
All’Auditorium comunale di Turi la sera del 29 marzo più volte ho tenuto le orecchie bene aperte ma gli occhi chiusi per immaginare l’atmosfera carica di tesa sacralità delle basiliche barocche napoletane durante i riti della Settimana Santa. Suoni di violini, viole, violoncelli e clavicembalo; voci di soprani, bassi tenori e controtenori avvolte in una nebbiolina d’incenso penetrante, misto a un odore grasso di cera che arde con le molteplici candele a rischiarare navate cariche di decori. Qui a Turi, purtroppo, non è stato possibile eseguire la ‘Passio del Venerdì Santo’ di Gaetano Veneziano in una delle chiese storiche della città, tuttavia l’Ensemble barocco ‘Giovanni Maria Sabino’, guidato dal M° Paolo Valerio – grande esperto della musica barocca napoletana – ha saputo lo stesso trasformare i muri spogli, essenziali, dell’ex-macello comunale in una ideale ‘Real Cappella’ al tempo del Viceregno spagnolo. La Settimana Santa trasformava Napoli, la città più popolosa del continente europeo, in un palcoscenico di solenni processioni, canti e rappresentazioni alla ‘spagnola’. Esse coinvolgevano non solo la metropoli partenopea ma tutte le altre terre del Sud Italia dove la cultura religiosa iberica, carica di patos e spettacolarità, ha lasciato segni tutt’ora evidenti.

Le ‘Passio’ barocche rappresentavano tra Seicento e Settecento il punto più alto del calendario liturgico della ‘Semana Santa’, che nel nostro Sud, come in Spagna, era un momento di profonda immedesimazione con il dramma del Cristo lacerato che sale al Calvario caricato della croce.
La ‘Passio del Venerdì Santo’ di Gaetano Veneziano, eseguita all’Auditorium con spettacolare emozione dall’ensemble di strumentisti e coristi, è stata cercata e trovata da Paolo Valerio – un ‘Indiana Jones’ della grande Musica barocca napoletana – presso l’Archivio dei Girolamini a Napoli: una miniera di preziosi documenti musicali e storici unici, molti dei quali dimenticati, come la ‘Passio’ di Veneziano. Da più di vent’anni il M° Valerio è impegnato a dare alla musica napoletana del periodo barocco il posto che merita, essendo Napoli, una delle capitali della cultura musicale europea, se non mondiale. Cultura musicale di altissimo livello che ha in Giovanni Maria Sabino – sacerdote e musicista nato a Turi sul fine del Cinquecento – uno dei massimi esponenti, se non il punto di partenza di una ‘rivoluzione’ culturale che ha trasformato, modernizzato, la musica planetaria.

La ‘Passio’ di Veneziano, datata al 1685, porta in canto e musica il passo del Vangelo che racconta la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo l’evangelista Giovanni, descritta nel percorso drammatico dal Getsemani alla Croce – “Consummatum est”, tutto è compiuto – la cui composizione in musica “fu richiesta a Veneziano, afferma Valerio, per soddisfare le esigenze cerimoniali della Real Cappella di Napoli il cui calendario liturgico, già di per sé ricolmo di occasioni festive in ogni periodo dell’anno, prevedeva per l’organico della cappella vicereale una fitta serie di esecuzioni durante la Settimana Santa nelle chiese dove doveva recarsi in Vicerè con la corte”.
Nell’Auditorium di Turi, alla fine dell’intensa rappresentazione della Passione di Gesù – appuntamento che s’inquadra nella programmazione del ‘Festival Giovanni Maria Sabino’ – il numeroso e attento pubblico presente si è tutto alzato in piedi per applaudire non solo una prima eccellente, ma anche la ricerca, lo studio, il recupero di un immenso repertorio musicale antico di grande valore culturale, che è alla base di ciò che più in avanti, tra Settecento e Novecento, sarà il grande melodramma italiano, genere noto ed apprezzato in tutto il mondo. Ricerca, trascrizione ed esecuzione portata avanti da Valerio nel nome di Sabino, a cui l’Amministrazione comunale ha deciso di dedicare lo stesso Auditorium affinché il suo nome sia degnamente onorato nella sua città di nascita.
Giovanni Lerede
Foto del concerto di Giovanni Lerede. Al centro un particolare del ‘Compianto su Cristo morto’ di autore napoletano del XVII secolo, Chiesa San Domenico – Turi (foto Giovanni Palmisano)
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