“Biblioteca e Archivio di Turi devono essere riaperti, si rispetti l’art. 9 della Costituzione”. L’autorevole intervento del prof. Francesco Luisi, musicologo e paleografo

Caro direttore, ho appreso recentemente (da un inserto redazionale in il paese n. 340, giugno-luglio 2026, p. 27) una notizia che mi ha arrecato grande gioia, formulata sotto un titolo più che eloquente: “Presentato ‘Lector in fabula’. Il progetto per la Biblioteca di Turi”. All’annuncio consegue una esplicita e meritoria comunicazione del sindaco De Tomaso che informa il lettore in questi termini: «Il Comune di Turi ha presentato alla Regione Puglia un importante progetto per la riqualificazione della Biblioteca comunale di piazza Gonnelli, progetto che ha il proprio valore aggiunto nel Museo gramsciano (con relativa riproduzione della cella in cui venne rinchiuso l’autore delle ‘Lettere dal carcere’) e nell’Archivio nazionale dell’Antifascismo». Come sai, ho approfittato subito della tua amicizia per saperne di più, consapevole del tuo interesse per l’argomento e ritenendoti bene informato dello stato della struttura che, come è noto, non è più in esercizio da molti anni per problemi (si mormora) di agibilità. Per quanto mi riguarda attendo da oltre dieci anni di sapere se un consistente pacco di miei libri di musicologia donati alla biblioteca sono stati inventariati e catalogati: le mie richieste non hanno mai ricevuto la risposta di un bibliotecario. Ho creduto che stesse per aprirsi ai miei occhi un nuovo orizzonte, ma ben presto ho appurato che anche per te la notizia altro non era che un annuncio. Tuttavia, con la generosità che ti distingue, hai voluto assecondare la mia richiesta di chiarimenti al meglio delle possibilità consentite e, prima del mio ritorno a Roma, hai fatto in modo che io potessi verificare lo stato della biblioteca e dell’archivio, guidato da un gruppo di attenti operatori e fruitori della cultura locale: Daniela Di Bello,  consigliere delegato al Turismo e Commercio dell’attuale Amministrazione; Antonio Tateo, ex amministratore molto informato sulle vicende politico-amministrative di Turi; Giovanni Lerede, attivo studioso locale e ottimo divulgatore culturale;  l’architetto Flaviano Palazzo, caposettore Ufficio Tecnico del Comune di Turi.

Grande è stata la mia meraviglia nell’appurare che l’imponente edificio di piazza Gonnelli è totalmente agibile e che tutto il materiale oggetto della visita giace nei luoghi deputati, conservato nella migliore condizione possibile. L’archivio storico, la biblioteca, il fondo gramsciano sono ben conservati, anche se – come si dimostra qui più avanti – non risultano giuridicamente tutelati. La sezione più delicata, quella riguardante i documenti politico-amministrativi antichi, presenta i faldoni in buon ordine nelle teche predisposte, con la collocazione progressiva degli atti archivistici, corredata da relativi inventari di riferimento. Notevole è la dotazione di armadi metallici con piani scorrevoli per la consultazione delle antiche grandi mappe catastali urbanistiche e dei terreni; preziosa anche la collezione delle delibere per la ricostruzione della vita politica cittadina, il tutto ben conservato in armadi metallici appositi e sicuri. Insomma ho potuto valutare che è stato fatto un lavoro eccellente da parte di una squadra di operatori competenti, uniformata ai più aggiornati metodi dell’archivistica e della biblioteconomia. Il plauso va alle amministrazioni che nel tempo hanno salvaguardato l’immenso valore del patrimonio culturale e della memoria amministrativa. Comprendo bene l’annuncio del Sindaco e penso che nulla osti all’attuazione del rilevante progetto presentato alla Regione, di cui prima o poi verremo a conoscenza e sul quale potremo meglio argomentare. Per ora, però, non posso esimermi dall’esprimere vivo rammarico per il blocco totale e ingiustificato dell’attività e non posso escludere che l’azione del sindaco sia riparatoria rispetto all’effettiva mancanza di tutela nei termini richiamati dall’articolo 9 della Costituzione italiana. Il principio fondamentale di tale articolo introduce l’obbligo di assumere l’istituto giuridico della tutela a favore della promozione della cultura e della ricerca e non ammette impedimenti di sorta nello sviluppo e nell’esercizio dell’attività di promozione culturale connessa. In altri termini la biblioteca e l’archivio devono essere fruiti, aperti al pubblico proprio in obbedienza alla richiamata tutela del patrimonio culturale disponibile. Da anni i lavori murari sono stati portati a termine, e da anni i fondi librari e archivistici sono stati ricollocati ove si trovavano. Non è sufficiente per quietare le coscienze: anche se ben conservati i libri e i documenti sono di natura cartacea e, nel nostro caso, databili per lo più all’Ottocento. Questo comporta che il supporto della scrittura sia materiale sensibile, più facilmente deperibile rispetto a quello più antico (carta di stracci o pergamena) in quanto prodotto con la cellulosa (entrata a metà di quel secolo definitivamente nella fabbricazione della carta). Ne consegue che tutto il fondo avrebbe bisogno di essere digitalizzato partendo dai documenti più importanti. Nel contempo occorrerebbe installare strumenti per la stabilità dell’umidità relativa poiché il fondo intero rischia di polverizzarsi nel tempo con le continue oscillazioni climatiche imposte dalle temperature esterne. Ora, se si considerano i documenti dell’archivio di Turi un bene imprescindibile per la ricostruzione della memoria storica, e se la sua collezione libraria gramsciana costituisce una ricchezza autentica su cui fondiamo il nostro sapere e la conoscenza della formazione del genio politico, perché non si intraprende la giusta strada per acquisire fondi per la digitalizzazione? E per quali ragioni non si ottempera al dettato della Costituzione?

il paese’, caro direttore, dimostra ormai da anni che Turi è un importante centro di studi per la cultura locale (e non solo). Sono in molti a scrivere di storia, di costume, di linguaggio, di tradizione. E lo fanno bene, con professionalità sempre crescente, inducendo interessi che aprono orizzonti nuovi. L’assenza di autentica tutela può ingenerare una crisi grave nella ricerca: la squadra di generosi ricercatori che insegue la storia con passione e amor patrio rischia di rifugiarsi nei documenti già noti. La ricerca ha invece bisogno di nuove fonti (i documenti) e di bibliografia sempre aggiornata (i libri). Perché mancano ancora l’archivista e il bibliotecario? Sono certo che in attesa del compimento del grande progetto annunciato si potrebbe percorrere la via del volontariato o dell’assegnazione mansionaria a contratto, magari limitata a una apertura in giorni alterni.

Ti ringrazio per l’aiuto e la comprensione e prego la redazione del tuo magazine di un cenno per mantenere attenzionata la situazione.

Francesco Luisi *   

*Ordinario di Storia della Musica e di Paleografia musicale all’ Università di Parma
Diploma di specializzazione in Paleografia e Filologia rilasciato dall’Università di Pavia
Idoneità Concorso nazionale come Bibliotecario di Conservatorio.
Docente di Paleografia polifonica e Prefetto della Biblioteca del Pontificio Istituto di Musica Sacra. ‘Premio Turi’ 2009.

Didascalie foto: l’apetto desolante della Biblioteca e dell’Archivio comunale, chiusi da diversi anni. Al centro: il prof. Francesco Luisi (foto tratta dalla ‘Antologia del Premio Turi’)

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *