Il Festival del Belcanto di Turi chiude con successo di pubblico la stagione estiva 2026. Un plauso al M° Ferdinando Redavid e all’Accademia ‘Chi è di Scena!?’

La sera di lunedì 3 agosto, nella piazzetta Gonnelli nel Centro Storico di Turi, si è conclusa la XVI° edizione del Festival del Belcanto, nella sua sessione estiva, con uno degli eventi da sempre più attesi della rassegna. La consegna dell’ambito “Premio del Belcanto” 2026, riconoscimento dedicato agli artisti pugliesi che si distinguono o si sono distinti nel panorama lirico internazionale, quest’anno assegnato al soprano Rachele Stanisci: interprete di straordinaria eleganza e profondità espressiva, protagonista tutt’ora nei più prestigiosi teatri del mondo, con interpretazioni di ruoli di straordinario rilievo; titolare inoltre della cattedra di Canto presso il Conservatorio ‘Giovanni Paisiello’ di Taranto, attività che le consente di trasmettere quotidianamente alle nuove generazioni il valore della grande lirica, il sacrificio e l’umiltà nel costante lavoro. Durante la consegna del premio, la Stanisci ha detto: “Sono molto onorata e felice di ricevere questo prestigioso riconoscimento. Il belcanto ha segnato profondamente il cuore del mio percorso artistico: ho avuto il privilegio di interpretare opere di compositori come Rossini e Verdi, che hanno lasciato un’eredità straordinaria nel panorama culturale italiano, ammirata in tutto il mondo”. Prima e dopo la consegna del Premio, realizzato dall’artista Fabio Basile, la serata è stata impreziosita da un raffinato programma musicale che ha attraversato alcune delle più celebri pagine del repertorio operistico, con arie e duetti tratti da Puccini, Verdi, Mozart, Bellini, Mascagni, Cilea e Offenbach, interpretate dalla Stanisci insieme ai suoi più promettenti allievi Marianna Luongo, Nadia Spagnolo, Valentina Abbondanza e Oronzo D’Urso, con l’accompagnamento al pianoforte di Gabriele Pedone.

Il Festival del Belcanto da ben 16 anni si conferma tra gli appuntamenti di riferimento della scena culturale pugliese, promosso come sempre dall’Associazione Chi è di scena!? e dal suo direttore artistico il M° Ferdinando Redavid, realizzato con risorse del Fondo di Rotazione della Regione Puglia, del Comune di Turi edei main sponsor Cultura&Armonia e Willy Green Technology. Il 22 luglio, nella prima delle tre serate incluse nel calendario di questa torrida estate, presso l’atrio dell’Oratorio ‘Maria SS. Ausiliatrice’ di Turi protagonisti sono stati i ‘The Four Italian Tenors’, formazione nata nel 2018 con l’intento di portare la grande tradizione della musica italiana nei principali teatri di America, Europa e Asia, riscuotendo ovunque un grandissimo successo di pubblico e critica. I tenori, Alessandro Fantoni, Angelo Forte, Gianni Leccese e Ugo Tarquini – voce già conosciuta a Turi, per l’interpretazione del ruolo di Turiddu nella Cavalleria Rusticana andata in scena per il Festival nel 2025 – hanno presentato uno spettacolo di respiro internazionale intitolato “Un amore così grande”, celebrando l’eccellenza della tradizione musicale italiana: da quella operistica sino a quella napoletana, fino ai grandi classici della canzone italiana. Per l’occasione i ‘The Four Italian Tenors’, sono stati accompagnati dalla rinomata Orchestra Filarmonica Pugliese diretta dal M° Lorenzo Bizzarri.

Sabato 1 agosto, sempre nella cornice dell’Oratorio turese, messo a disposizione dal parroco don Giuseppe Dimaggio, la grande musica del Festival è tornata a manifestarsi con la messa in scena de “La Traviata”, opera lirica tratta dal romanzo “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas figlio, con riduzione in libretto da parte di Francesco Maria Piave. È un’opera in tre atti del compositore Giuseppe Verdi considerata parte della cosiddetta “trilogia popolare” verdiana insieme a “Il Trovatore” e a “Rigoletto”. La sua prima rappresentazione a Venezia il 6 marzo 1853 non rivelò il successo che l’autore si attendeva, vuoi per gli interpreti vocalmente carenti vuoi per il soggetto allora considerato altamente scabroso dalla società borghese del tempo. Il 6 maggio 1854, in una versione rielaborata e con interpreti di miglior qualità, sempre a Venezia, diretta dal compositore essa riscuote finalmente il meritato successo. In tutte le grandi città, l’opera dovette essere rimaneggiata dalla censura con alcuni pezzi totalmente stravolti, finché per rifuggire alla censura l’ambientazione dell’opera venne spostata dal XIX al XVIII secolo. Da quel momento la fama non abbandonerà più l’Opera, ad oggi ancora la più rappresentata al mondo. In quest’opera il compositore e il librettista, raggiungono una fusione davvero perfetta, quasi miracolosa, di elementi innovativi e tradizionali, dando vita ad una drammaturgia articolatissima, in cui non vi è un solo nodo principale, ma più conflitti uno per ogni atto, che vedono il confronto tra l’amore, da una parte e una forza di volta in volta diversa, e sempre più potente e inesorabile, dell’altra.

La serata è stata presentata da Ivana Pantaleo, come del resto anche gli altri due appuntamenti del Festival, in una conduzione elegante e per certi versi appassionata. Nella direzione dell’Orchestra del ‘Taranto Opera Festival’ il M° Ferdinando Redavid ha valorizzato ogni sfumatura orchestrale regalando al pubblico quei crescendo emotivi che rendono la musica di Verdi così universalmente amata e riconoscibile anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’opera lirica, dosando al contempo con equilibrio i momenti di slancio lirico e quelli di maggiore introspezione dei personaggi. Al soprano Laura Esposito, al debutto nel ruolo della protagonista ‘Violetta Valéry’ va il plauso generale per l’altissima prova fornita nel restituire con intensità l’intera parabola umana e drammatica del personaggio verdiano per eccellenza, uno dei ruoli più amati e al tempo stesso più impegnativi dell’intero repertorio operistico. Al suo fianco, il tenore Nico Franchini ha saputo restituire con autenticità, sia l’entusiasmo giovanile di ‘Alfredo Germont’ sia la disperazione più cupa del giovane innamorato rendendolo credibile e sinceramente coinvolgente. Un ritorno a Turi, per Cesare Kwon, lo scorso anno nel ruolo di ‘Alfio’ nella “Cavalleria Rusticana”, quest’anno nel ruolo non semplice di ‘Giorgio Germont’, padre di Alfredo che in una prova di spessore interpretativo ha incarnato con autorità e umanità il conflitto morale del padre che si contrappone all’amore del figlio, salvo poi essere travolto dal pentimento nel momento in cui comprende le conseguenze delle proprie azioni. Di rilievo anche la performance del soprano Marcella Diviggiano alle prese con il ruolo della raffinatissima ed esuberante ‘Flora Bervoix’, riflesso impoverito del personaggio di ‘Violetta’, rispetto al quale manca di carisma e di profondità emotiva. Il soprano ha evidenziato con la propria performance il ruolo di ‘Flora’ ancorato all’animazione del proprio ceto borghese ed agli spazi della mondanità, accentuando ulteriormente l’isolamento e la condanna morale subita da Violetta.

Hanno completato il cast: Nadia Spagnolo (Annina), Mauro Scalone (Gastone), Guo Yongchen (Barone Douphol), Mario Patella (Marchese d’Obigny), Alessandro Arena (Dottor Grenvil), Giuseppe Lonigro (Domestico di Flora e Commissionario) e Francesco Torro (Giuseppe), con prestazioni perfettamente inserite nell’economia dello spettacolo. In scena anche il Coro del Taranto Opera Festival in collaborazione con il Coro Tarenti Cantores, diretto da Tiziana Spagnoletta, perfettamente inseriti nel disegno registico. Precisi negli attacchi, compatti nell’emissione e sempre partecipi all’azione scenica, hanno saputo conferire ulteriore forza espressiva alle grandi pagine corali dell’opera, ricevendo convinti consensi dal pubblico. L’ottima regia di Luigi Travaglio e le scenografie di Damiano Pastoressa sono riusciti nell’intento di garantire la trasmissione al pubblico della profondità del messaggio insito ne ‘La Traviata’. Hanno inoltre collaborato alla produzione: Gabriele Pedone (Maestro collaboratore), Angela Massafra (Direttore di palcoscenico), Arianna De Pasquale (Maestro ai sopratitoli), Meghy Costumes D’Epoque e Formediterre (Costumi), Anna La Neve (Coreografa e ballerina), Butterfly Dance Academy (Corpo di ballo).

Nelle tre serate del Festival del Belcanto di Turi, i riscontri di pubblico hanno superato le aspettative degli organizzatori, certificando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il rilievo regionale della rassegna, la capacita di coniugare tradizione operistica con esibizioni di gran livello artistico e l’ancor più importante valorizzazione dei moltissimi talenti pugliesi, provenienti dai migliori conservatori regionali, in una regione, la Puglia, con il maggior numero di Conservatori di Musica. Allo staff di Chi è di scena?! e al suo direttore artistico Redavid i nostri complimenti per l’impegno profuso nel voler fare di Turi una ‘città della lirica’ mediante una progettazione culturale e artistica validissima, che ha consentito di partecipare e vincere il bando regionale. Fatto, quest’ultimo, che dovrebbe spingere l’intera comunità turese, e l’Amministrazione Comunale in primo luogo, ad appoggiare senza remore questo importante appuntamento musicale. Il rischio serio, altrimenti, è quello di vedere il ‘Belcanto’ trasferirsi in altre realtà, perché, questo è certo, i suoi promotori non lasceranno sfiorire la propria creatura.

Pietro Pasciolla

Didascalie Foto di Giorgio Amato e Elisabetta Gargano: 1) Serata del 3 agosto – Consegna del Premio Belcanto 2026 al soprano Rachele Stanisci; 2) – I The Four Italian Tenors, Alessandro Fantoni, Angelo Forte, Gianni Leccese e Ugo Tarquini si esibiscono il 22 luglio; 3) Coro del Taranto Opera Festival & Coro Tarenti Cantores inscenano “Noi siamo zingarelle”; 4) Il Maestro Lorenzo Bizzarri dirige l’Orchestra Filarmonica Pugliese nella serata del 22 luglio, accompagnando i The Four Italian Tenors.

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