Vito Minoia avvia un percorso con la ‘sua’ Turi. L’11 settembre all’Auditorium lo spettacolo “Il processo” del Teatro Aenigma

Vito Minoia e Teatro Aenigma. Un binomio imprescindibile, che per la prima volta porta a Turi, nella ‘sua’ Turi, uno spettacolo teatrale e, a seguire, altre importanti iniziative che vedranno al centro il Carcere e Gramsci. Una collaborazione tra Minoia e Turi da noi fortemente auspicata da tempo – Vito Minoia è una grande risorsa culturale di caratura internazionale, con radici nella nostra terra – che ora ha trovato terreno fertile per germogliare.

Prof. Minoia, a proposito di Gramsci e di carcere, ci parli un po’ dello spettacolo che sarà presentato l’11 settembre sera a Turi nell’Auditorium Comunale.

«Prima di tutto vorrei ringraziare il Sindaco De Tomaso per aver accolto la proposta di ospitare nella serata di giovedì 11 settembre prossimo “Il processo” dal romanzo di Franz Kafka presso l’Auditorium comunale. Si tratta di un lavoro da me fortemente voluto come direttore artistico del Teatro Aenigma, presentato in Bulgaria e Colombia nel 2024, affidato alla regia e drammaturgia del Maestro Francesco Gigliotti, già docente di teatro al DAMS di Cosenza, formatosi con grandi personalità del Teatro Europeo del Novecento come J.L. Barrault, E. Decroux. L. Lecoq, J. Grotowski. L’idea di messa in scena, che vede recitare lo stesso Gigliotti insieme agli attori Eleonora Andruccioli, Marilù Memeo, Jessica Sorbello, Sergio Persini, è fondata su una attenta e profonda elaborazione espressiva, gestuale e mimica dell’attore protagonista. L’intera performance è costruita come una macchina che si avvicina sempre più al corpo dell’imputato. Joseph K aspetta una sentenza… intanto vive ponendosi delle mete ma ogni volta scopre che nessun sentiero vi conduce. Ogni sentiero si interrompe o si smarrisce, così fino all’inevitabile epilogo violento e tragicomico della sua morte».

Il nostro Carcere come rientra in questo percorso?

«Nella mattinata della stessa giornata lo spettacolo incontrerà i detenuti della Casa di Reclusione di Turi per inaugurare il programma di “Partecipazione e Umanizzazione. Gramsci, carcere, teatro e immaginario letterario” che prevede con la mia direzione nei mesi successivi l’attivazione di due percorsi laboratoriali e altrettanti eventi conclusivi di Teatro Forum in carcere. Un progetto condiviso con la Direttrice Siliberti e l’equipe educativa dell’Istituto e che apre le porte ad una rafforzata collaborazione culturale tra carcere e territorio».

Cosa la lega al nostro paese e che ricordo ne ha dopo aver fatto tanta strada?

«Qui ho trascorso la mia infanzia e adolescenza ed ho parenti e tanti amici che vivono a Turi. Ho un particolare legame con loro. Qui ho iniziato da adolescente a fare teatro (avevo 15 anni) partecipando alla fondazione nel 1979/80 del Teatro Temporaneamente Traballante, una compagnia teatrale dedita per diversi anni alla creazione collettiva e ad una ricerca di tipo antropologico improntata sulla teatralità di piazza  e sulla messa in scena di drammi che in chiave satirica invitavano a riflettere sul rapporto tra civiltà e progresso (il primo spettacolo, dal titolo “Il cane e il suo padrone” denunciava in modo fortemente critico le pratiche di vivisezione). Il mio destino è stato segnato da quell’intensa esperienza, aprendo le porte a studi in Sociologia della Cultura e in Pedagogia del Teatro, poi alla docenza universitaria in Urbino, dove tuttora insegno Discipline dell’Educazione e dello Spettacolo e partecipo a ricerche scientifiche sulle modalità di promozione del teatro sociale come strumento per la ricerca sociologica su problematiche sociali globali». Ma il teatro resta il punto centrale del suo impegno.

«Non ho mai smesso di fare teatro, dagli anni Novanta come regista, poi come autore e direttore artistico di convegni, festival e rassegne internazionali, fondando, sempre a Urbino nel 1990 il Teatro Universitario Aenigma e nel 1996 la Rivista Europea “Catarsi, Teatri delle Diversità” – che tuttora dirigo – attivando studi e ricerche e ricoprendo incarichi di responsabilità in organizzazioni nazionali e internazionali (dal 2011 come presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, dal 2018 al 2024 come presidente dell’Associazione Mondiale del Teatro Universitario, attualmente come ideatore e Coordinatore dell’International Network Theatre in Prison, organismo Partner dell’International Theatre Institute dell’UNESCO. In questa ultima veste sono stato invitato a Boston, Parigi, Segovia, Shanghai, Montreal, Madeira prima ancora del significativo recente intervento su “Prospettive Culturali, artistiche e socio educative del teatro in carcere” alla Conferenza Mondiale dell’UNESCO su Cultura e Arti in Educazione. La luce che ha illuminato il mio primo approccio al teatro a 15 anni non si è mai spenta e tuttora mi motiva e orienta, così come il ricordo del supporto ricevuto dai miei genitori. Vorrei qui includere anche la passione per gli studi gramsciani…».

Che rapporto ha con la figura di Gramsci?

«Ero un ragazzino quando ho visitato a Turi la cella di Gramsci per la prima volta, stimolato in quegli anni anche da uno straordinario maestro che a scuola, in quinta elementare, mi ha fatto conoscere la storia del movimento antifascista e della Resistenza italiana. Di Gramsci sono tornato ad occuparmi ripetutamente. Nel 2011 ho vinto con un testo teatrale l’XI edizione del Premio letterario biennale nazionale Gramsci organizzato ad Ales dall’Associazione Casa Natale Gramsci, dove sono stato poi invitato ripetutamente a tenere conferenze sul rapporto tra l’intellettuale sardo e la cultura in carcere. A Urbania nel 2016 ho fondato il Premio Internazionale Gramsci per il Teatro in Carcere, giunto alla sua nona edizione, in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro».

Lia Daddato

TURI (Bari), Giovedì 11 settembre ore 20.30
Auditorium Comunale
(Largo Pozzi)
IL PROCESSO
Spettacolo del Teatro Universitario Aenigma
Dal romanzo di Franz Kafka, direzione artistica di Vito Minoia, regia di Francesco Gigliotti, assistenza alla regia di Romina Mascioli, con Eleonora Andruccioli, Marilù Memeo, Sergio Persini, Jessica Sorbello.

Lo spettacolo è già stato presentato nel 2024 a Urbino, a Urbania per il XXV Convegno Internazionale su “I Teatri delle Diversità” e nei prestigiosi Festival Internazionali “Alter Ego 2024” di Sofia in Bulgaria, XIX Festival Internazionale di Teatro Universitario dell’Ateneo di Caldas, a Manizales in Colombia, Silence Teatro 40 il 3 luglio scorso a Lovere (BG).
Il processo, opera poetica di Franz Kafka, continua ancora oggi a farci riflettere sul tema della colpa primordiale e di come questa possa condurre inevitabilmente l’individuo, vittima innocente, a una condanna”. Con queste parole il regista e pedagogo Francesco Gigliotti, Maestro del Teatro Europeo Contemporaneo, formatosi grazie agli insegnamenti di J. L. Barrault, E. Decroux, J. Lecoq, J. Grotowski, presenta lo spettacolo.
L’idea di messa in scena è fondata su una attenta e profonda elaborazione espressiva, gestuale e mimica dell’attore protagonista. L’intera performance è costruita come una macchina che si avvicina sempre più al corpo dell’imputato.
Joseph K aspetta una sentenza… intanto vive ponendosi delle mete ma ogni volta scopre che nessun sentiero vi conduce. Ogni sentiero si interrompe o si smarrisce, così fino all’inevitabile epilogo violento e tragicomico della sua morte.

Per i biglietti (ingresso unico 10€) prenotazioni al tel 3297218097. Potranno essere ritirati o acquistati dalle ore 17:00 dell’11 settembre, presso l’Auditorium Comunale in via Indro Montanelli (largo Pozzi) a Turi.

Didascalie foto: 1) Un’immagine dello spettacolo “Il processo”, tratto dal romanzo di Kafka, in scena ad Urbino nel 2024; 2) Vito Minoia con la compagnia ‘Lo Spacco’, Casa Circondariale di Pesaro, 2011 (foto Franco Deriu); 3) Vito Minoia (foto Lella Gandini); 4) il manifesto dello spettacolo che si terrà a Turi l’11 settembre prossimo.

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