pietro Pasciolla

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Maggio a Palazzo Cozzolongo, Turi: ‘Cultura & armonia’ presenta un mese tra parole, arte, libri e incontri

Dopo un aprile vibrante, la proposta culturale a Palazzo Cozzolongo (via M. Orlandi 10/12, Turi) non rallenta. Anche a maggio, la programmazione a cura dell’associazione ‘Cultura & armonia’ si arricchisce grazie alla rassegna Disordine – Il caos che rigenera, curata da Tekmore Studio, con il sostegno di Willy Green Technology, la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Bari e il patrocinio gratuito della Regione Puglia. Ma non finisce qui: tra incontri scientifici, moda e letteratura, non mancheranno anche gli eventi extra per chi ama perdersi e ritrovarsi nella cultura.

Eventi della rassegna Disordine – Il caos che rigenera

  • Fino al 2 giugno 2025 Mostra fotografica – Evocazioni.
    Nove studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bari: Natasha Antonelli, Davide Bellaggi, Eleonora Bosna, Siria Ettorre, Maria Rita Giordano, Rocco Girardi, Raffaella Mastrorilli, Alessia Pasquino, Antonio Patella, reinterpretano attraverso la fotografia il disordine come chiave di trasformazione. I lavori dei giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bari indagano il tema del disordine declinato come entropia visiva e concettuale, come potenziale trasformativo, carica simbolica e spirituale, fino ad arrivare a riflessioni più intime. Ogni scatto diventa frammento di un dialogo più ampio in cui il caos si presenta come disgregazione e possibilità di rinascita. Generando così spunti di riflessione unici sul rapporto personale con il disordine, appunto. L’intento è di riconsiderare ciò che appare frammentato o incompleto, per scoprire nel caos una fonte di rinnovamento e creatività.

A cura di Annalisa Ciliberti e Rocky Malatesta. Ingresso libero – Prenota la visita scrivendo su WhatsApp al numero business 080.2369056 oppure chiamando il 320.6699674. 

  • Giovedì 29 maggio, ore 19:00, l’incontro con l’autrice Emanuela Mancino a cura di Irene Martino.
    La professoressa associata di Filosofia dell’educazione e Pedagogia della comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca propone un viaggio tra parole, emozioni e nuovi linguaggi per abitare meglio le relazioni. Ci presenta la sua ultima pubblicazione Capi delicati – Per un nuovo vestiario sentimentale edito da Progetti per comunicare, 2024.

Emanuela Mancino insegna presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha ideato il Laboratorio di Filosofia e Pedagogia del Cinema e il gruppo di ricerca Trame Educative, che dirige, insieme alla Scuola di Autobiografia presso la Casa della Cultura di Milano. È direttrice scientifica, dal 2024, del percorso Graphein-Società di Pedagogia e Didattica della scrittura. È parte del Comitato culturale della Casa della Cultura di Milano. Ha creato e dirige la Scuola di Sguardo, Bellezza e Scrittura presso il Convento dei Cappuccini di Monterosso. E’ membro del Comitato etico della Fondazione Veronesi. Autrice di numerosi articoli e saggi, tra gli ultimi:  Lì, dove ci incontriamo. Appunti per una pedagogia dell’imprevisto (2020); Guardare (Cittadella, 2020); Il filo nascosto. Gli abiti come parole del nostro discorso col mondo (Angeli, 2021). I passi delle donne (2021, Progetti per Comunicare); Educazione e neoliberismi. Pratiche per una comune umanità (Metis, 2022, con M. Rizzo); Capi delicati (2024, Progetti per comunicare).

Eventi extra

  • Venerdì 2 maggio, ore 19:00, Mens sana…in corpore sano: conferenza sul benessere mentale, come raggiungerlo, proteggerlo, riconquistarlo. Modera il dott. Modesto Lerede, intervengono: dott. Vito Cessa, la dott.ssa Grazia Perfido e la dott.ssa Rosa Urbano.
  • Martedì 6 maggio, ore 10:30, presso ISS Pertini-Anelli-Pinto di Turi, Ci vuole un fisico bestiale: l’incontro a scuola con il prof. Vincenzo Schettini. L’autore più pop della fisica italiana racconta la sua “fisica bestiale” agli studenti.
  • Sabato   10 maggio, ore 19:00, Riflessioni allo specchio: mostra di pittura e fotografia.
    Un dialogo artistico tra le opere di Pia Zeverino e gli scatti di Mariella Difonzo. Un piccolo dono artistico sarà offerto a tutti i partecipanti.
  • Giovedì 15 maggio, ore 19:30, Dante porno – Erotico Eretico: l’incontro spettacolo con Trifone Gargano. Un Dante ribelle e inedito tra versi proibiti e risate colte. Modera Tina Ottavino.
  • Venerdì 16 maggio, ore 19:00, La scultura oltre la materia di Francesco Valentini:
    esposizione di opere in marmo dell’artista pugliese, in un percorso che racconta la potenza della forma che emerge dalla pietra.
  • Domenica 18 maggio, ore 19:00, Oman – Arabian Essence: sfilata di moda firmata Emilia Lepore (8LE – Eight LE). Un viaggio nella bellezza materica e cromatica del mondo arabo, tra tessuti naturali e visioni artistiche.
  • Martedì 27 maggio, ore 18:00, la grande festa di comunità perUn anno di Cultura & armonia: finale di stagione in piazza Orlandi tra brindisi, concerti, racconti e nuove visioni per il futuro.

Per aggiornamenti e informazioni dettagliate, segui i canali social di Cultura & armonia, oppure scrivi su WhatsApp al numero business 080.2369056 o chiama il 320.6699674. Tutti gli eventi sono a ingresso libero fino a esaurimento posti, salvo dove diversamente indicato.

Comunicato stampa a cura di Tekmore Studio

Didascalie foto: 1) foto di Davide Bellaggi (Accademia Belle Arti-Bari); 2) Emanuela Mancino.

Vera Gheno

‘Cultura e Armonia’ presenta il programma di aprile a Palazzo Cozzolongo a Turi

Dopo un marzo ricco di eventi, la stagione culturale di ‘Cultura & Armonia’ prosegue con un aprile denso di incontri, tra letteratura, arte e approfondimenti sulle opportunità economiche per il territorio. Tutti gli eventi si terranno presso Palazzo Cozzolongo (via M. Orlandi 10/12, Turi), che si conferma spazio di incontro e riflessione.

Al centro della programmazione resta la rassegna Disordine – Il caos che rigenera, curata da Tekmore Studio per l’Associazione Cultura & Armonia, con il supporto di Willy Green Technology, il patrocinio gratuito della Regione Puglia e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Bari.

PROGRAMMA DI APRILE

📌 Giovedì 3 aprile, alle ore 19:00 si terrà l’incontro con Vera Gheno, sociolinguista, traduttrice ed esperta di comunicazione digitale, che presenterà il suo ultimo libro “Grammamanti. Immaginare futuri con le parole” (Einaudi, 2024). Un dialogo sulle parole e il loro potere di costruire mondi nuovi. L’evento, curato da Irene Martino, si inserisce all’interno della rassegna Disordine – Il caos che rigenera, curata da Tekmore Studio per Cultura & armonia.

Vera Gheno, sociolinguista e traduttrice dall’ungherese, ha collaborato per 20 anni con l’Accademia della Crusca. Dopo 18 anni da contrattista in vari atenei, da fine 2021 è ricercatrice a tempo determinato all’Università di Firenze. Ad aprile 2024 è uscito “Grammamanti. Immaginare futuri con le parole”, per Einaudi, la sua sedicesima monografia. Conduce, per Il Post, il podcast “Amare Parole”. Si occupa prevalentemente di comunicazione digitale, questioni di genere, diversità, equità e inclusione.

📌 Venerdì 11 aprile, alle 19:30, per l’edizione speciale di Oscar del Libro, Manila Gorio, direttrice di Political Tv presenta l’incontro con l’attore Ettore Bassi e Debora Iannotta che ci parleranno del loro libro:  “Dio, come mi amo… Per amarti di più!”, con prefazione di Roberto Vecchioni (Graus Edizioni 2025). Un appuntamento dedicato agli amanti della lettura e un riconoscimento per valorizzare le opere editoriali più significative dell’anno.

📌 Lunedì 14 aprile, alle 18:00, avrà luogo il convegno: Misure agevolative per PMI, imprenditoria femminile e giovani. Un importante incontro per approfondire le opportunità di crescita economica del territorio, con esperti e rappresentanti delle istituzioni, moderati da Fabio Francesco Topputi (Consigliere Comunale di Turi). Interverranno:

  • Antonio De Vito (Direttore Puglia Sviluppo)
  • Alessandro Delli Noci (Assessore Regione Puglia allo Sviluppo Economico)
  • Lucia Parchitelli (Presidente Commissione Lavoro Regione Puglia)
  • Marica Longo (Consigliera CDA Puglia Sviluppo)

📌 Mercoledì 16 aprile, alle 19:00, si inaugura la mostra fotografica “Evocazioni“, organizzata con l’Accademia di Belle Arti di Bari e curata da Annalisa Ciliberti e Rocky Malatesta in collaborazione con Tekmore Studio, nell’ambito della rassegna Disordine – Il caos che rigenera.

Nove studenti dell’Accademia esplorano attraverso la fotografia il tema del disordine. Interverranno: Antonio Cicchelli, Direttore ABABA e Roberto Sibilano, Vicedirettore ABABA e i curatori Annalisa Ciliberti e Rocky Malatesta. Durante la serata saranno presentati i lavori esposti da Natasha Antonelli, Davide Bellaggi, Eleonora Bosna, Siria Ettorre, Maria Rita Giordano, Rocco Girardi, Raffaella Mastrorilli, Alessia Pasquino, Antonio Patella. I giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bari restituiranno visioni personali e multidimensionali che indagano il tema del disordine declinato come entropia visiva e concettuale, come potenziale trasformativo, carica simbolica e spirituale, fino ad arrivare alle riflessioni più intime. Ogni scatto diventa un frammento di un dialogo più ampio in cui il caos si presenta come disgregazione e possibilità di rinascita. Generando così spunti di riflessione unici sul rapporto personale con il disordine, appunto. L’invito per lo spettatore è quello di riconsiderare ciò che appare frammentato o incompleto, scoprendo nel caos una fonte di rinnovamento e creatività, una lente nuova attraverso cui osservare anche il mondo interiore, dove la discontinuità può rivelarsi il motore di una crescita personale e collettiva.

La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 29 maggio.

Per tutte le informazioni e gli aggiornamenti sul programma, visita i canali social di ‘Cultura e Armonia’ o il sito culturaearmonia.it

Comunicato stampa a cura di Tekmore Studio

Palazzo Cozzolongo

Prosegue a Palazzo Cozzolongo di Turi la proposta culturale di ‘Cultura e Armonia’

La stagione continua ad arricchirsi di proposte in collaborazione con le associazioni e i partner del territorio e tanti sono gli incontri e i momenti di socialità ospitati all’interno delle eleganti sale di Palazzo Cozzolongo (via M. Orlandi 10/12, Turi). Al centro della programmazione resta la rassegna “Disordine – Il caos che rigenera”, organizzata dall’Associazione’ Cultura e Armonia’ e curata da Tekmore Studio, grazie al supporto di Willy Green Technology, con il patrocinio gratuito della Regione Puglia (concesso con decreto 380 del 5/9/2024) e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Bari. “Disordine” continuerà a proporre eventi capaci di aprire nuovi spazi di riflessione per ispirare trasformazioni e visioni inedite per il futuro del nostro territorio.

Il calendario del mese di marzo a Palazzo Cozzolongo, Turi

Nell’ambito della rassegna “Disordine – Il caos che rigenera”, l’appuntamento del mese è dedicato alla letteratura:

*Giovedì 20 marzo, alle 19:00, l’incontro letterario curato dalla professoressa Irene Martino è con Claudia Durastanti. L’autrice, tra le voci più autorevoli della letteratura italiana contemporanea, ci coinvolgerà con il suo ultimo romanzo “Missitalia” (La nave di Teseo, 2024). Un’opera ricchissima di intuizioni che ci fa scoprire un Meridione inedito, in cui nel bene e nel male, sono le donne a prendere l’iniziativa. Un luogo, la Val d’Agri, in Lucania. Tre donne, Amalia Spada, Ada Barbaro e A. Tre tempi, l’epoca di Garibaldi, gli anni cinquanta e un futuro prossimo: l’ultimo lavoro di Claudia Durastanti si articola così, mescolando realtà e fantasia, generi, echi e stili letterari diversi. Amalia Spada detta Madre ospita nel suo mausoleo di caverne Rosa, Elisabetta, Amanda e altre persone raminghe. Collabora con don Andrea che costruisce una fabbrica tessile in questo Sud dimenticato dal mondo ma finisce per essere abbandonata da tutti, mentre le sue ragazze consumano una vendetta sanguinosa su un tenente. A diciannove anni Ada lavora alla rivista del Magnate e nel corso di una missione antropologica in Lucania percorre i luoghi della comunità di Madre. Resta incinta, abortisce, diventa una spia. Nata nel 2051, A ha vissuto con il padre militare in val D’Agri, da lì è partita per la Luna, ma quando scopre di essere malata, desidera tornare indietro per riassaporare la parola Fine.

Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice dall’inglese. Il suo romanzo d’esordio “Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra” (2010), ha vinto il premio Mondello Giovani. Ha pubblicato “A Chloe, per le ragioni sbagliate” (2013), “Cleopatra va in prigione” (2016) e “La straniera” (La nave di Teseo 2019), finalista al Premio Strega, tradotto in più di 25 paesi e tra i migliori libri del 2022 per il “New Yorker”. Ha una rubrica di musica su “Internazionale”. Cura i libri della Tartaruga.

Eventi extra a Palazzo Cozzolongo, Turi

*Venerdì 7 marzo, ore 19:00: inaugurazione della mostra di Monica Notarnicola (visitabile fino al 31 marzo). Fotografa appassionata, capace di comunicare attraverso la luce in modo profondo e toccante, esplora l’animo umano attraverso immagini intense e suggestive. La sua fotografia utilizza la luce come strumento narrativo e va oltre il visibile, trasformando la materia in poesia ed evocazione. Nella serie “Danza dei Cinque Elementi”, ispirata dal Feng Shui, bilancia i cinque elementi naturali, creando armonia tra corpo e spirito. Relatrice dell’incontro Lilly Susca. Interverrà Monica Notarnicola, autrice degli scatti.

*Martedì 18 marzo, ore 18:30: incontro con l’autore Beppe Convertini, curato e condotto della giornalista Maria Liuzzi, volto di Telenorba. Il conduttore di “Uno mattina in famiglia” (Rai1), Beppe Convertini, ci propone il suo ultimo libro “Il Paese azzurro” (Edizioni RaiLibri), presentato a Casa Sanremo nella sezione “Writers”. Un viaggio alla scoperta delle coste della nostra Italia e del suo mare. Un racconto del mare italico, il più bello al mondo, delle sue tradizioni storiche, culturali, che ha raccolto per il suo programma tv “Storie di Mare”, su Rai1.

*Giovedì 27 marzo ore 19.00: convegno a cura di Vito Amoruso dal titolo “L’impronta spagnola nei riti della Settimana Santa in Puglia”: si discuterà di analogie e differenze sul tema con il professor Salvatore Camposeo, docente UniBa, il professor Giovanni Schinaia dell’Arciconfraternita del Carmine di Taranto e Don Luciano Rotolo. Durante la serata si darà spazio all’esposizione fotografica di Domenico Tangro.

*Venerdì 28 marzo ore 19:00: incontro poetico con Ivana Luisi, autrice della collana corale “I poeti di Ponte Vecchio”. Ivana Luisi presenterà una selezione delle sue poesie, concentrandosi sul tema centrale della solitudine. Esplorerà le diverse sfaccettature di questo sentimento, accompagnando i versi con una breve riflessione sulla sua esperienza personale che ha dato origine a queste opere. Relatore: Paolo Valerio.

*Sabato 29 marzo, ore 18:30: conferenza dal titolo “La morte è un giorno che vale la pena vivere – Un inno rosacrociano alla vita”. Marco Paolini, membro dell’AMORC, condividerà il suo rapporto personale con la morte, riflettendo anche sull’esperienza della perdita di suo figlio. La presentazione è concepita per essere un “inno alla vita”, offrendo ispirazione sia a coloro che credono nell’esistenza di un mondo oltre la materia, sia a chi non condivide questa visione. Presenta la dott.ssa Maria Pia Iurlaro, responsabile APS AMORC Bari.

Per tutte le info e gli aggiornamenti è possibile consultare i canali social di Cultura e Armonia e il sito culturaearmonia.it. Per restare aggiornati è possibile consultare i canali social di Cultura e Armonia e il sito culturaearmonia.it.

Comunicato stampa a cura di Tekmore Studio